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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Mani nere
post pubblicato in diario, il 21 novembre 2010


Nel 1909 il leggendario Joe Petrosino, poliziotto americano di origine italiana, fu ucciso a Palermo, dove si trovava in missione, con quattro colpi di pistola alla schiena. Forse non avrebbe mai immaginato che nel corso degli anni la sua odiata “mano nera” si sarebbe trasformata in una bestia tentacolare dalle molteplici teste perfettamente integrate in qualunque centro di potere, quando non mera espressione dello stesso. Le ali militari mafiose, come d’abitudine, continuano ad affrontare sorti incerte, chi siede dietro una scrivania gode di coperture estese e si pone quasi sempre in una botte di ferro. E’ difficile supporre che alcune dichiarazioni sul tema possano davvero turbare il sonno di un qualunque musico padano. Merita più credito l’ultima folgorazione di Mara Carfagna. Travolta da un insolito destino, per volontà del cavaliere azzurro è stata catapultata in una dimensione dagli orizzonti ristretti. Assorbita dal leitmotiv delle pari opportunità, assillata dalle vittime dello stalking, turbata dal mercato del sesso da strada, solo quando ha avuto modo di toccare con mano le spartizioni affaristiche campane è scesa di colpo dalle nuvole. Bentornata alla realtà dei troppi amplessi abietti, che comunque non si consumano solo sotto i cieli di Salerno. Immonde locuste stanno divorando il Paese dalla Vetta d’Italia a Punta Pesce Spada, da Rocca Bernauda a Capo d’Otranto, lasciando ai cittadini solo oneri, servitù, incertezze, morti sul lavoro, disoccupazione, precarietà, discariche, inquinamento ambientale e debito “sovrano”. Nei bassifondi della società italiana (là dove si controllano l’economia, la finanza ed i media) si combatte una guerra invisibile fatta di inganni, baratti e ricatti. L’apparato giudiziario è reso inutile dagli infiniti lacci normativi ed è infiltrato dagli onnipresenti soci, ora di questa, ora di quella congrega. La rappresaglia di Stato diventa regola contro gli immigrati, prima schiavizzati, poi resi “fuorilegge”, successivamente internati e/o espulsi. I carabinieri mettono i sigilli dell’autorità giudiziaria al cantiere del presidio Clarea a Chiomonte e notificano avvisi di garanzia per cinque No-Tav della Val Susa. I poliziotti distribuiscono manganellate democratiche sulle piazze, incluse quelle calpestate dalle loro stesse manifestazioni di giustificato dissenso. Gli “sversamenti” a Terzigno riprendono con l’ausilio di mezzi blindati, reparti antisommossa, volanti, gazzelle ed auto-civetta che aprono e chiudono il corteo dei camions con i rifiuti. Nel mentre si manipola il frasario ad usum populi si ribattezzano perfino le manovre finanziarie. Malgrado l’usuale assenza del dibattito in aula, un Parlamento in larga parte precettato dal monarca e con l’Esecutivo al traino del carrozzone oligarchico europeo, ora si chiamano leggi di stabilità. Ma per stabilizzare cosa? A fronte di cospicue regalie per le scuole private, nuovi finanziamenti per le missioni di “pace” e lo svuotamento dei contratti collettivi di lavoro, i tagli previsti dal Governo riducono il fondo delle politiche sociali da novecentotrenta a duecentosettantacinque milioni, il fondo del cinque per mille da quattrocento a cento milioni, inoltre vengono decurtati diciotto miliardi a regioni ed enti locali, vengono azzerati i fondi per la non autosufficienza. Insomma le nefandezze interne sono ormai più che stabilizzate, rimangono da stabilizzare periodicamente quelle antistatuali che ci propinano gli Usa e l’Ue: stagnazione dell’economia reale, disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e tempeste finanziarie. Le più grandi banche americane sono state salvate da Barak Obama ed il loro debito è stato scaricato sulle spalle dei contribuenti. La lista degli istituti minori falliti continua ad allungarsi ed il Federal Deposit Insurance Corporation, per l’anno corrente, ne considera a rischio oltre settecento. Nel 2012 scadono molti “derivati” per un importo pari al triplo di quello scaduto nel 2008. Gli addetti ai lavori parlano di "Armageddon finanziaria”. Il prossimo anno vedrà l’economia statunitense subire un rigorismo tale da far piombare anche l’Europa, già penalizzata nelle esportazioni dalla debolezza del dollaro, in ancor più gravi disordini finanziari, economici e sociali. La nuova regolamentazione degli hedge funds, adottata pochi giorni fa in sede comunitaria, apre la porta ai fondi Usa, che comunque non potranno essere controllati dalle varie autorità nazionali. Il cavallo di Troia per il prossimo saccheggio del Vecchio Continente sarà la City londinese. Gli scontri e le rivendicazioni si stanno diffondendo in tutta Europa. La Grecia è saltata, l’Irlanda sta saltando, in Spagna il conflitto sociale sta aumentando di livello. L’Italia, secondo Giulio Tremonti, non costituisce un “problema” per gli altri Paesi, ma è parte della soluzione. Ci sia consentito ancora una volta di dissentire. L'Italia fa registrare centoventi miliardi di evasione fiscale, cinquanta/sessanta miliardi bruciati dal malcostume amministrativo, una disoccupazione pari all'11%, oltre seicentomila lavoratori in cassa integrazione, un debito pubblico di circa millenovecento miliardi ed un Pil in picchiata vertiginosa. Agli inizi degli anni novanta dello scorso secolo le piaghe del Belpaese erano già putrescenti. Con le svendite lo Stato ha perduto il controllo di tutti i comparti strategici e, in aggiunta, non dispone più di sovranità monetaria. L’assidua richiesta di finte liberalizzazioni e di tagli alla spesa pubblica è il sigillo di quelli che hanno causato la crisi economica, che hanno inferto il colpo di grazia definitivo agli Italiani. Discutere ancora sui vari distinguo dei finiani o indignarsi sul mercato delle vacche, oggi soltanto più florido per le ampie possibilità dell’acquirente unico, toglie respiro alla visione di un insieme molto più articolato. Questa Europa non può, né ha interesse a ripristinare un’Italia “normale”, collabora e si serve di think tank che coltivano ben altri disegni. Uno di questi pensatoi elitari è l’European Council on Foreign Relations, che tra i suoi membri annovera George Soros e Dominique Strauss-Kahn. E’ senza dubbio un consesso eclettico, dove non mancano deputati, politici di destra, di sinistra e di centro, imprenditori, economisti, banchieri, industriali ed una decina di personaggi italiani. L’imprinting della politica nazionale, sia che derivi da cordate endogene che da poteri esogeni, si ispira esclusivamente alla logica bipartisan della massimizzazione del profitto, senza remora alcuna, of course. Se a quella combattuta strenuamente da Joe Petrosino non si fossero aggiunte tante altre “mani nere” e se l’Europa fosse quella celebrata dalle sue mosche cocchiere, proprio nell’interesse di tutti cittadini comunitari, l’Italia avrebbe dovuto subire un commissariamento generale tale da consentirne la completa bonifica contro ogni genere di banditismo. Indulgendo alla fantapolitica, esiste la possibilità che, in via transitoria, possa anche formarsi una coalizione eterogenea per abbattere questo Governo e poi contrastare le eclatanti dismisure del berlusconismo. E’ del tutto insperabile che il Paese possa venire affrancato dall’alto e liberato a breve dalle sue numerose vecchie e nuove schiavitù. Ernesto Che Guevara ebbe a dire che los libertadores no existen, son los pueblos quien se liberan  a si mismos.

Antonio Bertinelli 21/11/2010
Vite a perdere
post pubblicato in diario, il 17 settembre 2010


I suicidi per motivi di lavoro occupano sempre più frequentemente le cronache locali. C’è chi si impicca, chi si da fuoco e chi si lancia da un terrazzo. Anche se i giornali ed i tg osservano il silenzio strutturale instaurato dal berlusconismo, c’è in atto un fenomeno indotto dalla crisi economica che vede soccombere un dark number di uomini, prevalentemente giovani. Si tolgono la vita operai, artigiani, piccoli imprenditori e persino brillanti laureati alla vana ricerca di una collocazione dignitosa. Ogni vicenda lascia un grande senso di smarrimento ed induce a riflettere sui dilanianti percorsi interiori che spingono alcuni a questo gesto estremo. Qualche giorno fa, a Palermo, Norman si è lanciato dal settimo piano della facoltà di lettere. Se fosse stato il rampollo di un “potente”, senza che qualcuno ne valutasse i meriti, si sarebbe certamente sistemato nell’Ateneo dove stava svolgendo il suo dottorato di ricerca e comunque non avrebbe avuto sorte peggiore di una qualunque trota padana. A lui è stato accordato l’“onore” di finire sulla prima pagina di un quotidiano, le altre vittime dell’epidemia silente passano per lo più inosservate. La sua morte raggela come tutte le altre, ma ad essa, a meno che non si tratti di un refuso tipografico, si aggiunge un particolare degno di nota. Il papà di Norman, giornalista, che aveva tentato invano di trovargli un’occupazione, versava circa un quarto dei suoi emolumenti mensili ai politici per i quali lavorava. C’è già chi asserisce che i suoi bonifici erano effettuati su base volontaria. Banditismo e potere si intrecciano mentre la prassi politica imperante ci sta persuadendo nell’accettare che i governanti possano prevaricare finanche con il crisma della legalità. L’assetto mediatico del regime ha lentamente cambiato la forma mentis e l’immaginario collettivo tanto che, per dirla con Giovenale, in cambio del suoi misfatti, c’è chi ha avuto la corona anziché la forca. Coloro che non vogliono essere complici subiscono le estorsioni della “casta”, pagano pegno al turpe lucrum di chi non governa ma comanda ed assistono impotenti al collasso complessivo dell’Italia. La doppiezza, l'insolenza, la grettezza e l’egoismo sono le peculiarità della nuova classe dirigente. Quando esisteva sia la sanzione sociale che la certezza della pena, la collaborazione fra criminalità organizzata e politica era episodica e dissimulata, oggi è regola generale ed è esplicita. Mentre c’è chi vede traballare le sicurezze minime e finisce magari per ammazzarsi, gli alfieri delle libertà soffocano quotidianamente quelle dei cittadini, esercitano le loro fino all’arbitrio, reclamando per di più il diritto di non rendere conto a nessuno. Il loro primo nemico sono le leggi, ora “manettare”, ora “ingiuste”, ora “antiquate”. Gradiscono quelle che offrono impunità per il white collar crime, che consentono di precarizzare il lavoro, di schiavizzarlo o di farlo scomparire dal già ristretto orizzonte dei giovani. Va riconosciuta maggiore onestà intellettuale ad alcuni farabutti dichiarati che a certi sociopatici con incarichi istituzionali. Al Capone affermò che prima di entrare nel racket non immaginava quanti imbroglioni vestivano elegantemente e si atteggiavano a galantuomini pur arricchendosi con affari sporchi. Va da se che denaro e potere siano tra loro in perfetta osmosi, a volte fino a modificare il corso della storia. Il Duca di Wellington non avrebbe potuto pagare l’esercito impiegato nella battaglia di Waterloo senza l’aiuto dei Rothschild, la cui banca, dopo la disfatta napoleonica, ottenne il contratto per il pagamento dei tributi agli alleati della settima coalizione antibonapartista. Le rivolte e le rivoluzioni hanno sempre fatto da catalizzatori di ideali, poi magari, come quella francese, hanno contribuito più all’arricchimento di qualche decina di famiglie che al riscatto dei sans culottes. La “rivoluzione” italiana, iniziata con Tangentopoli, grazie anche al “Mattarellum” e al “Porcellum”, ha visto invece una masnada di tagliaborse immergersi in un’orgia di potere spingendo il Paese alla deriva economica e sociale. In tale contesto il lavoro è diventato uno dei fattori d’impresa, subordinato anche alla logica della globalizzazione per cui i disoccupati sono solo un fastidioso danno collaterale. Le citate leggi elettorali e la diffusa vocazione dinastica hanno assicurato l’impermeabilità e la separatezza delle classi dominanti. C’è insomma spazio e possibilità di adeguate sistemazioni per chi ha le aderenze giuste, per i “figli di” e per quelli di puttana. Gli altri, quelli che non vogliono entrare nella filibusta o soggiacere alle sue regole, restano al palo, retrocedono, emigrano o tolgono il disturbo suicidandosi. Il disagio e la solitudine, anche se hanno il pudore di nascondersi, sono in vertiginosa ascesa. Il circuito perverso della cooptazione, in antitesi ai principi di equità e giustizia, ha lavorato in profondità ed è ormaii potenzialmente dirompente. Fino ad oggi il darwinismo sociale made in Usa, con la conseguente mercificazione dei mondi vitali e dell'habitat culturale, è stato garantito con la contraffazione televisiva e con il sovvertimento delle funzioni istituzionali. Quanto potrà allargarsi ancora la forbice tra dominanti e dominati senza portare conseguenze esiziali anche per i primi? Il diritto inalienabile di poter vivere decorosamente e la possibilità di provvedere con il lavoro a se stessi e alla propria famiglia sono aspetti importanti sia per il benessere psico-fisico della persona che per una convivenza civile degna di essere definita tale. In Veneto, là dove furoreggiano il nepotismo e le truffe sotto le insegne del Carroccio, la Cig sta per finire e ottantunomila lavoratori rischiano di finire sul lastrico. Nel profondo Nord “Roma ladrona” opera da anni in franchising. L’odioso sfruttamento ed ancor più la disoccupazione portano alla sindrome d’invisibilità, da cui prendono origine la diaspora dei talenti, la spinta al suicidio, l’apatia o le insurrezioni. Norman, come tanti altri che lo hanno preceduto, è soprattutto vittima di un sistema di potere che uccide, già nella culla, ogni speranza.

Antonio Bertinelli 17/9/2010
L'albero della cuccagna
post pubblicato in diario, il 5 giugno 2010


E’ un elenco infinito quello degli amministratori (dal ministro al consigliere comunale) che utilizzano la carica dissipando ricchezze comuni e per fare i propri interessi. Quando era Governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi il debito pubblico era pari a circa il 13% del Pil, oggi si aggira verosimilmente intorno al 117%. Viene detto che la dilatazione della spesa si è verificata per sostenere le politiche sociali e per pagare le pensioni ai falsi invalidi. In realtà il debito è cresciuto insieme alla piovra del malaffare alimentata dai tenutari delle Istituzioni centrali e periferiche, con l’eccessiva remunerazione del capitale finanziario a discapito di qualunque sostegno alla crescita economica, con l’incoraggiamento dell’evasione fiscale e, in ultimo, con la rinuncia al governo della moneta, La Francia e la Germania hanno avuto sempre un eccellente Stato sociale eppure hanno un rapporto debito Pil del 78% e del 77%, dunque ben distante da quello italiano. Proprio quelli che per dissolutezza ci hanno portato in questa situazione si ergono a tutori dell’austerità, fanno finta di ignorare che anche la totale autonomia delle banche centrali configge con gli interessi della collettività e scaricano sulle spalle dei più deboli tutti i sacrifici derivanti dalle loro scelte. Gli Stati soccombono di fronte all’imperialismo economico-finanziario e i Popoli finiscono per pagarne il prezzo più alto. Si parla tanto di terrorismo internazionale, eppure in questa galassia diversamente cresciuta e spesso strumentalmente alimentata ci sono realtà nate solo dall’imposizione di un modello di sviluppo antropofago. Ci sono i pirati somali, ex pescatori malnutriti che hanno visto morire le barriere coralline, scomparire i tonni e le aragoste a causa dello scarico di rifiuti tossici da parte delle nazioni industrializzate. I “terroristi” che si aggirano nei villaggi e nelle grotte andine sono stati cacciati dalle società petrolifere, dalla costruzione di dighe e di centrali elettriche. Molti guerriglieri e narcotrafficanti messicani possedevano fattorie, coltivavano mais prima che il North American Free Trade Agreement facesse scendere il prezzo pagato agli agricoltori del 70%. Il libero commercio, nel rincorrere il profitto immediato, sta fagocitando Paesi, risorse e culture, sta portando alla rottura del patto sotteso al Welfare State. Le grandi città dell’Occidente cominciano a somigliare a quelle dell’America latina, la miseria crescente arriva persino a due isolati dalla White House. Anche l’Europa ha le sue baraccopoli, si trovano a Lisbona, a Napoli, ad Atene, etc. L’Italia, come altre nazioni occidentali, non è più industrialmente competitiva e la globalizzazione sta creando un tipo di disoccupazione strutturale. Al fenomeno si aggiungono poi gli effetti della scelte politiche che ci stanno trascinando nel circolo vizioso della povertà e dell’ignoranza. Basta guardare al generale sottodimensionamento degli organici aziendali, all’Isola dei Cassintegrati, alla cura subita dal settore dell’Istruzione e al bando di concorso per fare didattica universitaria a titolo gratuito o a rimborso simbolico di un euro. C’è da aggiungere che, nonostante la propaganda dei telegenici, i loro mandanti, per evitare che si arrivi al “prosciutto”, spalmano continuamente di grasso l’albero della cuccagna. Non sarà mai possibile ripianare un debito pubblico auto-rigenerante. Il signoraggio bancario implica il depauperamento degli Stati e l’arricchimento imperituro di quelle élites internazionali che indirizzano le dinamiche economiche e politiche su scala mondiale. Qualunque manovra finanziaria, e segnatamente in Italia, dove la democrazia parlamentare è commissariata dalle mafie, per quanto stringa il cappio intorno al collo dei cittadini, non sarà mai sufficiente per liberarsi dal debito. Mario Draghi preme per la sua riduzione e si dice preoccupato per le problematiche occupazionali. Il Governatore sa bene che, nonostante le massicce alienazioni delle aziende e dei beni pubblici ceduti in cambio di carta stampata dalle oligarchie tipografiche, la perdita della sovranità monetaria è servita e serve a perpetuare la vecchia ma sempre più avida bancocrazia anglo-americana, di cui la Bce è una degna emanazione. Sa che questo genere di mercato libero, anche nel caso di una ripresa economica, continuerà a produrre disoccupazione nei Paesi sviluppati e sfruttamento in tanti altri. Negli Usa le tutele dei lavoratori sono quasi nulle e l’indebitamento, sia quello statale che quello familiare, raggiunge livelli astronomici. Grazie a zelanti e ben remunerati maggiordomi il sistema economico-finanziario americano è stato trasposto in Europa, ma come non constatare che la crisi dell’euro sia oggi particolarmente utile alla rivalutazione del dollaro? Non è forse un problema che i cinesi stiano riducendo l’acquisto dei Treasury bonds? Come mai le agenzie di rating americane si attivano nel fare annunci tanto ingiustificati quanto tempestivi? Chi sta scommettendo contro Eurolandia? Come mai il gatto e la volpe, che si affannavano a rassicurarci sulle condizioni dell’Italia, in questi giorni si sono affrettati a varare una manovra finanziaria correttiva? Il nostro disgraziato Paese, già immolato sull’altare della globalizzazione, deprivato della sovranità monetaria, è anche affetto dal parassitismo dei soliti noti per i quali ogni mezzo è buono al fine di fare affari a detrimento dell’interesse generale. Mentre negli States, pur gravati da un debito che tra pubblico e privato raggiunge il 300% del Pil, esiste un codice penale in grado di colpire velocemente e duramente i reati finanziari, qui da noi è stata emanata una pleiade di norme per assicurare l’impunità ai colletti bianchi, per non disturbare gli intrecci esistenti tra crimine organizzato e crimine economico. Finanche gli ex compagni ci hanno raccontato che bisognava liberarsi dello Stato oppressivo ed inefficiente, così sono stati svenduti tutti i settori strategici dell’economia. Oggi ci raccontano che bisogna mettere un freno alla Procure che si ostinano ad indagare e a perseguitare gli Italiani onesti abusando della legge, così il Parlamento si accinge a “riformare” la normativa sulle intercettazioni. Anche il web, gli editori e la stampa suscitano l’anomalo interesse del legislatore, peraltro in contrasto con le direttive europee. Nel mondo anglofono esiste una consuetudine di etica pubblica che si ispira ai principi dell’honesty is the best policy e dell’accountability. In altri paesi europei è considerato disonorevole violare le regole. In Italia il sigillo del potere proviene sempre dalla solita oscura matrice, quella delle stragi, degli omicidi eccellenti, dei depistaggi, dei servizi segreti deviati (?), delle confraternite, delle cupole mafiose, ed oggi chi governa mira pure ad eliminare qualunque forma e qualunque possibilità di controllo democratico.

 

Antonio Bertinelli 5/6/2010

La prevalenza del sordo
post pubblicato in diario, il 23 febbraio 2010


Forse ci sono rimaste solo le rubriche dei settimanali dove, anche se non sempre, è possibile ottenere un qualche genere di replica. Altrove impera la sordità tipica di chi non vuole sentire. C’era un tempo in cui il reclamo trovava riscontro. C’era un tempo in cui la richiesta inoltrata tramite lettera raccomandata veniva evasa. C’era un tempo in cui i governi tenevano nella debita considerazione le indicazioni sindacali. Oggi, che la domanda sia irrilevante o che sia d'importanza vitale, che sia posta dal singolo o che sia posta dalla collettività, nessuno più si degna di rispondere. Si può desiderare di acquistare alcuni numeri arretrati di un quotidiano, si può avere necessità di assistenza tecnica per sintonizzarsi su alcuni palinsesti digitali, si può avere bisogno di chiarimenti da parte di Enti Pubblici, si può subire un mancato accredito dello stipendio, si può essere assoggettati a trattamenti pensionistici inferiori al dovuto, si può rimanere con il telefono isolato, si può venire sottoposti a ritenute fiscali improprie, si possono sopportare gli effetti del pendolarismo ferroviario passando buona parte della propria giornata lavorativa in stazione e in carrozze molto simili a carri bestiame, si può morire di malasanità, si può essere venduti con tutta l’azienda a società di comodo il cui fine è quello di fallire e di licenziare migliaia di dipendenti senza pagare pegno. Qualunque sia l’istanza ed ovunque essa sia diretta mai nessuno adempie. Non rispondono i numeri verdi, imperversano numeri e fax sempre occupati, la protervia, l’indifferenza e la trascuratezza accomunano una quantità impressionante di individui adeguatamente inculturati da una condotta politica sempre di più impermeabile alle ricorrenti accuse di scelleratezza. Insomma, nell’arco di un quindicennio, gli Italiani hanno visto distruggere ogni principio etico, hanno visto crescere l’egoismo, hanno assistito al degrado della cultura e dell’istruzione, hanno partecipato, più o meno consapevolmente, al giubileo dei millantatori. Il ributtante opportunismo autoassolutorio di chi calca la scena politica ha prodotto una mistura di cinismo, di ignavia, di acquiescenza e di destrezza, ha sostenuto la cultura del profitto senza limiti, dello sfruttamento e dell’individualismo più sfrenati. Nel quadro di una sostanziale uniformità tra le diverse formazioni politiche, il vento glaciale della globalizzazione ha precedentemente “normalizzato” la sinistra ed ha poi trovato il suo mitico Eolo nell’attuale destra. Grazie all’impiego dei media più potenti è stato promosso il solipsismo sociale, il dileggio delle regole e il disprezzo per il Bene Pubblico. Alla disgregazione del consesso civile e allo sconquasso economico-finanziario si è aggiunta l’inarrestabile opera di soppressione dei controlli di legalità da sempre invisi alla classe degli “eletti”. Attaccando la vecchia condizione di ordinamento e il potere giudiziario in tutte le sue espressioni è stata concessa un’implicita autorizzazione a favorire i propri scopi senza andare troppo per il sottile, ignorando la domanda di certezze minime da parte dei governati è stato lanciato un sottinteso invito ad adottare la “filosofia del fare” (per se). Nel magma della corruzione che pervade tutti i settori dello Stato, nell’illusoria percezione di essere gli unici padroni di se stessi, ormai pochi avvertono il dovere di rispondere e soprattutto non lo avvertono i governanti. Nel volgere di un quindicennio il popolo è stato così trasformato da una comunità di cittadini ad una massa di sudditi. Si sa che ai tributari si riservano solo elargizioni e, per il futuro, il monarca ha deciso che bastino pane e tv. Ma la funzione di scacciapensieri, la mistificazione dell’informazione e la calamitazione del consenso assegnati a quest’ultima quanto potranno reggere ancora? Ci sono centinaia di migliaia di trentenni e quarantenni (precari o disoccupati) che mangiano o mangeranno grazie ai loro padri, che non producono reddito ma che anzi erodono modeste economie familiari. La crisi economica, le delocalizzazioni industriali, le ristrutturazioni societarie e l’impiego strumentale della cosiddetta flessibilità continuano a flagellare il mercato del lavoro. Malgrado i messaggi falsamente rassicuranti degli imbonitori in Italia vivono 1800000 disoccupati e 2800000 persone in cerca di occupazione. Gli inattivi in età lavorativa, più o meno scoraggiati dalla mancanza di impieghi, sono 14000000. L’onerosa entità del debito pubblico conclude l’affresco del Paese. Se il direttore di un quotidiano non risponde ad una nostra lettera possiamo farcene una ragione, se l’Inpdap fa orecchie da mercante possiamo decidere di intraprendere un lungo slalom giudiziale, se il passaggio dai segnali analogici a quelli digitali ci preclude la visione di qualche canale possiamo fare a meno della televisione, se il “pronto soccorso” non è poi tanto “pronto” possiamo ricorrere ad un centro medico privato, ma cosa può accadere se la politica, già snaturata da una caparbia impudicizia affaristica, continua a persistere nelle sua sordità? Abbiamo motivo di ritenere che l’affabulazione esercitata tramite il teleschermo, le cariche diversive di alcuni giornalisti "juke box" per fuorviare ogni confronto di interesse generale, gli estesi silenzi dei telegiornali su realtà imbarazzanti, la marcatura stretta di chi tenta di fare informazione alternativa, la febbrile rincorsa alla cinesizzazione del web non bastano a sostenere per sempre un regime dietro qualunque emblema esso si nasconda, fosse pure quello della libertà. La storia ha presentato il conto anche alla potente macchina di propaganda Goebbels. Durante l’ultimo conflitto mondiale gli Italiani e i Tedeschi, tra le macerie dei bombardamenti, ascoltavano Radio Londra. Le trasmissioni in italiano si aprivano con le prime note della 5 Sinfonia di Beethoven che ricordavano il suono della lettera “v” con cui inizia la parola vittoria. Poi arrivò il suicidio collettivo nel bunker della Cancelleria hitleriana e si celebrò il ludibrio di Piazzale Loreto.

Antonio Bertinelli 23/10/2010


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permalink | inviato da culex il 23/2/2010 alle 22:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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