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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Tempesta perfetta
post pubblicato in diario, il 25 febbraio 2012


Anche se il Web non garantisce l'affidabilità pressochè imperitura di un libro, la pronta disponibiltà di un foglio bianco inserito in qualche vecchia macchina da scrivere, anche se il Web è presidiato da una miriade di barbe finte, pullula di troll, è veicolo di virus e trojan che infestano i Pc, anche se è soggetto a crash improvvisi di siti o di blog, anche se per la sua estrema volatilità non aiuterà gli storiografi a rintracciare il retroterra degli eventi più rimarchevoli e lo spirito dei tempi da contrapporre alle manipolazioni degli storici nel codazzo dei vincitori, ci sembra che il Web sia comunque uno dei pochi strumenti rimasti per sfuggire ai distrattori di mestiere e ai tormentoni mediatici. Fino a pochi mesi fa impazzavano le escort, oggi tengono banco gli oracoli del governo che vuole salvare l’Italia, fino a farla diventare modello di riferimento per l’Ue. Non c’è dubbio che il programma dell’osannato mandatario sia ambizioso. Ha dalla sua i più grandi potentati economici nazionali e stranieri, può contare su un parlamento di nominati e su formazioni partitiche sostanzialmente equivalenti, il cui precipuo interesse è il mantenimento dello status quo. Dal suo punto di vista ritiene di poter salvare l’Italia. Lo farà omologandola del tutto al modello socio-economico anglo-americano. Lo farà consentendo sempre di più l’arricchimento dell’1% ed il maggiore impoverimento del 99%. La cura imposta dai banksters e dalle corporations è somministrata ad un Paese pesantemente soggiogato da ogni tipo di mafia, dove lo Stato, da decenni diventato “cosa loro” e sempre più privatizzato, latita quando deve erogare una qualunque prestazione e manda i suoi “bravi” là dove intende riscuotere. Chi occupa Palazzo Chigi ritiene che le ricchezze personali non siano una colpa, ma lo sdoganamento di tale affermazione meriterebbe più di un distinguo. Anche perché i colpevoli per definizione sono quelli senza il giusto albero genealogico, i fuori casta per necessità o per scelta, i dipendenti fannulloni, i medici e gli infermieri che operano nei centri di “pronto soccorso”, i vecchi lavoratori che pregiudicano i diritti di quelli giovani, i poveri, i pensionati, i salariati, gli sfruttati, i disoccupati, gli anziani, gli ammalati e gli invalidi. Su 122.284 visite mediche di controllo l'Inps ha revocato l’assegno pensionistico (267 euro mensili) a 34.752 persone. Il loro grado di invalidità è stato rivisto e considerato al di sotto di quel fatidico 74% necessario per avere diritto al trattamento o a quel 100% necessario per avere l'assegno di accompagnamento (492 euro mensili). Altre 37.000 prestazioni circa sono state sospese perché i convocati non si sono presentati alla visita. Si fa veramente fatica ad intravedere anche la più piccola cosa che non sia disfunzionale agli interessi dei governati e più ampiamente al mantenimento del bene comune. Ci sono contenziosi tributari aperti negli anni 80 dello scorso secolo e terminati nel 2010. Nonostante le sentenze favorevoli, chi ha titolo a dei rimborsi non riesce ad ottenere la restituzione del proprio denaro. Persino un Cipputi come Capo del Governo ed un Parlamento composto da un migliaio di cittadini estratti a sorte dovrebbero affrontare sforzi titanici per ricostruire un contesto nazionale socialmente ed economicamente devastato. Abbiamo visto come sono stati salvati i vari pigs e segnatamente la Grecia. Di quel genere di salvezza ne faremmo volentieri a meno. Per riprodursi il turbocapitalismo non ha più bisogno di migliorare le condizioni di vita delle masse, anzi trae vantaggi dallo smantellamento degli Stati e dalla frantumazione sociale. Non ha più necessità d’integrare i popoli attraverso forme di partecipazione democratica, punta alla stabilizzazione ampliata della precarietà e dell’esclusione. Le teorie neoliberiste, con gli annessi corollari, stanno spingendo molti imprenditori ad abbandonare la Cina meridionale per aprire stabilimenti in Vietnam. Qui un operaio non qualificato viene pagato 75 euro al mese, il suo omologo cinese ne guadagna 250. Logiche simili hanno spinto la Fiat nel Michigam e l’Omsa in Serbia. I fornitori della Nike, della Canon e della Intel hanno invece deciso di trasferirsi sulle rive del Mekong. Il processo di globalizzazione, che attualmente investe l’Italia attraverso il governo dei “tecnici”, colpirà anche più in alto di quanto abbia fatto fino ad ora. Il ceto medio sparirà e la “casta”, bersaglio privilegiato nel mirino dei giornalisti “liberi”, verrà fortemente ridimensionata. La lungimiranza politica, specialmente quando è distratta da uno spiccato senso degli affari, è inversamente proporzionale alle capacità di convinzione possedute dall’alta finanza. Molte voci del Web suggeriscono ai naviganti che non è più il tempo di demandare al parlamento nazionale, o peggio all’Ue del fiscal compact , il compito di risollevare le sorti dell’Italia e della gente comune. Il tycoon di Arcore badava ai suoi interessi aziendali e doveva rispondere prevalentemente ai dettami di cricche domestiche. L’unto del Colle deve rispondere con il suo operato a camarille di ben altra natura e potenza. Il duo Napolitano-Monti deve favorire la creazione di nuovi oligopoli, deve lasciare in vita il minor numero possibile di tutele per il lavoro, deve imporre al welfare revisioni e ridimensionamenti che non hanno nulla a che vedere con l’efficienza delle finanze pubbliche. Il fiume di denaro di chi paga l’Irpef, in cui affluisce quello proveniente da tasse, accise, balzelli e sanzioni di ogni genere, deve essere stornato su altri capitoli di spesa. Serve a pagare gli interessi usurai derivanti dal signoraggio bancario, risarcire i finanzieri per i danni prodotti dai loro stessi titoli tossici, ripristinare le settecento superbombe sganciate sul popolo libico, mantenere in piedi le missioni “umanitarie” della Nato, partecipare alla probabile normalizzazione armata di paesi come la Siria e l’Iran, finanziare le grandi opere come la realizzazione del Tav, elargire stipendi da nababbi ai boiardi di Stato, tenere in piedi apparati d’intelligence al servizio di privati o dell’eversione istituzionale, conservare le forze dell’ordine agli ordini dei padroni. Se qualcuno intende fare il punto nave per cambiare rotta deve trovare il modo per togliere tempestivamente sestante e cronometro a coloro che, in piena consapevolezza, stanno trascinando tutti i popoli caduti sotto dittatura finanziaria dentro una tempesta perfetta.

Antonio Bertinelli 25/2/2012  



Pensieri reflui
post pubblicato in diario, il 3 aprile 2011


Il gotha della finanza e delle multinazionali opera alacremente per il ridimensionamento dell'istruzione pubblica. Il caso italiano non è imputabile sic et simpliciter all’inadeguatezza di questo o di quell’altro ministro. L’idea viene da lontano ed è parte integrante di quel processo di omologazione riservato al villaggio globale. Da decenni negli Usa si ritiene che l’unica cultura degna d'interesse sia quella che può essere tradotta direttamente e velocemente in denaro, il resto non conta. La deculturazione spinta del cittadino nord-americano ha marciato di pari passo con la terzomondizzazione del suo Paese. Sono cresciuti i disagi sociali, il dollaro ha perduto di valore, il debito pubblico ha superato i quattordici miliardi, le infrastrutture sono in progressivo deterioramento, i mass media sono più controllati, i diritti civili vengono gradualmente ridotti, la corruzione politica si espande, una parte consistente della middle class si sta trasformando in un aggregato sempre più svilito ed un’altra parte sta scivolando verso la linea d’ombra della povertà relativa. Rimane in piedi un colossale apparato militare che può meglio parlare alla pancia della nazione, quella costituita da chi magari acquista adesivi con la scritta: “Kick their ass and take their gas”, senza neanche sapere che tra i veterani a stelle e strisce del 2009 ci sono più di centomila homeless. E’ probabile che il grande impiego di contractors faccia avvertire di meno il peso dell’impegno bellico mantenuto su più fronti, quindi anche la crociata allestita contro la Libia non sembra incontrare troppo dissenso. Ma se andiamo oltre il contingente non ci sembra che il cittadino medio abbia maggiori consapevolezze sul suo destino. I globalisti stanno usando l’Asia per portare a termine la deindustrializzazione di un’America in decadenza. Dal 2001 sono state chiuse definitivamente quarantaduemila fabbriche. La Cina è il più grande detentore del debito pubblico statunitense. La società cinese Hutchison Whampoa ha acquistato a prezzi di favore porti ed altre importanti infrastrutture, ha ottenuto grandi appalti con trattative dirette e secretate. Prima di attecchire nel resto del globo, le dottrine neoliberiste hanno mietuto vittime in patria. Lo Stato “più democratico e ricco del mondo”, con trecentonove milioni di abitanti, ha raggiunto la ragguardevole cifra di quarantacinque milioni di poveri. Il rinnovato impegno militare per esportare questo genere di democrazia vede l’Italia seguire a ruota e partecipare all’aggressione di uno stato sovrano. Molti italiani, prima deteriormente americanizzati e poi plasmati secondo gli interessi di un autocrate inamovibile, stanno perdendo ogni capacità critica. Agiti da un potente apparato mediatico vengono spinti a trasformarsi in cavie di un nuovo ordine globale, che non necessariamente avrà come definitivo centro di potere gli Stati Uniti. Il turbocapitalismo è apolide, non risponde a nessun governo nazionale e tanto meno alla Casa Bianca, oggi utile, e fino a quando si potranno spremere le classi subalterne americane, per garantire all’Impero una poderosa macchina da guerra. La bancarotta dell’Occidente potrebbe far assumere il ruolo di gendarme del sistema alla Cina, dove il consolidato dirigismo statale potrebbe favorire meglio che altrove, e senza la retorica tipica delle stegocrazie, il sostegno ad un governo mondiale. Gli artifici per abbellire la realtà sono tipici di tutti i governi, ma mai in misura così massiccia come fanno le mosche cocchiere della globalizzazione, che, in concreto, se fa aumentare il Pil ed il reddito pro-capite di qualche nazione, fa stagnare o riduce quelli di altre. In terra caecorum orbus rex, ma non si può nascondere a lungo che l’economia globalizzata estremizza le differenze di reddito in tutti i paesi in quanto sposta ricchezza, e sempre, dal monte salari al monte profitti. I fatti nella loro essenzialità stanno ai proclami della politica come gli aghi stanno ai palloncini. La guerra alla Libia, come quelle dei Balcani, dell’Iraq e dell’Afghanistan è nata nella provetta dei veleni destinati all’opinione pubblica per farla salire, insieme a Pinocchio, sul carro diretto nel fantomatico Paese dei Balocchi. Le libertà assicurate da Berlusconi hanno visto nascere l’isola dei cassintegrati e tante altre isole infelici, in Usa c’è ormai un esercito di working poors. Le libertà più gettonate nel mondo occidentale sono quelle di arricchirsi, di sfruttare, di depauperare, di uccidere, di devastare culture e nazioni o quelle di dichiarare guerra a chi non si allinea ai dettami dell’Impero. La compresenza di uomini di Al-Qaeda e dell’intellicence anglo-americana tra i ribelli della Cirenaica non è affatto una contraddizione o un imprevisto. Guai a perdere la Libia, dove la globalizzazione cara alle multinazionali dell’acqua, ai banchieri ed ai petrolieri, con Gheddafi al timone, stenterebbe ad arrivare. I maggiori consorzi transcontinentali, fabbricanti di armi e di alte tecnologie, imprese minerarie, farmaceutiche, finanziarie, alimentari, energetiche, pilastri e garanti delle “libertà democratiche”, non indugiano nello spianare le foreste del Sud-America, sostengono dittature, monarchie assolute e governi tanto a Washington come a Londra, a Parigi, a Roma, etc., fino a quando tutelano e difendono i loro interessi. In Italia ciò che è democratico e ciò che non lo è lo decide Berlusconi. Per la Libia lo ha deciso Obama. Le guerre antiche puntavano per lo più a ristabilire lo status quo antecedente, le guerre contemporanee mirano allo shock strutturale come quello riservato oggi al Popolo libico. Il migliore business si realizza nella fase postbellica. Il nostro premier lo sa ed è per questo che la guerra condotta contro la Magistratura, sostenuta più o meno palesemente dai numerosi mercenari che affollano le assemblee legislative, non conosce quartiere.

Antonio Bertinelli 3/4/2011
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