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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Tempesta perfetta
post pubblicato in diario, il 25 febbraio 2012


Anche se il Web non garantisce l'affidabilità pressochè imperitura di un libro, la pronta disponibiltà di un foglio bianco inserito in qualche vecchia macchina da scrivere, anche se il Web è presidiato da una miriade di barbe finte, pullula di troll, è veicolo di virus e trojan che infestano i Pc, anche se è soggetto a crash improvvisi di siti o di blog, anche se per la sua estrema volatilità non aiuterà gli storiografi a rintracciare il retroterra degli eventi più rimarchevoli e lo spirito dei tempi da contrapporre alle manipolazioni degli storici nel codazzo dei vincitori, ci sembra che il Web sia comunque uno dei pochi strumenti rimasti per sfuggire ai distrattori di mestiere e ai tormentoni mediatici. Fino a pochi mesi fa impazzavano le escort, oggi tengono banco gli oracoli del governo che vuole salvare l’Italia, fino a farla diventare modello di riferimento per l’Ue. Non c’è dubbio che il programma dell’osannato mandatario sia ambizioso. Ha dalla sua i più grandi potentati economici nazionali e stranieri, può contare su un parlamento di nominati e su formazioni partitiche sostanzialmente equivalenti, il cui precipuo interesse è il mantenimento dello status quo. Dal suo punto di vista ritiene di poter salvare l’Italia. Lo farà omologandola del tutto al modello socio-economico anglo-americano. Lo farà consentendo sempre di più l’arricchimento dell’1% ed il maggiore impoverimento del 99%. La cura imposta dai banksters e dalle corporations è somministrata ad un Paese pesantemente soggiogato da ogni tipo di mafia, dove lo Stato, da decenni diventato “cosa loro” e sempre più privatizzato, latita quando deve erogare una qualunque prestazione e manda i suoi “bravi” là dove intende riscuotere. Chi occupa Palazzo Chigi ritiene che le ricchezze personali non siano una colpa, ma lo sdoganamento di tale affermazione meriterebbe più di un distinguo. Anche perché i colpevoli per definizione sono quelli senza il giusto albero genealogico, i fuori casta per necessità o per scelta, i dipendenti fannulloni, i medici e gli infermieri che operano nei centri di “pronto soccorso”, i vecchi lavoratori che pregiudicano i diritti di quelli giovani, i poveri, i pensionati, i salariati, gli sfruttati, i disoccupati, gli anziani, gli ammalati e gli invalidi. Su 122.284 visite mediche di controllo l'Inps ha revocato l’assegno pensionistico (267 euro mensili) a 34.752 persone. Il loro grado di invalidità è stato rivisto e considerato al di sotto di quel fatidico 74% necessario per avere diritto al trattamento o a quel 100% necessario per avere l'assegno di accompagnamento (492 euro mensili). Altre 37.000 prestazioni circa sono state sospese perché i convocati non si sono presentati alla visita. Si fa veramente fatica ad intravedere anche la più piccola cosa che non sia disfunzionale agli interessi dei governati e più ampiamente al mantenimento del bene comune. Ci sono contenziosi tributari aperti negli anni 80 dello scorso secolo e terminati nel 2010. Nonostante le sentenze favorevoli, chi ha titolo a dei rimborsi non riesce ad ottenere la restituzione del proprio denaro. Persino un Cipputi come Capo del Governo ed un Parlamento composto da un migliaio di cittadini estratti a sorte dovrebbero affrontare sforzi titanici per ricostruire un contesto nazionale socialmente ed economicamente devastato. Abbiamo visto come sono stati salvati i vari pigs e segnatamente la Grecia. Di quel genere di salvezza ne faremmo volentieri a meno. Per riprodursi il turbocapitalismo non ha più bisogno di migliorare le condizioni di vita delle masse, anzi trae vantaggi dallo smantellamento degli Stati e dalla frantumazione sociale. Non ha più necessità d’integrare i popoli attraverso forme di partecipazione democratica, punta alla stabilizzazione ampliata della precarietà e dell’esclusione. Le teorie neoliberiste, con gli annessi corollari, stanno spingendo molti imprenditori ad abbandonare la Cina meridionale per aprire stabilimenti in Vietnam. Qui un operaio non qualificato viene pagato 75 euro al mese, il suo omologo cinese ne guadagna 250. Logiche simili hanno spinto la Fiat nel Michigam e l’Omsa in Serbia. I fornitori della Nike, della Canon e della Intel hanno invece deciso di trasferirsi sulle rive del Mekong. Il processo di globalizzazione, che attualmente investe l’Italia attraverso il governo dei “tecnici”, colpirà anche più in alto di quanto abbia fatto fino ad ora. Il ceto medio sparirà e la “casta”, bersaglio privilegiato nel mirino dei giornalisti “liberi”, verrà fortemente ridimensionata. La lungimiranza politica, specialmente quando è distratta da uno spiccato senso degli affari, è inversamente proporzionale alle capacità di convinzione possedute dall’alta finanza. Molte voci del Web suggeriscono ai naviganti che non è più il tempo di demandare al parlamento nazionale, o peggio all’Ue del fiscal compact , il compito di risollevare le sorti dell’Italia e della gente comune. Il tycoon di Arcore badava ai suoi interessi aziendali e doveva rispondere prevalentemente ai dettami di cricche domestiche. L’unto del Colle deve rispondere con il suo operato a camarille di ben altra natura e potenza. Il duo Napolitano-Monti deve favorire la creazione di nuovi oligopoli, deve lasciare in vita il minor numero possibile di tutele per il lavoro, deve imporre al welfare revisioni e ridimensionamenti che non hanno nulla a che vedere con l’efficienza delle finanze pubbliche. Il fiume di denaro di chi paga l’Irpef, in cui affluisce quello proveniente da tasse, accise, balzelli e sanzioni di ogni genere, deve essere stornato su altri capitoli di spesa. Serve a pagare gli interessi usurai derivanti dal signoraggio bancario, risarcire i finanzieri per i danni prodotti dai loro stessi titoli tossici, ripristinare le settecento superbombe sganciate sul popolo libico, mantenere in piedi le missioni “umanitarie” della Nato, partecipare alla probabile normalizzazione armata di paesi come la Siria e l’Iran, finanziare le grandi opere come la realizzazione del Tav, elargire stipendi da nababbi ai boiardi di Stato, tenere in piedi apparati d’intelligence al servizio di privati o dell’eversione istituzionale, conservare le forze dell’ordine agli ordini dei padroni. Se qualcuno intende fare il punto nave per cambiare rotta deve trovare il modo per togliere tempestivamente sestante e cronometro a coloro che, in piena consapevolezza, stanno trascinando tutti i popoli caduti sotto dittatura finanziaria dentro una tempesta perfetta.

Antonio Bertinelli 25/2/2012  



La fine può attendere
post pubblicato in diario, il 30 novembre 2011


Nella seconda metà degli anni 80 del XX secolo l’Urss venne sedotta dalla democrazia occidentale. Agli inizi degli anni 90 le poesie al comunismo, recitate fino a pochi anni prima dalla nomenclatura sovietica, cessarono con la stessa rapidità con cui ci si può cambiare un pullover. ”The evil empire” finì disintegrato politicamente, socialmente ed economicamente. La sbornia di libertà si trasformò presto in tragedia sia per la Russia che per altri stati post sovietici. Il programma economico favorito ex abrupto da Boris Eltsin portò alla chiusura, tra fabbriche ed aziende agricole, di 70.000 imprese statali. Seguirono disoccupazione di massa, sfruttamento inaudito dei lavoratori, liberalizzazioni tariffarie, inflazione, miseria, pensioni da fame, distruzione dei servizi sociali, quadruplicazione del crimine violento, corruzione alle stelle, far west legale, prostituzione, alcolismo smodato, uso di droghe, aumento esponenziale di suicidi e malattie, crescita vertiginosa dei prezzi dei farmaci, netto abbassamento della soglia relativa alle aspettative di permanenza in vita, rapporto tra mortalità e natalità di quattro a uno. Gran parte dei beni statali furono privatizzati per pochi soldi o "rubati" da personalità politiche e burocrati. L’avvento del neoliberismo in Russia e nell’est Europa ha comportato un peggioramento verticale delle condizioni di vita delle masse. Gli oligarchi hanno accumulato immense fortune, ma la popolazione di questi paesi, che adesso non fa più la coda davanti alle macellerie, cosa ha guadagnato dal cosiddetto processo di riforme? Lo Stato che ai tempi dell’Unione Sovietica poteva ostentare il miglior sistema sanitario e scolastico gratuito per tutti ora è una miniera di indigenza e disuguaglianza. Nel ricordo dei Russi l'anno zero coincide con il 1998, in una sola notte il rublo diventò carta igienica ed i risparmi di una vita svanirono. Giunto sulle ali della perestrojka, della glasnost e della sovranità popolare il capitalismo sfrenato ha ucciso il 10% della popolazione. Del mondo di pace e abbondanza che promisero gli strateghi del grande capitale dopo la caduta del muro di Berlino non è rimasto che il ricordo. I lavoratori dell’est Europa sono i più sfruttati del Continente con condizioni contrattuali indecenti e salari scarsi. Paesi come l’Ungheria, che fino agli anni 80 dovevano controllare solo un pò d’inflazione, ora sono a rischio di bancarotta. Analoghi scenari si prospettano per la Repubblica Ceca, la Slovenia e la Romania. Il golpe di Mosca del 1991, quello che consentì ad Eltzin di scalzare Mikhail Gorbaciov, presenta ancora dei lati oscuri. Secondo alcuni studiosi quel “falso colpo di Stato” faceva parte di un più ampio piano anglo-americano proteso ad accelerare il collasso dell’Urss al fine di predarne le ricchezze finanziarie ed energetiche. Legami emersi poi alla luce del sole, come nel caso di Mikhail Khordokovsky, che prima di finire in galera lasciò la Yukos Oil al suo socio Jacob Rothschild, rendono verosimile l’ipotesi. Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica abbiamo assistito ad un proliferare di guerre per il controllo dei mercati mondiali, per la concentrazione in poche mani di settori industriali, commerciali e finanziari. Dove non sono arrivati i bombardamenti aerei e le invasioni degli eserciti sono arrivati complicati algoritmi finanziari, debiti pubblici insostenibili e privatizzazioni a pioggia. L’Ue è nata all’ombra del dominio dalla seconda fila sui governi e con l’usurpazione della struttura dei controlli dall’interno in barba ai conflitti d’interessi. I grandi azionisti delle maggiori banche e delle maggiori corporations godono di tutta la libertà che desiderano. Hanno provocato una crisi economica-finanziaria epocale negli Stati Uniti ed hanno fatto in modo che si propagasse all’Europa. Il sistema bancario anglo-americano è virtualmente fallito, ma, grazie alla fittissima e complessa ragnatela di interconnessioni che legano tutti gli istituti di credito, sta presentando il conto all’Europa, o meglio ai popoli europei. La crisi, che non è arrivata per dabbenaggine, è stata costruita al tavolino dall’oligarchia mondialista e la moneta unica è diventata una trappola senza vie di fuga. Inoltre i cittadini, come costo aggiuntivo dell’austerità imposta dai banksters, sperimentano la sospensione della democrazia in forme sempre più marcate, mentre l’economia nazionale è sempre più simile ad una carcassa in via di decomposizione. Per adesso i mostri famelici della finanza internazionale non hanno interesse a spingere l’Italia, già avviata sulla strada della recessione, nel caos dell’insolvenza. L’effetto cascata che, a motivo dei vincoli di liquidità esistenti in Eurolandia, travolgerebbe il Continente arriverebbe pure negli Usa. Basta chiedersi se gli istituti finanziari americani potrebbero accollarsi gli oneri del credit default swap venduto come garanzia del debito pubblico italiano. Gli Statunitensi sono stati spremuti come limoni e mal digerirebbero il pagamento di un’ennesima ricapitalizzazione da parte del loro governo in favore degli istituti citati. Per il momento Bruxelles, sotto la pressione dei banchieri e delle multinazionali, anche d’oltreoceano e d’oltremanica, si accontenterà di portare in Italia una nuova ventata di neo-schiavismo e di consentire ai soliti filibustieri un proficuo shopping dentro Finmeccanica, Eni, Enel, Poste etc. Comunque vadano le cose il Popolo italiano spinto in prolungata apnea da Angela Merkel, Nikolas Sarkozy, Herman von Rumpoy, Manuel Barroso, Mario Draghi, Christine Lagarde, Olli Rehn, Jan-Claude Juncker e con i buoni uffici di Mario Monti, sarà ancora una volta, e brutalmente, sacrificato sull’altare dell’euro. Per lo spezzatino europeo bisognerà attendere ancora un po’.

Antonio Bertinelli 30/11/2011
Cosmesi impossibile
post pubblicato in diario, il 23 novembre 2011


La costruzione dell’Ue e l’impiego di una moneta unica sono stati attivati in presenza di marcati disequilibri strutturali e con una banca centrale svincolata dai requisiti minimi idonei a tutelare l’economia di tutti i paesi. Data l’entità dei debiti pubblici dei vari Stati membri e le amare medicine consigliate dai proconsoli nazionali della finanza globalizzata, continuare a marciare verso il federalismo, spingendo per ulteriori integrazioni amministrative, significa agire scientemente contro i popoli europei, spingendoli a vivere secondo le direttive dell’oligarchia mondialista. La cecità e l’incompetenza dei Parlamenti che hanno lavorato o aderito acriticamente all’edificazione europea, che si va dispiegando in tutta la sua desertificazione socio-politica-economica, se prima potevano essere delle scusanti, oggi non lo sono più. In tutto l’Occidente, dove più e dove meno, il crimine e la linea politica dei governi sono diventati indistinguibili. Diceva Seneca: “Nessun vento è propizio per chi non sa dove andare”. Figuriamoci quale sorte è riservata, con dei nocchieri insulsi, ad una nave in balia dei marosi spinta dal vento contro un’irta scogliera. L’Italia non è autosufficiente sotto il profilo energetico, non ha più un’agricoltura competitiva, ha delocalizzato la produzione industriale, ha svenduto gran parte delle principali imprese pubbliche, senza più alcuna sovranità va a rimorchio della guerre della Nato, ha perso ascendente e possibilità di commerci nelle ex colonie, è pesantemente esposta nei confronti dei creditori esteri, è ostaggio delle agenzie di rating, è sottomessa ai desiderata dei banchieri, è sotto esame degli ispettori del Fmi. La caliginosa sfilata dei politici in Tv squittisce dedicandosi alla cosmesi di personaggi o volti deformati dalla fame di ricchezza e di potere. Il nuovo premier è espressione del sistema bancario internazionale ed architetto di un Europa da incubo che, facendo opportunamente leva sul debito dello Stato in euro, ci farà colare a picco. Nel corso delle privatizzazioni, realizzate sotto la guida tecnica di Mario Draghi, tra il 1992 ed il 2000, il deficit venne ridotto di circa l’8%. Nessuno dei liquidatori dell’epoca si è mai soffermato sul mancato gettito tributario conseguente alle svendite di aziende floride e nessuno ha mai fatto cenno al danno derivante dalla liquidazione di assetti industriali strategici per l’economia pubblica nazionale. La diffusione azionaria tra i piccoli risparmiatori ha riguardato soltanto un terzo del capitale sociale immesso sul mercato. Tutte le spiegazioni tendenti a giustificare le privatizzazioni del patrimonio pubblico nell’interesse generale o per inefficienze gestionali sono state smentite dai fatti. E’ sintomatico il caso dell’Imi, con sessanta anni continui di utili e con bilanci attivi mediamente superiori alla quota di risparmi ottenuti, dalla sua vendita, sugli interessi negativi annui del debito pubblico di quel periodo. Con l’alienazione della prima tranche è finito in mano straniere il 45,7% del suo pacchetto azionario, con la vendita della terza tranche c’è finito il 57,4%. La quota di minoranza assoluta è passata dal controllo dello Stato al controllo della banca San Paolo. L’emergenza del debito pubblico, tutto questa fretta nell’offrire soluzioni salvifiche, l’imposizione di commissari ad acta nei paesi dell’Ue, con welfare e diritto del lavoro già quasi azzerati, non fanno altro che evocare la solita frode per appropriarsi delle imprese, dei mezzi di produzione e dei patrimoni immobiliari, terre incluse. Le multinazionali, comprese le super banche come Goldman Sachs, si dedicano con cura all'accaparramento di terreni ovunque se ne presenti l’occasione. In Congo, nella provincia del Katanga, sono stati recentemente messi a disposizione degli investitori stranieri quattordici milioni di ettari di terreni coltivabili. In Etiopia le terre agricole più produttive sono state sottratte alle tribù locali per essere affittate ad aziende estere. In America Latina la corsa delle multinazionali per appropriarsi delle risorse ambientali è sempre più frenetica e favorita da tutti i governi desiderosi di fare cassa. In India il terreno viene espropriato ai contadini con trecento rupie e rivenduto a seicentomila per metro quadro. Secondo un rapporto di Oxfam-Italia il land grabbing mondiale dal 2001 ha interessato duecentoventisette milioni di ettari di terra. Le multinazionali hanno persino “brevettato” alcuni prodotti agricoli naturali. Chi li vorrà coltivare sarà costretto a pagare una royalty. Bisogna dunque prevedere che se gli scalpitanti acquirenti, con gli occhi già puntati su Finmeccanica, Eni, ed altri gioielli residuati, dovessero mettere le mani anche sui terreni agricoli demaniali, messi nei prossimi programmi di vendita, la dipendenza alimentare dell’Italia si potrebbe fare ancora più marcata.

Antonio Bertinelli 23/11/2011
Lo zio Sam piange, ma l'Italia non ride
post pubblicato in diario, il 8 agosto 2011


Con l'avvento della Seconda Repubblica abbiamo assistito al declino industriale, al perfezionamento della predazione dei settori pubblici, all'incoraggiamento dell’evasione fiscale, alla promozione del casinò della finanza, alla precarizzazione del lavoro e al forte ridimensionamento del welfare. Il centro-sinistra, quello che illo tempore ottennne l'investitura e la benedizione di Washington, ha sposato le logiche del neoliberismo, non ha mai messo in discussione la visione monetarista di Bruxelles e la totale autonomia della Bce o guardato alle vere cause del debito pubblico fino ad oggi maturato. Malgrado l'Italia spenda molto meno di altri paesi europei per la scuola, l'università, la ricerca, la sanità, la famiglia ed i sussidi di disoccupazione la vulgata, politicamente bipartisan, vuole che il deficit dipenda dagli eccessi della spesa sociale, ma nessuno, a prescindere dal colore della maglia indossata in Parlamento, è andato mai oltre le chiacchiere propiziatorie per i sessanta miliardi bruciati dalla corruzione, per i centoventi miliardi di evasione fiscale, per i trecentocinquanta miliardi fatturati dall’economia illegale, per il fardello del parassitismo che grava su coloro che non fanno parte della “casta” o della rete di traffici che con essa si rapporta. Le finte opposizioni lasciano credere che un esecutivo autorevole, diverso da quello in carica, potrebbe aiutare l’Italia a non subire assalti speculativi, dimenticando che proprio i loro illustri mentori hanno spianato la strada alla finanza d'avventura, all’insindacabilità dei mercati, al modello di sviluppo del debito pubblico insostenibile. Dallo sdegno per il governo delle camarille non discende automaticamente la credibilità di chi si definisce diverso invocando riforme mai chiaramente esplicitate per uscire dalla spirale costituita dall'inevitabile recessione e dai maggiori tassi pagati sui titoli che servono sia a finanziare il debito che a pagare gli interessi su di esso maturati dai creditori. Nessun esecutivo ha mai messo sotto la lente gli utili di banche e grandi imprese o si è opposto al massacro sociale imposto dalle compatibilità economico-finanziarie dell’euro mentre il 10% del Pil si trasferiva dai lavoratori dipendenti ai titolari di rendite e di profitti. L’Italia è rimasta prigioniera dell’Ue, a sua volta subalterna del turbocapitalismo globale, perdendo in termini di occupazione e di diritti sociali. Senza indulgere nei confronti di cialtroni ed affaristi privi di scrupoli, specialmente per quelli saliti alla ribalta dopo Tangentopoli, bisognerebbe chiedersi come mai l’ex commissario europeo Mario Monti, già membro della Commissione Trilaterale, del Comitato Esecutivo Aspen e gradito ospite del Gruppo Bilderberg, si sbilanci nel dichiarare che il Governo Berlusconi è sotto tutela internazionale. Iniziando il conteggio dal Colle, sollecito pungolo di qualsiasi collaborazione a prescindere, il Paese non sembra annoverare molti politici ed economisti liberi da guinzagli, specialmente da quelli del centrismo finanziario di stampo anglo-americano. Anche se l’illusionista di Arcore ha fatto strame dell’Italia e della sua Costituzione, ci sia consentita qualche riserva su chi lo critica senza possedere i requisiti minimi dell’indipendenza di giudizio. E questo vale tanto per qualunque giornalista ci partecipi le miserie di corte quanto per un ex premier, attuale senior advisor della Deutsche Bank. Fino ad oggi la marcia della locomotiva economica tedesca è stata garantita dalle defaillances dei paesi più deboli dell’Unione verso i quali si indirizza il 50% delle sue esportazioni. Solo en passant, tanto per capire il vero spirito che anima l’Ue, va ricordato che la Deutsche Bank, tra le più importanti a livello mondiale, è stata la più sollecita nell’alimentare l’allarme sulla crisi greca tanto da pilotarne gli esiti, è stata la prima a liberarsi dei titoli italiani. L’assalto al nostro debito pubblico non ha molto a che vedere con l’inverecondia di chi governa e la pretesa moralizzazione di Bruxelles . Era nell’ordine delle cose che, in assenza di sovranità monetaria, dopo Grecia, Irlanda e Portogallo, prima o poi, sarebbero arrivate nuove cure anche per il Belpaese. Nel 1981, mentre Ronald Reagan prestava giuramento come presidente degli Stati Uniti, dichiarò: “Il governo non è la soluzione dei nostri problemi. Ne è la causa”. Con il passare del tempo abbiamo visto come è finito il sogno dei nord-americani, quello garantito agli inglesi da Margaret Thatcher e quello dei paesi in cui i fans degli assiomi neoliberisti hanno fatto carriera. S’intravedono ancora le macerie dovute dapprima al divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro avvenuto nel 1981, poi alle scelte degli “europeisti” che fin dal 1992 alienarono a prezzo di saldo gran parte del patrimonio nazionale per entrare nell’euro, in uno schema continentale culturalmente eterogeneo, economicamente squilibrato e comunque aprioristicamente ingessato. Sono gli stessi che, tanto per fare un esempio, fanno finta di non ricordare la sorte riservata alla Telecom, con i suoi elevati livelli ocupazionali, un servizio ineccepibile, che macinava utili ed aveva cento miliardi di lire nei suoi forzieri. Sono gli stessi che ancora oggi sono a proporre le analoghe ricette di allora. Nell'interesse degli Italiani s'intende. Forse serve ricordare che, dalla data d'introduzione dell'euro al 31 dicembre 2010, l'incremento dell'indebitamento medio delle famiglie è stato pari al 131%. Lo spettro dell'apocalisse finanziaria dipende solo marginalmente dalle molteplici devastazioni prodotte da Berlusconi e soci. L’emergenza debito mira a saccheggiare quello che resta dei patrimoni pubblici e sappiamo bene che l'unto non ha la stoffa dell'eroe. Così come ha mandato i bombardieri in Libia, così si adeguerà agli ultimi ordini della Bce. Bersani si lamenta della secretazione relativa alle condizioni poste dall'Eurotower al duo Berlusconi-Tremonti per l'acquisto dei titoli italiani, ma lui, che sicuramente è diverso, potrebbe affrancarsi dalle intimazioni dei mercati e delle banche? La parola austerità, che a volte può sembrare neutra, in realtà si palesa, e con qualunque governo fantoccio, nella schiavizzazione di un popolo costretto a pagare debiti inesigibili fino all'intervento dei soliti istituti liquidatori internazionali. Sulla futuribile crescita economica, sulla sua stessa natura, sui parametri idonei a valutarla, ci sarebbe molto da discutere, comunque, dato che ci troviamo nella condizione di dover pagare interessi insostenibili sul debito, è verosimile ipotizzare che in futuro il Fmi possa incoraggiare la creazione di un fondo pagato da Pantalone per finanziare i soggetti interessati alla spoliazione definitiva dei patrimoni comuni. Se oggi o domani il banchetto lo preparerà un emissario dei Rothschild o un dipendente di Goldman Sachs, se lo preparerà e vi parteciperà Berlusconi con i suoi amici o qualche suo degno erede, per i fuori "casta" non ci sarà differenza. Il male più evidente riguarda i rapporti che uno Stato privo di sovranità e di un esercito idoneo alle bisogna può intrattenere con forze della finanza mondiale, le cui capacità sopravanzano quelle produttive dello stesso Paese e che sono dunque in grado di condizionarne le scelte in qualunque frangente. In questa situazione l'impossibilità di poter contare su una classe dirigente degna si trasforma in un handicap insuperabile. Prenderne atto, di crisi in crisi, potrebbe rivelarsi funzionale a condurre i popoli, defraudati ed impauriti, nell'accettazione supina di un più avanzato assetto tecnico-politico globale. Quanta gente oggi si libererebbe, ad occhi chiusi, senza alcuna remora, senza chiedersi nulla sui requisiti del successore, non solo di un istrione brianzolo, ma anche di un Cameron, di un Papandreou e dello stesso Obama?

Antonio Bertinelli 8/8/2011 
Italia meccanica
post pubblicato in diario, il 1 luglio 2011


Ora che la lunga inamovibilità di Silvio Berlusconi sembra minata dai risultati delle elezioni amministrative, dal voto referendario e dalle lotte intestine tra le forze della maggioranza parlamentare non riteniamo che al Pd vadano attribuiti particolari meriti. Tra i suoi dirigenti c’è chi gioisce e chi lancia ciambelle di salvataggio approfittando del lavoro e dell’impegno altrui. Un insieme variegato di movimenti ha sicuramente dissodato il terreno per mettere a dimora nuove piante, ma il berlusconismo continua a godere di buona salute, all’orizzonte non si profila un qualche grande soggetto politico refrattario al sistema, capace dunque di affrancarsi dai rapporti di dominio-sfruttamento tra governanti e governati, sia nazionali che europei e più ampiamente globali. Assodato che gli schieramenti bipolari e le alternanze di governo sono solitamente specchietti per le allodole, masse proteiformi stanno irrompendo nella storia per disseppellire la Democrazia finita nella tomba. Accade in Val di Susa, accade ad Atene, accade ovunque si abbia coscienza che i rappresentanti istituzionali non rappresentano neanche un pò gli interessi delle popolazioni. La Tav, pensata nell’esclusivo interesse di potenti lobbies, probabilmente destinata a rimanere un’opera incompiuta per più di una ragione, ha visto l’andirivieni della connivenza tra centrodestra e centrosinistra. Per la maggior parte della gente, in Grecia, con stipendi medi pari a seicento euro, da più di due anni comprarsi una paio di scarpe, una gonna, un pantalone, andare al cinema o a pranzo fuori casa è quasi un sogno, da realizzare, quando va bene, a Natale. In Inghilterra ci sono stati centinaia di migliaia di scioperanti per la stretta sulle pensioni voluta da David Cameron e ieri a Londra la polizia ne ha arrestati ventisei. L’aria che tira nelle cosiddette democrazie occidentali, a cominciare dagli Usa, non è tra le più salubri per i popoli. In Italia, dove il potere senza organigrammi trasparenti si avvale del “Bisi”, non vi sono dubbi che esista qualche problema in più rispetto ad altri paesi, ma siamo proprio certi che l’avvento di governanti “progressisti” possa liberarci da tutte le mafie, incluse quelle transnazionali, quelle economiche e quelle finanziarie? Forse Michele Santoro tornerà in Tv ed avrà pure la copertura legale, per tanto altro bisognerà aspettare delle vere e proprie soggettività rivoluzionarie. Nel 1996 la dott. Giuseppa Geremia indagava sullo scandalo della Cirio Bertolli DeRica, sull’Alta Velocità e sull’affare Nomisma. Pressioni di ogni genere la costrinsero a chiedere il trasferimento a Cagliari. Anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano indagato sugli appalti delle grandi opere pubbliche e sulla svendita delle migliori aziende nazionali. Nel 1997, con il governo Prodi, il reato d'abuso d’ufficio, istituto cardine a tutela degli interessi pubblici, venne reso difficilmente perseguibile. Tornando all’oggi vediamo la polizia di Maroni garantire lo sventramento inutile di un territorio, assistiamo alla messa a punto del “porcellum” sindacale, sentiamo affermare trasversalmente che la ripresa italiana ha necessità di basarsi sul peggioramento delle condizioni di lavoro, sulla diminuzione dei salari, e soprattutto sul rifiuto di applicare il contratto nazionale tramite la creazione di aziende ad hoc, possiamo guardare all’ultima ricetta economica di Giulio Tremonti, che è iniqua, insufficiente e foriera di un’irreversibile depressione. Ma quale esecutivo potrebbe esercitare un mandato nel sostanziale rispetto della volontà popolare, avere la forza o il permesso di porre fine alla crescita dei privilegi e del conseguente disagio sociale? Il debito pubblico, per niente “sovrano”, incalza e in tutta l’Ue c’è un fiorire di buoni propositi a cui nessun politico allineato si sottrae: smettiamo di bisticciare altrimenti disturbiamo i mercati, irritiamo gli investitori; pratichiamo diligentemente l’austerity, basta con quel vecchio arnese della sovranità nazionale, lasciamo che Bruxelles e Mario Draghi si occupino del nostro futuro. Persino l’inquilino del Colle, massimo garante di uno Stato vassallo, fa finta di non vedere che la comunità europea non è quella onirica dei suoi agiografi. Se i governi rispondono a personaggi come il “Bisi” e vanno a rimorchio delle esigenze di banche, finanza e multinazionali discettare di alternanze lascia il tempo che trova. Secondo Molly Ivins "è difficile convincere le persone che le stai uccidendo per il loro bene”. E questo vale sia per l’esecutivo delle cricche che per quello che verrà. Per garantire “la magia degli interessi composti” non si potrà contare sine die sulla creatività legislativa a salvaguardia degli amici e sull’impiego indiscrimato delle forze dell’ordine.

Antonio Bertinelli 1/7/2011  

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permalink | inviato da culex il 1/7/2011 alle 10:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa
Fuochi fatui
post pubblicato in diario, il 2 maggio 2011


Nel 2008 Gheddafi, durante un vertice della Lega Araba, stigmatizzò l’abitudine degli Usa a tradire nazioni precedentemente definite amiche. Parlando dell’Iraq disse: ”(…) Gli USA hanno combattuto al fianco di Saddam Hussein (…) Rumsfeld, segretario alla difesa durante il bombardamento dell’Iraq, era un amico di Saddam Hussein. Alla fine lo hanno eliminato. Lo hanno impiccato. (…) Un giorno l’America potrà approvare la nostra impiccagione (…)”. Alcuni degli intervenuti risero. Oggi, malgrado l’ipocrisia continui a farla da padrona su quasi tutti gli organi d’informazione, tra le dichiarazioni dei politici, nelle esternazioni dei ministri e attraverso i messaggi dei garanti istituzionali, è noto che i "civili inermi", sui quali avrebbe sparato l’esercito lealista, erano in realtà delle forze militari. Lo stesso ammiraglio James Stavridis ha ammesso che i “ribelli” libici sono manovrati dalla CIA e da Al Qaeda. In Italia pochi si sono rammentati dell'art. 11 della Costituzione che a proposito di guerre è inequivocabile. Le esimenti che autorizzerebbero l'uso della forza nell'ambito delle decisioni di una organizzazione internazionale di cui l’Italia fa parte non si possono di certo applicare al casus belli artatamente montato in Libia dai servizi d’intelligence inglesi, francesi e statunitensi. Ciò che più colpisce nella situazione attuale è il fatto che il “patologico” venga accreditato come paradigma del “normale”. La guerra viene conculcata con immodificabile determinismo e ricondotta all'impudico cicaleccio di una classe dirigente avvitata su se stessa, pronta a dichiarare che estromesso il “cattivo” dalla Libia regnerà in quei luoghi la felicità promessa. Per formalizzare giuridicamente l’ennesima partecipazione dell’Italia ad una guerra, ancora una volta spacciata per missione umanitaria, bisogna sistemare una serie di tasselli. La risoluzione del Parlamento è prevista per domani, ma non esistono i presupposti per credere che il poco augusto consesso possa cambiare la rotta avventurosa imposta dagli Usa e dai suoi gazzettieri. Non mancano validi motivi per chiedere una moratoria, magari sostenere il tentativo di riconciliazione portato avanti dall’Unione Africana, che vede attualmente seduti allo stesso tavolo i rappresentanti del Consiglio degli insorti e quelli del governo di Gheddafi. Il gruppo “Civili Britannici per la Pace” e altri pacifisti provenienti da Francia, Germania, Tunisia, Italia, anche avendo indagato per diversi giorni, non hanno trovato alcuna prova o testimonianza dei bombardamenti sui civili, da parte dell’esercito di Gheddafi, in tre regioni di Tripoli o in altre città della Libia occidentale, come riferito dai media internazionali e così come affermato nella risoluzione Onu n. 1973/2011. Non è mai stata creata una commissione internazionale indipendente per accertare la veridicità dei fatti. Secondo quanto riferito da Bloomberg, a pochi giorni dall’inizio della rivolta in Cirenaica si è trovato il modo per fondare una nuova Banca Centrale e per costituire una nuova Compagnia Nazionale Petrolifera. I colossi francesi Eads, Vinci e Total hanno già firmato ricchi contratti con gli insorti, tagliando fuori le imprese italiane. Gli Inglesi stanno spremendo altri soldi dai rappresentanti del Consiglio ribelle costretto a firmare di tutto per avere il riconoscimento diplomatico ed ottenere l’accesso ai fondi statali libici congelati nelle banche europee ed americane. Tutti gli interessi italiani confliggono con quelli di altri paesi dell’Ue e degli Usa. Senza invocare degli ingombranti (?) principi etici e senza sposare alcun tipo di opportunismo partitico, va anche sottolineato che la guerra alla Libia, secondo prudenti stime tecniche, costerà all’Italia, già strozzata dal debito pubblico, settecento milioni di euro. Di fatto tutte valutazioni non in linea con le ragioni dell’Impero, che in tal senso ha impartito ordini precisi ai media di riferimento (dipendenti ed indipendenti), fa ballare il premio Nobel per la Pace, che a sua volta fa ballare l'estabilishiment politico italiano. Davvero umilianti le piroette imposte al primo ministro e poco lusinghiere le peformances spontaneamente fornite da quasi tutti gli altri parlamentari. Se non fosse per l’aspetto tragico verrebbe da pensare ai numeri offerti, agli inizi del Novecento, dal teatro americano “vaudeville”: escapologisti, lettori del pensiero, rigurgitatori di rane, cani e pulci ammaestrati, stranezze della natura, donne barbute, maiali sapienti, calcolatori umani, prestigiatori, ballerini, comici, saltimbanchi, persino accoppiamenti arrischiati, come quello di Sarah Bernhardt con il clown Grock. La grande attrice ebbe anche il merito di ispirare Marcel Proust, la nostra intera fauna politica potrebbe ispirare al massimo un cabarettista. Fuochi fatui di cimiteri e paludi, deboli fiammelle nella notte di una Repubblica e di una Democrazia ormai presenti solo nella solerte retorica presidenziale dei giorni comandati.

Antonio Bertinelli 2/5/2011

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Ad ognuno il suo
post pubblicato in diario, il 17 aprile 2011


Lo show a cui pochi pifferi si sottraggono marcia di pari passo con il tormento di un Paese condannato da almeno un ventennio alla devastazione politica, economica e sociale. Il “perseguitato”, dopo aver acquistato in blocco l’armamentario democratico necessario alle bisogna, è diventato incontenibile e minaccia apertamente la Magistratura. L'assoluta mancanza di misura negli appetiti del neoduce è riscontrabile nelle azioni coordinate e ripetute instancabilmente da anni, specialmente in campo legislativo. Le responsabilità di aver ridotto l’Italia in una porcilaia sono diversamente distribuite, ma le maggiori colpe sono addebitabili ai figuranti della competizione politica che, per ragioni inconfessabili, gli hanno preparato bigliardo, stecca e palle al fine di consentirgli un’innumerevole serie di carambole. Meglio non illudersi aspettando l’arbitro che segnali le irregolarità, metta fine alla partita e faccia sostituire il tappeto verde strappato in più punti dalla furia dei colpi dell’irruente giocatore. Bisognerebbe accettare il proprio passato rimosso, vincere i tentennamenti indotti dalle circostanze inusuali e poi trovare il coraggio per sbarrare la strada alla soldataglia che ha invaso le istituzioni non certo per consapevole scelta del Popolo, chiamato in causa per giustificare un mandato politico, ancorché viziato dalla legge elettorale, palesemente esercitato in maniera illecita. Se ai giornalisti che maldestramente si professano “indipendenti” si possono perdonare delle censure, dei silenzi, delle cronache parziali, il furore circoscritto e a fasi alterne, il garante super partes, proprio perché retribuito con denaro pubblico, non può godere delle stesse attenuanti. Lo sdegno di chi evidenzia la violazione di qualche articolo del dettato costituzionale, dimenticandone altri, può andare bene per qualsiasi bocca e per qualsiasi penna, ma non certo per il Presidente della Repubblica. Di fronte ad una sorta di golpe bianco, che ha preso forma con l’ormai datato beneplacito delle “opposizioni”, non basta auspicare la concordia tra poteri dello Stato. Le ripetute dimenticanze dell’art. 11 della Costituzione non possono far liquidare con un’alzata di spalle quello che è accaduto per la questione libica. Le letterine di rampogna al governo, dopo aver firmato indifendibili decreti omnibus, mal si conciliano con la sollecitudine dimostrata nel voler ribadire l’appartenenza e la fedeltà dell’Italia all’Unione Europea. Non vogliamo assimilarci alle grette argomentazioni di qualche esponente leghista, ma ci sembra opportuna qualche precisazione. Di affabulatori trasversalmente collocati ne abbiamo fin troppi. L’ultima narrazione tremontiana sulla piena occupazione di quattro milioni d’immigrati, che lavorano giorno e notte senza lamentarsi come fanno i “fannulloni” italiani, ha bellamente ignorato il funesto bollettino della Banca d’Italia: crescita ininfluente, precariato dilatato, disoccupazione elevata, prezzi in salita, consumi in calo, potere d’acquisto di stipendi e salari in progressiva discesa, varo di manovre finanziarie recessive. Non vorremmo ripetere le cure già sperimentate ed abitualmente prescritte dagli uomini d’oro della Goldman Sachs, ma se si chiudono gli occhi sulle gravissime forzature di questo governo non si possono aprire solo in ossequio ai diktat degli Usa, a quelli dell’Ue, più generalmente a quelli della globalizzazione, con il finto liberismo delle libere volpi nel libero mercato. Se non si riesce a porre un argine all’egocrate rissaiolo, alle grandi rapine e al sacco della res publica, evitiamo almeno d’incensare l’Ue, peraltro incurante e pronta ad avvantaggiarsi della deriva istituzionale italiana. Non ci si può scandalizzare per i piduisti ancora in auge e per il gruppo dei “responsabili” al servizio del cavaliere nero senza fare nulla di concreto, poi dimenticare quanti hanno messo in saldo il Paese, e continuano a farlo, in cambio di poltrone e prebende a cui non avrebbero mai potuto aspirare per requisiti diversi da quello di avere semplicemente un prezzo. La crisi economica creata dalle grandi banche e dall’alta finanza continua a montare senza trovare ostacoli, gli aiuti imposti a Grecia, Irlanda e Portogallo non risolvono le loro situazioni debitorie ma le stanno aggravando, gli eurocrati, che si sono lasciati trascinare nei bombardamenti umanitari sulla Libia, sono alla mercè della speculazione internazionale, non possono, non vogliono o non sono in grado di sottrarre i loro paesi dal gioco a perdere in cui li hanno cacciati. Dove non si sono potuti lanciare missili tomahawk sono stati lanciati ordigni speculativi finanziari. E’ vero che l’onnipotenza di Berlusconi, scaltramente servita in salsa democratica parlamentare, non trova più argini idonei a contrastarla, ma per favore non si prenda spunto dalle parole di un ministro della Repubblica, contemporaneamente secessionista in pectore della fantomatica Padania, per compensare le frustrazioni ed inneggiare alla Fenice che non c’è. Non sarà la difesa d’ufficio di un vecchio e convinto europeista a far rinascere l’Unione dalle proprie ceneri. Ad insaputa di Tremonti, nel silenzio dei maggiori media, da poco l’Ue si è impossessata dell’Europa mettendo definitivamente gli artigli sui bilanci nazionali e sulle decisioni economiche, sia dei paesi che utilizzano l’euro, sia di quelli che usano ancora le loro monete.

Antonio Bertinelli 17/4/2011 

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Dieci milioni di firme
post pubblicato in diario, il 21 gennaio 2011


Lui non demorde. Nei sapienti messaggi televisivi rivolti agli Italiani ha infatti dichiarato che i magistrati di Milano non sono competenti a giudicarlo ed i Pm che hanno osato indagare vanno puniti. Il tutto è frutto di un complotto comunista sostenuto dalle toghe rosse e finalizzato a sovvertire il voto popolare, dunque, per quanto lo riguarda, la faccenda è chiusa. Gli ascari del premier denunciano una violazione costituzionale ed analogamente fanno i suoi oppositori. I cittadini finiscono nel polverone mediatico, la manipolazione del linguaggio ne induce un buon numero a perdere di vista i fatti, a confonderli con le opinioni e a mettere sullo stesso piano le argomentazioni dei diversi contendenti scesi in campo. Non è da escludere che, sollevando un conflitto di competenza davanti alla Consulta, anche questa volta le sorti politiche del Paese rimarranno legate all’”invincibilità” del sultano. Ha goduto di due amnistie, cinque prescrizioni e due depenalizzazioni ope legis, è ancora imputato in tre processi, di cui almeno uno sarebbe arrivato a sentenza senza l’approvazione di norme scritte ad hoc, ma la sua fedina penale è rimasta del tutto candida. Non basta “incoraggiare” i magistrati a perseguire il reo, peraltro doverosamente, ma sarebbe opportuno riflettere sulla tipologia dei tanti personaggi che occupano le istituzioni mortificandole, senza saltare a piè pari l’individuazione delle responsabilità che accomunano un pò tutti. Ieri la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Nicola Cosentino, deputato Pdl, contro l'ordinanza di custodia in carcere. Francesco Maria Orsi, consigliere Pdl al Comune di Roma con delega al Decoro, è finito sotto indagine per riciclaggio, corruzione e cessione di sostanze stupefacenti durante alcuni incontri con prostitute. A nessuno dei due, così come alla maggior parte dei politici inquisiti, è saltato mai per la testa di dimettersi. Corruzione, concussione, ricatto, abuso d’ufficio, falsi contabili, riciclaggio, evasione fiscale e tanti altri illeciti tipici della “casta” sono semplicemente fisiologici. Fazioni criminali e istituzioni vivono da anni in perfetta simbiosi. Potrebbe sembrare pleonastico evidenziare che affari e politica si associano in reciprocità d’interessi. Il premier, grazie alla strada spianatagli dai finanziatori di Milano 2, da B. Craxi e da tutti i suoi successivi emuli, non solo ha potuto spaziare in diversi rami dell’imprenditoria, incluso quello bancario, ma incamera ingenti utili grazie alla posizione dominante che occupa in campo televisivo, pubblicitario ed editoriale. Anche in considerazione delle sue pendenze giudiziarie, passate, presenti e future, più facili da fronteggiare come capo dell’esecutivo, non è pensabile che si faccia da parte su pressione di una campagna moralizzatrice o che accetti di sottostare ad un processo. Agire per spurgare la fogna italica è doveroso. C’è da chiedersi se forse non sia già tardi e sicuramente non si può pretendere che la Magistratura, approfittando delle debolezze del boss, riesca a togliere le castagne dal fuoco ai corresponsabili di questo degrado. Probabilmente parte del fronte di liberazione antiberlusconiano vuole solo cambiare cavallo, ma lo vuole comunque funzionale al suo sistema di potere. Non essendo in grado di formare un blocco monolitico per correggere gli errori del passato e per abbattere politicamente il drago si affida all’indignazione e spera nei suoi passi falsi. L’impenitente seduttore ha sempre mentito, è testardo, recidivo e sfrontato. Il sistema paese ha favorito il berlusconismo, ha pervertito l’etica comune del cittadino medio, lo ha reso indifferente o rassegnato alle oscenità, alle angherie e al disprezzo della legge da parte dei propri rappresentanti istituzionali. In attesa che S. Berlusconi si lasci processare rinunciando ai suggerimenti dei suoi giureconsulti o che vada a casa dopo che P.L. Bersani avrà raccolto dieci milioni di firme, non si può che constatare l’assenza di un idoneo progetto politico da parte delle “opposizioni”. Nessuno sembra far caso che la saga del bunga bunga si alimenta anche con ragazze senza futuro. Giovani donne che anziché pretendere diritti si tolgono le mutande e chiedono soldi. In un Paese normale un’opposizione politica normale non avrebbe sperato di trarre vantaggio da procedimenti giudiziari il cui esito, come fino ad oggi dimostrato, lascia il tempo che trova. Il settimanale The Economist, dopo aver analizzato la vicenda di cui si sta occupando la Procura della Repubblica di Milano, ritiene che il Governo non possa più fare nulla per l'economia, che S. Berlusconi possa manovrare per andare alle elezioni e tenti di vincerle per distruggere definitivamente l'indipendenza della Magistratura. Avvedutezza e buona fede non avrebbero lasciato al gruppo Cir il quasi monopolio dell’opposizione. Grazie alla zona d’ombra frequentata da ectoplasmi politici, in primis quelli del Pd, è stato fatto scempio di libertà, democrazia, cultura, spettacolo, informazione, scuola, università, ricerca, equità e lavoro. Nella fiera della decadenza istituzionale la storia di Ruby Rubacuori meriterà pure un qualche risalto, ma al netto del "blitz militare", come è stata definita da un noto “incappucciato” l’ultima azione dei magistrati milanesi, resta il fatto che gli avversari del Pdl non hanno saputo costruire un’alternativa credibile per tentare quel riscatto collettivo del quale avremmo avuto bisogno per resettare i disastri fin qui accumulati. Fatti e misfatti di cui si sono resi protagonisti, mafiosi, politici, massoni, magistrati, maneggioni, poliziotti e carabinieri, per i quali troppo spesso i colpevoli non hanno pagato, tratteggiano al meglio la degenerazione della vita pubblica italiana. Tangentopoli, parentopoli e puttanopoli sono gli inevitabili corollari di un potere abietto oltre ogni immaginazione. Indigniamoci pure per il mercato dei corpi, per le puttane, per i lenoni, per i ruffiani e per il loro principe, ma ricordiamoci anche di tutto quello che è finito dietro i procaci glutei di una minorenne o del solito martirologio celebrato su Raiset e su qualche house horgan. Il Paese è in grave sofferenza economica, ma lunedì la Camera dei Deputati voterà il diciannovesimo finanziamento semestrale per la missione in Afghanistan, che costerà altri quattrocentodieci milioni di euro. A fronte di fantomatici investimenti, per adesso, i dipendenti della Fiat se ne vanno in cassa integrazione. Confindustria sta seguendo a ruota il metodo Marchionne. Nel quadro dei mercati aperti, i salari sono in discesa e puntano dritti a raggiungere presto il livello della sussistenza. L’Ue delle oligarchie ci strangola e nel contempo si oppone ad una riforma bancaria del tipo Glass-Steagall. Il sistema finanziario internazionale va disintegrandosi a ritmi accelerati. E’ penoso assistere al declino di un uomo che non accetta regole ed ancor meno quelle imposte dal trascorrere del tempo. È intollerabile il modo con cui continua a sodomizzare l’Italia, ma è altrettanto intollerabile il laido trasversalismo di quelli che, avendone l’opportunità, abusano del deretano di tutti gli Italiani.

Antonio Bertinelli 21/1/2011   
Bastone e seduzione
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2010


Per la seconda volta, nel volgere di poco tempo, il Capo della Polizia ha stigmatizzato che le forze dell’ordine sono lasciate sole davanti alle gravi tensioni sociali che scuotono l’Italia. Il questore di Roma ha disposto un'indagine per accertare l'identità degli agenti coinvolti nel pestaggio dello studente durante gli scontri di martedì scorso. Il sindaco Alemanno, dimenticando i suoi anni verdi, ha criticato la liberazione dei 23 ragazzi arrestati nel corso dei disordini. il ministro Alfano ha predisposto l’invio degli ispettori ministeriali nel tribunale responsabile di cotanta leggerezza. Intanto alcuni commentatori puntano il dito contro le “provocazioni” ed altri discettano sui modi con cui è lecito manifestare il proprio dissenso. Allo stato dei fatti, e fuori da confortevoli salotti, per le scellerate politiche governative si trovano sostanzialmente contrapposti dimostranti e tutori dell’ordine. Questi, fra l’altro, attraverso il Siulp, il Sap, il Coisp e l’Ugl, sono da tempo in stato di agitazione contro il governo del fare. Sfortunatamente, a causa delle “pecore nere” inclini all’abuso, è meno probabile che chi indossa una divisa possa contare sulla stessa solidarietà riservata a tanti altri lavoratori o agli studenti incazzati. Le discariche avvelenano i territori, i servizi d’interesse pubblico languono e le aziende chiudono. Secondo Confindustria, dal primo trimestre 2008 al terzo trimestre 2010, il numero di occupati in Italia ha registrato una diminuzione di 540mila unità, senza contare le ore di Cig, anche la riforma dell’Istruzione si è concretizzata in una serie di tagli, di licenziamenti e di disservizi. La precarietà si sta diffondendo e, con il passare del tempo, da condizione giovanile, si sta trasformando sempre di più in diffusa condizione transgenerazionale. Da tutto questo prende origine la rabbia. Oggi non è utile discutere sugli infiltrati in borghese, ma con il tesserino in tasca e solo chi sta in mala fede può disconoscere un profondo disagio sociale assimilandolo alle gesta di scriteriati da curva sud. Auto incendiate e teste rotte sono semplicemente i frutti di un clima esasperato. Gli estremismi sono facilmente ed unanimemente condannabili, ma ciò non toglie che le frustrazioni, le umiliazioni, gli stenti, le necessità di chi non riesce più ad avere una vita decorosa e a guardare serenamente al futuro siano diventati un miscela esplosiva. Nessuno si è preoccupato di togliere l’innesco, forse a qualcuno potrebbe persino tornare utile accelerarne la deflagrazione. Chi ritiene che gli eccessi di alcuni manifestanti possano portare ad una limitazione degli spazi di libertà forse non si è accorto di quanto essa si sia sempre più ristretta nel corso di questi ultimi anni. A colmare la misura delle randellate giungono anche le sanzioni amministrative da 2500 a 10300 euro, come quelle recapitate ad alcuni cassintegrati dell’Eurallumina di Portovesme, che lo scorso 11 ottobre hanno manifestato bloccando il traffico in alcune vie di Cagliari. E’ fin troppo facile predicare la moderazione quando si ha la pancia piena e, otturandosi le orecchie, ci si chiude nel Palazzo facendolo poi difendere dai blindati. In determinate circostanze sulla piazza ci finiscono anche i “dementi”, ma non si può ridurre il tutto alla distinzione tra dimostrazioni “buone” e dimostrazioni “cattive”. La realtà quotidiana degli Italiani non si riduce a qualche storia lacrimevole lasciata filtrare tra uno spot televisivo e l’altro, né il disgusto di circostanza dei soliti indignati può portare a cambiamenti sostanziali. Il Paese è ingessato, la politica è arroccata nei comitati d’affari e galleggia sul lerciume. Prima di bacchettare qualche “esaltato” o porsi domande sulle barbe finte e su loschi emissari (impiegati non solo sulle piazze, ma ovunque, da sempre e in certi casi con regole d’ingaggio “deviate”) bisognerebbe chiedersi chi ha destabilizzato il presente e distrutto il futuro tanto da costringere la gente a scendere nelle strade, ad arrampicarsi sulle gru e sui tetti o peggio a suicidarsi. Quello che sta accadendo non si può ridurre alle azioni di pochi facinorosi. Non ha senso rompere la vetrina di un negozio, imbrattare la facciata di uno stabile o danneggiare un’autovettura, ma quando i manifestanti contrastano fisicamente i poliziotti ed applaudono chi respinge i loro mezzi in procinto di entrare a Piazza dl Popolo forse si può cominciare a parlare di rabbiosa consapevolezza. La consapevolezza che si innerva sui mille disagi di un Paese in declino, subordinato al monetarismo dell’Ue, pervaso dal malaffare, indebolito dalle mafie, alla mercè dell’insipienza amministrativa ed in balia degli enormi poteri “seduttivi” di un monarca, divenuto tale non sicuramente per volontà popolare. Le proteste continue, inclusi i tumulti del 14 dicembre, indicano che la cosiddetta rappresentanza politica risponde agli interessi di pochi, e lo fa a detrimento di tutti gli altri. Non è più tempo di semplificazioni, di tifoserie o di condanne verbali. Quello che accade in Italia e in altre città europee ha urgente bisogno di un progetto politico alto. L’indifferenza e la sordità di chi occupa il Parlamento non possono essere ridotti a problemi di ordine pubblico. Ad Atene è stato picchiato un ministro, ma in genere, mentre i veri responsabili della crisi economica pontificano, glissano, raccontano bugie o si nascondono, sono i cittadini più deboli e le forze dell’ordine che si fronteggiano con bastoni, petardi, sassi, fumogeni e manganelli. Insomma sono solo gli stracci a volare per aria. In nome dell’euro e di un’Europa stabile c’è in atto un massacro sociale di dimensioni continentali. La solidarietà di cui parla la Merkel è quella che l’Ue fornisce ai banchieri e agli speculatori. La tranquillità che assicurano i governi è quella dei mercati e della finanza. In tale contesto l’anomalia italiana farebbe volentieri a meno del berlusconismo, delle opposizioni finte, dei voltagabbana e di chi catoneggia sguazzando nei privilegi. Non si può assumere la difesa d’ufficio di quelli che rivoltano i cassonetti e vi appiccano il fuoco. Sarebbe scriteriato fare da sponda alla guerriglia urbana, ma è ipocrita far finta di credere, come fanno i mezzibusti della politica e del giornalismo incollati sulle poltrone dei talk show, che le rimostranze pacifiche abbiano spostato seppur di poco la marcia del duce e dei suoi accoliti. Dall’isola dei cassintegrati al calvario dei tetti, dai lavoratori delle catene di montaggio ai disagi del mondo dell’istruzione, dalle azioni simboliche ai flash mob, dai presidi alle contestazioni, dalle macerie del terremoto abruzzese alle mobilitazioni di Boscoreale e Terzigno, fino alle impalcature della Regione Lazio, le uniche risposte sono state cloroformio televisivo, imperturbabilità e tortòre. Le processioni oranti, così come l’ultima mobilitazione del Pd, non riescono più a svolgere neanche una funzione “liberatoria”. Anziché soffermarsi sui “provocatori d’ordinanza”, prendersela con gli abusi degli sbirri, condannare gli imprendibili black block, infierire sui ragazzi caduti nelle retate postume agli scontri, il fenomeno della piazza fuori controllo dovrebbe costringere tutti a riflettere. I segnali che vengono dal basso dovrebbero essere raccolti e valorizzati. Da circa venti anni, complici i governi, peraltro subalterni ai supremi interessi europei, le nuove generazioni si sentono ripetere che devono dimenticarsi un’occupazione e uno stipendio dignitosi, devono rassegnarsi a vivere nella precarietà complessiva, devono scordarsi un trattamento pensionistico, devono rinunciare ad una casa con prezzi accessibili e alla possibilità di un’istruzione adeguata per tutti. A questo va aggiunta la progressiva cancellazione dei diritti acquisiti in sessanta anni di storia sindacale. La ribellione che cresce, tra l’altro in maniera spontaneamente coesa, non ha riferimenti politici credibili e codesto déjà vu, con buona pace dei similbagnasco, potrebbe rivelarsi come il peggiore dei mali.

Antonio Bertinelli 17/12/2010 



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Niente addosso
post pubblicato in diario, il 12 dicembre 2010


Dopo l’esposto di Antonio Di Pietro, a Piazzale Clodio si è aperto un secondo “modello 45”. In seguito al mercato parlamentare segnalato dalla stampa ne era stato avviato un altro analogo alcuni giorni fa. Nel gioco delle parti ognuno fa quello che può. C’è chi corrompe, chi si lascia corrompere, chi denuncia, chi è tenuto ad aprire un fascicolo in qualche Procura della Repubblica e magari lo fa anche stancamente. Nel caso di specie non esistono riferimenti giurisprudenziali e va inoltre rammentato che in base a quanto previsto dagli articoli 67 e 68 della Costituzione, i membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato, né possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. Il cambio di squadra nel corso della Legislatura è infatti un fenomeno frequente quasi come fu quello dei riciclaggi successivi a Tangentopoli. In questi ultimi giorni il consueto meretricio rappresenta l’ultima spiaggia del boss dall’illimitato potere corruttivo, ma sarà oltremodo difficile, proprio in questo frangente, placcarlo per via giudiziaria. Nel caso di specie la “casta” non ha mai ritenuto necessario legiferare per coprirsi le spalle. Per tutto il resto cediamo la parola a Tacito: "Corruptissima republica plurimae leges". Ce ne sono poche per riempire le galere di derelitti e ce ne sono a iosa per consentire alle peggiori canaglie di farla franca. In Italia è consentito il gioco delle matrioske societarie ed è estremamente facile arricchirsi velocemente con le frodi “carosello”. In certi casi è sufficiente avvalersi delle normativa comunitaria ed in altri basta costituire una “scatola vuota” off shore. Alcune leggi o le loro inappropriate funzioni deterrenti sono semplicemente criminogene, offrono tanti modi per mettere le grinfie su aziende ritenute interessanti, vampirizzarle e poi buttare il cadavere esangue sulle spalle di Pantalone. Se poi si hanno buone aderenze nel settore bancario certi giochi si possono condurre veramente alla grande. Lo spettacolo inverecondo che offre il Parlamento a ridosso del voto sulla mozione di sfiducia al Governo non merita la suspense che alimentano tanti giornalisti in proposito. Comunque vadano le cose, e meglio sarebbe se l'impero di Arcore trovasse una qualunque soluzione di continuità, dai tetti e dalle piazze arrivano segnali di progressiva insofferenza per la vecchia pantomima dei politici. Manca un centro di aggregazione idoneo a far catalizzare le rivendicazioni popolari e a tradurle in un programma operativo ideologicamente perimetrato. Si avverte la necessità di soggetti capaci d’inventare un’opposizione più incisiva delle rimostranze affidate in strada ad un megafono. Ci sono eventi morbosi, berlusconismo in primis, che interessano solo l’Italia, ma ce ne sono tanti ancora che interessano anche gli altri Stati europei. Ieri il Pd ha giocato la sua carta mimetica manifestando a Roma e, dal punto di vista dei suoi simpatizzanti, sicuramente fuori tempo massimo. Non sappiamo se, nel ritrovare la platea delle grandi occasioni, lo stato maggiore del partito si sia galvanizzato. Resta il fatto che una semplice "occupazione" di piazza, escludendo peraltro altri soggetti “antagonisti”, nella situazione a cui siamo giunti, non può che configurarsi come un rituale del tutto insufficiente a fronteggiare il “nemico”, diventato sempre più forte grazie ai ponti d’oro costruiti dagli impresentabili che hanno affossato Achille Occhetto. Le scorrerie dei vandali che hanno devastato il Paese hanno potuto contare su complicità trasversali e le sole indignazioni di un alter ego per caso non bastano più. Gli Italiani, storicamente angariati dalle tante mafie, sono finiti prima nei disegni dei croceristi del Britannia, del Fmi, del Wto, della Bce, poi sotto il tacco di Berlusconi e del suo revival di stampo imperiale. Adesso condividono, a volte in peggio, le grigie sorti di altri Popoli europei, accomunati da un sistema economico-finanziario minato dall’interno e travolti dai diktat del neoliberismo. L’Ue sta facendo pagare i conti della crisi alle fasce sociali più deboli. Anche se magari in extremis va scongiurato il rischio che l’Italia finisca definitivamente sotto un regime dinastico, ma chi riesce a sottrarsi alla sindrome dell’impecorimento deve comunque affrancarsi dai mandriani per guardare oltre. Presi dalla nuova campagna acquisti dell’imprenditore brianzolo, i media hanno tralasciato di commentare l’approvazione al Senato della legge eufemisticamente ribattezzata “di stabilità”, ovvero il colpo mortale assestato da questo Governo alle politiche sociali. Le esigenze di bilancio sono costati ai più bisognosi due miliardi di euro. Sono spariti i fondi per la non autosufficienza (erano quattrocento milioni nel 2009 e nel 2010; sono stati azzerati per il 2011). Il fondo affitti, destinato a chi ha perduto casa, passa dai 205 milioni del 2008 ai 33,9 milioni dell'anno prossimo. Nel 2010 c’è stato il boom dei pignoramenti e delle esecuzioni immobiliari che sono saliti del 31,8%. Attualmente ci sono almeno trecentocinquantamila famiglie a rischio di insolvenza bancaria. Per acquistare nuovi armamenti nei prossimi anni si spenderanno tre miliardi e mezzo in più di quelli spesi nel 2010. Lo stanziamento per il settore difesa nel 2011 è stato aumentato di centotrenta milioni rispetto a quello dell’anno corrente portandolo a 20,494 miliardi di euro. Chi governa esercita in effetti il diritto d’arbitrio mentre Marchionne pretende d’investire cancellando i diritti degli operai, trasformando Pomigliano e Torino in altrettante Detroit. Chi governa ha ridotto ai minimi termini i diritti dei lavoratori e degli studenti trasformandoli in mendicanti. I primi debbono mendicare uno stipendio, i secondi la possibilità di studiare in condizioni adeguate. Il preteso Robin Hood si è trasformato nello sceriffo di Nottingham e la legge n. 133/2008 è una di quelle che sta lì a dimostrarlo. E’ in atto un cambiamento epocale che non può essere accettato come ineluttabile, come una specie di tornado che travolge ogni confine. Lo stesso scenario europeo vede avanzare un modello di capitalismo autoritario che marcia di pari passo con la repressione politica. Ha preso forza un sistema universale di potere, una sorta di racket internazionale a cui soggiacciono i Popoli e per il quale i governanti fanno i cani da guardia. Il fronte parlamentare avverso al caudillo è per lo più contagiato dallo stesso virus che sta portando l’Italia e l’Europa alla terzomondizzazione. Anche se il Cavaliere verrà disarcionato, e le ultime “conversioni” parlamentari rendono meno probabile l’ipotesi, per chi dissente sui tetti e sulle piazze si pone il problema di come diventare massa critica in grado di cambiare il proprio destino senza fare affidamento sul trio “ribelle”, sull’attuale dirigenza del Pd, su qualche politico caro a Confindustria e, men che meno, su qualche personaggio ondivago già pronto a risaltare in cambio, se mai verranno, di altre fallaci promesse “liberali”.

Antonio Bertinelli 12/12/2010 

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