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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Guai ai vinti
post pubblicato in diario, il 12 marzo 2012


Si narra che le oche del Campidoglio avvertirono i Romani, assediati dai Galli capeggiati da Brenno, che i nemici stavano scalando le mura della rocca. Gli strepiti dei volatili consentirono al console Marco Manlio di organizzare la difesa e di respingere l’assalto in attesa dell’esercito di Marco Furio Camillo. Secondo un anonimo storico dell’epoca il generale romano, con il gladio sfoderato, si presentò davanti a Brenno, che esigeva mille libbre d’oro per porre fine all’assedio di Roma, urlando: “Non auro, sed ferro, recuperanda est patria”. I Galli vennero sconfitti e ricacciati verso nord. I barbari che oggi scorrazzano per l’Italia mettendola a ferro e fuoco non trovano resistenza. La gente rassegnata non ha più interesse a sapere se il tesoriere della Margherita ha approfittato di Pantalone come o meglio di altri, se un magistrato è ignorante, vile o corrotto, se un consigliere di Cassazione, occupandosi carnevalescamente del processo al fondatore di Forza Italia, ha titolo per dare lezioni di diritto, se il precedente premier gode di un salvacondotto giudiziario, se qualche ufficiale dei carabinieri è “punciutu”, se uno o più funzionari di polizia fanno il doppio gioco, se l’attuale governo sta facendo il lavoro più sporco per conto di Berlusconi, Bersani, Casini e affini. La gente assuefatta, quella parte che non intende conformarsi, si destreggia come può per riuscire a sopravvivere in un paese palesemente controllato, fin nelle viscere, da bucanieri, profittatori, ruffiani, bancarottieri, cialtroni, mafiosi, golpisti di ogni risma e grandezza. L’indignazione, che fa da contraltare alla rassegnazione e all’assuefazione, non basta per cambiare le sorti dell’Italia, né servono le oche che starnazzano per le malefatte di Tom, Dick & Harry. Non ci sono un Marco Manlio ad ascoltare ed un Marco Furio Camillo con delle legioni pronte a combattere. Sul colle c’è un cantore che tesse le lodi degli invasori. La sua naturale predisposizione al collaborazionismo lo spinge ad omettere che tutti i Brenno, domestici e non, hanno gettato su uno dei piatti della bilancia, per pesare l’oro che pretendono dagli Italiani, anche la spada dicendo: “Vae victis”. In fin dei conti, che siano o meno risentiti, con minore o maggiore onta, solo i “governati” sono sconfitti. Sono vinti quando è denegata ogni forma di giustizia, quando viene assassinato chi lotta fattivamente contro lo strapotere delle mafie, quando tutte le istituzioni sono al servizio di interessi privati, quando gli enormi costi della Sanità non si traducono in assistenza adeguata, quando i vecchi debbono sobbarcarsi il peso dei giovani senza lavoro, quando le banche, le multinazionali e la finanza internazionale decidono insindacabilmente le loro sorti. Debbono ritenersi vinti se hanno la percezione che sono stati deliberatamente spinti  verso una situazione socio-politica-economica da “si salvi chi può”. Quando ambizione, avidità e crimine s’incontrano per farsi Stato accade di tutto. Il popolo viene assimilato ad un banco di sardine su cui possono avventarsi tutti i predatori in movimento e vige dunque la legge del più forte. Siffatto Stato, comunque venga verniciato, è di tipo assoluto anche in quanto rinnega il ruolo sociale dell’impresa, lascia massima libertà d’azione al capitale anonimo, elabora un diritto societario ed un quadro sanzionatorio che favorisce evasione o elusione fiscale, coopta sindacalisti promuovendoli parlamentari o amministratori delegati di aziende strategiche, ripudia i diritti del lavoro, mette a punto un codice penale e di procedura penale a tutela del withe-collar crime. Siffatto Stato, che pretende di essere mantenuto attraverso tasse ed imposte, elargisce incerti e sporadici pagamenti ai suoi creditori, non fornisce servizi d’interesse generale, favorisce la confusione e il conflitto sociale, alimenta la competizione tra i ceti più deboli, incarcera nei Cie i senza lavoro nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, consentendo di lucrare a chi gestisce tali centri. Questo genere di Stato, dove ex ministri smemorati si rimpallano le responsabilità delle vecchie trattative sul “papello”, dove carabinieri, poliziotti, agenti dei servizi d’intelligence, magistrati e giornalisti scomodi finiscono regolarmente ammazzati; dove i berlusconi e i berluschini fanno proseliti mentre ricattano Mario Monti là dove pensa di dare una spruzzatina di equità all’azione di governo; dove i banchieri, che acquistano pacchi di derivati tossici a danno dei piccoli azionisti, vengono liquidati profumatamente per cambiare poltrona; dove i convertiti alla luciana tengono sermoni di democrazia sull’utilità di dannose opere faraoniche e le finte opposizioni parlamentari appoggiano i governi dei “tecnici” clonati overland, non si corregge con l’indignazione manifestata nelle piazze, nelle valli, sui tetti, sulle gru o sui ponteggi di “Servizio Pubblico”. La lotta, che sia individuale o collettiva, se lotta deve essere, richiede qualche cosa di più per riscattarsi.

Antonio Bertinelli 12/3/2012

Nota:

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In nome della legge
post pubblicato in diario, il 21 gennaio 2012


Schiere di pensatori hanno discettato per secoli sul bene etico, sul potere e sulla valenza delle leggi. Nel 1830 il presidente Andrew Jackson convinse il Congresso americano ad approvare il cosiddetto "Indian Removal Act". Migliaia di indiani residenti ad est del Mississippi furono in tal modo costretti, sotto scorta militare, a migrare verso ovest. I Cherokee, che nel 1838 non avevano ancora ceduto al trasferimento, furono estromessi dalle loro terre con i fucili delle “giacche azzurre”. Gli Apaches, insieme alle tribù dei Sioux, dei Cheyenne e degli Arapaho, opposero una fiera resistenza all'esercito statunitense. I Chiricahua di Geronimo furono l'ultimo grande gruppo combattente di pellerossa. La loro lotta si concluse il 4 settembre 1886, quando il capo, rimasto con trentacinque guerrieri, decise di arrendersi. Geronimo dovette accettare e subire la carcerazione in Florida, con la promessa dei generali americani di poter fare presto ritorno in Arizona. Nel 1909 morì nella riserva dell’Oklahoma, praticamente prigioniero, senza poter più rivedere la sua terra. Tra il 1880 ed il 1890, come reazione al degrado delle condizioni di vita, tra le tribù occidentali nacque un’ondata di movimenti religiosi che invocavano l’aiuto divino. Gli agenti federali vietarono la danza degli spettri nelle riserve. Nel novembre del 1890 il commissario per gli affari indiani ordinò ai soldati di arrestare Toro Seduto, Grande Piede ed altri capi. Nei tafferugli che seguirono Toro Seduto venne ucciso. Duecento Sioux, guidati da Grande Piede, scapparono. I cinquecento cavalleggeri che partirono al loro inseguimento costrinsero i fuggitivi a rientrare nella riserva. Mentre venivano perquisiti in cerca di armi alcuni Sioux opposero resistenza. I soldati cominciarono a sparare e gli indiani cercarono di fuggire ancora una volta. Le “giacche azzurre” li inseguirono uccidendone centocinquanta, senza risparmiare donne e bambini. L’ultimo massacro della nazione indiana si consumò vicino al fiume Wounded Knee. Qualunque concezione etica prevede la nozione del bene e del male, idee correlate ora ad una visione religiosa, ora ad una visione laica. Come dimostrano l’eccidio dei nativi americani, quello recente del popolo libico, la primazia delle banche e delle multinazionali, la libera circolazione dei capitali, l'esistenza dei paradisi ficali, l'ingannevole maschera dell'Unione Europea, la trappola della moneta unica, il sistematico stupro dello Stato, lo smantellamento delle politiche sociali, le manovre finanziarie recessive, la devastazione dell'economia greca, il bombardamento finanziario dell’Italia, l’insediamento come primo ministro di uno dei maggiori vati del libero mercato, la bocciatura del referendum anti-porcellum da parte della Corte Costituzionale, non tutto quello che si definisce legittimo o conforme al diritto internazionale è in sintonia con l'insieme dei principi-guida del comportamento umano ritenuto prevalentemente equo e giusto. Max Weber individuò tre tipi di legittimità: quella tradizionale dell’Ancien Régime, quella carismatica basata sulla forza eroica di un leader e quella legale-razionale che poggia su ordinamenti statuiti. Le prime due sono state superate dalle vicende storiche, la terza mostra tutti i suoi vizi in quanto mera categoria giuridica, plasmabile dall’onnipotenza legislativa delle élites dominanti in perenne osmosi con marmaglie parlamentari, governi coatti e capi di Stato farlocchi. Il nostro apparato normativo è stato continuamente rivisto e corretto fino a renderlo socialmente esiziale e, nel migliore dei casi, inefficace sotto il profilo sanzionatorio del grande crimine. Se gli esecutivi del Cavaliere hano oltrepassato ogni limite, quelli precedenti e quelli successivi non si sono mai preoccupati di correre ai ripari. L'attuale ammucchiata parlamentare capitanata da Alfano-Berlusconi, Bersani e Casini sostiene Mario Monti, non ha nulla da eccepire sui conflitti d'interesse di questo governo. Chi mai ha fatto notare o si è opposto pubblicamente alle fulgide carriere, fatte a danno degli interessi nazionali, di tutti gli uomini targati Goldman Sachs? Dopo l'orgia neoliberista degli anni 90 rieccoci a subire provvedimenti analoghi a quelli che hanno contribuito a spingere il Paese verso il declino economico. Non esistono riscontri, sia in Italia che nel resto del mondo, sui vantaggi delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni ottenuti da ceti popolari o medi. In realtà queste politiche, prese pari pari dal "Business & Economics Program" del Consiglio Atlantico, hanno soddisfatto, raramente e temporaneamente, l'esigenza di fare cassa per pagare qualche quota d'interessi sul debito pubblico. Nella generalità dei casi si sono rivelate vantaggiose solo per i detentori di grandi capitali. E' difficile credere che il giovane laureato privo di idonei mezzi finanziari potrà aprire la sua farmacia con il viatico del premier o che l'aumento del loro numero porterà alla diminuzione del prezzo dei farmaci. E' altrettanto improbabile ritenere che le banche e le assicurazioni possano entrare in concorrenza. E' fantascientifico pensare che i servizi forniti dai comuni o i trasporti ferroviari garantiti dalle regioni possano migliorare in seguito alle privatizzazioni. E' significativo che per l'assegnazione delle frequenze televisive attraverso il "beauty contest" si continui a prendere tempo. Nel “De Civitate Dei” Agostino d’Ippona già s’interrogava sulla legittimità del potere. Quando le leggi non rispondono al requisito dell'equità è lecito, in rapporto alle circostanze, desistere, resistere e combattere con ogni mezzo.

Antonio Bertinelli 20/1/2012     

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Fatti quotidiani e poteri permanenti
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2010


Le lordure ed i fatti giudiziari che coinvolgono l’esecutivo in un continuo crescendo quotidiano stanno alimentando un nuovo tormentone. Vedremo presto la realizzazione di un “governo di salute pubblica”? Il 21 aprile del 1993 Giuliano Amato, dopo aver visto traballare il suo Governo sotto le indagini della Magistratura, si dimise passando il testimone a Carlo Azeglio Ciampi. La politica fece un passo indietro per lasciare spazio alla governance tecnocratica voluta dagli ideatori del ridisegnamento geopolitico e geoeconomico globale. La sinistra opera di adesione ai dettami sovranazionali ha portato ai noti sconquassi nel mondo del lavoro e in quello produttivo che ancora oggi persistono. Se facciamo un raffronto dobbiamo riconoscere che lo sprezzo per la legalità dei politici odierni ha raggiunto picchi ineguagliabili rispetto ai loro predecessori. I governi di centro-destra hanno assicurato una sostanziale depenalizzazione di due reati: il falso in bilancio e l’abuso di ufficio, inoltre hanno dato impulso a nuovi possibili equilibri corruttivi attraverso la creazione di una lambiccata architettura contrattuale e finanziaria (project-financing, general-contractor, global-service, facility-management, etc.) così da evitare le regole e i controlli tipici della contabilità pubblica. Contrariamente a quello che succedeva agli inizi degli anni novanta, quando i partiti abbandonavano al loro destino corrotti e corruttori, concussi e concussori, oggi la “casta” fa quadrato intorno agli inquisiti ed ai condannati. Mentre all’epoca di “mani pulite” la corruzione costava cinque miliardi annui attualmente ne costa cinquanta/sessanta. Sicuramente la televisione condiziona la visione del mondo e per suo tramite si esclude scientemente il cittadino dalla Polis evitando che l’indignazione monti proporzionalmente allo scempio amministrativo che subisce l’Italia. La fiaba del “nemico giudiziario” che vuole delegittimare il Governo, propinata dalla Tv in tutte le salse e senza lesinare gli effetti speciali, lascia il tempo che trova. In realtà l’ingordigia e la faccia tosta di questa classe dirigente hanno pochissimi riscontri nella storia della prima Repubblica. Sugli scranni del Parlamento siedono attualmente ventiquattro pregiudicati, novanta tra imputati, indagati, prescritti e condannati provvisori. La pressione fiscale è tra le più alte d’Europa eppure la qualità dei servizi pubblici è scadente ed il welfare si sta contraendo senza soste. I costi della politica raggiungono primati internazionali, ma si lascia credere che il dissesto dei conti pubblici dipenda dai trattamenti pensionistici riservati ai disabili. L’ultima manovra finanziaria prevede, tra l’altro, anche una stangata per le Forze dell’Ordine. Un giovane poliziotto percepisce milleduecento euro mensili, le scorte per la “casta”, incluse quelle accordate più per status symbol che per necessità, costano cento milioni all’anno. Non sono comunque questi i parametri con cui vengono valutati i governi nelle stanze dove essi vengono creati e sostenuti. Libertà, legalità e media indipendenti non sono temi che interessano particolarmente i maggiori centri di potere se non per costruire scenari in cui vi sono apparenti nemici e fittizie contrapposizioni, utili a mascherare il disegno sovversivo sempre di più proteso a negare gli strumenti della conoscenza necessari per le scelte autonome dei governati. Lo scorso aprile il Consiglio della Ue ha approvato il documento 8570/10 che consente alla polizia la facoltà di spiare qualsiasi individuo o gruppo sospettato di essere “radicalizzato”. Lo scorso giugno la Corte Suprema americana, nel procedimento “Humanitarian Law Project / Holder”, ha fissato una grave limitazione alla libertà di parola dei cittadini (garantita dal primo emendamento della Costituzione) subordinandola alle necessità della sicurezza nazionale e al dettato delle leggi federali in materia di anti-terrorismo Il tutto è passato nel silenzio mediatico senza che i giornalisti “liberi” esprimessero una sola critica e senza che si levasse una sola voce dal numeroso gruppo di politici, intellettuali e opinionisti che si abbuffano alla crapula offerta, suo malgrado, dal contribuente. Si potrebbe ricorrere a tanti altri esempi simili per sottolineare come funzionano le cose là dove la menzogna ed il raggiro sono gli unici riti dedicati alla dea Metis. Sul terreno mappato del capitalismo attuale S. Berlusconi non è poi così dissimile da tanti altri. Perché la questione morale, anche se aggravatasi nel corso degli anni, viene ripresa nelle piazzeforti delle collisioni e delle collusioni affaristiche? La politica e le leggi messe a punto da questo regime possono non piacere a molti Italiani, la corruzione ha prodotto metastasi inarginabili, l’ultima manovra finanziaria è profondamente iniqua, le norme “bavaglio” in itinere colmano la misura, ma che genere di vantaggio può portare oggi un governo tecnico alle élites dominanti? Nel 1993 esisteva un piano di sgretolamento dell’Italia predisposto in altro luogo, ma oggi cosa spinge i centri occulti di potere a voler cambiare cavallo? Berlusconi ha approfondito la polarizzazione delle ricchezze a vantaggio delle oligarchie economico-finanziarie e a danno dei lavoratori, non è stato mai un ostacolo per le banche, per la grande finanza, per le multinazionali del petrolio, delle armi e dei farmaci, per l’establishment bellico americano, per i centri affaristici e criminali che condizionano implacabilmente i destini del nostro Paese. Perché il disastro civico nazionale, lo sfascio dei diritti e delle garanzie costituzionali dovrebbero rappresentare una preoccupazione per i poteri forti che Berlusconi ha sempre tenuto nella debita considerazione? Anche per le “opposizioni”, quelle che non hanno mai disdegnato l’approvazione di leggi bipartisan a tutela della “casta”, i voleri del premier non dovrebbero costituire pregiudiziali insormontabili. Questo esecutivo ha svolto il lavoro sporco di cui hanno beneficiato in molti e, per quanto emerga una qualche forma di ostilità tra la borghesia padronale italiana, ci sembra più verosimile ipotizzare che il cambiamento dello scenario politico sia voluto oltreoceano. Sollevare la questione morale, peraltro sempre più assillante, è un modo semplice e sicuro per favorire in qualunque Paese satellite la transizione da una leadership sgradita ad una gradita. La mordacchia prossima ventura riservata al web, alla stampa e alla Magistratura, oggi massimamente desiderata da Berlusconi,  precluderebbe ai pupari sovranazionali di tenere sotto pressione i governi attraverso quell’informazione capace, quando serve, di suscitare il disgusto dei cittadini. E’ quindi lecito pensare che buona parte dei giochi si terranno intorno ai citati provvedimenti liberticidi. A prescindere dall’esito del loro iter parlamentare, va da se che il fido M. Draghi, di cui spesso la stampa estera tesse le lodi, offra maggiori garanzie all'apparato bancario anglo-americano di quanto ne possa fornire l’attuale primo ministro, ormai troppo scomodo ed ingombrante. Le recenti dichiarazioni di L. Gelli, sommate alle esternazioni di alcuni mafiosi e di altre associazioni occulte, non sembrano essere casuali o superfetatorie, ma sembrano prefigurare l’idea di una “terza” Repubblica post-berlusconiana. Se per certi versi sarebbe augurabile che Berlusconi si ritirasse alle Isole Cayman o, se lo predilige, in qualche dacia posta sulle rive del Lago Valdai, nei dintorni di San Pietroburgo, per altri si può considerare una vera iattura, così come la recente storia insegna, la nascita di un governo tecnico consacrato per lo più fuori dei confini nazionali. Che si ricorra nuovamente al “porcellum” per concedere la libertà di votare gli altrove prescelti o che si ricorra a convergenze trasversali per uscire dall’attuale fase di instabilità politico-economica, derivata sia da fattori endogeni che esogeni, il prezzo sarà sempre e comunque pagato dai soggetti sociali più deboli. Per adesso, e chissà per quanto tempo ancora, il sistema cooptativo totalizzante inibisce il sostanziale ricambio dell’intera classe dirigente, l’accesso dei giovani di valore in tutti i posti nevralgici della vita nazionale e il riordino integrale delle Istituzioni. Le profferte di M. D’Alema, i funambolismi di G. Fini e le capriole di P.F. Casini rientrano perfettamente nelle logiche del berlusconismo a cui hanno precedentemente spianato la strada. Lo status quo non è incoraggiante, ma non vorremmo cadere dalla padella per finire sulla brace.

 

Antonio Bertinelli 18/7/2010

Numquam est cum potente societas
post pubblicato in diario, il 10 luglio 2010


B. Obama garantisce che il trasferimento dei dati bancari europei alle autorità americane aiuterà tutti ad essere meglio protetti dalla minaccia terroristica a cui debbono far fronte sia l’Unione Europea che gli Stati Uniti. Noi invece riteniamo che i cittadini debbano difendersi con ogni mezzo dai burattinai della politica sovranazionale e segnatamente dai protagonisti di quella interna, che, a datare dal 1992, con la privatizzazione/svendita degli Istituti di Credito e degli Enti Pubblici, hanno ceduto sostanzialmente la sovranità nazionale. Per evitare che, prima o poi, la Magistratura potesse intervenire in base al codice penale (art. n. 241: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato, è punito con l’ergastolo”; art. n. 283: “Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni”) il Parlamento ha approvato la legge 85/2006. Con tale norma le figure di attentato allo Stato e alle forme di Governo diventano punibili solo se si ricorre ad atti violenti. In tutti gli altri casi, come quelli succedutisi negli anni, non si paga pena. Per la cronaca va detto che il Ddl S3538, da cui prende origine la legge citata, è stato presentato dalla leghista C. Lussana e varato dal Berlusconi III. Se si analizzano la genesi e la “mutazione” della Lega Nord, se si guarda alla storia e al club privé di cui è membro il primo ministro si comprende perché ad alcuni il dettato costituzionale faccia venire l’orticaria. Anche i governi del centro-sinistra, pur vedendo fallire il programma della commissione bicamerale per le riforme costituzionali presieduta da M. D’Alema, hanno compiuto i loro “misfatti”. Hanno impresso una svolta alla politica militare partecipando sistematicamente ad interventi in terra straniera, hanno realizzato il record mondiale delle privatizzazioni, ci hanno fatto pagare salatamene l’ingresso nell’euro, hanno fatto tornare in auge il manganello, come ai tempi di Mussolini, di Scelba e di Craxi, hanno inferto colpi allo Stato Sociale e alle pensioni, hanno restaurato il finanziamento pubblico ai partiti ed hanno dato vita alla “liberalizzazione” del mercato del lavoro. Per pudore difficilmente si cita M. Biagi e, quando si parla di lavoro precario, in genere si parla di legge 30/2003. Poi si imputa al Governo Berlusconi II la colpa di aver snaturato il progetto del giuslavorista assassinato. Ad onor del vero va detto che Biagi fu il tecnico prediletto dalla Confindustria, che durante i governi del centro-sinistra fu l’artefice dello smantellamento del collocamento pubblico e il grande suggeritore del “pacchetto Treu”, che ha introdotto la flessibilità, i contratti d'area, i contrattti territoriali, il lavoro interinale, insomma tutte quelle forme di lavoro supersfruttato, sottopagato e affatto tutelato. I decreti attuativi della legge Biagi sono stati approvati agli inizi del 2004 e dunque ricadono tra i provvedimenti presi dal centro-destra, ma gli attacchi alla stabilità e alla remunerazione del lavoro erano cominciati sotto il Governo Prodi con la legge 196/1997. Il Paese di oggi, quello che da ultimo fa registrare 3700 nuovi licenziamenti Telecom, porta le ferite inferte dall’intera “casta”, deve difendersi da chi gestisce gli affari propri: procedimenti giudiziari, incarichi plurimi nei consigli di amministrazione, ruoli di spicco, prebende e poteri; deve guardarsi dagli eurocrati, dall’imperialismo bancario, dal mercato globale e, in sovrappiù, dalle insane mire di un dispotismo sempre meno strisciante. Le finanze dello Stato traballano, l’ombra della P2 continua ad estendersi sull’Italia insulare e peninsulare, la pattuglia dei magistrati “imprudenti” si assottiglia sempre di più e la residuale informazione libera è prossima alla celebrazione di un requiem. Le manovre di riavvicinamento a Casini tranquillizzano tanto quanto possono tranquillizzare i rari sussulti del buon Bersani o le sacrosante rampogne della Perina. Se le qualità morali dei predecessori non erano eccelse, quelle che dimostrano i modern days kings sono conclamatamente infime. Siamo alla mercè di un regime basato sulle cialtronate assunte a presidio della propria attendibilità dove, da un lato, si esercita la “vendetta antiproletaria” e, dall’atro, si consente il facile arricchimento di evasori, faccendieri, finanzieri ed altre cricche sintoniche. L’attuale Governo, le cui politiche sono prive di qualsiasi presupposto liberista e liberale, dispone di una maggioranza parlamentare che risulta essere la più numerosa dell’intera storia repubblicana e non può prendersela ora con questo, ora con quello se non è riuscito a svolgere alcunchè di efficace per gli Italiani. Nello sciorinare patacche propagandistiche il premier dimostra il suo disinteresse nel fare riforme utili ai cittadini e manifesta la sua ossessione per ottenere il pieno comando in campo militare, civile, politico ed economico. Il tutto senza i controlli di poteri indipendenti e men che meno di quello esercitatile dalla Tv, dai giornali e dal web. Chi guarda con sconcerto al Pd e alla sua insipienza dovrebbe cominciare a chiedersi la ragione per cui un intero gruppo dirigente ha occhi solo per il proprio ombelico. Il vero problema non è tanto in quante greppie attingano i governanti e quanto mangino, ma è la loro capacità di amministrare nell’interesse comune, e questa ha difettato sia a sinistra che a destra. Alla vecchia e consueta situazione di vassallaggio nei confronti degli Usa, si è aggiunta quella “imposta” dal Trattato di Lisbona e quella voluta dai globalizzatori. La predazione della Cosa Pubblica e l’autoreferenzialità del sistema politico ha concluso l’opera di distruzione di un’Italia dalle tante e ormai dimenticate eccellenze. Il Paese “migliore” è senz’altro maggioranza, ma segue percorsi carsici e trova difficoltà ad emergere per esternare tutta la sua rabbia nei confronti di chi si arroga il diritto di rappresentarlo fuori e dentro i confini nazionali.

Antonio Bertinelli 10/7/2010    


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