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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Governo high tech
post pubblicato in diario, il 2 maggio 2012


Il processo a carico degli aderenti alla loggia massonica P2, conclusosi nel 1996, sentenziò che la destabilizzazione istituzionale operata dalla stessa non costituiva reato di cospirazione politica. I giudizi espressi da personalità come Sandro Pertini, uno dei primi a definire la P2 "un’associazione a delinquere", sono stati consegnati alla storia. Per quanto attiene le figure di attentato alle istituzioni democratiche il legislatore ha successivamente modificato il codice penale con la legge 85/2006. Con essa ha notevolmente ridotto le pene previste ed ha introdotto la pregiudiziale di “connotazione violenta”, così da rendere gli articoli interessati inidonei a svolgere  una qualunque azione deterrente a tutela di beni di rango particolarmente elevato quali l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato, la Costituzione e gli organi Costituzionali. Riteniamo che la maggioranza degli Italiani abbia da sempre la consapevolezza di vivere in un Paese satellite degli Usa. Quello che probabilmente ha dato origine ad una serie di esposti-denunce contro Giorgio Napolitano & Co deve essere stata la sfacciataggine con la quale l’Italia è stata, e definitivamente, consegnata nelle mani della finanza internazionale. L’era Monti è il coronamento di un programma iniziato con il divorzio tra la Banca Centrale ed il Ministero del Tesoro, svolto gradualmente dai governi “tecnici” succedutisi negli anni, perfezionatosi con la svendita di aziende pubbliche strategiche, l’ingresso nella moneta unica, lo sfilacciamento del tessuto produttivo nazionale, la pornografia civica, l'apparato fiscale jugulatorio per chi non fa parte del reef o è fuori dell’industria dell’offshore e l’accettazione supina del verbo globalista. Qualunque iniziativa individuale o collettiva per salvare il Paese dalla delirante perversione tecnocratica, difenderlo dai falsi seriali divulgati dai suoi ministri, fargli restituire il maltolto, aprirlo a migliori destini, merita rispetto. E’ parimenti utile non perdere di vista l’insieme. Per mille e una ragione i magistrati, anche quei pochi rimasti col petto in fuori, non possono offrire un approdo. A maggior ragione non possono offrire soluzioni quelli compiacenti, remissivi ed intrinsecamente abdicanti. I personaggi denunciati sono parte costitutiva di un sistema reso pressoché inattaccabile dall’esterno. Per gli eventuali illeciti commessi al di fuori delle sue funzioni il Presidente della Repubblica non è coperto da particolari garanzie, anche se, essendo al vertice del Csm, ci sembra “incongruente” che possa venire sottoposto al giudizio della Magistratura ordinaria. In tutti gli altri casi è ritenuto “irresponsabile” o passibile d’impeachment da parte del Parlamento per essere eventualmente processato dalla Corte Costituzionale. Per ministri e parlamentari, in concorso o meno di reato, ci vuole l’autorizzazione a procedere delle Camere. In sintesi, anche se il tradimento del Paese, se la totale cessione della sovranità, con costi immensi riversati esclusivamente sulle masse popolari, sono ormai evidenti, è altrettanto evidente come siano spuntati gli strumenti giuridici per perseguire i responsabili. L’Italia martoriata, come altri paesi europei costretti a politiche demolitive, autolesioniste e recessive, per di più senza reddito minimo di cittadinanza come la Grecia, si trova in una situazione kafkiana. Bruciata del tutto se resta nell’Ue, danneggiata gravemente se riesce a venirne fuori. La crescita è un concetto tutto da rimodulare, ma quella di cui parla ed auspica il governo Monti si riferisce ai profitti dei banchieri, dei grandi imprenditori e delle multinazionali. L’unica crescita che vedranno tutti gli altri sarà quella dello sfruttamento salariale, dei suicidi, delle sofferenze dei pensionati, della disoccupazione, della povertà e della miseria. L‘incubo high tech in cui siamo sprofondati ci prospetta questo panorama: la distruzione dello stato sociale e dei diritti del lavoro, la certezza che il sistema finanziario farà di tutto per sabotare qualsiasi mutamento politico sostanziale. Checché ne pensino i Francesi del verme parassitario che distrugge l'economia reale, anche François Hollande sarà indotto a compitare secondo i desideri di Nicolas Doisy, capo economista di Chevreux, società d’affari del Crédit Agricole. Probabilmente alle elezioni amministrative del 6 e 7 maggio il Movimento 5 Stelle, che si occupa prevalentemente di acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo sostenibile, conseguirà un grande successo. Nulla da eccepire su dei giovani fortemente motivati nel voler ripulire la politica. Resta la domanda se, nel corso avanzato del "più grande crimine”, non sia troppo poco e troppo tardi.

Antonio Bertinelli 30/4/2012

http://unshaded.wordpress.com/2012/04/30/governo-high-tech/
Non se ne sono mai andati
post pubblicato in diario, il 22 giugno 2011


Di tanto in tanto viene fuori un’indagine sulle trame di vecchi e nuovi faccendieri, poi tutto torna ad immergersi nella palude inquinata delle interconnessioni tra politica, affari e istituzioni. In questi ultimi giorni si parla di Luigi Bisignani e delle sue molteplici liaisons, ieri si parlava di Flavio Carboni, l'altro ieri si parlava di Licio Gelli. La polisemia lessicale dei giornalisti, anche blasonati, che sia dovuta a pigrizia o a manipolazione, induce a ritenere che certe storie si ripresentino solo in maniera episodica e tra di loro disconnesse. Parlare di P3, di P4, di trame illecite, di questo o di quel personaggio finisce per nascondere il filo rosso della continuità che attraverso cupole più o meno informali fa da sempre pressione su organi istituzionali e quanto altro serve per assoggettarli ad interessi personali o di bottega, scopi ed affari delittuosi. Tina Anselmi finì nel dimenticatoio con benedizioni politiche trasversali, il club della P2 non fu mai messo fuori gioco. Fatte le debite eccezioni, ci sono molti piduisti ancora in auge e soprattutto esiste un modus operandi che non è stato mai scalfito. Lo Stato continua ad essere considerato al servizio di poteri eversivi e comunque come un’entità da rendere funzionale all’upper class che si ritiene intoccabile. Il vecchio e mai dimenticato maestro venerabile fu a suo tempo lapidario: “Berlusconi mi deve i diritti d’autore. Quello che sta realizzando è il mio piano di rinascita democratica”. I fatti odierni non indicano che a volte ritornano, ma che determinate figure e abitudini disinvolte non sono mai trapassate. Anche a distanza di molto tempo dalle vicende connesse alla P2 è ancora lecito chiedersi come mai quasi tutti i notabili dello Stato erano iscritti a quella loggia segreta. Le altre cricche che ricorsivamente finiscono sotto indagine appaiono più banali e meno strutturate di quanto apparisse la confraternita coordinata da Gelli, ma i metodi non si discostano da quelli consolidati nel corso degli anni se non per la sfacciataggine dei protagonisti. Il ruolo ombra di Bisignani nella Rai, il suo essere “uomo di relazione” per eccellenza, non deve distogliere l’attenzione dall’ampia rete di complicità costituita dai servizi d’intelligence, corrotti e corruttori, traffichini e trafficoni, parlamentari e ministri, finanzieri e banchieri, pennivendoli e tanti altri maggiordomi impegnati a spiare, condizionare, ottenere appalti, pilotare, nascondere, inquinare, infangare, ricattare, decretare, ordinare, spostare capitali, chiudere aziende, cooptare, disinformare e così via declinando. Più che fingere stupore per ogni velo che si alza lasciando intravedere qualche lembo di pelle bisognerebbe denudare l’intero corpo dello Stato per vedere il numero complessivo delle pustole che lo affliggono. Non c’è necessità di scomodare il ginepraio delle indagini che avvia periodicamente la Magistratura specialmente quando, come è già precedentemente avvenuto con la P2, è difficile provare in un’aula di giustizia l’interferenza di un sodalizio “sulle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici, anche economici”. Per vedere la degenerazione è sufficiente soffermarsi sui rapporti che intercorrono tra Stato e cittadini, non molto dissimile da quelli che si instaurano tra una prepotente gang di quartiere ed i suoi abitanti. Lo Stato non paga e si nasconde dietro i muri di gomma alzati dalla burocrazia, dal ventre molle dell’apparato giurisdizionale, dalla resistenza processuale e da leggi dedicate alle bisogna. Non vi è più certezza negli stipendi, nelle pensioni, nei rimborsi e nei pagamenti che dovrebbero essere erogati. Manca un censimento per gli emolumenti percepiti tardivamente o definitivamente perduti, per le pensioni erroneamente calcolate, non accordate, sospese per un codice sbagliato o revocate per un cavillo formale. Guai ad essere creditore di una Asl, di un Comune, di una Regione, di un Ministero, dell’Inps o dell’Inpdap. Nei giorni di udienza i tribunali competenti sono regolarmente affollati, ma non è possibile conoscere il numero dei contenziosi aperti. L’unico dato certo proviene da Confindustria e riguarda tutte quelle aziende senza idonee entrature: il debito della P.A. nei loro confronti ammonta a settanta miliardi, un vero sasso al collo per piccole e medie imprese. Quando il cittadino, dopo defatiganti e costose peripezie giudiziali, trova il giudice “terzo” ed arriva magari anche a sentenza esecutiva favorevole rischia di impattare nell’armatura giuridica dell’impignorabilità, un vero e proprio sbarramento ai processi di esecuzione forzata. Anche quando perde la causa lo Stato spesso non paga, si dichiara “nullatenente”. La tutela costituzionale del credito non vale per il dipendente, il pensionato, il danneggiato e l’imprenditore che fallisce a causa di pagamenti non ricevuti. Pur tenendo nella debita considerazione che l’evasione fiscale ammonta a centoventi miliardi annui, tutti gravanti sulla collettività, non si può ignorare l’altra faccia dello Stato, l'accanimento ed i metodi vessatori di Equitalia: ipoteche, espropri, sequestri conservativi e ganasce fiscali. Le attività di recupero della società riguardano multe stradali non pagate ed entrate a ruolo, contributi Inps non versati, comuni cittadini, commercianti, artigiani e partite Iva in difficoltà. Chi non ottempera o lo fa in ritardo finisce in un gorgo di disperazione per colpa degli esborsi che crescono in maniera esponenziale. Errori e manchevolezze inimputabili al contestato non fermano la macchina esattrice. In tali circostanze vale il principio del solve et repete, cioè prima paghi e poi reclami. Con quale criterio si è stabilito che una persona probabilmente in difficoltà nel pagare una determinata somma, a fronte di minacce e sequestri, possa trovare i soldi per pagare il doppio, il triplo o dieci volte di più del dovuto? In questo Paese sembrano esistere procedure speciali. La grande impresa non ha difficoltà a farsi pagare le fatture dallo Stato, una pensione d'invalidità, unica fonte di reddito, può essere sospesa di punto in bianco. Le cartelle esattoriali di vip, biscazzieri, grandi aziende e politici godono di attenzioni più graduate tanto che dei circa nove miliardi riscossi solo un quinto proviene dai grandi evasori, la casa di una povera vecchia si può mandare all’asta, e senza comunicarglielo, per il mancato saldo di una rata della tassa sull’immondizia.

Antonio Bertinelli 22/6/2011

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Dios Balanos
post pubblicato in diario, il 16 giugno 2010


Circa tre anni fa Giulio Tremonti scriveva:”Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla mondializzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale”. Oggi, a proposito della vicenda relativa allo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, con annesso stravolgimento delle norme sul lavoro, Tremonti plaude all’accordo sindacale quale positivo cambiamento per il Paese. In questi ultimi anni il custode del “tesoro italiano”, già fautore di inusitate critiche contro lo strapotere delle banche, ha detto di tutto ed il suo esatto contrario. Se per certi versi sembra che anche le aziende, volenti o nolenti, debbano accettare la logica imposta dai mercati globali, non si può escludere che il modello di sviluppo abbracciato dall’Europa possa essere foriero di prossime guerre tra poveri. Quanti accetteranno di produrre in cambio di salari insufficienti per vivere e di continuare ad indebitarsi per consumare? E fino a quando? Siamo ormai abituati ai dondolii verbali di Tremonti, come lo siamo ai proclami di chi vuole mettere il bavaglio all’editoria, alla stampa, al web, vuole inoltre modificare la Costituzione e “riformare” la Giustizia. L’Italia è notoriamente terra di magliari e il “ravvedimento” finale di un qualche Antonio La Trippa può trovare collocazione solo in un film. Le dichiarazioni degli “eletti” vanno sempre prese con riserva, chi vuole limitare le intercettazioni della Magistratura è consapevole che altri continueranno a spiare, ad intercettare, ad introdursi nei computers altrui, al solo fine di soddisfare interessi specifici e senza alcuna garanzia per il cittadino indebitamente controllato. Dunque, più che alle dichiarazioni dei politici, bisogna attenersi ai fatti, sia a quelli attuali che a quelli trascorsi. La scuola è stata sventrata, i dipendenti statali sono stati criminalizzati, i trattamenti ed i limiti pensionistici sono stati riveduti, i rapporti di lavoro sono stati oltremodo precarizzati, i licenziamenti sono all’ordine del giorno, i giovani lavoratori sono stati trasformati in tante “partite iva”, la libera concorrenza è rimasta un sogno, il welfare è stato privato di idonei finanziamenti, i disabili sono stati abbandonati a loro stessi, l’assistenza sanitaria si è deteriorata, la Rai, un tempo lottizzata secondo le regole del manuale Cencelli, è diventata la voce più possente del regime. Le promesse sui benefici dell’Europa allargata ad Est e sulle proprietà miracolistiche del mercato globale si sono rivelate false, l’Italia vede per di più giungere a compimento i propositi di un potere mafio-massonico penetrato nei gangli dello Stato, omogeneo come non mai. L’autocrate allergico alla Costituzione sta superando le aspettative del maestro e sta riuscendo dove, per il noto epilogo di un’oscura guerra intestina, aveva fallito nel 1981 il club guidato da Licio Gelli. Per il fallimento di quel golpe, il quarto in ordine di tempo dopo quelli del 1964, del 1970 e del 1973/74, si possono fare solo delle congetture. Vale la pena di rinverdire quanto documentato in proposito. Dei duemila iscritti alla famosa fratellanza ne sono stati identificati meno della metà, tra gli affiliati risultavano un segretario di partito, parlamentari, ministri, generali dei Carabinieri, generali della Guardia di Finanza, generali dell'Esercito, generali dell'Aeronautica Militare, ammiragli, magistrati, grand commis, direttori e funzionari dei servizi segreti, prefetti, questori, ambasciatori, giornalisti ed imprenditori. La Commissione d’Inchiesta Parlamentare, presieduta da Tina Anselmi, scrisse che la Propaganda 2  fu impiegata per i peggiori crimini di questo Paese, che fu usata come camera di compensazione tra interessi diversi, come punto d’incontro per una mediazione politica, per influenzarla, per condizionarla tramite ricatti, soldi ed altre peggiori azioni. Non sono mai emersi elementi per individuare quella che l’Anselmi definì una "doppia piramide rovesciata". Alla direzione della prima c'era Gelli, ma lo stesso, secondo la Presidente della Commissione, era anche il punto d'inizio della seconda, ai cui vertici si trovavano dei burattinai internazionali. Comunque più che le metafore sono gli eventi e le morti che aiutano a comprendere. L’unico a subire una condanna definitiva, e solo per il crac del Banco Ambrosiano, fu il maestro venerabile della citata loggia massonica che, contrariamente alle conclusioni ufficiali, non era certamente avulsa dalle formazioni partitiche, ma anzi era perfettamente organica alla classe dirigente di ieri, così come potrebbe essere un tutt’uno con quella di oggi. Si allibisce frequentemente per le politiche adottate da Muammar Gheddafi o per quelle messe in atto da Vladimir Putin. Al primo si rimprovera di non aderire ad alcun trattato per la tutela internazionale dei migranti, al secondo si imputa la sbrigativa efficienza nel disfarsi dei giornalisti che lo infastidiscono. Non merita forse altrettanta attenzione la storia non scritta della P2?. Di indagini “pericolose” destinate a finire in un nulla di fatto ce ne saranno ancora, ma non bisogna sottovalutare che, nello spazio di un quinquennio, all’interno della trama in cui ha operato quella loggia massonica si sono verificate almeno venticinque morti “misteriose”. Non è particolarmente rilevante stabilire sotto quale etichetta associativa si mettono in atto dei rapporti affaristici illeciti o si compiono azioni eversive. La loggia di Gelli fu sciolta con la legge n. 17 del 25 gennaio 1982, il Grande Oriente d’Italia ne prese le distanze, eppure alcuni magistrati continuano ancora oggi ad imbattersi nell’intreccio di poteri oscuri che controllano lo Stato nella sua interezza. Mentre il gotha economico-finanziario, pur in presenza di un enorme debito pubblico, macina profitti e guadagni stellari, il ceto medio viene sempre più schiacciato verso il basso e le masse popolari sono condotte progressivamente alla schiavitù. I nominativi di molti iscritti alla P2 ritornano con martellante puntualità in tutte le inchieste sugli arcani d’Italia. Alcuni di loro hanno fatto carriera ed il piano di rinascita democratica stilato da Gelli fa da base programmatica all’attuale Governo. La crisi economica e le fragilità europee si fanno sentire in tutta la loro pesantezza, marciano inoltre di pari passo con la svolta liberticida dell’establishment politico. Abbiamo scampato altri disegni eversivi e c’è da augurarsi che anche questa volta fuoriesca dal consueto buio, in cui s’incontrano e si scontrano i rappresentanti di interessi colossali, la soluzione per sfuggire ai progetti dell’irriducibile caudillo.

 

Antonio Bertinelli 16/6/2010       


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