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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Il blu, neanche più in cielo
post pubblicato in diario, il 14 giugno 2012


Se ancora non si è verificato il fallimento degli Usa lo si deve solo al fatto che la Fed stampa alacremente tutti i soldi che servono e li passa alle banche senza interessi. Il dollaro costituisce la base del sistema commerciale mondiale e anche questo aiuta, ma quanto potrà continuare il gioco dei gangster finanziari? Al debito pubblico si aggiungono il deficit commerciale, l’economia che annaspa, la disoccupazione, le speculazioni di Wall Street e le guerre coloniali su base planetaria. Secondo il rapporto del “Comptroller of the Currency”, al 31 dicembre 2011, le scommesse sui derivati delle banche statunitensi erano pari a duecentotrentamila miliardi di dollari (oltre quindici volte il Pil), concentrate nelle mani di cinque istituti. A quella data J. P. Morgan Chase, con un capitale a copertura del rischio di centotrentasei miliardi, gestiva settantamiladuecento miliardi di derivati, Goldman Sachs, con un capitale a copertura del rischio di diciannove miliardi, ne aveva un pacchetto di quarantaquattromila miliardi di dollari. Nelle città degli Usa il controllo sociale è sempre più militarizzato. Eppure tutte le attenzioni della stampa finanziaria sono per l’Europa e l’euro come se la crisi economica non dipendesse proprio dall’onnipotente sistema bancario anglo-americano. Nonostante le esortazioni ed i rimproveri con finalità elettoralistiche di Barak Obama, per come stanno le cose, per i guinzagli dei politici al servizio delle lobbies, per la camicia di forza dell’euro, è difficile credere che l’economia europea possa riprendersi portando benefici anche ai cittadini d’oltreoceano. Per adesso l’Ue e la moneta unica continuano a distruggere l’economia reale mentre gli Stati indebitati, ad uno ad uno, vengono vampirizzati attraverso i soliti algoritmi imposti, da grandi corporations e banche d’affari, ad ogni governo fantoccio. In Italia è cominciata la corsa per accaparrarsi il gas imprigionato nel sottosuolo attraverso le tecniche di fracking. Al Paese, molto probabilmente assoggettato ad esperimenti di geoingegneria della Nato, grazie alle chemtrails, non sono rimasti neanche i proverbiali cieli azzurri per consolarsi. Il quisling partenopeo, quando è stato interpellato sulle scie chimiche, ha rimandato la palla all’Ufficio per gli Affari Militari, alla Segreteria del Consiglio Supremo di Difesa ed al “competente” Ministero della Difesa. In Grecia l’European Goldfields ha acquisito per pochi milioni il diritto di sfruttamento delle grandi miniere aurifere vicine a Salonicco. La società canadese, che non è obbligata a nessuna opera di bonifica successiva agli scavi, prevede quindici miliardi di ricavi. L’euro è uno dei tanti strumenti con cui si sono indebolite le sovranità nazionali attraverso il debito pubblico. E’ destinato a restare in vita tutto il tempo necessario per consentire all’élite globalista di raggiungere gli scopi che si è prefissa, ma non è con la sua sostituzione che saranno risolti i problemi degli europei privati dei principi fondamentali e delle strutture basilari della democrazia. Dipende da chi cura gli aspetti coreografici e così le colpe transitano da un paese all'altro. Di volta in volta, si parla di popoli viziati, fannulloni, sfaticati, cicale e politici corrotti. Si evita di dire che qualunque sistema di potere, e segnatamente quello mondialista, consente di arrivare a posizioni apicali, anche di governo, solo a soggetti funzionalmente selezionati. Se un gruppo criminale ha necessità di esecutori coopterà ovviamente dei criminali o dei personaggi con predisposizione a delinquere. Appaiono dunque risibili le dichiarazioni di Gorge Soros che alcuni anni fa, insignito con la laurea honoris causa dall’Università di Bologna, anfitrione Romano Prodi, affermò di operare secondo le leggi degli Stati, lasciando discendere tutti i disastri sociali causati finanziariamente dalle inettitudini dei governi nazionali. Oggi un banchiere dall’eccezionale sensibilità sui fenomeni socio-culturali, dunque anche economici, come Raffaele Mattioli non arriverebbe a dirigere neanche una cassa di risparmio paesana ed un economista come Federico Caffè dovrebbe ritenersi fortunato se mai trovasse una cattedra nella scuola dell’obbligo. Ultimamente va per la maggiore imputare tutte le pene dell’inferno europeo all’ottusità tedesca. In effetti l’adozione della moneta unica ha permesso alla Germania il rafforzamento delle esportazioni, il contenimento della pressione fiscale ed il reperimento di risorse a tassi estremamente bassi, migliorando sempre più le condizioni delle sue finanze. Va da se che capeggi il partito transnazionale dell’austerità. Nei rapporti tra Stati, inclusi quelli dell’Ue, vale la legge della giungla. Fino a quando le sarà possibile la Germania cercherà di mantenere il suo modello produttivo, la sua pur ridotta sovranità nazionale e farà del suo meglio per non finire “normalizzata” dal capitalismo neoliberista come è già accaduto ai cosiddetti Pigs. Sarà solo una questione di tempo, ma dovrà cedere anche lei. Non è rilevante il numero e la grandezza degli istituti bancari forse già destinati a fallire come Lehman Brothers. Non importa se al posto dell’euro tornerà il marco. Le élites che pilotano la finanza e l’economia globalizzate guadagnano sempre in termini di controllo dei popoli e possesso di beni materiali, senza mai rimetterci nulla. Le nuove liquidazioni di patrimoni pubblici che sta per effettuare il governatore “straniero” sono lì a ribadire che, nei rapporti di forza internazionali, loro sono loro mentre, oggi più di ieri, l’Italia e gli Italiani non sono un cazzo. Di tutto il resto se ne può parlare durante la sfilata di qualche corteo democratico di lavoratori e studenti o magari dal barbiere.

Antonio Bertinelli 14/6/2012

http://unshaded.wordpress.com/2012/06/14/il-blu-neanche-piu-in-cielo/
Blow-up
post pubblicato in diario, il 28 maggio 2012


Il passatempo “guardie e ladri”, praticato fin dal XVII, esisteva in numerose varianti, tutte accomunate dal confine che identificava il campo dei prigionieri. La compagine delle guardie inseguiva i ladri per trascinarli nella zona da essa presidiata e la competizione si concludeva quando tutti i “farabutti” erano stati catturati. Chissà se l’inventore del vecchio gioco venne ispirato da un fine pedagogico. L’avvento degli svaghi tecnologici lo ha spedito nel dimenticatoio mentre, piano piano, una coltre nebbiosa ha coperto la linea di demarcazione tra lecito ed illecito, tra legalità ed illegalità, tra interesse pubblico ed interesse privato, tra realtà e propaganda. In quest’area dai confini labili, dove si compenetrano Stato, finanza, economia, mafie, logge massoniche, servizi segreti, poteri legittimi e poteri criminali, quando si verificano determinati eventi è arduo stabilire la quantità e la natura di tutte le cause possibili al loro dispiegarsi. Nel volgere di poco tempo se ne sono verificati alcuni che, a nostro avviso, meritano qualche foto: gli scandali del Vaticano, gli attentati terroristici ed il successo elettorale del Movimento Cinque Stelle. Dalle denunce di abusi sessuali alle lotte intestine per il controllo dei forzieri, rievocando le gesta della banda della Magliana, il rapimento di Emanuela Orlandi ed i misfatti di Monsignor Marcinkus è nato un potpourri da servire urbi et orbis per dimostrare che la Chiesa è un’istituzione corrotta come tante altre. Nel ripercorrere la sua storia, basterebbe ripensare alla pusillanimità dell’apostolo Pietro, alle vicende che spinsero Celestino V ad abdicare o ai papati della famiglia Medici per rendersi conto che la Chiesa, fin dalla sua fondazione, non ha coltivato nel suo seno solo maestri di virtù. Di questo è consapevole il curato di campagna, il sacerdote impegnato sul fronte del sociale, il missionario in Africa, il parroco, il vescovo, il cardinale e lo stesso papa Ratzinger. Dato che l’agenda informativa globale è curata mensilmente a Washington, dai rappresentanti dei principali media, dai componenti del Governo, dai membri del Congresso e dai vertici dei servizi d’intelligence, le periodiche denunce dei misfatti vaticani non possono ritenersi casuali. Alimentare il discredito della Chiesa assimilandola sic et simpliciter ad un’accolita di malfattori può essere un modo per tenerla sotto pressione, per limitarne la sovranità, per costringerla a miti consigli e renderla più consona ai desiderata della cupola finanziaria anglo-americana. Sull’attentato alla scuola di Brindisi, più che su quello “anarchico” di Genova, sono scorsi fiumi di parole. Anche se le famiglie delle vittime vivono a Mesagne, città natale della Scu, non sposiamo l’idea della possibile matrice “mafiosa”, così come è stato fatto da molti commentatori. Ci sembra più utile porre l’attenzione sul rischio che corre qualunque killer e sui benefici che ne potrebbero trarre i mandanti. Di ipotesi, più o meno collegate alle dinamiche della psicologia di massa, sui vantaggi che potrebbero derivare dalle bombe stragiste, se ne potrebbero fare a iosa. Sul rischio corso abbiamo la netta sensazione che gli ideatori del crimine si sentano, come d’abitudine, in una botte di ferro. Sul suo blog Beppe Grillo scrive: “Bomba o non bomba arriveremo a Roma. Nell'aria c'è odore di zolfo, ma il cambiamento non si può arrestare”. E qui si pone l’interrogativo sui futuri indirizzi politici del Movimento 5 Stelle, apparentemente unico antidoto su piazza per contrastare le ammucchiate parlamentari e per curare i tatticismi di opposizioni partitiche disomogenee o subalterne al Pd. Molti elettori, ormai nauseati da una miriade di cialtroni incapaci o corrotti, in cerca di un’alternativa, hanno scelto di puntare sul nuovo. Premesso che il successo dei “grillini” è frutto di un’eccezionale combinazione tra fattori sociali, politici ed economici, va quanto meno rilevato il repentino sdoganamento mediatico del Movimento, incluso quello de “Il Sole 24 Ore”. Troppa grazia. Dove trovano spinta i salti carpiati con cui si cimentano gli estimatori dell’ultima ora dei “grillini”? Senza voler sminuire il merito di tanti giovani che si accingono ad amministrare la cosa pubblica, vogliamo sottolineare che la forza politica, ormai prossima ad insediarsi in Parlamento, è estranea alle sofferenze della “pauper class”, ai movimenti di massa e alle lotte per i diritti del lavoro. I destini di un Paese non dipendono solo dalla cacciata delle attuali sentinelle partitiche, dall’ubicazione di un inceneritore e dal freno alla cementificazione. Siamo stati infilati nella trappola neoliberista con la menzogna. Va trovata la maniera per uscirne e va prestata attenzione a qualunque traffico si svolga in adiacenza dei centri di potere, segnatamente se euroglobalisti. L’humus culturale, i trascorsi e i riferimenti dell’influencer del Movimento 5 Stelle non si prestano molto alle illusioni. Si dice che per vincere lo scetticismo bisogna ripudiarlo. C’è chi lo ha già fatto e vorremmo farlo anche noi.  

Antonio Bertinelli 28/5/2012

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Frustrazione e terrorismo
post pubblicato in diario, il 14 maggio 2012


I fermenti che attraversano i popoli del Vecchio Continente sembrano indicare che siamo giunti all’ultimo capitolo delle vicissitudini dell’Ue. Gli eurocrati stanno facendo del loro meglio per ritardarne il crollo e le fasi conclusive possono ancora essere argomento d’indagine intellettuale. La Germania è l’unico paese che ha tratto dall’Unione e dalla moneta unica il massimo dei vantaggi che poteva ottenere. Così come ha consentito che trapelasse dalla stampa la creatività contabile di Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi per entrare nell’euro, potrebbe decidere di abbandonare tale moneta senza soffrirne troppo. Le elezioni di ieri nel Nordreno-Vestfalia, che vedono la pesante sconfitta della Cdu di Angela Merkel, sono un altro segnale d’insofferenza per l’Ue. In Italia permane l’arcano sull’entità dei derivati posseduti dal Ministero del Tesoro e sulle ragioni di questo possesso: assicurazioni vendute alle banche d’affari, copertura del rischio tasso sui titoli di Stato, dilazioni nel pagamento degli interessi sul debito pubblico o speculazioni finanziarie. Anche alcune centinaia di Enti Pubblici hanno accumulato notevoli perdite acquistando derivati. La politica si è fatta garante di questi strumenti finanziari e non può rescindere i contratti stipulati. In via teorica qualunque governo, specialmente se a capo di una nazione bersagliata economicamente come la nostra, potrebbe decretare che l’immondizia cartacea di Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup, etc., è nulla o, in alternativa, chiedere alle varie banche, dando in cambio quegli stessi titoli, un prestito pari a metà del loro valore per rilanciare l’economia reale, nazionalizzare la Banca Centrale e riappropriarsi della sovranità monetaria. Allo stato delle cose, vista l’impossibilità di realizzare un’azione di questo genere senza pagare un prezzo esorbitante all’élite globalista, l’esecutivo Monti, peraltro emanazione di questa, in seguito alle ribellioni popolari contro Equitalia e alla gambizzazione di un dirigente di Finmeccanica, dichiara l’emergenza terrorismo. La società incaricata della riscossione nazionale dei tributi opera secondo legge ed è proprio questo il punto su cui battono i santi taumaturghi impegnati sul fronte dell’evasione fiscale, naturalmente quella “minore”. Senza considerare la supponenza, gli errori, le somme non dovute a questo o a quell’altro organismo e i difetti di notifica, le richieste e gli strumenti di Equitalia sono tali da lasciare il cittadino comune in balia di questa, per alcuni provvidenziale, Spa, delle sue maggiorazioni, delle ganasce amministrative, del pignoramento dei conti correnti bancari, delle trattenute su stipendi e pensioni. Se fosse solo un problema di qualche “cartella esattoriale pazza”, che magari decuplica una sanzione già regolarmente pagata, non saremmo arrivati alle rivolte spontanee contro tecniche dissuasive ritenute da molti odiose e vessatorie. Quanta gente si è trovata con qualche bene ipotecato senza saperlo per presunti debiti di alcune centinaia di euro? Quanti piccoli imprenditori si sono visti togliere i fidi bancari? L’attentato di Genova potrebbe trovare spiegazioni nell’attività internazionale di Finmeccanica o dipendere dalle mire affaristiche di chi, dopo la gogna mediatico-giudiziaria, vuole farne polpette e dunque non avere alcuna attinenza con formazioni eversive. Ci sono troppe cose che non convincono sul revival del terrorismo. E poi a chi giova ferire l’a.d. di un polo nucleare o un gabelliere di Equitalia? Dare vita in qualunque maniera allo stato d’emergenza terroristica nel Paese, dove solo i più deboli sono stati chiamati a pagare il conto della crisi economica, può servire l’établissement in due modi: dissuadere chi scende in strada per protestare contro le iniquità, indurre nella popolazione l’urgenza di sicurezza. In entrambi i casi gli Italiani, impauriti e resi ansiosi dai media mainstream, finiranno per affidarsi inconsapevolmente ancora una volta agli ascari dell’alta finanza, cioè a quei personaggi che li hanno defraudati, affamati, condannati al sottosviluppo perpetuo.

Antonio Bertinelli 14/5/2012

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Governo high tech
post pubblicato in diario, il 2 maggio 2012


Il processo a carico degli aderenti alla loggia massonica P2, conclusosi nel 1996, sentenziò che la destabilizzazione istituzionale operata dalla stessa non costituiva reato di cospirazione politica. I giudizi espressi da personalità come Sandro Pertini, uno dei primi a definire la P2 "un’associazione a delinquere", sono stati consegnati alla storia. Per quanto attiene le figure di attentato alle istituzioni democratiche il legislatore ha successivamente modificato il codice penale con la legge 85/2006. Con essa ha notevolmente ridotto le pene previste ed ha introdotto la pregiudiziale di “connotazione violenta”, così da rendere gli articoli interessati inidonei a svolgere  una qualunque azione deterrente a tutela di beni di rango particolarmente elevato quali l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato, la Costituzione e gli organi Costituzionali. Riteniamo che la maggioranza degli Italiani abbia da sempre la consapevolezza di vivere in un Paese satellite degli Usa. Quello che probabilmente ha dato origine ad una serie di esposti-denunce contro Giorgio Napolitano & Co deve essere stata la sfacciataggine con la quale l’Italia è stata, e definitivamente, consegnata nelle mani della finanza internazionale. L’era Monti è il coronamento di un programma iniziato con il divorzio tra la Banca Centrale ed il Ministero del Tesoro, svolto gradualmente dai governi “tecnici” succedutisi negli anni, perfezionatosi con la svendita di aziende pubbliche strategiche, l’ingresso nella moneta unica, lo sfilacciamento del tessuto produttivo nazionale, la pornografia civica, l'apparato fiscale jugulatorio per chi non fa parte del reef o è fuori dell’industria dell’offshore e l’accettazione supina del verbo globalista. Qualunque iniziativa individuale o collettiva per salvare il Paese dalla delirante perversione tecnocratica, difenderlo dai falsi seriali divulgati dai suoi ministri, fargli restituire il maltolto, aprirlo a migliori destini, merita rispetto. E’ parimenti utile non perdere di vista l’insieme. Per mille e una ragione i magistrati, anche quei pochi rimasti col petto in fuori, non possono offrire un approdo. A maggior ragione non possono offrire soluzioni quelli compiacenti, remissivi ed intrinsecamente abdicanti. I personaggi denunciati sono parte costitutiva di un sistema reso pressoché inattaccabile dall’esterno. Per gli eventuali illeciti commessi al di fuori delle sue funzioni il Presidente della Repubblica non è coperto da particolari garanzie, anche se, essendo al vertice del Csm, ci sembra “incongruente” che possa venire sottoposto al giudizio della Magistratura ordinaria. In tutti gli altri casi è ritenuto “irresponsabile” o passibile d’impeachment da parte del Parlamento per essere eventualmente processato dalla Corte Costituzionale. Per ministri e parlamentari, in concorso o meno di reato, ci vuole l’autorizzazione a procedere delle Camere. In sintesi, anche se il tradimento del Paese, se la totale cessione della sovranità, con costi immensi riversati esclusivamente sulle masse popolari, sono ormai evidenti, è altrettanto evidente come siano spuntati gli strumenti giuridici per perseguire i responsabili. L’Italia martoriata, come altri paesi europei costretti a politiche demolitive, autolesioniste e recessive, per di più senza reddito minimo di cittadinanza come la Grecia, si trova in una situazione kafkiana. Bruciata del tutto se resta nell’Ue, danneggiata gravemente se riesce a venirne fuori. La crescita è un concetto tutto da rimodulare, ma quella di cui parla ed auspica il governo Monti si riferisce ai profitti dei banchieri, dei grandi imprenditori e delle multinazionali. L’unica crescita che vedranno tutti gli altri sarà quella dello sfruttamento salariale, dei suicidi, delle sofferenze dei pensionati, della disoccupazione, della povertà e della miseria. L‘incubo high tech in cui siamo sprofondati ci prospetta questo panorama: la distruzione dello stato sociale e dei diritti del lavoro, la certezza che il sistema finanziario farà di tutto per sabotare qualsiasi mutamento politico sostanziale. Checché ne pensino i Francesi del verme parassitario che distrugge l'economia reale, anche François Hollande sarà indotto a compitare secondo i desideri di Nicolas Doisy, capo economista di Chevreux, società d’affari del Crédit Agricole. Probabilmente alle elezioni amministrative del 6 e 7 maggio il Movimento 5 Stelle, che si occupa prevalentemente di acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo sostenibile, conseguirà un grande successo. Nulla da eccepire su dei giovani fortemente motivati nel voler ripulire la politica. Resta la domanda se, nel corso avanzato del "più grande crimine”, non sia troppo poco e troppo tardi.

Antonio Bertinelli 30/4/2012

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Un assedio senza fine
post pubblicato in diario, il 16 aprile 2012


La perdita della sovranità monetaria ha fatto soccombere gli Stati privandoli della possibilità di armonizzare i fattori dell’economia e la vita collettiva. Travolti dalla dittatura finanziaria, che ha svalutato tutti i valori, che ha ucciso  l’inestimabile, il disinteressato ed il gratuito, il loro attuale compito è quello di facilitare i programmi delle élites globaliste. Uno Stato che non può battere moneta, che non può spendere a deficit  per tutelare contemporaneamente lavoratori ed imprese, costretto ad indebitarsi per garantire finanche dei servizi essenziali, pur aumentando la pressione fiscale di massa, non ha alcuna possibilità di durare nel tempo. Uno Stato privato della sovranità monetaria, per di più strangolato dalle banche, è costretto a procurarsi i mezzi finanziari attraverso un sistema tributario che colpisce sempre più pesantemente i ceti deboli, fino ad arrivare allo stalking. L’Italia, da sempre preda di cento ed una mafia, con una storia offuscata da stragi e trame eversive, soggiogata nel suo divenire da una catena di poteri occulti, resa scacchiera di giochi politici sovranazionali, parassitizzata con grande impeto dai partiti politici, è finita in ultimo nel vortice del dogmatismo finanziario di stampo anglo-americano. Dopo che la cosiddetta classe dirigente ha progressivamente elevato la corruzione a sistema di governo, facendo pagare il conto agli Italiani, oggi gli stessi debbono sopportare un vero e proprio dumping economico-sociale perché, secondo gli officianti neoliberisti, è ineluttabile che sia così. I dogmi del mercato senza regole, delle corporations e dei banchieri, non devono essere sottoposti a prove di veridicità. La demolizione delle norme a tutela del lavoro è già passata attraverso l’abolizione della scala mobile, l’esclusione dalla fabbrica di determinate rappresentanze sindacali, la precarizzazione dei contratti, il “referendum” Fiat-Mirafiori, la legge n.148/2011 e adesso, nonostante si possa da molti anni ricorrere ad un grande discount per approvviggionarsi di manodopera a basso costo, arriva l’epifania Monti-Fornero. In mancanza di qualunque leva svalutativa sulla moneta,  è giocoforza cercare di diventare competitivi sui mercati utilizzando la “flessibilità in entrata e in uscita”, aumentando i ritmi e l'orario di lavoro, abbassando i salari. Così la dittatura finanziaria permette alle imprese produttive di ripristinare la schiavitudine. Il refrain sull’entità del debito pubblico sostiene la svendita ai privati del patrimonio comune residuo e giustifica la scomparsa del welfare dietro un precetto costituzionale sul pareggio di bilancio. Chiudere il bilancio dello Stato senza disavanzo significa inibire alle istituzioni preposte la possibilità di intervenire nell’economia con provvedimenti d’interesse generale o comunque anticiclici. Con la modifica della Carta in tal senso si consegna irreversibilmente il Paese  nelle mani delle oligarchie finanziarie. Quando con gli abusi, quando con le leggi, quando con i trattati internazionali, quando per stretta subordinazione atlantica, nel silenzio pressoché totale dei media mainstream, gli Italiani sono stati definitivamente circondati. Come le cronache quotidiane delle vergogne nazionali e il girare a vuoto della macchina giudiziaria anche le future elezioni si ridurranno ad un evento mediatico d’intrattenimento. Per quanto siano numerosi  e valenti i gruppi che cercano di difendersi dall’accerchiamento, sembra che non esistano i presupposti per la costituzione di un fronte unico. Il 2011 ha visto fallire 50.000 aziende agricole ed altre 11.615 di diversa natura, 1800 interinali Inps sono stati buttati in mezzo ad una strada, la Valsusa sta subendo gli espropri dei terreni, gli “esodati” sono scesi in piazza chiedendo il rispetto dei patti firmati, i ferrovieri verranno posti in quiescenza oltre i 66 anni d’età, molti pensionati avranno difficoltà a pagare l’Imu, lo sfruttamento sul lavoro sta diventando la regola, i senza lavoro e gli indebitati con il fisco si ammazzano, Christine Lagarde si preoccupa perché le persone sono troppo longeve e gravano sulle finanze dello Stato, il calo dei consumi alimentari si fa drammatico, le rapine ed i furti aumentano, la recessione morde. La strategia militare insegna che davanti a delle forze schiaccianti, per non cadere nelle mani del nemico, si può scegliere tra il suicidio e la guerriglia. La guerriglia è un conflitto di movimento che deve guadagnarsi il sostegno della popolazione. Si colpisce e poi ci si ritira. Lo scontro si svolge attraverso punzecchiature , incursioni, imboscate, raid contro i centri di comando e azioni diversive.

Antonio Bertinelli 16/4/2012
Repetita iuvant
post pubblicato in diario, il 6 aprile 2012


Grazie ad un buon accordo con la Cftc, il colosso bancario JPMorgan Chase, tra i principali responsabili del crack di Lehman Brothers, evento che ha segnato l’accelerazione della crisi economica mondiale, sembra disposto a chiudere il contenzioso aperto dall’organismo di controllo citato pagando venti milioni di dollari. C’è da scommettere che anche la Royal Bank of Canada, accusata di aver condotto una serie di transazioni illecite sui contratti futures per centinaia di milioni di dollari, al solo fine di ottenere vantaggi fiscali, non verrà adeguatamente sanzionata. Dall’inizio del 2011, grazie alla riforma Dodd-Frank, la Commodity Futures Trading Commission ha la facoltà d’imporre un tetto alla quantità di petrolio che gli operatori possono controllare sul mercato dei futures. Il Presidente della Cftc Gary Gensler, ex dirigente di Goldman Sachs, continua ad ignorare il mandato del Congresso. In tal modo banche e fondi speculativi, che controllano quasi l’80% del mercato dei futures energetici, possono continuare a fare enormi profitti attraverso la bolla sul prezzo del petrolio. Pur essendo la domanda di greggio lontana dalla realtà, gli aumenti dovuti alla speculazione hanno finito per riversarsi sulle pompe e su tutti i generi di largo consumo. Secondo la britannica Financial Services Authority la maggior parte delle banche inglesi non ha ancora messo in atto i controlli anti-corruzione sul’investment banking previsti dal Bribery Act, approvato lo scorso anno. Il governo di David Cameron sta vagliando alcune proposte di acquisto per Lloyds e Royal Bank of Scotland. L’operazione in perdita scaricherebbe sulle spalle dei contribuenti trenta miliardi di sterline. Malgrado esistano ancora tre paesi (Corea del Nord, Cuba, Iran) le cui banche centrali non sono controllate dai Rothschild, l’omonimo gruppo bancario ha annunciato la prossima nascita di un organismo unico globale per la gestione del patrimonio e degli asset onde migliorare la produttività e risparmiare sui costi. Una ricerca dell’Università del Michigan ha rilevato che il numero di famiglie americane in stato di “povertà estrema” ossia che vivono con meno di due dollari ciascuno al giorno, per almeno un mese all’anno, è passato da 636.000 del 1996 a 1.460.000 del 2011. Nello stesso periodo 2006-2011 il welfare è stato progressivamente ridotto tanto che, nonostante la diffusione della miseria, il numero degli statunitensi con aiuti mensili governativi è passato da 12.300.000 a 4.400.000. Il numero dei poveri ammonta a 47.000.000, il numero dei detenuti a 6.000.000. Sono in corso iniziative per smantellare i fondi pensione dei dipendenti pubblici. Trovare un posto di lavoro è quanto mai difficile. L’Apple impiega 43.000 persone negli Usa e 700.000 persone in Cina. L’85% dei ragazzi laureati torna a casa dai genitori. La Gran Bretagna, dopo aver venduto il patrimonio ideale laburista al banco del thatcherismo, è del tutto plasmata dai vangeli della City londinese. Dalla primavera del 2009 ad oggi la Bank of England ha stampato trecentoventicinque miliardi di sterline. Si dice che il piano di quantitative easing sia stato messo a punto per sostenere l’economia nazionale. Eppure il Regno Unito, travolto dall’avidità delle grandi banche, vede avanzare la malnutrizione e la fame. Ad ogni settimana che passa la Kids Company registra settanta nuovi bimbi che si rivolgono all’associazione per ottenere un pasto. Diciotto istituti di credito, tra i quali Bank of America, Barclays, Citigroup, Deutsche Bank, e Ubs, sono finiti sotto inchiesta perché avrebbero mantenuto artificialmente basso il tasso del Libor per non sembrare vulnerabili o per gonfiare gli utili. Dovrebbe essere il maggiore scandalo finanziario della storia, ma sta passando quasi sotto silenzio. Negli ultimi mesi la Bce ha erogato alle banche un prestito di oltre mille miliardi di euro ad un tasso dell’1%. Questa immensa massa di denaro non è confluita nell’economia reale, ma è servita per finanziare/strangolare i paesi con i maggiori debiti pubblici. Dato che gli Stati, attraverso le loro istituzioni, aiutano i banksters a destabilizzarli la situazione economica degli europei appare destinata a peggiorare. In Italia il turbocapitalismo è finito in pole position a datare dal 1993, grazie ad “esecutivi tecnici” che in un decennio di “regalie” a favore, tra gli altri, di Merril Lynch, Goldman Sachs e Morgan Stanley, hanno contribuito a ridurre il Pil del 36%. Oggi, con Mario Draghi presidente della Bce e Mario Monti presidente del consiglio, ha ingranato la marcia più alta. La realtà dimostra che le scelte neoliberiste hanno portato tragedie sociali ovunque, ma le politiche feroci non cambiano, continuando a bersagliare pensionati, pensionandi, disabili, piccoli imprenditori e, con essi, l’intero mondo del lavoro subordinato. Le oligarchie si formano con la prevaricazione e si rafforzano nell’invisibilità. Ad ogni sconfitta della democrazia corrisponde sempre una svolta regressiva per i popoli. La golden age of american capitalism è finita da un pezzo. In tutti i paesi dell’Impero si è creato un abisso tra i bisogni dei cittadini e le scelte poste in essere dai governanti. Le forze politiche, lungi dall’essere alternative tra loro, si equivalgono per affarismo e rappresentano gli interessi delle classi dominanti. Che la sfida sia tra democratici e repubblicani, tra laburisti e conservatori, tra Pdl e Pd, non sarà una qualche tornata elettorale a cambiare l’ordine delle cose.

Antonio Bertinelli 6/4/2012     

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permalink | inviato da culex il 6/4/2012 alle 23:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
Muscoli circolari
post pubblicato in diario, il 24 marzo 2012


Dallo sfintere di un gallo spuntano alle bisogna anche i suoi organi genitali, da quello di una gallina fuoriescono anche delle uova, da quello di un cappone esce solo sterco. La pollina derivante dagli allevamenti avicoli, in rapporto al suo impiego, può fertilizzare questo o quell’altro appezzamento di terreno, assecondare il fiorire di questa o di quell’altra pianta. Deiezioni abbondanti, quando non opportunamente trattate, inquinano le falde acquifere o bruciano i campi. I moniti ed i comunicati emanati da un arbitro legatosi mani e piedi alle direttive della Global Class stanno predeterminando gli esiti di partite mortali come quelle in corso tra "governanti" e "governati", tra finanza ed economia, tra capitale e lavoro. La riscrittura dell’art. 18 della legge 300/70 sembra ispirata da pura e semplice libido dominandi, rappresenta più un atto d’imperio che una risposta a delle oggettive necessità imprenditoriali. Non si vede proprio la ragione per la quale un investitore straniero dovrebbe aprire una fabbrica in Italia quando potrebbe farlo con gravami più leggeri in Slovacchia. La massima libertà di licenziare in cambio di una manciata di soldi, voluta dall'esecutivo Napolitano-Monti, aiuta solo quelle realtà aziendali consuetudinariamente saprofite, ma non può contenere i danni provocati dal capitalismo apolide, non può competere con i bassissimi costi del lavoro asiatico, non può supplire alle mancate innovazioni tecnologiche, non costituisce l’alternativa all’obsolescenza di determinate linee di produzione, non resuscita in alcuna maniera la ricerca scientifica, non aumenta le opportunità occupazionali, non rimuove le forche caudine del parassitismo di stampo mafioso. Qualunque imprenditore fuori dalla logica del mordi e fuggi sa di non poter tirare la corda all’infinito. I delocalizzatori di Benetton, Bialetti, Calzedonia, Dainese, Fiat, Geox, Omsa, Rossignol, Stefanel, Tod’s, etc. sono consapevoli che domani non potranno collocare le loro merci in un’Italia economicamente regredita e in un’Europa sempre di più depauperizzata. Sicuramente non credono di poter vendere i loro prodotti là dove si vive con un paio di ciotole di riso al giorno. Per adesso hanno subito o scelto il carpe diem dell'avventura imprenditoriale fuori dell'Italia, ma quando l'economia reale d’Europa sarà ridotta ad un deserto, dopo aver delocalizzato i loro stabilimenti, dovranno forzatamente delocalizzare anche le loro esistenze. La narrazione di una Ue a misura di cittadini è smentita dalla sua genesi nel segreto delle diplomazie, dalla primazia degli oligopoli e da quella burocrazia dittatoriale che ha prevaricato le sovranità nazionali. Il massimo profitto, il controllo delle fonti energetiche e l'egemonia su tutti gli Stati sono i capisaldi del Nwo. In nome della pace e dei diritti umani la classe cosiddetta dirigente del Paese ha spinto le Forze Armate in cinque guerre, ha sottoscritto sanzioni ed embarghi contro intere popolazioni la cui sola colpa è quella di avere governi “distonici”. Per contenere il debito pubblico ha consentito che aumentassero ingiustizie e disuguaglianze, ha fatto si che crescessero di pari passo le ricchezze di pochi e le povertà di tutti gli altri. L’Ue è funzionale e subalterna al disegno globalista. L’Europa è così malata che i suoi medici prosperano. La politica è latitante, la finanza gestisce a proprio piacimento la crisi, i banchieri riempiono i loro forzieri mentre la recessione attanaglia, dove più e dove meno, le economie di tutti i paesi. Ben pagati maestri di palazzo, con o senza aplomb, nel crescendo del caos sociale, tra conflitti e genocidi, stanno lavorando per la realizzazione di un “sud” europeo, dove la manodopera ingabbiata dai rigori imposti dai sacerdoti della moneta unica potrà essere meglio sfruttata. Dato che, con l’ausilio dei ciechi, dei sordi, dei muti, degli idioti, dei garzoni e dei cicisbei, sembra che i cinici vogliano trasformare tutti i popoli indistintamente in plebe acefala, senza diritti e senza pretese, è probabile che la configurazione di questo “sud” sia solo transitoria e/o propedeutica. Continuando di questo passo non sono da escludere delle esplosive rivolte sociali. Aumenta inoltre il rischio di un conflitto planetario, concepito da una parte della classe dominante come provvidenziale regolatore malthusiano e da un’altra parte della stessa come opportunità di un nuovo Eldorado.

Antonio Bertinelli 24/3/2012


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Guai ai vinti
post pubblicato in diario, il 12 marzo 2012


Si narra che le oche del Campidoglio avvertirono i Romani, assediati dai Galli capeggiati da Brenno, che i nemici stavano scalando le mura della rocca. Gli strepiti dei volatili consentirono al console Marco Manlio di organizzare la difesa e di respingere l’assalto in attesa dell’esercito di Marco Furio Camillo. Secondo un anonimo storico dell’epoca il generale romano, con il gladio sfoderato, si presentò davanti a Brenno, che esigeva mille libbre d’oro per porre fine all’assedio di Roma, urlando: “Non auro, sed ferro, recuperanda est patria”. I Galli vennero sconfitti e ricacciati verso nord. I barbari che oggi scorrazzano per l’Italia mettendola a ferro e fuoco non trovano resistenza. La gente rassegnata non ha più interesse a sapere se il tesoriere della Margherita ha approfittato di Pantalone come o meglio di altri, se un magistrato è ignorante, vile o corrotto, se un consigliere di Cassazione, occupandosi carnevalescamente del processo al fondatore di Forza Italia, ha titolo per dare lezioni di diritto, se il precedente premier gode di un salvacondotto giudiziario, se qualche ufficiale dei carabinieri è “punciutu”, se uno o più funzionari di polizia fanno il doppio gioco, se l’attuale governo sta facendo il lavoro più sporco per conto di Berlusconi, Bersani, Casini e affini. La gente assuefatta, quella parte che non intende conformarsi, si destreggia come può per riuscire a sopravvivere in un paese palesemente controllato, fin nelle viscere, da bucanieri, profittatori, ruffiani, bancarottieri, cialtroni, mafiosi, golpisti di ogni risma e grandezza. L’indignazione, che fa da contraltare alla rassegnazione e all’assuefazione, non basta per cambiare le sorti dell’Italia, né servono le oche che starnazzano per le malefatte di Tom, Dick & Harry. Non ci sono un Marco Manlio ad ascoltare ed un Marco Furio Camillo con delle legioni pronte a combattere. Sul colle c’è un cantore che tesse le lodi degli invasori. La sua naturale predisposizione al collaborazionismo lo spinge ad omettere che tutti i Brenno, domestici e non, hanno gettato su uno dei piatti della bilancia, per pesare l’oro che pretendono dagli Italiani, anche la spada dicendo: “Vae victis”. In fin dei conti, che siano o meno risentiti, con minore o maggiore onta, solo i “governati” sono sconfitti. Sono vinti quando è denegata ogni forma di giustizia, quando viene assassinato chi lotta fattivamente contro lo strapotere delle mafie, quando tutte le istituzioni sono al servizio di interessi privati, quando gli enormi costi della Sanità non si traducono in assistenza adeguata, quando i vecchi debbono sobbarcarsi il peso dei giovani senza lavoro, quando le banche, le multinazionali e la finanza internazionale decidono insindacabilmente le loro sorti. Debbono ritenersi vinti se hanno la percezione che sono stati deliberatamente spinti  verso una situazione socio-politica-economica da “si salvi chi può”. Quando ambizione, avidità e crimine s’incontrano per farsi Stato accade di tutto. Il popolo viene assimilato ad un banco di sardine su cui possono avventarsi tutti i predatori in movimento e vige dunque la legge del più forte. Siffatto Stato, comunque venga verniciato, è di tipo assoluto anche in quanto rinnega il ruolo sociale dell’impresa, lascia massima libertà d’azione al capitale anonimo, elabora un diritto societario ed un quadro sanzionatorio che favorisce evasione o elusione fiscale, coopta sindacalisti promuovendoli parlamentari o amministratori delegati di aziende strategiche, ripudia i diritti del lavoro, mette a punto un codice penale e di procedura penale a tutela del withe-collar crime. Siffatto Stato, che pretende di essere mantenuto attraverso tasse ed imposte, elargisce incerti e sporadici pagamenti ai suoi creditori, non fornisce servizi d’interesse generale, favorisce la confusione e il conflitto sociale, alimenta la competizione tra i ceti più deboli, incarcera nei Cie i senza lavoro nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, consentendo di lucrare a chi gestisce tali centri. Questo genere di Stato, dove ex ministri smemorati si rimpallano le responsabilità delle vecchie trattative sul “papello”, dove carabinieri, poliziotti, agenti dei servizi d’intelligence, magistrati e giornalisti scomodi finiscono regolarmente ammazzati; dove i berlusconi e i berluschini fanno proseliti mentre ricattano Mario Monti là dove pensa di dare una spruzzatina di equità all’azione di governo; dove i banchieri, che acquistano pacchi di derivati tossici a danno dei piccoli azionisti, vengono liquidati profumatamente per cambiare poltrona; dove i convertiti alla luciana tengono sermoni di democrazia sull’utilità di dannose opere faraoniche e le finte opposizioni parlamentari appoggiano i governi dei “tecnici” clonati overland, non si corregge con l’indignazione manifestata nelle piazze, nelle valli, sui tetti, sulle gru o sui ponteggi di “Servizio Pubblico”. La lotta, che sia individuale o collettiva, se lotta deve essere, richiede qualche cosa di più per riscattarsi.

Antonio Bertinelli 12/3/2012

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Tempesta perfetta
post pubblicato in diario, il 25 febbraio 2012


Anche se il Web non garantisce l'affidabilità pressochè imperitura di un libro, la pronta disponibiltà di un foglio bianco inserito in qualche vecchia macchina da scrivere, anche se il Web è presidiato da una miriade di barbe finte, pullula di troll, è veicolo di virus e trojan che infestano i Pc, anche se è soggetto a crash improvvisi di siti o di blog, anche se per la sua estrema volatilità non aiuterà gli storiografi a rintracciare il retroterra degli eventi più rimarchevoli e lo spirito dei tempi da contrapporre alle manipolazioni degli storici nel codazzo dei vincitori, ci sembra che il Web sia comunque uno dei pochi strumenti rimasti per sfuggire ai distrattori di mestiere e ai tormentoni mediatici. Fino a pochi mesi fa impazzavano le escort, oggi tengono banco gli oracoli del governo che vuole salvare l’Italia, fino a farla diventare modello di riferimento per l’Ue. Non c’è dubbio che il programma dell’osannato mandatario sia ambizioso. Ha dalla sua i più grandi potentati economici nazionali e stranieri, può contare su un parlamento di nominati e su formazioni partitiche sostanzialmente equivalenti, il cui precipuo interesse è il mantenimento dello status quo. Dal suo punto di vista ritiene di poter salvare l’Italia. Lo farà omologandola del tutto al modello socio-economico anglo-americano. Lo farà consentendo sempre di più l’arricchimento dell’1% ed il maggiore impoverimento del 99%. La cura imposta dai banksters e dalle corporations è somministrata ad un Paese pesantemente soggiogato da ogni tipo di mafia, dove lo Stato, da decenni diventato “cosa loro” e sempre più privatizzato, latita quando deve erogare una qualunque prestazione e manda i suoi “bravi” là dove intende riscuotere. Chi occupa Palazzo Chigi ritiene che le ricchezze personali non siano una colpa, ma lo sdoganamento di tale affermazione meriterebbe più di un distinguo. Anche perché i colpevoli per definizione sono quelli senza il giusto albero genealogico, i fuori casta per necessità o per scelta, i dipendenti fannulloni, i medici e gli infermieri che operano nei centri di “pronto soccorso”, i vecchi lavoratori che pregiudicano i diritti di quelli giovani, i poveri, i pensionati, i salariati, gli sfruttati, i disoccupati, gli anziani, gli ammalati e gli invalidi. Su 122.284 visite mediche di controllo l'Inps ha revocato l’assegno pensionistico (267 euro mensili) a 34.752 persone. Il loro grado di invalidità è stato rivisto e considerato al di sotto di quel fatidico 74% necessario per avere diritto al trattamento o a quel 100% necessario per avere l'assegno di accompagnamento (492 euro mensili). Altre 37.000 prestazioni circa sono state sospese perché i convocati non si sono presentati alla visita. Si fa veramente fatica ad intravedere anche la più piccola cosa che non sia disfunzionale agli interessi dei governati e più ampiamente al mantenimento del bene comune. Ci sono contenziosi tributari aperti negli anni 80 dello scorso secolo e terminati nel 2010. Nonostante le sentenze favorevoli, chi ha titolo a dei rimborsi non riesce ad ottenere la restituzione del proprio denaro. Persino un Cipputi come Capo del Governo ed un Parlamento composto da un migliaio di cittadini estratti a sorte dovrebbero affrontare sforzi titanici per ricostruire un contesto nazionale socialmente ed economicamente devastato. Abbiamo visto come sono stati salvati i vari pigs e segnatamente la Grecia. Di quel genere di salvezza ne faremmo volentieri a meno. Per riprodursi il turbocapitalismo non ha più bisogno di migliorare le condizioni di vita delle masse, anzi trae vantaggi dallo smantellamento degli Stati e dalla frantumazione sociale. Non ha più necessità d’integrare i popoli attraverso forme di partecipazione democratica, punta alla stabilizzazione ampliata della precarietà e dell’esclusione. Le teorie neoliberiste, con gli annessi corollari, stanno spingendo molti imprenditori ad abbandonare la Cina meridionale per aprire stabilimenti in Vietnam. Qui un operaio non qualificato viene pagato 75 euro al mese, il suo omologo cinese ne guadagna 250. Logiche simili hanno spinto la Fiat nel Michigam e l’Omsa in Serbia. I fornitori della Nike, della Canon e della Intel hanno invece deciso di trasferirsi sulle rive del Mekong. Il processo di globalizzazione, che attualmente investe l’Italia attraverso il governo dei “tecnici”, colpirà anche più in alto di quanto abbia fatto fino ad ora. Il ceto medio sparirà e la “casta”, bersaglio privilegiato nel mirino dei giornalisti “liberi”, verrà fortemente ridimensionata. La lungimiranza politica, specialmente quando è distratta da uno spiccato senso degli affari, è inversamente proporzionale alle capacità di convinzione possedute dall’alta finanza. Molte voci del Web suggeriscono ai naviganti che non è più il tempo di demandare al parlamento nazionale, o peggio all’Ue del fiscal compact , il compito di risollevare le sorti dell’Italia e della gente comune. Il tycoon di Arcore badava ai suoi interessi aziendali e doveva rispondere prevalentemente ai dettami di cricche domestiche. L’unto del Colle deve rispondere con il suo operato a camarille di ben altra natura e potenza. Il duo Napolitano-Monti deve favorire la creazione di nuovi oligopoli, deve lasciare in vita il minor numero possibile di tutele per il lavoro, deve imporre al welfare revisioni e ridimensionamenti che non hanno nulla a che vedere con l’efficienza delle finanze pubbliche. Il fiume di denaro di chi paga l’Irpef, in cui affluisce quello proveniente da tasse, accise, balzelli e sanzioni di ogni genere, deve essere stornato su altri capitoli di spesa. Serve a pagare gli interessi usurai derivanti dal signoraggio bancario, risarcire i finanzieri per i danni prodotti dai loro stessi titoli tossici, ripristinare le settecento superbombe sganciate sul popolo libico, mantenere in piedi le missioni “umanitarie” della Nato, partecipare alla probabile normalizzazione armata di paesi come la Siria e l’Iran, finanziare le grandi opere come la realizzazione del Tav, elargire stipendi da nababbi ai boiardi di Stato, tenere in piedi apparati d’intelligence al servizio di privati o dell’eversione istituzionale, conservare le forze dell’ordine agli ordini dei padroni. Se qualcuno intende fare il punto nave per cambiare rotta deve trovare il modo per togliere tempestivamente sestante e cronometro a coloro che, in piena consapevolezza, stanno trascinando tutti i popoli caduti sotto dittatura finanziaria dentro una tempesta perfetta.

Antonio Bertinelli 25/2/2012  



Ce la da lui l’America
post pubblicato in diario, il 10 febbraio 2012


Il premier incassa il sostegno degli Usa e non perde occasione per accreditarsi al meglio come curatore fallimentare dell’Italia dichiarando che vuole cambiare lo stile di vita dei suoi abitanti. Da sempre vissuto a distanze siderali dalla gente che non bazzica circoli esclusivi, se vuole proporsi come moralizzatore sa bene che dovrebbe cominciare proprio dagli ambienti che è abituato a frequentare. Il Paese reale non può essere identificato con la classe dirigente, con i membri di consorterie, caste e mafie; ha poco a che vedere con gli apparati partitici, con il parlamento che sostiene il suo governo o l’orrido ex comunista passato da molti anni al servizio dell’Impero. Il modello di Mario Monti è lo stesso dei suoi predecessori, è quello feroce del neoliberismo, dove tutto è finanziarizzato e c’è un prezzo per ogni vita. E’ quello già applicato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove gli unici diritti garantiti sono quelli dei dominanti che hanno tramutato gli Stati in Spa divenendone azionisti. La pessima salute di un paese non si misura ai piani alti della finanza, ma nelle poche grandi fabbriche rimaste aperte, nelle aziende private dei finanziamenti bancari, nelle famiglie, nelle scuole, nelle università, nelle sedi sindacali di base, nei baratri economici ed ovunque si respiri aria di decomposizione sociale. Le discussioni sugli indici di borsa, sullo spread dei Btp e sulle valutazioni delle agenzie di rating coprono i rumori delle ossa dei “trascurabili” stritolate dall’ingranaggio turbocapitalista che, tra l’altro, ha ingoiato territori, risorse e patrimoni collettivi, ha già passato tra i suoi rotismi servizi pubblici fondamentali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, oltre Atlantico, oltre Manica, ovunque, dall’ex Urss all’Italia. L’ordine di priorità e le categorie di giudizio di Monti non sono le nostre, né sulla legge 300/70, né sui processi di liberalizzazione - privatizzazione. Limitandoci ad un aspetto del tutto marginale delle terapie neoliberiste, applicate alla telefonia, all’acqua, al gas, all’energia elettrica, ai rifiuti, agli incarichi di riscossione, emerge una montagna di disservizi, truffe e pratiche commerciali scorrette. E’ il calvario del cittadino assurto al ruolo di cliente. C’è il problema delle fatturazioni tardive, di quelle intestate ai morti, delle sospensioni del servizio, degli abbonamenti a erogazioni non richieste, degli errori seriali che riportano consumi iperbolici, dei crash postali, dei pagamenti regolari non registrati, delle comunicazioni ignorate, dei rocamboleschi passaggi da un gestore all’altro, dei cambiamenti di società a propria insaputa, dei bollettini inviati da più soggetti per la stessa utenza, delle discutibili penali, delle onerose spese di disattivazione, delle pretese di pagamento su servizi dismessi con contratti già chiusi, delle proditorie rimozioni di contatori. Un mare di guai che monta tra chiamate ad inutili call center, numeri di telefono irraggiungibili, raccomandate, fax ed estenuanti file agli sportelli. Per chi desidera porre fine a dispute che si protraggono nel tempo con stress ed esito aleatorio i pagamenti indebiti sono la regola. Le varie Authority sanno perfettamente ciò che accade in ogni settore del cosiddetto libero mercato: garanzie illimitate per i padroni delle ferriere e frusta per chi vi si trova a qualunque titolo assoggettato. A Cagliari, centinaia di persone hanno pagato le loro fatture presso le Poste Popolari della Sardegna, poi sparite con la cassa nel volgere di pochi mesi. Per i malcapitati c’è il rischio che al danno si aggiunga la beffa. Alcuni finiranno nel mirino di una qualche società di recupero crediti, tempestati per anni con ossessive e minacciose richieste di pagamento, altri incontreranno Equitalia pronta ad iscrivere a ruolo il loro debito, far partire interessi e more che lievitano alla velocità della luce. L’inabissamento dello Stato quale soggetto economico e soprattutto come regolatore dell’economia non produce alcunché di buono per le popolazioni. Lo Stato privatizzato è quello che ha snaturato la Protezione Civile ed ora afferma per bocca dei suoi giannizzeri che era meglio quella voluta da Silvio Berlusconi e Gianni Letta; è quello che chiede agli Enti locali di pagare gli interventi d’emergenza dell’Esercito. Lo Stato manipolato dai Draghi e dai Monti è quello che vuole mettere a pane e acqua la stragrande maggioranza degli italiani.

Antonio Bertinelli 10/2/2012  

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