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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Aria di casa nostra
post pubblicato in diario, il 5 marzo 2011


Ad eccezione di Karl Marx, i maggiori filosofi occidentali concordano sul fatto che l'unica sfera di convivenza razionale per gli uomini sia rappresentata dallo Stato. Quello sociale chiama in causa tutti i soggetti che lo costituiscono per sollecitarne la partecipazione ed opera al fine di una più equa distribuzione dei redditi. Per qualche tempo una verniciatina di socialismo ha consentito di credere ad un organismo dispensatore di equità in uno spirito di rettitudine, di collettivismo e di sensibilità al bisogno. Quando la concezione proprietaria delle istituzioni ha ripreso il sopravvento, rinunciando persino a salvare la forma, i cittadini hanno potuto constatare come tutti i loro diritti fossero diligentemente contingentati, incluse quelle libertà democratiche di cui sono intrise le moderne Costituzioni, a partire da quella americana. Balza agli occhi la concezione proprietaria del primo ministro, ma non è irrilevante quella che vede esponenti del Pd, come Franca Chiaromonte, Silvio Sircana, Enrico Morando, riproporre l’immunità parlamentare per bloccare i processi di tutti gli “onorevoli”, a prescindere dal tipo di reato commesso. Piaccia o non piaccia, è sempre più difficile incontrare soggetti che, inseriti a qualunque titolo nell'amministrazione della cosa pubblica, dal deputato al consigliere comunale, dal direttore generale al funzionario, non trasformino le loro stanze in centri di potere personale abusando della carica ricoperta. C’è la possibilità di appaltare lavori pubblici in gran segreto, la possibilità di vendere ed acquistare patrimoni pubblici al 15/20% del loro valore di mercato, svincolare beni pregevoli dal controllo di comitati scientifici per poi farli alienare, impedire all’Agenzia delle Entrate di costituirsi parte civile contro i grandi evasori fiscali, la possibilità di avvalersi di scatole cinesi societarie per vampirizzare le maestranze e poi fuggire con la cassa. L’impunità per chi sottoscrive qualunque patto scellerato a danno della comunità ha il marchio di garanzia del sistema Paese. Quando non incoraggia l’apparato normativo aiutano a delinquere i tempi lunghi della Giustizia e le molteplici disfunzioni dell’attività giurisdizionale prodotte dal legislatore. L’omertà e la quasi certezza di non essere perseguiti incoraggiano chi blocca il pagamento delle fatture dei fornitori, chi ostacola per anni l’erogazione del trattamento pensionistico dovuto, chi impedisce il pagamento regolare di stipendi e salari, il primario ospedaliero che dimette un paziente prima della guarigione, il magistrato embedded, il commissario d’esame corrotto, i protagonisti di parentopoli e affittopoli, insomma tutta la masnada di piccoli furfanti che nascondendosi dietro il paravento della P.A. si sentono autorizzati a disporne come se fosse cosa propria. Secondo la chiave di lettura marxiana lo Stato non è in grado di mediare le contraddizioni sociali ma ne è il prodotto. Le idee di Marx, date per sepolte sotto il crollo del socialismo reale, appaiono oggi più attuali di quanto lo fossero nel XIX secolo. Mentre le uova del drago andavano schiudendosi sotto il mandarinato della politica “progressista” e il Direttore Generale del Tesoro procedeva alacremente alla vendita dei gioielli di Stato, il berlusconismo, trovando terreno fertile, metteva solide radici fino a distruggere ogni possibilità di perseguire futuri diversi da quelli imposti in nome dei grandi affari e del mercato globale. Lo Stato ha perduto il controllo sul settore bancario e assicurativo, su quelli dell’energia, delle telecomunicazioni, della siderurgia, dell’editoria e dei prodotti alimentari. Tra un “baciamo le mani a vossia” ed una compera di “responsabili” il premier continua a prendere a calci la Carta. La commistione tra diritto pubblico e diritto privato ci sta riportando al feudalesimo, l'accentramento dei poteri senza controllo sta virando nell’assolutismo, la ferocia del capitale sta soppiantando i fini generali degli apparati statali e sta riportando indietro l’orologio della storia. La specificità italiana rende anche più difficile la ricerca di una soluzione per contenere tutti quei danni che derivano dal programma di saccheggio dell’orbe terracqueo messo in atto dai maggiori banchieri e dalle multinazionali. Le trasformazioni in Spa, le esternalizzazioni e le privatizzazioni di enti statali hanno portato inefficienza, truffe, sperpero di soldi pubblici, minore occupazione, sfruttamento del lavoro e licenziamenti. Il neoliberismo ha portato acqua ai mulini dei padroni italiani, del capitale monopolistico e della grande finanza. La stampa entusiasta ci partecipa che il 2011 sarà l’anno d’oro delle privatizzazioni in Turchia. Ma vorremmo sapere per chi. In qualunque paese finito nell’orbita della cultura economica occidentale, dall’Ucraina alla Slovacchia, dalla Russia al Rwanda, dal Wisconsin ai villaggi africani, dove si scippano “brevetti” per le produzioni agricole, le parole d’ordine sono sempre le stesse: demolire gli Stati, privatizzare, indebolire la forza contrattuale degli operai e smantellare il welfare. Il potere politico, più o meno subordinato alla visione di quel glorioso e disinteressato progetto di dare al Pianeta il controllo unico degli istituti del capitalismo globale e finanziarizzato come la Bm, il Fmi ed il Wto, è sempre meno credibile. Il decreto istitutivo della Difesa Servizi Spa consente di gestire riservatamente le commesse militari, secretare le spese e la natura degli acquisti, ma non prevede di nascondere i nominativi dei componenti del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale. Va da se che il verbo delle privatizzazioni sia risuonato di pari passo con le dinamiche imperiali del drago anglo-americano, ma i saltimbanchi della politica italiana, il governo del fare, la P2, la P3, la P4 e così via fraternizzando, quando si tratta di business, non hanno bisogno di suggeritori. Non può essere una coincidenza che dalla caduta del Muro di Berlino si oda quotidianamente il canto funebre a Marx. Non è per passione aneddotica che, da quando calca il proscenio parlamentare, Silvio Berlusconi ammorba il Paese con il suo Maccartismo da operetta.

Antonio Bertinelli 5/3/2011
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