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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Repetita iuvant
post pubblicato in diario, il 6 aprile 2012


Grazie ad un buon accordo con la Cftc, il colosso bancario JPMorgan Chase, tra i principali responsabili del crack di Lehman Brothers, evento che ha segnato l’accelerazione della crisi economica mondiale, sembra disposto a chiudere il contenzioso aperto dall’organismo di controllo citato pagando venti milioni di dollari. C’è da scommettere che anche la Royal Bank of Canada, accusata di aver condotto una serie di transazioni illecite sui contratti futures per centinaia di milioni di dollari, al solo fine di ottenere vantaggi fiscali, non verrà adeguatamente sanzionata. Dall’inizio del 2011, grazie alla riforma Dodd-Frank, la Commodity Futures Trading Commission ha la facoltà d’imporre un tetto alla quantità di petrolio che gli operatori possono controllare sul mercato dei futures. Il Presidente della Cftc Gary Gensler, ex dirigente di Goldman Sachs, continua ad ignorare il mandato del Congresso. In tal modo banche e fondi speculativi, che controllano quasi l’80% del mercato dei futures energetici, possono continuare a fare enormi profitti attraverso la bolla sul prezzo del petrolio. Pur essendo la domanda di greggio lontana dalla realtà, gli aumenti dovuti alla speculazione hanno finito per riversarsi sulle pompe e su tutti i generi di largo consumo. Secondo la britannica Financial Services Authority la maggior parte delle banche inglesi non ha ancora messo in atto i controlli anti-corruzione sul’investment banking previsti dal Bribery Act, approvato lo scorso anno. Il governo di David Cameron sta vagliando alcune proposte di acquisto per Lloyds e Royal Bank of Scotland. L’operazione in perdita scaricherebbe sulle spalle dei contribuenti trenta miliardi di sterline. Malgrado esistano ancora tre paesi (Corea del Nord, Cuba, Iran) le cui banche centrali non sono controllate dai Rothschild, l’omonimo gruppo bancario ha annunciato la prossima nascita di un organismo unico globale per la gestione del patrimonio e degli asset onde migliorare la produttività e risparmiare sui costi. Una ricerca dell’Università del Michigan ha rilevato che il numero di famiglie americane in stato di “povertà estrema” ossia che vivono con meno di due dollari ciascuno al giorno, per almeno un mese all’anno, è passato da 636.000 del 1996 a 1.460.000 del 2011. Nello stesso periodo 2006-2011 il welfare è stato progressivamente ridotto tanto che, nonostante la diffusione della miseria, il numero degli statunitensi con aiuti mensili governativi è passato da 12.300.000 a 4.400.000. Il numero dei poveri ammonta a 47.000.000, il numero dei detenuti a 6.000.000. Sono in corso iniziative per smantellare i fondi pensione dei dipendenti pubblici. Trovare un posto di lavoro è quanto mai difficile. L’Apple impiega 43.000 persone negli Usa e 700.000 persone in Cina. L’85% dei ragazzi laureati torna a casa dai genitori. La Gran Bretagna, dopo aver venduto il patrimonio ideale laburista al banco del thatcherismo, è del tutto plasmata dai vangeli della City londinese. Dalla primavera del 2009 ad oggi la Bank of England ha stampato trecentoventicinque miliardi di sterline. Si dice che il piano di quantitative easing sia stato messo a punto per sostenere l’economia nazionale. Eppure il Regno Unito, travolto dall’avidità delle grandi banche, vede avanzare la malnutrizione e la fame. Ad ogni settimana che passa la Kids Company registra settanta nuovi bimbi che si rivolgono all’associazione per ottenere un pasto. Diciotto istituti di credito, tra i quali Bank of America, Barclays, Citigroup, Deutsche Bank, e Ubs, sono finiti sotto inchiesta perché avrebbero mantenuto artificialmente basso il tasso del Libor per non sembrare vulnerabili o per gonfiare gli utili. Dovrebbe essere il maggiore scandalo finanziario della storia, ma sta passando quasi sotto silenzio. Negli ultimi mesi la Bce ha erogato alle banche un prestito di oltre mille miliardi di euro ad un tasso dell’1%. Questa immensa massa di denaro non è confluita nell’economia reale, ma è servita per finanziare/strangolare i paesi con i maggiori debiti pubblici. Dato che gli Stati, attraverso le loro istituzioni, aiutano i banksters a destabilizzarli la situazione economica degli europei appare destinata a peggiorare. In Italia il turbocapitalismo è finito in pole position a datare dal 1993, grazie ad “esecutivi tecnici” che in un decennio di “regalie” a favore, tra gli altri, di Merril Lynch, Goldman Sachs e Morgan Stanley, hanno contribuito a ridurre il Pil del 36%. Oggi, con Mario Draghi presidente della Bce e Mario Monti presidente del consiglio, ha ingranato la marcia più alta. La realtà dimostra che le scelte neoliberiste hanno portato tragedie sociali ovunque, ma le politiche feroci non cambiano, continuando a bersagliare pensionati, pensionandi, disabili, piccoli imprenditori e, con essi, l’intero mondo del lavoro subordinato. Le oligarchie si formano con la prevaricazione e si rafforzano nell’invisibilità. Ad ogni sconfitta della democrazia corrisponde sempre una svolta regressiva per i popoli. La golden age of american capitalism è finita da un pezzo. In tutti i paesi dell’Impero si è creato un abisso tra i bisogni dei cittadini e le scelte poste in essere dai governanti. Le forze politiche, lungi dall’essere alternative tra loro, si equivalgono per affarismo e rappresentano gli interessi delle classi dominanti. Che la sfida sia tra democratici e repubblicani, tra laburisti e conservatori, tra Pdl e Pd, non sarà una qualche tornata elettorale a cambiare l’ordine delle cose.

Antonio Bertinelli 6/4/2012     

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permalink | inviato da culex il 6/4/2012 alle 23:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
Riverenze a Mammona
post pubblicato in diario, il 7 dicembre 2011


In sostituzione del governo Berlusconi avevamo da tempo ventilato il peggio. Quando i media mainstream, con delle incredibili sviolinate, hanno decantato le virtù e la sobrietà del fiduciario incaricato da “Re Giorgio” abbiamo pensato alle parole di David Rockfeller, uno dei più autorevoli banchieri americani e fondatore della Commissione Trilaterale, che nel 1999 disse: “I governi devono essere sostituiti da qualcos’altro. Il business mi sembra il più adatto a prendere il loro posto”. La “Manovra Salva Italia” è in via di approvazione ma, come era prevedibile, l’equità promessa è rimasta nelle dichiarazioni d’intenti. Tutte le misure in cantiere, se rapportate agli interessi che si pagano annualmente sul debito pubblico, porteranno lo Stato ad incamerare una somma esigua, ma sono più che sufficienti ad inquadrare definitivamente le idee guida del nuovo esecutivo. L’85% dei titoli relativi al deficit nazionale è detenuto da banche italiane ed estere. Ne deriva che l’eventuale insolvenza dell’Italia causerebbe un disastro di proporzioni enormi per l’empireo bancario. Un default, se intelligentemente guidato, non sarebbe particolarmente punitivo per il 99% dei cittadini. Il terrore instillato nel gregge è solo un vecchio grimaldello che, facendo leva sul debito pubblico, artatamente gonfiato dalla speculazione finanziaria, predispone gli Stati a delle opportune aggiustatine nei vari settori dell’economia e a far transitare sempre più ricchezza dalle tasche dei poveri ai conti offshore dei ricchi. Non è accaduto solo nella Corea del Sud, dove la popolazione ha donato persino i propri gioielli per liberarsi dal capestro del Fmi. Non è accaduto solo nel “Terzo Mondo”, in Argentina o in Cile, ma anche negli Usa di Reagan e nell’Inghilterra della Thatcher. Il governo Monti è la longa manus delle tecnostrutture europee, le sue medicine sono quelle prescritte dai banksters e dalle multinazionali, ovvero il meglio di quanto suggerisce il mantra neoliberista. La posta in gioco non è di reperire trenta miliardi a spese dei meno abbienti con tagli, tasse ed imposte, ma è la ricerca di una legittimazione là dove si può ciò che si vuole, è la genuflessione alla dittatura finanziaria con tutti i suoi strumenti: credito, debito, moneta, assicurazioni e derivati tossici; è una dichiarazione d fede nell’efficienza e nell’onniscienza dei mercati senza regole, né barriere; è la sottomissione alle agenzie di rating che, quando lo ritengono comodo, consentono l’inveramento delle loro profezie, è la delega a poteri sovranazionali di incidere e disciplinare in ambiti vitali come contratti dl lavoro, salari e pensioni; è la progressiva cinesizzazione delle masse. La manovra è sostanzialmente recessiva ed è pesantemente classista. Di fatto decurta le pensioni “povere”, non prevede minore pressione fiscale per le persone fisiche assoggettate alle aliquote irpef iniziali, grava sulla prima casa senza tenere conto del reddito. Qualche lieve misura impositiva sulle liquidazioni dei grandi manager ed il miniprelievo sulle somme precedentemente “scudate” non riescono a nascondere l’ineludibile subordinazione ai poteri forti. Il professore ha tolto d’impaccio il vecchio illusionista che al prossimo giro elettorale si presenterà come vergine e martire. Con l’idea guida di uno “Stato minimo” le concessioni gratuite delle frequenze Tv non porteranno benefici all’erario e le banche saranno sostenute con la devozione che si addice al curriculum del premier elargitoci per risanare il Paese. La dittatura finanziaria nel cosiddetto Occidente si è presentata con il piano di salvataggio pubblico dei capitali privati ed è deflagrata in tutta la sua pericolosità con il management bancario posto direttamente alla guida delle nazioni. L’osmosi tra i santuari del turbocapitalismo ed i Parlamenti consente che i politici in uscita finiscano nei consigli d’amministrazione delle grandi imprese e che i tecnici delle stesse dirigano i governi. Buona parte della “manovra Monti” sembra cucita addosso agli istituti di credito che si avvantaggeranno dalla guerra alla circolazione del contante, condotta anche nei confronti dell’Amministrazione Pubblica, dai provvedimenti sulle partite Iva e dalla garanzia statale sui bond bancari. Tutti i cittadini saranno inevitabilmente costretti ad aprire un conto corrente sobbarcandosi spese che l’Abi non era riuscito ad imporre qualche anno fa con il “progetto Pattichiari”. La P.A. non potrà più fare ricorso al contante per movimenti di denaro oltre la soglia dei cinquecento euro. I titolari di partite Iva che vorranno ottenere una serie di agevolazioni sul fronte della semplificazione e nel rapporto con il fisco dovranno far transitare tutti i movimenti di denaro su un conto ad hoc. L’ombrello dello Stato sulle passività delle banche dimostra in via definitiva l’asse di ferro tra Monti ed il sistema finanziario. L’insieme delle misure adottate non consentirà l’impossibile restituzione del debito e neppure risolverà i gravi problemi dell'economia italiana. Frutto di una scelta ideologica, il ditirambo governativo, che si dispiega tra pianti e dichiarazioni d'ineluttabilità, è una purga per i ceti più deboli e una strenna natalizia per il grande capitale.

Antonio Bertinelli 7/12/2011
Chiodi
post pubblicato in diario, il 28 novembre 2010


Politici con i volti di diligenti esecutori, e che in altre circostanze avrebbero trovato più consono impiego in un qualche studio professionale, non trovano di meglio che difendere la riforma universitaria etichettando le manifestazioni studentesche come frutto di una saldatura tra gli interessi dei baroni e le ingenuità degli studenti. I finiani in gramaglie sottoscrivono di tutto e di più. Nessun governo aveva mai osato ridurre in tale misura le risorse per le Scuole e le Università mischiando sprechi, scienza, baronie, futuro giovanile, sapere e potenzialità di sviluppo dell’intero Paese per poi attaccare indifferentemente il tutto a colpi d’ascia. Chi non ha denaro a sufficienza e rifiuta di convertirsi agli assiomi della scaltrezza deve farsi schiavo secondo i desiderata dei Marchionne, deve rinunciare a qualunque progetto di indipendenza e soprattutto deve rimanere ai margini di questa pseudodemocrazia. Poveri Campani sommersi dai veleni delle discariche. Poveri Veneti a cui la crisi economica ha spalancato le porte delle loro città alle mafie. Poveri Italiani, traditi dai Savoia, dalla corruzione, dai partiti, dai sindacati, dai vecchi e dai nuovi amministratori pubblici. Non si era mai visto l’annientamento simultaneo di tanti diritti storicamente acquisiti come è accaduto durante il regno berlusconiano. I demiurghi delle libertà sono per lo più magliari, venditori di fumo, intrattenitori da Club Méditerranée, soggetti con un codice di comunicazione limitato, intriso ora di menzogne, ora di grettezza, ora di gestualità da bettola. Il rischio più grave è che le prosaiche antitesi dei capipopolo, di sostanza o di facciata, guidate o meno dai rispettivi personalismi, ammantate o meno di nobili propositi, continuino a disperdersi in tanti rivoli consentendo l’instaurazione di una neo-dittatura senza più vie di fuga. L’attuale premier ha sfruttato egregiamente tutte le debolezze nazionali. Quando migliorando pratiche già collaudate, quando inventandone di nuove, ha piegato il Paese ai suoi desiderata, lo ha trasformato in una Spa di cui detiene la maggioranza del pacchetto azionario. Con il perfezionamento del berlusconismo è ormai imperativa la nascita di un blocco funzionale all’eliminazione del pericolo più grande. Hic et nunc. Tutto il resto può e deve essere rimandato. Non esiste solo un contesto nazionale impareggiabile nella sua accelerata discesa verso gli inferi, esiste anche un’Europa senz’anima che va rimessa tempestivamente in discussione. Il possibile insediamento di un autocrate a vita cancellerà d’un sol colpo i disegni delle volpi poste a guardia dei diversi pollai elettorali e non potrà fornire di certo terapie adeguate al grave stato di salute del Paese. Le ubbie del personaggio, nel contempo burattino e burattinaio, dunque conscio che le democrazie guadagnano credibilità anche grazie alle performances di quei gatekeepers che salgono sul palcoscenico e fanno “opposizione” con idonea dispensa, non gli permettono di tollerare qualche raro travaglio di stampa, detrattori televisivi più o meno “scapigliati” o magistrati liberi da ogni legame con qualsiasi genere di congrega. L’”unto”, se confermato come tale, smantellerà la Costituzione, castigherà ogni voce dissonante, i giornalisti poco sussiegosi, i presentatori catodici “borderline”, gli scrittori “anti italiani” ed i Pubblici Ministeri “incauti”. Le vicende di Finmeccanica ed Enav, anche queste aziende, come altre grandi fatalmente finite nelle pastoie dell’attività giurisdizionale, sono semplicemente fisiologiche. Sono scandali tipici di un’Italia il cui apparato normativo è stato per venti anni rimodulato ad hoc e la cui sensibilità civica è stata rimossa con destrezza, sono solo le ultime novità che, incalzate dalle impavide gesta di altri avventurieri, finiranno presto nel fetido dimenticatoio italico. Piaccia o non piaccia, questo è un fatto incontrovertibile con cui ogni cittadino deve ormai fare i conti, così come deve farli con la crisi economica che sta scuotendo l’Europa fin dalle fondamenta. L’entità di alcuni debiti pubblici diventa sempre più critica. Il Capo dello Stato ha lanciato un appello affinchè venga accordata piena fiducia all'euro. Dimenticando che dal suo primo giorno di corso legale il potere di acquisto dei salari e degli stipendi italiani si è ridotto del 40%, con una lettera ai Presidenti del Gruppo degli Otto “Uniti per l'Europà”, Giorgio Napolitano ha chiesto che l'Ue prenda polso nel “contrastare contagiose speculazioni contro la moneta unica frustrando ogni tentativo di provocare un default di Stati sovrani, che dinanzi alle tensioni in atto nei mercati finanziari si esprima pubblicamente piena fiducia nell'euro, insieme con una rinnovata adesione ai principi di coesione e solidarietà che reggono l'Unione Europea”. La Grecia e l’Irlanda sono già finite sotto schiaffo, ora è il turno del Portogallo. Secondo l'edizione tedesca del Financial Times, la Bce ed atri Paesi di Eurolandia starebbero facendo pressioni sul Governo di Lisbona per ottenere che anch’esso ricorra al più presto al pacchetto di aiuti dell'Unione e del Fmi. Sotto a chi tocca, quando arriverà il nostro turno? Con tali premesse, sarebbe devastante per gli Italiani andare incontro ai marosi che si profilano all’orizzonte senza scialuppe di salvataggio, inoltre soverchiati dal gravame di un regime suggellato dalle peggiori oligarchie e dall’amicizia di altri despoti. L’Ue non ha supplito, né intende supplire ai collassi, alle ruberie, agli sprechi, all’immoralità, alle inefficienze, alla debolezza dello Stato e della P.A. italiani. L’Unione si è concretizzata in un ordinamento socio-giuridico-finanziario neoliberista, dove i banchieri hanno burattinizzato i governi, che a loro volta hanno disarticolato il Welfare, hanno lasciato fallire migliaia di piccole e medie imprese, hanno lasciato disoccupati milioni di lavoratori. L’Unione trionfante è quella delle banche troppo grandi per fallire che, al fine di rivitalizzare il sistema, battono continuamente cassa ed impoveriscono i cittadini. Se l’Italia è un ricettacolo di cricche sostenute dall’avidità dei governanti, votata al peggio dallo strabismo dei parolai in ordine sparso o dall’ortodossia delle vergini che non intendono “sporcarsi”, questa Europa è il ricettacolo di plutocrazie e di grandi capitali che si muovono senza frontiere, che hanno poco a vedere con l’iniziale promessa di solidarietà tra i Popoli. I bilanci comunitari non sono controllati da un soggetto autonomo, ma anche il tiranno, complici gli appetiti leghisti e le idiosincrasie di maniera, che ha fatto dello Stato cosa sua fin dove gli amici glielo hanno consentito, senza fare sconti a nessuno, eliminerà ogni residua forma di bilanciamento democratico e, con esso, le illusioni di qualunque potenziale aspirante al trono. Bruxelles la grassa, imperiale ed autopoietica, sta lentamente diventando grassatrice. Roma ha urgente necessità di affrancarsi dall’insidia che incombe sull’intero Paese. Solo dopo la politica, includendo quella agita a proprio vantaggio e quella dei portatori di conflitti d’interesse minori, potrebbe posizionarsi su altri fronti, magari facendo luce sia sui destini italiani che su quelli europei.

Antonio Bertinelli 28/11/2010


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permalink | inviato da culex il 28/11/2010 alle 16:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
Fratelli coltelli
post pubblicato in diario, il 16 maggio 2010


Riferendosi ai foschi avvenimenti che hanno caratterizzato i primi anni novanta dello scorso secolo, Walter Veltroni ha chiamato in causa altre “entità” lasciando intendere che, per sciogliere quei misteri, bisogna guardare oltre i fatti imputabili a questo o a quel mafioso. In realtà per arrivare ad una visione complessiva di quella fratellanza esercitata a danno dei governati bisognerebbe anche analizzare le vicende che hanno visto o che vedono come protagonisti tanti fratelli coltelli dediti a scalare banche, assicurazioni, grandi gruppi industriali, proprietà editoriali, vari settori nevralgici dell’economia e della finanza. Il sacrificio di uomini fedeli alle Istituzioni sistematicamente isolati e abbandonati da uno Stato, formalmente presente solo ai funerali, è la cartina di tornasole che indica l’alto tasso di acidità raggiunto dal sistema paese. Anche se qualche fustigatore di costumi fotografa periodicamente l’insider trading praticato da Tizio, la truffa delle scatole cinesi realizzata da Caio o le tangenti pretese da Sempronio, la Fratellanza Oscura, su cui tutti sorvolano, non è un videogame, e la lunga teoria di vittime che annovera l’Italia ne è la conferma. Per essersi avvicinati, più o meno consapevolmente, a verità ignominiose hanno perso la vita magistrati, testimoni, poliziotti, giornalisti, comuni cittadini e persino qualche prelato che si occupava di faccende un pò troppo “temporali”. Il modus operandi delle élites economico-finanziarie, che venga paralizzata la macchina giudiziaria ope legis o che si ricorra a metodi più spicci per vanificare gli esiti di eventuali indagini, implica una vastità di connivenze ed una trama di relazioni tale da coinvolgere tutti i livelli delle Istituzioni. Chi incappa in determinati reati, come ad esempio quelli di corruzione, oltre che all’improbabile “ludibrio” mediatico, comunque prossimo a scomparire per via legislativa, rischia al massimo una condanna penale simbolica. Le notizie che si rincorrono in questi ultimi mesi riguardano prevalentemente la corruzione di combriccole ammanicate con il centro-destra. Ci viene spontaneo ritornare con il pensiero alla presunta bonifica giudiziale realizzata da “mani pulite” e agli eventi successivi, senza perdere di vista l’attuale contesto economico, che ci vede vacillare insieme ad altri Paesi di Eurolandia. I processi penali di ieri, come anche quelli di oggi, non hanno dato origine ad una catarsi. I “fantasmi” della prima Repubblica si aggirano indisturbati anche nella seconda e i misteri di sempre permangono. Dopo l’eliminazione di alcuni grandi tangentisti, dal 1992 è iniziata la corsa alle alienazioni dei gioielli di famiglia e si sono accelerati i passi per adottare la moneta unica europea. In pochi anni decine e decine di prestigiose aziende italiane sono passate in mani straniere (Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Ferrarelle, etc), diverse mega dismissioni ed acquisizioni hanno portato al saccheggio e alla svendita di tutto il patrimonio pubblico. L’Italia è diventata così l’Eldorado delle incestuose liaisons tra banche e imprese che, tra l’altro, hanno fornito l’assist per il crack della Cirio e per quello della Parmalat. Oggi gli Italiani vengono accusati di aver usato l’euro come carta di credito. Non è per caso che i teorici della Transparency International, quelli che tifano anche per la decentralizzazione e per la privatizzazione di quasi tutte le Istituzioni, compresa Polizia, Magistratura e Forze Armate puntino a far emergere gli sconci degli attuali maggiordomi per sostituirli con altri, magari più zelanti? Dato che i benefici della “carta di credito” non sono stati raccolti dai cittadini e a questi bisogna pur lanciare qualche osso per distrarli, la domanda non ci sembra peregrina. Gli Italiani hanno già pagato per gli incarichi e gli onori che Goldman Sachs ha riservato a certi “sinistri” ed oggi stanno firmando altre cambiali per il governo dei “destri”. Naturalmente le oscene ruberie maturate all’ombra della Protezione Civile, gli illeciti realizzati dalle cordate allestite contro Air France, le tangenti sul business eolico, gli affari connessi a certi commissariamenti, la turpe spartizione dei soldi pubblici e tante altre vicende analoghe finiranno in una bolla di sapone come quelle oggetto dell’inchiesta “Poseidone”. Il brivido della crisi greca e le mezze parole di Giulio Tremonti ci preoccupano più di quanto lo possano fare tutti quei processi farsa che si celebrano nelle aule di Giustizia. Ma non sarebbe meglio dare in beneficenza tutto quello che si spende per procedimenti giudiziari già morti in partenza, come il passato ben dimostra? Dopo essere finiti in pasto alla UE e al FMI, si sta portando a compimento l’eutanasia dello Stato sociale. Wall Street ha trovato la nuova Terra Promessa in Europa e il nostro Paese, già fragile per l’entità del debito pubblico, non è neanche in grado di esprimere un governo nazionale idealmente capace di fronteggiare l’assalto definitivo della BIS (Bank for International Settlements). Jean- Claude Trichet sostiene che l’impegno della BIS è “un passo avanti” per affrontare la crisi generale ed è convinto che la complessa situazione finanziaria richieda un’aristocrazia qualificata per l’esercizio di una direttiva globale. Dato che il governatore della BCE tesse gli elogi dell’istituto finanziario più potente della terra ci sia concesso di nutrire qualche dubbio. Grazie all’indefessa opera dei fratelli d’Italia abbiamo perduto la sovranità monetaria, l’industria nazionale, l’identità culturale, la sostanziale possibilità di autodeterminarsi e ci avviamo a grandi passi verso una terrificante dittatura tecno-finanziaria. Il calvario dei settori più vulnerabili della popolazione è cominciato con l’avvento dell’euro e si è marcatamente accentuato dopo la crisi dei mutui subprime americani. Se non si trova un antidoto per il velenoso cocktail di misfatti nazionali ormai trangugiato ci si prospetta un futuro di instabilità, di schiavismo, d’impoverimento materiale e di abbrutimento psichico. La fine tragica e disperata di Mariarca Terracciano, morta per protestare sia per il mancato accredito del suo stipendio che per quello di tutti i dipendenti della ASL inadempiente, segna la distanza tra governanti e governati, segna la distanza tra chi si ingrassa a spese di tutti e chi vede violati i propri diritti minimi.  

 

Antonio Bertinelli 16/5/2010       

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