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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
La banca della rabbia
post pubblicato in diario, il 19 febbraio 2011


L’impiego dei servizi d’intelligence, Il dossieraggio, la possibilità di arruolare chiunque facendo leva sulle zone grigie o fragili delle sua esistenza, il controllo dei media mainstream e gli incommensurabili mezzi finanziari, specialmente se convergono nelle disponibilità di un solo soggetto, sono un agglomerato difficile da combattere in qualunque frangente. Lo sono ancor di più quando messi al servizio del vecchio piano piduista mai adeguatamente contrastato nel corso degli anni. Gianfranco Fini ha avuto modo di sperimentarlo direttamente dopo la sua estromissione dal Pdl e, con la campagna acquisti ripresa di slancio, che sta indebolendo la sua stessa formazione politica, coglie l’occasione per ammetterlo pubblicamente. Chi è ricattabile o è rotto ad ogni compromesso non si pone lo scrupolo di cambiare padrone ad ogni stormire di fronde. Il problema si pone in tutta la sua gravità al Paese costretto a trangugiare il fiele del regime veicolato da un ceto politico corrotto e mai sazio, inetto e codardo. La Magistratura, volente o nolente, continua a rimanere prigioniera di un estenuante gioco tra guardie e ladri. Res sic stantibus, magari tra un paio d’anni, il primo ministro potrebbe anche finire dietro le sbarre. In punto di diritto l’ipotesi è più che sostenibile, ma è comunque improbabile che gli eventi seguano il corso giudiziale riservato ai più. Le vicende pregresse in tema di reati amnistiati, prescritti, depenalizzati non depongono a favore di una “nemesi” giudiziaria e l’alba della nazione sembra quanto mai lontana. Più di un sodalizio, in primis quello becero dei leghisti, agisce esclusivamente per ottenebrare le menti dei cittadini. Le opzioni previste dalle moderne democrazie non sono più idonee per ridare voce ai Popoli. Figuriamoci quanto lo possano essere quelle accordate dai governi autocratici. Nell’ultimo ventennio la maggioranza degli Italiani è stata raggirata e sfruttata, è stata trascinata nell’infamia e nella miseria senza poter mai intravedere una speranza. Già colonia Usa, taglieggiata senza misura dalle tante mafie, spinta nel vortice neoliberista della globalizazione, subordinata a Bruxelles e alla Bce, occupata in ultimo da Silvio Berlusconi e dai suoi amici, se l’Italia vuole tornare ad essere sufficientemente libera deve sottoporsi ad un vero e proprio shock terapeutico. Anche il panorama economico-politico internazionale rende certamente più facile la scelta del singolo e quella di gruppi che intendono uscire dal gregge indistinto soggiogato dai governi e da altre mille schiavitù radicalizzando il distacco dal sistema. La scelta rivoluzionaria non è indolore, richiede valutazioni di ampio respiro, non può ignorare che le reti di potere preesistono e sopravvivono all’uomo che lo esercita pro tempore, sia sibi et suis che su commissione. Le rituali parole “il re è morto, viva il re”, con le quali l'araldo della monarchia annunciava il decesso del sovrano e l'avvento al trono del successore, sono desuete nella forma ma sempre attuali nella sostanza. La recente destituzione di Hosni Mubarak su pressione della piazza, almeno nei suoi immediati sviluppi, non appare foriera di grandi cambiamenti, non sembra atta a garantire l’accoglimento delle legittime aspirazioni degli Egiziani. Chi subentrerà come presidente prometterà qualche posto di lavoro in più, abbasserà il prezzo di alcuni generi alimentari, offrirà qualche nuova posizione amministrativa a dei docili cooptati e sacrificherà un pò di capri espiatori della vecchia guardia. Mutatis mutandis, per l'economia globalizzata, tutti gli abitanti del Maghreb, dove la politica dominante è quella dell'infitah, ovvero della porta aperta agli investitori stranieri, continueranno ad essere solo vittime di dumping sociale. E’ questa la raison d'ètre delle democrazie elargite sotto la guida di oligarchie e think tanks sovranazionali. In Italia il disagio popolare è crescente, ma manca la “banca della rabbia”, ovvero un grande partito d’opposizione capace di attivarsi e di mobilitare le folle per abbattere quanto meno il tiranno. La storia insegna che dopo le rivoluzioni arrivano spesso le restaurazioni, ma è pur vero che la specificità italiana non consentirà mai un ricambio della classe dirigente per via parlamentare, attraverso i meccanismi elettorali o per mezzo di pacifiche manifestazioni di piazza. Per resuscitare la Costituzione ci vorrebbe ben altro. I lamenti di Gianfranco Fini, che vede Fli sbriciolarsi ed i pigolii di Pier Luigi Bersani, che invoca pedissequamente le dimissioni del premier ci partecipano, senza se e senza ma, che la commedia sta virando velocemente in tragedia. Un carro Leopard che avanza cannoneggiando, sostenuto da una compagnia di vandali allineati e coperti dietro la sua scia, non può essere fermato con riti giudiziari propiziatori, né con i mantra degli “avversari”. Non esiste altra tattica che quella di colpire per rendere definitivamente inutilizzabili i suoi cingoli. Il Parlamento è stato piegato ai voleri del boss, i menestrelli delle opposizioni “autorizzate” e compatibili con il berlusconismo non riescono a fermare neanche i lanzichenecchi in camicia verde che stanno erodendo i pilastri della Repubblica. Anzi offrono loro collaborazione, finanche provvidenziale per il duo ministeriale Bossi-Calderoli, ostile persino alla celebrazione solenne del centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Il Paese è alla mercè di un governo che non governa e degli uragani della globalizzazione. Le proiezioni oniriche del ministro dell’economia nascondono, tra l’altro, che il mercato del lavoro è disastrato come in pochissimi altri paesi europei. La Magistratura deve conservare quanto più la sua indipendenza, ha l’obbligo di perseguire i reati, ma è sconsiderato e vile attribuirle una funzione palingenetica da cui è bene che la stessa rifugga. Nel Preludio al Machiavelli, Benito Mussolini scrisse: “Il popolo non fu mai definito. È una entità meramente astratta, come entità politica. Non si sa dove cominci esattamente, né dove finisca. L'aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo tutto al più delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna. I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale". L’inamovibilità del nuovo duce, una sorta di metempsicosi diabolica sta lì a dimostrarlo. Spetta agli Italiani smentirlo prima che sia troppo tardi.

Antonio Bertinelli 19/2/2011
Il sol dell'avvenire
post pubblicato in diario, il 8 maggio 2010


La fitta ragnatela economica-finanziaria che sta avvolgendo la Grecia e che minaccia di strangolare altre nazioni, Italia inclusa, dipende dal radicamento del modello di sviluppo americano. Dopo essere entrati nel cono d’ombra del capitalismo globale, senza che le politiche dei vari paesi abbiano mai sostenuto una qualche forma di multipolarismo, oggi paghiamo pegno al dominio planetario delle banche e arretriamo davanti alla speculazione dei grandi finanzieri. I governi di sinistra, a cominciare dai primi anni novanta del XX secolo, hanno alienato gli “scudi” economici nazionali. Quelli di destra, mentre lasciano che le combriccole degli amici gozzoviglino con il denaro pubblico, continuano ad applicare la politica del rigore, la quale grava esclusivamente sulle fasce più deboli della popolazione. Giovanni Falcone era riuscito ad inquadrare le eterogenee lobbies che avevano messo gli occhi sui settori strategici dell’economia statale e che stavano collaborando per appropriarsene. Il coraggioso magistrato non ebbe modo di conoscere l’epilogo della storia, così come non ebbe modo di assistervi Paolo Borsellino, ma gli errori di quelle “vendite”, curate principalmente da Romano Prodi, le scontiamo ancora oggi. Mutatis mutandis, l’avvento del berlusconismo ha visto proseguire l’assalto ai forzieri e ai patrimoni comuni. Camuffate nelle forme più diverse e nei più svariati modi, sono aumentate le rendite parassitarie e i sussidi che le famiglie dominanti si autoelargiscono a spese di tutti. Gli imprenditori che non sbaraccano per aprire stabilimenti nell’Europa dell’Est o addirittura in Cina, possono contare su manovalanza asiatica, africana e sudamericana disposta a lavorare 12 ore al giorno per un tozzo di pane. Quella in esubero finisce poi a marcire nei centri di identificazione e di espulsione. Esistono sovvenzioni di Stato e si fanno affari persino sull’immigrazione dei nuovi schiavi. Dopo aver rinunciato ad ogni forma di dignità la stagione dei saldi non conosce fine, si vende e si compra di tutto, inclusi i voti e gli scranni parlamentari. Per dirla alla maniera di Arthur Rimbaud sono “À vendre les corps sans prix, hors de toute race, de tout monde, de toute sexe, de toute descendance et le bruit, le mouvement, et l’avenir qu’ils font!”. Che sia per il volere di circuiti oscuri, interessati a far trapelare determinati scandali, o per l’abilità professionale di qualche giornalista “libero”, le nefandezze del potere affiorano con cadenza regolare. Ovviamente non finiscono in Tv, ma le gole profonde che ci partecipano le attività truffaldine di questo o di quel politico, di questo o di quell’imprenditore, di questo o di quel banchiere non mancano mai. Ora da un episodio, ora da un altro, emerge come il Popolo, che a detta dei governanti è rappresentato, difeso e condotto al sol dell’avvenire, sia invece triplicemente circuito. Già imbrogliato dalle oligarchie che condizionano lo scacchiere economico internazionale, viene ulteriormente spogliato dallo Stato che va in soccorso della finanza in affanno per crisi sistemica e, in ultimo, subisce le angherie dello Shogun che gestisce la quotidianità per conto dell’imperatore. La tanto celebrata democrazia è progressivamente scivolata verso il rigido dominio dei cittadini attuato per mezzo della propaganda, degli illeciti, della violenza e delle norme ad hoc. E’ avvilente constatare la cultura dilagante del favor rei e del favor debitoris. Se l’Europa non ride, se la Grecia annaspa, se l’euro traballa, l’Italia, oltre che con il suo debito pubblico, deve anche misurarsi con le pistole puntate alle tempie di chi informa, di chi dissente e di chi è comunque fuori linea. I manovratori non devono essere importunati con critiche, appelli, istanze e neppure con la satira. La casta degli “eletti” si arroga il diritto di stabilire insindacabilmente quali sono i suoi alleati e quali sono i suoi nemici, mira ad ottenere una privacy blindata per imperare sulla politica, sull’economia e soprattutto sulle leggi. Secondo quanto affermava Adolf Hitler, la storia mostra come tutti i conquistatori che hanno consentito agli uomini da loro assoggettati di portare armi hanno in tal modo approntato la propria caduta. Dunque è bene che il Popolo non disponga di strumenti idonei per affrancarsi dal giogo e  bisogna fare in modo che solo la gleba si trovi in contrapposizione sulle piazze. Da una parte i “servi” ribelli e dall’altra i “servi” fedeli. Da una parte chi difende magari il proprio posto di lavoro e dall’altra le forze dell’ordine. Morti e feriti, vittime di un qualunque malgoverno, non hanno mai causato lutti alla razza padrona  E’ la logica della guerra riportata su scala ridotta, quella degli assalti alla baionetta e delle decimazioni dei reparti in rotta davanti al nemico, come nella Grande Guerra, o quella dei bombardamenti sulle popolazioni civili, che ha caratterizzato e preceduto l’avanzata delle truppe americane durante il secondo conflitto mondiale. Se gli Stati non fossero corrosi dal tarlo della cupidigia non ci sarebbero frotte di precari e di disoccupati, i piani di assistenza sociale non precipiterebbero in caduta libera, non esisterebbero cervellotici programmi di sicurezza nazionale (?), non si assisterebbe ad un’anomala espansione dei Servizi Segreti, i cortei di protesta non vedrebbero giovani ammazzati dalla Polizia e poliziotti presi a sassate dalla folla. Se lo spirito della Democrazia fosse applicato effettivamente si guarderebbe alla critica delle opposizioni come stimolo per migliorare l’azione dei Governi. Solo per citare qualche caso, ci consta invece che il talk show di Serena Dandini è stato "attenzionato", che Michele Santoro ha subito una denuncia con annessa domanda di risarcimento per aver realizzato una trasmissione sulla Sanità, che Michel Abbatangelo è stato citato in giudizio a motivo della satira fatta sul suo blog e che il Ministro per le Attività Culturali non andrà al Festival di Cannes perché, a suo dire, “Draquila”, il documentario che presenterà Sabina Guzzanti, disonora l’Italia. Forse non si può più gridare al mondo che siamo un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di navigatori e di trasmigratori, ma il lustro perduto dal Paese non è certo imputabile alle crude narrazioni di qualche libro o di qualche film. Purtroppo gli esiti connessi “all’ora solenne che sta per scoccare nella storia della Patria” non dipendono dall’agiografia di corte.

 

Antonio Bertinelli 8/5/2010     

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