eta name="robots" content="all" /> eta name="robots" content="all" /> culex | antonio bertinelli | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Non è tempo di giubilei
post pubblicato in diario, il 15 novembre 2011


In questi giorni il governo Berlusconi è stato sciolto per consentire l’insediamento di un governatore “straniero”. Molti di quelli che nutrivano disistima per questo esecutivo gioiscono ignari della spericolata manovra condotta dal Capo dello Stato in omaggio ai mercati, che sarebbe meglio definire tout court banche d’affari. Al di fuori di queste non esistono investitori capaci d’imporre tassi d'interesse insostenibili al finanziamento degli Stati privi di sovranità monetaria. Le colpe del “licenziato” sono molteplici ed è notorio che i principi costituzionali non fossero tenuti in grande considerazione dal governo delle cricche. Qualche organo d’informazione e molti blogger hanno condotto in tal senso una battaglia senza quartiere. A dire il vero la Costituzione, nella sua rigida stesura, va stretta un po’ a tutti i professionisti della politica nazionale ed è stata bypassata più volte anche da chi avrebbe dovuto garantirne il rispetto. La legge n. 270/2005 (meglio conosciuta con il nome di Porcellum) è in contrasto con la Carta che prevede l’elezione diretta dei parlamentari. La legge n. 85/2006 ha modificato il concetto e ridotto le pene per gli attentati contro l’indipendenza, l’unità e l'integrità dello Stato, contro gli organi costituzionali e la Costituzione. Il Trattato di Lisbona (approvato all’unanimità nel 2008) sovrasta e mette in subordine il dettato costituzionale. L’art. 11 della Carta viene aggirato chiamando le guerre missioni di pace o attribuendo loro aggettivi e scopi rassicuranti. Il Presidente della Repubblica, nel conferire a Mario Monti l’incarico di formare un nuovo governo, ha assunto quel ruolo politico che il suo mandato non prevede. Sarà un caso che in questi ultimi giorni Giorgio Napolitano abbia parlato di riforme costituzionali? Quasi tutti quelli che hanno da sempre denunciato o mal digerito i difetti, e a volte le oscenità, del governo Berlusconi, non fanno di certo gli schizzinosi davanti alla procedura irrituale che ha tolto di mezzo il fardello. Peccato che l’euforia non riguardi l’esito di una partita di calcio ma il futuro dell’Italia. Già perché l’accantonamento del primo ministro non è avvenuto per via ordinaria, ma su input di poteri sovranazionali interessati, oltre che all’ampliamento dei loro spazi geopolitici, alla ristrutturazione degli assetti economici dell’Italia e non certo alle sorti del popolo italiano. Non vogliamo avventurarci in paragoni improponibili tra il premier dimissionato e quello incaricato, ma il cursus honorum del secondo, se è ineccepibile come potenziale a.d. di una grande corporation, non è tale come capo di un governo desideroso di affrancarsi dal gioco al massacro condotto dai globalisti euro-anglo-americani. L’insediamento di Monti non conviene a tutti. Può convenire alla “casta” nell'indicarlo come unico responsabile di scelte impopolari, può far comodo agli incantatori di serpenti per annunciare gravemente che “la festa è finita” (ovviamente non la loro), può servire all’Ue dei banchieri che hanno in pancia parecchi miliardi di titoli finanziari tossici, può contribuire all’illimitato arricchimento della banca d’affari Goldman Sachs. Monti non prometterà ai cittadini un milione di nuovi posti di lavoro, non si trastullerà facendo l’illusionista, non ci scandalizzerà con i suoi costumi. E’ persona di tutt’altro stile, ma realizzerà esattamente tutto quello che lo ha spinto a sostituire l’”impresentabile”:  reperire quattrocento miliardi di euro, impoverendo ulteriormente il ceto medio, svendere quello che è rimasto del patrimonio comune, mettere un’altra volta le mani sui contratti dei dipendenti pubblici e sul sistema pensionistico. Nessuno oserà mai rilevare che un’infinità di giovani precari e disoccupati vive grazie al lavoro dei genitori o alle pensioni maturate dagli stessi. Non bastava la crociata di Renato Brunetta conclusasi con la sospensione delle assunzioni, le decurtazioni retributive, i blocchi contrattuali, l’interruzione delle progressioni economiche, la liquidazione della “buonuscita” posticipata fino a due anni. Adesso, per chi ha iniziato a lavorare da ragazzo, si profila il rischio di dover andare in pensione dopo quarantanove anni di contributi, in attesa di superare i sessantasette anni di età. Dopo la somministrazione della terapia voluta dalla mano invisibile della global class staremo peggio dei nord-americani, sulla cui miseria trovano modo di fare business anche le banche. Per evitare che le indennità di disoccupazione impigriscano troppo i lavoratori, negli Usa i dipendenti licenziati non ricevono più l'assegno di sostegno direttamente dagli enti locali, ma viene consegnata loro una "card" della JP Morgan. Nessuna indulgenza per il governo mignottocratico, per i Cicchitto, le Gelmini ed i Sacconi, ma non rallegriamoci per l’insediamento di un tecnico allevato, cresciuto ed incensato nel culto del mito neoliberista. Le turpitudini del ceto politico disgustano, ma le occupazioni finanziarie dei paesi e le guerre umanitarie hanno bisogno di governi fantocci, di parlamenti corrotti, di apparati statali inefficienti. L’Agenda della global class è serrata, come dimostrano i ridondanti bombardamenti della Libia, i sanguinosi disordini coltivati in Siria e le aggressioni mediatiche contro l’Iran. Non è da ieri che le élites dominanti puntano a riorganizzare l’Italia secondo i dogmi di Milton Friedman. Il monarca deposto, per più di un motivo, e non certo per le sue conclamate “dissolutezze”, è diventato semplicemente disfunzionale. Le opposizioni parlamentari non offrono tutte le garanzie richieste ed eccoci dunque prossimi ad essere governati da un autorevole membro del club Bilderberg. Anche attraverso il ferreo commissariamento dei governi nazionali, di sicuro non peggiori di chi li manovra, sta calando sull’Europa il buio di una notte senza sogni.

Antonio Bertinelli 15/11/2011   
Il karaoke
post pubblicato in diario, il 7 novembre 2011


C’è un vecchio retore la cui precettistica oratoria fa leva sull’unità nazionale ed invoca sempre l’unanime concordia, non importa con chi e a che prezzo. E’ da tempo il massimo garante del partito anglo-americano. C’è un monarca in declino che, dovendo lasciare il trono, cerca di salvare con ogni mezzo se stesso ed il patrimonio avventurosamente accumulato. Si è inchinato alla politica dei bombardamenti umanitari in Libia ed ha aperto la porta agli ispettori del Fmi, ma non basta. C’è la dotta corte dei miracoli che si accinge a governare secondo i dettami del verbo globalista. Michele Santoro ha potuto riprendere il suo lavoro televisivo ed ancora una volta ha permesso ai suoi ospiti di stigmatizzare l’abiezione della casta. Club esclusivi come la Skull and Bones, il Council on Foregn Relations, il Bilderberg, la Trilaterale non hanno uffici stampa che informano esaurientemente le redazioni giornalistiche. Così i deraimediasettizzati tg di Enrico Mentana non possono fare altro che parlare degli eventi quotidiani ed alzare il sipario sul ripetitivo teatrino della politica. Fiumi d’inchiostro e di chiacchiere televisive seguono percorsi tangenziali senza mai intersecare il nocciolo della questione topica. Imperversa un ceto politico indecente e siamo in una situazione economica critica, ma lo sanno anche i sassi. Per tutto il resto ci si deve affidare all’intuizione. Il “governo Lagarde” ha invaso un’area senza alcuna legittimazione se non quella fornitagli dallo stesso Silvio Berlusconi. Altri avrebbero saputo fare di meglio? Gli anni 90 dello scorso secolo videro attacchi speculativi contro la lira ed altre valute europee. Data l’entità del debito statale i patrioti dell’epoca, ottimamente istruiti all’estero, pensarono bene d’incamerare soldi svendendo buona parte del patrimonio pubblico per poi ottenere il privilegio di far entrare l’Italia nell’euro. Tra i benefici ottenuti da quelle operazioni anche gli smemorati ricorderanno di aver perso più o meno il 50% del potere d’acquisto dei loro salari. Il bilancio per aver ceduto dopo la sovranità politica e territoriale anche quella monetaria è proprio dei nostri giorni ed è pessimo. Le lezioncine sussiegose di quelli che mettono in amministrazione controllata le nazioni, quando avrebbero dovuto finirci le banche, tecnici falsamente accreditati come potenziali amministratori pubblici al di sopra delle parti non possono incantare. Lo sdegno popolare nei confronti dei partiti della Prima Repubblica, del quale i media si fecero interpreti, ha depauperato l’Italia e partorito Silvio Berlusconi. Lo sdegno odierno nei confronti dell’indomito cavaliere impoverirà ulteriormente il Paese e vedrà all’opera lo stesso genere di patrioti degli anni 90. Né loro, né i loro mandanti, né i loro datori di lavoro fanno parte di ordini monastici. Non ci vengano a raccontare che l’attacco speculativo contro l’Italia dei primi anni 90 dipese dall’ingordigia di Craxi e quello attuale dall’indecenza del governo in carica. L’ignavia politica, l’avidità, la corruzione e la ricattabilità della casta sono tutti requisiti indispensabili per renderla intercambiabile lasciando inalterati il sistema finanziario globalizzato e gli affari delle multinazionali. Chi è disfunzionale ai disegni dell’Impero, se non ha abbastanza pelo sullo stomaco, si dimette, se tenta di emanciparsi cade in disgrazia, se fa il pesce in barile vede il proprio Paese finire sotto l'attacco della finanza speculativa e, in certe occasioni, lo vede sepolto sotto migliaia di tonnellate di bombe. Romano Prodi ha bacchettato Pierluigi Bersani perché il Pd non cresce, ma il segretario pidino, come gli altri notabili del partito, proprio in ragione degli interessi che rappresentano, vanno bene così come sono e, tra un mantra e l’altro, giocano di rimessa. Quando il Pd arriverà al governo per demeriti altrui non serviranno teste originali. E’ già tutto scritto, basterà applicare le tavole della legge imposte dai banchieri, dalla Fed, dalla Bce e dal Fmi. La presunta superiorità intellettuale dei ministri a venire non garantisce agli Italiani migliore destino di quanto ne possa garantire la grossolanità e l’approssimazione di quelli attuali. I tanti fuochi nelle piazze dell’Impero stanno a dimostrare la subordinazione di tutti gli esecutivi nazionali ai diktat della grande finanza. Il debito aggregato dell’Italia è il più basso d’Europa, uguale a quello della Germania, inferiore a quello di Gran Bretagna, Spagna e Francia. La cosa è appetibile e ci sembra che i banksters internazionali non si curino dei pagliacci da loro stessi posti o tollerati alla guida dei governi se non quando debbono derubare i loro popoli. Barak Obama, presidente del paese più indebitato del mondo, ha lodato l’Ue per la decisione di mettere l’Italia sotto monitoraggio del Fmi. Il suo plauso merita gesti scaramantici. I banchieri che lo sostengono si sono stuzzicati l’appetito con Irlandesi, Portoghesi e Greci, prossimi alla fame come milioni di nord-americani triturati dal neoliberismo. Ora vogliono ingozzarsi a spese degli Italiani. Assodato che Berlusconi, lasciando intuire persino il rimpianto per lo ius primae noctis, ha lavorato alacremente per riportare l’Italia nel Medioevo, sarebbe illusorio credere di poter uscire da questa situazione affidandosi ad un governo tecnico magari guidato da un international advisor di Goldman Sachs, ex commissario europeo, presidente continentale della Commissione Trilaterale e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg.

Antonio Bertinelli 7/11/2011
Après le Royaume de Silvio
post pubblicato in diario, il 10 ottobre 2010


Se Silvio abdicasse per godere altrove, e senza rischi di “persecuzioni giudiziarie”, i frutti del suo lavoro, quali prospettive si potrebbero aprire per l'Italia? L'ipotesi può aiutarci a fotografare gli orizzonti del dopo. Vogliamo addirittura indulgere all'ottimismo pensando che l'apparato normativo, modificato nel corso di un ventennio dall'intera casta, possa essere velocemente riscritto a misura di cittadino. Rimarrebbero le difficoltà connesse alla ricostruzione del tessuto socio-culturale e al destino del Paese, ormai sottomesso in gran parte ai governi ombra posti fuori e dentro i confini nazionali. Per quanto molti ritengano, da diversi punti di vista, che l’attuale esecutivo sia il più funesto dell’intera storia repubblicana, il suo divenire non lo si può certamente attribuire al fato. Il virus del berlusconismo ha potuto diffondersi perché ha trovato l’habitat favorevole. E’ fuori di dubbio che l’Italia abbia una sua disgraziata specificità per il radicamento delle mafie e per essere il Paese dei tanti misteri irrisolti, ma parte delle sue afflizioni sono comuni ad altre realtà geografiche, anch’esse finite sotto la frusta della globalizzazione, che ha visto persino l’impero sovietico post-comunista diventare preda di un capitalismo anarco-feudale, con annesse devastazioni del welfare. La maggioranza degli Italiani aspira ad una rivoluzione politica fuori dei soliti rituali di facciata, ma la questione si pone in tutta la sua problematicità anche quando si volge lo sguardo all’estero. Assodato che i cavalieri della tavola di Arcore non hanno fatto nulla di utile per i cittadini, c’è da chiedersi come ci si potrebbe liberare da quel giogo che travalica ormai tutti i governi occidentali. Se è prioritario restituire al Paese il rispetto per la Costituzione, e con esso il primato della legalità, non ci si può esimere dal volare un po’ più in alto. Dopo il disastro aereo di Smolensk, da quale cilindro è uscito il Presidente polacco Bronislaw Komorowski? Come mai Rafal Gawronski, il giornalista che stava indagando sull’incidente, a cui i Polacchi non credono, è stato imprigionato? Chi ha scelto Herman Van Ronpuy come primo Presidente del Consiglio Europeo? Accantoniamo l’ampollosità di certe domande, a cui nessun lobbista di Bruxelles vorrebbe rispondere, per passare ai fatti e quindi volgere lo sguardo a chi segna le sorti dei Popoli, senza che questi possano interferire nel processo decisionale. Il Presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, è già stato Governatore Supplente del Fondo Monetario Internazionale e Governatore della Banca Mondiale. La Commissione Europea, motore legislativo principale dell’Unione, è composta da membri nominati dai vari governi nazionali secondo logiche “ad castam”. Su questo organo pressano attività di lobbying, svolte prevalentemente in zona grigia, che oggi annoverano oltre duemilacinquecento addetti. Va da se che l'uperari Brambilla lavori per pochi denari, che la Fiat e la Omsa decidano di spostare la produzione in Serbia, che il piccolo imprenditore venga strangolato dalle finanziarie e che i Paesi dell’Ue si trasformino in Stati di Polizia. Succede nelle banlieues francesi, qui da noi, come hanno sperimentato anche i terremotati abruzzesi, in Germania, dove qualche giorno fa la polizia, con l’impiego di canoni ad acqua, spray al pepe e manganelli, ha fermato migliaia di pacifisti, che cercavano di proteggere un parco pubblico dalle ruspe chiamate alla realizzazione del più grande progetto di infrastruttura europea, Stoccarda21. Sono stati feriti, alcuni gravemente, più di trecento dimostranti. Anche la Lega e G. Tremonti si sono dovuti convertire ob torto collo al verbo di Eurolandia. Non è semplice sottrarsi a quella sorta di New Deal imposto dal Fmi, dal Wto e dalla Bce. L’uomo nuovo della Provvidenza ha un feeling particolare con noti dittatori, antepone ai doveri di governo gli affari garantiti da questi rapporti preferenziali ed ovviamente non è avvezzo a mettersi nei panni della gente che si ritrova schiacciata da un’economia distorta prevalentemente dai poteri finanziari. Ma chi potrebbe “salvare” l’Italia? Chi potrebbe avere il coraggio e la forza per sganciarsi dalla locomotiva impazzita del mondialismo? Non certo i social-liberisti alla D’Alema & Co, che sono i principali complici delle privatizzazioni a basso realizzo, delle politiche di austerity e del golpe monetario. Il Presidente ecuadoregno, Rafael Correa, già nel 2008, aveva manifestato l’intenzione di non pagare gli oltre trenta milioni di dollari di cedole sulle obbligazioni in scadenza. Si giustificò dichiarando che il debito estero dell’Ecuador è di natura illegittima e quindi immorale. Nei giorni scorsi Correa ha rischiato di essere rovesciato da un colpo di Stato delle Forze di Polizia. La realtà supera la fiction ed il sogno infranto di Barak Obama sta lì a dimostrarlo. Probabilmente se la nonna materna non fosse stata un alto funzionario della Bank of Hawaii, un istituto utilizzato da varie società di copertura della CIA, e se lo stesso Obama non avesse lavorato a lungo per la Business International Corporation, l’uomo apparentemente più potente della Terra non avrebbe sperimentato la propria “minuzia” scontrandosi con la durezza di un governo che deve rendere conto a gruppi di potere come quello ispirato da Zbigniew Brezinsky. Obama è stato l’artefice di una piccola e discussa riforma sanitaria ed è riuscito a modificare alcune regole del sistema finanziario a vantaggio dei consumatori. Il fronte dei suoi insuccessi è molto più ampio. Accusato dal Wall Street Journal di “resuscitare le lotte di classe”, il suo pragmatismo lo ha portato a più miti consigli. Gli Usa, costretti in un polmone d'acciaio finanziario, continuano ad avere il tasso di povertà più alto del mondo con oltre cinquanta milioni di indigenti. Negli States più di cinque milioni di famiglie hanno perduto le loro case, tra disoccupati e sottoccupati, si contano trenta milioni di cittadini, esistono circa due milioni e trecentomila reclusi, ogni settimana apre una nuova prigione ed il Presidente, ostaggio del vecchio establishement (quello della finanza, di alcuni settori dell'industria energetica e delle nuove tecnologie, di un pezzo della Cia, di chi orbita intorno all'Fbi) ha dismesso il drappo del messia. Obama sta subendo l'assalto dei petrolieri contro le avanzate leggi ambientali della California, è stato indotto a predisporre gli strumenti per schedare e riconoscere gli immigrati attraverso il controllo dell'iride, su input delle strutture d’intelligence, la sua amministrazione sta lavorando per imporre a tutti i servizi di comunicazione online, compresi Blackberry, Skype e Facebook, di collaborare con le autorità, creando un software in grado di intercettare l'utente e leggerne tutti i messaggi, anche quelli criptati. Il recente esodo dei consiglieri filoisraeliani dalla Casa Bianca non è poi un presagio da sottovalutare. Non ci è dato di conoscere se l’elezione di Obama sia stato un esperimento di laboratorio stile Bilderberg, insieme al dubbio, ottimo diserbante per estirpare la gramigna di qualunque pseudo-democrazia, resta il fatto che le sue capacità d’incidere realmente a favore di una popolazione da anni sotto il tacco delle banche e dei loro eserciti sono veramente modeste. Se l’Italia si liberasse oggi delle mafie e del berlusconismo chi potrebbe aggiustare i danni economici di un dollaro così svalutato da sbarrare il passo indefinitamente alle nostre industrie e alle nostre esportazioni? Chi potrebbe liberarci dagli usurai dell’enorme debito pubblico? All'inizio del Rinascimento le banche genovesi iniziarono a finanziare la Castilla, e così s'impadronirono a poco a poco di tutti gli affari più remunerativi, radicandosi poi solidamente in tutta la Spagna, con l’appoggio dei regnanti.

Antonio Bertinelli 10/10/2010
Sfoglia ottobre        dicembre
il mio profilo
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv