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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Giustizia 2021? un incubo (40 puntata)
post pubblicato in diario, il 17 gennaio 2021


Nel 2018 è passato l’ultimo treno, quello che, secondo le aspettative di molti italiani, aveva come destinazione finale la “salvezza” del Paese. Alla guida ed alla cura del convoglio si misero personaggi eterogenei per esperienza e cultura. Ricordiamo quello che si era prefissato di diventare l’avvocato del Popolo, quello che voleva ristabilire per gli Italiani una migliore qualità della vita, quello che voleva mettere un freno all’immigrazione priva di limiti, quello che voleva una seria commissione d’inchiesta sulle banche, quello che ambiva porre rimedio definitivamente alle disfunzioni della Giustizia. Oggi qualcuno, in dialetto reggino, potrebbe dire: finuta la festa, gabbatu lu santu. Secondo noi il rimprovero più grande da muovere a quei personaggi è l’ingenuità. Con quale alterigia si sono affacciati sulla scena politica ritenendo che le classi egemoni (con particolare riferimento al panorama internazionale) avrebbero consentito loro di mettere in atto dei cambiamenti epocali? Se ci soffermiamo sullo stato della Giustizia non possiamo che constatare le sue annose disfunzioni. Tra le altre cose, ne è testimone anche la lista delle lagnanze rivolte alla classe politica dagli stessi ermellini all’inaugurazione di ogni nuovo anno giudiziario. Indubbiamente chi detiene il potere non vuole cambiamenti se non quelli funzionali ai propri interessi. Pensando al sommo poeta, che fa dire a Virgilio: “ […] Perché pur gride? Non impedir lo suo fatale andare. Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”, dobbiamo ammettere che la questione, quanto meno nel breve periodo, è d’inesplicabile composizione. L’evoluzione dei costumi, della legislazione e della giurisprudenza ha fatto segnare grandi cambiamenti. Si continua a parametrare la qualità del vivere secondo la produttività economica ed il patrimonio. Tutto è ormai monetizzabile, la salute, i sentimenti e le persone. La stessa famiglia è diventata mercanzia che si soppesa in rapporto al valore delle proprietà, del ruolo, delle opportunità di generare profitti e del potere. Il nostro uomo ha preferito reclamare per salvaguardare l’integrità della sua famiglia: ****************************************************************************************************************************************************************** CORTE D’APPELLO DI XXXXX SEZIONE DELLA PERSONA E DELLA FAMIGLIA RECLAMO CONTRO DECRETO NOMINA AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO Il Dr. XXXXXXXXX nato a XXXXXXXXXX il XXXXX ed ivi res.te, (C.F. XXXXXXXXXXX), elett.te dom.to in XXXXXXXXXXXXXXXXXX presso e nello studio dell’Avv. XXXXXXXXX che lo rapp.ta e difende in virtù di delega allegata al presente Pec: XXXXXXXXXX Avverso Modifica decreto di nomina amministrazione del 7/12/2020 RG n. XXX/2020 del Giudice Tutelare del Tribunale di XXXXXXXXXX (ai sensi e per gli effetti dell’art. 720-bis c.p.c.). Provvedimento comunicato l’8/1/2021 PREMESSO Che il ricorrente ha gestito l’anziana madre XXXXXXXXXX sia per ogni aspetto economico-patrimoniale sia per le normali e quotidiane incombenze fin dalla morte del padre avvenuta il 19 marzo 2006 e la sorella XXXXXXXXXX (quando espressamente richiesto) fin dal 7 marzo 2013. In quella data la sorella, conscia di avere una malattia degenerativa neurologica, nella piena consapevolezza dell’importanza dell’atto, ha deciso di firmargli una procura generale, da far valere quando lo avesse ritenuto necessario. Che nella amministrazione familiare ogni azione del ricorrente è stata improntata alla salvaguardia degli interessi delle due congiunte. Ha fatto del suo meglio per evitare che, al bisogno, le due donne si trovassero private di tutte le loro risorse economiche e/o nell’impossibilità di accedervi; Che – pur con le comprensibili difficoltà derivanti dalla personalità della madre questa “amministrazione” va avanti fino a marzo 2020; Che nel mese di marzo 2020 il postamat, con il quale il ricorrente ha sempre prelevato all’ATM i soldi necessari all’anziana donna, raggiungeva il limite delle operazioni consentite e non permetteva di fare ulteriori prelievi. Per risolvere questo e tanti altri problemi amministrativi pressanti concordava con la madre la redazione di una procura generale che la stessa avrebbe dovuto firmare al notaio, nella propria abitazione, il 10 giugno 2020; Che nell’attesa di vedere perfezionato l’atto lo stesso ricorrente si faceva carico di provvedere con le proprie risorse a tutte le incombenze economiche dell’anziana congiunta; Che durante il periodo di lockdown il ricorrente per forza di cose riduceva la sua frequentazione a casa della madre, pur continuando ad amministrarla e ad assecondare le richieste della congiunta, che voleva avere a disposizione più denaro del solito. Nonostante le notevoli somme date alla donna nel corso dei primi sei mesi dell’anno, la madre continuava a chiedere insistentemente danaro, di cui tuttavia non sempre ha saputo indicarne l’utilizzo; Che la reazione dell’ultranovantenne alle richieste di spiegazioni del figlio, è stata quella di porre in essere nei suoi confronti atteggiamenti che lo hanno insospettito, specialmente dopo che ha trovato con molta frequenza a casa persone che la madre non era solita frequentare; Che inoltre durante il periodo di lockdown la Sig.ra XXXXXX aveva riferito al figlio di strani accadimenti in casa, quali la scomparsa di cose (gioielli, chiavi, il libretto postale cointestato con la figlia dove viene accreditata la pensione, una grande spilla d’oro da foulard, etc.) e di documenti (buoni postali di colore verde cointestati, etc.); Che – arrivato il 10 giugno 2020 giorno fissato per la firma della procura generale – la donna, sostenuta da una nipote, anziché firmare l’atto congedava il notaio ed il suo collaboratore; Che tali comportamenti inducevano il figlio che – tra l’altro – il 12 giugno 2020 aveva trovato in casa della madre una persona qualificatasi come avvocato, sia a fare istanza il 15 giugno 2020 per ottenere l’amministrazione di sostegno della madre (con attribuzione del potere di querela) che a presentare in data 16 giugno 2020 una denuncia contro ignoti per circonvenzione di incapace per poter fare luce sulle “stranezze” accadute, preoccupato che qualcuno in sua assenza si potesse approfittare della donna anziana e malata, soprattutto dopo aver trovato un legale nella casa della madre; Che tutte le preoccupazioni quelle che avevano spinto il reclamante a fare una denuncia, inclusa la possibile circonvenzione d’incapace, sembra non abbiano trovato la giusta attenzione e la querela contro ignoti veniva archiviata, rimanendo così nel limbo dell’indeterminatezza le alienazioni di preziosi di famiglia curate da terzi; Che in data 15 giugno 2020, come precedentemente detto, il reclamante, -anche confortato dalla documentazione medica rilasciata dall’INPS l’11 febbraio 2013 e da quella redatta dal medico della madre l’11 giugno 2020- presentava istanza per ottenere la nomina di AdS della stessa, spiegando sinteticamente le ragioni oggettive per le quali tale nomina era improrogabile; Che nel corso del procedimento Il Giudice Tutelare acquisiva un certificato medico del 21 luglio 2020 tramite l’avvocato munito di procura speciale dall’anziana madre, con la quale lo stesso medico che l’11 giugno 2020 aveva raccomandato al figlio della madre disabile di farla sottoporre a visite (geriatrica e psichiatrica) asseverava che la donna era in grado di intendere e di volere!! Che verosimilmente il Giudice Tutelare deve aver dubitato della credibilità dell’istante e pertanto non ha accolto la richiesta del reclamante finalizzata a essere dichiarato amministratore di sostegno, nonostante i motivi della sua richiesta fossero stati dallo stesso più volte ribaditi al Giudice Tutelare verbalmente; Che la decisione del GT di nominare quale amministratore di sostegno il Sindaco del Comune di XXXXXXXXXXX e per lui il Servizio Sociale di detto Comune, anche con il protrarsi dell’emergenza sanitaria nazionale, si è rivelata del tutto inadeguata; Che invece la nomina del reclamante, unico figlio della Sig.ra XXXXXXXXXXX e unico fratello della Sig.ra XXXXXXXXXXX, avrebbe sicuramente assicurato, oltre che la continuità amministrativa iniziata nell’anno 2006, anche una gestione più agile delle due donne ed in particolare dell’anziana madre, sia nelle incombenze economiche, ma soprattutto nelle incombenze quotidiane; Che nell’abitazione della madre dimora ormai anche la sorella (“amministrata” dal reclamante con procura generale del 7 marzo 2013) e la convivenza delle due donne, con l’ingresso in casa di terze persone, è diventata problematica, anche a causa delle patologie psichiatriche della XXXXXXXXXX, diffidente e a volte ostile nei confronti di persone a lei poco conosciute; Che la situazione creatasi nel ménage familiare con l’ingresso in casa di altre persone durante il periodo di lockdown ha fatto precipitare lo stato di salute della sorella più giovane ma non più capace di autodeterminarsi; Che infine l’amministrata ha bisogno di cure e di prescrizioni mediche costanti e solo un familiare stretto, come è il figlio attuale reclamante, può garantire quell’attenzione e quella periodicità nelle visite che viceversa non potrebbe garantire un’istituzione pubblica, seppure nella figura del Servizio Sociale Comunale; Che il GT nella sua decisione ha agito con pregiudizio nei confronti del Sig. XXXXXXXXXXX, che non può essere giustificato con le sommarie argomentazioni che si leggono nel suo provvedimento; Che infatti si legge nella motivazione del GT che il reclamante avrebbe indotto la madre a sottoscrivere una procura generale. CIO’ NON E’ VERO perché la firma di tale atto era un’operazione concordata e amministrativamente indispensabile per le condizioni fisiche e le consolidate abitudini a delegare della donna; Che il GT nel suo provvedimento inoltre avanza dubbi sulle modalità di rilascio della procura generale della sorella da parte dell’odierno reclamante, nonostante ogni operazione sia facilmente riscontrabile con gli estratti conto o con appunti contabili firmati dal procuratore ed uniti al libretto postale, che la donna ha cointestato con la madre; Che il GT asserisce che la beneficiaria non ha manifestato alcuna fiducia nel proprio figlio perché in passato lo stesso aveva tentato di prelevare dal libretto postale, dove veniva e viene accreditata la pensione dell’anziana donna, somme superiori a quelle concordate (sic !!) Che il GT avrebbe dovuto arguire che tale circostanza non poteva essere VERA per il semplice fatto che, se avesse voluto, il Sig. XXXXXXXXXX avrebbe potuto fare ogni operazione senza preavvertirla e senza che la madre potesse in qualche modo accorgersene, in quanto da molti anni tali operazioni venivano fatte dal reclamante; Che il GT scrive che la mancanza di fiducia da parte della beneficiaria nei confronti del figlio renderebbe la gestione conflittuale e paralizzante. In questo modo però il GT sembra dimenticare che dal 19 marzo 2006 sino al 13 giugno 2020 (data del barricamento in casa della XXXXXXX, su suggerimento di qualche suo improvvisato consigliere) il figlio si è fatto sempre carico di tutti i bisogni dell’anziana madre, senza che la stessa avesse motivo di rimproverarlo e senza che il figlio ne traesse un pur minimo beneficio; Che il Sig. XXXXXXXX ha agito nel passato in modo tale da tutelare la salute fisica e ha sempre provveduto ad amministrare la pensione della madre per dovere e affetto filiale in modo ineccepibile, senza che possa essere attribuita a lui alcuna mancanza sia sotto l’aspetto affettivo sia sotto l’aspetto economico, gestendo le sue finanze in maniera trasparente e con specchiata onestà; Che nonostante le cure e le attenzioni profuse alle strette congiunte, entrambe malate, oggi si trova ingiustamente estromesso dalla vita della madre e – di conseguenza – anche della figlia convivente; Che il GT, nel momento in cui ha motivato la sua decisione di nominare un amministratore estraneo dal nucleo familiare, ha subito l’influenza di coloro che negli ultimi tempi si sono “avvicinati” alla madre, fomentando in lei un ingiustificato “rancore” nei confronti del figlio, probabilmente anche provocato dalla percezione della realtà che può avere una persona ultranovantenne; Che inoltre il Sig. XXXXXXXXX, a seguito della sua querela contro ignoti per sospetta circonvenzione dell’anziana madre, ha dovuto subire persino l’onta di vedersi indagato per simulazione di reato; Che il GT sembra condizionato, senza una vera prova in atti, dall’atteggiamento ingiustificatamente denigratorio della Sig.ra XXXXXXXXX tant’è che la disamina del caso è stato affrontato con una sorta di pregiudizio, come traspare chiaramente dal modo alquanto approssimativo con cui si è proceduto e dalle deboli motivazioni con le quali l’odierno reclamante è stato escluso dalla vita dei suoi cari; C O N S I D E R A T O Che il provvedimento del GT si presenta stigmatizzabile sia sotto un profilo pratico e concreto, per l’impossibilità ora del Dr. XXXXXXXXXX di accudire la Sig.ra XXXXXX nelle ordinarie incombenze quotidiane, come sopra evidenziato, Che il provvedimento di esclusione dall’amministrazione di sostegno del reclamante, senza alcuna evidente prova di un comportamento scorretto o in qualche modo criticabile del reclamante, è contrario a tutti i principi che regolano i rapporti di famiglia; Che la famiglia rappresenta una delle formazioni sociali ove il singolo svolge la sua personalità, e tale concetto diventa molto più stringente quando una delle componenti, come nel caso che ci occupa, ha un’età così avanzata e una salute così compromessa, per cui necessita più che mai essere seguita e accudita da un familiare; Che proprio nella tarda età dei genitori deve essere applicato quel principio solidaristico per cui i figli devono dedicarsi, qualora se ne ravvisino le ragioni, alla loro cura ed ai loro bisogni, come di fatto è avvenuto per tutti i lunghi anni in cui il Dr. XXXXXXXXXXX si è preso cura della madre e della sorella, senza che nulla gli potesse essere rimproverato; Che inoltre non si può sottacere che il reclamante ha già avuto modo di esercitare le funzioni di amministratore di sostegno per XXXXXXX, ormai deceduto, della XXXXXXX. Detta amministrazione si è estinta per la morte del XXXXXXXXX e lo stesso GT, che oggi ha negato la sua nomina ad amministratore di sostegno della madre, ha potuto verificare la correttezza ed onestà del suo operato fino al 28/1/2020; L’inserimento oggi di persone estranee al consolidato e piccolissimo nucleo familiare potrebbe avere degli effetti devastanti sulle due donne, che – in buona sostanza –non potrebbero essere seguite nelle loro cure, visite e accertamenti medici e clinici con quella periodicità e costanza che le loro condizioni fisiche invece richiedono; Che trascorso il periodo in cui l’anziana donna è stata gratificata dalle visite e dalle attenzioni delle persone estranee al suo gruppo familiare, la stessa potrebbe risentire sia della mancanza della presenza del figlio, sia della mancanza delle necessarie e costanti cure mediche; Che infatti quelle stesse persone che hanno generato il sospetto e hanno indotto ad aprire delle indagini per simulazione di reato a carico dell’istante potrebbero nel tempo non avere più lo stesso interesse a prendersi cura della donna, come del resto non hanno mai fatto per molti anni, e non consentirebbero la dovuta frequentazione tra madre e figlio; Tutto ciò premesso e considerato così conclude: Voglia l’Ecc.ma Corte di XXXXX, accertato che la famiglia è il luogo deputato a dare assistenza e solidarietà tra di loro ai suoi componenti, riformare il decreto impugnato ed emesso dal Giudice Tutelare di XXXXXXXXXX e per l’effetto e nominare il Sig. XXXXXXXXXXX Amministratore di Sostegno della madre XXXXXXXXXX con revoca del provvedimento contro cui si ricorre. Si allega; 1) copia del provvedimento impugnato, 2) documenti di parte presentati nel procedimento VG XXX/2020 ed i verbali di udienza. Roma lì 15 gennaio 2021== Avv. XXXXXXXXXXXXXX== 17/1/2021 Antonio Bertinelli============ https://antoniobertinelli.com/2021/01/17/giustizia-2021-un-incubo-40-puntata/
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Giustizia 2021? un incubo (39 puntata)
post pubblicato in diario, il 15 gennaio 2021


L’art. 351 c.p.c. prevede che il reclamante possa fare istanza di sospensione dell’esecutività del provvedimento emesso in primo grado. La richiesta si può inoltrare in Corte d’Appello quando si ritiene che, nell’attesa della prima udienza relativa al reclamo, l’immediata esecuzione del provvedimento causi all’appellante un pregiudizio irreparabile. Nel caso relativo alla narrazione in corso ci sarebbero rischi di perdita di alcuni diritti reali dei quali il reclamante ha comunque preferito non fare menzione. Il reclamante ha optato per la salvaguardia dell’integrità della famiglia, istituzione tutelata dalla Costituzione come si legge nell’art. 2 e nell’art. 29. Il reclamante ha ritenuto che nel rispetto del principio solidaristico, culturalmente consolidatosi nei secoli, qualora se ne ravvisino le ragioni, i figli debbono dedicarsi all’accudimento dei genitori ed occuparsi dei loro bisogni. Il reclamante ha ritenuto che tale postulato affianca il diritto positivo (art. 315 bis c.c.) in quanto già presente in natura, eterno ed immutabile nel tempo. Il reclamante, nel chiedere la sospensione dell’esecutività, ha voluto richiamare l’attenzione su ciò che ha guidato il Parlamento nella stesura della legge 6/2004. Per quanto riguarda la scelta dell'amministratore di sostegno ricordiamo che l'art. 408 c.c. dispone che la sua designazione “avviene con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi della persona del beneficiario". Dunque “la ratio legis” è esclusivamente ispirata ad interessi personali, nel senso che l’individuo e la sua capacità non potrebbero essere legittimamente piegati ad esigenze esogene, che potrebbero verosimilmente configurarsi con l’inserimento di elementi estranei al gruppo familiare. ************************************************************************************************************************************************************************************************************** Ecco l’istanza: ***********CORTE D’APPELLO DI XXXXXXX**************** SEZIONE DELLA PERSONA E DELLA FAMIGLIA********* ****ISTANZA DI SOSPENSIONE DI ESECUTORIETA’ DEL PROVVEDIMENTO**** Il Dr. XXXXXXXXXXX nato a XXXXXXXXXXXX (C.F. XXXXXXXXXXXXXXXX), ed ivi res.te, elett.te dom.to in XXXXXXXXX presso e nello studio dell’Avv. XXXXXXXXXX che lo rapp.ta e difende in virtù di delega allegata al presente Pec: …….. *******************CHIEDE*********************** La sospensione della esecutorietà del provvedimento reclamato del 7/12/2020 del Giudice Tutelare del Tribunale di XXXXXXXXXXX ed emesso nella procedura n. XXX/2020, di cui il ricorrente ha preso visione l’8/1/2021 perché ritiene che l’immediata esecuzione del provvedimento possa causare al reclamante un pregiudizio irreparabile per i motivi che seguono: Il reclamante ha ragione di temere che venga portata a compimento in maniera irreversibile l’opera di spoliazione già cominciata dal 2019 con l’alienazione di vari ricordi e di oggetti preziosi di famiglia. Dopo l’ingresso di estranei in casa della sig.ra XXXXXXXXXXX nessuno ed ancor meno il l Giudice Tutelare adito il 15 giugno 2020, ha potuto evitare la vendita di oro e gioielli, in parte documentata con alcune ricevute di vendita a terzi di oggetti preziosi. Il reclamante teme che l’estromissione del figlio dal contesto familiare sia un passaggio propedeutico per allontanare la sig.ra XXXXXXXXXX dal proprio appartamento e collocarla in una RSA. L’impegno profuso dal reclamante nel corso degli ultimi 14 anni, anche a costo di significative limitazioni delle proprie libertà personali, è stato finalizzato proprio ad evitare alla madre di finire in una struttura dalla quale sarebbe uscita solo da deceduta. Ulteriore dubbio è costituito dal fatto che l’amministratore nominato dal Giudice Tutelare, o il suo delegato con la sua presenza, potrebbe in qualche modo compromettere le precarie condizioni mentali della sorella. La fragilità di salute della donna potrebbe suggerire il pretesto per un intervento giudiziario anche ai suoi danni, con il rischio che anche quest’ultima potrebbe essere ricoverata in una RSA, evento che il dott. XXXXXXXX ha sempre cercato di evitare. Si confida pertanto nell’accoglimento della presente istanza XXXXXXXXX 15 gennaio 2021 AVV. XXXXXXXXXXX************* 15/1/2021 Antonio Bertinelli***********https://antoniobertinelli.com/2021/01/15/giustizia-2021-un-incubo-39-puntata/
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Giustizia 2021? un incubo (37 puntata)
post pubblicato in diario, il 9 gennaio 2021


Il nostro futuro “reclamante” ha prelevato il fascicolo costituitosi nella sede del I grado di giudizio. L’incartamento, quello consegnato completamente spillato e timbrato, è costituito da 56 pagine. Nella cartella non ha trovato traccia dell’indagine alla quale fa riferimento il giudice tutelare A. P. nel decreto di nomina del Sindaco di xxxxxxxxxx, non c’è traccia di un qualche verbale che avrebbe dovuto redigere il G.T. per l’udienza programmata del 23 novembre 2020, non c’è traccia di un certificato medico personale inviato via PEC dal ricorrente il 20 novembre 2020. Con questo preambolo riprendiamo il nostro discettare sull’incubo del protagonista di questa storia. Nel corso del tempo ha incontrato il pubblico ministero T.M., che ha fatto del suo meglio per considerare e far considerare le due congiunte del denunciante in grado di autodeterminarsi. In questa maniera alla novantunenne “svalvolata” è stato consentito di dare la stura alla sua furia iconoclasta continuando ad alienare beni di famiglia senza averne bisogno, calunniando e scaricando livore di pertinenza psichiatrica sui suoi figli, facendo sparire importanti carte e documenti. Non ha avuto lo stesso successo il suo tentativo di arruolare la più giovane nella guerra contro il fratello per poi poterlo accusare di appropriazione indebita. L’altro incontro determinante il nostro prossimo appellante l’ha avuto con il giudice tutelare A. P., lo stesso che alla fine di ottobre 2020 si era dichiarato incompetente a decidere sul caso, poi infine, convertitosi alla “causa”, ha stilato il decreto da noi riportato nella puntata precedente. Questo giudice, contrariamente al suo collega della procura, è fermamente convinto che la madre del ricorrente abbia sempre avuto bisogno di un A.d.S.. Starà di certo spremendo le meningi per trovare il modo d’imporlo anche alla sorella. Ovviamente gli interlocutori privilegiati di questo giudice sono individui dotati di ben altro spessore morale e non già simile a quello dell’uomo da lui “bocciato”. Non vogliamo rubare altro spazio. Riteniamo di fare cosa gradita ai lettori proponendo documenti inediti nella loro versione integrale. Si tratta degli altri due verbali stilati e firmati illo tempore dal giudice tutelare A. P.. La raffinatezza, la grammatica, la sintassi e lo stile espositivo sono esclusivamente del G.T. $$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$ TRIBUNALE DI XXXXXXXXXXXXXXXX Ufficio del giudice tutelare VERBALE UDIENZA DEL 27/07/2020 Causa XXX/2020 V.G. Successivamente all’udienza del 27.7.2020, davanti alla dott.ssa A. P., in funzione di giudice tutelare, sono comparsi xxxxx xxxxxxxx, ricorrente, e per la signora xxxxxxxxxx l’avv. G. C., costituitasi telematicamente in data 22.7.2020. Il xxxxxxxxxx dichiara di non aver effettuato le notifiche alla signora xxxxxxx e ai contro interessati, deposita memoria con allegati certificati medici relativi alla sorella, e si riporta alle certificazioni recenti effettuate in prossimità temporale del ricorso. L’avv. C. deposita certificazione del 21.7.2020 del dott. E.I.. Il xxxxxxxxxx aggiunge:” siccome mia madre ha problemi di tipo amministrativo grossi mio figlio gli ha suggerito di firmare una procura generale a me, per non scocciarla ogni volta. Abbiamo fatto allestire una procura generale. Con la pandemia è cambiato qualcosa, mia madre ha pensato che questa procura generale non era più di suo gradimento e ha detto che non firmava nulla. Allora sono andato da medico I. e lui prima ha detto che aveva bisogno di assistenza, quando poi invece era il momento di scrivere delle sue condizioni si è tirato indietro. Adesso guardo il certificato del 21 luglio, non risponde alla realtà, ma a prescindere dalle richieste a me interessano gli episodi. Dal mio punto di vista, ci ha qualche problema. Ha accusato mio figlio di aver rubato un pc portatile e un telefonino portatile, invece li aveva regalati ad altre persone, le accuse di furto mio figlio che ha dovuto. Glielo dice anche a lui, lo insulta e non mi senta normale. Poi non firma nulla, qualunque problema di tipo burocratico di 1500 euro che non si deve pagare, dovevo contestare è stato un problema. Telefona agli amici, non vuole pagare le tasse, lei non vuole firmare nemmeno la denuncia dei redditi. Come si fa?? Dal mio punto di vista, è semi analfabeta non si fida. Non ha fiducia nelle sue capacità di valutare il documento che firma. ADR la pensione, ho sempre prelevato e portato questi soldi. Ad un certo punto, non firmava nulla, e quando portavo dei soldi mi facevo firmare da mia sorella, ma i soldi se li è presi mia madre. Si trattava del conto cointestato a mamma e mia sorella. A poco a poco ho visto che i soldi finivano e ho detto no. E mia sorella metteva le firme e le prendeva mia madre. Tutti i prelievi nel corso degli anni, che fine hanno fatto non so. ADR i xxxxxxxxxx sono soldi, era scaduto il documento di mia madre alla posta, ero andata a prendere xxxxxx euro per mia sorella, non potevo prendere nulla. Non c’è stato nulla da fare, ho dovuto affrontare un a lunga trafila, e li ho presi e li ho tolti questi xxxxxxxx. Stanno sul conto corrente mio. C’è una carta che ha mio figlio dove c’è scritto che quei soldi sono di mia sorella. Inoltre, non vuole pagare le tasse. Mi ha fatto prenotare una visita oculistica, fatta la visita dopo un lungo tira e molla, non ha mai voluto fare gli occhiali; la porto dal dentista, le dice che la dentiera va messa a punto, periodicamente doveva andare, ha detto che dentista è un somaro, e non ci è voluta andare. Adesso, ha una dentiera non a posto e mangia con difficoltà. Ha dei momenti alterni di confusione e momenti di lucidità. I gioielli che stavano dentro casa dove stanno?? E i soldi che ho portato lì dentro dove stanno? Ci pensava sempre mia sorella ma adesso lei è demente. L’avv. C. “è certo che le cose sono state derubate o che la signora non vuole mostrarle? xxxxxxx : io ho la certezza che questa cosa è stata venduta. Io le ho detto che non ha bisogno di liquidi. Io ne sono certo, io credo che la gente non possa vendere oro senza traccia. Io ad esempio le ho fatto riparare il divano come mi aveva chiesto, ho fatto la riparazione, ho lasciato le ricevute e ho pagato. Lei ha richiamato loro dicendo che non avevano fatto bene il lavoro e glielo ha fatto rifare tutto. Ho ripagato pure io. Ha avuto la lucidità di richiamare degli estranei persino. Quel giorno era lucida e ha fatto questo lavoro. Da quando è morto mio padre, non posso andare avanti a lottare per una firma. Mi crea problemi di carattere amministrativo che non firma nulla. Oggi tutto diventa difficile con lei che non collabora per le sue cose. Non è mai stata una donna dolce, ma dopo la morte di mio padre è diventata intollerante con tutti. Ha deciso che non doveva pagare l’MU, ha fiducia in questo mio amico di infanzia, e lui mi ha richiamato, per chiedere come fare e per proporre un contratto di uso gratuito con mia sorella, e ha pagato di più per registrarlo, pensando di pagare. ADR le faccende più semplici ci pensa da sola, sennò ci pensa mia nipote, figlia della sorella. La persona che le ha venduto l’oro, mia nipote compra e vende oro. ADR siccome gli ho portato migliaia di euro, a mia sorella, e mi chiedono sempre soldi in continuazione, allora non le ho dato la pensione, mia nipote dalla finestra mi ha fatto dei rimproveri perché non gli ho portato la pensione. E mi domando: quante cose sa? Io non mi fido di mia sorella. Mia madre il libretto è sparito, non so che fine ha fatto. lo non ho accesso al libretto e ai soldi di mia madre. Mi ha chiesto alcune migliaia di euro miei. Io mediamente gli ho portato intorno ai 3000 euro al mese, e adesso sono convinto che i soldi ce li hanno. Hanno sicuramente a casa parecchi soldi. Io ho fatto una denuncia il 16 giugno ai carabinieri denunciando un possibile raggiro e un possibile furto. Il Giudice Tutelare Dispone la convocazione della signora xxxxxx alla udienza del 28.9.2020 ore 11,30 $$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$ TRIBUNALE DI XXXXXXXXXXXXX Ufficio del giudice tutelare VERBALE UDIENZA DEL 28/09/2020 Causa xxx/2020 V.G. Successivamente all’udienza del 28/9/2020, davanti alla dott,ssa A.P., in funzione di giudice tutelare, sono comparsi xxxxxxxxxxx, nonché l’avv. G. C. che deposita certificato medico di non trasportabilità e chiede un rinvio per sentire la signora xxxxxxxxx anche in ragione delle avverse condizioni climatiche, che si aggiungono all’emergenza COVID-19. Il Sig. xxxxxxxxxxx deposita memoria e allegati, questi dichiara che:” mia sorella è diventata a luglio demente, ha cominciato a non capire più nulla dal mio punto di vista, vive con mia madre anche se la residenza formale sta da un’altra parte. Mia sorella ha avuto i primi segnali di demenza precoce, fece una procura a me. Secondo coscienza ho intenzione di cambiare i rapporti giuridici con mia sorella, perché ritengo che debba avere il massimo della tutela. Esiste un libretto cointestato a mia madre e mia sorella, che è scomparso, e c’era allegato l’assunzione di responsabilità come da memoria che deposito. L’avv. C. precisa che la signora xxxxxxxxxxxxxx ha conferito alla stessa solo un mandato procura speciale a rappresentarla in giudizio, non certo di una procura generale, il libretto in questione alla signora xxxxxxxx dal quale risulta che c’è un ammanco xxxxxxxx; sono stati depositati sul conto privato del xxxxxxxxxx, se esiste una dichiarazione d’impegno in favore della sorella non è stato rinvenuto. Si chiede di sentire in via telematica la signora xxxxxx e anche la sorella. Il xxxxxxxxxx precisa di aver scritto una assunzione di responsabilità per tutelare la sorella, si è deciso a valutare una richiesta di ricorso per amministrazione di sostegno anche perché ritiene sia sufficiente la procura generate. L’avv. C. rileva che con la procura generale non è necessario un rendiconto al contrario della ADS, tra l’altro la signora potrebbe non essere in grado di controllare le operazioni che la riguardano. Il xxxxxxxx si duole del fatto çhe il postamat in suo possesso della signora è stato bloccato e di fatto il denaro che serve alla madre viene preso dal conto del figlio, in quanto il xxxxxxxxx non può recarsi presso l’ufficio a prelevare la pensione della madre, si domanda se abbiamo bisogno di qualcosa. Da questo momento, dichiara che appena consegnerà soldi alla sorella si farà firmare una ricevuta. L’avv. C. dichiara essere informata che i soldi della pensione vengono sempre portati alla signora. Insiste il xxxxxxx che la pensione secondo lui è bloccata, la madre è mantenuta dal figlio per mesi. Si precisa che esiste una pratica avviata. IL GIUDICE TUTELARE Dispone audizione della xxxxxxxxxxxxxxx e di xxxxxxxxxxxxxxxxxx mediante collegamento in videoconferenza con lo strumento Microsoft Teams al seguente link xxxxxxxxxxxx Fissa ad uopo l’udienza del 23.11. 2020 ore 13,00 *************9/1/2021 Antonio Bertinelli ************ https://antoniobertinelli.com/2021/01/09/giustizia-2021-un-incubo-37-puntata/
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Giustizia 2021? un incubo (36 puntata)
post pubblicato in diario, il 9 gennaio 2021


Senza aggiungere commenti riportiamo l’epilogo del giudizio di primo grado seguito all’istanza ed alla denuncia qui riportate nel corso della storia che stiamo narrando (vedi 1 e 2 puntata) : MODIFICA DECRETO DI NOMINA AMMINISTRAZIONE DEL 07/12/2020 RG XXX/2020 IL TRIBUNALE Dl XXXXXXXXXXXXXXX GIUDICE TUTELARE XXXXXXXXXXXXXXX ln persona della dott.ssa xxxxxxxxx in funzione di giudice tutelare ha pronunciato il seguente DECRETO nel procedimento iscritto al n. xxx/2020 Ruolo Generale degli Affari di Volontaria Giurisdizione dell’anno 2020. Con ricorso depositato in data 15.6.2020, il Sig. xxxxxxxxxxxx chiedeva l’apertura di amministrazione di sostegno in favore di xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx. Deduceva l’istante xxxxxxxxxx sarebbe invalida al 100%, non autonoma facilmente raggirabile da terzi, come da documentazione medica allegata tale condizione patologica la renderebbe totalmente incapace di provvedere alle sue necessità. All’udienza del 27.7.2020, era presente il ricorrente ed il legale della beneficiaria, che chiedeva un rinvio per consentire alla stessa di partecipare, il Sig. xxxxxxxxxx lamenta la mancata collaboratività della madre determinata, a suo dire, dalla perdita di orientamento e dall’avanzata età che avrebbe condotto ad una sospettosità nei suoi riguardi e raggirabilità da parte di terzi; emergeva che questi aveva tentato di indurre la madre a sottoscrivere una procura generale invano; non era ben chiaro invece come erano state svolte le operazioni relative alla procura generale firmata dalla sorella del ricorrente, convivente della xxxxxxxxxx, di certo, alcune somme erano state prelevate e versate su un conto diverso, non a lei riferibile. Il giudice rinviava per garantire la audizione in forma protetta della signora xxxxxxxxxxx che avveniva, finalmente il 23.11 .2020. Nelle more, perveniva al fascicolo tutelare documentazione relativa alla indagine a carico del ricorrente, che richiedono maggiore cautela. La signora xxxxxxxxxx esprimeva scarsa fiducia nel proprio figlio ricorrente, particolarmente segnata dalla esperienza subita dalla propria figlia, paventava vari tentativi in passato da parte del ricorrente, di prelevare più somme di quelle concordate con la madre. La stessa ammetteva di avere grandi difficoltà di deambulazione e di essere necessitata a farsi aiutare dalla figlia; anche essa invalida, però convivente, manifestando il desiderio di andare a vivere, insieme alla stessa in una casa di riposo, e che in caso fosse strettamente necessario nominarle un amministratore di sostegno, di esprimere la preferenza per il proprio avvocato xxxxxxxxxxxxxxx. Veniva sentita la signora xxxxxxxxxxx che non era in grado di ricordare come si sarebbero svolte le operazioni relative alla sua casa e dei suoi denari. Il giudice tutelare si riservava. Preliminarmente occorre dar conto del fatto che, a seguito della riforma approntata dalla l. 6/04, è stato introdotto nell’ordinamento l’istituto dell’amministrazione di sostegno, misura protettiva che, a differenza dell’interdizione ed inabilitazione, non incide ex lege sulla capacità di agire del beneficiario, dipendendo in concreto dal decreto del Giudice Tutelare la determinazione dei poteri dell’amministratore di sostegno. Si rammenta l’insegnamento della Suprema Corte secondo il quale nel giudizio di interdizione il giudice di merito, nel valutare se ricorrono le condizioni previste dall’art. 418 c.c. per la nomina di un amministratore di sostegno, rimettendo gli atti al giudice tutelare, deve considerare che, rispetto all’interdizione e all’inabilitazione, l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma alle residue capacità e all’esperienza di vita dallo stesso maturate, anche attraverso gli studi scolastici e lo svolgimento dell’attività lavorativa (nella specie …. RIPORTATA ATTIVITA’ MAI SVOLTA DALLA BENEFICIARIA). Ne consegue che non si può impedire all’incapace, che ha dimostrato di essere in grado di provvedere in forma sufficiente alle proprie quotidiane ed ordinarie esigenze di vita, il compimento, con il supporto di un amministratore di sostegno, di atti di gestione ed amministrazione del patrimonio posseduto (anche se ingente), restando affidato al giudice tutelare il compito di conformare i poteri dell’amministratore e le limitazioni da imporre alla capacità del beneficiario in funzione delle esigenze di protezione della persona e di gestione dei suoi interessi patrimoniali, ricorrendo eventualmente all’ausilio di esperti e qualificati professionisti del settore” (Cass. n. 17962 del 1 1/09/2015). Si ricorda in proposito che secondo la giurisprudenza di legittimità, l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso e meno intenso grado di infermità o di impossibilita di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore capacità di tale strumento di adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa (Cass. sentenza n. 13584 del l2 giugno 2006). All’esito della istruttoria sentiti, valutata la documentazione versata in atti e le dichiarazioni della beneficianda, la domanda risulta fondata nei termini che seguono. Dall’istruttoria svolta emerge che la signora xxxxxxxxxxxxxx è persona con incapacità di gestirsi autonomamente in ordine alla sua situazione economica perché condizionata dalla scarsa capacità di deambulazione e dall’avanzata età, ma soprattutto vive in una condizione di conflittualità familiare e di possibili condizionamenti interni al nucleo familiare che la rendono fragile e bisognosa di protezione. Del resto, l’amministrazione di sostegno si delinea dunque come un sistema di protezione elastico e non espropriativo, spostando in definitiva l’obiettivo della tutela dai terzi (ivi inclusi i familiari dell’interessato) al beneficiario: i primi sono infatti chiaramente più garantiti con specifico riferimento ai risvolti economici e patrimoniali da una pronuncia definitiva e spossessante come “l’interdizione che si traduce però per il secondo in una perdita della capacità d’agire che appare spesso, nella sua drasticità, decisamente eccessiva. (Tribunale Ivrea, “civile Sentenza 17 giugno 2015, n. 403). Laddove dunque, gli atti gestionali cui è deputato l’interessato appaiano quanto mai semplici quindi, il ricorso ad uno strumento che elida in maniera totale la personalità giuridica del soggetto interessato come appunto l’interdizione appare in contrasto con quanto affermato dalla Corte Costituzionale in ordine alla necessità di considerare tale ultimo istituto come extrema ratio (C.Cost. 440/2005, secondo cui la nuova disciplina affida al giudice il compito di individuare l’istituto che garantisca la tutela più adeguata limitando la capacità del soggetto nella minore misura possibile, e di ricorrere alla interdizione solo se non ravvisi interventi di sostegno idonei ad assicurare tale protezione), sicché come nel caso di specie, l’amministrazione di sostegno si presenta come una misura non afflittiva e modulata, volta a proteggere il patrimonio e la persona del beneficiario secondo forme graduate e proporzionate al merito della situazione riscontrata. ln tal senso, considerato quanto riscontrato devesi rilevare sufficiente una forma di amministrazione di sostegno di natura coadiuvante, che consenta di stimolare alla beneficiaria nelle situazioni di vita quotidiana. Nella scelta della figura da nominare, deve darsi in adeguato rilievo che la posizione del ricorrente non è apparsa affatto chiarita in merito alla gestione del patrimonio mobiliare ed immobiliare della sorella, di cui la stessa risulta privata e che non lasciano affatto concludere in ordine alla idoneità a svolgere un ruolo di amministratore di sostegno, aggiungendosi a tale valutazione la totale mancanza di fiducia da parte della beneficiaria che renderebbe la gestione conflittuale e paralizzante. Appare dunque necessario predisporre una nomina di natura extra familiare, confermandosi la scelta nel Sindaco di xxxxxxxxxx, in quanto tale esente da ogni rilievo persino da parte del ricorrente medesimo. P.Q.M. Visti gli artt.404 ss c.c. A)Dichiara aperta l’amministrazione di sostegno in favore di xxxxxxxxxxxxxxxx B)Nomina il Sindaco di xxxxxxxxxxxxxx con facoltà di delega, amministratore di xxxxxxxxxxxxxxxxxxx con le seguenti prescrizioni: 1)L’incarico è a tempo indeterminato 2)l’amministratore di sostegno avrà il potere di compiere, in nome e per conto della beneficiaria qualsiasi atto di amministrazione ordinaria di disposizione relativamente ai beni di proprietà della beneficiaria e fare quant’altro si renderà necessario per le esigenze di protezione e per i bisogni e le richieste della medesima (quali, ad esempio, riscossione delle indennità previdenziali ed assistenziali allo stesso spettanti, pagamento delle spese periodiche, gestione delle pratiche amministrative presso enti pubblici o privati, presentazione dei redditi, gestione dei rapporti con la società Poste Italiane s.p.a. per il ritiro della corrispondenza indirizzata alla beneficiaria; riscossione di canoni locativi, locazione degli immobili della beneficiaria); 3)l’amministratore di sostegno potrà utilizzare mensilmente somme di spettanza della beneficiaria a titolo previdenziale ed assistenziale e dovrà provvedere a depositare tutte le somme di pertinenza della beneficiaria in un conto corrente bancario o postale o un in libretto postale intestato a xxxxxxxxxxxx e vincolato all’ordine del giudice tutelare dal quale potrà prelevare mensilmente, in Una o più soluzioni, anche mediante carta di debito che si autorizza a richiedere, il suindicato importo senza necessità di ulteriori autorizzazioni; l’amministratore dovrà concordare con la beneficiaria una somma mensile da consegnare alla stessa e alla figlia convivente per ‘le spese correnti alimentari, provvedendo invece direttamente l’amministratore ad adempiere alle diverse incombenze; 4)l’amministratore di sostegno dovrà chiedere l’autorizzazione al giudice tutelare per il compimento di tutti gli atti di straordinaria amministrazione, quali, ad esempio, alienazione di beni, costituzione di pegni ed ipoteche, divisioni, compromessi, transazioni; 5)la beneficiaria conserva il potere di compiere -suddetti atti personalmente coadiuvata dall’amministratore di sostegno, saranno segnalati al giudice tutelare eventuali conflitti per la composizione bonaria; 6)l’amministrazione dovrà redigere inventario dei beni patrimoniali dell’amministrata, e depositarlo presso la Cancelleria del Giudice Tutelare entro sei mesi; 7)l’amministratore di sostegno dovrà riferire ogni dodici mesi al giudice tutelare circa l’attività svolta e le e condizioni di vita personale e sociale della beneficiaria e dovrà presentare il rendiconto dell’amministrazione entro il 31 gennaio di ciascun anno, allegando copia dell’estratto conto del relativo anno, documentazione giustificativa delle spese superiori ad euro 200.00 una tantum; dispone altresì che la documentazione non rientrante nella suddetta elencazione sia comunque tenuta a disposizione a richiesta del giudice. Manda alla cancelleria per le annotazioni del presente decreto sull’apposito registro, per la comunicazione all’Ufficiale di Stato Civile ai sensi dell’art. 405 c.c. e per l’iscrizione nel casellario giudiziale. Dispone, a tutela della privacy della beneficiaria che nei rapporti con i terzi si faccia uso solo della parte dispositiva del presente decreto. Si comunichi al ricorrente, nonché a beneficiaria, amministratore nominato ed al Pubblico Ministero in sede. xxxxxxxxxxxxx 30/11/2020 . Il Giudice Tutelare xxxxxxxxxxxxxxxxxxx ====== 9/1/2021 Antonio Bertinelli *************** https://antoniobertinelli.com/2021/01/09/giustizia-2021-un-incubo-36-puntata-2/
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Giustizia 2020? un incubo (34 puntata)
post pubblicato in diario, il 24 dicembre 2020


Il nostro ricorrente/denunciante ci ha partecipato soltanto che ha scritto la seguente lettera alla sorella: “Cara xxxxx, il prossimo mese i Servizi Sociali si presenteranno a casa di nostra madre. A motivo del tuo attuale stato di salute rischi di essere internata in qualche clinica e di morire lì, come è già accaduto a xxxxxxx. In tal caso a te non rimarrebbero più neanche i soldi per acquistare le sigarette. Ti ricordi come trattavano gli ospiti di xxxxxxxxxx? Per evitare questo rischio devi andare via da quella casa. Se mi telefoni ti vengo a prendere e ti porto ad abitare altrove. Adesso, nell’emergenza dei prossimi giorni, posso fare soltanto questo”. ********* L’uomo non ha voluto anticiparci altro. Probabilmente deve avere avuto sentore di sgradevoli novità e non può concederci qualche confidenza in più. Questo ci spinge a ripercorrere mentalmente la storia che stiamo narrando, ovvero una lapalissiana circonvenzione d’incapace e la sparizione di alcuni suoi beni, il tutto con i crismi forniti da alcuni “custodi della legge”. La ricerca di aiuto da parte del figlio della vittima, estromesso dall’abitazione dai subentrati “aiutanti” della donna, gli ha procurato: un tentativo di denuncia per appropriazione indebita, un tentativo di denuncia per abbandono d’incapace ed una denuncia per simulazione di reato. Quanto è sparito da quell’abitazione per mesi e quanto ha speso il malcapitato, attingendo alle proprie risorse economiche, sono solo danni collaterali. Data la potenza di fuoco usata contro di lui, ultimo baluardo a difesa della fragilità delle due congiunte, riteniamo che il peggio debba ancora venire. ************************************************************************* Da bambini ci insegnavano che qualunque mafia, a prescindere dalla sua denominazione, era il male per eccellenza. Quando sentivamo parlare dei misfatti di certe associazioni criminali c’era sempre qualche nome di spicco che passava di bocca in bocca lasciandoci sgomenti ora per un crimine, ora per l’altro. Non avremmo mai pensato che in età adulta ci saremmo trovati ad assimilare alcuni ricordi con le azioni spregiudicate di certi magistrati. Nel nostro immaginario di ragazzi vedevamo i malavitosi, dediti a grassare le loro vittime, abbigliati in maniera pacchiana, incapaci di vestirsi in modo sobrio o rassicurante come appare un tailleur o un completo con cravatta. Solo da grandi abbiamo capito che l’abito non fa il monaco e la toga non è sempre garanzia di integrità morale o professionale. Da sempre la maggior parte dei lestofanti si nasconde, opera nell’ombra, non ostenta l’impunità che, quando è assicurata da qualche funzionario corrotto inserito nei gangli istituzionali, non è gratuita, ma è ben pagata. In ogni modo se il manigoldo fa sfoggia di un qualche rango questo non si presta ad equivoci. Non ci sono travestimenti. Gli abitanti del paese sanno che un determinato notabile è soltanto un capobastone, un altro è un camorrista ed un altro ancora un padrino. Tutti sono visibilmente personaggi non posti a presidio della legalità. Quelli che decretano un’estorsione o emettono una sentenza di morte civile nei confronti di una famiglia sanno che potrebbero essere chiamati a pagarne il fio. Chi decide di vivere al di fuori della legge sa e mette in conto che rischia una sanzione, la galera o la pelle. Chi oggi svolge il suo incarico indossando la toga, non di rado per cooptazione, non si trova quasi mai nelle condizioni di dover rendere conto a qualcuno per il suo operato, qualunque sia l’aggettivo, anche spregevole, che meritano le sue azioni. Il togato ha tante di quelle garanzie per cui, comunque decida di applicare la sua personalissima idea di giurisdizione, può considerarsi dentro ad una botte di ferro. In una situazione quasi analoga viene a trovarsi chi, coperto dall’omertà o da un provvedimento di un giudice, spadroneggia a danno dei malcapitati di turno. Le prassi adottate da certe categorie incaricate per il subentro nelle responsabilità familiari, esautorando chi praticamente lo ha sempre fatto o lo fa per legame di sangue, sono applicate impunemente alla luce del sole. Lo psichiatra che redige una relazione strumentale su un soggetto debole (minore, malato, vecchio, disabile, etc.) non rischia, come l’esattore recatosi a riscuotere il pizzo per conto del boss, che qualche banda avversaria gli spari addosso a pallettoni. La storia di fine anni Novanta del secolo scorso raccontata dall’avvocato Augusto Cortelloni, prudentemente solo dopo essere diventato senatore, è emblematica. Il suo essersi fatto precursore dei temi affrontati nell’occasione ha il merito di aver aperto un vaso di Pandora dal quale continuano ad uscire drammi attuali. Quando certe costumanze vengono a galla, e questo non avviene molto frequentemente, rimangono impantanate per anni nelle maglie della malagiustizia. Mentre ne accadono sempre di nuove (e quelle più fantasmagoriche guadagnano la ribalta televisiva) constatiamo con amarezza che gli esiti di quelle accadute oltre venti anni fa, ancora in itinere, sono attualmente in Corte di Cassazione. *************** 24/12/2020 Antonio Bertinelli************** https://antoniobertinelli.com/2020/12/24/giustizia-2020-un-incubo-34-puntata/
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Giustizia 2020? un incubo (33 puntata)
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2020


Questa è l’ultima frase che conclude il verbale d’udienza redatto dal G.T.” il 28 settembre 2020: “L’avvocato xxxxxxxxxxx dichiara di essere informato che i soldi della pensione vengono sempre portati alla signora. Insiste il sig. xxxxxxxxxx che la pensione secondo lui è bloccata, la madre è mantenuta dal figlio per mesi. Si precisa che esiste una pratica avviata”. Ad uso del lettore precisiamo che il postamat con il quale il figlio della vecchia poteva prelevare la pensione manca di adeguato aggiornamento dal marzo 2020. L’uomo ha provveduto alle esigenze della madre con i suoi soldi fino a tutto giugno 2020. Il “si precisa che esiste una pratica avviata” scritto dal G.T. è il compendio della mancata amministrazione dell’anziana donna (per ciò che riguarda tutto quello di cui si è sempre occupato il figlio) a causa dell’azione congiunta del suo avvocato, del P.M. che ha indagato il ricorrente e del Giudice Tutelare (costretto?) a bloccare l’iter della nomina. In questi giorni sono tornati a galla i problemi non ancora risolti, per i quali il ricorrente, dopo aver fornito tutti gli estremi necessari, ha provocatoriamente invitato chi lo sollecita per definire ora una pratica, ora l’altra, a rivolgersi al Tribunale. Lui non può firmare al posto della madre. L’uomo deve solo augurarsi che, quando sarà chiamato a raccogliere l’eredità della vecchia, trovi da riparare il minor danno possibile. Abbiamo precedentemente fermato il nostro racconto lasciando la parola al giurista Rosario Russo. Chi è vittima di malagiustizia, conscio della strada lunga ed impervia delle denunce, può solo rincuorarsi con le scorribande offerte saltuariamente da qualche trasmissione televisiva. Ma quando la sua storia manca di spettacolarità, come la maggior parte di storie simili, non avrà neanche modo di consolarsi illusoriamente così. Si dice che l’indipendenza dei magistrati è stato l’effetto di un processo lento e contrastato. Nel corso degli anni Ottanta del secolo scorso il Csm è diventato sempre più organo di tutela dell’autonomia della Magistratura che, secondo la vulgata, sarebbe riuscito a disinquinare i più importanti uffici giudiziari dalle influenze di gruppi di potere. Gli anni Novanta vedono avanzare quell’idea proterva ed autocratica di modernità che si è impadronita dell’Italia, sostituendosi al dialogo, all’equilibrio delle forze e delle istituzioni, un’idea di giustizia e dunque di giurisdizione, implicitamente violenta, che fa del processo un rimedio al male, uno strumento di vendetta sociale, una compensazione per le proprie manchevolezze personali. Da una parte vediamo Silvio Berlusconi pretendere il primato sulla giurisdizione in nome del mandato elettorale e dall’altra vediamo la Magistratura in posizione di assedio nei confronti dello stesso. Le prassi giurisdizionali distorsive di quegli anni hanno preparato il terreno per il radicarsi delle prassi odierne. Ritenendo che la cognizione sia uno degli strumenti di difesa contro l’insolenza del potere torniamo alla nostra narrazione. Le raccomandazioni di un avvocato, sommate a quelle di altri “benefattori” della stessa filiera, hanno trasformato la denuncia di fatti inoppugnabili in un’accusa di simulazione di reato per il ricorrente/denunciante. Ne dobbiamo dedurre che certi P.M. operano in rapporto al tipo di fonte alla quale scelgono di attingere. In attesa che la vicenda di cui ci occupiamo proceda nel modo da noi desiderato, divaghiamo ancora una volta e riportiamo copia di una denuncia relativa ad un’altra storia. Tale denuncia è stata fatta, producendo una corposa documentazione, ad una Procura della Repubblica situata in un tribunale diverso da quello in cui è ambientata quella che stiamo narrando. ******************************************************************************************************************************** Al xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Oggetto: denuncia-querela ***** Io sottoscritto xxxxxxxxxxxxx, nato a xxxxxxxxxxxxxxx , impunemente e pretestuosamente sequestrato dal personale della RSA xxxxxxxxxxxx dal xxxxxxxxx (forse a motivo di un debito di xxxxxxx euro contratto per ragioni di salute con la clinica citata e per il quale è pendente un giudizio presso il tribunale di xxxxxxxxxxxxx ?) DENUNCIO xxxxxxxxxxxx , responsabile della RSA xxxxxxxxx e xxxxxxxxxxx , dirigente delle professioni sanitarie per mobbing, calunnia e falso ideologico. DENUNCIO per averlo sottoscritto senza nulla eccepire i firmatari del verbale UOC del xxxxxxxxx in cui venivano sottoscritte le mie dimissioni dalla RSA. Tra di essi appare xxxxxxxxx che, in qualità di direttore del distretto xxxxx, il xxxxxxxx ha sottoscritto la diagnosi su di me: schizofrenia. Oggi, palesemente in conflitto d’interessi per il giudizio pendente già citato, che vede come parte convenuta la sua ASL di appartenenza, ha firmato per le mie dimissioni da xxxxxxxxx. DENUNCIO xxxxxxxxxxxx, psichiatra della Asl parte convenuta in giudizio, noto alle cronache a motivo del suicidio di xxxxxxxxxxx (nel 2007) e a motivo della controversa morte di xxxxxxx (nel 2009), per aver appoggiato le calunnie altrui e per falso ideologico. Lo stesso psichiatra, nel colloquio del xxxxxxxxxx, asseriva che le mie dimissioni dalla RSA erano state già decise dalla ASL e dunque lui non poteva fare altro che ratificarle. Durante l’incontro, nel quale, contro il mio desiderio, ha voluto la presenza della “suggeritrice” xxxxxx, regista insieme alla responsabile xxxxxxxxxxx di innumerevoli azioni persecutorie a mio danno, mi ha accusato di essere un mistificatore. Il xxxxxxxxxx ha poi redatto su di me una diagnosi in totale difformità da tutte le altre fattemi nel corso degli anni così come appare dai certificati medici che allego, al fine di rendere possibile la mia “cacciata” da xxxxxxxx. Ha scritto che, estromesso da xxxxxxx, posso essere curato a domicilio ignorando che (omiissis). La relazione sottoscritta dallo psichiatra, che tra l’altro sembra inficiata pure a causa delle premesse da lui stesso esternate, appare capace di alterare anche l’iter giudiziale di cui sopra. Le comunicazioni relative al mio allontanamento da xxxxxxx, già previsto da tempo xxxxxxx, non sono state fatte tempestivamente neanche al mio amministratore. Le relazioni che giustificano tale provvedimento mi sono state consegnate a mano il xxxxxxx. Omissis In fede xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx ******************************************************************************************************************************** Il denunciante, pesantemente maltrattato dietro suggerimenti coordinati dall’avvocato “amministratore” della RSA privata, dove era sgradito ospite, non ha mai ricevuto riscontro di una qualche azione giudiziaria condotta a sua tutela.****************** Gli agiografi di cotanta giurisdizione asseriscono che dai “non addetti” vengono messaggi semplificatori, banalizzanti, ingannevoli, che non fanno crescere nei cittadini quella consapevolezza della reale dimensione dei problemi, delle sfide da affrontare e delle soluzioni possibili. Noi, molto più semplicemente, pensiamo che se dei vecchi magistrati, con i loro ordinari tratti di passione, rigore, equilibrio, amore dello Stato, rispetto delle Istituzioni ed onestà intellettuale, tornassero per un po’ tra noi per curiosare nelle attuali procedure giurisdizionali, inorridirebbero. Malauguratamente i nostri magistrati “non vengono da Marte”.… ============== 17/12/2020 Antonio Bertinelli==========https://antoniobertinelli.com/2020/12/17/giustizia-2020-un-incubo-33-puntata/
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Giustizia 2020? un incubo (32 puntata)
post pubblicato in diario, il 12 dicembre 2020


Il 10 dicembre 2020 il ricorrente/denunciante, previo appuntamento fissato on line, si è recato nella cancelleria del G.T. per visionare il fascicolo xxx/2020 e, per la seconda volta, non lo ha trovato. E’ lecito supporre che l’accaduto dipenda dal braccio di ferro che ha intrapreso il P.M., su suggerimento dell’avvocato ingaggiato dalla vecchia, con il figlio della stessa, indagato per simulazione di reato. Quella che sembra una vera e propria manovra a tenaglia ha tramutato in un vaso di coccio il giudice tutelare che è finito, suo malgrado, in una situazione che di certo non aveva previsto. L’attuale stallo ci consente qualche divagazione. Vivere nel contesto attuale e fare parte di un Popolo tramutato in una sommatoria di monadi senza speranze, può rendere la consapevolezza uno dei mezzi giovevoli per contrastare la lenta dissoluzione a cui siamo condannati in quanto Italiani. La vicenda che narriamo ci ha spinto indietro negli anni, riportandoci alla mente i tanti tragici accadimenti collegati alle false accuse “costruite” nei tribunali. Ci sono stati magistrati che, sottoscrivendo addebiti strumentali, hanno distrutto irreversibilmente intere famiglie. E’ accaduto un po' ovunque, a Milano, come a Taranto, a Trieste o a Bologna. Ci sovviene il nome di un P.M. che ha compiuto forse i più gravi e ripetuti errori giudiziari che il tribunale di Milano abbia mai registrato. In ragione di “altri meriti” non ha mai pagato per i danni che ha prodotto. C’è un filo rosso che lega le vicende dei presunti affidamenti illegali dei bambini a Bibbiano ed una storia altrettanto raccapricciante verificatasi oltre vent’anni fa nella Bassa Modenese. E’ rappresentato dal centro studi Hansel e Gretel, la onlus che è stata coinvolta nelle vicende del Comune della Val d’Enza, ma che era anche stata tirata in ballo vent’anni fa. La difesa dei magistrati che si dicono sempre vittime di dichiarazioni false non si regge in piedi. Si è venuto a sapere dalla cronaca che esistono assistenti sociali, psicologi e consulenti “infedeli”. Si ricava dall’informazione meno allineata che esistono false accuse di maltrattamenti domestici, violenze, stalking e quanto altro ancora possa venire utile per raggiungere lo scopo prefisso. Si sa dai giornali che esistono avvocati come quelli che raggiravano anziani incapaci d’intendere e volere per saccheggiarli delle loro proprietà (Il Tempo 20 maggio 2020); oppure come quello che ha rubato al disabile 147000 euro per pagare le sue "spesucce" (Il Gazzettino 16 novembre 2020). Quando scoppia il caso in sede di giurisdizione non ci si può nascondere dietro un dito perché la firma su decreti e sentenze non la mette un consulente “infedele”, uno psichiatra “venduto” o un avvocato amministratore di RSA. Certe filiere hanno ragione di esistere nella misura in cui vengono legittimate da chi sottoscrive e rende operativi i provvedimenti. Quindi, in certi casi, o esiste approssimazione e negligenza o peggio ancora collusione. Il cambiamento della mappa demografica vede sempre meno soggetti minori nella veste di possibili clienti delle sezioni famiglia dei tribunali e dei giudici tutelari. Ecco dunque emergere un nuovo settore d’interesse, quello relativo ai vecchi, o meglio ai soldi che muovono o potrebbero far muovere. Destrutturata scientemente la famiglia, naturale presidio di solidarietà, fioriscono e si diffondono gli studi legali per anziani e soggetti deboli. Esiste la storia denunciata da “Le Iene” di nonna Maria, segregata in casa a 94 anni dalla figlia Franca e dal nipote Davide. Esiste la storia di Carlo, anche questa denunciata da “Le Iene”. Carlo è un uomo molto benestante di 90 anni, dalla sconfinata generosità nell’aiutare chi ha bisogno. Da parecchi giorni sarebbe stato portato, contro la sua volontà, in una RSA. L’uomo in un esposto di qualche mese fa puntava il dito sull’ex amministratrice di sostegno: “Vogliono farmi dichiarare incapace di intendere e di volere e gestire i miei soldi”. Per riassumere lo scottante tema ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, senza scaricare sulle spalle altrui errori e fiancheggiamenti, senza contare sulla compiacenza che in genere trovano i togati presso i loro organi giudicanti. Il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri riconosce che nella Magistratura ci sono problemi di collusioni e corruzioni per ingordigia e non già per bisogno economico, dunque ritiene che bisognerebbe essere feroci nei confronti di questi magistrati. Non abbiamo elementi per stabilire il confine tra superficialità professionale, menefreghismo, supponenza, disprezzo per la “clientela”, complicità e carrierismo. Abbiamo letto però: Magistrati, ogni anno vengono archiviati 1200 procedimenti disciplinari ma nessuno sa perché di Rosario Russo* (omissis) Per legge, il Pg ha l’obbligo di esercitare l’azione disciplinare, per prevenire che egli possa agire pro amico vel contra inimicum, mentre il ministro della Giustizia ne ha soltanto la facoltà, che esercita in base a valutazioni sostanzialmente politiche. Tuttavia, ricevuta una notizia disciplinare, con motivato provvedimento il Pg può discrezionalmente archiviare se il ministro non si oppone. Questo per effetto della riforma Mastella (2006) con cui è stata abrogata la disposizione che riservava al Csm la declaratoria di non luogo a procedere richiesta dal Pg al Csm, titolare del potere sanzionatorio nei confronti dei magistrati ordinari. Al Consiglio pervengono quindi soltanto le notizie disciplinari discrezionalmente non archiviate dal Pg. Non è l’unica grave anomalia del sevizio disciplinare: malis mala succedunt. Con sentenza 6 aprile 2020 n. 2309 – in netto contrasto con lo spirito dell’Adunanza Plenaria 2 aprile 2020, n. 10 – il C.D.S. ha statuito che l’archiviazione del Pg è accessibile soltanto al ministro della Giustizia, restando perciò interamente opaca per l’autore della segnalazione disciplinare e perfino per il magistrato indagato ed il Csm. Perché sono importanti questi rilievi? Perché nel periodo 2012-2018 (sette anni) risultano iscritte mediamente ogni anno 1380 notizie d’illecito disciplinare (segnalazioni con cui avvocati o cittadini denunciano abusi dei magistrati). Ogni anno il 91,6% di tali notizie (cioè 1264) è stato archiviato dal Pg e quindi soltanto per 116 di esse è stata esercitata l’azione disciplinare. Consegue che mediamente ogni anno oltre 1260 archiviazioni sono destinate al definitivo oblio, sebbene conoscerne la motivazione è tanto importante quanto apprendere le ragioni (a tutti accessibili) per cui le sanzioni vengono disposte dal Csm. La ‘casa’ della funzione disciplinare, pilastro e primo avamposto della legalità, è dunque velata senza alcuna concreta ragione. (OMISSIS)============================ 12/12/2020 Antonio Bertinelli==https://antoniobertinelli.com/2020/12/12/giustizia-2020-un-incubo-32-puntata/
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Giustizia 2020? un incubo (31 puntata)
post pubblicato in diario, il 6 dicembre 2020


La lettera scritta dal nostro amico alla propria sorella ha avuto una sua utilità. E’ una vera sorpresa. L’anziana invalida ha “ritrovato” il libretto postale sul quale viene accreditata la sua pensione, ma si rifiuta di darlo sia alla figlia che al figlio per il dovuto aggiornamento alle Poste, perché così le è stato consigliato dal proprio avvocato (una sua fantasia?). Se la vecchia ha detto il vero c’è la conferma che i suoi insani comportamenti sono indotti e sostenuti a suo danno e a quello dei figli. Le sue particolarità comportamentali hanno portato la figlia ad uno stato emotivo penoso. A motivo della sparizione del documento, in attesa che la donna firmasse la procura generale già citata nel corso della nostra narrazione, il figlio l’ha finanziata in tutto e per tutto fino a quando, incoraggiata dalla nipote, ha cacciato il notaio per consentire il subentro di un legale. In questa vicenda, se non si è in malafede, giuocano un ruolo importante anche le date, che sono sempre a sostegno di quanto ha dichiarato il ricorrente/denunciante. Non siamo in grado di riferire la quantità di preziosi effettivamente uscite nel corso del tempo dall’abitazione delle due donne. Ci dobbiamo limitare a quel poco o nulla offerto dalle indagini coordinate dal magistrato intervenuto nella vicenda, ovvero alle ricevute spontaneamente fornite ai Carabinieri dalla vecchia. La prima vendita (giustificata dalla disabile per mancanza di soldi) è datata 8 giugno 2020, OVVERO DUE GIORNI PRIMA CHE ARRIVASSE A CASA IL NOTAIO (il 10 giugno 2020) per perfezionare l’atto e consentire anche la soluzione del problema del libretto postale non aggiornato e “smarrito”. Ci sembra inequivocabile che nella casa delle due disabili le sparizioni di documenti contabili e la sparizione del libretto servono a mettere in difficoltà il figlio della matriarca ed a giustificare le alienazioni senza controllo disposte dalla novantunenne, ad un certo punto della storia, provvidenzialmente dichiarata “capace d’intendere e di volere”. °°°°°°°Se il 16 giugno 2020 il figlio della vecchia ha manifestato ai Carabinieri il sospetto di circonvenzione d’incapace a cura d’ignoti, noi ce ne dichiariamo certi.°°°°°°° Una persona perfettamente sana di mente non rinuncia a riscuotere per mesi la propria pensione, tra l’altro, data l’età avanzata, rischiando di creare problemi agli eredi in caso di suo decesso, neanche su consiglio di un avvocato. Gli stessi nostri elementi (e forse di più) deve avere avuto a disposizione il P.M. che ha spedito l’avviso di garanzia per simulazione di reato al nostro amico. Ed ecco ancora la cronologia che depone a favore dell’uomo. Lui, tra l’altro e non solo, ha depositato la richiesta di CTU per la madre il 21 ottobre 2020. In quella data riproduce anche una copia del memorandum relativo al prelievo fatto il 6 maggio 2019 per conto della sorella spillato al libretto postale n. xxxxxxxx a doppio nominativo da tempo “scomparso” (leggi 16 puntata). Il giorno successivo le varie carte sono a disposizione del P.M.. Il 23 ottobre del 2020, l’uomo riceve l’avviso di garanzia che lo “azzoppa” nel rapporto con il G.T. per la nomina dell’amministratore di sostegno per la novantunenne. Tornando all’analisi delle indagini effettuate possiamo documentatamente affermare che:************************************************** 1. Il notaio ed il suo collaboratore, “messi alla porta” il 10 giugno 2020 dalla vecchia e dalla di lei nipote, non sono mai stati ascoltati sul fatto strettamente connesso alla storia.*********************************************** 2. Al medico che ha “abilitato” la vecchia ad agire (in favore di chi?) non è mai stato chiesto perché, pochi giorni prima di farlo, aveva prescritto per l’anziana donna visite geriatrica e psichiatrica.******************************** 3. L’avvocato incontrato casualmente dal figlio a casa delle due donne disabili l’11 giugno 2020 non ha dovuto rispondere ad alcuna domanda.************ 4. Le indagini sono state indirizzate solo per trovare imbrogli sui libretti postali e c.c., mai sospettati/denunciati dal nostro uomo.*********************** 5. Qualcuno, non curandosi della fragilità (ampiamente documentata) della donna più giovane ha tentato di asservirla alle proprie tesi contro il fratello (suo procuratore generale dal 2013), per un prelievo del quale la stessa era a conoscenza. I soldi erano e continuano ad essere soldi suoi (non della madre).*** 6. Dichiarazioni non vere, presenti nell’escussioni delle persone informate dei fatti, sono assurte al rango di VERITA del P.M. con una leggerezza che, dati i tempi necessari, le contingenze e gli strumenti di cui può disporre attualmente il (cittadino?) italiano per difendersi da certi (errori?), nonché per chiedere riparazione, deve preoccupare chiunque ========== 6/12/2020 Antonio Bertinelli============ https://antoniobertinelli.com/2020/12/06/giustizia-2020-un-incubo-31-puntata/
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Giustizia 2020? un incubo (30 puntata)
post pubblicato in diario, il 3 dicembre 2020


Il ricorrente/denunciante ha deciso di scrivere alla sorella:************** “Cara xxxxxxxxx, se è stato ritrovato in casa il libretto dove viene accreditata la pensione di nostra madre, bisogna fare un piccolo versamento o un piccolo prelievo sul libretto all’ufficio postale. Lo puoi fare tu o, se vuoi, lo posso fare io. Solo in questa maniera si sblocca il postamat e la vecchia può riprendere la pensione allo sportello automatico vicino casa. I “benefattori”, ai quali nostra madre si è affidata da giugno scorso, non vogliono che lei ricominci a prendere la pensione perché hanno in programma di mettere le mani sui tuoi liquidi, cioè su quelli che io conservo per te. Vogliono costringermi a prelevare i tuoi soldi per portarli a lei (me lo hanno chiesto più volte) e pensano di riuscirci in questa maniera. E’ da marzo che la pensione di nostra madre viene accreditata sul libretto e nessuno la ritira. Ricorderai che ho provveduto personalmente alle sue necessità fino a tutto giugno. Non intendo nel modo più assoluto usare le tue disponibilità economiche per altre ragioni se non quelle collegate ai tuoi bisogni presenti e futuri. Non intendo versare i tuoi soldi nelle mani altrui. Telefonami per darmi una risposta. 3/12/2020 xxxxxxxxxxxxxxxxxx” ************************************************************************************************************************** L’uomo ha deciso di ricorrere a questo escamotage perché è finito in un cul de sac. A molti mesi dalla sua scomparsa deve contare sul possibile rinvenimento del libretto postale in casa delle due disabili e sulla rimasta capacità della sorella di capire le pressanti necessità del momento. A giugno scorso, alla luce dei sempre più frequenti trinceramenti della vecchia nell’abitazione, il ricorso alla Magistratura fu l’unico passo (legale) praticabile. Il ricorrente era talmente nel dubbio che le due donne conviventi fossero da qualche tempo circuite che nell’istanza al G.T. fece espressa richiesta del conferimento del potere di querela per meglio tutelare la madre (vedi 1 puntata). A tutt’oggi i fatti dimostrano che le defaillances dell’anziana donna sono state usate come cavallo di Troia, calunniando il figlio, per tentare di mettere sotto controllo (giudiziario?) le disponibilità economiche della figlia. Onore al merito per questa sfortunata donna che con grande intuito e lungimiranza ha dettagliatamente nominato il fratello suo procuratore generale. Se domani avrà necessità di altre cure (molto probabili), ci saranno ancora un po’ di soldi da impiegare all’uopo.************************************ Con il ricorso ai suoi presunti “benefattori” l’anziana donna invece ha perduto una quantità imprecisata di beni (regalati, venduti, svenduti?), ha perduto la riscossione mensile della pensione e la quotidiana presenza in casa del figlio che si occupava di lei e di tutti i suoi problemi dal marzo dell’anno 2006. Qualcuno, molto diligentemente, ha pure provato ad imputare al figlio (in pratica messo alla porta dai nuovi tutori della vecchia) la violazione dell’art. 591 c.p. (abbandono d’incapace).************** E’ il mito di Antigone che, dalla tragedia di Sofocle, si trasferisce ancora oggi nell’attività giurisdizionale. Il contrasto tra leggi e potere può farsi insanabile.***************************************** Per garantire che l’azione dei tribunali non fosse un mero esercizio di tracotanza, i Padri Costituenti hanno previsto rigide garanzie per l’esercizio della funzione giurisdizionale, assicurando che il magistrato sia soggetto soltanto alla legge (art. 101) e che la Magistratura costituisca un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere (art. 104) con governo autonomo (artt. 104 e 105), prevedendo che i singoli magistrati siano inamovibili, distinti solo per diversità di funzioni (art. 107) e limitando le prerogative del Ministro della Giustizia all’organizzazione ed al funzionamento dei servizi relativi alla Giustizia (art. 110). Tali prerogative sussistono nell’interesse non dei singoli magistrati, né della Magistratura intesa come corporazione, ma del Popolo Italiano, in nome del quale è resa giustizia con l’esercizio imparziale e sollecito della giurisdizione (art. 111), assicurando che venga rispettato il principio dell’eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge (art. 3). **************L’art. 1 del d.lgs. n. 109/2006 enumera i doveri del magistrato nell’esercizio delle sue funzioni, individuandoli in quelli di imparzialità, correttezza, diligenza, riserbo, equilibrio e rispetto della dignità della persona. Detti parametri normativi, nel profilare la postura professionale del magistrato, fungono anche quali denotazioni connotative per l’eventuale integrazione di uno degli illeciti disciplinari previsti dall’art. 2 del citato decreto. Le disposizioni sono messe a presidio del confine oltre il quale l’esercizio della giurisdizione non è più al riparo da possibili interventi sanzionatori del giudice disciplinare. Oltrepassati questi paletti, il magistrato non può difendersi dietro il paravento dei principi di autonomia e indipendenza. Gli illeciti disciplinari del magistrato nell’esercizio delle funzioni, tipizzati dal legislatore nella riforma del 2006, sono stati successivamente più volte integrati e modificati. Il CSM è posto a presidio della trasparenza dell’attività dei magistrati. **************L’epilogo della recente vicenda riguardante il presidente dell’ANM ha consentito al “defenestrato” di dire in TV che lui ha pagato per tutti in quanto il sistema di cooptazione era quello da sempre. Non si è dichiarato “innocente”, ma le sue dichiarazioni successive al verdetto appaiono credibili, come la paludata chiamata di correità. Da sottolineare che il “cacciato”, secondo le accuse, aveva dimostrato interesse alla nomina del nuovo procuratore capo di Perugia, ovvero nel distretto di Corte d’Appello competente per le indagini sui possibili reati commessi dai magistrati del distretto di Corte d’Appello di Roma, così come è stabilito dalla legge n.420/1998. Sic transit gloria mundi.**************** Non ci è dato di conoscere gli esiti dei procedimenti penali avviati sui magistrati al di fuori del distretto giudiziario di rispettiva appartenenza. Possiamo invece riportare quello che scriveva “Il Giornale” il 29 gennaio 2018: “Una pioggia di denunce contro i magistrati, ma sono sempre assolti. Più di mille esposti all’anno dai cittadini. Le toghe si auto-graziano: archiviati 9 casi su 10”. ====================================3/12/2020 Antonio Bertinelli====https://antoniobertinelli.com/2020/12/03/giustizia-2020-un-incubo-30-puntata/
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2011: Odissea in Berluscolandia
post pubblicato in diario, il 12 febbraio 2011


“(…) Il padre di Otane, Sisamne, uno dei giudici reali, era stato mandato a morte dal re Cambise per aver emesso per denaro una sentenza ingiusta. Cambise lo aveva fatto scorticare interamente e la sua pelle, scuoiata e tagliata a strisce, fu distesa sul trono su cui sedeva per amministrare la giustizia. Dopodiché Cambise in luogo di Sisamne, da lui fatto uccidere e scorticare, aveva nominato giudice il figlio di Sisamne, con l'invito a ricordarsi su quale trono sedeva per amministrare la giustizia (…)”. La vicenda narrata nel libro V delle Storie di Erodoto esemplifica il concetto di Giustizia che avevano alcuni antichi governanti. Più o meno duemilacinquecento anni or sono il re persiano avvertiva l’esigenza che l'ordine giuridico fosse sostenuto da un ordine etico, pena lo scivolamento nel caos generale, nell'arbitrio del più forte e nella prevaricazione dei senza scrupoli. Nell’Italia odierna, secondo quelli che hanno le maggiori opportunità di condizionare l’opinione pubblica, l’azione della Magistratura è da ritenersi frequentemente arbitraria. Di certo si è giunti ad una caduta d’immagine dell’ordine giudiziario che, come accade per finanzieri, poliziotti e carabinieri, si trova ad operare in un Paese dove si esaltano l’avere, la carriera ed il successo a prescindere dai mezzi con cui si conseguono. Esistono magistrati che hanno agito ed agiscono secondo principi di convenienza. Ci sono gli ammazza-sentenze, quelli collusi con grandi organizzazioni criminali, quelli che accordano decreti ingiuntivi ad usurai e ad istituti bancari privi di titolo, quelli che lucrano sulle procedure fallimentari, quelli che modificano l’esito di procedimenti fiscali a danno dell’Erario, quelli accusati di concussione, corruzione, peculato e concorso in bancarotta, quelli che si fanno fotografare con noti boss mafiosi, quelli che per un seggio parlamentare farebbero pazzie, quelli che archiviano procedimenti penali o li dimenticano in qualche cassetto, quelli che consentono per la scadenza dei termini di custodia cautelare la scarcerazione di ergastolani, quelli femministi militanti, quelli che vanno a cena con i potenti sottoposti a giudizio, quelli con figli da sistemare, quelli servili che non vogliono grane e quelli organici in questa o in quella loggia. Insomma la categoria non difetta di impresentabili tanto da offrire il fianco alle critiche di chi ha tutto l’interesse a generalizzare affermando che l’indipendenza della Magistratura è nella realtà un optional. Così ha buon gioco il potere esecutivo nel contrapporsi al quel potere giudiziario che non si è ancora piegato allo spirito del berlusconismo e delle sue ordalie catodiche. Nemo iudex in causa sua e questo è un principio che non ammette deroghe. L’eterogenesi del sistema giudiziario è dovuta all’inarrestabile pervasività della politica e al marciume trasversale che la caratterizza. Malgrado questo, la Magistratura non è deteriormente monolitica come a volte la si dipinge. Al suo interno esistono controlli incrociati e contrappesi che hanno consentito di processare, condannare o comunque di isolare parecchie toghe marce. Siamo lontani dalla Giustizia che si auspica la maggioranza degli Italiani ma, con tutte le critiche che si possono rivolgere alla sua amministrazione o a certi settori della stessa, ci vuole proprio la faccia di tolla per definirla tout court eversiva. Sarebbe improvvido pensare che i tribunali siano rimasti immuni dal degrado in cui è precipitato il Paese, ma se vogliamo parlare di attività eminentemente sovversive queste sono state condotte in sede politica. L’olezzo che promana da alcuni ambienti delle forze dell’ordine o da certi contesti giudiziari è controbilanciato da chi, in divisa o in toga, ha ancora il senso dello Stato e si batte per la legalità. I mali prodotti dai cosiddetti rappresentanti del Popolo sembrano invece ormai incurabili, quanto meno per via ordinaria. Siamo la nazione europea con il più alto numero di vittime di mafia e nelle stanze della procura di Milano c’è chi si muove agevolmente per intimidire i bolscevichi che osano sfidare l’incantatore di serpenti. Mentre imperversa il mantra che il giudice adito è solo l’elettorato, qualche sicario parlamentare ha già provveduto a depositare un Ddl, peggiore del lodo Alfano, per la revisione costituzionale dell’art. 68. Parlare di conflitto tra potere esecutivo e potere giudiziario è solo un eufemismo. In realtà è la “casta” che pretende di non sottostare a nessun tipo di controllo e vuole le mani libere facendosi leggi ad hoc quando possibile o rimanere impunita quando delinque. C’è uno stallo istituzionale che vede il Parlamento prevalentemente occupato nel contrastare la “persecuzione” giudiziaria di cui si dice vittima il premier, il quale ha goduto di due amnistie, cinque prescrizioni, due depenalizzazioni ed è ancora imputato in quattro processi. C’è rimasto molto poco per appellarsi al coacervo politico-giudiziario-giornalistico di ipocriti puritani e giacobini. Un pedigree di tutto rispetto che dovrebbe indurre a riflettere perfino i più spericolati pidiellini sugli esiti della guerra mossa da anni alla Magistratura non allineata. Nel riflettere su una toga attualmente etichettata “la rossa”, e quindi denigrata con ogni mezzo a disposizione, il pensiero corre alla zarina “azzurra” ed ai suoi favoritismi nei confronti del boss per alcuni datati procedimenti fallimentari. Due pesi e due misure che continuano a distogliere il Paese, spesso indotto a scindersi tra innocentisti e colpevolisti, dai suoi problemi più assillanti, in primis il rischio di bancarotta per la mancata crescita economica e per i diktat di Bruxelles. L’invocata modifica dell’art. 41 della Costituzione è un ballon d'essai. La grave crisi dell’Italia, in cui di bucolico c’è rimasto solo l’invadente verde della Lega, non è piovuta dal cielo. E’ frutto di un sistema produttivo e finanziario proteso a dividere i governati, a costruire nuove gerarchie nazionali e sovranazionali a discapito dei ceti meno tutelati. Il dimenarsi del dominus legibus solutus per difendere la sua presunta innocenza e la mera gestione dei conti pubblici del sempre più silente Tremonti di certo non rassicurano quelli che per adesso incassano le cedole dei nostri redditizi Btp. I tuoni della piazza non trovano adeguato riscontro e l’argine che potrebbe erigere il Quirinale in un estremo sussulto di salvaguardia istituzionale non appare bastevole a toglierci dai guai. Sfrattare il disinvolto conducator è condizione necessaria ma non sufficiente per ridare spazio all’Italia migliore.  

Antonio Bertinelli 12/2/2011      

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