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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Dritto e rovescio
post pubblicato in diario, il 27 giugno 2010


Si rimane un po’ perplessi se un giudice ci telefona per verificare gli eventuali legami con un nostro omonimo, del cui caso si sta occupando. Anche apprezzando il gesto, viene spontaneo riflettere sul fatto che certe apprensioni possono radicarsi solo nel nostro hinterland culturale. Chi indossa la toga, e lo fa in scienza e coscienza, sperimenta giornalmente i mali dell’apparato giudiziario. Sa che i “clienti” dei tribunali si trovano, spesso loro malgrado, inseriti in una sorta di gioco dell’oca disseminato di trabocchetti così da rendere incerti i tempi e gli esiti della causa. Sa che per gli imputati e per gli attori eccellenti sono state costruite delle corsie preferenziali per giungere alla definizione di un giudizio conforme ai loro desiderata. Quanto deve sorprendere se un magistrato, dopo aver preso atto che l’intero sistema è disfunzionale ad un’equa amministrazione della Giustizia, ritiene consono aiutare un amico? Le battaglie contro il Diritto sono ormai datate ma, in questi ultimi anni, le catapulte degli assedianti vengono usate soprattutto per lanciare pietre contro la Costituzione. Proprio in questi giorni si è accesa la polemica relativa alla creazione di un Dicastero la cui finalità precipua è quella di garantire al neo ministro la possibilità di avvalersi del “legittimo impedimento” per non presentarsi alle udienze come imputato di ricettazione ed appropriazione indebita. All’estero si chiedono come possiamo sopportare tutto ciò. La domanda è ancor più giustificata dal distacco che la politica esprime nei confronti delle emergenze economiche e finanziarie del Paese. A fronte di una legislazione divenuta ipertrofica al solo fine di garantire l’impunità alla classe dirigenziale, assistiamo ai delitti quotidiani consumati contro le piccole imprese e i lavoratori dipendenti. Si è da poco conclusa la manifestazione della Cgil, che ha visto scendere nelle strade cittadine un milione di persone. Prossimamente, dalla Federazione della Stampa, sarà coordinata una piazza dei diritti e delle libertà, che cercherà di superare gli steccati dell’”appartenenza”, contro i tagli iniqui e i bavagli di varia natura elargiti dai governanti. Forse i rituali di un tempo che fu non sono più adeguati alla gravità delle circostanze. Sulle nostre teste si è addensato un immenso strato di nuvole minacciose, dovuto sia alla crisi dell’intera Ue che alle ossessioni legislative della “casta”, incurante dei problemi reali dell’Italia. La cruciale situazione europea vede la stessa Svizzera in guerra contro i quarantamila frontalieri italiani che accettano paghe troppo basse tanto che, in Ticino, persino i socialisti e il sindacato stanno infrangendo il fronte della solidarietà tra lavoratori. Il turbocapitalismo della globalizzazione sta producendo danni ovunque e, in Eurolandia, sta vedendo l’affermazione di una destra inconsuetamente propensa alla politica delle tasse da far pagare prevalentemente ai più poveri Sembra che l’imperativo dei governanti, tralasciando gli stimoli alle economie e abbandonando i sostegni al Welfare State, sia solo quello di riportare i conti pubblici sotto controllo. Viene spontaneo dedurre che se i disagi sociali crescono i consumi calano. In presenza di tale fenomeno come si potrà evitare una recessione lunga e profonda? Mentre il premier discetta sulle “assolute necessità” degli Italiani, di cui egli stesso è propugnatore ante litteram, il ministro del tesoro stringe i cordoni della borsa e spreme le meningi per non intaccare rendite e privilegi. Quando ci regaleranno la prossima manovra finanziaria a spese di chi sta sempre peggio? Non è lecito supporre che G. Tremonti, pur di non mettere le mani nelle tasche dei suoi amici, potrebbe deprimere ulteriormente il potere d’acquisto degli Italiani incrementando le aliquote Iva?. La marcia congiunta dell’inossidabile duo, per usare la frase di un ex maestro venerabile, ci ha portato oltre i margini della rivolta e alle soglie della Bastiglia. Non tutto è da prendere per oro colato, ma quando aumenta il livello di sofferenza di un Popolo è probabile che si inneschino dinamiche complesse dagli epiloghi imprevedibili. Gli ultrà del liberismo alla Friedman hanno rafforzato lo Stato delle mafie, dei privilegi e degli abusi, hanno aumentato i patrimoni dei ricchi ed hanno portato tutti gli altri al regresso socio-economico. Le scelte del Governo hanno rafforzato un blocco di potere con interessi del tutto antitetici a quelli dei cittadini. Lo stupro delle leggi ad uso e consumo dei lestofanti procede all’unisono con le loro prepotenze e favorisce unicamente le loro razzie. Il livello di abiezione istituzionale si misura anche dal modo con cui ci si pone di fronte alle direttive e alle regole internazionali, che si accettano e si applicano solo se gradite a corte. E’ particolarmente significativo come il Governo abbia ultimamente rifiutato di introdurre nel codice penale un’esplicita definizione di “tortura” così come raccomandato dal Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu. Di male in peggio, a fronte di una disoccupazione in aumento e di un attacco inopinato al mondo del lavoro, lascia davvero esterrefatti la baldanza della Confindustria il cui centro studi assicura che siamo fuori della crisi. Continuando di questo passo il convoglio Paese finirà per intero fuori dei binari e i nostri incubi peggiori diventeranno quanto mai tangibili. La storia della politica italiana, “porcellum” compreso, e gli effetti devastanti dovuti all’accentramento dell’informazione televisiva, non permettono di coltivare speranze su una soluzione di tipo elettorale. Abbiamo visto cosa hanno partorito il “consociativismo” legislativo dell’opposizione “sinistra” e il radicamento capillare del sistema cooptativo. Abbiamo assistito al cambio di rotta della Lega che, da partito di lotta, si è trasformata in bizantino partito di Governo ed oggi riesce a tenere insieme, più che altro, ignoranti, individualisti e xenofobi. D’altronde il passato insegna che le rivoluzioni nascono dalle minoranze. La Società Civile annovera tante forze antagoniste e queste dovrebbero trovare il modo per coagularsi intorno ad un programma comune, finalizzato a correggere tutti quegli squilibri che appaiono sempre di più insostenibili. Quello che stiamo subendo non dipende da un imprevisto cataclisma naturale, ma è frutto di azioni criminose preparate a tavolino, che vanno contrastate con assiduità e risolutezza.

Antonio Bertinelli 27/6/2010

Piccoli uomini crescono
post pubblicato in diario, il 6 marzo 2010


Un vecchio amico, al servizio di una delle più delicate Istituzioni dello Stato, ci ha confidato lo sconforto che lo affligge per quello che i suoi occhi vedono accadere quotidianamente all’interno della stessa. Il nostro pensiero si è così spostato dai vertici della piramide alla base, dove sono giunte le deiezioni legislative ed i risultati pedagogici di un malgoverno protratto negli anni fino a tramutare la reticolarità sociale in una landa valorialmente desolata dove, prima o poi la pistola, prenderà il posto del Diritto. Anche l’istruzione pubblica, prima americanizzata nei contenuti e poi privata di risorse, infine resa incapace di fornire formazione o professionalizzazione, si avvia a diventare palestra di vita per abituare i giovani a cavarsela in sintonia con il contesto. Fumare spinelli in cortile e rubare quello che capita al compagno di classe o nell’armadio di qualche collaboratore scolastico è ormai consuetudine. Dopo che si è perpetrato il solito furto, magari nella borsa dell’insegnante, lo stesso non è autorizzato ad impedire l’uscita dall’aula degli alunni e a fare dei controlli per individuare chi ha rubato il cellulare, gli occhiali o un libro al vicino di banco. In tal modo si violerebbero i diritti del reo così come le intercettazioni telefoniche della Magistratura ledono i diritti di chi è dedito al malaffare, similmente a quei medici accusati di omicidio e lesioni che operavano nella clinica Santa Rita di Milano o a quel senatore recentemente dimessosi tra gli applausi di ammirazione dei suoi colleghi di partito. Dunque l’impunità è assicurata (spessissimo per regolamento o per legge) e si impara fin da piccoli che gli Italiani si dividono stabilmente in due categorie, i piglianculi ed i mettinculi. I secondi, il cui unico merito è appunto solo quello di prevaricare gli altri, hanno tutte le porte spalancate, non debbono mettere limiti alle proprie azioni e, con degli idonei trascorsi giudiziari, possono anche ambire ad un remunerativo seggio parlamentare. Negli Usa molti giovani apprendono i rudimenti del vivere nei ghetti della grandi città, In Italia è sufficiente ispirarsi ai trionfi di chi insulta i magistrati, di chi calpesta le leggi, di chi ride e fa affari sui terremoti all’ombra della Protezione Civile. Pene certe per chi delinque e lavoro coatto per chi costruisce ospedali di sabbia o cattedrali nel deserto a spese dell’erario potrebbero scoraggiare le nuove generazioni dall’imboccare la strada del crimine. Proprio quello che osteggia il Parlamento impegnato da molti anni a perfezionare l’apparato normativo al fine di assicurare una zona franca per se e per i suoi emissari. Non sappiamo se Monsignor Domenico Mogavero, abbia lanciato la sua reprimenda alla politica per ingenuità o per coraggio. Resta il fatto che, superando l’efficienza censoria del MinCulPop di mussoliniana memoria, è stato imbavagliato addirittura il fido Bruno Vespa per dare maggiore spazio e risonanza alle bubbole di regime di cui è maestro chi istruisce i lettori sul “pericoloso” tintinnio delle manette agitate dai cosiddetti “giustizialisti”, chi parla di gogna mediatica per i tanti “innocenti” perseguitati dai giudici, chi allestisce telegiornali fatti di nulla sotto svuoto spinto, chi si aggira sul Internet come hoaxer, per monitorare e tenere sotto controllo la disapprovazione o per “infettare” blogs e PC da cui escono pensieri scomodi. La modifica del decreto Romani ha lasciato un po’ di respiro ai bloggers, ma non si può ancora dormire tra due guanciali. Un già riconosciuto gentleman, aprendo la sua campagna elettorale, ha pensato bene di minacciare (goliardicamente) un cronista, uno di quelli che ha la pessima abitudine di non solidarizzare con la politica degli affari, a prescindere dallo stendardo sotto il quale essi vengono conclusi. E pure questo la dice lunga sulle pretese crescenti che la “casta” ha nei confronti di chi fa giornalismo. Anche il web non è poi così libero come potrebbe apparire. Più è grande la voglia di imperare sui popoli e maggiore è la possibilità di imbattersi in trabocchetti ed abusi di vario genere senza che gli “intercettati” possano godere di una qualche forma di garanzia. Google effettua il tracking delle nostre ricerche e delle nostre navigazioni, rappresenta un potente mezzo per la moltiplicazione del business che già sfrutta le potenzialità della rete. Mentre per lo stato in cui versano i media “Freedom House” ci considera come un Paese parzialmente libero e “Reporters Sans Frontières” ci retrocede al 49 posto della classifica (ai minimi europei), il nostro Governo sogna il controllo totale dell’informazione. Al momento si scontrano quindi due esigenze: il mercato mondiale che, alla pari dei mettinculi nostrani, non ama regole di sorta e la necessità di mettere il silenziatore a chi non ha la forma mentis dell’imbrattacarte a contratto. Un blog che, qualunque sia la chiave adottata per la ricerca, non si raggiunge solo attraverso il browser più diffuso, le stranezze che spesso si notano guardando il monitor che ci proietta nel mondo virtuale, le bizze che fa Word durante la scrittura di un documento, le eccessive aperture delle finestre di qualche firewall quando ci si trova nel cyberspazio sono una diretta conseguenza dell’odierna forma di controllo attuata in rete. Il web non può rappresentare l’unica soluzione per sottrarsi ad una dittatura e ai suoi squadristi, per fare informazione, per attingere notizie introvabili altrove, per bonificare l’ambiente che avvelena i corpi e le menti dei giovani. Non basta cristallizzarsi su una tastiera per insegnare ai nostri figli che rubare a scuola o al supermercato, corrompere e lasciarsi corrompere, insomma adeguarsi allo stile di vita dei furbi non riempie il vuoto interiore causato dall’esaltazione dell’utilitarismo di chi ha realizzato nel settore dell’istruzione il più grande licenziamento della storia, di chi rincorre l’onnipotenza vampirizzando lo Stato e accumulando denaro, di chi sta assottigliando fino all’inverosimile le tutele giuridiche dei lavoratori, di chi ha comprato e continua a comprare intere scuderie di puttane da sistemare ora in un letto, ora in una redazione, ora su uno scranno da cui possano poi legiferare a comando. L’invito al senso della misura del vescovo di Mazara del Vallo, come era prevedibile, è rimasto inascoltato. Durante la notte appena trascorsa si è superato ogni limite. Con tutta la solidarietà che ci sentiamo di esprimere ai simpatizzanti e ai militanti del Pdl, sono state forzate delle leggi che dovevano rimanere per il momento intoccabili, e a cui si sono precedentemente assoggettate tutte le altre formazioni politiche che avevano palesato irregolarità o ritardi nella presentazione delle liste elettorali. La gravità del gesto non sta tanto negli esiti del decreto notturno quanto nell’aver realizzato l’ennesimo stravolgimento delle norme vigenti, che dimostra ancora una volta di quale considerazione esse godano quando non sono funzionali ai bisogni del re. Meno male che Giorgio c’è.

Antonio Bertinelli 6/3/2010


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permalink | inviato da culex il 6/3/2010 alle 15:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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