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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
La libertà e la legge
post pubblicato in diario, il 13 dicembre 2011


Nel “De l'esprit des lois”, Montesquieu scrisse: “La liberté est le droit de faire ce que les lois permettent” (la libertà è il diritto di fare ciò che le leggi consentono). Oggi l’apparato normativo si aggira e si piega in rapporto ad interessi particolari. Le cosiddette scatole cinesi sono strutture societarie che permettono di celare la proprietà delle imprese e di evadere il pagamento delle tasse. La materia è regolata dalla legge “Draghi” del 1998. Le società offshore, utili per proteggere capitali sfruttando le legislazioni favorevoli dei paradisi fiscali, hanno la possibilità di aprire una loro succursale in Italia sotto forma di Srl, con tutti gli obblighi che ne conseguono, ma rimangono soggette alla legislazione estera nei casi di fallimento. Esistono decine di leggi ad personam e ad aziendam. Come ha ribadito Mario Monti, la società Equitalia opera, e non pochi italiani hanno avuto modo di sperimentare come, all’interno di uno schema legislativo pensato e scritto ad hoc. Anche senza scomodare l’opera monumentale, frutto di quattordici anni di lavoro, del grande pensatore francese, non è poi così lontano il tempo in cui gli intellettuali indicavano una strada, un percorso, un fine alto della vita collettiva. Attualmente, nell’apoteosi dell’effimero e delle banalizzazioni, si avverte l’assenza di guide, la commistione dei poteri è diventata regola, la libertà dei cittadini è un ricordo del passato. C’è maggiore consapevolezza in certi discorsi ascoltati al bar e nel salone del barbiere di quanta ne fornisca la lettura di un pacco di quotidiani o di qualche bestseller. Nonostante il massiccio obnubilamento delle coscienze ci sono ancora tante persone che riescono a vedere oltre l’orizzonte, che setacciano le notizie, che rompono i silenzi, che non si lasciano fuorviare da cyber-mercenari e gatekeepers, che guardano al di là dei privilegi di questa o di quella “casta”, che non si lasciano irretire dai distrattori di professione. Berlusconi si è fatto da parte, ma il distacco, la disaffezione e il disincanto per la politica sembrano aumentare proprio per la sensazione d’impotenza che attanaglia un gran numero di cittadini. La democrazia non si recupera invocando il pagamento dell’Ici per gli edifici del Vaticano adibiti ad uso commerciale, non si recupera con le sempre verdi rivendicazioni femministe, non si recupera discettando sullo “zar” russo, non si recupera con tre ore di sciopero generale, non si recupera con un taglio, peraltro di là da venire, degli stipendi dei parlamentari. Il populismo mediatico, tentando di costruire una massa a misura di speaker, svilisce la passione civile così come accade quando la stessa massa parla, manifesta, dissente senza trovare ascolto e quindi constata la propria irrilevanza politica. L’Ue della Merkel, i diktat comunitari, le manovre finanziarie recessive, le sovranità nazionali limitate o revocate, le manipolazioni a mezzo stampa, le false benemerenze, lo smantellamento del welfare, l’annichilimento del lavoro, le rappresentanze istituzionali al servizio della finanza, Il fatto che siano rimasti nel mondo solo tre paesi senza una banca centrale controllata dai Rothschild, i banchieri calati nei governi sono realtà troppo grandi e complesse da affrontare. L’apatia o la modesta reattività di una popolazione non sono necessariamente figlie dell’ignoranza, ma possono essere meccanismi di difesa più o meno transitori. Se esistono moltitudini di utili idioti, è altrettanto vero che circa il 40% di italiani non partecipa alle tornate elettorali, annulla la scheda o la lascia bianca; nel referendum sull’acqua del giugno scorso è stato largamente superato il quorum e la schiacciante maggioranza dei votanti ha cercato di placcare le mire del legislatore. Non abbiamo strumenti scientifici per misurare il grado di consapevolezza generale, ma se prendiamo come punti di riferimento questi due dati emerge che la repulsione nei confronti della classe dirigente è più diffusa di quanto l’informazione embedded lasci intendere. Un deputato “talpa”, attraverso una telecamera nascosta, registrando le parole di un suo collega, ha permesso di cogliere lo stato in cui versa il Parlamento: “(…) Tanto questi sono tutti malviventi. A te non ti pensa nessuno. Te lo dico io, caro amico. Che questi, se ti possono inculare ti inculano senza vaselina nemmeno (…)”. I vizi del governo dimissionato hanno raggiunto l’apice, ma il tanto decantato salto di qualità si è concretizzato nel perfezionamento di un esecutivo al servizio delle oligarchie finanziarie, davanti al quale non ci sono ostacoli politicamente significanti. La libertà e le chances a disposizione del cittadini sono sempre più ridotte ope legis. Anche le possibilità di non rimanere totalmente succubi di uno Stato occupato dai privati, sottraendosi quanto più possibile al peso asfissiante del suo tacco con scelte antisistema e relativamente autarchiche, si vanno assottigliando con la velocità della luce. Basti pensare al prossimo obbligo, anche per chi non ha i mezzi necessari per sobbarcarsi gli oneri connessi, di aprire un conto corrente. In questo quadro di libertà compresse da poteri visibili ed invisibili, che criminalizzano o si fanno beffa del dissenso, che osteggiano in ogni modo l’esercizio di quei principi democratici con cui si riempiono la bocca quando rilasciano interviste, trova purtroppo linfa la rassegnazione di quella parte di popolo, pur cosciente di essere finito in trappola. Se non pilotati da qualche servizio d’intelligence e quindi anarchicamente “genuini”, gesti come l’invio di plichi esplosivi nelle sedi di enti particolarmente invisi ai popoli oppressi non possono avere la pretesa d’invertire l’ordine delle cose. Ammesso che la persistente arroganza del sistema possa giustificare una risposta violenta questa dovrebbe essere prolungata nel tempo e assistita da una strategia diligentemente mirata. Tralasciando volutamente ogni genere di valutazione in merito, va evidenziato che anche riuscendo ad eliminare fisicamente dieci o cento banchieri, colpendo dieci o cento complici di questo o di quel potere forte l’intero sistema rimarrebbe in piedi. Ci sembra più verosimile ritenere che il perfezionamento del Nwo in Italia, in Europa e fino alle lande più periferiche dell’Impero possa fallire grazie ad un’implosione della struttura piramidale che lo sostiene. L’auspicabile defezione di una parte rilevante dei suoi artefici sarebbe più efficace di qualunque altra azione, ma la Grecia insegna che non è comunque il caso di aspettare seduti a braccia conserte.

Antonio Bertinelli 13/12/2011 

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permalink | inviato da culex il 13/12/2011 alle 17:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
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