eta name="robots" content="all" /> eta name="robots" content="all" /> culex | antonio bertinelli | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Repetita iuvant
post pubblicato in diario, il 6 aprile 2012


Grazie ad un buon accordo con la Cftc, il colosso bancario JPMorgan Chase, tra i principali responsabili del crack di Lehman Brothers, evento che ha segnato l’accelerazione della crisi economica mondiale, sembra disposto a chiudere il contenzioso aperto dall’organismo di controllo citato pagando venti milioni di dollari. C’è da scommettere che anche la Royal Bank of Canada, accusata di aver condotto una serie di transazioni illecite sui contratti futures per centinaia di milioni di dollari, al solo fine di ottenere vantaggi fiscali, non verrà adeguatamente sanzionata. Dall’inizio del 2011, grazie alla riforma Dodd-Frank, la Commodity Futures Trading Commission ha la facoltà d’imporre un tetto alla quantità di petrolio che gli operatori possono controllare sul mercato dei futures. Il Presidente della Cftc Gary Gensler, ex dirigente di Goldman Sachs, continua ad ignorare il mandato del Congresso. In tal modo banche e fondi speculativi, che controllano quasi l’80% del mercato dei futures energetici, possono continuare a fare enormi profitti attraverso la bolla sul prezzo del petrolio. Pur essendo la domanda di greggio lontana dalla realtà, gli aumenti dovuti alla speculazione hanno finito per riversarsi sulle pompe e su tutti i generi di largo consumo. Secondo la britannica Financial Services Authority la maggior parte delle banche inglesi non ha ancora messo in atto i controlli anti-corruzione sul’investment banking previsti dal Bribery Act, approvato lo scorso anno. Il governo di David Cameron sta vagliando alcune proposte di acquisto per Lloyds e Royal Bank of Scotland. L’operazione in perdita scaricherebbe sulle spalle dei contribuenti trenta miliardi di sterline. Malgrado esistano ancora tre paesi (Corea del Nord, Cuba, Iran) le cui banche centrali non sono controllate dai Rothschild, l’omonimo gruppo bancario ha annunciato la prossima nascita di un organismo unico globale per la gestione del patrimonio e degli asset onde migliorare la produttività e risparmiare sui costi. Una ricerca dell’Università del Michigan ha rilevato che il numero di famiglie americane in stato di “povertà estrema” ossia che vivono con meno di due dollari ciascuno al giorno, per almeno un mese all’anno, è passato da 636.000 del 1996 a 1.460.000 del 2011. Nello stesso periodo 2006-2011 il welfare è stato progressivamente ridotto tanto che, nonostante la diffusione della miseria, il numero degli statunitensi con aiuti mensili governativi è passato da 12.300.000 a 4.400.000. Il numero dei poveri ammonta a 47.000.000, il numero dei detenuti a 6.000.000. Sono in corso iniziative per smantellare i fondi pensione dei dipendenti pubblici. Trovare un posto di lavoro è quanto mai difficile. L’Apple impiega 43.000 persone negli Usa e 700.000 persone in Cina. L’85% dei ragazzi laureati torna a casa dai genitori. La Gran Bretagna, dopo aver venduto il patrimonio ideale laburista al banco del thatcherismo, è del tutto plasmata dai vangeli della City londinese. Dalla primavera del 2009 ad oggi la Bank of England ha stampato trecentoventicinque miliardi di sterline. Si dice che il piano di quantitative easing sia stato messo a punto per sostenere l’economia nazionale. Eppure il Regno Unito, travolto dall’avidità delle grandi banche, vede avanzare la malnutrizione e la fame. Ad ogni settimana che passa la Kids Company registra settanta nuovi bimbi che si rivolgono all’associazione per ottenere un pasto. Diciotto istituti di credito, tra i quali Bank of America, Barclays, Citigroup, Deutsche Bank, e Ubs, sono finiti sotto inchiesta perché avrebbero mantenuto artificialmente basso il tasso del Libor per non sembrare vulnerabili o per gonfiare gli utili. Dovrebbe essere il maggiore scandalo finanziario della storia, ma sta passando quasi sotto silenzio. Negli ultimi mesi la Bce ha erogato alle banche un prestito di oltre mille miliardi di euro ad un tasso dell’1%. Questa immensa massa di denaro non è confluita nell’economia reale, ma è servita per finanziare/strangolare i paesi con i maggiori debiti pubblici. Dato che gli Stati, attraverso le loro istituzioni, aiutano i banksters a destabilizzarli la situazione economica degli europei appare destinata a peggiorare. In Italia il turbocapitalismo è finito in pole position a datare dal 1993, grazie ad “esecutivi tecnici” che in un decennio di “regalie” a favore, tra gli altri, di Merril Lynch, Goldman Sachs e Morgan Stanley, hanno contribuito a ridurre il Pil del 36%. Oggi, con Mario Draghi presidente della Bce e Mario Monti presidente del consiglio, ha ingranato la marcia più alta. La realtà dimostra che le scelte neoliberiste hanno portato tragedie sociali ovunque, ma le politiche feroci non cambiano, continuando a bersagliare pensionati, pensionandi, disabili, piccoli imprenditori e, con essi, l’intero mondo del lavoro subordinato. Le oligarchie si formano con la prevaricazione e si rafforzano nell’invisibilità. Ad ogni sconfitta della democrazia corrisponde sempre una svolta regressiva per i popoli. La golden age of american capitalism è finita da un pezzo. In tutti i paesi dell’Impero si è creato un abisso tra i bisogni dei cittadini e le scelte poste in essere dai governanti. Le forze politiche, lungi dall’essere alternative tra loro, si equivalgono per affarismo e rappresentano gli interessi delle classi dominanti. Che la sfida sia tra democratici e repubblicani, tra laburisti e conservatori, tra Pdl e Pd, non sarà una qualche tornata elettorale a cambiare l’ordine delle cose.

Antonio Bertinelli 6/4/2012     

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. banche draghi monti cftc Cameron Bce

permalink | inviato da culex il 6/4/2012 alle 23:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
La libertà e la legge
post pubblicato in diario, il 13 dicembre 2011


Nel “De l'esprit des lois”, Montesquieu scrisse: “La liberté est le droit de faire ce que les lois permettent” (la libertà è il diritto di fare ciò che le leggi consentono). Oggi l’apparato normativo si aggira e si piega in rapporto ad interessi particolari. Le cosiddette scatole cinesi sono strutture societarie che permettono di celare la proprietà delle imprese e di evadere il pagamento delle tasse. La materia è regolata dalla legge “Draghi” del 1998. Le società offshore, utili per proteggere capitali sfruttando le legislazioni favorevoli dei paradisi fiscali, hanno la possibilità di aprire una loro succursale in Italia sotto forma di Srl, con tutti gli obblighi che ne conseguono, ma rimangono soggette alla legislazione estera nei casi di fallimento. Esistono decine di leggi ad personam e ad aziendam. Come ha ribadito Mario Monti, la società Equitalia opera, e non pochi italiani hanno avuto modo di sperimentare come, all’interno di uno schema legislativo pensato e scritto ad hoc. Anche senza scomodare l’opera monumentale, frutto di quattordici anni di lavoro, del grande pensatore francese, non è poi così lontano il tempo in cui gli intellettuali indicavano una strada, un percorso, un fine alto della vita collettiva. Attualmente, nell’apoteosi dell’effimero e delle banalizzazioni, si avverte l’assenza di guide, la commistione dei poteri è diventata regola, la libertà dei cittadini è un ricordo del passato. C’è maggiore consapevolezza in certi discorsi ascoltati al bar e nel salone del barbiere di quanta ne fornisca la lettura di un pacco di quotidiani o di qualche bestseller. Nonostante il massiccio obnubilamento delle coscienze ci sono ancora tante persone che riescono a vedere oltre l’orizzonte, che setacciano le notizie, che rompono i silenzi, che non si lasciano fuorviare da cyber-mercenari e gatekeepers, che guardano al di là dei privilegi di questa o di quella “casta”, che non si lasciano irretire dai distrattori di professione. Berlusconi si è fatto da parte, ma il distacco, la disaffezione e il disincanto per la politica sembrano aumentare proprio per la sensazione d’impotenza che attanaglia un gran numero di cittadini. La democrazia non si recupera invocando il pagamento dell’Ici per gli edifici del Vaticano adibiti ad uso commerciale, non si recupera con le sempre verdi rivendicazioni femministe, non si recupera discettando sullo “zar” russo, non si recupera con tre ore di sciopero generale, non si recupera con un taglio, peraltro di là da venire, degli stipendi dei parlamentari. Il populismo mediatico, tentando di costruire una massa a misura di speaker, svilisce la passione civile così come accade quando la stessa massa parla, manifesta, dissente senza trovare ascolto e quindi constata la propria irrilevanza politica. L’Ue della Merkel, i diktat comunitari, le manovre finanziarie recessive, le sovranità nazionali limitate o revocate, le manipolazioni a mezzo stampa, le false benemerenze, lo smantellamento del welfare, l’annichilimento del lavoro, le rappresentanze istituzionali al servizio della finanza, Il fatto che siano rimasti nel mondo solo tre paesi senza una banca centrale controllata dai Rothschild, i banchieri calati nei governi sono realtà troppo grandi e complesse da affrontare. L’apatia o la modesta reattività di una popolazione non sono necessariamente figlie dell’ignoranza, ma possono essere meccanismi di difesa più o meno transitori. Se esistono moltitudini di utili idioti, è altrettanto vero che circa il 40% di italiani non partecipa alle tornate elettorali, annulla la scheda o la lascia bianca; nel referendum sull’acqua del giugno scorso è stato largamente superato il quorum e la schiacciante maggioranza dei votanti ha cercato di placcare le mire del legislatore. Non abbiamo strumenti scientifici per misurare il grado di consapevolezza generale, ma se prendiamo come punti di riferimento questi due dati emerge che la repulsione nei confronti della classe dirigente è più diffusa di quanto l’informazione embedded lasci intendere. Un deputato “talpa”, attraverso una telecamera nascosta, registrando le parole di un suo collega, ha permesso di cogliere lo stato in cui versa il Parlamento: “(…) Tanto questi sono tutti malviventi. A te non ti pensa nessuno. Te lo dico io, caro amico. Che questi, se ti possono inculare ti inculano senza vaselina nemmeno (…)”. I vizi del governo dimissionato hanno raggiunto l’apice, ma il tanto decantato salto di qualità si è concretizzato nel perfezionamento di un esecutivo al servizio delle oligarchie finanziarie, davanti al quale non ci sono ostacoli politicamente significanti. La libertà e le chances a disposizione del cittadini sono sempre più ridotte ope legis. Anche le possibilità di non rimanere totalmente succubi di uno Stato occupato dai privati, sottraendosi quanto più possibile al peso asfissiante del suo tacco con scelte antisistema e relativamente autarchiche, si vanno assottigliando con la velocità della luce. Basti pensare al prossimo obbligo, anche per chi non ha i mezzi necessari per sobbarcarsi gli oneri connessi, di aprire un conto corrente. In questo quadro di libertà compresse da poteri visibili ed invisibili, che criminalizzano o si fanno beffa del dissenso, che osteggiano in ogni modo l’esercizio di quei principi democratici con cui si riempiono la bocca quando rilasciano interviste, trova purtroppo linfa la rassegnazione di quella parte di popolo, pur cosciente di essere finito in trappola. Se non pilotati da qualche servizio d’intelligence e quindi anarchicamente “genuini”, gesti come l’invio di plichi esplosivi nelle sedi di enti particolarmente invisi ai popoli oppressi non possono avere la pretesa d’invertire l’ordine delle cose. Ammesso che la persistente arroganza del sistema possa giustificare una risposta violenta questa dovrebbe essere prolungata nel tempo e assistita da una strategia diligentemente mirata. Tralasciando volutamente ogni genere di valutazione in merito, va evidenziato che anche riuscendo ad eliminare fisicamente dieci o cento banchieri, colpendo dieci o cento complici di questo o di quel potere forte l’intero sistema rimarrebbe in piedi. Ci sembra più verosimile ritenere che il perfezionamento del Nwo in Italia, in Europa e fino alle lande più periferiche dell’Impero possa fallire grazie ad un’implosione della struttura piramidale che lo sostiene. L’auspicabile defezione di una parte rilevante dei suoi artefici sarebbe più efficace di qualunque altra azione, ma la Grecia insegna che non è comunque il caso di aspettare seduti a braccia conserte.

Antonio Bertinelli 13/12/2011 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. equitalia draghi monti nwo paradisi fiscali

permalink | inviato da culex il 13/12/2011 alle 17:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
La fine può attendere
post pubblicato in diario, il 30 novembre 2011


Nella seconda metà degli anni 80 del XX secolo l’Urss venne sedotta dalla democrazia occidentale. Agli inizi degli anni 90 le poesie al comunismo, recitate fino a pochi anni prima dalla nomenclatura sovietica, cessarono con la stessa rapidità con cui ci si può cambiare un pullover. ”The evil empire” finì disintegrato politicamente, socialmente ed economicamente. La sbornia di libertà si trasformò presto in tragedia sia per la Russia che per altri stati post sovietici. Il programma economico favorito ex abrupto da Boris Eltsin portò alla chiusura, tra fabbriche ed aziende agricole, di 70.000 imprese statali. Seguirono disoccupazione di massa, sfruttamento inaudito dei lavoratori, liberalizzazioni tariffarie, inflazione, miseria, pensioni da fame, distruzione dei servizi sociali, quadruplicazione del crimine violento, corruzione alle stelle, far west legale, prostituzione, alcolismo smodato, uso di droghe, aumento esponenziale di suicidi e malattie, crescita vertiginosa dei prezzi dei farmaci, netto abbassamento della soglia relativa alle aspettative di permanenza in vita, rapporto tra mortalità e natalità di quattro a uno. Gran parte dei beni statali furono privatizzati per pochi soldi o "rubati" da personalità politiche e burocrati. L’avvento del neoliberismo in Russia e nell’est Europa ha comportato un peggioramento verticale delle condizioni di vita delle masse. Gli oligarchi hanno accumulato immense fortune, ma la popolazione di questi paesi, che adesso non fa più la coda davanti alle macellerie, cosa ha guadagnato dal cosiddetto processo di riforme? Lo Stato che ai tempi dell’Unione Sovietica poteva ostentare il miglior sistema sanitario e scolastico gratuito per tutti ora è una miniera di indigenza e disuguaglianza. Nel ricordo dei Russi l'anno zero coincide con il 1998, in una sola notte il rublo diventò carta igienica ed i risparmi di una vita svanirono. Giunto sulle ali della perestrojka, della glasnost e della sovranità popolare il capitalismo sfrenato ha ucciso il 10% della popolazione. Del mondo di pace e abbondanza che promisero gli strateghi del grande capitale dopo la caduta del muro di Berlino non è rimasto che il ricordo. I lavoratori dell’est Europa sono i più sfruttati del Continente con condizioni contrattuali indecenti e salari scarsi. Paesi come l’Ungheria, che fino agli anni 80 dovevano controllare solo un pò d’inflazione, ora sono a rischio di bancarotta. Analoghi scenari si prospettano per la Repubblica Ceca, la Slovenia e la Romania. Il golpe di Mosca del 1991, quello che consentì ad Eltzin di scalzare Mikhail Gorbaciov, presenta ancora dei lati oscuri. Secondo alcuni studiosi quel “falso colpo di Stato” faceva parte di un più ampio piano anglo-americano proteso ad accelerare il collasso dell’Urss al fine di predarne le ricchezze finanziarie ed energetiche. Legami emersi poi alla luce del sole, come nel caso di Mikhail Khordokovsky, che prima di finire in galera lasciò la Yukos Oil al suo socio Jacob Rothschild, rendono verosimile l’ipotesi. Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica abbiamo assistito ad un proliferare di guerre per il controllo dei mercati mondiali, per la concentrazione in poche mani di settori industriali, commerciali e finanziari. Dove non sono arrivati i bombardamenti aerei e le invasioni degli eserciti sono arrivati complicati algoritmi finanziari, debiti pubblici insostenibili e privatizzazioni a pioggia. L’Ue è nata all’ombra del dominio dalla seconda fila sui governi e con l’usurpazione della struttura dei controlli dall’interno in barba ai conflitti d’interessi. I grandi azionisti delle maggiori banche e delle maggiori corporations godono di tutta la libertà che desiderano. Hanno provocato una crisi economica-finanziaria epocale negli Stati Uniti ed hanno fatto in modo che si propagasse all’Europa. Il sistema bancario anglo-americano è virtualmente fallito, ma, grazie alla fittissima e complessa ragnatela di interconnessioni che legano tutti gli istituti di credito, sta presentando il conto all’Europa, o meglio ai popoli europei. La crisi, che non è arrivata per dabbenaggine, è stata costruita al tavolino dall’oligarchia mondialista e la moneta unica è diventata una trappola senza vie di fuga. Inoltre i cittadini, come costo aggiuntivo dell’austerità imposta dai banksters, sperimentano la sospensione della democrazia in forme sempre più marcate, mentre l’economia nazionale è sempre più simile ad una carcassa in via di decomposizione. Per adesso i mostri famelici della finanza internazionale non hanno interesse a spingere l’Italia, già avviata sulla strada della recessione, nel caos dell’insolvenza. L’effetto cascata che, a motivo dei vincoli di liquidità esistenti in Eurolandia, travolgerebbe il Continente arriverebbe pure negli Usa. Basta chiedersi se gli istituti finanziari americani potrebbero accollarsi gli oneri del credit default swap venduto come garanzia del debito pubblico italiano. Gli Statunitensi sono stati spremuti come limoni e mal digerirebbero il pagamento di un’ennesima ricapitalizzazione da parte del loro governo in favore degli istituti citati. Per il momento Bruxelles, sotto la pressione dei banchieri e delle multinazionali, anche d’oltreoceano e d’oltremanica, si accontenterà di portare in Italia una nuova ventata di neo-schiavismo e di consentire ai soliti filibustieri un proficuo shopping dentro Finmeccanica, Eni, Enel, Poste etc. Comunque vadano le cose il Popolo italiano spinto in prolungata apnea da Angela Merkel, Nikolas Sarkozy, Herman von Rumpoy, Manuel Barroso, Mario Draghi, Christine Lagarde, Olli Rehn, Jan-Claude Juncker e con i buoni uffici di Mario Monti, sarà ancora una volta, e brutalmente, sacrificato sull’altare dell’euro. Per lo spezzatino europeo bisognerà attendere ancora un po’.

Antonio Bertinelli 30/11/2011
Cosmesi impossibile
post pubblicato in diario, il 23 novembre 2011


La costruzione dell’Ue e l’impiego di una moneta unica sono stati attivati in presenza di marcati disequilibri strutturali e con una banca centrale svincolata dai requisiti minimi idonei a tutelare l’economia di tutti i paesi. Data l’entità dei debiti pubblici dei vari Stati membri e le amare medicine consigliate dai proconsoli nazionali della finanza globalizzata, continuare a marciare verso il federalismo, spingendo per ulteriori integrazioni amministrative, significa agire scientemente contro i popoli europei, spingendoli a vivere secondo le direttive dell’oligarchia mondialista. La cecità e l’incompetenza dei Parlamenti che hanno lavorato o aderito acriticamente all’edificazione europea, che si va dispiegando in tutta la sua desertificazione socio-politica-economica, se prima potevano essere delle scusanti, oggi non lo sono più. In tutto l’Occidente, dove più e dove meno, il crimine e la linea politica dei governi sono diventati indistinguibili. Diceva Seneca: “Nessun vento è propizio per chi non sa dove andare”. Figuriamoci quale sorte è riservata, con dei nocchieri insulsi, ad una nave in balia dei marosi spinta dal vento contro un’irta scogliera. L’Italia non è autosufficiente sotto il profilo energetico, non ha più un’agricoltura competitiva, ha delocalizzato la produzione industriale, ha svenduto gran parte delle principali imprese pubbliche, senza più alcuna sovranità va a rimorchio della guerre della Nato, ha perso ascendente e possibilità di commerci nelle ex colonie, è pesantemente esposta nei confronti dei creditori esteri, è ostaggio delle agenzie di rating, è sottomessa ai desiderata dei banchieri, è sotto esame degli ispettori del Fmi. La caliginosa sfilata dei politici in Tv squittisce dedicandosi alla cosmesi di personaggi o volti deformati dalla fame di ricchezza e di potere. Il nuovo premier è espressione del sistema bancario internazionale ed architetto di un Europa da incubo che, facendo opportunamente leva sul debito dello Stato in euro, ci farà colare a picco. Nel corso delle privatizzazioni, realizzate sotto la guida tecnica di Mario Draghi, tra il 1992 ed il 2000, il deficit venne ridotto di circa l’8%. Nessuno dei liquidatori dell’epoca si è mai soffermato sul mancato gettito tributario conseguente alle svendite di aziende floride e nessuno ha mai fatto cenno al danno derivante dalla liquidazione di assetti industriali strategici per l’economia pubblica nazionale. La diffusione azionaria tra i piccoli risparmiatori ha riguardato soltanto un terzo del capitale sociale immesso sul mercato. Tutte le spiegazioni tendenti a giustificare le privatizzazioni del patrimonio pubblico nell’interesse generale o per inefficienze gestionali sono state smentite dai fatti. E’ sintomatico il caso dell’Imi, con sessanta anni continui di utili e con bilanci attivi mediamente superiori alla quota di risparmi ottenuti, dalla sua vendita, sugli interessi negativi annui del debito pubblico di quel periodo. Con l’alienazione della prima tranche è finito in mano straniere il 45,7% del suo pacchetto azionario, con la vendita della terza tranche c’è finito il 57,4%. La quota di minoranza assoluta è passata dal controllo dello Stato al controllo della banca San Paolo. L’emergenza del debito pubblico, tutto questa fretta nell’offrire soluzioni salvifiche, l’imposizione di commissari ad acta nei paesi dell’Ue, con welfare e diritto del lavoro già quasi azzerati, non fanno altro che evocare la solita frode per appropriarsi delle imprese, dei mezzi di produzione e dei patrimoni immobiliari, terre incluse. Le multinazionali, comprese le super banche come Goldman Sachs, si dedicano con cura all'accaparramento di terreni ovunque se ne presenti l’occasione. In Congo, nella provincia del Katanga, sono stati recentemente messi a disposizione degli investitori stranieri quattordici milioni di ettari di terreni coltivabili. In Etiopia le terre agricole più produttive sono state sottratte alle tribù locali per essere affittate ad aziende estere. In America Latina la corsa delle multinazionali per appropriarsi delle risorse ambientali è sempre più frenetica e favorita da tutti i governi desiderosi di fare cassa. In India il terreno viene espropriato ai contadini con trecento rupie e rivenduto a seicentomila per metro quadro. Secondo un rapporto di Oxfam-Italia il land grabbing mondiale dal 2001 ha interessato duecentoventisette milioni di ettari di terra. Le multinazionali hanno persino “brevettato” alcuni prodotti agricoli naturali. Chi li vorrà coltivare sarà costretto a pagare una royalty. Bisogna dunque prevedere che se gli scalpitanti acquirenti, con gli occhi già puntati su Finmeccanica, Eni, ed altri gioielli residuati, dovessero mettere le mani anche sui terreni agricoli demaniali, messi nei prossimi programmi di vendita, la dipendenza alimentare dell’Italia si potrebbe fare ancora più marcata.

Antonio Bertinelli 23/11/2011
Italia meccanica
post pubblicato in diario, il 1 luglio 2011


Ora che la lunga inamovibilità di Silvio Berlusconi sembra minata dai risultati delle elezioni amministrative, dal voto referendario e dalle lotte intestine tra le forze della maggioranza parlamentare non riteniamo che al Pd vadano attribuiti particolari meriti. Tra i suoi dirigenti c’è chi gioisce e chi lancia ciambelle di salvataggio approfittando del lavoro e dell’impegno altrui. Un insieme variegato di movimenti ha sicuramente dissodato il terreno per mettere a dimora nuove piante, ma il berlusconismo continua a godere di buona salute, all’orizzonte non si profila un qualche grande soggetto politico refrattario al sistema, capace dunque di affrancarsi dai rapporti di dominio-sfruttamento tra governanti e governati, sia nazionali che europei e più ampiamente globali. Assodato che gli schieramenti bipolari e le alternanze di governo sono solitamente specchietti per le allodole, masse proteiformi stanno irrompendo nella storia per disseppellire la Democrazia finita nella tomba. Accade in Val di Susa, accade ad Atene, accade ovunque si abbia coscienza che i rappresentanti istituzionali non rappresentano neanche un pò gli interessi delle popolazioni. La Tav, pensata nell’esclusivo interesse di potenti lobbies, probabilmente destinata a rimanere un’opera incompiuta per più di una ragione, ha visto l’andirivieni della connivenza tra centrodestra e centrosinistra. Per la maggior parte della gente, in Grecia, con stipendi medi pari a seicento euro, da più di due anni comprarsi una paio di scarpe, una gonna, un pantalone, andare al cinema o a pranzo fuori casa è quasi un sogno, da realizzare, quando va bene, a Natale. In Inghilterra ci sono stati centinaia di migliaia di scioperanti per la stretta sulle pensioni voluta da David Cameron e ieri a Londra la polizia ne ha arrestati ventisei. L’aria che tira nelle cosiddette democrazie occidentali, a cominciare dagli Usa, non è tra le più salubri per i popoli. In Italia, dove il potere senza organigrammi trasparenti si avvale del “Bisi”, non vi sono dubbi che esista qualche problema in più rispetto ad altri paesi, ma siamo proprio certi che l’avvento di governanti “progressisti” possa liberarci da tutte le mafie, incluse quelle transnazionali, quelle economiche e quelle finanziarie? Forse Michele Santoro tornerà in Tv ed avrà pure la copertura legale, per tanto altro bisognerà aspettare delle vere e proprie soggettività rivoluzionarie. Nel 1996 la dott. Giuseppa Geremia indagava sullo scandalo della Cirio Bertolli DeRica, sull’Alta Velocità e sull’affare Nomisma. Pressioni di ogni genere la costrinsero a chiedere il trasferimento a Cagliari. Anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano indagato sugli appalti delle grandi opere pubbliche e sulla svendita delle migliori aziende nazionali. Nel 1997, con il governo Prodi, il reato d'abuso d’ufficio, istituto cardine a tutela degli interessi pubblici, venne reso difficilmente perseguibile. Tornando all’oggi vediamo la polizia di Maroni garantire lo sventramento inutile di un territorio, assistiamo alla messa a punto del “porcellum” sindacale, sentiamo affermare trasversalmente che la ripresa italiana ha necessità di basarsi sul peggioramento delle condizioni di lavoro, sulla diminuzione dei salari, e soprattutto sul rifiuto di applicare il contratto nazionale tramite la creazione di aziende ad hoc, possiamo guardare all’ultima ricetta economica di Giulio Tremonti, che è iniqua, insufficiente e foriera di un’irreversibile depressione. Ma quale esecutivo potrebbe esercitare un mandato nel sostanziale rispetto della volontà popolare, avere la forza o il permesso di porre fine alla crescita dei privilegi e del conseguente disagio sociale? Il debito pubblico, per niente “sovrano”, incalza e in tutta l’Ue c’è un fiorire di buoni propositi a cui nessun politico allineato si sottrae: smettiamo di bisticciare altrimenti disturbiamo i mercati, irritiamo gli investitori; pratichiamo diligentemente l’austerity, basta con quel vecchio arnese della sovranità nazionale, lasciamo che Bruxelles e Mario Draghi si occupino del nostro futuro. Persino l’inquilino del Colle, massimo garante di uno Stato vassallo, fa finta di non vedere che la comunità europea non è quella onirica dei suoi agiografi. Se i governi rispondono a personaggi come il “Bisi” e vanno a rimorchio delle esigenze di banche, finanza e multinazionali discettare di alternanze lascia il tempo che trova. Secondo Molly Ivins "è difficile convincere le persone che le stai uccidendo per il loro bene”. E questo vale sia per l’esecutivo delle cricche che per quello che verrà. Per garantire “la magia degli interessi composti” non si potrà contare sine die sulla creatività legislativa a salvaguardia degli amici e sull’impiego indiscrimato delle forze dell’ordine.

Antonio Bertinelli 1/7/2011  

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. berlusconi prodi santoro ue tremonti maroni draghi

permalink | inviato da culex il 1/7/2011 alle 10:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa
In articulo mortis
post pubblicato in diario, il 14 novembre 2010


“A vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fé licito in sua legge, per tòrre il biasmo in che era condotta”. Semiramide, regina assira, in virtù delle sue prerogative reali, dichiarò infatti lecito quanto più le risultava gradito. La “casta” ha dato vita a strutture di potere tanto lontane dalle necessità dei cittadini quanto idonee a realizzare i propri disegni, a dare contorni reali alle proprie smanie, a fare bottino portando il debito pubblico a punte da record internazionale. L’irresistibile ascesa dei furbi, che hanno diffuso il mito dell’individuo vincente, ha portato al ridimensionamento della solidarietà e della cooperazione. La democrazia si è così tramutata in una lotta senza quartiere tra fazioni contrapposte per il possesso della cassaforte comune. Sia i destini personali dei cesaristi che di numerosi loro avversari politici hanno poggiato sulla rovina pubblica, per cui l’allegra vita del maestro o dei suoi epigoni è solo l’aspetto più appariscente ma sicuramente meno esiziale per lo stato presente e futuro della Democrazia. Al conflitto d’interessi per eccellenza, quello dell’Asso Pigliatutto, si sono aggiunti tanti altri conflitti, che vedono il moltiplicarsi di rapporti incestuosi tra controllori e controllati, sia negli organismi pubblici che in quelli privati. Ci sono dissonanze in Parlamento, nelle Regioni, nelle Province e nei Comuni. I duemilaquattrocentotrentaquattro consiglieri delle aziende quotate in borsa ricoprono mediamente tre poltrone ciascuno, centottantaquattro di loro hanno dieci incarichi ed uno ne ha ben sessantasette. E’ inoltre ragguardevole il conflitto delle banche, socie della Banca d’Italia istituzionalmente preposta a controllarle. La legislazione degli ultimi venti anni, quando non palesemente “estorsiva”, ha imbalsamato l’apparato giudiziario, ha rafforzato imperi finanziari, in primis quello di Cesare, ha impoverito le masse ed ha riportato gli Italiani nelle condizioni tipiche dei sudditi. L’attuale governo, in articulo mortis, prima di congedarsi, vuole smantellare i residui normativi ancora rimasti a tutela dei lavoratori. Come se non bastassero i danni prodotti ed una generazione di giovani, a cui è rimasto solo il web per dare sfogo alla propria impotenza, il capo dell’esecutivo, prossimo ad essere sfiduciato dai suoi vecchi sodali, intende resistere. Dopo aver dato vita ad una dinastia e dopo aver sottoscritto l’andazzo di sempre, in base al quale fanno affari o trovano collocazioni ad hoc esclusivamente parenti, amici, amici degli amici, delfini e finanche trote, è comprensibile che l'autocrate voglia trasferire il “diritto” al premierato nelle mani degli eredi. A prescindere dai desideri dell’uomo di Arcore, il suo astro è visibilmente in discesa. Per quanto lo scioglimento di questo governo rattristi solo i berlusconiani duri e puri, sarebbe bene che gli Italiani cominciassero a guardare oltre l’orizzonte accantonando ogni forma di fideismo. Il Paese è in affanno come non mai e non si possono attribuire tutte le colpe ad un solo responsabile. Ci sono stati infiniti complici ed insospettabili correi. Se i comunisti europei hanno pagato pegno alla celebrata “conversione” di Michail Gorbacëv, anche il pensiero liberale gode ovunque di pessima salute. John Stuart Mill lanciò un attacco frontale alla scienza economica del suo tempo quando la stessa cominciò ad identificare il benessere economico e sociale con la crescita senza limiti dei profitti. Ogni sincero liberale assegna allo Stato le politiche di redistribuzione della ricchezza, la giustizia sociale e tutte quelle funzioni che possano essere scritte lecitamente nel patto democratico tra governanti e governati. Il berlusconismo ha rafforzato l’oscena ragnatela poggiata sull’indissolubile connubio tra mafie, politica, massoneria, banche, grande imprenditoria e servizi segreti. Il neoliberismo, fuori e dentro i confini nazionali, ha rifinito l’opera per far maturare una regressione sociale permanente. Dunque non è più questione di nomi o di giubbe, né è più tempo di correre dietro alle false promesse di un qualche demagogo a mezzo servizio. La pur assillante questione morale interna non deve distogliere da quello che succede altrove. In Portogallo due giovani su dieci sono precari (li chiamano “ricevute verdi”), in Spagna i Paesi Baschi sono diventati il laboratorio continentale della repressione, in Francia c’è un contesto nazionale esplosivo, nel Regno Unito gli studenti sono stati colpiti con tasse universitarie insostenibili. Le performances poliziesche italiane sono più o meno in linea con quello che accade in altri Paesi, dove gli emissari di Eurolandia, per garantirsi qualunque sfruttamento del territorio, l’impiego di manodopera a basso costo e la permanenza di lucrosi squilibri sociali, ricorrono ai manganelli, ai lacrimogeni, ai provocatori, agli infiltrati, alle spie e alle manette. La classe dirigente italiana grufola nel fango, ma non bisogna dimenticare che la servitù euroatlantica è divenuta del tutto incompatibile con le conquiste civili del passato. L’informazione “libera” si occupa troppo spesso di scandali circoscritti a questo o a quel personaggio mentre ignora che la costruzione europea, al di là della retorica, si è tradotta in un generale e sistematico peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini. I governi europei fanno da esattori delle imposte per conto del Fmi e l’intero ceto politico italiano, più di altri, ha la briglia lunga quel tanto da far passare per ineluttabile la soggezione alla Bce. Nell’indignazione generale per i costumi del monarca non una sola voce si è mai levata in tutti questi anni per superare il contingente e dire anche: meno Mercato, meno Borse, più Welfare, più Sovranità politica ed economica, più Sindacato, più Giustizia, più regole. L’Italia non può sopportare ancora a lungo gli insulti del malaffare endemico così come l’Europa non può sopravvivere al collasso se non si libera dalla dittatura della finanza. A conclusione del G20 di Seul tutti i partecipanti hanno manifestato l’intenzione di procedere d’amore e d’accordo. Mario Draghi è stato incaricato di redigere e completare la lista delle banche a rischio sistemico. Il dopo Berlusconi sembra ormai avviato ed è ristretta la rosa dei papabili. E’ probabile che un esecutivo transitorio diretto da qualche economista fidelizzato overseas possa aggiungere nuove spine al martirio. Durante la stesura provvisoria della Carta in commissione ristretta alcuni inserirono la frase: "Quando i pubblici poteri violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è diritto e dovere del cittadino". Il plenum della Commissione dei Settantacinque non ritenne opportuno aggiungerlo all’art. 50. Con buona pace di qualche ministro e degli stessi estensori del Trattato di Lisbona, riteniamo che il diritto di resistere alle prevaricazioni sia comunque legittimato dal principio della Sovranità Popolare stabilito dall’art. 1 del dettato costituzionale.

Antonio Bertinelli 14/11/2010         

Fatti quotidiani e poteri permanenti
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2010


Le lordure ed i fatti giudiziari che coinvolgono l’esecutivo in un continuo crescendo quotidiano stanno alimentando un nuovo tormentone. Vedremo presto la realizzazione di un “governo di salute pubblica”? Il 21 aprile del 1993 Giuliano Amato, dopo aver visto traballare il suo Governo sotto le indagini della Magistratura, si dimise passando il testimone a Carlo Azeglio Ciampi. La politica fece un passo indietro per lasciare spazio alla governance tecnocratica voluta dagli ideatori del ridisegnamento geopolitico e geoeconomico globale. La sinistra opera di adesione ai dettami sovranazionali ha portato ai noti sconquassi nel mondo del lavoro e in quello produttivo che ancora oggi persistono. Se facciamo un raffronto dobbiamo riconoscere che lo sprezzo per la legalità dei politici odierni ha raggiunto picchi ineguagliabili rispetto ai loro predecessori. I governi di centro-destra hanno assicurato una sostanziale depenalizzazione di due reati: il falso in bilancio e l’abuso di ufficio, inoltre hanno dato impulso a nuovi possibili equilibri corruttivi attraverso la creazione di una lambiccata architettura contrattuale e finanziaria (project-financing, general-contractor, global-service, facility-management, etc.) così da evitare le regole e i controlli tipici della contabilità pubblica. Contrariamente a quello che succedeva agli inizi degli anni novanta, quando i partiti abbandonavano al loro destino corrotti e corruttori, concussi e concussori, oggi la “casta” fa quadrato intorno agli inquisiti ed ai condannati. Mentre all’epoca di “mani pulite” la corruzione costava cinque miliardi annui attualmente ne costa cinquanta/sessanta. Sicuramente la televisione condiziona la visione del mondo e per suo tramite si esclude scientemente il cittadino dalla Polis evitando che l’indignazione monti proporzionalmente allo scempio amministrativo che subisce l’Italia. La fiaba del “nemico giudiziario” che vuole delegittimare il Governo, propinata dalla Tv in tutte le salse e senza lesinare gli effetti speciali, lascia il tempo che trova. In realtà l’ingordigia e la faccia tosta di questa classe dirigente hanno pochissimi riscontri nella storia della prima Repubblica. Sugli scranni del Parlamento siedono attualmente ventiquattro pregiudicati, novanta tra imputati, indagati, prescritti e condannati provvisori. La pressione fiscale è tra le più alte d’Europa eppure la qualità dei servizi pubblici è scadente ed il welfare si sta contraendo senza soste. I costi della politica raggiungono primati internazionali, ma si lascia credere che il dissesto dei conti pubblici dipenda dai trattamenti pensionistici riservati ai disabili. L’ultima manovra finanziaria prevede, tra l’altro, anche una stangata per le Forze dell’Ordine. Un giovane poliziotto percepisce milleduecento euro mensili, le scorte per la “casta”, incluse quelle accordate più per status symbol che per necessità, costano cento milioni all’anno. Non sono comunque questi i parametri con cui vengono valutati i governi nelle stanze dove essi vengono creati e sostenuti. Libertà, legalità e media indipendenti non sono temi che interessano particolarmente i maggiori centri di potere se non per costruire scenari in cui vi sono apparenti nemici e fittizie contrapposizioni, utili a mascherare il disegno sovversivo sempre di più proteso a negare gli strumenti della conoscenza necessari per le scelte autonome dei governati. Lo scorso aprile il Consiglio della Ue ha approvato il documento 8570/10 che consente alla polizia la facoltà di spiare qualsiasi individuo o gruppo sospettato di essere “radicalizzato”. Lo scorso giugno la Corte Suprema americana, nel procedimento “Humanitarian Law Project / Holder”, ha fissato una grave limitazione alla libertà di parola dei cittadini (garantita dal primo emendamento della Costituzione) subordinandola alle necessità della sicurezza nazionale e al dettato delle leggi federali in materia di anti-terrorismo Il tutto è passato nel silenzio mediatico senza che i giornalisti “liberi” esprimessero una sola critica e senza che si levasse una sola voce dal numeroso gruppo di politici, intellettuali e opinionisti che si abbuffano alla crapula offerta, suo malgrado, dal contribuente. Si potrebbe ricorrere a tanti altri esempi simili per sottolineare come funzionano le cose là dove la menzogna ed il raggiro sono gli unici riti dedicati alla dea Metis. Sul terreno mappato del capitalismo attuale S. Berlusconi non è poi così dissimile da tanti altri. Perché la questione morale, anche se aggravatasi nel corso degli anni, viene ripresa nelle piazzeforti delle collisioni e delle collusioni affaristiche? La politica e le leggi messe a punto da questo regime possono non piacere a molti Italiani, la corruzione ha prodotto metastasi inarginabili, l’ultima manovra finanziaria è profondamente iniqua, le norme “bavaglio” in itinere colmano la misura, ma che genere di vantaggio può portare oggi un governo tecnico alle élites dominanti? Nel 1993 esisteva un piano di sgretolamento dell’Italia predisposto in altro luogo, ma oggi cosa spinge i centri occulti di potere a voler cambiare cavallo? Berlusconi ha approfondito la polarizzazione delle ricchezze a vantaggio delle oligarchie economico-finanziarie e a danno dei lavoratori, non è stato mai un ostacolo per le banche, per la grande finanza, per le multinazionali del petrolio, delle armi e dei farmaci, per l’establishment bellico americano, per i centri affaristici e criminali che condizionano implacabilmente i destini del nostro Paese. Perché il disastro civico nazionale, lo sfascio dei diritti e delle garanzie costituzionali dovrebbero rappresentare una preoccupazione per i poteri forti che Berlusconi ha sempre tenuto nella debita considerazione? Anche per le “opposizioni”, quelle che non hanno mai disdegnato l’approvazione di leggi bipartisan a tutela della “casta”, i voleri del premier non dovrebbero costituire pregiudiziali insormontabili. Questo esecutivo ha svolto il lavoro sporco di cui hanno beneficiato in molti e, per quanto emerga una qualche forma di ostilità tra la borghesia padronale italiana, ci sembra più verosimile ipotizzare che il cambiamento dello scenario politico sia voluto oltreoceano. Sollevare la questione morale, peraltro sempre più assillante, è un modo semplice e sicuro per favorire in qualunque Paese satellite la transizione da una leadership sgradita ad una gradita. La mordacchia prossima ventura riservata al web, alla stampa e alla Magistratura, oggi massimamente desiderata da Berlusconi,  precluderebbe ai pupari sovranazionali di tenere sotto pressione i governi attraverso quell’informazione capace, quando serve, di suscitare il disgusto dei cittadini. E’ quindi lecito pensare che buona parte dei giochi si terranno intorno ai citati provvedimenti liberticidi. A prescindere dall’esito del loro iter parlamentare, va da se che il fido M. Draghi, di cui spesso la stampa estera tesse le lodi, offra maggiori garanzie all'apparato bancario anglo-americano di quanto ne possa fornire l’attuale primo ministro, ormai troppo scomodo ed ingombrante. Le recenti dichiarazioni di L. Gelli, sommate alle esternazioni di alcuni mafiosi e di altre associazioni occulte, non sembrano essere casuali o superfetatorie, ma sembrano prefigurare l’idea di una “terza” Repubblica post-berlusconiana. Se per certi versi sarebbe augurabile che Berlusconi si ritirasse alle Isole Cayman o, se lo predilige, in qualche dacia posta sulle rive del Lago Valdai, nei dintorni di San Pietroburgo, per altri si può considerare una vera iattura, così come la recente storia insegna, la nascita di un governo tecnico consacrato per lo più fuori dei confini nazionali. Che si ricorra nuovamente al “porcellum” per concedere la libertà di votare gli altrove prescelti o che si ricorra a convergenze trasversali per uscire dall’attuale fase di instabilità politico-economica, derivata sia da fattori endogeni che esogeni, il prezzo sarà sempre e comunque pagato dai soggetti sociali più deboli. Per adesso, e chissà per quanto tempo ancora, il sistema cooptativo totalizzante inibisce il sostanziale ricambio dell’intera classe dirigente, l’accesso dei giovani di valore in tutti i posti nevralgici della vita nazionale e il riordino integrale delle Istituzioni. Le profferte di M. D’Alema, i funambolismi di G. Fini e le capriole di P.F. Casini rientrano perfettamente nelle logiche del berlusconismo a cui hanno precedentemente spianato la strada. Lo status quo non è incoraggiante, ma non vorremmo cadere dalla padella per finire sulla brace.

 

Antonio Bertinelli 18/7/2010

Sfoglia marzo        maggio
il mio profilo
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv