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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Bollettino dal fronte: nessuna resistenza
post pubblicato in diario, il 11 aprile 2010


Ci sono luoghi dove le calamità naturali si verificano con cadenza quasi regolare, dove l’emergenza è sinonimo di quotidianità, dove le popolazioni convivono con le sciagure ambientali e le devastazioni che da esse conseguono. Il nostro Paese, che è al riparo da particolari avversità della natura, subisce invece sconvolgimenti di altro genere ed una congrua parte di Italiani sembra accettarli come se fossero inevitabili al pari di un’alluvione, di un’eruzione vulcanica, di un uragano o di un maremoto. Anche se un buon 45% di cittadini non ha ultimamente ritenuto conveniente votare questo o quel partito, resta il fatto che programmi Tv come l’isola dei famosi si attestano intorno al 20% di share ed il piccolo schermo gioca un ruolo preminente nel divulgare quanto risulta proficuo per chi governa. Qualcuno si conforta nel ravvisare che, malgrado la potenza di fuoco mediatica a disposizione del primo ministro, allo stesso accordano credito solo il 15% dei cittadini. Si dimentica però l’insussistenza oppositiva del Pd, già al nastro di partenza per correre al tavolo delle “riforme” in pectore domini. Non si tiene conto che il massimo garante istituzionale non garantisce affatto, anzi, al pari dell’indomito skipper con i baffi, è diventato un solerte apripista di un inciucio esiziale soprattutto per la Costituzione e che, malgrado lo scalpitio di maniera finiano, la golden share di tutti i seggi e di tutte le poltrone targate Pdl sta nella cassaforte del premier. Il resto del panorama politico va dalle forze ancora in cerca di ingaggio in quel di Arcore a quelle parlamentarmente “ininfluenti”. L’informazione “distonica”, se non diventa addirittura Gatekeeping come quando consente al Ministro del Tesoro di autocelebrarsi persino davanti ai cassintegrati della Vynils, per quanti sforzi faccia, non ha il potere di tramutare l’attuale Parlamento di nominati in un altro idoneo a rappresentare gli interessi della collettività. E’ velleitario pensare che, pur ignorando la parte “inquinata” della Magistratura, quella rimasta deontologicamente inattaccabile possa “salvare” l’Italia con gli strumenti normativi e logistici di cui può attualmente disporre. E poi non è sintomo di una situazione degenerata oltre ogni immaginazione attribuire o lasciare che gli stessi magistrati si assegnino una funzione palingenetica? Dunque, a meno che non si trovino rimedi insoliti, siamo prossimi alla soluzione finale ideata tra banche e materazzi, condivisa da numerosi arrivisti della politica ed accelerata dall’avvento di Forza Italia. L’entità del debito pubblico (con alto rischio di bancarotta), le liberalizzazioni fasulle, le privatizzazioni di comodo, l’attacco selvaggio al mondo del lavoro e la deindustrializazione strategica sono segnali inquietanti. Mentre pochi continuano ad arricchirsi in maniera parassitaria sulle spalle della comunità agitando lo spauracchio del Comunismo e raccontando panzane, diventa sempre più concreta la possibilità di arrivare alla cannibalizzazione reciproca. L’Holodomor, ovvero la carestia pianificata dell’Ucraina messa in atto dal 1932 al 1933, fu la conseguenza delle ossessioni staliniste. E’ innegabile che il feroce dittatore dell’Urss portò al collasso sociale e allo sterminio di intere popolazioni, ma perché la politica, e non ultima quella economica, che si sta radicando nel nostro Paese coltiva forse la coesione nazionale ed è foriera di benessere diffuso? Al termine della sua vita Stalin, precipitato nel vortice della paranoia, si sentiva assediato da tutti, tanto che fece uccidere i suoi stessi medici e si rinchiuse nella dacia personale, dove lasciava entrare solo una governante. Le macerie prodotte dalla sua tirannia hanno segnato in maniera indelebile uomini e luoghi. Sensibilmente indebolita dall’allargamento ad Est dell’Europa, toccata dagli effetti del mercato globale, asservita alla stegocrazia di stampo anglofono, l’Italia, dove si opera attraverso cordate, dove vigono le regole del demerito, dove ci si colloca in ragione dell’appartenenza familiare o amicale, dove la collusione politica ha visto crescere lo strapotere delle mafie, non aveva bisogno di assistere pure al dilagare del berlusconismo. Non sarà l’indignazione di qualche editorialista o l’impegno personale di pochi altri soggetti che si stagliano nel panorama politico odierno a farci uscire dalla palude di cui siamo prigionieri, né si può attendere fideisticamente che gli interventi della Corte Costituzionale possano salvaguardare indefinitamente i principi giuridici fondanti individuati dalla Commissione dei 75. Mai nessun Popolo ha potuto guadagnare e poi mantenere la propria libertà senza battaglie. Anche a causa delle forche caudine partitiche sotto le quali deve passare chiunque osi proporsi come amministratore pubblico, dello stesso sistema elettorale vigente nato dal connubio dei due poli fittiziamente contrapposti, la lotta da intraprendere per affrancarsi è forse tutta da inventare. Di certo il mero sdegno non è sufficiente a contrastare un governo liberticida impegnato ad abbattere gli ultimi “fortilizi” capaci di garantire un sistema istituzionale basato su checks and balances e a voler “costituzionalizzare” gli attributi degni di un’anomala ascesa imprenditoriale e politica.

 

Antonio Bertinelli 11/4/2010  


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permalink | inviato da culex il 11/4/2010 alle 18:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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