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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
L'alba dei nuovi dei
post pubblicato in diario, il 30 gennaio 2010


E’ sintomatica la cartolina precetto inviata il 28 gennaio da I. Bocchino e F. Cicchitto ai deputati del PDL per sollecitare la loro presenza continuativa in aula durante tutta la prossima settimana. L’assunto dei firmatari è che bisogna vincere con ogni mezzo, anche a costo di fare violenza alle altrui convinzioni più di quanto ognuno dei destinatari dell’invito lo abbia già fatto di sua sponte. Non è dato rimanere anche parzialmente integri quando si gioca in campi dove la dignità la coerenza e la vergogna sono banditi dalla scala valoriale sia dei giocatori che degli arbitri. Ci sovviene la figura di S. Cusani un tempo consulente finanziario della famiglia Ferruzzi. Travolto dalle vicende connesse a quella che venne definita la “madre di tutte le tangenti”, nel processo Enimont venne condannato a circa sei anni di reclusione. Seppe comunque riprendere in mano, e subito, il timone per dare una svolta radicale alla propria vita. Brillantemente laureatosi alla Bocconi di Milano, è stato l’unico che, dopo aver saldato i conti con la Giustizia senza ricorrere a squallidi mezzucci, e forse pagando più del dovuto, non è tornato agli ambienti e alle abitudini che gli erano consueti prima di finire in carcere. Da molti anni si occupa di volontariato ed ha anche ottenuto la riabilitazione giudiziaria. Una vera mosca bianca, un uomo che, soprattutto oggi, giganteggia sullo squallore che ha caratterizzato parte della Prima Repubblica e di cui la seconda è un’espressione peggiore. Naturalmente il cambio di rotta di Cusani non viene ritenuto degno di apprezzamenti ed ancor meno esempio da emulare. Sono altre le cose che suscitano l’interesse del padrone e dei suoi ondivaghi scribacchini. Tolta qualche rara dissonanza, il fumo mediatico distoglie l’attenzione da un’escalation legislativa orientata a svuotare i principi costituzionali ed oscura le varie emergenze sociali di cui è difficile prevedere l’epilogo. Si fabbricano scoops su congiure immaginarie (l’ultima è quella smentita ieri dalla Procura di Bari), si ricorre alla minaccia di pubblicare foto pregiudizievoli per zittire interlocutori scomodi o per eliminare gli avversari politici, si sta pilotando il 90% dell’informazione senza alcuna remora e senza limiti. Come se non bastasse, da una parte si intimidisce il poco giornalismo disallineato con la guerra delle cause per diffamazione e conseguenti richieste di risarcimento, dall’altra si lavora per imbrigliare persino il web. Mentre sulle nostre teste pende la spada di Damocle del decreto “Romani”, Il dittatore A. Lukashenko, amico del nostro Governo, ha già provveduto a mettere le grinfie sulla rete bielorussa. E’ vero, ma fino ad un certo punto, che “accade” solo quello che “accade” in tv e sui giornali di un'editoria impura. Nella vita di ognuno avviene quello che effettivamente avviene e che oggi, non di rado, annichilisce. Pensiamo alle volute disfunzioni della Giustizia. Pensiamo ai nostri redditi (tra i più bassi d’Europa), ai giovani precari, ai licenziati, alla sopravvenuta difficoltà di onorare i debiti, alla perdita di casa per pignoramento o per esecuzione immobiliare, alle decine di migliaia di famiglie che hanno subito e subiranno sfratti per morosità, al boom crescente di fallimenti e di concordati, al calo della produzione industriale, alla notevole diminuzione delle esportazioni, al crollo verticale della domanda interna, al previsto aumento della disoccupazione per il 2010, ai “ricatti” della Fiat, ai “fantasmi” senza lavoro e senza stipendio che si aggirano numerosi sui tetti, sulle gru, nei porti e per le strade d’Italia. Nel mentre il legislatore è impegnato a perfezionare il meccanismo giudiziale in rapporto ai desiderata dei politici. Non siamo d’accordo con chi sostiene che la protesta dei magistrati macchia la celebrazione del nuovo Anno Giudiziario e ci si sia accordato di citare B. Tinti in merito al Guardasigilli “che pare non rendersi conto che la vera macchia è la presenza nel Governo, nel Parlamento, nelle Regioni, in ogni organismo politico, di delinquenti definitivamente condannati, di indagati e di imputati per gravi fatti di criminalità”. Non è meno allarmante il disinteresse governativo per la massa crescente di persone deprivate della dignità e con il futuro ipotecato dalla macelleria sociale incoraggiata dalle multinazionali. Tanti uomini trasformati in vere e proprie mine vaganti che non sanno più a chi santo votarsi per la liquefazione di partiti e sindacati. Si sa che i regimi hanno bisogno di “nemici” e di situazioni idonee ad instaurare il loro “principio di ordine”. L’incendio del Reichstag nel 1933, con successiva attribuzione della colpa ai comunisti e lo smisurato allargamento dei poteri assegnati alla polizia furono i primi sintomi che contrassegnarono l’ascesa hitleriana. A cosa serve accusare la Magistratura di disegni eversivi e creare i presupposti per dei probabili disordini sociali, se non ad asservire il potere giudiziario e a motivare anche la futuribile repressione fisica della plebe.

Ci sembra che la tattica “problema/replica/deliberazione/applicazione” stia procedendo a marce forzate. La cortina di silenzio sulla situazione economica reale, l’isolamento a cui si condannano i magistrati incolpati, da ultimo, pure di sgarbi istituzionali e la precettazione delle compagini parlamentari sono elementi basilari di un programma partito da lontano e ormai giunto alla fase conclusiva. Legum servi sumus ut liberi esse possimus. Quando ci si avvale di ogni mezzo per cambiare le regole che assicurano la pacifica convivenza si mira ad accentrare tutto il potere in poche mani e a sopprimere ulteriormente le libertà dei cittadini, di cui a parole ci si dichiara campioni.

 

Antonio Bertinelli 30/1/2010

Plata o plomo
post pubblicato in diario, il 24 gennaio 2010


Il 29/4/2008 è iniziata la XVI legislatura della Repubblica. Con il D L n. 112 del 25/6/2008 è stato soppresso l’Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella Pubblica Amministrazione. L’istituto, già operante sotto gli auspici della Convenzione delle Nazioni Unite, è così finito sotto la mannaia della politica italiana come “ente inutile”. Oggi la Polizia deve confrontarsi con una serie di inadeguatezze operative. Il mese scorso a Milano mancavano seicento agenti, rimanevano inoltre ferme duecentocinquantasette auto perché non c’erano i soldi per le riparazioni. A Palermo erano in panne centoquaranta macchine così da dover dimezzare quelle in servizio sul territorio. Su base nazionale les cahiers de doleances che riguardano le Forze dell’Ordine sono corposi. La Magistratura invece deve vedersela con un codice di procedura penale che è un percorso ad ostacoli, con una serie di leggi pro reo, con i vuoti di organico (anche amministrativo), con le norme attualmente in itinere parlamentare e con attacchi di vario genere provenienti da ogni dove. Quando El Patròn colombiano diveniva uno degli uomini più ricchi del mondo trafficando cocaina, l’Italia, malgrado il malaffare diffuso, era ancora un Paese dove per il cittadino aveva senso parlare di legalità. Basti pensare alle note vicende che, partite dal Pio Albergo Trivulzio di Milano e successivamente allargate a tutto il territorio nazionale, suscitarono una tale indignazione da indurre il legislatore a sopprimere l’immunità parlamentare. Mentre Pablo Emilio Escobar corrompeva un numero incalcolabile di ufficiali governativi, giudici e politici, mentre uccideva personalmente i gregari con cui entrava in disaccordo, mentre praticava la strategia del “plata o plomo” (soldi o piombo) noi non avevamo politici affetti da velleità dispotiche, non avevamo ancora il “giusto processo” con una pleiade di eccezioni procedurali, avevamo dei giudici che depositavano annualmente il doppio delle sentenze che riescono a depositare oggi ed i mafiosi sotto indagine potevano ben dire: calati iuncu ca passa la china. Oggi sulla strada dei cambiamenti voluti (?) dagli Italiani vediamo lanciare pietre contro l’intero Ordine Giudiziario. R. Brunetta dice che i magistrati aggirano la Costituzione, le mafie rialzano il tiro mettendo bombe, il Premier, con la sua ultima esternazione, afferma che non va in tribunale per evitare i “plotoni di esecuzione” mentre G. Napolitano invita tutti alla sua visione di concordia. Se ci è concesso, vogliamo sottolineare che non fu opportuno mettere sul piano di semplici baruffe personali lo scontro tra la Procura di Salerno e quella di Catanzaro. Non fu esemplare rispondere: ”Ma dove sono i profili di ... me la rimandano dopo quindici giorni e debbo firmare per forza”. Date le circostanze, non fu felice neanche la seguente rampogna: “(...) Quanti appartengono alla istituzione preposta all'esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione (...)”. Pur con tutti i distinguo, nonostante i legacci normativi che continuano a renderne arduo il compito, non è forse la parte sana della Magistratura che fa da ultimo e fragile baluardo alla degenerazione della politica e degli affari di cui questa si fa protagonista e garante? Ci guardiamo bene dal difendere aprioristicamente i fannulloni, gli invidiosi, gli incapaci, gli psicotici, i giudici militanti o i protagonismi di qualche PM. Nell’invocare questo o quello, i rilanci per demolire lo Stato di Diritto non sembrano avere fine. La proposta di legge di J. Santelli prevede addirittura una serie di trappole disciplinari tali da scoraggiare qualunque magistrato abbia voglia di scavare oltre il “consentito”. Qui ormai è in gioco il futuro del Potere Giudiziario quale garanzia di checks and balances. Diamo ai “Metta” quello che è dei “Metta”, attiviamoci per ridare dignità e mezzi idonei a chi è spesso costretto a fare una vita blindata o ad indossare calzini d’ordinanza brachiniana. Se fossimo chiamati ad operare nell’interesse generale al di sopra delle parti, e ne avessimo i requisiti, diventeremmo sospettosi nel ricevere inaspettati e ripetuti complimenti da una di quelle in causa. Se poi gli elogi arrivassero da chi è avvezzo a cambiare con facilità padrone ne deriverebbero maggiori diffidenze. Alterius non sit qui suus esse potest.

 

Antonio Bertinelli 24/1/2010

cul de sac
post pubblicato in diario, il 19 gennaio 2010


Circa due anni fa scrivevamo: “(...) A partire dalla riforma del codice di procedura penale del 1989, fino ad oggi il legislatore non ha fatto altro che offrire cavilli a iosa, per consentire tattiche dilatorie più che per difendersi durante il processo, per allontanare sine die la celebrazione dello stesso (...)”.

http://forum.panorama.it/f21/il-far-west-della-giustizia-t5526/

Abbiamo ripreso più volte l’argomento, ma non abbiano mai avuto modo di annoverare come la politica vi ponesse la dovuta attenzione nell’interesse generale.

Ricordiamo inoltre una vecchia riflessione per chiedere conto dell’inspiegabile (?) cambio di rotta della Lega: “(...) Ma i leghisti, dieci anni orsono, non si chiedevano forse da quali tasche erano usciti, nel 1968, i tre miliardi per edificare Milano Due? (...)”  http://forum.panorama.it/f21/impunitas-semper-ad-deteriora-invitat-t6663/

I nostri ragionamenti sono stati successivamente ripresi ed ampliati sia dal web che dalla stampa sopravvissuta in maniera residuale all’appiattimento dell’informazione.

Quasi tutti i parlamentari, con buona pace di chi è ancora nelle condizioni di poter dissentire, sulla pelle delle categorie più deboli, con l’inconsapevole apporto degli innumerevoli catatonici prodotti dal condizionamento mediatico, contribuiscono ad emanare norme a tutela della upper class politica-economica-finanziaria e si prefiggono di riscrivere la Costituzione, là dove non è funzionale agli interessi di chi regna. La Lega persegue programmi di tipo localistico e, costi quel che costi, mira esclusivamente a rafforzare il suo potere sul territorio. Gianfranco Fini è rientrato nei ranghi. La dirigenza del PD è da molto tempo potenzialmente intercambiabile con quella del PDL. Entrambe ubbidiscono agli stessi poteri forti e agli stessi referenti. Ultimamente sono un po’ tutti presi dagli inciuci elettorali e dai combattimenti all’arma bianca per le poltrone in ballo grazie alle prossime votazioni amministrative. L’ennesimo giro di vite del Governo che, con il decreto del sottosegretario Paolo Romani, travolge burocraticamente ed ingabbia anche il web, non ci rasserena. Ad uso della mandria si riferisce che, su Facebook e su altre piattaforme analoghe, si stiano diffondendo rancori e cattiverie. Va da se che il partito dell’amore, alias partito delle libertà, si debba occupare del problema. In fin dei conti anche le gerarchie politiche cinesi, con la scusa della lotta alla pornografia, ritengono doveroso non turbare la sensibilità del popolo permettendogli l’accesso unicamente ai siti autorizzati dal Governo. Di stupidi ce ne sono sicuramente in abbondanza, ci lascia però interdetti la crescita veloce ed esponenziale di utenti su pagine del tipo “ammazziamo il sindaco”, “uccidiamo la professoressa”, “Tartaglia santo subito” e cosi via esortando o insultando. Come mai riescono a crescere in maniera abnorme solo gli iscritti a certi siti demenziali e/o deliranti tanto che in pochi giorni riescono a far registrare migliaia di visite? Neanche i blogs più gettonati del web riescono a raggiungere picchi di tale portata. Ci assale il dubbio che un bel pò di spioni, al servizio di innominabili mandanti, contribuiscano a far lievitare il numero delle “sottoscrizioni” e così fornire l’alibi ad oscuri disegni che si stanno riversando sugli Italiani con la violenza di un’inarrestabile slavina liberticida. Se si guarda alla rete statunitense e alle sue “follie”, l’aspetto peggiore di quella italiana non dovrebbe destare preoccupazione alcuna. Evidentemente il problema è di altra natura. Per tanti motivi, inclusa una mai contrastata globalizzazione selvaggia, con annesso gioco di scatole cinesi a danno dei salariati, l’Italia è ormai in caduta libera. Dunque infastidisce l’informazione che il web offre rompendo i silenzi e contrastando i bidoni pilotati dalla televisione e da altri diffusi giornali. E’ quasi soltanto in rete che si legge di licenziamenti e di occupazioni aziendali, di precarizzazione del lavoro e di mancato pagamento degli stipendi, di fallimenti e di crisi imprenditoriali, di esternalizzazioni e di loschi affari, di leggi truffa e di inauditi assalti alla Costituzione. Chi governa ha ormai preso il vezzo di intimare. Lo ha già fatto, lo sta facendo nei confronti della Magistratura, continuerà a farlo ad ogni piè sospinto con il tangibile contributo del PD, sulla cui provata “affidabilità” c’è chi ha costruito un Impero. Può permetterselo perché sugli scranni parlamentari, oltre ai politici della maggioranza, alloggiano gli attori di un’opposizione anche maldestramente simulata. Il risultato della partita in corso è stato già deciso fuori del campo. Arbitri e guardialinee, più o meno artefici della pastetta, recitano doviziosamente la loro parte per il pubblico pagante. Un tal genere di politica non potrà dare risposte alle tante urgenze che assillano il Paese, allora come si potrà mai uscire da questo asfissiante cul de sac?

 

Antonio Bertinelli 19/1/2010          

Geometria di un soave inganno
post pubblicato in diario, il 14 gennaio 2010


Ed ecco una nuova sentenza della Corte di Cassazione che si presta, come altre palesemente stridenti con il sentire comune, ad alimentare il disorientamento dei cittadini con aderente strumentalizzazione a discapito dell’intero potere giudiziario. Un uomo è stato penalmente condannato per aver cercato notizie del proprio figlio attraverso una telefonata “molesta” fatta all’ex consorte intorno alla mezzanotte. La Corte ha respinto le argomentazioni del padre preoccupato per non aver potuto incontrare il bambino così come era previsto dal disposto della separazione coniugale. Ci appare evidente che la Suprema Corte sia stata chiamata in causa a dismisura, che la sentenza odori di condizionamento culturale e che gli sforzi legislativi, sostenuti in primis dal Ministro delle Pari Opportunità, avrebbero potuto trovare cause degne di maggiore rilievo. Non è un mistero che in alcune aule di giustizia si celebri la forcolandia dei maschi. Ha finito di stupire l’esistenza di magistrati bacati. Gli addetti ai lavori sanno che certi tribunali fallimentari sono diventati uno strumento criminogeno di cui si avvalgono organizzazioni malavitose di ogni tipo e grandezza. Ci sono magistrati che impiegano anni per depositare una sentenza. Ci sono magistrati collusi con la camorra o con strutture analoghe, altri rinviati a giudizio per associazione a delinquere ed altri già condannati in via definitiva. E’ notorio che, specialmente in certe città, ci sono toghe che frequentano gli stessi salotti frequentati da personaggi degni di attenzioni investigative. Ci sono persino giudici costituzionali che non disdegnano cene di gruppo in luoghi e con compagnie quanto meno inopportune. Ci sembra inevitabile che l’eccessiva vicinanza tra giudici e governanti possa condizionare oltre ogni misura l’indipendenza della Magistratura, a volte già degenerata per altre vie. L’apparato giudiziario, come del resto altri apparati istituzionali, fornisce uno spaccato in linea con la decadenza morale del Paese in cui viviamo. Ma se per un verso si può riscontrare questo legame sofferto tra affari e legalità, dall’altro si deve prendere atto che, mentre alcuni abbandonano la professione per sfuggire al generale degrado, tanti altri magistrati continuano a lavorare nell’interesse del bene comune. Dopo anni di vergogna, con reati aboliti, prove depotenziate, nullità processuali a pioggia, tempi di prescrizione abbreviati, indulti, norme blocca-processi, leggi incostituzionali, con una Giustizia che si mostra incapace di far pagare il conto perfino ai condannati con sentenze definitive per illeciti che hanno fatto epoca, come si può parlare di riforme senza ingenerare sospetti nei cittadini? Come ebbe a dire Gherardo Colombo, la Giustizia non può funzionare senza che esista prima una condivisione del fatto che debba funzionare. La Politica, sia quella del PDL che quella del PD, ha fatto e fa di tutto affinché questo non si realizzi. Le martellanti elegie di questi ultimi giorni, dedicate a Bettino Craxi per rivedere la toponomastica milanese, e così dedicargli una via o magari una piazza, inquadrano perfettamente il clima da paese di Alì Babà. Nessuno intende negare che al presunto “statista” è andata peggio di quanto sia andata ad altri, ma questa è un’altra storia. E’ prevalente responsabilità del legislatore se l’Amministrazione Giudiziaria versa in una crisi senza precedenti storici. A prescindere dalle indegnità personali di certi magistrati che andrebbero prontamente e definitivamente estromessi dal servizio attivo, il problema gravissimo è che viene fatta mancare la legittimazione politica all’intera Magistratura o ancor peggio che la sua stessa organizzazione viene minata alle fondamenta da una serie di attacchi violenti da parte di chi mal sopporta le sue attività istituzionali, peraltro doverose. Leggiadri portavoci, frasi ad effetto, aggettivi accattivanti e soavi definizioni sono la regola per catturare quel consenso popolare che altrimenti sarebbe impossibile da ottenere ad uso e consumo di chi perpetra reati corrompendo il tessuto dei nostri rapporti sociali, dell'economia e del lavoro. Bisogna intaccare ulteriormente l’ordinamento giudiziario, ultimo paletto da abbattere al fine di garantire l’impunità totale del “white collar crime”. Conosciamo gli esiti degli indulti che, chiamando in causa la sovrappopolazione carceraria e la disumanità della pena, sono nati soprattutto per tutelare la casta legiferante. Il “giusto processo”, per cui a suo tempo il Pd fece da staffetta, è solo una pastoia che, nel limitare le valenze testimoniali, di fatto lega le mani dei giudici. Il processo breve è un amnistia camuffata che cancellerà le colpe di alcuni danneggiando, pure ad libertatem, le vittime di innumerevoli illeciti penali. Il legittimo impedimento afferma tacitamente come gli stakanovisti, che passano notti quasi insonni a lavorare, sono talmente impegnati ad operare per il bene del Paese da non poter presenziare ai dibattimenti che li vedono imputati. In realtà le disfunzioni giudiziarie che ledono i diritti del cittadino, alla cui volontà si attribuisce solo quello che fa comodo al padrone, sono ben altre. La Giustizia dispone di personale, spazi e strumenti da sultanato dei datteri. Da anni e da ogni singolo tribunale si leva la protesta per le croniche carenze d’organico. Si ritiene che i magistrati requirenti dovrebbero essere 2000, ma ci sono 207 posti scoperti. In ambito giudicante mancano 386 unità. Solo guardando alla situazione di Cassano d’Adda, sezione distaccata del tribunale di Milano, si rileva che l’assenza dei cancellieri sta bloccando la registrazione di 450 sentenze civili e 520 decreti ingiuntivi già definiti. Perché non viene detto agli Italiani che la “costituzionalizzazione” delle prerogative di alcune cariche politiche introduce nel merito una serie di distorsioni che avvantaggiano anche alcune grandi aziende sotto processo a Napoli e a Milano? Se mai ce ne fosse bisogno, ribadiamo ancora una volta che non siamo proclivi ai magistrati militanti e a quelli che rinnegano e/o sporcano la toga, ma la Magistratura, nel suo complesso, va rispettata per il ruolo che le assegna il dettato costituzionale. C’è chi sta parlando di un progetto finalizzato a mettere in ginocchio la Giustizia. Per quanto ci consta, allo stato dei fatti, sarebbe più appropriato parlare di vilipendio di cadavere. Come se non bastasse quanto il Paese paghi già un prezzo altissimo alle brame secessionistiche e xenofobe della Lega, ci si deve misurare anche con l’avatar di un’improbabile opposizione parlamentare. Sarà consolante sapere che le infamie di cui sono contrassegnati i nostri tempi non potranno essere prescritte ope legis?

 

Antonio Bertinelli 14/1/2010

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