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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Dall'Alpi alle Piramidi
post pubblicato in diario, il 12 marzo 2011


A conclusione dei cortei pro-Costituzione prendiamone pure atto, non c’è rimasto partito politico in grado di bloccare l’ultimo assalto alla principale fonte del Diritto. Appare fatale il diffuso servilismo nei confronti del boss, a sua volta servile nei confronti dell’Europa e delle intimazioni anglo-americane per nulla mitigate da un Presidente insignito del Nobel per la pace. Le genuflettessioni al gendarme d’oltreoceano garantiscono al governo carta bianca sul piano interno consentendogli, senza inciampi, se non quelli rappresentati dalle critiche della stampa estera, di mettersi fuori dalle regole democratiche vigenti in tutti gli altri paesi occidentali. Di tanto in tanto qualche dissidente sembra voler gorgheggiare, ma poi finisce come tutti gli altri per attenersi agli spartiti obbligati dalla spinta egoica, dalle consuetudini paganti del berlusconismo, dalle direttive economiche comunitarie e dalle prescrizioni del verbo globalizzante. L’Europa è stata ormai travolta ed assoggettata dai discendenti di quei colonizzatori partiti nei secoli scorsi alla conquista delle Americhe. L’italia non ha un ceto politico degno di farsi valere né sul vecchio Continente, né altrove. E’ diventata il naturale Far West del Cavaliere, dei suoi amici, delle mafie, di cordate fameliche e di cricche senza scrupoli, è la terra elettiva di buffoni piroettanti prima convertiti al cannibalismo internazionale imposto dalla “civiltà superiore” e poi fattisi zerbini per gli stivali del nuovo duce. Sinistra e destra, categorie ormai sfumate nell’uniformismo partitico, fanno a gara per sedersi al tavolo da gioco dell’incomparabile baro. Ieri la Magistratura costituiva una garanzia di terzietà e Gheddafi era un amico, oggi la prima è un malcelato ingombro sulla via degli affari e il secondo costituisce un vulnus per gli ineffabili paladini della democrazia. La riforma epocale della Giustizia, a prescindere dalle dichiarazioni ad usum populi, vedrà i parlamentari fare a gara per accontentare il padrone e, nel contempo, aumentare le probabilità di non finire in galera, cosi come dimostrano i ritocchi normativi del ventennio trascorso. L’eventuale spezzettamento tribale della Libia, a danno dell’Europa e della stessa Italia, causerà meno indignazione di quanto ne abbia causata da sempre la comoda dittatura del colonnello verso il quale la cedevolezza dei nostri governi è stata sempre rigorosamente bipartisan. Dal “fratello” Prodi agli xenofobi in camicia verde, con buona pace dei diritti umani violati nelle carceri e nei deserti del rais. Se Gheddafi riuscirà a sottrarsi al disegno egemonico che sta cambiando gli assetti di potere nel Maghreb il nostro Paese, richiamato all’ordine da Obama, pagherà più amaramente di altri le inspiegabili defaillances dei Servizi segreti, l’incapacità politica dell’utile clown e dei suoi irresponsabili vessilliferi. I teatrini televisivi sono un capolavoro insuperabile di spudoratezza e di fariseismo. Al malessere continuo delle piazze, stanche di un’architettura sociale precaria e logora, nauseate dalla corruzione della classe dirigente, sfiancate dall’avvicendamento di innumerevoli magliari e con difficili prospettive di aggregazione, fa da contrappunto l’insussistenza del Pd, il doppiopesismo dell’Udc e le rampogne parolaie di Fli, ovvero le opposizioni in maschera. Di riforma in riforma, di legge in legge, di trattato in trattato, nel rivoluzionare qualunque condivisibile ordine di priorità valoriale, gli Italiani stanno subendo, parafrasando Hegel, le dure repliche della storia. Se un tempo i militanti di destra e di sinistra miravano alla conquista del potere per rincorrere la loro visione del mondo, oggi, senza alcuna idea, compiacenti e garbati come il tizio del famoso pizzino televisivo, si accontentano finanche di un piccolo podere. Che glielo garantisca un satrapo o un qualunque altro componente della razza padrona non fa alcuna differenza. Isonomia, isotipia ed isegoria sono astrusi concetti filosofici misconosciuti ai fautori del piano di rinascita democratica. E’ così che “progressisti” e “conservatori” sono giunti a perorare la causa di una giurisdizione a geometria variabile, a denigrare pretestuosamente il dettato costituzionale, a far passare di contrabbando il Trattato di Lisbona, a dissolvere l’identità nazionale, ad asservire i cittadini ai loro interessi di bottega ed ai programmi illuminati dell’agape globalista. I “sinistri”, pur contestando il berlusconismo, hanno accettato l’ineluttabilità delle sue fruscianti ragioni. Insieme ai “destri”, pur contestando la globalizzazione, hanno abbracciato i suoi assiomi fino a tollerare che quel modello di sviluppo venisse imposto anche con la forza delle armi. Per i pupari e per i pupi funzionali al sistema la riservatezza e la menzogna sono gli strumenti principali con i quali si assicurano il dominio sulle folle. La meticolosa ed efficace cassa di risonanza mediatica afferma apoditticamente che la Giustizia necessita dei cambiamenti ideati dagli azzeccagarbugli del premier, ma ciò e tanto vero quanto lo è l’asserita ineluttabilità oggettiva ed amorfa del processo di globalizzazione in atto. L’invocata riforma epocale sulla giurisdizione serve a piegare quel poco che resta dell’indipendenza dei magistrati. La presunta fatalità del “libero” mercato consente ad un piccolo gruppo di grandi investitori di governare intere nazioni tramite i flussi di capitale, le oscillazioni di borsa, i debiti pubblici e la regolazione dei tassi d’interesse. Subordinare pubblici ministeri e giudici al potere esecutivo significa garantire l’impunità totale al white collar crime. Inneggiare alle rivoluzioni pilotate comporta il rischio di rimanerne inconsapevoli vittime. Continuando a sostenere il pavido monarca, tra un balbettio ed un distinguo, o peggio sbavando come i celebri cani di Pavlov, gli attori della scena politica ci faranno finire peggio di come siamo finiti con Casa Savoia. Accettando supinamente le decisioni di clan familiari quali Astor, Bundy, Collins, Dupont, Freeman, Kennedy, Li, Onassis, Rockfeller, Rothschild, Russell, Van Duyn, Windsor ci troveremo presto ad essere le mere comparse di una vita grama, appiattita dall’Artico all’Antartico e mercificata dalla culla alla bara. Al dissenso da tubo catodico, alla disapprovazione paludata del più grande, suo malgrado, partito d’opposizione, verrebbe quasi da preferire l’agire radicale e apertamente distruttivo dei casseurs, degli anarchici e dei nichilisti d’ogni risma.

Antonio Bertinelli 12/3/2011 
La banca della rabbia
post pubblicato in diario, il 19 febbraio 2011


L’impiego dei servizi d’intelligence, Il dossieraggio, la possibilità di arruolare chiunque facendo leva sulle zone grigie o fragili delle sua esistenza, il controllo dei media mainstream e gli incommensurabili mezzi finanziari, specialmente se convergono nelle disponibilità di un solo soggetto, sono un agglomerato difficile da combattere in qualunque frangente. Lo sono ancor di più quando messi al servizio del vecchio piano piduista mai adeguatamente contrastato nel corso degli anni. Gianfranco Fini ha avuto modo di sperimentarlo direttamente dopo la sua estromissione dal Pdl e, con la campagna acquisti ripresa di slancio, che sta indebolendo la sua stessa formazione politica, coglie l’occasione per ammetterlo pubblicamente. Chi è ricattabile o è rotto ad ogni compromesso non si pone lo scrupolo di cambiare padrone ad ogni stormire di fronde. Il problema si pone in tutta la sua gravità al Paese costretto a trangugiare il fiele del regime veicolato da un ceto politico corrotto e mai sazio, inetto e codardo. La Magistratura, volente o nolente, continua a rimanere prigioniera di un estenuante gioco tra guardie e ladri. Res sic stantibus, magari tra un paio d’anni, il primo ministro potrebbe anche finire dietro le sbarre. In punto di diritto l’ipotesi è più che sostenibile, ma è comunque improbabile che gli eventi seguano il corso giudiziale riservato ai più. Le vicende pregresse in tema di reati amnistiati, prescritti, depenalizzati non depongono a favore di una “nemesi” giudiziaria e l’alba della nazione sembra quanto mai lontana. Più di un sodalizio, in primis quello becero dei leghisti, agisce esclusivamente per ottenebrare le menti dei cittadini. Le opzioni previste dalle moderne democrazie non sono più idonee per ridare voce ai Popoli. Figuriamoci quanto lo possano essere quelle accordate dai governi autocratici. Nell’ultimo ventennio la maggioranza degli Italiani è stata raggirata e sfruttata, è stata trascinata nell’infamia e nella miseria senza poter mai intravedere una speranza. Già colonia Usa, taglieggiata senza misura dalle tante mafie, spinta nel vortice neoliberista della globalizazione, subordinata a Bruxelles e alla Bce, occupata in ultimo da Silvio Berlusconi e dai suoi amici, se l’Italia vuole tornare ad essere sufficientemente libera deve sottoporsi ad un vero e proprio shock terapeutico. Anche il panorama economico-politico internazionale rende certamente più facile la scelta del singolo e quella di gruppi che intendono uscire dal gregge indistinto soggiogato dai governi e da altre mille schiavitù radicalizzando il distacco dal sistema. La scelta rivoluzionaria non è indolore, richiede valutazioni di ampio respiro, non può ignorare che le reti di potere preesistono e sopravvivono all’uomo che lo esercita pro tempore, sia sibi et suis che su commissione. Le rituali parole “il re è morto, viva il re”, con le quali l'araldo della monarchia annunciava il decesso del sovrano e l'avvento al trono del successore, sono desuete nella forma ma sempre attuali nella sostanza. La recente destituzione di Hosni Mubarak su pressione della piazza, almeno nei suoi immediati sviluppi, non appare foriera di grandi cambiamenti, non sembra atta a garantire l’accoglimento delle legittime aspirazioni degli Egiziani. Chi subentrerà come presidente prometterà qualche posto di lavoro in più, abbasserà il prezzo di alcuni generi alimentari, offrirà qualche nuova posizione amministrativa a dei docili cooptati e sacrificherà un pò di capri espiatori della vecchia guardia. Mutatis mutandis, per l'economia globalizzata, tutti gli abitanti del Maghreb, dove la politica dominante è quella dell'infitah, ovvero della porta aperta agli investitori stranieri, continueranno ad essere solo vittime di dumping sociale. E’ questa la raison d'ètre delle democrazie elargite sotto la guida di oligarchie e think tanks sovranazionali. In Italia il disagio popolare è crescente, ma manca la “banca della rabbia”, ovvero un grande partito d’opposizione capace di attivarsi e di mobilitare le folle per abbattere quanto meno il tiranno. La storia insegna che dopo le rivoluzioni arrivano spesso le restaurazioni, ma è pur vero che la specificità italiana non consentirà mai un ricambio della classe dirigente per via parlamentare, attraverso i meccanismi elettorali o per mezzo di pacifiche manifestazioni di piazza. Per resuscitare la Costituzione ci vorrebbe ben altro. I lamenti di Gianfranco Fini, che vede Fli sbriciolarsi ed i pigolii di Pier Luigi Bersani, che invoca pedissequamente le dimissioni del premier ci partecipano, senza se e senza ma, che la commedia sta virando velocemente in tragedia. Un carro Leopard che avanza cannoneggiando, sostenuto da una compagnia di vandali allineati e coperti dietro la sua scia, non può essere fermato con riti giudiziari propiziatori, né con i mantra degli “avversari”. Non esiste altra tattica che quella di colpire per rendere definitivamente inutilizzabili i suoi cingoli. Il Parlamento è stato piegato ai voleri del boss, i menestrelli delle opposizioni “autorizzate” e compatibili con il berlusconismo non riescono a fermare neanche i lanzichenecchi in camicia verde che stanno erodendo i pilastri della Repubblica. Anzi offrono loro collaborazione, finanche provvidenziale per il duo ministeriale Bossi-Calderoli, ostile persino alla celebrazione solenne del centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Il Paese è alla mercè di un governo che non governa e degli uragani della globalizzazione. Le proiezioni oniriche del ministro dell’economia nascondono, tra l’altro, che il mercato del lavoro è disastrato come in pochissimi altri paesi europei. La Magistratura deve conservare quanto più la sua indipendenza, ha l’obbligo di perseguire i reati, ma è sconsiderato e vile attribuirle una funzione palingenetica da cui è bene che la stessa rifugga. Nel Preludio al Machiavelli, Benito Mussolini scrisse: “Il popolo non fu mai definito. È una entità meramente astratta, come entità politica. Non si sa dove cominci esattamente, né dove finisca. L'aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo tutto al più delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna. I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale". L’inamovibilità del nuovo duce, una sorta di metempsicosi diabolica sta lì a dimostrarlo. Spetta agli Italiani smentirlo prima che sia troppo tardi.

Antonio Bertinelli 19/2/2011
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