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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Un assedio senza fine
post pubblicato in diario, il 16 aprile 2012


La perdita della sovranità monetaria ha fatto soccombere gli Stati privandoli della possibilità di armonizzare i fattori dell’economia e la vita collettiva. Travolti dalla dittatura finanziaria, che ha svalutato tutti i valori, che ha ucciso  l’inestimabile, il disinteressato ed il gratuito, il loro attuale compito è quello di facilitare i programmi delle élites globaliste. Uno Stato che non può battere moneta, che non può spendere a deficit  per tutelare contemporaneamente lavoratori ed imprese, costretto ad indebitarsi per garantire finanche dei servizi essenziali, pur aumentando la pressione fiscale di massa, non ha alcuna possibilità di durare nel tempo. Uno Stato privato della sovranità monetaria, per di più strangolato dalle banche, è costretto a procurarsi i mezzi finanziari attraverso un sistema tributario che colpisce sempre più pesantemente i ceti deboli, fino ad arrivare allo stalking. L’Italia, da sempre preda di cento ed una mafia, con una storia offuscata da stragi e trame eversive, soggiogata nel suo divenire da una catena di poteri occulti, resa scacchiera di giochi politici sovranazionali, parassitizzata con grande impeto dai partiti politici, è finita in ultimo nel vortice del dogmatismo finanziario di stampo anglo-americano. Dopo che la cosiddetta classe dirigente ha progressivamente elevato la corruzione a sistema di governo, facendo pagare il conto agli Italiani, oggi gli stessi debbono sopportare un vero e proprio dumping economico-sociale perché, secondo gli officianti neoliberisti, è ineluttabile che sia così. I dogmi del mercato senza regole, delle corporations e dei banchieri, non devono essere sottoposti a prove di veridicità. La demolizione delle norme a tutela del lavoro è già passata attraverso l’abolizione della scala mobile, l’esclusione dalla fabbrica di determinate rappresentanze sindacali, la precarizzazione dei contratti, il “referendum” Fiat-Mirafiori, la legge n.148/2011 e adesso, nonostante si possa da molti anni ricorrere ad un grande discount per approvviggionarsi di manodopera a basso costo, arriva l’epifania Monti-Fornero. In mancanza di qualunque leva svalutativa sulla moneta,  è giocoforza cercare di diventare competitivi sui mercati utilizzando la “flessibilità in entrata e in uscita”, aumentando i ritmi e l'orario di lavoro, abbassando i salari. Così la dittatura finanziaria permette alle imprese produttive di ripristinare la schiavitudine. Il refrain sull’entità del debito pubblico sostiene la svendita ai privati del patrimonio comune residuo e giustifica la scomparsa del welfare dietro un precetto costituzionale sul pareggio di bilancio. Chiudere il bilancio dello Stato senza disavanzo significa inibire alle istituzioni preposte la possibilità di intervenire nell’economia con provvedimenti d’interesse generale o comunque anticiclici. Con la modifica della Carta in tal senso si consegna irreversibilmente il Paese  nelle mani delle oligarchie finanziarie. Quando con gli abusi, quando con le leggi, quando con i trattati internazionali, quando per stretta subordinazione atlantica, nel silenzio pressoché totale dei media mainstream, gli Italiani sono stati definitivamente circondati. Come le cronache quotidiane delle vergogne nazionali e il girare a vuoto della macchina giudiziaria anche le future elezioni si ridurranno ad un evento mediatico d’intrattenimento. Per quanto siano numerosi  e valenti i gruppi che cercano di difendersi dall’accerchiamento, sembra che non esistano i presupposti per la costituzione di un fronte unico. Il 2011 ha visto fallire 50.000 aziende agricole ed altre 11.615 di diversa natura, 1800 interinali Inps sono stati buttati in mezzo ad una strada, la Valsusa sta subendo gli espropri dei terreni, gli “esodati” sono scesi in piazza chiedendo il rispetto dei patti firmati, i ferrovieri verranno posti in quiescenza oltre i 66 anni d’età, molti pensionati avranno difficoltà a pagare l’Imu, lo sfruttamento sul lavoro sta diventando la regola, i senza lavoro e gli indebitati con il fisco si ammazzano, Christine Lagarde si preoccupa perché le persone sono troppo longeve e gravano sulle finanze dello Stato, il calo dei consumi alimentari si fa drammatico, le rapine ed i furti aumentano, la recessione morde. La strategia militare insegna che davanti a delle forze schiaccianti, per non cadere nelle mani del nemico, si può scegliere tra il suicidio e la guerriglia. La guerriglia è un conflitto di movimento che deve guadagnarsi il sostegno della popolazione. Si colpisce e poi ci si ritira. Lo scontro si svolge attraverso punzecchiature , incursioni, imboscate, raid contro i centri di comando e azioni diversive.

Antonio Bertinelli 16/4/2012
La fine può attendere
post pubblicato in diario, il 30 novembre 2011


Nella seconda metà degli anni 80 del XX secolo l’Urss venne sedotta dalla democrazia occidentale. Agli inizi degli anni 90 le poesie al comunismo, recitate fino a pochi anni prima dalla nomenclatura sovietica, cessarono con la stessa rapidità con cui ci si può cambiare un pullover. ”The evil empire” finì disintegrato politicamente, socialmente ed economicamente. La sbornia di libertà si trasformò presto in tragedia sia per la Russia che per altri stati post sovietici. Il programma economico favorito ex abrupto da Boris Eltsin portò alla chiusura, tra fabbriche ed aziende agricole, di 70.000 imprese statali. Seguirono disoccupazione di massa, sfruttamento inaudito dei lavoratori, liberalizzazioni tariffarie, inflazione, miseria, pensioni da fame, distruzione dei servizi sociali, quadruplicazione del crimine violento, corruzione alle stelle, far west legale, prostituzione, alcolismo smodato, uso di droghe, aumento esponenziale di suicidi e malattie, crescita vertiginosa dei prezzi dei farmaci, netto abbassamento della soglia relativa alle aspettative di permanenza in vita, rapporto tra mortalità e natalità di quattro a uno. Gran parte dei beni statali furono privatizzati per pochi soldi o "rubati" da personalità politiche e burocrati. L’avvento del neoliberismo in Russia e nell’est Europa ha comportato un peggioramento verticale delle condizioni di vita delle masse. Gli oligarchi hanno accumulato immense fortune, ma la popolazione di questi paesi, che adesso non fa più la coda davanti alle macellerie, cosa ha guadagnato dal cosiddetto processo di riforme? Lo Stato che ai tempi dell’Unione Sovietica poteva ostentare il miglior sistema sanitario e scolastico gratuito per tutti ora è una miniera di indigenza e disuguaglianza. Nel ricordo dei Russi l'anno zero coincide con il 1998, in una sola notte il rublo diventò carta igienica ed i risparmi di una vita svanirono. Giunto sulle ali della perestrojka, della glasnost e della sovranità popolare il capitalismo sfrenato ha ucciso il 10% della popolazione. Del mondo di pace e abbondanza che promisero gli strateghi del grande capitale dopo la caduta del muro di Berlino non è rimasto che il ricordo. I lavoratori dell’est Europa sono i più sfruttati del Continente con condizioni contrattuali indecenti e salari scarsi. Paesi come l’Ungheria, che fino agli anni 80 dovevano controllare solo un pò d’inflazione, ora sono a rischio di bancarotta. Analoghi scenari si prospettano per la Repubblica Ceca, la Slovenia e la Romania. Il golpe di Mosca del 1991, quello che consentì ad Eltzin di scalzare Mikhail Gorbaciov, presenta ancora dei lati oscuri. Secondo alcuni studiosi quel “falso colpo di Stato” faceva parte di un più ampio piano anglo-americano proteso ad accelerare il collasso dell’Urss al fine di predarne le ricchezze finanziarie ed energetiche. Legami emersi poi alla luce del sole, come nel caso di Mikhail Khordokovsky, che prima di finire in galera lasciò la Yukos Oil al suo socio Jacob Rothschild, rendono verosimile l’ipotesi. Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica abbiamo assistito ad un proliferare di guerre per il controllo dei mercati mondiali, per la concentrazione in poche mani di settori industriali, commerciali e finanziari. Dove non sono arrivati i bombardamenti aerei e le invasioni degli eserciti sono arrivati complicati algoritmi finanziari, debiti pubblici insostenibili e privatizzazioni a pioggia. L’Ue è nata all’ombra del dominio dalla seconda fila sui governi e con l’usurpazione della struttura dei controlli dall’interno in barba ai conflitti d’interessi. I grandi azionisti delle maggiori banche e delle maggiori corporations godono di tutta la libertà che desiderano. Hanno provocato una crisi economica-finanziaria epocale negli Stati Uniti ed hanno fatto in modo che si propagasse all’Europa. Il sistema bancario anglo-americano è virtualmente fallito, ma, grazie alla fittissima e complessa ragnatela di interconnessioni che legano tutti gli istituti di credito, sta presentando il conto all’Europa, o meglio ai popoli europei. La crisi, che non è arrivata per dabbenaggine, è stata costruita al tavolino dall’oligarchia mondialista e la moneta unica è diventata una trappola senza vie di fuga. Inoltre i cittadini, come costo aggiuntivo dell’austerità imposta dai banksters, sperimentano la sospensione della democrazia in forme sempre più marcate, mentre l’economia nazionale è sempre più simile ad una carcassa in via di decomposizione. Per adesso i mostri famelici della finanza internazionale non hanno interesse a spingere l’Italia, già avviata sulla strada della recessione, nel caos dell’insolvenza. L’effetto cascata che, a motivo dei vincoli di liquidità esistenti in Eurolandia, travolgerebbe il Continente arriverebbe pure negli Usa. Basta chiedersi se gli istituti finanziari americani potrebbero accollarsi gli oneri del credit default swap venduto come garanzia del debito pubblico italiano. Gli Statunitensi sono stati spremuti come limoni e mal digerirebbero il pagamento di un’ennesima ricapitalizzazione da parte del loro governo in favore degli istituti citati. Per il momento Bruxelles, sotto la pressione dei banchieri e delle multinazionali, anche d’oltreoceano e d’oltremanica, si accontenterà di portare in Italia una nuova ventata di neo-schiavismo e di consentire ai soliti filibustieri un proficuo shopping dentro Finmeccanica, Eni, Enel, Poste etc. Comunque vadano le cose il Popolo italiano spinto in prolungata apnea da Angela Merkel, Nikolas Sarkozy, Herman von Rumpoy, Manuel Barroso, Mario Draghi, Christine Lagarde, Olli Rehn, Jan-Claude Juncker e con i buoni uffici di Mario Monti, sarà ancora una volta, e brutalmente, sacrificato sull’altare dell’euro. Per lo spezzatino europeo bisognerà attendere ancora un po’.

Antonio Bertinelli 30/11/2011
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