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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Chiamalo se vuoi ... qualunquismo
post pubblicato in diario, il 31 ottobre 2011


“Se non ci fosse l'euro gli italiani sarebbero in mezzo al Mediterraneo con della carta straccia in tasca. La malattia non è l'euro, ma l'Europa che non c'è”, parole di Pierluigi Bersani. "Licenziamenti facili è un termine assolutamente falso. Noi discutiamo di come incoraggiare l'impresa a intraprendere, ad assumere, ad ampliarsi, a crescere anche attraverso l'idea che se poi le cose non andassero bene, se si rivelassero difficili, l'impresa come ha fatto il passo in avanti potrebbe fare magari anche un mezzo passo indietro, ma con protezioni per i lavoratori perché nella nostra cultura c'è una solida consuetudine a dare protezione per i lavoratori più che in altri Paesi”, parole di Maurizio Sacconi. “Se il governo dovesse procedere rispetto agli annunci ci sarà lo sciopero generale”, parole di Susanna Camusso. Bersani dovrebbe sapere che “l’Europa che non c’è” è proprio quella che non ci sarà mai proprio a motivo di una moneta unica stampata e gestita dalla Bce in ossequio al dogma del signoraggio privato. Sacconi dovrebbe sapere meglio di altri che Fabbrica Italia non esiste più. Alla Camusso vorremmo chiedere se spera di far decantare rabbia e disperazione con una folcloristica passeggiata romana e comizio conclusivo in piazza San Giovanni mentre tutta l’Europa è stretta nella morsa economico-finanziaria della globalizzazione. Il Meccanismo di Stabilità (Mes) esautora i governi dell’eurozona, l’organismo preposto all’uopo, con l’assunzione di ampi poteri sulla possibilità dei singoli Stati di stabilire i propri bilanci e di gestire i propri debiti pubblici, è coperto da tutte le immunità giuridicamente concepibili, il suo operato è del tutto insindacabile. La brutale austerità imposta dall’Ue alla Grecia ha riportato i redditi e la libertà delle masse popolari ai livelli degli anni vissuti sotto la giunta militare dei colonnelli. Il governo Papandreou è sostanzialmente sostituito dalla troika presieduta dall’eurocrate Horst Reichenbach. Politici e sindacalisti italiani, forse più di altri, recitano a soggetto, ma tutti indistintamente servono diligentemente gli interessi della global class. Lo fanno con la stessa discrezione con cui a Bruxelles si è sempre lavorato, dietro la facciata della democrazia, a danno dei popoli europei e della loro sovranità. Ci sembra un po’ troppo riduttivo imputare tutte le colpe del declino economico italiano all’attuale governo. Anche se la maggior parte dei cittadini lo ritiene il peggiore dell’era repubblicana, il circo truffaldino globalista che sbeffeggia Berlusconi si è avvalso di clowns, marionette e stragisti al di qua e al di là dell’oceano Atlantico. I signori dell’Impero mirano ad una salda governance mondiale e non lesinano i mezzi per raggiungerla. Dove non arrivano con le campagne mediatiche, la persuasione e la corruzione inviano agenti della Cia, del Mossad, dell’MI6, della Dgse, etc. a sobillare rivolte armate contro i “dittatori” messi all’indice e poi fanno partire i bombardieri della Nato. Donald Rumsfeld  ha scritto su Twitter: "Al-Assad e Ahmadinejad riflettano bene sulla fine di Gheddafi. I loro popoli potrebbero decidere che i prossimi saranno loro due". Dove l’Impero ha fatto breccia con elezioni “democratiche”, per gestire il forte calo dei livelli di vita, sta prendendo piede lo stato di polizia über alles così come è già accaduto negli Usa. Qui vige il Patriot Act che, tra l’altro, consente il tecnocontrollo di tutti i cittadini; è possibile trattenere persone in prigione ab libitum senza presentare imputazioni e prove ad un tribunale; per ammissione dello stesso Barak Obama esistono liste di statunitensi che potrebbero venire assassinati senza un giusto processo; chiunque resiste o critica gli Stati Uniti è considerato un criminale. In questi ultimi giorni le forze dell’ordine si sono scatenate brutalmente sui manifestanti a Chicago, Denver, Oakland, Cincinnati, Atlanta, Seattle, Dallas, San Francisco e Los Angeles, smantellando le aree occupate ed eseguendo in ogni città centinaia di arresti. Analoghe scene si sono verificate in altre parti del mondo occidentalizzato, ad Atene, Sydney e Melbourne. In Germania le manifestazioni pubbliche di dissenso sono seguite da droni attraverso i quali la polizia sorveglia, controlla e accumula dati sui dimostranti. L’Unmanned Aerial Vehicle verrà esteso presto in tutta Europa. In questo quadro non possiamo far finta di credere che la caduta dell’indegno governo delle P progressivamente numerate e delle consorterie affaristiche possa essere la condizione imprescindibile per riguadagnare credibilità all’estero, per liberarsi dallo strozzinaggio sovranazionale e dal capestro guerrafondaio degli atlantisti. Berlusconi è solo una variante tragicomica delle politiche antipopolari e coloniali euro-anglo-americane abbracciate senza distinzione alcuna da “destri” e “sinistri”, sia in Italia che altrove. Un premier che flirta platealmente con dei dittatori e poi volta loro le spalle nei momenti cruciali non è certo uno spettacolo edificante, ma non è che possiamo trovare facilmente dei modelli di riferimento da invidiare. Senza dilungarsi nel fare le pulci a  Viktor Orban, George Papandreou, Nicolas Sarkozy, David Cameron e a tanti altri ancora, possiamo magari riflettere sull’esultanza manifestata da Illary Clinton dopo l’assassinio di Mu’ammar Gheddafi. Il genero della Clinton è un alto dirigente della Goldman Sachs. Il Dipartimento di Stato Americano ha coinvolto la grande banca d’affari in un progetto internazionale, sotto l’egida della Nato, per far scuola di business a donne imprenditrici in Afghanistan e in Pakistan. E’ facile intuire che Goldman Sachs prenderà parte alla spartizione delle risorse finanziarie ed auree della Libia. Non tutti i problemi dell’Italia si possono condurre allo sgoverno del “pagliaccio” e dei suoi sodali. I danni prodotti dal berlusconismo non possono far dimenticare che il Paese deve fare i conti con una classe imprenditoriale parassitaria e priva di sensibilità sociale, inoltre da un ventennio vede in contrapposizione bande di soldati di ventura che, occupando le istituzioni, si mettono al servizio dello straniero.

Antonio Bertinelli 31/10/2011

 
Il bianco e il nero
post pubblicato in diario, il 11 maggio 2011


Le accuse di passatismo o di comunismo, le critiche per non sapersi aprire alle novità servono a perorare la difesa del presente su cui si basano il berlusconismo e l’ideologia neoliberale di cui lo stesso è espressione. Le loro pretese di superiorità, di insindacabilità tendono a far ritenere irrevocabili le scelte fatte, senza alcun controllo, dalle élites dominanti delle quali parlamenti e governi sono ossequiosi maggiordomi. Se lo Stato deve essere un’entità capace di agire nell’interesse collettivo, attraverso tre poteri paritari, legislativo, esecutivo e giudiziario, non si può di certo dire che l’attuale governo sia in grado di garantirlo. Il macroscopico conflitto d’interessi del premier è espressione di quella sussunzione del politico da parte dell'economico a cui gli uomini dell’attuale Pd hanno arrendevolmente spianato la strada. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali può farsi ambasciatore dell'arretramento dei diritti e delle soggettività. Il Ministro del Tesoro può fingersi soddisfatto per aver superato l’esame dell’Ocse. Il neoliberismo prevale perché è sostenuto con determinazione dalle banche, dalla finanza e dalle multinazionali, che guardano a questa sorta di fondamentalismo economico come lo strumento principe per un arricchimento senza limiti. Il golpe piduista in corso, di cui il porcellum elettorale, gli artifici legislativi e la “riforma” della Magistratura sono solo le espressioni più appariscenti, è la logica conclusione di un pregresso politico costellato di complicità. Le gravi incontinenze, gli abusi istituzionali e gli sberleffi alla Costituzione di oggi sono la logica conclusione di quanto è stato praticato o permesso ieri. Se il sistema di potere italiano non si fosse incancrenito su paradigmi ed input mafiosi, se il centro-sinistra non avesse governato in nome e per conto della finanza internazionale, rendendosi organico ad un regime  neoliberale-capitalista-globalista, se la parte nominalmente avversa non lo avesse agevolato, Berlusconi non sarebbe mai diventato primo ministro. Qualunque sia l’epilogo della sua avventura governativa ci sembra comunque troppo tardi per immaginare e costruire un futuro auspicabile. E’ arduo guardare con speranza alla politica quando esercitata da moltissimi indagati, condannati, amnistiati, prescritti o persone comunque rese oggetto di un interessamento giudiziario per corruzione, concussione, abuso d’ufficio e collusione con associazioni a delinquere più o meno organizzate. All’intero ceto politico  fa comodo il depotenziamento e la subordinazione della Magistratura, qualunque futura maggioranza parlamentare non sarà in grado di sottrarsi alle direttive della predazione internazionale che vede soccombere economicamente un paese dietro l’altro. Il tracollo della Grecia e l’entità dello stesso debito pubblico statunitense ci riportano alle profetiche considerazioni del Presidente Thomas Jefferson: “Penso che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà che interi eserciti pronti a combattere. Se il popolo americano permetterà un giorno che le banche private controllino la loro moneta, le banche e tutte le istituzioni che nasceranno intorno ad essi priveranno le persone di ogni possedimento, prima per mezzo dell’inflazione, seguita dalla recessione, fino al giorno in cui i loro figli si sveglieranno senza casa e senza un tetto sulla terra che i loro padri conquistarono”. L’aggressione alla ricca Libia, l’ennesima nei confronti di un Paese non aderente alla Banca per i Regolamenti Internazionali, approvata dal Parlamento con l’eccezione dei rappresentanti dell’Idv, è la palese dimostrazione che i popoli cosiddetti occidentali sono manovrati dai più grandi criminali che la Storia abbia fino ad oggi potuto vedere all’opera grazie ad un dispiego di mezzi precedentemente inimmaginabili. Non ci piacciono le guerre “umanitarie” della Nato, non ci piace l’agonia dei Greci economicamente immolati sull’altare dell’euro, non ci piace vivere in un Paese travolto dalle macerie morali e materiali, non ci piace vedere i frutti tossici di in programma definito, lineare e coerente attuato calpestando la dignità dei cittadini. Non è affatto facile uscire dal circolo dell’assuefazione. Senza escludere qualunque impegno civile si ritenga opportuno nell’interesse dell’intero Paese, vanno fatte le debite valutazioni. Bisogna misurarsi con uno Stato che è finito nelle mani di pochi privati, con la progenie sociopatica dei banksters, con gli economisti immuni da dissonanze cognitive, con la perdita della sovranità nazionale, con i diktat dell’Impero anglo-americano, con una classe dirigente trasversalmente omologata verso il peggio, con l’ineguagliabile bulimico dagli insulti facili, con i suoi degni pasdaran, con i varchi di accesso alla politica che sono terribilmente stretti e funzionalmente presidiati. Chi è in grado di capire tutto questo non dovrebbe scartare la possibilità di abbracciare scelte radicali. E’ tempo di individuare il bianco e il nero tralasciando le sfumature. Anche andarsene dall’Italia o decidere di vivere del tutto fuori dagli schemi imposti dal modello di sviluppo occidentale sono ipotesi da prendere in seria considerazione. Nel contesto attuale è più che mai velleitario ritenere di poter salvaguardare gli interessi della massa sistematicamente manipolata e già destinata al macello.

Antonio Bertinelli 11/5/2011
La crisi sulla pelle
post pubblicato in diario, il 28 dicembre 2010


Spesso osservando i volti di potenti banchieri, di noti finanzieri, di sfuggenti amministratori delegati e dei loro referenti politici il nostro pensiero corre a Cesare Lombroso. Ci piace credere che se fosse stato nostro contemporaneo avrebbe intrapreso sicuramente una ricerca sulla psiche e sulla fisiognomica di detti personaggi. Alcuni fenomeni odierni come le politiche bancarie e societarie, le palesi insofferenze per le sovranità statali, la polverizzazione del sociale, la perifericità dei cittadini, le grandi sacche di povertà, l’estrema mercificazione del lavoro e soprattutto gli artefici di queste “rivoluzioni” potrebbero interessare qualche studio criminologico pionieristico. Senza sbizzarrirsi nel fare ipotesi più o meno azzardate resta comunque il fatto che certe facce rassicurano meno delle loro idee guida. Sotto il dominio dell’economia e della finanza globalizzate, ovunque si guardi, non c’è motivo per stare tranquilli. Basta ripensare alla simpatica scatola di mentine con la pubblicità elettorale "Yes, we can" di Barack Obama. Al netto di qualunque possibile agiografia, la sua amministrazione ha salvato le megabanche con denaro pubblico e con una serie di misure straordinariamente generose. Ha sostenuto la General Motors acquistando le sue azioni a 45 $ per poi rivenderle, dopo la “rinascita” aziendale, a 33 $, con una perdita del 26,6 % a carico di Pantalone. Ha prorogato di due anni i tagli fiscali voluti da Gorge W. Bush, lasciandoli inalterati anche per i più ricchi. Sarà presto costretto a ridurre le coperture per Social Security e Medicare, i più importanti programmi sociali di un Paese con quindici milioni di disoccupati. Anche l’Ue, almeno dal punto di vista dei suoi cittadini, non gode affatto di buona salute. La divaricazione tra economia reale ed economia virtuale sta assumendo le forme di una rivendicazione sociale che travalica ogni frontiera. In quasi tutta Europa i giovani sono prigionieri nelle gabbie della precarietà, moltissimi studenti vivono in un limbo indefinito e le masse lavoratrici, specialmente là dove il sindacato si è trasformato in cinghia di trasmissione dei voleri padronali, pagano le conseguenze dei giochi finanziari praticati da una classe dirigente convertita al vangelo del neoliberismo. Non ha più senso parlare di governi “sinistri” o “destri”. Tutti operano per il perfezionamento dell’Impero. Quell’Impero caro agli europeisti come il compianto Tommaso Padoa Schioppa o l’ex consigliere di Tony Blair, Robert Cooper, attuale direttore generale degli affari esteri e politico-militari del Consiglio Europeo. Fuori della retorica, né l’uno né l’altro potrebbero essere celebrati come “patrioti”. Entrambi potrebbero essere definiti semplicemente come uomini di successo più sensibili agli interessi dell’establishment finanziario globale che a quelli dei loro rispettivi Paesi. Il “salvataggio” della Grecia, sottoscritto da Papandreou, doveva essere ripagato nel 2014 e nel 2015, ma, per la sua difficile sostenibilità, è stato prolungato al 2017. Il Parlamento ellenico, a maggioranza socialista, ha da poco approvato la finanziaria 2011, con tagli superiori ai quattordici miliardi di euro. La situazione irlandese, dove i “salvatori” hanno preteso come garanzia i soldi del fondo di riserva delle pensioni nazionali, è altrettanto grave e non c’è motivo di ritenere che questo Paese sarà mai in grado di uscire dalla morsa del debito pubblico. Grecia e Irlanda saranno schiave dei banchieri sine die. Ieri Standard & Poor's ha messo sotto osservazione, con implicazioni negative, il rating a lungo e breve termine del Portogallo. In Spagna la disoccupazione ha oltrepassato il 20% della popolazione attiva. Il socialista Zapatero, che, tra l’altro, ha trasferito novanta miliardi di euro alle banche responsabili della bolla immobiliare, non fa mistero delle sue politiche ad esclusivo favore degli investitori internazionali. L’Ungheria, con i titoli di Stato prossimi ad essere classificati come spazzatura, si sta avviando al controllo governativo dei media e alla limitazione del diritto di sciopero. In Italia, dopo l’approvazione della controriforma universitaria, il presidente Napolitano si è cimentato nella captatio benevolentiae dei giovani. Non siamo ancora arrivati alle code pubbliche con i bollini per un pasto caldo al giorno, come accade già oggi in Usa, ma siamo sulla buona strada. Follow the money. E’ sufficiente seguire il tragitto di chi tiene i cordoni dell’economia e della finanza per comprendere chi comanda davvero. La politica, argomentando sulle riforme necessarie, sulla valutazione dei mercati e dei vincoli europei, sulla concorrenza globale e sulla responsabilità operaia, sta imponendo ai cittadini il gioco di un potere non eletto ed ormai fuori controllo. Quello stesso potere che, speculando sulla lira per convincerci ad entrare nell’euro, ha preteso, fin dal 1992, la privatizzazione e la svendita di molte aziende strategiche italiane. In assenza di sovranità monetaria, con un debito pubblico potenzialmente inestinguibile, hanno buon gioco le agenzie internazionali di rating. Subire questo meccanismo, secondo il Financial Times, significa “cadere vittima di una spirale di bocciature che portano ad ancora meno fiducia dei mercati, che porta ad ulteriori bocciature, che portano a tassi sui titoli di Stato ancora più alti e così via fino al default”. Un tempo anche solo la proclamazione di uno sciopero generale spingeva i capi di governo a rassegnare le dimissioni. Attualmente nessun premier europeo, e Berlusconi ha qualche ragione in più degli altri per non farlo, ritiene opportuno dimettersi neanche dopo una lunga serie di contestazioni pubbliche. Chi governa (ed è un eufemismo) lo fa per se e per i suoi mandanti, obbedisce al primato dei numeri forniti dai banchieri e dai finanzieri, è del tutto impermeabile alle richieste dei Popoli. Filippo Turati era un pensatore estremamente pacifista eppure, nei suoi ultimi anni di vita, ripensando alla presa di potere del fascismo, ebbe a scrivere: "La forza si vince con la forza. Quando la forza è tutta materiale, la resistenza dovrà pur essere della stessa natura. La non resistenza al male, se può avere un valore quando è suscettibile di provocare una reazione morale, diviene al contrario una vera complicità quando le circostanze e il carattere degli avversari rendono impossibile ogni reazione morale. Mossi da una concezione superiore della vita, noi abbiamo forse troppo disarmato le masse". Le mobilitazioni e le lotte degli ultimi mesi hanno coinvolto persone con vissuti diversi, dai terremotati ai disoccupati, dagli studenti agli immigrati, dagli insegnanti agli operai. Da Nord a Sud, da Est a Ovest, tutti indistintamente parlano lo stesso linguaggio. Sono stufi di vivere nell’era e nei luoghi dell’incertezza. Non ci sembra utile vandalizzare i compattatori dell’immondizia come sta accadendo a Chiaiano, ma dobbiamo prendere atto che l’Italia, suo malgrado, si è trasformata in un vulcano che fuma e brontola. Potrebbe essere pericoloso continuare a metterci sopra sempre qualche nuovo tappo.

Antonio Bertinelli 28/12/2010
Fratelli coltelli
post pubblicato in diario, il 16 maggio 2010


Riferendosi ai foschi avvenimenti che hanno caratterizzato i primi anni novanta dello scorso secolo, Walter Veltroni ha chiamato in causa altre “entità” lasciando intendere che, per sciogliere quei misteri, bisogna guardare oltre i fatti imputabili a questo o a quel mafioso. In realtà per arrivare ad una visione complessiva di quella fratellanza esercitata a danno dei governati bisognerebbe anche analizzare le vicende che hanno visto o che vedono come protagonisti tanti fratelli coltelli dediti a scalare banche, assicurazioni, grandi gruppi industriali, proprietà editoriali, vari settori nevralgici dell’economia e della finanza. Il sacrificio di uomini fedeli alle Istituzioni sistematicamente isolati e abbandonati da uno Stato, formalmente presente solo ai funerali, è la cartina di tornasole che indica l’alto tasso di acidità raggiunto dal sistema paese. Anche se qualche fustigatore di costumi fotografa periodicamente l’insider trading praticato da Tizio, la truffa delle scatole cinesi realizzata da Caio o le tangenti pretese da Sempronio, la Fratellanza Oscura, su cui tutti sorvolano, non è un videogame, e la lunga teoria di vittime che annovera l’Italia ne è la conferma. Per essersi avvicinati, più o meno consapevolmente, a verità ignominiose hanno perso la vita magistrati, testimoni, poliziotti, giornalisti, comuni cittadini e persino qualche prelato che si occupava di faccende un pò troppo “temporali”. Il modus operandi delle élites economico-finanziarie, che venga paralizzata la macchina giudiziaria ope legis o che si ricorra a metodi più spicci per vanificare gli esiti di eventuali indagini, implica una vastità di connivenze ed una trama di relazioni tale da coinvolgere tutti i livelli delle Istituzioni. Chi incappa in determinati reati, come ad esempio quelli di corruzione, oltre che all’improbabile “ludibrio” mediatico, comunque prossimo a scomparire per via legislativa, rischia al massimo una condanna penale simbolica. Le notizie che si rincorrono in questi ultimi mesi riguardano prevalentemente la corruzione di combriccole ammanicate con il centro-destra. Ci viene spontaneo ritornare con il pensiero alla presunta bonifica giudiziale realizzata da “mani pulite” e agli eventi successivi, senza perdere di vista l’attuale contesto economico, che ci vede vacillare insieme ad altri Paesi di Eurolandia. I processi penali di ieri, come anche quelli di oggi, non hanno dato origine ad una catarsi. I “fantasmi” della prima Repubblica si aggirano indisturbati anche nella seconda e i misteri di sempre permangono. Dopo l’eliminazione di alcuni grandi tangentisti, dal 1992 è iniziata la corsa alle alienazioni dei gioielli di famiglia e si sono accelerati i passi per adottare la moneta unica europea. In pochi anni decine e decine di prestigiose aziende italiane sono passate in mani straniere (Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Ferrarelle, etc), diverse mega dismissioni ed acquisizioni hanno portato al saccheggio e alla svendita di tutto il patrimonio pubblico. L’Italia è diventata così l’Eldorado delle incestuose liaisons tra banche e imprese che, tra l’altro, hanno fornito l’assist per il crack della Cirio e per quello della Parmalat. Oggi gli Italiani vengono accusati di aver usato l’euro come carta di credito. Non è per caso che i teorici della Transparency International, quelli che tifano anche per la decentralizzazione e per la privatizzazione di quasi tutte le Istituzioni, compresa Polizia, Magistratura e Forze Armate puntino a far emergere gli sconci degli attuali maggiordomi per sostituirli con altri, magari più zelanti? Dato che i benefici della “carta di credito” non sono stati raccolti dai cittadini e a questi bisogna pur lanciare qualche osso per distrarli, la domanda non ci sembra peregrina. Gli Italiani hanno già pagato per gli incarichi e gli onori che Goldman Sachs ha riservato a certi “sinistri” ed oggi stanno firmando altre cambiali per il governo dei “destri”. Naturalmente le oscene ruberie maturate all’ombra della Protezione Civile, gli illeciti realizzati dalle cordate allestite contro Air France, le tangenti sul business eolico, gli affari connessi a certi commissariamenti, la turpe spartizione dei soldi pubblici e tante altre vicende analoghe finiranno in una bolla di sapone come quelle oggetto dell’inchiesta “Poseidone”. Il brivido della crisi greca e le mezze parole di Giulio Tremonti ci preoccupano più di quanto lo possano fare tutti quei processi farsa che si celebrano nelle aule di Giustizia. Ma non sarebbe meglio dare in beneficenza tutto quello che si spende per procedimenti giudiziari già morti in partenza, come il passato ben dimostra? Dopo essere finiti in pasto alla UE e al FMI, si sta portando a compimento l’eutanasia dello Stato sociale. Wall Street ha trovato la nuova Terra Promessa in Europa e il nostro Paese, già fragile per l’entità del debito pubblico, non è neanche in grado di esprimere un governo nazionale idealmente capace di fronteggiare l’assalto definitivo della BIS (Bank for International Settlements). Jean- Claude Trichet sostiene che l’impegno della BIS è “un passo avanti” per affrontare la crisi generale ed è convinto che la complessa situazione finanziaria richieda un’aristocrazia qualificata per l’esercizio di una direttiva globale. Dato che il governatore della BCE tesse gli elogi dell’istituto finanziario più potente della terra ci sia concesso di nutrire qualche dubbio. Grazie all’indefessa opera dei fratelli d’Italia abbiamo perduto la sovranità monetaria, l’industria nazionale, l’identità culturale, la sostanziale possibilità di autodeterminarsi e ci avviamo a grandi passi verso una terrificante dittatura tecno-finanziaria. Il calvario dei settori più vulnerabili della popolazione è cominciato con l’avvento dell’euro e si è marcatamente accentuato dopo la crisi dei mutui subprime americani. Se non si trova un antidoto per il velenoso cocktail di misfatti nazionali ormai trangugiato ci si prospetta un futuro di instabilità, di schiavismo, d’impoverimento materiale e di abbrutimento psichico. La fine tragica e disperata di Mariarca Terracciano, morta per protestare sia per il mancato accredito del suo stipendio che per quello di tutti i dipendenti della ASL inadempiente, segna la distanza tra governanti e governati, segna la distanza tra chi si ingrassa a spese di tutti e chi vede violati i propri diritti minimi.  

 

Antonio Bertinelli 16/5/2010       

Il sol dell'avvenire
post pubblicato in diario, il 8 maggio 2010


La fitta ragnatela economica-finanziaria che sta avvolgendo la Grecia e che minaccia di strangolare altre nazioni, Italia inclusa, dipende dal radicamento del modello di sviluppo americano. Dopo essere entrati nel cono d’ombra del capitalismo globale, senza che le politiche dei vari paesi abbiano mai sostenuto una qualche forma di multipolarismo, oggi paghiamo pegno al dominio planetario delle banche e arretriamo davanti alla speculazione dei grandi finanzieri. I governi di sinistra, a cominciare dai primi anni novanta del XX secolo, hanno alienato gli “scudi” economici nazionali. Quelli di destra, mentre lasciano che le combriccole degli amici gozzoviglino con il denaro pubblico, continuano ad applicare la politica del rigore, la quale grava esclusivamente sulle fasce più deboli della popolazione. Giovanni Falcone era riuscito ad inquadrare le eterogenee lobbies che avevano messo gli occhi sui settori strategici dell’economia statale e che stavano collaborando per appropriarsene. Il coraggioso magistrato non ebbe modo di conoscere l’epilogo della storia, così come non ebbe modo di assistervi Paolo Borsellino, ma gli errori di quelle “vendite”, curate principalmente da Romano Prodi, le scontiamo ancora oggi. Mutatis mutandis, l’avvento del berlusconismo ha visto proseguire l’assalto ai forzieri e ai patrimoni comuni. Camuffate nelle forme più diverse e nei più svariati modi, sono aumentate le rendite parassitarie e i sussidi che le famiglie dominanti si autoelargiscono a spese di tutti. Gli imprenditori che non sbaraccano per aprire stabilimenti nell’Europa dell’Est o addirittura in Cina, possono contare su manovalanza asiatica, africana e sudamericana disposta a lavorare 12 ore al giorno per un tozzo di pane. Quella in esubero finisce poi a marcire nei centri di identificazione e di espulsione. Esistono sovvenzioni di Stato e si fanno affari persino sull’immigrazione dei nuovi schiavi. Dopo aver rinunciato ad ogni forma di dignità la stagione dei saldi non conosce fine, si vende e si compra di tutto, inclusi i voti e gli scranni parlamentari. Per dirla alla maniera di Arthur Rimbaud sono “À vendre les corps sans prix, hors de toute race, de tout monde, de toute sexe, de toute descendance et le bruit, le mouvement, et l’avenir qu’ils font!”. Che sia per il volere di circuiti oscuri, interessati a far trapelare determinati scandali, o per l’abilità professionale di qualche giornalista “libero”, le nefandezze del potere affiorano con cadenza regolare. Ovviamente non finiscono in Tv, ma le gole profonde che ci partecipano le attività truffaldine di questo o di quel politico, di questo o di quell’imprenditore, di questo o di quel banchiere non mancano mai. Ora da un episodio, ora da un altro, emerge come il Popolo, che a detta dei governanti è rappresentato, difeso e condotto al sol dell’avvenire, sia invece triplicemente circuito. Già imbrogliato dalle oligarchie che condizionano lo scacchiere economico internazionale, viene ulteriormente spogliato dallo Stato che va in soccorso della finanza in affanno per crisi sistemica e, in ultimo, subisce le angherie dello Shogun che gestisce la quotidianità per conto dell’imperatore. La tanto celebrata democrazia è progressivamente scivolata verso il rigido dominio dei cittadini attuato per mezzo della propaganda, degli illeciti, della violenza e delle norme ad hoc. E’ avvilente constatare la cultura dilagante del favor rei e del favor debitoris. Se l’Europa non ride, se la Grecia annaspa, se l’euro traballa, l’Italia, oltre che con il suo debito pubblico, deve anche misurarsi con le pistole puntate alle tempie di chi informa, di chi dissente e di chi è comunque fuori linea. I manovratori non devono essere importunati con critiche, appelli, istanze e neppure con la satira. La casta degli “eletti” si arroga il diritto di stabilire insindacabilmente quali sono i suoi alleati e quali sono i suoi nemici, mira ad ottenere una privacy blindata per imperare sulla politica, sull’economia e soprattutto sulle leggi. Secondo quanto affermava Adolf Hitler, la storia mostra come tutti i conquistatori che hanno consentito agli uomini da loro assoggettati di portare armi hanno in tal modo approntato la propria caduta. Dunque è bene che il Popolo non disponga di strumenti idonei per affrancarsi dal giogo e  bisogna fare in modo che solo la gleba si trovi in contrapposizione sulle piazze. Da una parte i “servi” ribelli e dall’altra i “servi” fedeli. Da una parte chi difende magari il proprio posto di lavoro e dall’altra le forze dell’ordine. Morti e feriti, vittime di un qualunque malgoverno, non hanno mai causato lutti alla razza padrona  E’ la logica della guerra riportata su scala ridotta, quella degli assalti alla baionetta e delle decimazioni dei reparti in rotta davanti al nemico, come nella Grande Guerra, o quella dei bombardamenti sulle popolazioni civili, che ha caratterizzato e preceduto l’avanzata delle truppe americane durante il secondo conflitto mondiale. Se gli Stati non fossero corrosi dal tarlo della cupidigia non ci sarebbero frotte di precari e di disoccupati, i piani di assistenza sociale non precipiterebbero in caduta libera, non esisterebbero cervellotici programmi di sicurezza nazionale (?), non si assisterebbe ad un’anomala espansione dei Servizi Segreti, i cortei di protesta non vedrebbero giovani ammazzati dalla Polizia e poliziotti presi a sassate dalla folla. Se lo spirito della Democrazia fosse applicato effettivamente si guarderebbe alla critica delle opposizioni come stimolo per migliorare l’azione dei Governi. Solo per citare qualche caso, ci consta invece che il talk show di Serena Dandini è stato "attenzionato", che Michele Santoro ha subito una denuncia con annessa domanda di risarcimento per aver realizzato una trasmissione sulla Sanità, che Michel Abbatangelo è stato citato in giudizio a motivo della satira fatta sul suo blog e che il Ministro per le Attività Culturali non andrà al Festival di Cannes perché, a suo dire, “Draquila”, il documentario che presenterà Sabina Guzzanti, disonora l’Italia. Forse non si può più gridare al mondo che siamo un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di navigatori e di trasmigratori, ma il lustro perduto dal Paese non è certo imputabile alle crude narrazioni di qualche libro o di qualche film. Purtroppo gli esiti connessi “all’ora solenne che sta per scoccare nella storia della Patria” non dipendono dall’agiografia di corte.

 

Antonio Bertinelli 8/5/2010     

Senza tregua
post pubblicato in diario, il 4 maggio 2010


Nonostante il rogo folcloristico con cui si è pubblicizzata l’eliminazione di un improbabile numero di leggi obsolete, avvertiamo il gravame di un apparato normativo che, di mese in mese, ne vede nascere altre per favorire grandi imprese, banche, assicurazioni, produttori di merci adulterate, baronati della sanità, predoni di beni pubblici, grandi ladri ed avventurieri della finanza estrosa. Come se non bastasse, a smentire l’amore di Bersani per la Carta “migliore del mondo”, i soliti pidini continuano ad offrire i loro servigi ai responsabili del cantiere adibito a sferrare la definitiva spallata contro il dettato costituzionale. Grazie agli inconfessabili accordi tra “sinistri” e “destri”, membri dello stesso circolo in perenne simbiosi con i poteri forti, ogni condotta illecita è stata convertita in profitto legittimo. Quando si incontrano difficoltà a rimodulare la legge secondo i desideri del padrone ci viene detto che violarla è cosa buona e giusta. Il rapporto tra pena e comportamento sociale patologico è del tutto sbilanciato. I poveracci finiscono in galera, e in alcuni casi ne escono cadaveri, mentre i protagonisti dei grandi saccheggi restano impuniti. In un quadro legislativo apparentemente dissociato, con un sistema giudiziario inefficace, nella nazione dove gli abusi di potere e la corruzione sono sistemici, per chi si sente diffamato continua ad esistere la possibilità di chiedere riparazione in tribunale. Nel Paese che ha perduto ogni riferimento etico c’è ancora chi bada al prestigio personale e contribuisce ad intasare la macchina della Giustizia dando vita a procedimenti con tempi biblici e dagli esiti incerti. Di sicuro chi imbastisce certe cause vede traballare l’immagine e la realizzazione del sé. A volte i motivi che spingono all’azione giudiziale sono oggettivamente condivisibili, a volte denotano una bizzarra percezione dell’onorabilità, spesso sono solo intimidazioni rivolte a chi ha l’audacia di mettere a nudo i limiti di qualche personaggio pubblico. Non poche di queste citazioni in giudizio lasciano apparire solo le code di paglia degli attori che, incoraggiati dalle blande conseguenze riservate per legge alle liti temerarie, possono usufruire dell’istituto giuridico ad abundantiam per tenere sotto scacco chi esercita il diritto di critica, peraltro costituzionalmente garantito. Trascinare in tribunale chi continua a pensare, a parlare e a scrivere senza chiedere il permesso, specialmente se non può contare sull’assistenza di agguerriti studi legali, è un modo semplice per educare la gente al silenzio o peggio ancora all’omertà. Le azioni criminose di chi occupa i centri di potere incidono sulle dinamiche macropolitiche e macroeconomiche, accelerano il degrado civile e il declino economico del Paese, già investito dalle turbolenze della globalizzazione che stanno spazzando il resto dell’Europa. L’art. 21 della Costituzione non è sufficiente a proteggerci dai misfatti delle classi dirigenti nazionali, né dai programmi delle oligarchie internazionali, ma va difeso ad oltranza onde garantire quel minimo d’informazione necessario per pararsi le terga dai disegni degli “illuminati” che banchettano in Italia, che hanno spinto la Grecia nella condizione odierna e che stanno spingendo l’Eurozona verso la terziarizzazione dell’economia. In cambio di liquidità il Governo greco ha ceduto il flusso dei diritti futuri di atterraggio versati dalle compagnie aeree agli aeroporti del Paese, ha ceduto i ricavi delle sue lotterie, ha sottoscritto un contratto di “interest rate swap” tra Goldman Sachs e la Banca Nazionale, ha concluso altre operazioni analoghe con rilevanti perdite proiettate sul lungo periodo. L’attuale “salvataggio” del bilancio ellenico è stato possibile consentendo ai soccorritori europei di ricorrere ad artifici contabili e monetari le cui ricadute saranno tutte da verificare. Il sacco dello Stivale, con quelle privatizzazioni e con quelle liberalizzazioni fittizie che hanno reso impossibile qualsiasi controllo pubblico sulle aziende strategiche (banche, energia, trasporti, telecomunicazioni, siderurgia, etc.), è cominciato nel 1992 sotto il patrocinio della corona inglese e continua ancora oggi su quello che è rimasto da spolpare. Malgrado la situazione italiana non sia delle più rosee, bisogna fare i conti anche con l’insofferenza di chi si sente diffamato dalla pubblicazione dei suoi trascorsi e con chi ricorre alla Magistratura perché un cronista gli ha fatto troppe domande. Ma cosa dovrebbero fare i cittadini sottoposti al dispotismo dei mercati transnazionali, inseriti in un contesto sociale frammentato, privati del lavoro, con gli stipendi pignorati per la morosità delle aziende da cui dipendono, alla mercè di affaristi privi di scrupoli ed assoggettati a piani di austerità sempre più duri per il debito potenzialmente inestinguibile contratto dall’Italia? Il nostro modello socioeconomico è stato rivoluzionato, il canovaccio programmatico di chi governa si è sostituito alla tutela degli interessi collettivi, le delocalizzazioni industriali fanno involare le fabbriche nei paesi ad economia emergente lasciando a terra gli addetti e il loro know-how. Le lacrime e il sangue di prodiana memoria, con il crescente depauperamento del capitale comune, sono un’inezia di fronte al linguaggio asettico delle cupole bancarie anglo americane a cui gli Stati hanno ceduto prima la loro sovranità monetaria ed oggi, per evitare la bancarotta, stanno cedendo il controllo del loro territorio e delle loro ultime risorse. I “piani di rientro” in stile FMI e/o UE significano la riduzione delle aspettative di vita, il decremento dei redditi, lo smantellamento dei servizi sociali, la contrazione dell’assistenza sanitaria e l’arretramento dell'istruzione pubblica. In altri termini le nazioni finiscono per assumere sempre di più i connotati di economie a pedaggio dove ognuno è obbligato a pagare ovunque e comunque una quota d'ingresso anche solo per vivere, dove i bisogni primari non sono garantiti e i morsi di un’esistenza precaria si fanno sentire. Nel futuro che ci sta preparando la razza “eletta” forse mai più nessun giornale oserà pubblicare le gesta di allegre combriccole dedite allo sciacallaggio o il discutibile cursus honorum di un politico, di un banchiere, di un pirata della finanza, ma è certo che anche i numeri trentatre delle varie confraternite non saranno altro che numeri. Alla nostra stessa conclusione può ben arrivarci anche chi sottoscrive tutto con impareggiabile nonchalance.

 

Antonio Bertinelli 4/5/2010


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permalink | inviato da culex il 4/5/2010 alle 13:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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