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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Il sol dell'avvenire
post pubblicato in diario, il 8 maggio 2010


La fitta ragnatela economica-finanziaria che sta avvolgendo la Grecia e che minaccia di strangolare altre nazioni, Italia inclusa, dipende dal radicamento del modello di sviluppo americano. Dopo essere entrati nel cono d’ombra del capitalismo globale, senza che le politiche dei vari paesi abbiano mai sostenuto una qualche forma di multipolarismo, oggi paghiamo pegno al dominio planetario delle banche e arretriamo davanti alla speculazione dei grandi finanzieri. I governi di sinistra, a cominciare dai primi anni novanta del XX secolo, hanno alienato gli “scudi” economici nazionali. Quelli di destra, mentre lasciano che le combriccole degli amici gozzoviglino con il denaro pubblico, continuano ad applicare la politica del rigore, la quale grava esclusivamente sulle fasce più deboli della popolazione. Giovanni Falcone era riuscito ad inquadrare le eterogenee lobbies che avevano messo gli occhi sui settori strategici dell’economia statale e che stavano collaborando per appropriarsene. Il coraggioso magistrato non ebbe modo di conoscere l’epilogo della storia, così come non ebbe modo di assistervi Paolo Borsellino, ma gli errori di quelle “vendite”, curate principalmente da Romano Prodi, le scontiamo ancora oggi. Mutatis mutandis, l’avvento del berlusconismo ha visto proseguire l’assalto ai forzieri e ai patrimoni comuni. Camuffate nelle forme più diverse e nei più svariati modi, sono aumentate le rendite parassitarie e i sussidi che le famiglie dominanti si autoelargiscono a spese di tutti. Gli imprenditori che non sbaraccano per aprire stabilimenti nell’Europa dell’Est o addirittura in Cina, possono contare su manovalanza asiatica, africana e sudamericana disposta a lavorare 12 ore al giorno per un tozzo di pane. Quella in esubero finisce poi a marcire nei centri di identificazione e di espulsione. Esistono sovvenzioni di Stato e si fanno affari persino sull’immigrazione dei nuovi schiavi. Dopo aver rinunciato ad ogni forma di dignità la stagione dei saldi non conosce fine, si vende e si compra di tutto, inclusi i voti e gli scranni parlamentari. Per dirla alla maniera di Arthur Rimbaud sono “À vendre les corps sans prix, hors de toute race, de tout monde, de toute sexe, de toute descendance et le bruit, le mouvement, et l’avenir qu’ils font!”. Che sia per il volere di circuiti oscuri, interessati a far trapelare determinati scandali, o per l’abilità professionale di qualche giornalista “libero”, le nefandezze del potere affiorano con cadenza regolare. Ovviamente non finiscono in Tv, ma le gole profonde che ci partecipano le attività truffaldine di questo o di quel politico, di questo o di quell’imprenditore, di questo o di quel banchiere non mancano mai. Ora da un episodio, ora da un altro, emerge come il Popolo, che a detta dei governanti è rappresentato, difeso e condotto al sol dell’avvenire, sia invece triplicemente circuito. Già imbrogliato dalle oligarchie che condizionano lo scacchiere economico internazionale, viene ulteriormente spogliato dallo Stato che va in soccorso della finanza in affanno per crisi sistemica e, in ultimo, subisce le angherie dello Shogun che gestisce la quotidianità per conto dell’imperatore. La tanto celebrata democrazia è progressivamente scivolata verso il rigido dominio dei cittadini attuato per mezzo della propaganda, degli illeciti, della violenza e delle norme ad hoc. E’ avvilente constatare la cultura dilagante del favor rei e del favor debitoris. Se l’Europa non ride, se la Grecia annaspa, se l’euro traballa, l’Italia, oltre che con il suo debito pubblico, deve anche misurarsi con le pistole puntate alle tempie di chi informa, di chi dissente e di chi è comunque fuori linea. I manovratori non devono essere importunati con critiche, appelli, istanze e neppure con la satira. La casta degli “eletti” si arroga il diritto di stabilire insindacabilmente quali sono i suoi alleati e quali sono i suoi nemici, mira ad ottenere una privacy blindata per imperare sulla politica, sull’economia e soprattutto sulle leggi. Secondo quanto affermava Adolf Hitler, la storia mostra come tutti i conquistatori che hanno consentito agli uomini da loro assoggettati di portare armi hanno in tal modo approntato la propria caduta. Dunque è bene che il Popolo non disponga di strumenti idonei per affrancarsi dal giogo e  bisogna fare in modo che solo la gleba si trovi in contrapposizione sulle piazze. Da una parte i “servi” ribelli e dall’altra i “servi” fedeli. Da una parte chi difende magari il proprio posto di lavoro e dall’altra le forze dell’ordine. Morti e feriti, vittime di un qualunque malgoverno, non hanno mai causato lutti alla razza padrona  E’ la logica della guerra riportata su scala ridotta, quella degli assalti alla baionetta e delle decimazioni dei reparti in rotta davanti al nemico, come nella Grande Guerra, o quella dei bombardamenti sulle popolazioni civili, che ha caratterizzato e preceduto l’avanzata delle truppe americane durante il secondo conflitto mondiale. Se gli Stati non fossero corrosi dal tarlo della cupidigia non ci sarebbero frotte di precari e di disoccupati, i piani di assistenza sociale non precipiterebbero in caduta libera, non esisterebbero cervellotici programmi di sicurezza nazionale (?), non si assisterebbe ad un’anomala espansione dei Servizi Segreti, i cortei di protesta non vedrebbero giovani ammazzati dalla Polizia e poliziotti presi a sassate dalla folla. Se lo spirito della Democrazia fosse applicato effettivamente si guarderebbe alla critica delle opposizioni come stimolo per migliorare l’azione dei Governi. Solo per citare qualche caso, ci consta invece che il talk show di Serena Dandini è stato "attenzionato", che Michele Santoro ha subito una denuncia con annessa domanda di risarcimento per aver realizzato una trasmissione sulla Sanità, che Michel Abbatangelo è stato citato in giudizio a motivo della satira fatta sul suo blog e che il Ministro per le Attività Culturali non andrà al Festival di Cannes perché, a suo dire, “Draquila”, il documentario che presenterà Sabina Guzzanti, disonora l’Italia. Forse non si può più gridare al mondo che siamo un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di navigatori e di trasmigratori, ma il lustro perduto dal Paese non è certo imputabile alle crude narrazioni di qualche libro o di qualche film. Purtroppo gli esiti connessi “all’ora solenne che sta per scoccare nella storia della Patria” non dipendono dall’agiografia di corte.

 

Antonio Bertinelli 8/5/2010     

Senza tregua
post pubblicato in diario, il 4 maggio 2010


Nonostante il rogo folcloristico con cui si è pubblicizzata l’eliminazione di un improbabile numero di leggi obsolete, avvertiamo il gravame di un apparato normativo che, di mese in mese, ne vede nascere altre per favorire grandi imprese, banche, assicurazioni, produttori di merci adulterate, baronati della sanità, predoni di beni pubblici, grandi ladri ed avventurieri della finanza estrosa. Come se non bastasse, a smentire l’amore di Bersani per la Carta “migliore del mondo”, i soliti pidini continuano ad offrire i loro servigi ai responsabili del cantiere adibito a sferrare la definitiva spallata contro il dettato costituzionale. Grazie agli inconfessabili accordi tra “sinistri” e “destri”, membri dello stesso circolo in perenne simbiosi con i poteri forti, ogni condotta illecita è stata convertita in profitto legittimo. Quando si incontrano difficoltà a rimodulare la legge secondo i desideri del padrone ci viene detto che violarla è cosa buona e giusta. Il rapporto tra pena e comportamento sociale patologico è del tutto sbilanciato. I poveracci finiscono in galera, e in alcuni casi ne escono cadaveri, mentre i protagonisti dei grandi saccheggi restano impuniti. In un quadro legislativo apparentemente dissociato, con un sistema giudiziario inefficace, nella nazione dove gli abusi di potere e la corruzione sono sistemici, per chi si sente diffamato continua ad esistere la possibilità di chiedere riparazione in tribunale. Nel Paese che ha perduto ogni riferimento etico c’è ancora chi bada al prestigio personale e contribuisce ad intasare la macchina della Giustizia dando vita a procedimenti con tempi biblici e dagli esiti incerti. Di sicuro chi imbastisce certe cause vede traballare l’immagine e la realizzazione del sé. A volte i motivi che spingono all’azione giudiziale sono oggettivamente condivisibili, a volte denotano una bizzarra percezione dell’onorabilità, spesso sono solo intimidazioni rivolte a chi ha l’audacia di mettere a nudo i limiti di qualche personaggio pubblico. Non poche di queste citazioni in giudizio lasciano apparire solo le code di paglia degli attori che, incoraggiati dalle blande conseguenze riservate per legge alle liti temerarie, possono usufruire dell’istituto giuridico ad abundantiam per tenere sotto scacco chi esercita il diritto di critica, peraltro costituzionalmente garantito. Trascinare in tribunale chi continua a pensare, a parlare e a scrivere senza chiedere il permesso, specialmente se non può contare sull’assistenza di agguerriti studi legali, è un modo semplice per educare la gente al silenzio o peggio ancora all’omertà. Le azioni criminose di chi occupa i centri di potere incidono sulle dinamiche macropolitiche e macroeconomiche, accelerano il degrado civile e il declino economico del Paese, già investito dalle turbolenze della globalizzazione che stanno spazzando il resto dell’Europa. L’art. 21 della Costituzione non è sufficiente a proteggerci dai misfatti delle classi dirigenti nazionali, né dai programmi delle oligarchie internazionali, ma va difeso ad oltranza onde garantire quel minimo d’informazione necessario per pararsi le terga dai disegni degli “illuminati” che banchettano in Italia, che hanno spinto la Grecia nella condizione odierna e che stanno spingendo l’Eurozona verso la terziarizzazione dell’economia. In cambio di liquidità il Governo greco ha ceduto il flusso dei diritti futuri di atterraggio versati dalle compagnie aeree agli aeroporti del Paese, ha ceduto i ricavi delle sue lotterie, ha sottoscritto un contratto di “interest rate swap” tra Goldman Sachs e la Banca Nazionale, ha concluso altre operazioni analoghe con rilevanti perdite proiettate sul lungo periodo. L’attuale “salvataggio” del bilancio ellenico è stato possibile consentendo ai soccorritori europei di ricorrere ad artifici contabili e monetari le cui ricadute saranno tutte da verificare. Il sacco dello Stivale, con quelle privatizzazioni e con quelle liberalizzazioni fittizie che hanno reso impossibile qualsiasi controllo pubblico sulle aziende strategiche (banche, energia, trasporti, telecomunicazioni, siderurgia, etc.), è cominciato nel 1992 sotto il patrocinio della corona inglese e continua ancora oggi su quello che è rimasto da spolpare. Malgrado la situazione italiana non sia delle più rosee, bisogna fare i conti anche con l’insofferenza di chi si sente diffamato dalla pubblicazione dei suoi trascorsi e con chi ricorre alla Magistratura perché un cronista gli ha fatto troppe domande. Ma cosa dovrebbero fare i cittadini sottoposti al dispotismo dei mercati transnazionali, inseriti in un contesto sociale frammentato, privati del lavoro, con gli stipendi pignorati per la morosità delle aziende da cui dipendono, alla mercè di affaristi privi di scrupoli ed assoggettati a piani di austerità sempre più duri per il debito potenzialmente inestinguibile contratto dall’Italia? Il nostro modello socioeconomico è stato rivoluzionato, il canovaccio programmatico di chi governa si è sostituito alla tutela degli interessi collettivi, le delocalizzazioni industriali fanno involare le fabbriche nei paesi ad economia emergente lasciando a terra gli addetti e il loro know-how. Le lacrime e il sangue di prodiana memoria, con il crescente depauperamento del capitale comune, sono un’inezia di fronte al linguaggio asettico delle cupole bancarie anglo americane a cui gli Stati hanno ceduto prima la loro sovranità monetaria ed oggi, per evitare la bancarotta, stanno cedendo il controllo del loro territorio e delle loro ultime risorse. I “piani di rientro” in stile FMI e/o UE significano la riduzione delle aspettative di vita, il decremento dei redditi, lo smantellamento dei servizi sociali, la contrazione dell’assistenza sanitaria e l’arretramento dell'istruzione pubblica. In altri termini le nazioni finiscono per assumere sempre di più i connotati di economie a pedaggio dove ognuno è obbligato a pagare ovunque e comunque una quota d'ingresso anche solo per vivere, dove i bisogni primari non sono garantiti e i morsi di un’esistenza precaria si fanno sentire. Nel futuro che ci sta preparando la razza “eletta” forse mai più nessun giornale oserà pubblicare le gesta di allegre combriccole dedite allo sciacallaggio o il discutibile cursus honorum di un politico, di un banchiere, di un pirata della finanza, ma è certo che anche i numeri trentatre delle varie confraternite non saranno altro che numeri. Alla nostra stessa conclusione può ben arrivarci anche chi sottoscrive tutto con impareggiabile nonchalance.

 

Antonio Bertinelli 4/5/2010


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permalink | inviato da culex il 4/5/2010 alle 13:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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