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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Governo high tech
post pubblicato in diario, il 2 maggio 2012


Il processo a carico degli aderenti alla loggia massonica P2, conclusosi nel 1996, sentenziò che la destabilizzazione istituzionale operata dalla stessa non costituiva reato di cospirazione politica. I giudizi espressi da personalità come Sandro Pertini, uno dei primi a definire la P2 "un’associazione a delinquere", sono stati consegnati alla storia. Per quanto attiene le figure di attentato alle istituzioni democratiche il legislatore ha successivamente modificato il codice penale con la legge 85/2006. Con essa ha notevolmente ridotto le pene previste ed ha introdotto la pregiudiziale di “connotazione violenta”, così da rendere gli articoli interessati inidonei a svolgere  una qualunque azione deterrente a tutela di beni di rango particolarmente elevato quali l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato, la Costituzione e gli organi Costituzionali. Riteniamo che la maggioranza degli Italiani abbia da sempre la consapevolezza di vivere in un Paese satellite degli Usa. Quello che probabilmente ha dato origine ad una serie di esposti-denunce contro Giorgio Napolitano & Co deve essere stata la sfacciataggine con la quale l’Italia è stata, e definitivamente, consegnata nelle mani della finanza internazionale. L’era Monti è il coronamento di un programma iniziato con il divorzio tra la Banca Centrale ed il Ministero del Tesoro, svolto gradualmente dai governi “tecnici” succedutisi negli anni, perfezionatosi con la svendita di aziende pubbliche strategiche, l’ingresso nella moneta unica, lo sfilacciamento del tessuto produttivo nazionale, la pornografia civica, l'apparato fiscale jugulatorio per chi non fa parte del reef o è fuori dell’industria dell’offshore e l’accettazione supina del verbo globalista. Qualunque iniziativa individuale o collettiva per salvare il Paese dalla delirante perversione tecnocratica, difenderlo dai falsi seriali divulgati dai suoi ministri, fargli restituire il maltolto, aprirlo a migliori destini, merita rispetto. E’ parimenti utile non perdere di vista l’insieme. Per mille e una ragione i magistrati, anche quei pochi rimasti col petto in fuori, non possono offrire un approdo. A maggior ragione non possono offrire soluzioni quelli compiacenti, remissivi ed intrinsecamente abdicanti. I personaggi denunciati sono parte costitutiva di un sistema reso pressoché inattaccabile dall’esterno. Per gli eventuali illeciti commessi al di fuori delle sue funzioni il Presidente della Repubblica non è coperto da particolari garanzie, anche se, essendo al vertice del Csm, ci sembra “incongruente” che possa venire sottoposto al giudizio della Magistratura ordinaria. In tutti gli altri casi è ritenuto “irresponsabile” o passibile d’impeachment da parte del Parlamento per essere eventualmente processato dalla Corte Costituzionale. Per ministri e parlamentari, in concorso o meno di reato, ci vuole l’autorizzazione a procedere delle Camere. In sintesi, anche se il tradimento del Paese, se la totale cessione della sovranità, con costi immensi riversati esclusivamente sulle masse popolari, sono ormai evidenti, è altrettanto evidente come siano spuntati gli strumenti giuridici per perseguire i responsabili. L’Italia martoriata, come altri paesi europei costretti a politiche demolitive, autolesioniste e recessive, per di più senza reddito minimo di cittadinanza come la Grecia, si trova in una situazione kafkiana. Bruciata del tutto se resta nell’Ue, danneggiata gravemente se riesce a venirne fuori. La crescita è un concetto tutto da rimodulare, ma quella di cui parla ed auspica il governo Monti si riferisce ai profitti dei banchieri, dei grandi imprenditori e delle multinazionali. L’unica crescita che vedranno tutti gli altri sarà quella dello sfruttamento salariale, dei suicidi, delle sofferenze dei pensionati, della disoccupazione, della povertà e della miseria. L‘incubo high tech in cui siamo sprofondati ci prospetta questo panorama: la distruzione dello stato sociale e dei diritti del lavoro, la certezza che il sistema finanziario farà di tutto per sabotare qualsiasi mutamento politico sostanziale. Checché ne pensino i Francesi del verme parassitario che distrugge l'economia reale, anche François Hollande sarà indotto a compitare secondo i desideri di Nicolas Doisy, capo economista di Chevreux, società d’affari del Crédit Agricole. Probabilmente alle elezioni amministrative del 6 e 7 maggio il Movimento 5 Stelle, che si occupa prevalentemente di acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo sostenibile, conseguirà un grande successo. Nulla da eccepire su dei giovani fortemente motivati nel voler ripulire la politica. Resta la domanda se, nel corso avanzato del "più grande crimine”, non sia troppo poco e troppo tardi.

Antonio Bertinelli 30/4/2012

http://unshaded.wordpress.com/2012/04/30/governo-high-tech/
Muscoli circolari
post pubblicato in diario, il 24 marzo 2012


Dallo sfintere di un gallo spuntano alle bisogna anche i suoi organi genitali, da quello di una gallina fuoriescono anche delle uova, da quello di un cappone esce solo sterco. La pollina derivante dagli allevamenti avicoli, in rapporto al suo impiego, può fertilizzare questo o quell’altro appezzamento di terreno, assecondare il fiorire di questa o di quell’altra pianta. Deiezioni abbondanti, quando non opportunamente trattate, inquinano le falde acquifere o bruciano i campi. I moniti ed i comunicati emanati da un arbitro legatosi mani e piedi alle direttive della Global Class stanno predeterminando gli esiti di partite mortali come quelle in corso tra "governanti" e "governati", tra finanza ed economia, tra capitale e lavoro. La riscrittura dell’art. 18 della legge 300/70 sembra ispirata da pura e semplice libido dominandi, rappresenta più un atto d’imperio che una risposta a delle oggettive necessità imprenditoriali. Non si vede proprio la ragione per la quale un investitore straniero dovrebbe aprire una fabbrica in Italia quando potrebbe farlo con gravami più leggeri in Slovacchia. La massima libertà di licenziare in cambio di una manciata di soldi, voluta dall'esecutivo Napolitano-Monti, aiuta solo quelle realtà aziendali consuetudinariamente saprofite, ma non può contenere i danni provocati dal capitalismo apolide, non può competere con i bassissimi costi del lavoro asiatico, non può supplire alle mancate innovazioni tecnologiche, non costituisce l’alternativa all’obsolescenza di determinate linee di produzione, non resuscita in alcuna maniera la ricerca scientifica, non aumenta le opportunità occupazionali, non rimuove le forche caudine del parassitismo di stampo mafioso. Qualunque imprenditore fuori dalla logica del mordi e fuggi sa di non poter tirare la corda all’infinito. I delocalizzatori di Benetton, Bialetti, Calzedonia, Dainese, Fiat, Geox, Omsa, Rossignol, Stefanel, Tod’s, etc. sono consapevoli che domani non potranno collocare le loro merci in un’Italia economicamente regredita e in un’Europa sempre di più depauperizzata. Sicuramente non credono di poter vendere i loro prodotti là dove si vive con un paio di ciotole di riso al giorno. Per adesso hanno subito o scelto il carpe diem dell'avventura imprenditoriale fuori dell'Italia, ma quando l'economia reale d’Europa sarà ridotta ad un deserto, dopo aver delocalizzato i loro stabilimenti, dovranno forzatamente delocalizzare anche le loro esistenze. La narrazione di una Ue a misura di cittadini è smentita dalla sua genesi nel segreto delle diplomazie, dalla primazia degli oligopoli e da quella burocrazia dittatoriale che ha prevaricato le sovranità nazionali. Il massimo profitto, il controllo delle fonti energetiche e l'egemonia su tutti gli Stati sono i capisaldi del Nwo. In nome della pace e dei diritti umani la classe cosiddetta dirigente del Paese ha spinto le Forze Armate in cinque guerre, ha sottoscritto sanzioni ed embarghi contro intere popolazioni la cui sola colpa è quella di avere governi “distonici”. Per contenere il debito pubblico ha consentito che aumentassero ingiustizie e disuguaglianze, ha fatto si che crescessero di pari passo le ricchezze di pochi e le povertà di tutti gli altri. L’Ue è funzionale e subalterna al disegno globalista. L’Europa è così malata che i suoi medici prosperano. La politica è latitante, la finanza gestisce a proprio piacimento la crisi, i banchieri riempiono i loro forzieri mentre la recessione attanaglia, dove più e dove meno, le economie di tutti i paesi. Ben pagati maestri di palazzo, con o senza aplomb, nel crescendo del caos sociale, tra conflitti e genocidi, stanno lavorando per la realizzazione di un “sud” europeo, dove la manodopera ingabbiata dai rigori imposti dai sacerdoti della moneta unica potrà essere meglio sfruttata. Dato che, con l’ausilio dei ciechi, dei sordi, dei muti, degli idioti, dei garzoni e dei cicisbei, sembra che i cinici vogliano trasformare tutti i popoli indistintamente in plebe acefala, senza diritti e senza pretese, è probabile che la configurazione di questo “sud” sia solo transitoria e/o propedeutica. Continuando di questo passo non sono da escludere delle esplosive rivolte sociali. Aumenta inoltre il rischio di un conflitto planetario, concepito da una parte della classe dominante come provvidenziale regolatore malthusiano e da un’altra parte della stessa come opportunità di un nuovo Eldorado.

Antonio Bertinelli 24/3/2012


Nota:
Questa è il messaggio che compare ormai abitualmente sulla piattaforma de "ilcannocchiale" a quelli che vorrebbero postare commenti: “Si è verificato un errore durante l'elaborazione della pagina, si prega di riprovare più tardi”.


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Tempesta perfetta
post pubblicato in diario, il 25 febbraio 2012


Anche se il Web non garantisce l'affidabilità pressochè imperitura di un libro, la pronta disponibiltà di un foglio bianco inserito in qualche vecchia macchina da scrivere, anche se il Web è presidiato da una miriade di barbe finte, pullula di troll, è veicolo di virus e trojan che infestano i Pc, anche se è soggetto a crash improvvisi di siti o di blog, anche se per la sua estrema volatilità non aiuterà gli storiografi a rintracciare il retroterra degli eventi più rimarchevoli e lo spirito dei tempi da contrapporre alle manipolazioni degli storici nel codazzo dei vincitori, ci sembra che il Web sia comunque uno dei pochi strumenti rimasti per sfuggire ai distrattori di mestiere e ai tormentoni mediatici. Fino a pochi mesi fa impazzavano le escort, oggi tengono banco gli oracoli del governo che vuole salvare l’Italia, fino a farla diventare modello di riferimento per l’Ue. Non c’è dubbio che il programma dell’osannato mandatario sia ambizioso. Ha dalla sua i più grandi potentati economici nazionali e stranieri, può contare su un parlamento di nominati e su formazioni partitiche sostanzialmente equivalenti, il cui precipuo interesse è il mantenimento dello status quo. Dal suo punto di vista ritiene di poter salvare l’Italia. Lo farà omologandola del tutto al modello socio-economico anglo-americano. Lo farà consentendo sempre di più l’arricchimento dell’1% ed il maggiore impoverimento del 99%. La cura imposta dai banksters e dalle corporations è somministrata ad un Paese pesantemente soggiogato da ogni tipo di mafia, dove lo Stato, da decenni diventato “cosa loro” e sempre più privatizzato, latita quando deve erogare una qualunque prestazione e manda i suoi “bravi” là dove intende riscuotere. Chi occupa Palazzo Chigi ritiene che le ricchezze personali non siano una colpa, ma lo sdoganamento di tale affermazione meriterebbe più di un distinguo. Anche perché i colpevoli per definizione sono quelli senza il giusto albero genealogico, i fuori casta per necessità o per scelta, i dipendenti fannulloni, i medici e gli infermieri che operano nei centri di “pronto soccorso”, i vecchi lavoratori che pregiudicano i diritti di quelli giovani, i poveri, i pensionati, i salariati, gli sfruttati, i disoccupati, gli anziani, gli ammalati e gli invalidi. Su 122.284 visite mediche di controllo l'Inps ha revocato l’assegno pensionistico (267 euro mensili) a 34.752 persone. Il loro grado di invalidità è stato rivisto e considerato al di sotto di quel fatidico 74% necessario per avere diritto al trattamento o a quel 100% necessario per avere l'assegno di accompagnamento (492 euro mensili). Altre 37.000 prestazioni circa sono state sospese perché i convocati non si sono presentati alla visita. Si fa veramente fatica ad intravedere anche la più piccola cosa che non sia disfunzionale agli interessi dei governati e più ampiamente al mantenimento del bene comune. Ci sono contenziosi tributari aperti negli anni 80 dello scorso secolo e terminati nel 2010. Nonostante le sentenze favorevoli, chi ha titolo a dei rimborsi non riesce ad ottenere la restituzione del proprio denaro. Persino un Cipputi come Capo del Governo ed un Parlamento composto da un migliaio di cittadini estratti a sorte dovrebbero affrontare sforzi titanici per ricostruire un contesto nazionale socialmente ed economicamente devastato. Abbiamo visto come sono stati salvati i vari pigs e segnatamente la Grecia. Di quel genere di salvezza ne faremmo volentieri a meno. Per riprodursi il turbocapitalismo non ha più bisogno di migliorare le condizioni di vita delle masse, anzi trae vantaggi dallo smantellamento degli Stati e dalla frantumazione sociale. Non ha più necessità d’integrare i popoli attraverso forme di partecipazione democratica, punta alla stabilizzazione ampliata della precarietà e dell’esclusione. Le teorie neoliberiste, con gli annessi corollari, stanno spingendo molti imprenditori ad abbandonare la Cina meridionale per aprire stabilimenti in Vietnam. Qui un operaio non qualificato viene pagato 75 euro al mese, il suo omologo cinese ne guadagna 250. Logiche simili hanno spinto la Fiat nel Michigam e l’Omsa in Serbia. I fornitori della Nike, della Canon e della Intel hanno invece deciso di trasferirsi sulle rive del Mekong. Il processo di globalizzazione, che attualmente investe l’Italia attraverso il governo dei “tecnici”, colpirà anche più in alto di quanto abbia fatto fino ad ora. Il ceto medio sparirà e la “casta”, bersaglio privilegiato nel mirino dei giornalisti “liberi”, verrà fortemente ridimensionata. La lungimiranza politica, specialmente quando è distratta da uno spiccato senso degli affari, è inversamente proporzionale alle capacità di convinzione possedute dall’alta finanza. Molte voci del Web suggeriscono ai naviganti che non è più il tempo di demandare al parlamento nazionale, o peggio all’Ue del fiscal compact , il compito di risollevare le sorti dell’Italia e della gente comune. Il tycoon di Arcore badava ai suoi interessi aziendali e doveva rispondere prevalentemente ai dettami di cricche domestiche. L’unto del Colle deve rispondere con il suo operato a camarille di ben altra natura e potenza. Il duo Napolitano-Monti deve favorire la creazione di nuovi oligopoli, deve lasciare in vita il minor numero possibile di tutele per il lavoro, deve imporre al welfare revisioni e ridimensionamenti che non hanno nulla a che vedere con l’efficienza delle finanze pubbliche. Il fiume di denaro di chi paga l’Irpef, in cui affluisce quello proveniente da tasse, accise, balzelli e sanzioni di ogni genere, deve essere stornato su altri capitoli di spesa. Serve a pagare gli interessi usurai derivanti dal signoraggio bancario, risarcire i finanzieri per i danni prodotti dai loro stessi titoli tossici, ripristinare le settecento superbombe sganciate sul popolo libico, mantenere in piedi le missioni “umanitarie” della Nato, partecipare alla probabile normalizzazione armata di paesi come la Siria e l’Iran, finanziare le grandi opere come la realizzazione del Tav, elargire stipendi da nababbi ai boiardi di Stato, tenere in piedi apparati d’intelligence al servizio di privati o dell’eversione istituzionale, conservare le forze dell’ordine agli ordini dei padroni. Se qualcuno intende fare il punto nave per cambiare rotta deve trovare il modo per togliere tempestivamente sestante e cronometro a coloro che, in piena consapevolezza, stanno trascinando tutti i popoli caduti sotto dittatura finanziaria dentro una tempesta perfetta.

Antonio Bertinelli 25/2/2012  



La crisi sulla pelle
post pubblicato in diario, il 28 dicembre 2010


Spesso osservando i volti di potenti banchieri, di noti finanzieri, di sfuggenti amministratori delegati e dei loro referenti politici il nostro pensiero corre a Cesare Lombroso. Ci piace credere che se fosse stato nostro contemporaneo avrebbe intrapreso sicuramente una ricerca sulla psiche e sulla fisiognomica di detti personaggi. Alcuni fenomeni odierni come le politiche bancarie e societarie, le palesi insofferenze per le sovranità statali, la polverizzazione del sociale, la perifericità dei cittadini, le grandi sacche di povertà, l’estrema mercificazione del lavoro e soprattutto gli artefici di queste “rivoluzioni” potrebbero interessare qualche studio criminologico pionieristico. Senza sbizzarrirsi nel fare ipotesi più o meno azzardate resta comunque il fatto che certe facce rassicurano meno delle loro idee guida. Sotto il dominio dell’economia e della finanza globalizzate, ovunque si guardi, non c’è motivo per stare tranquilli. Basta ripensare alla simpatica scatola di mentine con la pubblicità elettorale "Yes, we can" di Barack Obama. Al netto di qualunque possibile agiografia, la sua amministrazione ha salvato le megabanche con denaro pubblico e con una serie di misure straordinariamente generose. Ha sostenuto la General Motors acquistando le sue azioni a 45 $ per poi rivenderle, dopo la “rinascita” aziendale, a 33 $, con una perdita del 26,6 % a carico di Pantalone. Ha prorogato di due anni i tagli fiscali voluti da Gorge W. Bush, lasciandoli inalterati anche per i più ricchi. Sarà presto costretto a ridurre le coperture per Social Security e Medicare, i più importanti programmi sociali di un Paese con quindici milioni di disoccupati. Anche l’Ue, almeno dal punto di vista dei suoi cittadini, non gode affatto di buona salute. La divaricazione tra economia reale ed economia virtuale sta assumendo le forme di una rivendicazione sociale che travalica ogni frontiera. In quasi tutta Europa i giovani sono prigionieri nelle gabbie della precarietà, moltissimi studenti vivono in un limbo indefinito e le masse lavoratrici, specialmente là dove il sindacato si è trasformato in cinghia di trasmissione dei voleri padronali, pagano le conseguenze dei giochi finanziari praticati da una classe dirigente convertita al vangelo del neoliberismo. Non ha più senso parlare di governi “sinistri” o “destri”. Tutti operano per il perfezionamento dell’Impero. Quell’Impero caro agli europeisti come il compianto Tommaso Padoa Schioppa o l’ex consigliere di Tony Blair, Robert Cooper, attuale direttore generale degli affari esteri e politico-militari del Consiglio Europeo. Fuori della retorica, né l’uno né l’altro potrebbero essere celebrati come “patrioti”. Entrambi potrebbero essere definiti semplicemente come uomini di successo più sensibili agli interessi dell’establishment finanziario globale che a quelli dei loro rispettivi Paesi. Il “salvataggio” della Grecia, sottoscritto da Papandreou, doveva essere ripagato nel 2014 e nel 2015, ma, per la sua difficile sostenibilità, è stato prolungato al 2017. Il Parlamento ellenico, a maggioranza socialista, ha da poco approvato la finanziaria 2011, con tagli superiori ai quattordici miliardi di euro. La situazione irlandese, dove i “salvatori” hanno preteso come garanzia i soldi del fondo di riserva delle pensioni nazionali, è altrettanto grave e non c’è motivo di ritenere che questo Paese sarà mai in grado di uscire dalla morsa del debito pubblico. Grecia e Irlanda saranno schiave dei banchieri sine die. Ieri Standard & Poor's ha messo sotto osservazione, con implicazioni negative, il rating a lungo e breve termine del Portogallo. In Spagna la disoccupazione ha oltrepassato il 20% della popolazione attiva. Il socialista Zapatero, che, tra l’altro, ha trasferito novanta miliardi di euro alle banche responsabili della bolla immobiliare, non fa mistero delle sue politiche ad esclusivo favore degli investitori internazionali. L’Ungheria, con i titoli di Stato prossimi ad essere classificati come spazzatura, si sta avviando al controllo governativo dei media e alla limitazione del diritto di sciopero. In Italia, dopo l’approvazione della controriforma universitaria, il presidente Napolitano si è cimentato nella captatio benevolentiae dei giovani. Non siamo ancora arrivati alle code pubbliche con i bollini per un pasto caldo al giorno, come accade già oggi in Usa, ma siamo sulla buona strada. Follow the money. E’ sufficiente seguire il tragitto di chi tiene i cordoni dell’economia e della finanza per comprendere chi comanda davvero. La politica, argomentando sulle riforme necessarie, sulla valutazione dei mercati e dei vincoli europei, sulla concorrenza globale e sulla responsabilità operaia, sta imponendo ai cittadini il gioco di un potere non eletto ed ormai fuori controllo. Quello stesso potere che, speculando sulla lira per convincerci ad entrare nell’euro, ha preteso, fin dal 1992, la privatizzazione e la svendita di molte aziende strategiche italiane. In assenza di sovranità monetaria, con un debito pubblico potenzialmente inestinguibile, hanno buon gioco le agenzie internazionali di rating. Subire questo meccanismo, secondo il Financial Times, significa “cadere vittima di una spirale di bocciature che portano ad ancora meno fiducia dei mercati, che porta ad ulteriori bocciature, che portano a tassi sui titoli di Stato ancora più alti e così via fino al default”. Un tempo anche solo la proclamazione di uno sciopero generale spingeva i capi di governo a rassegnare le dimissioni. Attualmente nessun premier europeo, e Berlusconi ha qualche ragione in più degli altri per non farlo, ritiene opportuno dimettersi neanche dopo una lunga serie di contestazioni pubbliche. Chi governa (ed è un eufemismo) lo fa per se e per i suoi mandanti, obbedisce al primato dei numeri forniti dai banchieri e dai finanzieri, è del tutto impermeabile alle richieste dei Popoli. Filippo Turati era un pensatore estremamente pacifista eppure, nei suoi ultimi anni di vita, ripensando alla presa di potere del fascismo, ebbe a scrivere: "La forza si vince con la forza. Quando la forza è tutta materiale, la resistenza dovrà pur essere della stessa natura. La non resistenza al male, se può avere un valore quando è suscettibile di provocare una reazione morale, diviene al contrario una vera complicità quando le circostanze e il carattere degli avversari rendono impossibile ogni reazione morale. Mossi da una concezione superiore della vita, noi abbiamo forse troppo disarmato le masse". Le mobilitazioni e le lotte degli ultimi mesi hanno coinvolto persone con vissuti diversi, dai terremotati ai disoccupati, dagli studenti agli immigrati, dagli insegnanti agli operai. Da Nord a Sud, da Est a Ovest, tutti indistintamente parlano lo stesso linguaggio. Sono stufi di vivere nell’era e nei luoghi dell’incertezza. Non ci sembra utile vandalizzare i compattatori dell’immondizia come sta accadendo a Chiaiano, ma dobbiamo prendere atto che l’Italia, suo malgrado, si è trasformata in un vulcano che fuma e brontola. Potrebbe essere pericoloso continuare a metterci sopra sempre qualche nuovo tappo.

Antonio Bertinelli 28/12/2010
Bollettino dal fronte: nessuna resistenza
post pubblicato in diario, il 11 aprile 2010


Ci sono luoghi dove le calamità naturali si verificano con cadenza quasi regolare, dove l’emergenza è sinonimo di quotidianità, dove le popolazioni convivono con le sciagure ambientali e le devastazioni che da esse conseguono. Il nostro Paese, che è al riparo da particolari avversità della natura, subisce invece sconvolgimenti di altro genere ed una congrua parte di Italiani sembra accettarli come se fossero inevitabili al pari di un’alluvione, di un’eruzione vulcanica, di un uragano o di un maremoto. Anche se un buon 45% di cittadini non ha ultimamente ritenuto conveniente votare questo o quel partito, resta il fatto che programmi Tv come l’isola dei famosi si attestano intorno al 20% di share ed il piccolo schermo gioca un ruolo preminente nel divulgare quanto risulta proficuo per chi governa. Qualcuno si conforta nel ravvisare che, malgrado la potenza di fuoco mediatica a disposizione del primo ministro, allo stesso accordano credito solo il 15% dei cittadini. Si dimentica però l’insussistenza oppositiva del Pd, già al nastro di partenza per correre al tavolo delle “riforme” in pectore domini. Non si tiene conto che il massimo garante istituzionale non garantisce affatto, anzi, al pari dell’indomito skipper con i baffi, è diventato un solerte apripista di un inciucio esiziale soprattutto per la Costituzione e che, malgrado lo scalpitio di maniera finiano, la golden share di tutti i seggi e di tutte le poltrone targate Pdl sta nella cassaforte del premier. Il resto del panorama politico va dalle forze ancora in cerca di ingaggio in quel di Arcore a quelle parlamentarmente “ininfluenti”. L’informazione “distonica”, se non diventa addirittura Gatekeeping come quando consente al Ministro del Tesoro di autocelebrarsi persino davanti ai cassintegrati della Vynils, per quanti sforzi faccia, non ha il potere di tramutare l’attuale Parlamento di nominati in un altro idoneo a rappresentare gli interessi della collettività. E’ velleitario pensare che, pur ignorando la parte “inquinata” della Magistratura, quella rimasta deontologicamente inattaccabile possa “salvare” l’Italia con gli strumenti normativi e logistici di cui può attualmente disporre. E poi non è sintomo di una situazione degenerata oltre ogni immaginazione attribuire o lasciare che gli stessi magistrati si assegnino una funzione palingenetica? Dunque, a meno che non si trovino rimedi insoliti, siamo prossimi alla soluzione finale ideata tra banche e materazzi, condivisa da numerosi arrivisti della politica ed accelerata dall’avvento di Forza Italia. L’entità del debito pubblico (con alto rischio di bancarotta), le liberalizzazioni fasulle, le privatizzazioni di comodo, l’attacco selvaggio al mondo del lavoro e la deindustrializazione strategica sono segnali inquietanti. Mentre pochi continuano ad arricchirsi in maniera parassitaria sulle spalle della comunità agitando lo spauracchio del Comunismo e raccontando panzane, diventa sempre più concreta la possibilità di arrivare alla cannibalizzazione reciproca. L’Holodomor, ovvero la carestia pianificata dell’Ucraina messa in atto dal 1932 al 1933, fu la conseguenza delle ossessioni staliniste. E’ innegabile che il feroce dittatore dell’Urss portò al collasso sociale e allo sterminio di intere popolazioni, ma perché la politica, e non ultima quella economica, che si sta radicando nel nostro Paese coltiva forse la coesione nazionale ed è foriera di benessere diffuso? Al termine della sua vita Stalin, precipitato nel vortice della paranoia, si sentiva assediato da tutti, tanto che fece uccidere i suoi stessi medici e si rinchiuse nella dacia personale, dove lasciava entrare solo una governante. Le macerie prodotte dalla sua tirannia hanno segnato in maniera indelebile uomini e luoghi. Sensibilmente indebolita dall’allargamento ad Est dell’Europa, toccata dagli effetti del mercato globale, asservita alla stegocrazia di stampo anglofono, l’Italia, dove si opera attraverso cordate, dove vigono le regole del demerito, dove ci si colloca in ragione dell’appartenenza familiare o amicale, dove la collusione politica ha visto crescere lo strapotere delle mafie, non aveva bisogno di assistere pure al dilagare del berlusconismo. Non sarà l’indignazione di qualche editorialista o l’impegno personale di pochi altri soggetti che si stagliano nel panorama politico odierno a farci uscire dalla palude di cui siamo prigionieri, né si può attendere fideisticamente che gli interventi della Corte Costituzionale possano salvaguardare indefinitamente i principi giuridici fondanti individuati dalla Commissione dei 75. Mai nessun Popolo ha potuto guadagnare e poi mantenere la propria libertà senza battaglie. Anche a causa delle forche caudine partitiche sotto le quali deve passare chiunque osi proporsi come amministratore pubblico, dello stesso sistema elettorale vigente nato dal connubio dei due poli fittiziamente contrapposti, la lotta da intraprendere per affrancarsi è forse tutta da inventare. Di certo il mero sdegno non è sufficiente a contrastare un governo liberticida impegnato ad abbattere gli ultimi “fortilizi” capaci di garantire un sistema istituzionale basato su checks and balances e a voler “costituzionalizzare” gli attributi degni di un’anomala ascesa imprenditoriale e politica.

 

Antonio Bertinelli 11/4/2010  


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permalink | inviato da culex il 11/4/2010 alle 18:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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