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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Repetita iuvant
post pubblicato in diario, il 6 aprile 2012


Grazie ad un buon accordo con la Cftc, il colosso bancario JPMorgan Chase, tra i principali responsabili del crack di Lehman Brothers, evento che ha segnato l’accelerazione della crisi economica mondiale, sembra disposto a chiudere il contenzioso aperto dall’organismo di controllo citato pagando venti milioni di dollari. C’è da scommettere che anche la Royal Bank of Canada, accusata di aver condotto una serie di transazioni illecite sui contratti futures per centinaia di milioni di dollari, al solo fine di ottenere vantaggi fiscali, non verrà adeguatamente sanzionata. Dall’inizio del 2011, grazie alla riforma Dodd-Frank, la Commodity Futures Trading Commission ha la facoltà d’imporre un tetto alla quantità di petrolio che gli operatori possono controllare sul mercato dei futures. Il Presidente della Cftc Gary Gensler, ex dirigente di Goldman Sachs, continua ad ignorare il mandato del Congresso. In tal modo banche e fondi speculativi, che controllano quasi l’80% del mercato dei futures energetici, possono continuare a fare enormi profitti attraverso la bolla sul prezzo del petrolio. Pur essendo la domanda di greggio lontana dalla realtà, gli aumenti dovuti alla speculazione hanno finito per riversarsi sulle pompe e su tutti i generi di largo consumo. Secondo la britannica Financial Services Authority la maggior parte delle banche inglesi non ha ancora messo in atto i controlli anti-corruzione sul’investment banking previsti dal Bribery Act, approvato lo scorso anno. Il governo di David Cameron sta vagliando alcune proposte di acquisto per Lloyds e Royal Bank of Scotland. L’operazione in perdita scaricherebbe sulle spalle dei contribuenti trenta miliardi di sterline. Malgrado esistano ancora tre paesi (Corea del Nord, Cuba, Iran) le cui banche centrali non sono controllate dai Rothschild, l’omonimo gruppo bancario ha annunciato la prossima nascita di un organismo unico globale per la gestione del patrimonio e degli asset onde migliorare la produttività e risparmiare sui costi. Una ricerca dell’Università del Michigan ha rilevato che il numero di famiglie americane in stato di “povertà estrema” ossia che vivono con meno di due dollari ciascuno al giorno, per almeno un mese all’anno, è passato da 636.000 del 1996 a 1.460.000 del 2011. Nello stesso periodo 2006-2011 il welfare è stato progressivamente ridotto tanto che, nonostante la diffusione della miseria, il numero degli statunitensi con aiuti mensili governativi è passato da 12.300.000 a 4.400.000. Il numero dei poveri ammonta a 47.000.000, il numero dei detenuti a 6.000.000. Sono in corso iniziative per smantellare i fondi pensione dei dipendenti pubblici. Trovare un posto di lavoro è quanto mai difficile. L’Apple impiega 43.000 persone negli Usa e 700.000 persone in Cina. L’85% dei ragazzi laureati torna a casa dai genitori. La Gran Bretagna, dopo aver venduto il patrimonio ideale laburista al banco del thatcherismo, è del tutto plasmata dai vangeli della City londinese. Dalla primavera del 2009 ad oggi la Bank of England ha stampato trecentoventicinque miliardi di sterline. Si dice che il piano di quantitative easing sia stato messo a punto per sostenere l’economia nazionale. Eppure il Regno Unito, travolto dall’avidità delle grandi banche, vede avanzare la malnutrizione e la fame. Ad ogni settimana che passa la Kids Company registra settanta nuovi bimbi che si rivolgono all’associazione per ottenere un pasto. Diciotto istituti di credito, tra i quali Bank of America, Barclays, Citigroup, Deutsche Bank, e Ubs, sono finiti sotto inchiesta perché avrebbero mantenuto artificialmente basso il tasso del Libor per non sembrare vulnerabili o per gonfiare gli utili. Dovrebbe essere il maggiore scandalo finanziario della storia, ma sta passando quasi sotto silenzio. Negli ultimi mesi la Bce ha erogato alle banche un prestito di oltre mille miliardi di euro ad un tasso dell’1%. Questa immensa massa di denaro non è confluita nell’economia reale, ma è servita per finanziare/strangolare i paesi con i maggiori debiti pubblici. Dato che gli Stati, attraverso le loro istituzioni, aiutano i banksters a destabilizzarli la situazione economica degli europei appare destinata a peggiorare. In Italia il turbocapitalismo è finito in pole position a datare dal 1993, grazie ad “esecutivi tecnici” che in un decennio di “regalie” a favore, tra gli altri, di Merril Lynch, Goldman Sachs e Morgan Stanley, hanno contribuito a ridurre il Pil del 36%. Oggi, con Mario Draghi presidente della Bce e Mario Monti presidente del consiglio, ha ingranato la marcia più alta. La realtà dimostra che le scelte neoliberiste hanno portato tragedie sociali ovunque, ma le politiche feroci non cambiano, continuando a bersagliare pensionati, pensionandi, disabili, piccoli imprenditori e, con essi, l’intero mondo del lavoro subordinato. Le oligarchie si formano con la prevaricazione e si rafforzano nell’invisibilità. Ad ogni sconfitta della democrazia corrisponde sempre una svolta regressiva per i popoli. La golden age of american capitalism è finita da un pezzo. In tutti i paesi dell’Impero si è creato un abisso tra i bisogni dei cittadini e le scelte poste in essere dai governanti. Le forze politiche, lungi dall’essere alternative tra loro, si equivalgono per affarismo e rappresentano gli interessi delle classi dominanti. Che la sfida sia tra democratici e repubblicani, tra laburisti e conservatori, tra Pdl e Pd, non sarà una qualche tornata elettorale a cambiare l’ordine delle cose.

Antonio Bertinelli 6/4/2012     

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permalink | inviato da culex il 6/4/2012 alle 23:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
La luna nel pozzo
post pubblicato in diario, il 6 ottobre 2011


Non saranno certo folle oceaniche d’indignati nelle piazze o le rimostranze d’industriali tardivamente “pentiti” a far cadere il governo in carica. In un contesto globale turbolento i poteri forti sovranazionali hanno tutto l’interesse a sostenere esecutivi che non riservino imprevisti e che non siano in grado di scegliere autonomamente politiche in contrasto con gli interessi dell’Impero. Una classe dirigente spregevole e un governo travolto dalle inchieste giudiziarie non possono che inchinarsi a qualsiasi diktat. Il potere contrattuale di Silvio Berlusconi, ammesso che da domani voglia esercitarlo nell’interesse generale del Paese, è nullo. Quando verrà staccata la spina al suo governo il “nuovo” non potrà discostarsi troppo dal vecchio. Le finte e docili opposizioni sono lì a confermarlo più o meno da un ventennio. Fatte le debite proporzioni basta guardare al fuoco di paglia di Barak Obama, per molti aspetti peggiore di Bush junior. I bavagli inseguiti da Berlusconi non sono poi così diversi da quelli desiderati da Nicolas Sarkozy, David Cameron, Gordon Brown e dallo stesso presidente statunitense che, nei primi diciassette mesi di carica, ha surclassato tutti i suoi predecessori nel perseguire penalmente gli informatori “illegali”. Esigenze di casta ed esigenze di cosca, tipiche della realtà italiana giustificano a maggior ragione il controllo di ogni rivolo d’informazione indipendente, ma anche il faro delle democrazie si accinge ad applicare nuove censure sul Web, in aggiunta a quelle che già effettua l’Homeland Security. Attualmente è ferma al Senato degli Usa la legge Protect IP, che consentirebbe al governo di chiudere senza appello domini Internet ritenuti imbarazzanti. In un’ottica diametralmente opposta a quella adottata da noti prenditori a modo loro comunisti e da figure di un passato che ritorna in perenne conflitto d’interessi, riteniamo prioritario un avvicendamento in tutta l’amministrazione dello Stato. Restano naturalmente mille riserve sul come e sul chi prenderà il posto di Berlusconi. Come si è visto in Grecia, ed in forma più violenta in Libia, la globalizzazione dell’economia e della cultura pone in un angolo persone, popoli e sovranità nazionali fino a seppellirle sotto migliaia di bombe. Il passaggio forzoso dal Welfare State al Profit State allinea i governi sul dispotismo e le società su canoni orwelliani. La stampa che si professa libera, narrando le infinite miserie del re, della sua corte e di questo Parlamento, dimostra un marcato angloamericanismo, sottolineando quello che ci distingue e dimenticando tutto quello che ci accomuna ad altri paesi occidentali. Le democrazie si sposano ormai con tratti quali la paura, il monadismo, la sensazione d’impotenza, la repressione, lo scadimento della scuola pubblica, l’indirizzamento dell’informazione, il controllo telematico, le schedature di massa, la colpevolizzazione del dissenso, lo spionaggio capillare e la digestione dell’indigeribile. Le bugie sono utili per garantire la sicurezza dello Stato. La guerra è utile per scopi umanitari. Il genocidio viene praticato con discrezione. La tortura diventa metodo per ottenere informazioni. La brutalità della polizia viene accreditata come reazione alle intemperanze dei contestatori/delinquenti. Le carcerazioni vengono eseguite con la nonchalance tipica delle tirannie additate dal Pentagono, dalla Cnn, dalla Bbc, dal New York Times, dal Guardian e da altri media mainstream. Gli “indignados” europei, se infiltrati da organizzazioni politicamente o sindacalmente gerarchizzate, e quelli di Wall Street, che, malgrado gli abusi dei “cops”, sono appoggiati da George Soros, rischiano di assecondare inconsapevolmente ricambi gattopardeschi delle marionette politiche al servizio dello strozzinaggio bancario internazionale e del capitale apolide. La crisi indotta dal modello di sviluppo economico è in parte ancora circoscritta alle bolle finanziarie, ai debiti pubblici e alle privatizzazioni/svendite dei beni statali, ma, continuando di questo passo, rischia di sfociare in milioni di licenziamenti simultanei in tutto il pianeta. Con i governi espressione del Fmi, della Fed, della Bce, del Wto e di altri organismi sovranazionali, non c’è contenimento democratico, non c’è contenimento politico, non c’è contenimento sociale e c’è il rischio che la disperazione possa portare a rivolte endemiche. Superare il berlusconismo è condizione necessaria ma non sufficiente per la “rinascita” dell’Italia. Dalla tipologia dei vari pretendenti al trono e visti i pulpiti dai quali partono lezioni di etica, è lecito supporre che la svolta post-berlusconiana sarà un’operazione d’immagine. Anche se indulgessimo all’ottimismo il panorama nazionale ed i vincoli del vassallaggio non ci consentono di sperare che la somma vettoriale delle decisioni politiche future darà come forza risultante un ridimensionamento delle élites finanziarie. Se è vero che la vita dei regimi dipende anche dall’apatia e dal relativismo dei cittadini, è altrettanto vero che le rivoluzioni non nascono tutti i giorni e che le insurrezioni hanno il fiato terribilmente corto. Ipotizzando che il nuovo possa essere analogo al vecchio, per combattere gli incubi di un continuum politico e quelli alimentati dalla globalizzazione potrebbe essere esplorata la strada dell’autarchia. Con la diffusa interdipendenza degli Stati e la conseguente subordinazione ad istituzioni globali, nate per perpetuare e lucrare su qualunque problema, è oggi impossibile sognare l’autosufficienza di una nazione. Per uscire dall’equazione mondialista basterebbe convertirsi ad un diverso stile di vita. La costituzione di piccole comunità autonome nel procacciarsi il cibo e magari in grado di raggiungere un surplus di produzione potrebbe essere un modo per sottrarsi, almeno temporaneamente, al destino programmato dai globalisti e dai loro mercenari.

Antonio Bertinelli 6/10/2011

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permalink | inviato da culex il 6/10/2011 alle 18:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
Bombe ed oclocrazia
post pubblicato in diario, il 6 settembre 2011


Dalla disgregazione dell'Urss ad oggi i poveri occidentali sono diventati più poveri, le classi medie sono scese di qualche gradino ed i ricchi sono diventati ancora più ricchi. La rimodulazione dell'Impero anglo-americano e le mascherate umanitarie di diversi paesi europei, Italia inclusa, hanno visto il susseguirsi di così tanti avvenimenti bellici da far rimpiangere l'epoca della guerra fredda. Il capitalismo apolide ha evidenziato come il suo girovagare non possa prescindere dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei popoli, ha evidenziato come, là dove non esistono le condizioni politiche per impadronirsi di territori, risorse, banche e mercati, siano da prescrivere missioni simili a “Odyssey Dawn”. Gli interventi ammantati di democrazia o giustificati dalla lotta al terrorismo hanno portato tutti i paesi finiti sotto il tiro di Usa, Ue ed Israele in condizioni infinitamente peggiori rispetto a quelle di cui godevano nel periodo antecedente alle operazioni militari. In Serbia, dopo l'insediamento del governo collaborazionista voluto dai filantropi al seguito della Nato, venne immediatamente costituita un’agenzia per le privatizzazioni al fine di alienare a prezzi di saldo le più appetibili imprese statali. La democrazia e le libertà promesse dall’Occidente, arrivate poi sulle ali dei bombardieri, seminarono morte e portarono decine di migliaia di disoccupati. Agli Iracheni è andata anche peggio in quanto tutte le strutture economiche preesistenti sono state soppresse per crearne altre ad hoc come preteso dai "liberatori" e si sono perdute le tracce di oltre diciotto miliardi di dollari appartenenti al fondo sovrano nazionale. Il Paese continua a vivere il dramma della guerra; tutto è razionato, manca l'acqua e la costante erogazione dell'energia elettrica, soffre il freddo, il caldo e la fame. Vede un mosaico di tribù incapaci di coesistere pacificamente. E’ immerso nell’odio, nelle razzie, nelle violenze gratuite e nelle vendette. In Iraq è stata alimentata la più sanguinosa guerra civile di questo secolo, il numero dei morti causati dall'invasione fortemente voluta da Washington e Londra non è stato mai ufficializzato. Del resto i vertici della spedizione, potendo contare sul rivendicato "destino speciale donato da Dio ai nord-americani", avevano dichiarato che non avrebbero fatto la conta degli uccisi e degli storpiati. Lo stesso aveva ripetuto Donald Rumsfeld: "Non faremo il conteggio dei morti altrui". Secondo un accurato studio svolto dalla Scuola medica Bloomberg della Johns Hopkins University, una delle più prestigiose degli Stati Uniti, la guerra del Golfo, nel periodo che va da marzo 2003 a luglio 2006, ha provocato la morte di 601.027 civili iracheni. Altri studi condotti per estrapolazione, come quello dell'istituto inglese Orb, asseriscono che il numero delle vittime civili supera il milione. Secondo Peace Reporter, dal 2003 fino ad oggi, sono morti oltre dodicimila civili in attacchi kamikaze. In Libia, dopo il passaggio di Jihadisti, Sas inglesi, Navy Seals americani, legionari francesi, tutti i tagliagole disponibili sul mercato e migliaia di bombardamenti dei "paesi amici", con un cumulo di rovine, sarà altrettanto difficile ottenere le stime dei caduti e valutare i danni nel deserto postbellico realizzato in nome della difesa dei diritti umani. Andrà tutto secondo copione. Stridono i nostri "bravi ragazzi", in giro per il mondo, in deroga al dettato costituzionale, negli ultimi mesi anche sui cieli della Libia, in deroga al trattato d'amicizia votato dal Parlamento italiano, che sparano e lanciano bombe credendosi alfieri o sentinelle della democrazia, imbevuti di retorica patriottica contro il terrorismo (quale?) e contro le dittature. Potenziale carne da macello raggirata con richiami a nobili capisaldi, spesso arruolata perché priva di serie alternative occupazionali, vittima di quel modello di sviluppo che schiaccia e sfrutta il genere umano senza più porsi alcun limite. Ovunque si riscontri un processo di deteriore americanizzazione domina l'idea nefasta che alle crisi congiunturali si debba rispondere con i conflitti, la soppressione di identità nazionali, la privatizzazione delle strutture economiche e dei servizi pubblici, il drastico ridimensionamento dei salari e dei diritti del lavoro, la compressione del welfare e l'ulteriore emarginazione dei più deboli. Le crisi vedono dimagrire lo Stato Sociale e vedono ingigantire lo Stato al servizio del Capitale. Mentre i cantori del sistema plaudono alle missioni umanitarie per affrancare i popoli dai tiranni sgraditi all'Impero, nel contempo, dichiarano che la globalizzazione non può essere ostacolata dalle lotte di piazza, dagli scioperi, dagli Stati e dai governi. Quando un politico deve assumersi una responsabilità nei confronti dei cittadini c'è sempre un quid disincarnato che lo sovrasta, che decide e sceglie per lui e che dunque lo assolve da ogni colpa. Quasi mai le giustificazioni addotte sono attendibili, tanto che non tutti i paesi europei sono entrati nel club degli "amici" della Libia. Per quanto riguarda la politica economica nazionale non è del tutto vero che il dominio del sistema finanziario Usa ed i diktat dell'Ue precludano ogni possibilità di manovra. Nessun ente sovranazionale ha imposto all’Italia una torsione autoritaria della società, leggi ad personam, ad castam, ad aziendam, norme inique e criminogene, scelte finanziarie gravanti esclusivamente sui ceti meno abbienti o ha rivestito d'odio compulsivo i colpi di mano contro la Scuola Pubblica, l’Università, i dipendenti statali, i pensionati, i salariati, i disabili e contro chi ha sempre pagato regolarmente le tasse. Certo è l'alta finanza che, con le sue folte schiere di burattini, opportunamente collocati in ombra o alla luce del sole, muove il mondo. Sono le famiglie dei Rothschild, dei Rockefeller, dei Morgan, dei Warburg, dei Lehman Brothers, dei Goldman e di pochissimi altri che hanno soffocato l’american dream, che spadroneggiano in una miriade di esecutivi fuori e dentro l’America. Ma ciò non giustifica il calarsi della politica in qualsiasi forma d’espressione criminale, né la sua aderenza attiva a cosche di ogni tipo. La Fed o la Bce non hanno mai chiesto alla classe dirigente italiana i processi artatamente lunghi e le prescrizioni brevi, l'impenetrabilità dell'illecito finanziario, la comoda legislazione off-shore, la "repressione zero" contro il white collar crime e la razzia pro domo sua dei beni comuni. Per gli orrori della campagna di Libia, per le immani sofferenze inferte ai suoi abitanti, codardi, furbi e bucanieri si possono nascondere dietro il giornalismo omertoso e capillarmente regolato, che deforma o sottace i fatti ed amplifica le istanze umanitarie da cui si vuole che abbiano preso le mosse i "liberatori". Manca invece una copertura mediatica tale da nascondere le fandonie perennemente raccontate dalla politica. Non è appellandosi alla presunta ineluttabilità globalista o al "Ce lo impone l'Ue" che i governanti, di ieri ed ancor di più quelli di oggi, possono declinare le proprie responsabilità nell’aver messo in ginocchio il Paese. Prima di suggerire implicitamente a Gheddafi di riscattare il suo passato lanciandosi, in groppa ad un cammello, a petto scoperto e con la scimitarra in pugno, contro i missili dei droni, sarebbe meglio guardare la montagna d’immondizia che abbiamo in casa.

Antonio Bertinelli 6/9/2011


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Lo zio Sam piange, ma l'Italia non ride
post pubblicato in diario, il 8 agosto 2011


Con l'avvento della Seconda Repubblica abbiamo assistito al declino industriale, al perfezionamento della predazione dei settori pubblici, all'incoraggiamento dell’evasione fiscale, alla promozione del casinò della finanza, alla precarizzazione del lavoro e al forte ridimensionamento del welfare. Il centro-sinistra, quello che illo tempore ottennne l'investitura e la benedizione di Washington, ha sposato le logiche del neoliberismo, non ha mai messo in discussione la visione monetarista di Bruxelles e la totale autonomia della Bce o guardato alle vere cause del debito pubblico fino ad oggi maturato. Malgrado l'Italia spenda molto meno di altri paesi europei per la scuola, l'università, la ricerca, la sanità, la famiglia ed i sussidi di disoccupazione la vulgata, politicamente bipartisan, vuole che il deficit dipenda dagli eccessi della spesa sociale, ma nessuno, a prescindere dal colore della maglia indossata in Parlamento, è andato mai oltre le chiacchiere propiziatorie per i sessanta miliardi bruciati dalla corruzione, per i centoventi miliardi di evasione fiscale, per i trecentocinquanta miliardi fatturati dall’economia illegale, per il fardello del parassitismo che grava su coloro che non fanno parte della “casta” o della rete di traffici che con essa si rapporta. Le finte opposizioni lasciano credere che un esecutivo autorevole, diverso da quello in carica, potrebbe aiutare l’Italia a non subire assalti speculativi, dimenticando che proprio i loro illustri mentori hanno spianato la strada alla finanza d'avventura, all’insindacabilità dei mercati, al modello di sviluppo del debito pubblico insostenibile. Dallo sdegno per il governo delle camarille non discende automaticamente la credibilità di chi si definisce diverso invocando riforme mai chiaramente esplicitate per uscire dalla spirale costituita dall'inevitabile recessione e dai maggiori tassi pagati sui titoli che servono sia a finanziare il debito che a pagare gli interessi su di esso maturati dai creditori. Nessun esecutivo ha mai messo sotto la lente gli utili di banche e grandi imprese o si è opposto al massacro sociale imposto dalle compatibilità economico-finanziarie dell’euro mentre il 10% del Pil si trasferiva dai lavoratori dipendenti ai titolari di rendite e di profitti. L’Italia è rimasta prigioniera dell’Ue, a sua volta subalterna del turbocapitalismo globale, perdendo in termini di occupazione e di diritti sociali. Senza indulgere nei confronti di cialtroni ed affaristi privi di scrupoli, specialmente per quelli saliti alla ribalta dopo Tangentopoli, bisognerebbe chiedersi come mai l’ex commissario europeo Mario Monti, già membro della Commissione Trilaterale, del Comitato Esecutivo Aspen e gradito ospite del Gruppo Bilderberg, si sbilanci nel dichiarare che il Governo Berlusconi è sotto tutela internazionale. Iniziando il conteggio dal Colle, sollecito pungolo di qualsiasi collaborazione a prescindere, il Paese non sembra annoverare molti politici ed economisti liberi da guinzagli, specialmente da quelli del centrismo finanziario di stampo anglo-americano. Anche se l’illusionista di Arcore ha fatto strame dell’Italia e della sua Costituzione, ci sia consentita qualche riserva su chi lo critica senza possedere i requisiti minimi dell’indipendenza di giudizio. E questo vale tanto per qualunque giornalista ci partecipi le miserie di corte quanto per un ex premier, attuale senior advisor della Deutsche Bank. Fino ad oggi la marcia della locomotiva economica tedesca è stata garantita dalle defaillances dei paesi più deboli dell’Unione verso i quali si indirizza il 50% delle sue esportazioni. Solo en passant, tanto per capire il vero spirito che anima l’Ue, va ricordato che la Deutsche Bank, tra le più importanti a livello mondiale, è stata la più sollecita nell’alimentare l’allarme sulla crisi greca tanto da pilotarne gli esiti, è stata la prima a liberarsi dei titoli italiani. L’assalto al nostro debito pubblico non ha molto a che vedere con l’inverecondia di chi governa e la pretesa moralizzazione di Bruxelles . Era nell’ordine delle cose che, in assenza di sovranità monetaria, dopo Grecia, Irlanda e Portogallo, prima o poi, sarebbero arrivate nuove cure anche per il Belpaese. Nel 1981, mentre Ronald Reagan prestava giuramento come presidente degli Stati Uniti, dichiarò: “Il governo non è la soluzione dei nostri problemi. Ne è la causa”. Con il passare del tempo abbiamo visto come è finito il sogno dei nord-americani, quello garantito agli inglesi da Margaret Thatcher e quello dei paesi in cui i fans degli assiomi neoliberisti hanno fatto carriera. S’intravedono ancora le macerie dovute dapprima al divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro avvenuto nel 1981, poi alle scelte degli “europeisti” che fin dal 1992 alienarono a prezzo di saldo gran parte del patrimonio nazionale per entrare nell’euro, in uno schema continentale culturalmente eterogeneo, economicamente squilibrato e comunque aprioristicamente ingessato. Sono gli stessi che, tanto per fare un esempio, fanno finta di non ricordare la sorte riservata alla Telecom, con i suoi elevati livelli ocupazionali, un servizio ineccepibile, che macinava utili ed aveva cento miliardi di lire nei suoi forzieri. Sono gli stessi che ancora oggi sono a proporre le analoghe ricette di allora. Nell'interesse degli Italiani s'intende. Forse serve ricordare che, dalla data d'introduzione dell'euro al 31 dicembre 2010, l'incremento dell'indebitamento medio delle famiglie è stato pari al 131%. Lo spettro dell'apocalisse finanziaria dipende solo marginalmente dalle molteplici devastazioni prodotte da Berlusconi e soci. L’emergenza debito mira a saccheggiare quello che resta dei patrimoni pubblici e sappiamo bene che l'unto non ha la stoffa dell'eroe. Così come ha mandato i bombardieri in Libia, così si adeguerà agli ultimi ordini della Bce. Bersani si lamenta della secretazione relativa alle condizioni poste dall'Eurotower al duo Berlusconi-Tremonti per l'acquisto dei titoli italiani, ma lui, che sicuramente è diverso, potrebbe affrancarsi dalle intimazioni dei mercati e delle banche? La parola austerità, che a volte può sembrare neutra, in realtà si palesa, e con qualunque governo fantoccio, nella schiavizzazione di un popolo costretto a pagare debiti inesigibili fino all'intervento dei soliti istituti liquidatori internazionali. Sulla futuribile crescita economica, sulla sua stessa natura, sui parametri idonei a valutarla, ci sarebbe molto da discutere, comunque, dato che ci troviamo nella condizione di dover pagare interessi insostenibili sul debito, è verosimile ipotizzare che in futuro il Fmi possa incoraggiare la creazione di un fondo pagato da Pantalone per finanziare i soggetti interessati alla spoliazione definitiva dei patrimoni comuni. Se oggi o domani il banchetto lo preparerà un emissario dei Rothschild o un dipendente di Goldman Sachs, se lo preparerà e vi parteciperà Berlusconi con i suoi amici o qualche suo degno erede, per i fuori "casta" non ci sarà differenza. Il male più evidente riguarda i rapporti che uno Stato privo di sovranità e di un esercito idoneo alle bisogna può intrattenere con forze della finanza mondiale, le cui capacità sopravanzano quelle produttive dello stesso Paese e che sono dunque in grado di condizionarne le scelte in qualunque frangente. In questa situazione l'impossibilità di poter contare su una classe dirigente degna si trasforma in un handicap insuperabile. Prenderne atto, di crisi in crisi, potrebbe rivelarsi funzionale a condurre i popoli, defraudati ed impauriti, nell'accettazione supina di un più avanzato assetto tecnico-politico globale. Quanta gente oggi si libererebbe, ad occhi chiusi, senza alcuna remora, senza chiedersi nulla sui requisiti del successore, non solo di un istrione brianzolo, ma anche di un Cameron, di un Papandreou e dello stesso Obama?

Antonio Bertinelli 8/8/2011 
Effetto Doppler
post pubblicato in diario, il 23 maggio 2011


Dominique Strauss-Kahn era un assiduo frequentatore delle riunioni di “Le Siècle”. Il think tank parigino, bazzicato da esponenti di spicco della sinistra e della destra, da direttori, editori e presentatori di successo, è solito ricevere mensilmente i giornalisti per dare loro le dritte necessarie a “massaggiare i messaggi”. Come testimone di nozze DSK ha avuto Elisabeth Badinter, ex spin doctor di alcune teorie femministe. Il direttore generale del Fmi sapeva come funziona l’informazione, sapeva che una vasta editoria “minore” ha affrontato il radicalismo ideologico del femminismo mettendone in risalto aberrazioni, luci ed ombre, sapeva che la Cia erogò fondi a Ms. Magazine per erodere il modello familiare tradizionale, sapeva che esiste una filiera “educativa” senza confini territoriali, sempre più potente, ramificata e coesa per promuovere una pianificazione sociale mondiale. Già nel 1993, presso l’Antioch College di Yellow Springs, in Ohio, baci e sesso tra studenti erano burocratizzati secondo precise disposizioni. La norma in tema recitava testualmente: “(…) il consenso verbale occorre per ciascun nuovo livello di contatto fisico o sessuale in ogni tipo di interazione, indipendentemente da chi è l'iniziatore del passo successivo. Chiedere: vuoi far l' amore con me, e ricevere un si iniziale non è sufficiente. La richiesta e il consenso debbono essere specifici per ogni atto (…)". Tra le “conquiste” del femminismo c’è lo scardinamento dei principi giudiziari per cui quando si parla di abuso sessuale cade la presunzione di non colpevolezza, s’inverte l’onere della prova e sono gli accusati che debbono dimostrare la loro innocenza. La denuncia di violenza, vera o falsa che sia, è un capo d’imputazione degradante capace di sterilizzare ogni replica, in grado d’inficiare ogni forma di difesa tanto che l'ambasciatrice Usa all’Onu, Susan Rice, ha provato ad accusare di sistematici stupri, senza fornire alcuna prova, le truppe lealiste di Gheddafi. Negli Usa, là dove manca il consenso esplicito e ripetuto in “corso d’opera”, c’è un’alta probabilità di ritrovarsi in manette. Nel 1975, in Sud Dakota, venne definito il reato di stupro maritale e nel 1993 questo crimine venne riconosciuto in tutti gli altri Stati. Un uomo brillante, un campione entusiasta del capitalismo globale, che come Ministro dell'Economia, delle Finanze e dell'Industria ha affidato le telecomunicazioni francesi, l'acciaio, l'aerospazio ed altre industrie strategiche ai capricci del turbocapitalismo internazionale, può essere così sprovveduto da violentare un’inserviente d’albergo mettendo a repentaglio la propria carriera e proprio là dove rischia fino a settanta anni di carcere? Paul Wolfowitz, presidente della Banca Mondiale, fu costretto a dimettersi dopo avere accordato un aumento di stipendio alla sua amante, dipendente dello stesso istituto. Per quanto si legge sulla vicenda di Strauss-Kahn, e soprattutto per il linciaggio mediatico abilmente orchestrato, ci sembra più credibile l’ipotesi di una trappola per espellerlo dal Fmi che quella di un raptus di libidine senile. Ci sono da gestire gli enormi debiti pubblici di alcuni Stati europei che per allontanare nel tempo l’inevitabile default dovrebbero svendere tante altre risorse e beni pubblici. C’è la gigantesca massa di dollari stampati senza freni dalla Fed il cui valore non è più garantito da un corrispettivo in oro. Strauss-Kahn stava rivedendo le sue idee sul liberismo selvaggio, stava cercando di moderare gli ingressi nei vari paesi di capitale straniero, di evitare le bolle speculative, di regolare il settore finanziario, di limitare le privatizzazioni, di ripotenziare il ruolo dello Stato nell’economia, di contrastare recessioni e disoccupazione. Negli ultimi tempi auspicava una più equa redistribuzione della ricchezza ricusando implicitamente i diritti di predazione delle maggiori imprese private, sottolineava la necessità di abbandonare il dollaro quale unica moneta impiegata per gli scambi internazionali, pezzi di carta dati in pagamento di beni tangibili e che riempiono i caveau di tutto il Pianeta, segnatamente quelli cinesi. In sintesi stava diventando disfunzionale ai sistemi consuetudinariamente adottati dal Fmi e all’attuale politica della Fed. Che sia o meno colpevole di stupro, è solo un dettaglio irrilevante. E’ stato messo da parte e silenziato, nel prossimo futuro dovrà vedersela con i tribunali. La storia del personaggio, finito nella polvere come tanti altri che prima di lui hanno tentato di affrancarsi dalle direttive contingenti dell’Impero anglo-americano fornisce la misura delle difficoltà con cui si stanno confrontando vari popoli travolti dal saccheggio della mondializzazione in atto e per cui le possibilità d’intervento delle politiche nazionali di fronte ad organismi come Bis, Bce, Fed, Bm, Fmi, Wto, etc. risultano pressoché nulle. In Europa la precarietà, la crisi economica, la corruzione, la collusione tra politica e banche stanno facendo espandere la protesta delle masse. In Spagna come altrove i cittadini non sono distolti dal desiderio di liberarsi da un autocrate e dai suoi sodali. Dal 15 maggio gli Spagnoli sono scesi nelle piazze di 27 città consapevoli che gli Stati sono stati privati della sovranità monetaria ed economica, che parlamenti e governi sono costituiti da uomini di paglia al servizio del neoliberismo. Democrazia vera, uguaglianza, rispetto, diritti del lavoro e banche statalizzate sone le richieste più pressanti dei giovani disoccupati ormai in subbuglio. Sono consapevoli che la sconfitta elettorale odierna del Psoe non sarà sufficiente ad arginare il declino della Spagna, come altrove le solite e preventivate alternanze politiche non saranno in grado di salvare l’Europa dalla ferocia del futuro disegnato oltreoceano.

Antonio Bertinelli 23/5/2011

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Venghino signori venghino
post pubblicato in diario, il 11 aprile 2011


A prescindere dalle giustificazioni formali connesse all’entità del debito pubblico, sono sempre i banchieri a decidere quando uno Stato si troverà sotto l'attacco dei mercati finanziari, delle agenzie di rating, della Fed, della Bce e del Fmi. Ieri è toccato a Grecia ed Irlanda, oggi tocca al Portogallo, o meglio ai cittadini dei paesi attenzionati, scoprire di essere finiti in un abbraccio letale. Il Fmi omologa il deficit degli Stati e li obbliga alle politiche tipiche dell’economia globalizzata: riduzione dei dipendenti pubblici e dei loro salari, precarietà lavorativa, sfruttamento della manodopera, diminuzione dei servizi, svendita di patrimoni pubblici, divieto di finanziamenti alle imprese, privatizzazioni, massima apertura ai commerci delle multinazionali, creazione di paradisi fiscali e conseguenti benefici per le grandi corporations. Le risoluzioni dell’Onu e l’impiego del suo braccio armato rappresentano l’extrema ratio per quei governi che intendono cambiare la direzione del carro o non vogliono salirvi. In genere per piegare le economie nazionali agli interessi dell’Impero bastano organismi come il Wto, magister della mondializzazione, ed altri gruppi di pressione simili al club Bildeberg, al forum di Davos, etc. La crisi generata dalla finanza creativa a danno dell’economia reale ha fatto scivolare molte amministrazioni statunitensi in una condizione desolante. L'Illinois è sull'orlo del fallimento, ma molti altri Stati non hanno motivi per consolarsi. Dopo aver evitato la paralisi dei servizi federali, Obama ha dichiarato: “Sono lieto di annunciare che domani (10/4 n.d.a) i monumenti e i musei di Washington così come quelli nel resto d'America saranno aperti. Abbiamo il dovere di vivere in base ai nostri mezzi per proteggere il futuro dei nostri figli”. Al di là delle dichiarazioni di circostanza va sottolineato che gli Usa sono prossimi allo smantellamento di tutte quelle conquiste sociali risalenti al New Deal del presidente Roosevelt. Basta esaminare la legge finanziaria del Wisconsin, approvata lo scorso mese, che prevede la privatizzazione di impianti d’energia ed un nuovo sistema di appalti pubblici senza gara. Gli articoli in essa contenuti si avviano inoltre a distruggere il sistema pensionistico pubblico Wrs, ottimamente gestito e con settantacinque milioni di dollari in riserve, privilegiando i sistemi assicurativi privati. La scala dei redditi continua a manifestare differenze abissali tanto che, malgrado il tentativo obamiano di contenerle, le remunerazioni dei manager bancari e delle società quotate in borsa hanno ripreso a crescere verso l’alto. Ovunque gli Stati, coinvolti dalla crisi, sono stati costretti a soccorrere il sistema bancario, a tagliare i bilanci e a chiedere sacrifici ai cittadini, ma il sistema strutturale dei mercati finanziari, quello che ha visto gli stessi Stati diventare bersagli della speculazione, è rimasto intatto. La crisi è stata fatta pagare ai disoccupati vecchi e nuovi, alle aziende che hanno chiuso i battenti, a chi non ha trovato lavoro e a quelli che lavorano in cambio di un reddito da fame. La forbice sociale si è divaricata, la ricchezza è sempre di più concentrata nelle mani di quelle oligarchie che hanno impoverito nazioni e popoli. La cosa più inquietante è che l’economia reale retrocede in continuazione di fronte a quella fittizia, facendo rilevare un numero di addetti in discesa costante. La finanza speculativa e la terziarizzazione economica ha costi che il profitto generato dall’economia materialmente produttiva non è in grado di sostenere. Sembra che nel 2008 gli Hedge Funds abbiano creato pseudo-valore per un importo pari a venti volte il Pil mondiale, ovvero un’immensa montagna di soldi priva di riscontri nell’economia reale. Da parecchi anni l'economista Lyndon La Rouche rivolge appelli per mettere fine alla speculazione sul cibo. Recentemente, tra gli altri, anche il Ministro dell’Agricoltura francese ha confermato la necessità di un limite alla speculazione: "Va imposto. È inaccettabile che ci siano persone che creano artificialmente carenze di cibo e si approprino di questa o quella quantità di derrate alimentari al solo scopo di fare dei profitti, mentre milioni di persone patiscono la fame”. In ultima istanza appelli e parole contano poco, governi e parlamenti sono le propaggini di un potere economico che, rimanendo nell’ombra, detta l’agenda mondiale. I politici sono le “bronzine” destinate a bruciarsi e ad essere sostituite, quando giunge il momento, per salvaguardare il potente motore delle élites finanziarie che restano abitualmente defilate. Per salvare la “corona” gli esecutivi si prendono le responsabilità, si espongono al confronto con la realtà, con i fallimenti politici, con le tensioni e con i malumori popolari. Persino se sono stati fedeli alle direttive della grande finanza possono venire sfiduciati con biasimo. L’alternanza “democratica” di maggioranze politiche attraverso l’esercizio del voto popolare garantisce sempre la continuità del vero potere sovrano, quello che risiede nelle maggiori banche internazionali o comunque è espressione di poderose dinastie familiari. Il socialista Zapatero è spendibile nell’interesse della Banca Europea come e quanto il conservatore Cameron lo è per la Banca d’Inghilterra. I desideri personali del democratico Obama non impediscono i pesantissimi tagli di bilancio nel Wisconsin voluti dal governatore repubblicano Walker. Le leggi si piegano ai voleri del più forte, dunque è naturale che le grandi corporations del Pianeta non paghino tasse o ne paghino in percentuale modesta, è probabile che chi organizza un colpo di stato non finisca mai davanti ad un tribunale, è possibile che Bank of International Settlements sia esente da ogni controllo politico, democratico e giudiziario. I governi si avvicendano e passano senza sconvolgere più di tanto gli assetti di potere dei mandanti. Chiunque può fare fagotto senza troppi crucci per godersi magari una pensione di lusso grazie ai servigi resi ad una società finanziaria, ad un gruppo assicurativo, ad un consorzio petrolifero o ad un qualsiasi network di stampo criminale. In Italia le mafie esistono da centocinquanta anni e neanche Mussolini ha osato attaccare a fondo gli alti livelli. Appena il prefetto Cesare Mori si spinse a coinvolgere il viceministro degli Interni Michele Bianco ricevette il seguente telegramma: “Con regio decreto V. E. è stata collocata a riposo per anzianità di servizio a decorrere da oggi 16 giugno 1929. F.to Il Capo del Governo”. Berlusconi non è solo il fiduciario di una cupola di potere, ma lui stesso è titolare di rilevanti interessi, dunque, specialmente, certe “anime belle” delle opposizioni non dovrebbero continuare a sorprendersi se non vuole lasciare il trono e se buona parte della suo impegno legislativo ha mirato e mira ad affrancarsi dai pericoli dell’azione giudiziaria. A differenza di molti altri politici che hanno invaso le istituzioni per conto terzi, lui le ha prese in ostaggio anche in forza e per i vincoli del suo denaro.

Antonio Bertinelli 11/4/2011

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En attendant Godot
post pubblicato in diario, il 14 gennaio 2011


L’investimento speculativo sostenuto dai banchieri a discapito dell’economia reale ed il neoliberismo applicato nelle fabbriche si sono trasformati in un incubo. Le grandi banche, dopo aver sanato le perdite dovute alle avventure finanziarie da loro stesse alimentate, con l’intervento dei governi che hanno scaricato il peso del money manager capitalism sulle spalle dei cittadini, hanno chiuso i cordoni della borsa. Adesso pretendono che gli Stati rientrino velocemente nei parametri stabiliti riducendo i propri debiti, impedendo così ai Paesi già privati di sovranità monetaria di spendere a deficit per produrre ricchezza. Di qui la serie infinita di tagli alla spesa pubblica, welfare incluso, e conseguente aumento della povertà. Le piccole imprese con problemi di liquidità finiscono per soccombere. Quelle più grandi, dovendo essere competitive sui mercati internazionali, comprimono i costi del lavoro e mirano ad ottenere la massima produttività delle maestranze. La corsa globale comanda norme di concorrenza prevalentemente nell'area dei fattori produttivi più fragili, ad iniziare dalla forza-lavoro L’Italia è ingabbiata dall’euro e dai connessi patti di stabilità. Come se non bastasse, ha pochi grandi imprenditori, soprattutto avvezzi a spartirsi la torta dei finanziamenti pubblici e a contare sugli aiuti di Stato per produrre ed innovare. I dobermann dell’Ue non ci perdono di vista. Proprio ieri il presidente della Bce Jean-Claude Trichet ha chiesto riforme strutturali molto decise e continuative per rilanciare la nostra bassa produttività lavorativa. Avrà solo voluto spezzare una lancia in favore di Sergio Marchionne? Del resto anche il solito inossidabile gag-man ritiene giusto che Mirafiori venga abbandonata al suo destino in caso di un esito “negativo” del referendum imposto dall’a.d. della Fiat. Siamo finiti sotto la tutela di organismi finanziari privati, come il Gbm, la Fed, il Fmi, il Wto, la Bce e numerosi Think Tanks, che dirigono le economie mentre i governi ed i parlamenti, beetle-brains funzionali ai poteri forti, producono indebitamenti, svendono patrimoni comuni, riscuotono tasse, ma non si occupano di emergenze sociali. I governi “progressisti” hanno osteggiato la nazionalizzazione della Banca d’Italia ed hanno consegnato il Paese nelle mani della finanza anglo-americana. Ma chi è rimasto a credere che Berlusconi abbia trattato la vicenda della dismessa Alitalia per tenere alta la bandiera tricolore o che commerci con Gheddafi e Putin per affrancarci dalle servitù energetiche consolidate illo tempore? Le decisioni economico-politiche sono proprie di poche superpotenze, assoggettate ad oligarchie elitarie, tecnocratiche e repressive. Le grandi corporations controllano sia i cicli del mercato che la borsa mondiale. Il diritto internazionale è ormai subordinato alle volontà incontrastabili di banche e finanza. Il General Agreement on Trade in Services, un trattato dell'Organizzazione Mondiale del Commercio entrato in vigore nel 1995, parallelamente all’accordo per l'abbattimento dei dazi nazionali, è sottoscritto anche dall'Italia. In questo quadro i partiti politici si sono posti al servizio di intoccabili e giganteschi interessi privati. Il turbocapitalismo domina i processi di globalizzazione dall'alto dei “palazzi” di Londra, Francoforte, New York, Washington, Shanghai, etc. La stessa Europa non fa che generare organi di controllo economico sottratti a ogni valutazione popolare ed investiti di poteri assoluti. Le aspirazioni dei “progressisti” sono andate deluse e l’attuale governo conservatore ha dato il colpo di grazia a ogni pur minima speranza di una più equa redistribuzione del reddito. Con la crisi che ha travolto l’Occidente sono aumentate le fusioni tra colossi ed i grandi hanno divorato i piccoli. Il Popolo, ingannato dai media più potenti e dall’omertà che lega quasi tutti i soggetti politici, continua a vivere prigioniero del più grande reality mai realizzato nel corso della storia. Romano Prodi si gode un “pensionamento” dorato; Silvio Berlusconi, quando e se deciderà di mollare la presa, potrà ritirarsi ad Antigua; Gianfranco Fini suggerisce ulteriori spoliazioni pubbliche per sanare il deficit statale; gli avvoltoi fanno giri sempre più stretti sulle carcasse rimaste da spolpare. Il Pd, dopo una serie infinita di inconfessabili inciuci, senza neanche aspettare l’aiuto dei nuovi rottamatori abbagliati dalle luci di Arcore, continua a liquefarsi. Il “canadese”, che tiene a cuore le sorti degli operai, preferisce mantenere la sua residenza fiscale in Svizzera, dove paga in tasse un'aliquota del 30%, anziché quella italiana del 43%. Insomma chi può si tiene ben lontano dai sentieri della virtù sempre invocati dallo zelante Trichet. Riandando col pensiero al vecchio operaio che, fuori dei cancelli dello stabilimento torinese, piange sul divide et impera lasciato cadere sui suoi colleghi, nell'attesa surreale dell’ora del giudizio, ci sovviene qualche verso di G.G. Belli: “Eh! ppanza piena nun crede ar diggiuno. Fidete, fija io parlo pe sperienza. Ricchezza e ccarità sò ddù perzone che nnun potranno mai fa cconoscenza”.

Antonio Bertinelli 14/1/2010

Piovono uccelli
post pubblicato in diario, il 10 gennaio 2011


In diverse parti del pianeta si stanno verificando improvvise morie di pesci e di volatili. Nessuno sembra in grado di fornire spiegazioni esaurienti. Alcuni ritengono che questi fenomeni siano addebitabili ad esperimenti effettuati con armi ad energia diretta. La selettività e la velocità con cui i decessi si verificano fanno escludere avvelenamenti di massa, fenomeni meteorologici, epidemie ed altre cause più o meno naturali. E' noto che molti feriti causati dagli attacchi israeliani nei villaggi palestinesi hanno riportato danni non compatibili con le armi convenzionali e molte vittime dei loro bombardamenti presentavano l’aspetto di corpi assoggettati a dosi massicce di microonde. L’epoca delle guerre “simmetriche”, come dimostrano Baghdad, Gaza, Beirut, la stessa invasione dell’Afghanistan ed il regolare impiego di aerei droni, si è ormai conclusa. Se alcune popolazioni vengono trattate come carne per arrosti è forse azzardato ipotizzare che anche le stragi di merli rossi in Arkansas o di tortore a Faenza possano dipendere da sperimentazioni coperte dal segreto militare? Va da se che non si potranno ottenere esaurienti risposte dai governi ma possiamo ricordare che nel 1997 il Segretario alla Difesa Usa William Cohen dichiarò che “Altri … sono impegnati in una sorta di eco-terrorismo in grado di alterare il clima, provocare terremoti ed eruzioni vulcaniche attraverso l’uso di onde elettromagnetiche. Quindi c'è un numero notevole di menti che sono all’opera per trovare il modo di riversare il terrore su altre nazioni. È tutto vero, ecco perché dobbiamo intensificare i nostri sforzi …”. Se il corsaro Francis Drake, incoraggiato nelle sue scorrerie dalla Corona inglese, divenne prima sindaco di Plymouth e poi parlamentare non c’è motivo di ritenere che gli assetti di potere odierni escludano i filibustieri o ne scoraggino le gesta. Anzi, le tecnologie di cui possono disporre le élites dominanti consentono l’aumento esponenziale della bramosia di denaro e di controllo sulle masse. La scienza è spesso marcia ed è accompagnata dalle menzogne, così come la politica inficiata dai conflitti d’interessi che sta divorando il Paese, annientando simultaneamente pensiero, cultura, informazione, principi costituzionali e diritti acquisiti. La logica degli arcana imperii, tanto cara al partito del fare, al suo padrone e ai suoi sodali, sta marciando di pari passo con il totalitarismo finanziario. Le rivalità politiche, quando non sono palesate ad usum populi, dissimulano solo ambizioni personali e, peggio ancora, nascondono la marcia di quella macchina implacabile dietro la quale si mimetizzano gli interessi privati di variegate consorterie. E’ talmente sbilanciato il rapporto tra media mainstream ed informazione alternativa che un cospicuo numero di Italiani non riesce ancora ad accorgersi del grande inganno. Il premier ritiene un’indecenza che la Consulta possa bocciare l'ultimo scudo giudiziario che lo difende dai processi. Marchionne, il cui progetto “Fabbrica Italia” si basa sul nulla, sta minacciando di far saltare il banco. Mentre il Paese è legittimamente in fermento, Maroni si serve di poliziotti che manganellano, bloccano ed arrestano in via preventiva i cittadini che protestano. Il tutto è esasperato da un deteriore processo di americanizzazione, dalla clava delle multinazionali, da un’arrogante ristrutturazione capitalistica, dalla servitù al pallottoliere del debito pubblico e dagli usuali ricatti dei grandi banchieri. Dove va uno Stato senza sovranità e dove va un Popolo senza Stato se non dove decide il proprietario della zecca? I magistrati di lungo corso sanno che il trionfo della legalità a certi livelli è un miraggio, gli economisti hanno la consapevolezza che il libero mercato è ormai una finzione, i politici sono consci che la democrazia è diventata una chimera, il governo sa di dover rispondere al Fmi, alla Bce, al Wto e ad altre entità sovranazionali. Girare intorno a tutto questo decontestualizzando gli eventi, come fa la corte dei miracoli mediatica costituita da improbabili cronisti, pennivendoli, ruffiani e peripatetiche, e come fanno persino i giornalisti che si professano “liberi”, non serve nemmeno ad affrancarsi dal berlusconismo. Se il premier ha trasformato il Parlamento in un supermercato, va anche detto che i parlamentari si assoggettano volentieri a proficue limitazioni di mandato e che i meccanismi elettorali sono stati alterati in modo tale da impedire il formarsi di opposizioni avverse alla filosofia che sottende l’occupazione di qualunque carica pubblica, piccola o grande che sia. L’intero sistema della rappresentanza politica si è perfezionato al fine d'impedire ai cittadini d'influire su scelte determinanti per la loro stessa vita. La cellula autoritaria per eccellenza è diventata la catena di montaggio ed in genere il posto di lavoro, dove padroni e boiardi non vogliono ostacoli di sorta. Che si guadagni di meno, che ci si doti di catetere, di sacchetto per l’intestino e si lavori fino al deliquio. Nell’Italia dei precari, dei disoccupati, dei cassintegrati, delle segretarie a mono-committenza ma con partita Iva, dove si è verificato un enorme spostamento di reddito dalle fasce sociali medio-basse a favore di quelle più alte, nel Paese con le scuole e le università tremogelminizzate, si sta giocando la partita letale tra un gigante finanziario e la classe operaia. Il coro che viene dall’altare maggiore non è di buon auspicio. E’ probabile che la Corte Costituzionale, durante la seduta del 13 gennaio, tenterà di salvare capra e cavoli. E’ facile intuire che le forze dell’ordine saranno ulteriormente putinizzate e che Marchionne riesca a concludere il suo disegno politico-finanziario con il referendum farsa di Mirafiori. Presumibilmente non sapremo mai se la recente moria dei pesci tamburo è imputabile all’impiego di armi sperimentali, ma è certo che tra le guerre "asimmetriche" del passato e del presente si può annoverare anche quella che i sacerdoti della finanza globale e dell’Ue stanno conducendo per arrivare ad un collasso sociale di proporzioni storiche. Il maggiore limite dei Popoli, incalzati dal nuovo ordine, è rappresentato dall’atomizzazione delle relazioni, dalle paure e dal monadismo culturalmente indotto. Non è più tempo di pensare esclusivamente agli spazi ristretti del proprio orticello. Va ricostruita dal basso una comunità d’intenti capace di rispondere colpo su colpo. Quando i governi, già superiori in forza e potere, smarriscono il senso della giustizia e sguazzano nell’amoralità, asservendo finanche gli apparati normativi e le attività giurisdizionali, vanno adeguatamente osteggiati. Henry David Thoreau non ebbe mai dubbi in proposito: "Dovremmo essere prima di tutto uomini e poi sudditi. Non c’è da augurarsi che un uomo nutra rispetto per la legge ma che sia devoto a ciò che è giusto". Per il filosofo e per i suoi tempi la via maestra fu quella della disobbedienza civile. Per il contesto italiano, per quello europeo e per i tempi che corrono, i percorsi della coscienza potrebbero presentarsi come sentieri impervi, ma è giunta l'ora di affrontarli.

Antonio Bertinelli 10/1/2011


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Niente addosso
post pubblicato in diario, il 12 dicembre 2010


Dopo l’esposto di Antonio Di Pietro, a Piazzale Clodio si è aperto un secondo “modello 45”. In seguito al mercato parlamentare segnalato dalla stampa ne era stato avviato un altro analogo alcuni giorni fa. Nel gioco delle parti ognuno fa quello che può. C’è chi corrompe, chi si lascia corrompere, chi denuncia, chi è tenuto ad aprire un fascicolo in qualche Procura della Repubblica e magari lo fa anche stancamente. Nel caso di specie non esistono riferimenti giurisprudenziali e va inoltre rammentato che in base a quanto previsto dagli articoli 67 e 68 della Costituzione, i membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato, né possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. Il cambio di squadra nel corso della Legislatura è infatti un fenomeno frequente quasi come fu quello dei riciclaggi successivi a Tangentopoli. In questi ultimi giorni il consueto meretricio rappresenta l’ultima spiaggia del boss dall’illimitato potere corruttivo, ma sarà oltremodo difficile, proprio in questo frangente, placcarlo per via giudiziaria. Nel caso di specie la “casta” non ha mai ritenuto necessario legiferare per coprirsi le spalle. Per tutto il resto cediamo la parola a Tacito: "Corruptissima republica plurimae leges". Ce ne sono poche per riempire le galere di derelitti e ce ne sono a iosa per consentire alle peggiori canaglie di farla franca. In Italia è consentito il gioco delle matrioske societarie ed è estremamente facile arricchirsi velocemente con le frodi “carosello”. In certi casi è sufficiente avvalersi delle normativa comunitaria ed in altri basta costituire una “scatola vuota” off shore. Alcune leggi o le loro inappropriate funzioni deterrenti sono semplicemente criminogene, offrono tanti modi per mettere le grinfie su aziende ritenute interessanti, vampirizzarle e poi buttare il cadavere esangue sulle spalle di Pantalone. Se poi si hanno buone aderenze nel settore bancario certi giochi si possono condurre veramente alla grande. Lo spettacolo inverecondo che offre il Parlamento a ridosso del voto sulla mozione di sfiducia al Governo non merita la suspense che alimentano tanti giornalisti in proposito. Comunque vadano le cose, e meglio sarebbe se l'impero di Arcore trovasse una qualunque soluzione di continuità, dai tetti e dalle piazze arrivano segnali di progressiva insofferenza per la vecchia pantomima dei politici. Manca un centro di aggregazione idoneo a far catalizzare le rivendicazioni popolari e a tradurle in un programma operativo ideologicamente perimetrato. Si avverte la necessità di soggetti capaci d’inventare un’opposizione più incisiva delle rimostranze affidate in strada ad un megafono. Ci sono eventi morbosi, berlusconismo in primis, che interessano solo l’Italia, ma ce ne sono tanti ancora che interessano anche gli altri Stati europei. Ieri il Pd ha giocato la sua carta mimetica manifestando a Roma e, dal punto di vista dei suoi simpatizzanti, sicuramente fuori tempo massimo. Non sappiamo se, nel ritrovare la platea delle grandi occasioni, lo stato maggiore del partito si sia galvanizzato. Resta il fatto che una semplice "occupazione" di piazza, escludendo peraltro altri soggetti “antagonisti”, nella situazione a cui siamo giunti, non può che configurarsi come un rituale del tutto insufficiente a fronteggiare il “nemico”, diventato sempre più forte grazie ai ponti d’oro costruiti dagli impresentabili che hanno affossato Achille Occhetto. Le scorrerie dei vandali che hanno devastato il Paese hanno potuto contare su complicità trasversali e le sole indignazioni di un alter ego per caso non bastano più. Gli Italiani, storicamente angariati dalle tante mafie, sono finiti prima nei disegni dei croceristi del Britannia, del Fmi, del Wto, della Bce, poi sotto il tacco di Berlusconi e del suo revival di stampo imperiale. Adesso condividono, a volte in peggio, le grigie sorti di altri Popoli europei, accomunati da un sistema economico-finanziario minato dall’interno e travolti dai diktat del neoliberismo. L’Ue sta facendo pagare i conti della crisi alle fasce sociali più deboli. Anche se magari in extremis va scongiurato il rischio che l’Italia finisca definitivamente sotto un regime dinastico, ma chi riesce a sottrarsi alla sindrome dell’impecorimento deve comunque affrancarsi dai mandriani per guardare oltre. Presi dalla nuova campagna acquisti dell’imprenditore brianzolo, i media hanno tralasciato di commentare l’approvazione al Senato della legge eufemisticamente ribattezzata “di stabilità”, ovvero il colpo mortale assestato da questo Governo alle politiche sociali. Le esigenze di bilancio sono costati ai più bisognosi due miliardi di euro. Sono spariti i fondi per la non autosufficienza (erano quattrocento milioni nel 2009 e nel 2010; sono stati azzerati per il 2011). Il fondo affitti, destinato a chi ha perduto casa, passa dai 205 milioni del 2008 ai 33,9 milioni dell'anno prossimo. Nel 2010 c’è stato il boom dei pignoramenti e delle esecuzioni immobiliari che sono saliti del 31,8%. Attualmente ci sono almeno trecentocinquantamila famiglie a rischio di insolvenza bancaria. Per acquistare nuovi armamenti nei prossimi anni si spenderanno tre miliardi e mezzo in più di quelli spesi nel 2010. Lo stanziamento per il settore difesa nel 2011 è stato aumentato di centotrenta milioni rispetto a quello dell’anno corrente portandolo a 20,494 miliardi di euro. Chi governa esercita in effetti il diritto d’arbitrio mentre Marchionne pretende d’investire cancellando i diritti degli operai, trasformando Pomigliano e Torino in altrettante Detroit. Chi governa ha ridotto ai minimi termini i diritti dei lavoratori e degli studenti trasformandoli in mendicanti. I primi debbono mendicare uno stipendio, i secondi la possibilità di studiare in condizioni adeguate. Il preteso Robin Hood si è trasformato nello sceriffo di Nottingham e la legge n. 133/2008 è una di quelle che sta lì a dimostrarlo. E’ in atto un cambiamento epocale che non può essere accettato come ineluttabile, come una specie di tornado che travolge ogni confine. Lo stesso scenario europeo vede avanzare un modello di capitalismo autoritario che marcia di pari passo con la repressione politica. Ha preso forza un sistema universale di potere, una sorta di racket internazionale a cui soggiacciono i Popoli e per il quale i governanti fanno i cani da guardia. Il fronte parlamentare avverso al caudillo è per lo più contagiato dallo stesso virus che sta portando l’Italia e l’Europa alla terzomondizzazione. Anche se il Cavaliere verrà disarcionato, e le ultime “conversioni” parlamentari rendono meno probabile l’ipotesi, per chi dissente sui tetti e sulle piazze si pone il problema di come diventare massa critica in grado di cambiare il proprio destino senza fare affidamento sul trio “ribelle”, sull’attuale dirigenza del Pd, su qualche politico caro a Confindustria e, men che meno, su qualche personaggio ondivago già pronto a risaltare in cambio, se mai verranno, di altre fallaci promesse “liberali”.

Antonio Bertinelli 12/12/2010 

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Totochigi e terzo polo
post pubblicato in diario, il 5 dicembre 2010


Sembra che il conducator sia prossimo alla destituzione. Solo dopo gli Italiani potranno tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Va da se che tutti i problemi cresciuti e lasciati sul tappeto fino ad oggi non spariranno d'incanto insieme a lui. Ci vogliono ben altre tempeste per spazzare le mucillagini tossiche che da troppi anni soffocano la parte migliore dell'Italia. Nessuno dei "congiurati" ha i requisiti, le idee, l'autorevolezza, la forza ed ancor meno le intenzioni di togliere il Paese dal piano inclinato su cui sta scivolando. A ben guardare appartengono quasi tutti allo stesso vecchio milieu e ne rispettano i principi fondanti. Quella che una volta veniva definita sinistra, ormai priva di propri capisaldi valoriali, subisce per lo più l'agenda e la guida del gruppo Cir sensa rifuggire il lobbysmo di altri poteri più opachi. Il suo stato maggiore tende ad oscurare chiunque assuma posizioni non omologabili. La maggior parte delle leggi, in maniera più o meno esplicita, ha sempre l'imprimatur bipartisan e la semplice sfiducia di questo governo non garantisce, né fa intravedere la possibilità di una rivisitazione normativa "rivoluzionaria". La persistenza del "porcellum" elettorale sta lì a dimostrarlo. La deriva egocratica ha favorito la crescita esponenziale di camarille e comitati d'affari, ha incoraggiato le illiceità, ha moltiplicato le illegalità, ma Stato e Antistato vanno a braccetto da tempo immemorabile. Ignazio Cutrò e Valentina Grasso, due imprenditori che hanno denunciato alcuni mafiosi che chiedevano loro il pizzo, non avrebbero forse fatto meglio a tacere? Intorno a loro è stata fatta terra bruciata e così hanno finito per incatenarsi davanti al Viminale al fine di ottenere dallo Stato un aiuto tangibile per la situazione in cui versano. L'onestà non paga ed il rifiuto a farsi furbo può diventare una vera iattura. Fatte le debite eccezioni, destra, sinistra e centro sono accomunati da numerosi interessi trasversali. Basti ricordare che la proposta Idv di abolire il vitalizio parlamentare è stata bocciata in maniera compatta, esclusi cinque astenuti, da tutti gli altri deputati presenti in aula. I colossali conflitti d'interessi del premier non sono nati ex capite Jovis. Il recente ed odioso "Collegato Lavoro", che assicura nuove tutele per le imprese a detrimento dei lavoratori, non a caso è giunto dopo la doppietta del Pacchetto "Treu" e della legge "Biagi". Per la riforma universitaria gelminiana alcuni esponenti del Pd ritennero che l'idea ispiratrice avrebbe spiazzato la sinistra grazie ai criteri di concorrenzialità tra gli atenei. Esiste ancora il rischio che le Università diventino fondazioni, che ad esse vengano trasferiti i beni demaniali e, con il silenzio/assenso di tutte le cosche rappresentate in Parlamento, le cessioni si trasformino in ottime possibilità d'affari per i soliti noti. La parabola discendente delle FFSS parte da lontano e la legge finanziaria appena licenziata dalla Camera conferma i tagli per il traffico ferroviario regionale, a cui manca più di un miliardo. Dal prossimo anno si prevedono riduzioni del servizio per i pendolari tra 10 ed il 20%, con aumenti delle tariffe fino al 78%. Il depotenziamento dei trasporti pubblici potrebbe causare la messa in mobilità di circa ventimila addetti senza alcun ammortizzatore sociale. L’abolizione del contratto collettivo di lavoro e la sua sostituzione con contratti individuali sottoscritti dai dipendenti stanno rinnegando l’intera storia sindacale italiana. Se Berlusconi viene sfiduciato scompare il pericolo che l'Italia venga travolta da un regime dinastico, ma le ferite di un Paese oltremodo sfibrato dalle mafio-cricche rimangono aperte. Con esse avanza il rischio di un’incurabile setticemia. Il leggendario castello di Camelot non sta dietro l'angolo. Lungi dal propendere per qualche grembiulino meno sporco va sottolineato che chiunque assumerà l’incarico di governare non porterà "salvezza" sottoscrivendo scelte poste nel range stabilito dall'Unione europea, dal Wto, dal Fmi e dalla Bce. Un qualunque esecutivo d’armistizio, che accetti supinamente le coordinate imposte dagli organismi citati, non potrà fare altro che aumentare il volume di fuoco sui soggetti più deboli. In assenza di sovranità monetaria, con un'economia reale rattrappita, cercando di saldare il debito crescente verso i banchieri, schizzato alle stelle per acquistare euro, si allungherà solo l'agonia di un Paese svenduto alle logiche del monetarismo spinto. Grecia, Irlanda e Portogallo insegnano che le medicine somministrate d'imperio sotto il controllo di poteri sovranazionali uccidono chi si è ammalato seguendo proprio i "consigli" forniti dai loro think thanks. Gli economisti, ai quali spesso si guarda per presiedere governi tecnici, così come stanno facendo i "traditori" dell'ultima ora, sono indottrinati e addestrati per accreditare il pensiero economico prevalente, quello della sempreverde industria bancaria. L'attuale Ue è creatura di Jean Monnet, inventore e guida di organismi cooperativi europei sotto egemonia anglo-americana. Secondo Monnet le istituzioni sovranazionali sono più importanti di quelle dirette dai cittadini stessi. Come ogni personaggio funzionale a questo o a quel sistema dominante è salito alla gloria degli altari laici e la sua effige si trova persino sui francobolli. Per comprendere meglio i dogmi senza tempo delle oligarchie finanziarie vale la pena di riportare parte di un articolo scritto da Louis Even, lì dove cita una direttiva dei banchieri allegata ad un atto del Congresso Americano e connesso al "panico finanziario" del 1893: “Siamo ad autorizzare i nostri addetti ai prestiti degli Stati Occidentali ad erogare prestiti sulle proprietà e per somme di denaro ripagabili entro il 1° settembre 1894. Nessuna scadenza importante deve superare questa data. Il 1° settembre 1894 rifiuteremo categoricamente tutti i rinnovi di prestito. In quel giorno, richiederemo la restituzione di tutto il nostro denaro, pena il pignoramento dei collaterali. Le proprietà ipotecate diventeranno nostre. (...) Pertanto saremo in grado di acquisire, ad un prezzo a noi confacente, i due terzi delle fattorie ad ovest del Mississippi ed altre migliaia di fattorie ad est di questo grande fiume. Saremo addirittura in grado di possedere i tre quarti delle fattorie occidentali oltre a tutto il denaro del Paese. Gli agricoltori diventeranno dei meri affittuari, proprio come in Inghilterra” (http://www.michaeljournal.org/bankphilo.htm). Dopo l'era Berlusconi, l'Italia ha, ancor più di ieri, bisogno di trasparenza. Ciò vale sia per l'immarcescibile "casta" degli affari secretati che per l'Ue, anche questa cresciuta troppo nell’oscurità. La Bei (Banca europea per gli investimenti) senza neanche avere lo straccio di un mandato politico è il più grande erogatore pubblico mondiale di prestiti. Essa non disdegna di finanziarie società multinazionali e spesso i fondi dei contribuenti (italiani compresi) sono stati utilizzati in maniera fraudolenta al fine di riciclare denaro, di favorire l’arricchimento personale e l’evasione fiscale. Una parte dei suoi finanziamenti sparisce in banche africane e passa usualmente per le mani di negoziatori con sede nei paradisi fiscali quali le Mauritius e il Lussemburgo. Fini, Casini e Rutelli forse ci libereranno da Berlusconi, ma bisognerà fare attenzione a non finire mani e piedi nelle fauci dei draghi cari all'Ue, ai manovratori d'oltremanica e a quelli d’oltreoceano.

Antonio Bertinelli 5/12/2010
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