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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
La banca della rabbia
post pubblicato in diario, il 19 febbraio 2011


L’impiego dei servizi d’intelligence, Il dossieraggio, la possibilità di arruolare chiunque facendo leva sulle zone grigie o fragili delle sua esistenza, il controllo dei media mainstream e gli incommensurabili mezzi finanziari, specialmente se convergono nelle disponibilità di un solo soggetto, sono un agglomerato difficile da combattere in qualunque frangente. Lo sono ancor di più quando messi al servizio del vecchio piano piduista mai adeguatamente contrastato nel corso degli anni. Gianfranco Fini ha avuto modo di sperimentarlo direttamente dopo la sua estromissione dal Pdl e, con la campagna acquisti ripresa di slancio, che sta indebolendo la sua stessa formazione politica, coglie l’occasione per ammetterlo pubblicamente. Chi è ricattabile o è rotto ad ogni compromesso non si pone lo scrupolo di cambiare padrone ad ogni stormire di fronde. Il problema si pone in tutta la sua gravità al Paese costretto a trangugiare il fiele del regime veicolato da un ceto politico corrotto e mai sazio, inetto e codardo. La Magistratura, volente o nolente, continua a rimanere prigioniera di un estenuante gioco tra guardie e ladri. Res sic stantibus, magari tra un paio d’anni, il primo ministro potrebbe anche finire dietro le sbarre. In punto di diritto l’ipotesi è più che sostenibile, ma è comunque improbabile che gli eventi seguano il corso giudiziale riservato ai più. Le vicende pregresse in tema di reati amnistiati, prescritti, depenalizzati non depongono a favore di una “nemesi” giudiziaria e l’alba della nazione sembra quanto mai lontana. Più di un sodalizio, in primis quello becero dei leghisti, agisce esclusivamente per ottenebrare le menti dei cittadini. Le opzioni previste dalle moderne democrazie non sono più idonee per ridare voce ai Popoli. Figuriamoci quanto lo possano essere quelle accordate dai governi autocratici. Nell’ultimo ventennio la maggioranza degli Italiani è stata raggirata e sfruttata, è stata trascinata nell’infamia e nella miseria senza poter mai intravedere una speranza. Già colonia Usa, taglieggiata senza misura dalle tante mafie, spinta nel vortice neoliberista della globalizazione, subordinata a Bruxelles e alla Bce, occupata in ultimo da Silvio Berlusconi e dai suoi amici, se l’Italia vuole tornare ad essere sufficientemente libera deve sottoporsi ad un vero e proprio shock terapeutico. Anche il panorama economico-politico internazionale rende certamente più facile la scelta del singolo e quella di gruppi che intendono uscire dal gregge indistinto soggiogato dai governi e da altre mille schiavitù radicalizzando il distacco dal sistema. La scelta rivoluzionaria non è indolore, richiede valutazioni di ampio respiro, non può ignorare che le reti di potere preesistono e sopravvivono all’uomo che lo esercita pro tempore, sia sibi et suis che su commissione. Le rituali parole “il re è morto, viva il re”, con le quali l'araldo della monarchia annunciava il decesso del sovrano e l'avvento al trono del successore, sono desuete nella forma ma sempre attuali nella sostanza. La recente destituzione di Hosni Mubarak su pressione della piazza, almeno nei suoi immediati sviluppi, non appare foriera di grandi cambiamenti, non sembra atta a garantire l’accoglimento delle legittime aspirazioni degli Egiziani. Chi subentrerà come presidente prometterà qualche posto di lavoro in più, abbasserà il prezzo di alcuni generi alimentari, offrirà qualche nuova posizione amministrativa a dei docili cooptati e sacrificherà un pò di capri espiatori della vecchia guardia. Mutatis mutandis, per l'economia globalizzata, tutti gli abitanti del Maghreb, dove la politica dominante è quella dell'infitah, ovvero della porta aperta agli investitori stranieri, continueranno ad essere solo vittime di dumping sociale. E’ questa la raison d'ètre delle democrazie elargite sotto la guida di oligarchie e think tanks sovranazionali. In Italia il disagio popolare è crescente, ma manca la “banca della rabbia”, ovvero un grande partito d’opposizione capace di attivarsi e di mobilitare le folle per abbattere quanto meno il tiranno. La storia insegna che dopo le rivoluzioni arrivano spesso le restaurazioni, ma è pur vero che la specificità italiana non consentirà mai un ricambio della classe dirigente per via parlamentare, attraverso i meccanismi elettorali o per mezzo di pacifiche manifestazioni di piazza. Per resuscitare la Costituzione ci vorrebbe ben altro. I lamenti di Gianfranco Fini, che vede Fli sbriciolarsi ed i pigolii di Pier Luigi Bersani, che invoca pedissequamente le dimissioni del premier ci partecipano, senza se e senza ma, che la commedia sta virando velocemente in tragedia. Un carro Leopard che avanza cannoneggiando, sostenuto da una compagnia di vandali allineati e coperti dietro la sua scia, non può essere fermato con riti giudiziari propiziatori, né con i mantra degli “avversari”. Non esiste altra tattica che quella di colpire per rendere definitivamente inutilizzabili i suoi cingoli. Il Parlamento è stato piegato ai voleri del boss, i menestrelli delle opposizioni “autorizzate” e compatibili con il berlusconismo non riescono a fermare neanche i lanzichenecchi in camicia verde che stanno erodendo i pilastri della Repubblica. Anzi offrono loro collaborazione, finanche provvidenziale per il duo ministeriale Bossi-Calderoli, ostile persino alla celebrazione solenne del centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Il Paese è alla mercè di un governo che non governa e degli uragani della globalizzazione. Le proiezioni oniriche del ministro dell’economia nascondono, tra l’altro, che il mercato del lavoro è disastrato come in pochissimi altri paesi europei. La Magistratura deve conservare quanto più la sua indipendenza, ha l’obbligo di perseguire i reati, ma è sconsiderato e vile attribuirle una funzione palingenetica da cui è bene che la stessa rifugga. Nel Preludio al Machiavelli, Benito Mussolini scrisse: “Il popolo non fu mai definito. È una entità meramente astratta, come entità politica. Non si sa dove cominci esattamente, né dove finisca. L'aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo tutto al più delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna. I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale". L’inamovibilità del nuovo duce, una sorta di metempsicosi diabolica sta lì a dimostrarlo. Spetta agli Italiani smentirlo prima che sia troppo tardi.

Antonio Bertinelli 19/2/2011
Pensieri a vanvera
post pubblicato in diario, il 11 giugno 2010


Da anni si fronteggiano due mondi, la narrazione epica di Silvio Berlusconi ed il linguaggio privo di fronzoli di Antonio Di Pietro. Il primo sta scrivendo la sua saga finanziaria, il secondo si propone come ultimo baluardo a difesa della Costituzione. Il Pd è appiattito da tempo immemorabile sull’inevitabilità del berlusconismo, mentre il suo massimo pianificatore continua a dispensare ricette per tattiche politiche perdenti. Gianfranco Fini ha raggiunto l'apice della sua parabola evolutiva di statista con le esternazioni fatte all’ultimo congresso pubblico del suo partito. Solo il segretario dell’Idv è rimasto ad urlare e ieri ha manifestato ancora una volta la sua indignazione contro il nuovo disposto sulle intercettazioni della Magistratura, auspicando persino una ribellione popolare. La mandria, se opportunamente indirizzata, potrebbe anche scendere in piazza con maggiore determinazione di quanta ne abbia dimostrata in altri frangenti, ma ci corre l’obbligo di fare alcune precisazioni. In primis va detto che lo scontro frontale è un’ipotesi già presa in considerazione, se non addirittura desiderata, dagli illusionisti che occupano il proscenio politico. E’ del resto verosimile pensare che questo Governo goda di un beneplacito sovranazionale. Senza avere la pretesa di fare un elenco esaustivo di fatti, vale la pena di riflettere su alcuni eventi che hanno caratterizzato l’ultimo ventennio guardando anche fuori dei nostri confini. Nel 1989 viene fatto saltare in aria Alfred Herrhausen, Presidente della Deutsche Bank e stratega di un’Eurolandia indipendente dagli Usa. Nel 1990 l’antieuropeista Margaret Thatcher viene sostituita alla guida del Regno Unito da John Mayor. Nel 1991 Mario Draghi, ex dirigente della Banca Mondiale, assume la carica di Direttore Generale del Tesoro Italiano. Nello stesso anno viene assassinato Detlev Rohwedder, Presidente della Treuhandanstalt, la società incaricata delle privatizzazioni dell' industria tedesco-orientale. Anche lui, come Herrhausen, aspirava ad un’Europa libera da condizionamenti esterni. Nel 1992 scoppiano gli scandali di Tangentopoli; la lira subisce un attacco speculativo tale da causarne la svalutazione del 30%; Giuliano Amato inizia la trasformazione in società per azioni dei grandi enti pubblici, Enel, Eni ed Ina; il procuratore Agostino Cordova apre una mastodontica inchiesta (finita nel nulla) sui rapporti tra massoneria, ’ndrangheta e politica; nello stesso anno muoiono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel 1993 Mario Draghi presiede il Comitato per le Privatizzazioni che segna l’addio alla prima grande banca pubblica, il Credito Italiano. La finanza, inclusa quella anglo-americana inizia a gongolare per il ricco bottino offerto dall’Italia convertitasi al verbo del laissez-faire. Mentre l’happening delle privatizzazioni si protrae negli anni, di pari passo, si modificano le leggi che investono l’ordinamento giudiziario e assicurano la preminenza degli interessi dei singoli su quelli di carattere collettivo. Tralasciando la riforma processuale del 1989, su cui comunque ci sarebbero da muovere non poche obiezioni, dal 1992 si comincia ad intaccare sensibimente il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Chi delinque in giacca e cravatta, quelli che comandano, contrattano, acquistano ed investono diventano sempre di più giuridicamente imperseguibili. Da quel periodo inizia un processo di perfezionamento legislativo che riguarda la classe dirigente al fine di garantirne l’impunità e/o la sua supremazia sulle norme e sui codici. E’ sintomatico rilevare come grazie a Massimo D’Alema e a Romano Prodi il decreto presidenziale n. 361/1957 (non sono eleggibili coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private, risultino vincolati con lo Stato per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica) sia stato “interpretato” per favorire la carriera politica di Silvio Berlusconi. E’ significativo che nel 1997, con il tripudio di quasi tutto il Parlamento, venga varata una riforma per abolire il reato di abuso di ufficio non patrimoniale e per punire solo virtualmente quello patrimoniale. Mentre i beni pubblici passavano di mano e la corruzione saliva ai fasti della II Repubblica, la lista delle leggi fatte su commissione di tutta la “casta”, o solo per favorire qualcuno dei suoi esponenti, si allungava nel corso del tempo. Ci limitiamo a ricordare il “porcellum” elettorale del 2005 e la norma sul “legittimo impedimento” del 2010. Dunque, per colpa di chi ci ha governato, non solo abbiamo pagato pegno ai potentati nazionali, a quelli internazionali e all’Europa delle oligarchie economico-finanziarie ma, di pari passo, abbiamo pagato e paghiamo pegno alle “riforme” che hanno costruito una Giustizia debole per i forti e forte con i deboli. La maggior parte dei media è ormai asservita. Ad esempio non ha riferito che la Giunta per le Autorizzazioni del Senato ha rigettato la richiesta d’arresto per il senatore Vincenzo Nespoli, indagato per bancarotta fraudolenta, voto di scambio e riciclaggio. Ieri, come da disposizioni di corte, è passata al Senato la nuova legge sulle intercettazioni. E’ molto probabile che, continuando di questo passo, tra scudi fiscali e scudi legali, l’Italia potrà diventare un’ottima “lavanderia” per capitali esteri di provenienza illecita, potrà diventare il paradiso di tutte quelle attività che altrove sono ancora considerate fuori legge. Possiamo capire lo sdegno, includendo anche chi si indigna a compartimenti stagni, e comprendiamo l’indomabile Di Pietro che arriva a chiamare a raccolta le folle. Il nostro breve excursus vuole solo sottolineare la diffidenza e l’abulia di un Popolo che, là dove non sono giunti gli effetti dell’anestesia mediatica, può solo prendere atto di essere stato più volte raggirato. I signori della Lega, quelli che inneggiavano alla “distruzione” di Roma ladrona, sono ormai entrati nel Pantheon dei falsi profeti, gli odierni grilli parlanti censurano e si autocensurano, gli arbitri previsti dall’Ordinamento non garantiscono alcuna obiettività. La strada per risalire la china liberticida, per affrancarsi dal nuovo Medioevo è irta di spine e non passa neanche da Bruxelles. E’ difficile prevedere se, come e quando si strapperà la corda, ma è realistico pensare che a dirigere la ribellione di piazza o ad orientarla non ci saranno personaggi sensibili alle sorti di chi è stato fino ad oggi vessato. Riuscirà l’ex magistrato a compattare il dissenso che accomuna tutti nel desiderio di un domani a misura d’uomo? Riuscirà a superare i limiti posti dai vessilli colorati forniti di volta in volta alle “rivoluzioni” popolari?

 

Antonio Bertinelli 11/6/2010


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Fratelli coltelli
post pubblicato in diario, il 16 maggio 2010


Riferendosi ai foschi avvenimenti che hanno caratterizzato i primi anni novanta dello scorso secolo, Walter Veltroni ha chiamato in causa altre “entità” lasciando intendere che, per sciogliere quei misteri, bisogna guardare oltre i fatti imputabili a questo o a quel mafioso. In realtà per arrivare ad una visione complessiva di quella fratellanza esercitata a danno dei governati bisognerebbe anche analizzare le vicende che hanno visto o che vedono come protagonisti tanti fratelli coltelli dediti a scalare banche, assicurazioni, grandi gruppi industriali, proprietà editoriali, vari settori nevralgici dell’economia e della finanza. Il sacrificio di uomini fedeli alle Istituzioni sistematicamente isolati e abbandonati da uno Stato, formalmente presente solo ai funerali, è la cartina di tornasole che indica l’alto tasso di acidità raggiunto dal sistema paese. Anche se qualche fustigatore di costumi fotografa periodicamente l’insider trading praticato da Tizio, la truffa delle scatole cinesi realizzata da Caio o le tangenti pretese da Sempronio, la Fratellanza Oscura, su cui tutti sorvolano, non è un videogame, e la lunga teoria di vittime che annovera l’Italia ne è la conferma. Per essersi avvicinati, più o meno consapevolmente, a verità ignominiose hanno perso la vita magistrati, testimoni, poliziotti, giornalisti, comuni cittadini e persino qualche prelato che si occupava di faccende un pò troppo “temporali”. Il modus operandi delle élites economico-finanziarie, che venga paralizzata la macchina giudiziaria ope legis o che si ricorra a metodi più spicci per vanificare gli esiti di eventuali indagini, implica una vastità di connivenze ed una trama di relazioni tale da coinvolgere tutti i livelli delle Istituzioni. Chi incappa in determinati reati, come ad esempio quelli di corruzione, oltre che all’improbabile “ludibrio” mediatico, comunque prossimo a scomparire per via legislativa, rischia al massimo una condanna penale simbolica. Le notizie che si rincorrono in questi ultimi mesi riguardano prevalentemente la corruzione di combriccole ammanicate con il centro-destra. Ci viene spontaneo ritornare con il pensiero alla presunta bonifica giudiziale realizzata da “mani pulite” e agli eventi successivi, senza perdere di vista l’attuale contesto economico, che ci vede vacillare insieme ad altri Paesi di Eurolandia. I processi penali di ieri, come anche quelli di oggi, non hanno dato origine ad una catarsi. I “fantasmi” della prima Repubblica si aggirano indisturbati anche nella seconda e i misteri di sempre permangono. Dopo l’eliminazione di alcuni grandi tangentisti, dal 1992 è iniziata la corsa alle alienazioni dei gioielli di famiglia e si sono accelerati i passi per adottare la moneta unica europea. In pochi anni decine e decine di prestigiose aziende italiane sono passate in mani straniere (Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Ferrarelle, etc), diverse mega dismissioni ed acquisizioni hanno portato al saccheggio e alla svendita di tutto il patrimonio pubblico. L’Italia è diventata così l’Eldorado delle incestuose liaisons tra banche e imprese che, tra l’altro, hanno fornito l’assist per il crack della Cirio e per quello della Parmalat. Oggi gli Italiani vengono accusati di aver usato l’euro come carta di credito. Non è per caso che i teorici della Transparency International, quelli che tifano anche per la decentralizzazione e per la privatizzazione di quasi tutte le Istituzioni, compresa Polizia, Magistratura e Forze Armate puntino a far emergere gli sconci degli attuali maggiordomi per sostituirli con altri, magari più zelanti? Dato che i benefici della “carta di credito” non sono stati raccolti dai cittadini e a questi bisogna pur lanciare qualche osso per distrarli, la domanda non ci sembra peregrina. Gli Italiani hanno già pagato per gli incarichi e gli onori che Goldman Sachs ha riservato a certi “sinistri” ed oggi stanno firmando altre cambiali per il governo dei “destri”. Naturalmente le oscene ruberie maturate all’ombra della Protezione Civile, gli illeciti realizzati dalle cordate allestite contro Air France, le tangenti sul business eolico, gli affari connessi a certi commissariamenti, la turpe spartizione dei soldi pubblici e tante altre vicende analoghe finiranno in una bolla di sapone come quelle oggetto dell’inchiesta “Poseidone”. Il brivido della crisi greca e le mezze parole di Giulio Tremonti ci preoccupano più di quanto lo possano fare tutti quei processi farsa che si celebrano nelle aule di Giustizia. Ma non sarebbe meglio dare in beneficenza tutto quello che si spende per procedimenti giudiziari già morti in partenza, come il passato ben dimostra? Dopo essere finiti in pasto alla UE e al FMI, si sta portando a compimento l’eutanasia dello Stato sociale. Wall Street ha trovato la nuova Terra Promessa in Europa e il nostro Paese, già fragile per l’entità del debito pubblico, non è neanche in grado di esprimere un governo nazionale idealmente capace di fronteggiare l’assalto definitivo della BIS (Bank for International Settlements). Jean- Claude Trichet sostiene che l’impegno della BIS è “un passo avanti” per affrontare la crisi generale ed è convinto che la complessa situazione finanziaria richieda un’aristocrazia qualificata per l’esercizio di una direttiva globale. Dato che il governatore della BCE tesse gli elogi dell’istituto finanziario più potente della terra ci sia concesso di nutrire qualche dubbio. Grazie all’indefessa opera dei fratelli d’Italia abbiamo perduto la sovranità monetaria, l’industria nazionale, l’identità culturale, la sostanziale possibilità di autodeterminarsi e ci avviamo a grandi passi verso una terrificante dittatura tecno-finanziaria. Il calvario dei settori più vulnerabili della popolazione è cominciato con l’avvento dell’euro e si è marcatamente accentuato dopo la crisi dei mutui subprime americani. Se non si trova un antidoto per il velenoso cocktail di misfatti nazionali ormai trangugiato ci si prospetta un futuro di instabilità, di schiavismo, d’impoverimento materiale e di abbrutimento psichico. La fine tragica e disperata di Mariarca Terracciano, morta per protestare sia per il mancato accredito del suo stipendio che per quello di tutti i dipendenti della ASL inadempiente, segna la distanza tra governanti e governati, segna la distanza tra chi si ingrassa a spese di tutti e chi vede violati i propri diritti minimi.  

 

Antonio Bertinelli 16/5/2010       

Senza tregua
post pubblicato in diario, il 4 maggio 2010


Nonostante il rogo folcloristico con cui si è pubblicizzata l’eliminazione di un improbabile numero di leggi obsolete, avvertiamo il gravame di un apparato normativo che, di mese in mese, ne vede nascere altre per favorire grandi imprese, banche, assicurazioni, produttori di merci adulterate, baronati della sanità, predoni di beni pubblici, grandi ladri ed avventurieri della finanza estrosa. Come se non bastasse, a smentire l’amore di Bersani per la Carta “migliore del mondo”, i soliti pidini continuano ad offrire i loro servigi ai responsabili del cantiere adibito a sferrare la definitiva spallata contro il dettato costituzionale. Grazie agli inconfessabili accordi tra “sinistri” e “destri”, membri dello stesso circolo in perenne simbiosi con i poteri forti, ogni condotta illecita è stata convertita in profitto legittimo. Quando si incontrano difficoltà a rimodulare la legge secondo i desideri del padrone ci viene detto che violarla è cosa buona e giusta. Il rapporto tra pena e comportamento sociale patologico è del tutto sbilanciato. I poveracci finiscono in galera, e in alcuni casi ne escono cadaveri, mentre i protagonisti dei grandi saccheggi restano impuniti. In un quadro legislativo apparentemente dissociato, con un sistema giudiziario inefficace, nella nazione dove gli abusi di potere e la corruzione sono sistemici, per chi si sente diffamato continua ad esistere la possibilità di chiedere riparazione in tribunale. Nel Paese che ha perduto ogni riferimento etico c’è ancora chi bada al prestigio personale e contribuisce ad intasare la macchina della Giustizia dando vita a procedimenti con tempi biblici e dagli esiti incerti. Di sicuro chi imbastisce certe cause vede traballare l’immagine e la realizzazione del sé. A volte i motivi che spingono all’azione giudiziale sono oggettivamente condivisibili, a volte denotano una bizzarra percezione dell’onorabilità, spesso sono solo intimidazioni rivolte a chi ha l’audacia di mettere a nudo i limiti di qualche personaggio pubblico. Non poche di queste citazioni in giudizio lasciano apparire solo le code di paglia degli attori che, incoraggiati dalle blande conseguenze riservate per legge alle liti temerarie, possono usufruire dell’istituto giuridico ad abundantiam per tenere sotto scacco chi esercita il diritto di critica, peraltro costituzionalmente garantito. Trascinare in tribunale chi continua a pensare, a parlare e a scrivere senza chiedere il permesso, specialmente se non può contare sull’assistenza di agguerriti studi legali, è un modo semplice per educare la gente al silenzio o peggio ancora all’omertà. Le azioni criminose di chi occupa i centri di potere incidono sulle dinamiche macropolitiche e macroeconomiche, accelerano il degrado civile e il declino economico del Paese, già investito dalle turbolenze della globalizzazione che stanno spazzando il resto dell’Europa. L’art. 21 della Costituzione non è sufficiente a proteggerci dai misfatti delle classi dirigenti nazionali, né dai programmi delle oligarchie internazionali, ma va difeso ad oltranza onde garantire quel minimo d’informazione necessario per pararsi le terga dai disegni degli “illuminati” che banchettano in Italia, che hanno spinto la Grecia nella condizione odierna e che stanno spingendo l’Eurozona verso la terziarizzazione dell’economia. In cambio di liquidità il Governo greco ha ceduto il flusso dei diritti futuri di atterraggio versati dalle compagnie aeree agli aeroporti del Paese, ha ceduto i ricavi delle sue lotterie, ha sottoscritto un contratto di “interest rate swap” tra Goldman Sachs e la Banca Nazionale, ha concluso altre operazioni analoghe con rilevanti perdite proiettate sul lungo periodo. L’attuale “salvataggio” del bilancio ellenico è stato possibile consentendo ai soccorritori europei di ricorrere ad artifici contabili e monetari le cui ricadute saranno tutte da verificare. Il sacco dello Stivale, con quelle privatizzazioni e con quelle liberalizzazioni fittizie che hanno reso impossibile qualsiasi controllo pubblico sulle aziende strategiche (banche, energia, trasporti, telecomunicazioni, siderurgia, etc.), è cominciato nel 1992 sotto il patrocinio della corona inglese e continua ancora oggi su quello che è rimasto da spolpare. Malgrado la situazione italiana non sia delle più rosee, bisogna fare i conti anche con l’insofferenza di chi si sente diffamato dalla pubblicazione dei suoi trascorsi e con chi ricorre alla Magistratura perché un cronista gli ha fatto troppe domande. Ma cosa dovrebbero fare i cittadini sottoposti al dispotismo dei mercati transnazionali, inseriti in un contesto sociale frammentato, privati del lavoro, con gli stipendi pignorati per la morosità delle aziende da cui dipendono, alla mercè di affaristi privi di scrupoli ed assoggettati a piani di austerità sempre più duri per il debito potenzialmente inestinguibile contratto dall’Italia? Il nostro modello socioeconomico è stato rivoluzionato, il canovaccio programmatico di chi governa si è sostituito alla tutela degli interessi collettivi, le delocalizzazioni industriali fanno involare le fabbriche nei paesi ad economia emergente lasciando a terra gli addetti e il loro know-how. Le lacrime e il sangue di prodiana memoria, con il crescente depauperamento del capitale comune, sono un’inezia di fronte al linguaggio asettico delle cupole bancarie anglo americane a cui gli Stati hanno ceduto prima la loro sovranità monetaria ed oggi, per evitare la bancarotta, stanno cedendo il controllo del loro territorio e delle loro ultime risorse. I “piani di rientro” in stile FMI e/o UE significano la riduzione delle aspettative di vita, il decremento dei redditi, lo smantellamento dei servizi sociali, la contrazione dell’assistenza sanitaria e l’arretramento dell'istruzione pubblica. In altri termini le nazioni finiscono per assumere sempre di più i connotati di economie a pedaggio dove ognuno è obbligato a pagare ovunque e comunque una quota d'ingresso anche solo per vivere, dove i bisogni primari non sono garantiti e i morsi di un’esistenza precaria si fanno sentire. Nel futuro che ci sta preparando la razza “eletta” forse mai più nessun giornale oserà pubblicare le gesta di allegre combriccole dedite allo sciacallaggio o il discutibile cursus honorum di un politico, di un banchiere, di un pirata della finanza, ma è certo che anche i numeri trentatre delle varie confraternite non saranno altro che numeri. Alla nostra stessa conclusione può ben arrivarci anche chi sottoscrive tutto con impareggiabile nonchalance.

 

Antonio Bertinelli 4/5/2010


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permalink | inviato da culex il 4/5/2010 alle 13:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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