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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Il blu, neanche più in cielo
post pubblicato in diario, il 14 giugno 2012


Se ancora non si è verificato il fallimento degli Usa lo si deve solo al fatto che la Fed stampa alacremente tutti i soldi che servono e li passa alle banche senza interessi. Il dollaro costituisce la base del sistema commerciale mondiale e anche questo aiuta, ma quanto potrà continuare il gioco dei gangster finanziari? Al debito pubblico si aggiungono il deficit commerciale, l’economia che annaspa, la disoccupazione, le speculazioni di Wall Street e le guerre coloniali su base planetaria. Secondo il rapporto del “Comptroller of the Currency”, al 31 dicembre 2011, le scommesse sui derivati delle banche statunitensi erano pari a duecentotrentamila miliardi di dollari (oltre quindici volte il Pil), concentrate nelle mani di cinque istituti. A quella data J. P. Morgan Chase, con un capitale a copertura del rischio di centotrentasei miliardi, gestiva settantamiladuecento miliardi di derivati, Goldman Sachs, con un capitale a copertura del rischio di diciannove miliardi, ne aveva un pacchetto di quarantaquattromila miliardi di dollari. Nelle città degli Usa il controllo sociale è sempre più militarizzato. Eppure tutte le attenzioni della stampa finanziaria sono per l’Europa e l’euro come se la crisi economica non dipendesse proprio dall’onnipotente sistema bancario anglo-americano. Nonostante le esortazioni ed i rimproveri con finalità elettoralistiche di Barak Obama, per come stanno le cose, per i guinzagli dei politici al servizio delle lobbies, per la camicia di forza dell’euro, è difficile credere che l’economia europea possa riprendersi portando benefici anche ai cittadini d’oltreoceano. Per adesso l’Ue e la moneta unica continuano a distruggere l’economia reale mentre gli Stati indebitati, ad uno ad uno, vengono vampirizzati attraverso i soliti algoritmi imposti, da grandi corporations e banche d’affari, ad ogni governo fantoccio. In Italia è cominciata la corsa per accaparrarsi il gas imprigionato nel sottosuolo attraverso le tecniche di fracking. Al Paese, molto probabilmente assoggettato ad esperimenti di geoingegneria della Nato, grazie alle chemtrails, non sono rimasti neanche i proverbiali cieli azzurri per consolarsi. Il quisling partenopeo, quando è stato interpellato sulle scie chimiche, ha rimandato la palla all’Ufficio per gli Affari Militari, alla Segreteria del Consiglio Supremo di Difesa ed al “competente” Ministero della Difesa. In Grecia l’European Goldfields ha acquisito per pochi milioni il diritto di sfruttamento delle grandi miniere aurifere vicine a Salonicco. La società canadese, che non è obbligata a nessuna opera di bonifica successiva agli scavi, prevede quindici miliardi di ricavi. L’euro è uno dei tanti strumenti con cui si sono indebolite le sovranità nazionali attraverso il debito pubblico. E’ destinato a restare in vita tutto il tempo necessario per consentire all’élite globalista di raggiungere gli scopi che si è prefissa, ma non è con la sua sostituzione che saranno risolti i problemi degli europei privati dei principi fondamentali e delle strutture basilari della democrazia. Dipende da chi cura gli aspetti coreografici e così le colpe transitano da un paese all'altro. Di volta in volta, si parla di popoli viziati, fannulloni, sfaticati, cicale e politici corrotti. Si evita di dire che qualunque sistema di potere, e segnatamente quello mondialista, consente di arrivare a posizioni apicali, anche di governo, solo a soggetti funzionalmente selezionati. Se un gruppo criminale ha necessità di esecutori coopterà ovviamente dei criminali o dei personaggi con predisposizione a delinquere. Appaiono dunque risibili le dichiarazioni di Gorge Soros che alcuni anni fa, insignito con la laurea honoris causa dall’Università di Bologna, anfitrione Romano Prodi, affermò di operare secondo le leggi degli Stati, lasciando discendere tutti i disastri sociali causati finanziariamente dalle inettitudini dei governi nazionali. Oggi un banchiere dall’eccezionale sensibilità sui fenomeni socio-culturali, dunque anche economici, come Raffaele Mattioli non arriverebbe a dirigere neanche una cassa di risparmio paesana ed un economista come Federico Caffè dovrebbe ritenersi fortunato se mai trovasse una cattedra nella scuola dell’obbligo. Ultimamente va per la maggiore imputare tutte le pene dell’inferno europeo all’ottusità tedesca. In effetti l’adozione della moneta unica ha permesso alla Germania il rafforzamento delle esportazioni, il contenimento della pressione fiscale ed il reperimento di risorse a tassi estremamente bassi, migliorando sempre più le condizioni delle sue finanze. Va da se che capeggi il partito transnazionale dell’austerità. Nei rapporti tra Stati, inclusi quelli dell’Ue, vale la legge della giungla. Fino a quando le sarà possibile la Germania cercherà di mantenere il suo modello produttivo, la sua pur ridotta sovranità nazionale e farà del suo meglio per non finire “normalizzata” dal capitalismo neoliberista come è già accaduto ai cosiddetti Pigs. Sarà solo una questione di tempo, ma dovrà cedere anche lei. Non è rilevante il numero e la grandezza degli istituti bancari forse già destinati a fallire come Lehman Brothers. Non importa se al posto dell’euro tornerà il marco. Le élites che pilotano la finanza e l’economia globalizzate guadagnano sempre in termini di controllo dei popoli e possesso di beni materiali, senza mai rimetterci nulla. Le nuove liquidazioni di patrimoni pubblici che sta per effettuare il governatore “straniero” sono lì a ribadire che, nei rapporti di forza internazionali, loro sono loro mentre, oggi più di ieri, l’Italia e gli Italiani non sono un cazzo. Di tutto il resto se ne può parlare durante la sfilata di qualche corteo democratico di lavoratori e studenti o magari dal barbiere.

Antonio Bertinelli 14/6/2012

http://unshaded.wordpress.com/2012/06/14/il-blu-neanche-piu-in-cielo/
Non è tempo di giubilei
post pubblicato in diario, il 15 novembre 2011


In questi giorni il governo Berlusconi è stato sciolto per consentire l’insediamento di un governatore “straniero”. Molti di quelli che nutrivano disistima per questo esecutivo gioiscono ignari della spericolata manovra condotta dal Capo dello Stato in omaggio ai mercati, che sarebbe meglio definire tout court banche d’affari. Al di fuori di queste non esistono investitori capaci d’imporre tassi d'interesse insostenibili al finanziamento degli Stati privi di sovranità monetaria. Le colpe del “licenziato” sono molteplici ed è notorio che i principi costituzionali non fossero tenuti in grande considerazione dal governo delle cricche. Qualche organo d’informazione e molti blogger hanno condotto in tal senso una battaglia senza quartiere. A dire il vero la Costituzione, nella sua rigida stesura, va stretta un po’ a tutti i professionisti della politica nazionale ed è stata bypassata più volte anche da chi avrebbe dovuto garantirne il rispetto. La legge n. 270/2005 (meglio conosciuta con il nome di Porcellum) è in contrasto con la Carta che prevede l’elezione diretta dei parlamentari. La legge n. 85/2006 ha modificato il concetto e ridotto le pene per gli attentati contro l’indipendenza, l’unità e l'integrità dello Stato, contro gli organi costituzionali e la Costituzione. Il Trattato di Lisbona (approvato all’unanimità nel 2008) sovrasta e mette in subordine il dettato costituzionale. L’art. 11 della Carta viene aggirato chiamando le guerre missioni di pace o attribuendo loro aggettivi e scopi rassicuranti. Il Presidente della Repubblica, nel conferire a Mario Monti l’incarico di formare un nuovo governo, ha assunto quel ruolo politico che il suo mandato non prevede. Sarà un caso che in questi ultimi giorni Giorgio Napolitano abbia parlato di riforme costituzionali? Quasi tutti quelli che hanno da sempre denunciato o mal digerito i difetti, e a volte le oscenità, del governo Berlusconi, non fanno di certo gli schizzinosi davanti alla procedura irrituale che ha tolto di mezzo il fardello. Peccato che l’euforia non riguardi l’esito di una partita di calcio ma il futuro dell’Italia. Già perché l’accantonamento del primo ministro non è avvenuto per via ordinaria, ma su input di poteri sovranazionali interessati, oltre che all’ampliamento dei loro spazi geopolitici, alla ristrutturazione degli assetti economici dell’Italia e non certo alle sorti del popolo italiano. Non vogliamo avventurarci in paragoni improponibili tra il premier dimissionato e quello incaricato, ma il cursus honorum del secondo, se è ineccepibile come potenziale a.d. di una grande corporation, non è tale come capo di un governo desideroso di affrancarsi dal gioco al massacro condotto dai globalisti euro-anglo-americani. L’insediamento di Monti non conviene a tutti. Può convenire alla “casta” nell'indicarlo come unico responsabile di scelte impopolari, può far comodo agli incantatori di serpenti per annunciare gravemente che “la festa è finita” (ovviamente non la loro), può servire all’Ue dei banchieri che hanno in pancia parecchi miliardi di titoli finanziari tossici, può contribuire all’illimitato arricchimento della banca d’affari Goldman Sachs. Monti non prometterà ai cittadini un milione di nuovi posti di lavoro, non si trastullerà facendo l’illusionista, non ci scandalizzerà con i suoi costumi. E’ persona di tutt’altro stile, ma realizzerà esattamente tutto quello che lo ha spinto a sostituire l’”impresentabile”:  reperire quattrocento miliardi di euro, impoverendo ulteriormente il ceto medio, svendere quello che è rimasto del patrimonio comune, mettere un’altra volta le mani sui contratti dei dipendenti pubblici e sul sistema pensionistico. Nessuno oserà mai rilevare che un’infinità di giovani precari e disoccupati vive grazie al lavoro dei genitori o alle pensioni maturate dagli stessi. Non bastava la crociata di Renato Brunetta conclusasi con la sospensione delle assunzioni, le decurtazioni retributive, i blocchi contrattuali, l’interruzione delle progressioni economiche, la liquidazione della “buonuscita” posticipata fino a due anni. Adesso, per chi ha iniziato a lavorare da ragazzo, si profila il rischio di dover andare in pensione dopo quarantanove anni di contributi, in attesa di superare i sessantasette anni di età. Dopo la somministrazione della terapia voluta dalla mano invisibile della global class staremo peggio dei nord-americani, sulla cui miseria trovano modo di fare business anche le banche. Per evitare che le indennità di disoccupazione impigriscano troppo i lavoratori, negli Usa i dipendenti licenziati non ricevono più l'assegno di sostegno direttamente dagli enti locali, ma viene consegnata loro una "card" della JP Morgan. Nessuna indulgenza per il governo mignottocratico, per i Cicchitto, le Gelmini ed i Sacconi, ma non rallegriamoci per l’insediamento di un tecnico allevato, cresciuto ed incensato nel culto del mito neoliberista. Le turpitudini del ceto politico disgustano, ma le occupazioni finanziarie dei paesi e le guerre umanitarie hanno bisogno di governi fantocci, di parlamenti corrotti, di apparati statali inefficienti. L’Agenda della global class è serrata, come dimostrano i ridondanti bombardamenti della Libia, i sanguinosi disordini coltivati in Siria e le aggressioni mediatiche contro l’Iran. Non è da ieri che le élites dominanti puntano a riorganizzare l’Italia secondo i dogmi di Milton Friedman. Il monarca deposto, per più di un motivo, e non certo per le sue conclamate “dissolutezze”, è diventato semplicemente disfunzionale. Le opposizioni parlamentari non offrono tutte le garanzie richieste ed eccoci dunque prossimi ad essere governati da un autorevole membro del club Bilderberg. Anche attraverso il ferreo commissariamento dei governi nazionali, di sicuro non peggiori di chi li manovra, sta calando sull’Europa il buio di una notte senza sogni.

Antonio Bertinelli 15/11/2011   
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