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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Il karaoke
post pubblicato in diario, il 7 novembre 2011


C’è un vecchio retore la cui precettistica oratoria fa leva sull’unità nazionale ed invoca sempre l’unanime concordia, non importa con chi e a che prezzo. E’ da tempo il massimo garante del partito anglo-americano. C’è un monarca in declino che, dovendo lasciare il trono, cerca di salvare con ogni mezzo se stesso ed il patrimonio avventurosamente accumulato. Si è inchinato alla politica dei bombardamenti umanitari in Libia ed ha aperto la porta agli ispettori del Fmi, ma non basta. C’è la dotta corte dei miracoli che si accinge a governare secondo i dettami del verbo globalista. Michele Santoro ha potuto riprendere il suo lavoro televisivo ed ancora una volta ha permesso ai suoi ospiti di stigmatizzare l’abiezione della casta. Club esclusivi come la Skull and Bones, il Council on Foregn Relations, il Bilderberg, la Trilaterale non hanno uffici stampa che informano esaurientemente le redazioni giornalistiche. Così i deraimediasettizzati tg di Enrico Mentana non possono fare altro che parlare degli eventi quotidiani ed alzare il sipario sul ripetitivo teatrino della politica. Fiumi d’inchiostro e di chiacchiere televisive seguono percorsi tangenziali senza mai intersecare il nocciolo della questione topica. Imperversa un ceto politico indecente e siamo in una situazione economica critica, ma lo sanno anche i sassi. Per tutto il resto ci si deve affidare all’intuizione. Il “governo Lagarde” ha invaso un’area senza alcuna legittimazione se non quella fornitagli dallo stesso Silvio Berlusconi. Altri avrebbero saputo fare di meglio? Gli anni 90 dello scorso secolo videro attacchi speculativi contro la lira ed altre valute europee. Data l’entità del debito statale i patrioti dell’epoca, ottimamente istruiti all’estero, pensarono bene d’incamerare soldi svendendo buona parte del patrimonio pubblico per poi ottenere il privilegio di far entrare l’Italia nell’euro. Tra i benefici ottenuti da quelle operazioni anche gli smemorati ricorderanno di aver perso più o meno il 50% del potere d’acquisto dei loro salari. Il bilancio per aver ceduto dopo la sovranità politica e territoriale anche quella monetaria è proprio dei nostri giorni ed è pessimo. Le lezioncine sussiegose di quelli che mettono in amministrazione controllata le nazioni, quando avrebbero dovuto finirci le banche, tecnici falsamente accreditati come potenziali amministratori pubblici al di sopra delle parti non possono incantare. Lo sdegno popolare nei confronti dei partiti della Prima Repubblica, del quale i media si fecero interpreti, ha depauperato l’Italia e partorito Silvio Berlusconi. Lo sdegno odierno nei confronti dell’indomito cavaliere impoverirà ulteriormente il Paese e vedrà all’opera lo stesso genere di patrioti degli anni 90. Né loro, né i loro mandanti, né i loro datori di lavoro fanno parte di ordini monastici. Non ci vengano a raccontare che l’attacco speculativo contro l’Italia dei primi anni 90 dipese dall’ingordigia di Craxi e quello attuale dall’indecenza del governo in carica. L’ignavia politica, l’avidità, la corruzione e la ricattabilità della casta sono tutti requisiti indispensabili per renderla intercambiabile lasciando inalterati il sistema finanziario globalizzato e gli affari delle multinazionali. Chi è disfunzionale ai disegni dell’Impero, se non ha abbastanza pelo sullo stomaco, si dimette, se tenta di emanciparsi cade in disgrazia, se fa il pesce in barile vede il proprio Paese finire sotto l'attacco della finanza speculativa e, in certe occasioni, lo vede sepolto sotto migliaia di tonnellate di bombe. Romano Prodi ha bacchettato Pierluigi Bersani perché il Pd non cresce, ma il segretario pidino, come gli altri notabili del partito, proprio in ragione degli interessi che rappresentano, vanno bene così come sono e, tra un mantra e l’altro, giocano di rimessa. Quando il Pd arriverà al governo per demeriti altrui non serviranno teste originali. E’ già tutto scritto, basterà applicare le tavole della legge imposte dai banchieri, dalla Fed, dalla Bce e dal Fmi. La presunta superiorità intellettuale dei ministri a venire non garantisce agli Italiani migliore destino di quanto ne possa garantire la grossolanità e l’approssimazione di quelli attuali. I tanti fuochi nelle piazze dell’Impero stanno a dimostrare la subordinazione di tutti gli esecutivi nazionali ai diktat della grande finanza. Il debito aggregato dell’Italia è il più basso d’Europa, uguale a quello della Germania, inferiore a quello di Gran Bretagna, Spagna e Francia. La cosa è appetibile e ci sembra che i banksters internazionali non si curino dei pagliacci da loro stessi posti o tollerati alla guida dei governi se non quando debbono derubare i loro popoli. Barak Obama, presidente del paese più indebitato del mondo, ha lodato l’Ue per la decisione di mettere l’Italia sotto monitoraggio del Fmi. Il suo plauso merita gesti scaramantici. I banchieri che lo sostengono si sono stuzzicati l’appetito con Irlandesi, Portoghesi e Greci, prossimi alla fame come milioni di nord-americani triturati dal neoliberismo. Ora vogliono ingozzarsi a spese degli Italiani. Assodato che Berlusconi, lasciando intuire persino il rimpianto per lo ius primae noctis, ha lavorato alacremente per riportare l’Italia nel Medioevo, sarebbe illusorio credere di poter uscire da questa situazione affidandosi ad un governo tecnico magari guidato da un international advisor di Goldman Sachs, ex commissario europeo, presidente continentale della Commissione Trilaterale e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg.

Antonio Bertinelli 7/11/2011
Anamnesi, diagnosi, prognosi
post pubblicato in diario, il 5 agosto 2010


Negli Stati Uniti, nel corso del 2010, subissate dal peso dei debiti, sono fallite oltre cento piccole banche, che vanno ad aggiungersi alle centoquaranta dell’anno scorso. Mentre il futuro dei colossi bancari e delle multinazionali appare sempre più ricco di promesse, il default dei piccoli istituti e delle piccole imprese graverà su tutti gli Americani. I conti federali si stanno deteriorando a vista d’occhio e il debito Usa ha raggiunto cifre stratosferiche. Le celebri “Big Six”, quelle che hanno dato origine al collasso del sistema, (Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley, JPMorgan, Wells Fargo) posseggono un patrimonio pari al 60% del Pil statunitense e la politica non ha gli strumenti per limitarne il potere. La battaglia contro gli abusi e le frodi commesse ai danni dei cittadini dalle varie lobbies è del tutto impari. Il Segretario al Tesoro USA, che qualche mese fa, faceva fuoco e fiamme contro le grandi banche d’affari e i derivati, è stato costretto ad innestare la retromarcia. Ancor prima di vedere esportati nel mondo i loro modelli socio-economici e finanziari, gli Americani hanno pagato pegno alla minorità di uno Stato “privatizzato” anche nei comparti più delicati. Non esiste potere politico che sia oggi in grado di calcolare gli stanziamenti dedicati alla sicurezza e all’intelligence nazionale. La gigantesca macchina allestita all’uopo poggia su circa duemila organizzazioni private. Dice l’ex generale John R. Vinces :”La complessità del sistema è indescrivibile. Ne consegue che non è possibile sapere se il Paese è più sicuro e se tutti questi soldi servono a qualcosa”. Sia il Ministro della Difesa che il Direttore della Cia ammettono che in questo settore esistono più persone sensibili agli interessi degli azionisti che a quelli degli Usa. Attraverso la raccolta capillare di dati, si sta creando, anche con la complicità delle oligarchie europee, un campo di prigionia elettronica globale. Si sta organizzando progressivamente un super-stato delle corporations, con perdita delle principali libertà civili e con i vari governi nazionali del tutto subordinati al grande business. L’Italia fa parte di questo universo sistemico e ruota attorno al sole gassoso del nuovo ordine mondiale, che non persegue di certo una maggiore equità sociale. Il suo indebitamento non è un epifenomeno dell’economia reale, ma è il risultato di governi che hanno ceduto la sovranità monetaria nazionale, hanno dilapidato e svenduto le risorse comuni mettendo tutto sul conto di Pantalone. Ora ai danni prodotti dal berlusconismo si aggiunge infine l’insostenibilità del disavanzo. Per contenere il deficit pubblico, il premier ungherese Viktor Orban ha fatto recentemente approvare dal Parlamento magiaro una legge che impone alle banche, alle compagnie assicurative e ad altri istituti finanziari una tassa sugli utili. Orban ha ritenuto giusto agire nell’interesse del Paese senza sottomettersi all’incipit degli organi di controllo internazionali, che impiegano le attività finanziarie e i ricatti come un manganello per tenere allineati gli Stati europei sotto la “vigilanza” delle strategie geopolitiche-economiche di marca statunitense. Forse, tassando certi istituti anziché tappare le falle con il denaro dei cittadini, l’Ungheria sta giocando col fuoco, ma questa scelta in Italia non è neanche lontanamente ipotizzabile. Noi abbiamo una consolidata tradizione di intrecci tra mafie, politica e massoneria deviata (?) che hanno pervaso tutti i gangli dello Stato. La corruzione è diventata endemica e il vampirismo esercitato tramite le cariche politiche coinvolge quasi tutte le formazioni partitiche. Queste, solo per il “servizio” prestato in forza alla seconda Repubblica, hanno immesso nei loro forzieri tre miliardi di euro pagati dai cittadini. I recenti scandali dei “quattro pensionati sfigati” rappresentano la linea di continuità di quel potere tanto antico quanto attuale che continua ad incombere sull’Italia di Silvio Berlusconi. Non mancano sicuramente altre oscenità per offrire spunti di discussione a chi ventila o desidera un avvicendamento dei governanti. Ma chi dovrebbe subentrare? In questo film non “arrivano i nostri”. Basti pensare alle parole di Pierluigi Bersani, (meglio Giulio Tremonti che una crisi), per fotografare le chances offerte al Paese da chi rappresenta il maggiore partito di “opposizione”. Un Pd che, non organizzando una resistenza di massa e non sostenendo una mobilitazione permanente, un Pd che insegue l’agenda dettata dal premier e dai suoi sodali usando il loro stesso linguaggio, appare persino incapace di recitare degnamente la parte assegnatagli nella commedia politica italiana. La precarietà giovanile, la disoccupazione crescente e la destabilizzazione economica, esplose dopo la convinta adesione al capitalismo globale, non sono imputabili solo al centro-destra che, pur oltrepassando ogni limite di decenza nella gestione della Cosa Pubblica, ha potuto contare per anni su una miriade di organiche complicità trasversali. Anche se il mondo politico nazionale è entrato ultimamente in fibrillazione, non esistono gli uomini né le condizioni per uscire dalla trappola del mondialismo economico-finanziario e per ricucire il tessuto sociale lacerato dal berlusconismo. Non crediamo ai miracoli di futuribili governi tecnici, peraltro già sperimentati nel passato, ed è difficile che le forze migliori della Società Civile possano organizzare una resistenza idonea ad ottenere una trasformazione dello status quo. Anche Barak Obama, accreditato come eroe del cambiamento, pur essendo riuscito a far passare qualche piccola riforma, ha finito per riallacciarsi agli schemi della consueta politica, fatta di compromessi con i poteri forti, di accordi sottobanco e di promesse non mantenute. L’Obama delle speranze democratiche, dunque, non è lo stesso che ha dovuto e deve misurarsi con la geoeconomia americana. Il deturpato contesto italiano, quello che, solo per limitarci all’ultimo squallido episodio, ha visto nominare i nuovi membri del Csm seguendo ancora una volta solo logiche funzionali alla “casta”, non offre alcuna possibilità di rigenerazione. Purtroppo i virgulti sani del dissenso non dispongono di quel terreno fertile necessario per trasformarsi velocemente in solidi alberi e così fruttare per il recupero della Democrazia. Senza voler scoraggiare chi tenta di coordinare un’opposizione reale e senza rinunciare a qualunque forma di protesta possa nascere dalla Società Civile, ci sembra che per sfuggire a questo deserto valoriale esistano ormai soltanto due opzioni. Chi ne ha l’opportunità potrebbe andarsene all’estero, chi non può stabilirsi altrove dovrebbe rimodellare il proprio stile di vita magari partecipando alla costituzione di piccole comunità, radicate sul territorio e protese a raggiungere la totale indipendenza dal sistema.

Antonio Bertinelli 5/8/2010
Fatti quotidiani e poteri permanenti
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2010


Le lordure ed i fatti giudiziari che coinvolgono l’esecutivo in un continuo crescendo quotidiano stanno alimentando un nuovo tormentone. Vedremo presto la realizzazione di un “governo di salute pubblica”? Il 21 aprile del 1993 Giuliano Amato, dopo aver visto traballare il suo Governo sotto le indagini della Magistratura, si dimise passando il testimone a Carlo Azeglio Ciampi. La politica fece un passo indietro per lasciare spazio alla governance tecnocratica voluta dagli ideatori del ridisegnamento geopolitico e geoeconomico globale. La sinistra opera di adesione ai dettami sovranazionali ha portato ai noti sconquassi nel mondo del lavoro e in quello produttivo che ancora oggi persistono. Se facciamo un raffronto dobbiamo riconoscere che lo sprezzo per la legalità dei politici odierni ha raggiunto picchi ineguagliabili rispetto ai loro predecessori. I governi di centro-destra hanno assicurato una sostanziale depenalizzazione di due reati: il falso in bilancio e l’abuso di ufficio, inoltre hanno dato impulso a nuovi possibili equilibri corruttivi attraverso la creazione di una lambiccata architettura contrattuale e finanziaria (project-financing, general-contractor, global-service, facility-management, etc.) così da evitare le regole e i controlli tipici della contabilità pubblica. Contrariamente a quello che succedeva agli inizi degli anni novanta, quando i partiti abbandonavano al loro destino corrotti e corruttori, concussi e concussori, oggi la “casta” fa quadrato intorno agli inquisiti ed ai condannati. Mentre all’epoca di “mani pulite” la corruzione costava cinque miliardi annui attualmente ne costa cinquanta/sessanta. Sicuramente la televisione condiziona la visione del mondo e per suo tramite si esclude scientemente il cittadino dalla Polis evitando che l’indignazione monti proporzionalmente allo scempio amministrativo che subisce l’Italia. La fiaba del “nemico giudiziario” che vuole delegittimare il Governo, propinata dalla Tv in tutte le salse e senza lesinare gli effetti speciali, lascia il tempo che trova. In realtà l’ingordigia e la faccia tosta di questa classe dirigente hanno pochissimi riscontri nella storia della prima Repubblica. Sugli scranni del Parlamento siedono attualmente ventiquattro pregiudicati, novanta tra imputati, indagati, prescritti e condannati provvisori. La pressione fiscale è tra le più alte d’Europa eppure la qualità dei servizi pubblici è scadente ed il welfare si sta contraendo senza soste. I costi della politica raggiungono primati internazionali, ma si lascia credere che il dissesto dei conti pubblici dipenda dai trattamenti pensionistici riservati ai disabili. L’ultima manovra finanziaria prevede, tra l’altro, anche una stangata per le Forze dell’Ordine. Un giovane poliziotto percepisce milleduecento euro mensili, le scorte per la “casta”, incluse quelle accordate più per status symbol che per necessità, costano cento milioni all’anno. Non sono comunque questi i parametri con cui vengono valutati i governi nelle stanze dove essi vengono creati e sostenuti. Libertà, legalità e media indipendenti non sono temi che interessano particolarmente i maggiori centri di potere se non per costruire scenari in cui vi sono apparenti nemici e fittizie contrapposizioni, utili a mascherare il disegno sovversivo sempre di più proteso a negare gli strumenti della conoscenza necessari per le scelte autonome dei governati. Lo scorso aprile il Consiglio della Ue ha approvato il documento 8570/10 che consente alla polizia la facoltà di spiare qualsiasi individuo o gruppo sospettato di essere “radicalizzato”. Lo scorso giugno la Corte Suprema americana, nel procedimento “Humanitarian Law Project / Holder”, ha fissato una grave limitazione alla libertà di parola dei cittadini (garantita dal primo emendamento della Costituzione) subordinandola alle necessità della sicurezza nazionale e al dettato delle leggi federali in materia di anti-terrorismo Il tutto è passato nel silenzio mediatico senza che i giornalisti “liberi” esprimessero una sola critica e senza che si levasse una sola voce dal numeroso gruppo di politici, intellettuali e opinionisti che si abbuffano alla crapula offerta, suo malgrado, dal contribuente. Si potrebbe ricorrere a tanti altri esempi simili per sottolineare come funzionano le cose là dove la menzogna ed il raggiro sono gli unici riti dedicati alla dea Metis. Sul terreno mappato del capitalismo attuale S. Berlusconi non è poi così dissimile da tanti altri. Perché la questione morale, anche se aggravatasi nel corso degli anni, viene ripresa nelle piazzeforti delle collisioni e delle collusioni affaristiche? La politica e le leggi messe a punto da questo regime possono non piacere a molti Italiani, la corruzione ha prodotto metastasi inarginabili, l’ultima manovra finanziaria è profondamente iniqua, le norme “bavaglio” in itinere colmano la misura, ma che genere di vantaggio può portare oggi un governo tecnico alle élites dominanti? Nel 1993 esisteva un piano di sgretolamento dell’Italia predisposto in altro luogo, ma oggi cosa spinge i centri occulti di potere a voler cambiare cavallo? Berlusconi ha approfondito la polarizzazione delle ricchezze a vantaggio delle oligarchie economico-finanziarie e a danno dei lavoratori, non è stato mai un ostacolo per le banche, per la grande finanza, per le multinazionali del petrolio, delle armi e dei farmaci, per l’establishment bellico americano, per i centri affaristici e criminali che condizionano implacabilmente i destini del nostro Paese. Perché il disastro civico nazionale, lo sfascio dei diritti e delle garanzie costituzionali dovrebbero rappresentare una preoccupazione per i poteri forti che Berlusconi ha sempre tenuto nella debita considerazione? Anche per le “opposizioni”, quelle che non hanno mai disdegnato l’approvazione di leggi bipartisan a tutela della “casta”, i voleri del premier non dovrebbero costituire pregiudiziali insormontabili. Questo esecutivo ha svolto il lavoro sporco di cui hanno beneficiato in molti e, per quanto emerga una qualche forma di ostilità tra la borghesia padronale italiana, ci sembra più verosimile ipotizzare che il cambiamento dello scenario politico sia voluto oltreoceano. Sollevare la questione morale, peraltro sempre più assillante, è un modo semplice e sicuro per favorire in qualunque Paese satellite la transizione da una leadership sgradita ad una gradita. La mordacchia prossima ventura riservata al web, alla stampa e alla Magistratura, oggi massimamente desiderata da Berlusconi,  precluderebbe ai pupari sovranazionali di tenere sotto pressione i governi attraverso quell’informazione capace, quando serve, di suscitare il disgusto dei cittadini. E’ quindi lecito pensare che buona parte dei giochi si terranno intorno ai citati provvedimenti liberticidi. A prescindere dall’esito del loro iter parlamentare, va da se che il fido M. Draghi, di cui spesso la stampa estera tesse le lodi, offra maggiori garanzie all'apparato bancario anglo-americano di quanto ne possa fornire l’attuale primo ministro, ormai troppo scomodo ed ingombrante. Le recenti dichiarazioni di L. Gelli, sommate alle esternazioni di alcuni mafiosi e di altre associazioni occulte, non sembrano essere casuali o superfetatorie, ma sembrano prefigurare l’idea di una “terza” Repubblica post-berlusconiana. Se per certi versi sarebbe augurabile che Berlusconi si ritirasse alle Isole Cayman o, se lo predilige, in qualche dacia posta sulle rive del Lago Valdai, nei dintorni di San Pietroburgo, per altri si può considerare una vera iattura, così come la recente storia insegna, la nascita di un governo tecnico consacrato per lo più fuori dei confini nazionali. Che si ricorra nuovamente al “porcellum” per concedere la libertà di votare gli altrove prescelti o che si ricorra a convergenze trasversali per uscire dall’attuale fase di instabilità politico-economica, derivata sia da fattori endogeni che esogeni, il prezzo sarà sempre e comunque pagato dai soggetti sociali più deboli. Per adesso, e chissà per quanto tempo ancora, il sistema cooptativo totalizzante inibisce il sostanziale ricambio dell’intera classe dirigente, l’accesso dei giovani di valore in tutti i posti nevralgici della vita nazionale e il riordino integrale delle Istituzioni. Le profferte di M. D’Alema, i funambolismi di G. Fini e le capriole di P.F. Casini rientrano perfettamente nelle logiche del berlusconismo a cui hanno precedentemente spianato la strada. Lo status quo non è incoraggiante, ma non vorremmo cadere dalla padella per finire sulla brace.

 

Antonio Bertinelli 18/7/2010

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