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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Frustrazione e terrorismo
post pubblicato in diario, il 14 maggio 2012


I fermenti che attraversano i popoli del Vecchio Continente sembrano indicare che siamo giunti all’ultimo capitolo delle vicissitudini dell’Ue. Gli eurocrati stanno facendo del loro meglio per ritardarne il crollo e le fasi conclusive possono ancora essere argomento d’indagine intellettuale. La Germania è l’unico paese che ha tratto dall’Unione e dalla moneta unica il massimo dei vantaggi che poteva ottenere. Così come ha consentito che trapelasse dalla stampa la creatività contabile di Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi per entrare nell’euro, potrebbe decidere di abbandonare tale moneta senza soffrirne troppo. Le elezioni di ieri nel Nordreno-Vestfalia, che vedono la pesante sconfitta della Cdu di Angela Merkel, sono un altro segnale d’insofferenza per l’Ue. In Italia permane l’arcano sull’entità dei derivati posseduti dal Ministero del Tesoro e sulle ragioni di questo possesso: assicurazioni vendute alle banche d’affari, copertura del rischio tasso sui titoli di Stato, dilazioni nel pagamento degli interessi sul debito pubblico o speculazioni finanziarie. Anche alcune centinaia di Enti Pubblici hanno accumulato notevoli perdite acquistando derivati. La politica si è fatta garante di questi strumenti finanziari e non può rescindere i contratti stipulati. In via teorica qualunque governo, specialmente se a capo di una nazione bersagliata economicamente come la nostra, potrebbe decretare che l’immondizia cartacea di Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup, etc., è nulla o, in alternativa, chiedere alle varie banche, dando in cambio quegli stessi titoli, un prestito pari a metà del loro valore per rilanciare l’economia reale, nazionalizzare la Banca Centrale e riappropriarsi della sovranità monetaria. Allo stato delle cose, vista l’impossibilità di realizzare un’azione di questo genere senza pagare un prezzo esorbitante all’élite globalista, l’esecutivo Monti, peraltro emanazione di questa, in seguito alle ribellioni popolari contro Equitalia e alla gambizzazione di un dirigente di Finmeccanica, dichiara l’emergenza terrorismo. La società incaricata della riscossione nazionale dei tributi opera secondo legge ed è proprio questo il punto su cui battono i santi taumaturghi impegnati sul fronte dell’evasione fiscale, naturalmente quella “minore”. Senza considerare la supponenza, gli errori, le somme non dovute a questo o a quell’altro organismo e i difetti di notifica, le richieste e gli strumenti di Equitalia sono tali da lasciare il cittadino comune in balia di questa, per alcuni provvidenziale, Spa, delle sue maggiorazioni, delle ganasce amministrative, del pignoramento dei conti correnti bancari, delle trattenute su stipendi e pensioni. Se fosse solo un problema di qualche “cartella esattoriale pazza”, che magari decuplica una sanzione già regolarmente pagata, non saremmo arrivati alle rivolte spontanee contro tecniche dissuasive ritenute da molti odiose e vessatorie. Quanta gente si è trovata con qualche bene ipotecato senza saperlo per presunti debiti di alcune centinaia di euro? Quanti piccoli imprenditori si sono visti togliere i fidi bancari? L’attentato di Genova potrebbe trovare spiegazioni nell’attività internazionale di Finmeccanica o dipendere dalle mire affaristiche di chi, dopo la gogna mediatico-giudiziaria, vuole farne polpette e dunque non avere alcuna attinenza con formazioni eversive. Ci sono troppe cose che non convincono sul revival del terrorismo. E poi a chi giova ferire l’a.d. di un polo nucleare o un gabelliere di Equitalia? Dare vita in qualunque maniera allo stato d’emergenza terroristica nel Paese, dove solo i più deboli sono stati chiamati a pagare il conto della crisi economica, può servire l’établissement in due modi: dissuadere chi scende in strada per protestare contro le iniquità, indurre nella popolazione l’urgenza di sicurezza. In entrambi i casi gli Italiani, impauriti e resi ansiosi dai media mainstream, finiranno per affidarsi inconsapevolmente ancora una volta agli ascari dell’alta finanza, cioè a quei personaggi che li hanno defraudati, affamati, condannati al sottosviluppo perpetuo.

Antonio Bertinelli 14/5/2012

http://unshaded.wordpress.com/2012/05/13/frustrazione-e-terrorismo/                 

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Quando il carnefice si traveste da cerusico
post pubblicato in diario, il 9 gennaio 2012


Dopo il blitz antievasori di Cortina sia l’apparato fiscale che Il governo Monti hanno tentato di rifarsi il maquillage. Con la legislazione societaria vigente Il fisco può perseguire inesorabilmente solo i piccoli contribuenti, Equitalia può continuare ad avvalersi di strumenti da usura legalizzata, l’esecutivo può lasciare intendere che le scelte per “mettere in sicurezza” i conti pubblici non siano profondamente classiste. I paradisi fiscali portano i capitali lontano dai governi e dalle relative tassazioni. Equitalia, sfruttando i dati personali di chiunque, può rilevare il conflitto d’interessi di un giudice sotto procedura ipotecaria ed impugnare una sua sentenza sfavorevole alla società. I suoi accertamenti sono esecutivi dopo sessanta giorni dalla notifica e riducono a zero le possibilità di difendersi per chi non può contare su grandi studi legali. Con la manovra finanziaria Mario Monti ha ritenuto “salvifico” colpire pensionati, pensionandi e contratti di lavoro; ha pensato bene di abrogare persino gli istituti dell'accertamento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell'equo indennizzo e della pensione privilegiata.  Ora, mentre plaude agli accertamenti fiscali sui ricchi in vacanza, che non andranno mai oltre la mera operazione di facciata, dopo aver spinto il Paese consapevolmente e scientemente sulla strada della recessione, sta passando alla cosiddetta fase due. Off course le parole d’ordine che ricorrono quando si dichiara di voler ridare fiato all’economia sono sempre le stesse: cartolarizzazioni, liberalizzazioni e privatizzazioni. In sostanza il cartolarizzare si traduce nel vendere agli amici ambiti patrimoni pubblici molto al di sotto del loro valore di mercato. Liberalizzazioni e privatizzazioni non sono sinonimi, ma gli argomenti a sostegno delle prime vengono usati anche per realizzare le seconde ed entrambe a danno degli interessi dei cittadini. La favola raccontata da “destra” e da “sinistra”, che vede in queste scelte la possibilità di avere prodotti o servizi migliori e meno costosi, le opportunità nazionali di competere e primeggiare sui mercati globali, sta preparando quel brodo di cottura in cui Monti finirà di cucinare l’Italia. Vale la pena di ricordare che Berlusconi ha ceduto il passo all’uomo delle banche quando i titoli Mediaset, sotto l’attacco speculativo capitanato da due fondi d’investimento statunitensi, sono crollati del 12% in un solo giorno. Gli integralisti come Monti non parlano mai di liberalizzazioni del settore bancario o di quello petrolifero, dimenticano che Il sistema infrastrutturale (aeroporti, stazioni ferroviarie, autostrade, ecc) è controllato da pochissimi operatori. La pubblicità ingannevole di cui gode il libero mercato è stata ripetutamente smentita dai fatti. Le dismissioni dei beni pubblici operate dai sicari dell’economia ingaggiati negli anni precedenti e posti nei governi hanno causato la diminuzione progressiva delle entrate statali, l’aumento dei prezzi, il peggioramento dei servizi, le opacità gestionali, il degrado delle condizioni di lavoro e l’aumento della disoccupazione, senza migliorare la capacità produttiva nazionale. In nessun paese dove sono state applicate le ricette neoliberiste miranti a smantellare soprattutto il monopolio pubblico è subentrata, se non in via transitoria, la concorrenza. In tutti i settori privatizzati o liberalizzati si sono succeduti momenti di concorrenza, velocemente seguiti dall'eliminazione dei soggetti più deboli, da un'ondata di fusioni, dalla costituzione di monopoli e cartelli privati, dalla riduzione della capacità di intervento pubblico, dalla cancellazione della mission di utilità collettiva, dall'estensione del campo del profitto. Non servono voli pindarici per rendersi conto che la liberalizzazione del commercio, illo tempore firmata da Pier Luigi Bersani, ha prodotto risultati diametralmente opposti a quelli dichiarati. “La rendita di posizione del negozietto a prezzi stratosferici non può essere difesa a scapito della pensionata sociale, dell'operaio che deve fare i conti col salario” fu uno dei tanti slogans adottati dagli apologeti del neoliberismo. Al dunque la capacità finanziaria dei grossi gruppi ha sbaragliato i piccoli esercenti fino a realizzare una distribuzione controllata da un ristretto oligopolio, senza vantaggi durevoli sul fronte dei prezzi e spesso con scadimento della qualità delle merci poste in vendita nei grandi centri commerciali. E’ veramente suggestivo affermare che la salvezza dell’economia italiana sarà garantita da un’ulteriore liberalizzazione della rete commerciale e dalla deregulation del servizio dei tassisti. Nei prossimi tre anni, secondo la Confesercenti, sommando la crisi alle nuove liberalizzazioni, chiuderanno ottantamila esercizi commerciali e si perderanno duecentoquarantamila posti di lavoro. Nel settore dei taxi è prevedibile l’ingresso di società in grado di fare concorrenza agli altri schiavizzando dei dipendenti senza tutele, falsare il mercato e poi sfruttare la propria posizione dominante. Mentre l’Italia, zerbino dell'Ue, a sua volta entità cuscinetto degli Usa, viene impallinata dai mercati l’aristocrazia del denaro e gli assidui della crapula a spese dell’interesse generale marciano allineati e coperti dietro il governatore che avrebbe dovuto far calare lo spread Btp-Bund.

Antonio Bertinelli 9/1/2012  

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La libertà e la legge
post pubblicato in diario, il 13 dicembre 2011


Nel “De l'esprit des lois”, Montesquieu scrisse: “La liberté est le droit de faire ce que les lois permettent” (la libertà è il diritto di fare ciò che le leggi consentono). Oggi l’apparato normativo si aggira e si piega in rapporto ad interessi particolari. Le cosiddette scatole cinesi sono strutture societarie che permettono di celare la proprietà delle imprese e di evadere il pagamento delle tasse. La materia è regolata dalla legge “Draghi” del 1998. Le società offshore, utili per proteggere capitali sfruttando le legislazioni favorevoli dei paradisi fiscali, hanno la possibilità di aprire una loro succursale in Italia sotto forma di Srl, con tutti gli obblighi che ne conseguono, ma rimangono soggette alla legislazione estera nei casi di fallimento. Esistono decine di leggi ad personam e ad aziendam. Come ha ribadito Mario Monti, la società Equitalia opera, e non pochi italiani hanno avuto modo di sperimentare come, all’interno di uno schema legislativo pensato e scritto ad hoc. Anche senza scomodare l’opera monumentale, frutto di quattordici anni di lavoro, del grande pensatore francese, non è poi così lontano il tempo in cui gli intellettuali indicavano una strada, un percorso, un fine alto della vita collettiva. Attualmente, nell’apoteosi dell’effimero e delle banalizzazioni, si avverte l’assenza di guide, la commistione dei poteri è diventata regola, la libertà dei cittadini è un ricordo del passato. C’è maggiore consapevolezza in certi discorsi ascoltati al bar e nel salone del barbiere di quanta ne fornisca la lettura di un pacco di quotidiani o di qualche bestseller. Nonostante il massiccio obnubilamento delle coscienze ci sono ancora tante persone che riescono a vedere oltre l’orizzonte, che setacciano le notizie, che rompono i silenzi, che non si lasciano fuorviare da cyber-mercenari e gatekeepers, che guardano al di là dei privilegi di questa o di quella “casta”, che non si lasciano irretire dai distrattori di professione. Berlusconi si è fatto da parte, ma il distacco, la disaffezione e il disincanto per la politica sembrano aumentare proprio per la sensazione d’impotenza che attanaglia un gran numero di cittadini. La democrazia non si recupera invocando il pagamento dell’Ici per gli edifici del Vaticano adibiti ad uso commerciale, non si recupera con le sempre verdi rivendicazioni femministe, non si recupera discettando sullo “zar” russo, non si recupera con tre ore di sciopero generale, non si recupera con un taglio, peraltro di là da venire, degli stipendi dei parlamentari. Il populismo mediatico, tentando di costruire una massa a misura di speaker, svilisce la passione civile così come accade quando la stessa massa parla, manifesta, dissente senza trovare ascolto e quindi constata la propria irrilevanza politica. L’Ue della Merkel, i diktat comunitari, le manovre finanziarie recessive, le sovranità nazionali limitate o revocate, le manipolazioni a mezzo stampa, le false benemerenze, lo smantellamento del welfare, l’annichilimento del lavoro, le rappresentanze istituzionali al servizio della finanza, Il fatto che siano rimasti nel mondo solo tre paesi senza una banca centrale controllata dai Rothschild, i banchieri calati nei governi sono realtà troppo grandi e complesse da affrontare. L’apatia o la modesta reattività di una popolazione non sono necessariamente figlie dell’ignoranza, ma possono essere meccanismi di difesa più o meno transitori. Se esistono moltitudini di utili idioti, è altrettanto vero che circa il 40% di italiani non partecipa alle tornate elettorali, annulla la scheda o la lascia bianca; nel referendum sull’acqua del giugno scorso è stato largamente superato il quorum e la schiacciante maggioranza dei votanti ha cercato di placcare le mire del legislatore. Non abbiamo strumenti scientifici per misurare il grado di consapevolezza generale, ma se prendiamo come punti di riferimento questi due dati emerge che la repulsione nei confronti della classe dirigente è più diffusa di quanto l’informazione embedded lasci intendere. Un deputato “talpa”, attraverso una telecamera nascosta, registrando le parole di un suo collega, ha permesso di cogliere lo stato in cui versa il Parlamento: “(…) Tanto questi sono tutti malviventi. A te non ti pensa nessuno. Te lo dico io, caro amico. Che questi, se ti possono inculare ti inculano senza vaselina nemmeno (…)”. I vizi del governo dimissionato hanno raggiunto l’apice, ma il tanto decantato salto di qualità si è concretizzato nel perfezionamento di un esecutivo al servizio delle oligarchie finanziarie, davanti al quale non ci sono ostacoli politicamente significanti. La libertà e le chances a disposizione del cittadini sono sempre più ridotte ope legis. Anche le possibilità di non rimanere totalmente succubi di uno Stato occupato dai privati, sottraendosi quanto più possibile al peso asfissiante del suo tacco con scelte antisistema e relativamente autarchiche, si vanno assottigliando con la velocità della luce. Basti pensare al prossimo obbligo, anche per chi non ha i mezzi necessari per sobbarcarsi gli oneri connessi, di aprire un conto corrente. In questo quadro di libertà compresse da poteri visibili ed invisibili, che criminalizzano o si fanno beffa del dissenso, che osteggiano in ogni modo l’esercizio di quei principi democratici con cui si riempiono la bocca quando rilasciano interviste, trova purtroppo linfa la rassegnazione di quella parte di popolo, pur cosciente di essere finito in trappola. Se non pilotati da qualche servizio d’intelligence e quindi anarchicamente “genuini”, gesti come l’invio di plichi esplosivi nelle sedi di enti particolarmente invisi ai popoli oppressi non possono avere la pretesa d’invertire l’ordine delle cose. Ammesso che la persistente arroganza del sistema possa giustificare una risposta violenta questa dovrebbe essere prolungata nel tempo e assistita da una strategia diligentemente mirata. Tralasciando volutamente ogni genere di valutazione in merito, va evidenziato che anche riuscendo ad eliminare fisicamente dieci o cento banchieri, colpendo dieci o cento complici di questo o di quel potere forte l’intero sistema rimarrebbe in piedi. Ci sembra più verosimile ritenere che il perfezionamento del Nwo in Italia, in Europa e fino alle lande più periferiche dell’Impero possa fallire grazie ad un’implosione della struttura piramidale che lo sostiene. L’auspicabile defezione di una parte rilevante dei suoi artefici sarebbe più efficace di qualunque altra azione, ma la Grecia insegna che non è comunque il caso di aspettare seduti a braccia conserte.

Antonio Bertinelli 13/12/2011 

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Non se ne sono mai andati
post pubblicato in diario, il 22 giugno 2011


Di tanto in tanto viene fuori un’indagine sulle trame di vecchi e nuovi faccendieri, poi tutto torna ad immergersi nella palude inquinata delle interconnessioni tra politica, affari e istituzioni. In questi ultimi giorni si parla di Luigi Bisignani e delle sue molteplici liaisons, ieri si parlava di Flavio Carboni, l'altro ieri si parlava di Licio Gelli. La polisemia lessicale dei giornalisti, anche blasonati, che sia dovuta a pigrizia o a manipolazione, induce a ritenere che certe storie si ripresentino solo in maniera episodica e tra di loro disconnesse. Parlare di P3, di P4, di trame illecite, di questo o di quel personaggio finisce per nascondere il filo rosso della continuità che attraverso cupole più o meno informali fa da sempre pressione su organi istituzionali e quanto altro serve per assoggettarli ad interessi personali o di bottega, scopi ed affari delittuosi. Tina Anselmi finì nel dimenticatoio con benedizioni politiche trasversali, il club della P2 non fu mai messo fuori gioco. Fatte le debite eccezioni, ci sono molti piduisti ancora in auge e soprattutto esiste un modus operandi che non è stato mai scalfito. Lo Stato continua ad essere considerato al servizio di poteri eversivi e comunque come un’entità da rendere funzionale all’upper class che si ritiene intoccabile. Il vecchio e mai dimenticato maestro venerabile fu a suo tempo lapidario: “Berlusconi mi deve i diritti d’autore. Quello che sta realizzando è il mio piano di rinascita democratica”. I fatti odierni non indicano che a volte ritornano, ma che determinate figure e abitudini disinvolte non sono mai trapassate. Anche a distanza di molto tempo dalle vicende connesse alla P2 è ancora lecito chiedersi come mai quasi tutti i notabili dello Stato erano iscritti a quella loggia segreta. Le altre cricche che ricorsivamente finiscono sotto indagine appaiono più banali e meno strutturate di quanto apparisse la confraternita coordinata da Gelli, ma i metodi non si discostano da quelli consolidati nel corso degli anni se non per la sfacciataggine dei protagonisti. Il ruolo ombra di Bisignani nella Rai, il suo essere “uomo di relazione” per eccellenza, non deve distogliere l’attenzione dall’ampia rete di complicità costituita dai servizi d’intelligence, corrotti e corruttori, traffichini e trafficoni, parlamentari e ministri, finanzieri e banchieri, pennivendoli e tanti altri maggiordomi impegnati a spiare, condizionare, ottenere appalti, pilotare, nascondere, inquinare, infangare, ricattare, decretare, ordinare, spostare capitali, chiudere aziende, cooptare, disinformare e così via declinando. Più che fingere stupore per ogni velo che si alza lasciando intravedere qualche lembo di pelle bisognerebbe denudare l’intero corpo dello Stato per vedere il numero complessivo delle pustole che lo affliggono. Non c’è necessità di scomodare il ginepraio delle indagini che avvia periodicamente la Magistratura specialmente quando, come è già precedentemente avvenuto con la P2, è difficile provare in un’aula di giustizia l’interferenza di un sodalizio “sulle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici, anche economici”. Per vedere la degenerazione è sufficiente soffermarsi sui rapporti che intercorrono tra Stato e cittadini, non molto dissimile da quelli che si instaurano tra una prepotente gang di quartiere ed i suoi abitanti. Lo Stato non paga e si nasconde dietro i muri di gomma alzati dalla burocrazia, dal ventre molle dell’apparato giurisdizionale, dalla resistenza processuale e da leggi dedicate alle bisogna. Non vi è più certezza negli stipendi, nelle pensioni, nei rimborsi e nei pagamenti che dovrebbero essere erogati. Manca un censimento per gli emolumenti percepiti tardivamente o definitivamente perduti, per le pensioni erroneamente calcolate, non accordate, sospese per un codice sbagliato o revocate per un cavillo formale. Guai ad essere creditore di una Asl, di un Comune, di una Regione, di un Ministero, dell’Inps o dell’Inpdap. Nei giorni di udienza i tribunali competenti sono regolarmente affollati, ma non è possibile conoscere il numero dei contenziosi aperti. L’unico dato certo proviene da Confindustria e riguarda tutte quelle aziende senza idonee entrature: il debito della P.A. nei loro confronti ammonta a settanta miliardi, un vero sasso al collo per piccole e medie imprese. Quando il cittadino, dopo defatiganti e costose peripezie giudiziali, trova il giudice “terzo” ed arriva magari anche a sentenza esecutiva favorevole rischia di impattare nell’armatura giuridica dell’impignorabilità, un vero e proprio sbarramento ai processi di esecuzione forzata. Anche quando perde la causa lo Stato spesso non paga, si dichiara “nullatenente”. La tutela costituzionale del credito non vale per il dipendente, il pensionato, il danneggiato e l’imprenditore che fallisce a causa di pagamenti non ricevuti. Pur tenendo nella debita considerazione che l’evasione fiscale ammonta a centoventi miliardi annui, tutti gravanti sulla collettività, non si può ignorare l’altra faccia dello Stato, l'accanimento ed i metodi vessatori di Equitalia: ipoteche, espropri, sequestri conservativi e ganasce fiscali. Le attività di recupero della società riguardano multe stradali non pagate ed entrate a ruolo, contributi Inps non versati, comuni cittadini, commercianti, artigiani e partite Iva in difficoltà. Chi non ottempera o lo fa in ritardo finisce in un gorgo di disperazione per colpa degli esborsi che crescono in maniera esponenziale. Errori e manchevolezze inimputabili al contestato non fermano la macchina esattrice. In tali circostanze vale il principio del solve et repete, cioè prima paghi e poi reclami. Con quale criterio si è stabilito che una persona probabilmente in difficoltà nel pagare una determinata somma, a fronte di minacce e sequestri, possa trovare i soldi per pagare il doppio, il triplo o dieci volte di più del dovuto? In questo Paese sembrano esistere procedure speciali. La grande impresa non ha difficoltà a farsi pagare le fatture dallo Stato, una pensione d'invalidità, unica fonte di reddito, può essere sospesa di punto in bianco. Le cartelle esattoriali di vip, biscazzieri, grandi aziende e politici godono di attenzioni più graduate tanto che dei circa nove miliardi riscossi solo un quinto proviene dai grandi evasori, la casa di una povera vecchia si può mandare all’asta, e senza comunicarglielo, per il mancato saldo di una rata della tassa sull’immondizia.

Antonio Bertinelli 22/6/2011

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