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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Vilipendio del Diritto
post pubblicato in diario, il 30 ottobre 2010


L’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ebbe a dire che “Il Tricolore non è una semplice insegna di Stato, è un vessillo di libertà conquistata da un Popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia. Nei valori della propria storia e civiltà”. Parole di circostanza ormai lontane dal comune sentire? Un cittadino campano, oppostosi alla realizzazione di una seconda discarica nel Parco del Vesuvio, proprio per evidenziare come si calpestino usualmente i principi richiamati da Ciampi, bruciando il Tricolore nel corso di una dimostrazione, è stato denunciato per vilipendio alla bandiera e per adunata sediziosa. Una prova di zelo ancora ammessa dal codice penale, peraltro inficiato anche dall’omonimo codice di procedura ed entrambi riscritti in maniera tale da garantire impunità di ben altra portata. Se l’Italia è peggiorata nel corso degli anni per le scelte dei suoi governi non va dimenticato l'aiutino fornitoci pian piano dall’Ue. L’attuale deficit di Democrazia ed il sofferente stato del Diritto nazionale non possono essere “curati” attraverso leggi comunitarie. I piani dell’Europa Unita e “cementata” dal Trattato di Lisbona sono altri. Siamo condannati a subire una situazione generale peggiore del Ruanda, mentre a Bruxelles sono riservate competenze esclusive su dogane, politiche commerciali e concorrenza. La legge 89/2001 (“incoraggiata” dalla stessa Corte di Giustizia oberata dai ricorsi) è solo uno dei tanti esempi da cui si può evincere quanto interessino all’Europa le gravi ed estese disfunzioni italiane. Con tale legge il cittadino “leso” dalle lentezze giudiziarie deve chiedere la “riparazione” alle Corti d’Appello nazionali. In genere, quando e se viene riconosciuto il “danno”, i soldi liquidati bastano giusto per fare qualche cena in un buon ristorante con i patrocinatori della causa. Probabilmente pochi sanno che la costruzione europea è stata finanziata dalla Cia per contrastare l‘influenza sovietica e che gli Stati Uniti hanno imposto tale disegno quale condizione per concedere gli aiuti del Piano Marshall. Dal 1949 à 1959, nel pieno della “guerra fredda”, gli Usa, attraverso i loro servizi segreti e tramite il Comitato per l’Unione, hanno versato ai movimenti europeisti l’equivalente di cinquanta milioni di dollari. L’Ue odierna è figlia di quei tempi ed è figlia degenere dei nostri politici a causa dei quali, fra l’altro, sulle spalle dei cittadini italiani ricadono sanzioni milionarie per i mancati adeguamenti alle norme comunitarie. Solo per i rifiuti chimici, presenti nelle aree ex Sisas di Pioltello Rodano, l’Italia sta rischiando una multa pari a 195.840 euro pro die. Attualmente ci sono a nostro carico circa centoquaranta procedure d’infrazione su cui, e specialmente in merito agli importi da pagare, tutti glissano, Ue in primis. La stagione della propagandata Democrazia è finita da un pezzo e non è casuale che a discettare sull’”habemus pactum novum” abbia avuto pieno titolo l’uomo dal “cuore buono” mentre al Popolo vengono rifilate minzolinate o altri “pacchi” quotidiani. Per chi ha un minimo di preparazione giuridica è disagevole constatare che l’”angariato” da “sversamenti” subisca una denuncia laddove sono stati derubricati dal codice penale gli interessi privati in atti d’ufficio e lo stesso abuso d’ufficio di natura non patrimoniale, ma ci sono anche altre questioni che travalicano sia le miserie della "casta" che i confini nazionali, su cui tutti i maggiori media sorvolano. Non è da escludere che gli spensierati amanti del “bunga bunga” stiano contrattando un pensionamento off shore ed il “nuovo”, in predicato, sia più o meno prossimo al giro di boa. Restano comunque delle costanti che ricorrono e con cui bisogna fare i conti. E’ ragionevole dubitare sui requisiti e sui programmi degli sponsor per qualunque futuro premier che appaia o si presuma “mandato da Picone”. Nonostante il giubilo dei partecipanti al summit europeo per il “patto di stabilità rafforzato” e per il via libera al fondo anticrisi a garanzia della futura stabilità dell'euro, sostanzialmente suggeriti dalla task-force di Herman Van Rompuy, è doveroso palesare più di un dubbio sulle ormai lampanti derive oligarchico-economicistiche dispoticamente stabilite dal business globalizzato, di cui l’Europa è in parte vittima ed in parte complice. Da come si presenta la classe dirigente del Pd e per quello che emerge dal cursus honorum di chi aspira a prenderne il posto non si possono congetturare avvicendamenti "radicali". Le altre forze d'opposizione, quando non suscitano interrogativi sui loro trascorsi e/o sui traguardi che si prefiggono, non appaiono in ogni modo bastevoli per invertire a breve la rotta del declino. E’ comprensibile turbarsi per le “insolite abitudini" del Presidente del Consiglio, per la lunga teoria di norme emanate sibi et suis, per il feeling che lo lega ai più singolari governanti del panorama internazionale e per l’insanabile conflitto d’interessi di cui è il portatore cardinale, ma tutto quanto viene tralasciato dai trombettieri mediatici non è affatto irrilevante. Sul fronte interno il potere economico si mostra appannaggio di un gruppo di delinquenti che hanno soppiantato le regole e le hanno sostituite con la forza delle relazioni personali. Gli sperticati elogi a certi governatori dalle concessioni facili per discariche e termovalorizzatori, significativamente targati, sono più che sufficienti per rappresentare il quadro. Sul fronte esterno la Commissione Europea sta contestando la “golden share” sulla Snam per consentire alle compagnie petrolifere statunitensi, britanniche e anglo-olandesi di assumere il controllo dell’Eni. L’Eurotower, auspicando la ripresa in generale, afferma: “I paesi che negli anni passati hanno subito perdite di competitività devono procedere a riforme strutturali, così come quelli che soffrono di disavanzi di bilancio o commerciali elevati. Bisogna eliminare le rigidità del mercato del lavoro e potenziare la crescita della produttività, stimolare la concorrenza nei mercati dei beni e soprattutto dei servizi. Profonde riforme risultano necessarie nei Paesi che in passato hanno subito una perdita di competitività o che al momento soffrono di passivi nei conti pubblici e dissesti esterni elevati. Le manovre finanziarie 2011 devono riflettere l’impegno a conseguire un risanamento fiscale audace e adottare piani di risanamento pluriennali credibili con un’azione correttiva immediata, ambiziosa e convincente”. Se il ministro preposto, alias Robin Hood, dice poi che gli accordi europei sono ragionevoli ed assolutamente gestibili da parte del nostro Paese, a maggior ragione, la cosa non ci rassicura per nulla. Mentre un povero diavolo finisce sotto accusa per rammentare ai poliziotti, messi a guardia degli "sversamenti", i continui sfregi alla bandiera, mentre la politica ed i giornalisti si distraggono con il “bunga bunga”, l’Italia sta andando in malora. Già predata da variegate forme di criminalità diventate endemiche, è oggi anche ostaggio di un meccanismo che funziona in forma semiautomatica ed autoritaria, che consente ai governanti di danzare sulle sue macerie, sacrificando i diritti basilari dei cittadini al collasso di un ordine economico sovranazionale imposto senza chiedere il loro consenso.

Antonio Bertinelli 30/10/2010

Forze dell’Ordine vs cittadini
post pubblicato in diario, il 24 ottobre 2010


Lo scorso aprile a Lille, in Francia, migliaia di ferrovieri, provenienti da tutti i Paesi dell’Ue, hanno manifestato davanti all'Agenzia Ferroviaria Europea contro la distruzione sistematica delle reti nazionali, per difendere l'occupazione e gli standard di sicurezza messi a rischio dalle liberalizzazioni del trasporto ferroviario continentale. In Italia, i mezzi obsoleti, gli investimenti ridotti al minimo, le dismissioni di intere linee considerate “improduttive” ed il ridimensionamento dell’offerta complessiva, dopo aver lasciato campo libero alla concorrenza nel segmento merci, vedono allo sbando anche il servizio passeggeri. Mentre nelle maggiori città il servizio di assistenza è rivolto prevalentemente ai clienti dell’alta velocità l’intera rete ferroviaria è quasi un deserto, l’assistenza ai viaggiatori è carente, le biglietterie nei centri ritenuti meno importanti sono state chiuse, i pendolari subiscono gravi disagi quotidiani, l’ingente patrimonio delle stazioni abbandonate al degrado costituiscono, tra l’altro, anche un problema per la sicurezza dei ferrovieri e degli utenti. Le condizioni di lavoro dei dipendenti del principale vettore nel sistema di mobilità sono peggiorate ed i passeggeri devono anche fare attenzione a non rimanere pericolosamente imprigionati nelle porte delle carrozze private del “bordo sensibile”.  Per certi aspetti, quando ci sono in ballo grandi speculazioni, l’Italia si fa “europea” ed in Parlamento trova ampio seguito il partito trasversale del tondino, del cemento e delle grandi opere a spese di Pantalone. Infatti la Camera dei Deputati ha da poco approvato, con voto unanime, la valenza strategica della Tav Torino-Lione, in spregio alla contrarietà delle popolazioni danneggiate dalla sua costruzione. Non è un caso che ci sia Fabrizio Palenzona, personaggio posto all’incrocio tra le vie della politica, quelle della finanza e dell’imprenditoria, ad incarnare tutti i presupposti per trasformare il Piemonte in una delle regioni chiavi per la realizzazione della grandi opere. Le argomentazioni di quelli che contrappongono e antepongono valutazioni concrete del rapporto costi-benefici dell’infrastruttura, mettono in conto la salvaguardia del territorio e delle sue risorse nell’interesse generale, vengono definite anacronistiche e dunque silenziate. La logica di certe scelte politiche è una soltanto: qualunque disastro economico o ambientale è accettabile purché gli effetti deleteri e le perdite siano addossate all’intera comunità mentre i guadagni finiscono nelle tasche di chi gestisce l’operazione. Quando si tratta di imperata bancari o di saziare gli appetiti delle oligarchie economiche finanziarie il ceto politico italiano è il primo a reclamare la patente di europeista, In questo senso non ha nulla da imparare dai governi di George Papandreou, di Nicolas Sarkozy, di Angela Merkel e dalle loro azioni di polizia. L’Ue non ha mai coltivato aspirazioni democratiche tanto che l'Europarlamento, unico organo eletto dal Popolo, è privo di effettivo potere politico. L’Italia, con i suoi personaggi di plastica, vede aumentare la distanza siderale che separa la “casta” dal Paese reale i cui cittadini si dibattono fra paure, incertezze e difficoltà di ogni genere. L’Europa dei Popoli sta franando sotto la pressione del Fmi, della Bce, dei mercati liberi, dei debiti pubblici, dei politici in servizio permanente effettivo dei grandi affari e delle decisioni che si prendono in Commissione a Bruxelles o in qualche altra “loggia” deputata all’uopo. Il termine polizia è generalmente impiegato per indicare l’insieme delle attività istituzionali di amministrazione tipiche delle comunità organizzate. Il nome prende origine dalla polis greca e dal suo sviluppo. Nulla di più lontano da quello che è accaduto, sta accadendo ed accadrà nelle piazze europee e italiane. Le Forze dell’Ordine sono sempre di più utilizzate per colpire la dissidenza ed anche in Italia, da molti anni avanguardia dell'autoritarismo di Eurolandia, non si lesina l’uso dei manganelli. Per il Governo il nemico è ovunque e il marchio d’infamia del terrorista viene applicato a chi si oppone. Per i telegiornali gli studenti e gli insegnanti che contestano la “riforma” dell’Istruzione, i lavoratori in lotta per il posto di lavoro, le popolazioni che difendono i propri territori sono semplicemente masse di facinorosi. Alcune questure spingono addirittura  per ripristinare l’istituto della “sorveglianza speciale” nei confronti dei soggetti più “fastidiosi”. Pur rifuggendo dalle generalizzazioni, non è un buon segnale che il silenzio e l’omertà trovino spazio tra le Forze dell’Ordine. Per quanto anche i troppi abusi riportate dalle cronache passate e recenti siano certamente addebitabili ad un’involuzione culturale che muove dall’alto è bene rammentare che le attività operative di carabinieri, poliziotti e finanzieri dovrebbero tutelare i diritti della collettività e non ossequiare il livello gerarchico superiore o tutelare dei governanti in rotta di collisione con i basilari principi della Democrazia. Il capo della Polizia si è detto rammaricato per dover supplire alle carenze della politica, ma ha assicurato che gli “sversamenti” nelle discariche del Parco del Vesuvio saranno garantiti con l’uso della forza.  Il problema è che il dialogo ha lasciato spazio ad un discorso di rottura, basato solo sulla contrapposizione tra poliziotti comandati e cittadini vessati. A noi dispiace che a presidiare i cantieri della Tav non ci siano i 512 deputati che hanno dato il via alla sua realizzazione. Ci rammarichiamo che a Terzigno non ci siano tutti quei politici che, insieme alla camorra, hanno avvelenato i terreni della Campania. C’è in atto la tendenza a creare uno stato di emergenza permanente tale da giustificare un aumento del controllo e della repressione fino a scatenare quella che appare all’orizzonte come una vera e propria guerra tra poveri. Un Popolo che si ribella alle angherie agisce per legittima difesa e non già per turbare quell’ordine costituito secondo equità e giustizia così ben sperimentato persino da magistrati “imprudenti” e da poliziotti “disallineati”.

Antonio Bertinelli 24/10/2010
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permalink | inviato da culex il 24/10/2010 alle 1:35 | Versione per la stampa
A buono cavallo nun le manca sella
post pubblicato in diario, il 16 ottobre 2010


“L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto”. Lo diceva Maurice Allais. Il fisico, chiamato a tenere delle conferenze negli Usa durante gli anni trenta del secolo scorso, si trovò nel mezzo della grande depressione. L’esperienza lo toccò a tal punto che decise di dedicarsi allo studio dell’economia per poter capire come un Paese dotato di enormi risorse fosse riuscito a condurre la maggioranza dei suoi abitanti nella miseria più nera. Insignito del premio Nobel, nel corso degli anni, si era più volte espresso contro la globalizzazione voluta dai grandi banchieri. L’insigne studioso aveva previsto con largo anticipo il crollo economico europeo a causa dell’assalto portato da tutti quei Paesi che impiegano manodopera schiavizzata, senza tutele e con salari miseri. Allais, per tutta la vita ignorato dalla grande editoria e dagli economisti organici al sistema, se ne è andato in sordina la settimana scorsa. I problemi da lui previsti sono ormai esplosi in tutta lo loro gravità. La globalizzazione, imbastita sul concetto di competitività, intesa come strategia di sopravvivenza e predominio in un contesto aggressivo ed anomico, ha ridotto al lumicino le possibilità di autodeterminazione dei Popoli, ha reso difficile la loro partecipazione alle decisioni pubbliche ed ostacola pesantemente le facoltà di manovra dei governi. Quella che è stata accreditata dai potenti bankers come la grande chance, fonte di benessere per tutti, ha prodotto insicurezze finanziarie, reddituali, lavorative, assistenziali, culturali, personali, politiche e sociali. La mutazione in atto si sta rivelando devastante. Nel mondo occidentale il protagonista della scena è il capitale anonimo. Il grande imbroglio della libertà è tanto più visibile quanto più ci si allontana dai principi fondanti della Democrazia. Chi ha smisurati mezzi finanziari si camuffa avvalendosi di un potere incorporeo destinato a tagliare fuori i cittadini da qualunque processo decisionale. Nel mondo odierno ci sono un miliardo e trecento milioni di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno, seguiti da un miliardo e settecento milioni di poveri. Alle banche, al capitale internazionale e alle multinazionali questi numeri non interessano. Ai mercati globalizzati bastano tutti gli altri sia come forza lavoro a costi irrisori che come consumatori. Se Poi in Cina si verranno a trovare altri duecentocinquanta milioni di individui in grado di consumare saranno meglio assicurate le magnifiche sorti di chi ha deciso per tutti. Fatte le debite proporzioni, l’Italia, con i suoi otto e passa milioni di poveri e con il rischio di veder crescere ulteriormente il numero dei suoi “vagabondi”, non può rallegrarsi. Con la trasvalutazione dell’etica, l’uomo, svenduto al neo-liberismo, si è dissolto nel mercato. Come è pensabile, si chiede Joseph Stiglitz, costruire fabbriche, creare lavoro con capitali che entrano ed escono da un Paese nel volgere di poche ore? I cosiddetti “complottisti” ritengono che questo tipo di globalizzazione risponda al comando centralizzato di un governo ombra sovranazionale. Si voglia o meno sottoscrivere la teoria della “colonizzazione” voluta e diretta dal Fmi, restano emergenze che la politica italiana non può né vuole affrontare. Nonostante diversi movimenti auto-organizzati, persino in technicolor, calpestino inesausti le piazze del dissenso da un decennio, le “opposizioni” non riescono ad offrire loro un unico centro di aggregazione e di lotta. Nel connubio tra politica, mafie, massoneria, toghe sporche e servizi segreti “deviati” si perde del tutto l’orientamento. E’ come il gioco delle tre carte, non si indovina mai la posizione di quella vincente. Diceva Winston Churchil che a volte l'uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi, si rialza e continua per la sua strada come se non fosse accaduto nulla. Fausto Bertinotti è stato alla fine indotto a fare il Cincinnato. C’è ancora qualcuno che ricordi il suo presenzialismo televisivo, anche nel salotto di Bruno Vespa? C’è ancora qualcuno che ricordi il suo “stupore” per l’ardire investigativo di Clementina Forleo? Nella migliore delle ipotesi si può concludere che Bertinotti, tra un alchimia e l’altra, tra una critica massimalista ed una strizzatina d’occhio ai no-global, ha cambiato ragione sociale alla vecchia impresa ed è transitato nell’area del “politicamente corretto” o, quanto meno, del politicamente consentito. Nell’attuale panorama parlamentare non vediamo quale attore potrebbe immergersi fattivamente nella realtà del Paese e contrastarne la deriva. Ovunque si guardi, fatta eccezione per la società civile, non ci sono segnali confortanti. Sono sicuramente in mala fede tutti quelli che, prendendo a pretesto le vicissitudini di Annozero, invocano l’ennesima privatizzazione di un servizio pubblico. Possibilmente a favore di soggetti adusi a servirsi di lontane società off shore e di utili prestanomi. I partiti dovrebbero stare fuori della Rai, ma ci assilla maggiormente lo stato della Giustizia, quello della Scuola e quello del Lavoro. Per questi settori, quando si è legiferato lo si è fatto “contro” e, grazie, in ultimo, anche a chi si autodesigna portatore di "Futuro e Libertà", il viaggio al buio continua. Oggi, alla manifestazione indetta dalla Fiom, non sarà presente il più grande partito di “opposizione”. Un’altra Italia è possibile? A Napoli dicono che se “chillo chiagne e fotte”, è pur vero che “a buono cavallo nun le manca sella”.

Antonio Bertinelli 16/10/2010
Après le Royaume de Silvio
post pubblicato in diario, il 10 ottobre 2010


Se Silvio abdicasse per godere altrove, e senza rischi di “persecuzioni giudiziarie”, i frutti del suo lavoro, quali prospettive si potrebbero aprire per l'Italia? L'ipotesi può aiutarci a fotografare gli orizzonti del dopo. Vogliamo addirittura indulgere all'ottimismo pensando che l'apparato normativo, modificato nel corso di un ventennio dall'intera casta, possa essere velocemente riscritto a misura di cittadino. Rimarrebbero le difficoltà connesse alla ricostruzione del tessuto socio-culturale e al destino del Paese, ormai sottomesso in gran parte ai governi ombra posti fuori e dentro i confini nazionali. Per quanto molti ritengano, da diversi punti di vista, che l’attuale esecutivo sia il più funesto dell’intera storia repubblicana, il suo divenire non lo si può certamente attribuire al fato. Il virus del berlusconismo ha potuto diffondersi perché ha trovato l’habitat favorevole. E’ fuori di dubbio che l’Italia abbia una sua disgraziata specificità per il radicamento delle mafie e per essere il Paese dei tanti misteri irrisolti, ma parte delle sue afflizioni sono comuni ad altre realtà geografiche, anch’esse finite sotto la frusta della globalizzazione, che ha visto persino l’impero sovietico post-comunista diventare preda di un capitalismo anarco-feudale, con annesse devastazioni del welfare. La maggioranza degli Italiani aspira ad una rivoluzione politica fuori dei soliti rituali di facciata, ma la questione si pone in tutta la sua problematicità anche quando si volge lo sguardo all’estero. Assodato che i cavalieri della tavola di Arcore non hanno fatto nulla di utile per i cittadini, c’è da chiedersi come ci si potrebbe liberare da quel giogo che travalica ormai tutti i governi occidentali. Se è prioritario restituire al Paese il rispetto per la Costituzione, e con esso il primato della legalità, non ci si può esimere dal volare un po’ più in alto. Dopo il disastro aereo di Smolensk, da quale cilindro è uscito il Presidente polacco Bronislaw Komorowski? Come mai Rafal Gawronski, il giornalista che stava indagando sull’incidente, a cui i Polacchi non credono, è stato imprigionato? Chi ha scelto Herman Van Ronpuy come primo Presidente del Consiglio Europeo? Accantoniamo l’ampollosità di certe domande, a cui nessun lobbista di Bruxelles vorrebbe rispondere, per passare ai fatti e quindi volgere lo sguardo a chi segna le sorti dei Popoli, senza che questi possano interferire nel processo decisionale. Il Presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, è già stato Governatore Supplente del Fondo Monetario Internazionale e Governatore della Banca Mondiale. La Commissione Europea, motore legislativo principale dell’Unione, è composta da membri nominati dai vari governi nazionali secondo logiche “ad castam”. Su questo organo pressano attività di lobbying, svolte prevalentemente in zona grigia, che oggi annoverano oltre duemilacinquecento addetti. Va da se che l'uperari Brambilla lavori per pochi denari, che la Fiat e la Omsa decidano di spostare la produzione in Serbia, che il piccolo imprenditore venga strangolato dalle finanziarie e che i Paesi dell’Ue si trasformino in Stati di Polizia. Succede nelle banlieues francesi, qui da noi, come hanno sperimentato anche i terremotati abruzzesi, in Germania, dove qualche giorno fa la polizia, con l’impiego di canoni ad acqua, spray al pepe e manganelli, ha fermato migliaia di pacifisti, che cercavano di proteggere un parco pubblico dalle ruspe chiamate alla realizzazione del più grande progetto di infrastruttura europea, Stoccarda21. Sono stati feriti, alcuni gravemente, più di trecento dimostranti. Anche la Lega e G. Tremonti si sono dovuti convertire ob torto collo al verbo di Eurolandia. Non è semplice sottrarsi a quella sorta di New Deal imposto dal Fmi, dal Wto e dalla Bce. L’uomo nuovo della Provvidenza ha un feeling particolare con noti dittatori, antepone ai doveri di governo gli affari garantiti da questi rapporti preferenziali ed ovviamente non è avvezzo a mettersi nei panni della gente che si ritrova schiacciata da un’economia distorta prevalentemente dai poteri finanziari. Ma chi potrebbe “salvare” l’Italia? Chi potrebbe avere il coraggio e la forza per sganciarsi dalla locomotiva impazzita del mondialismo? Non certo i social-liberisti alla D’Alema & Co, che sono i principali complici delle privatizzazioni a basso realizzo, delle politiche di austerity e del golpe monetario. Il Presidente ecuadoregno, Rafael Correa, già nel 2008, aveva manifestato l’intenzione di non pagare gli oltre trenta milioni di dollari di cedole sulle obbligazioni in scadenza. Si giustificò dichiarando che il debito estero dell’Ecuador è di natura illegittima e quindi immorale. Nei giorni scorsi Correa ha rischiato di essere rovesciato da un colpo di Stato delle Forze di Polizia. La realtà supera la fiction ed il sogno infranto di Barak Obama sta lì a dimostrarlo. Probabilmente se la nonna materna non fosse stata un alto funzionario della Bank of Hawaii, un istituto utilizzato da varie società di copertura della CIA, e se lo stesso Obama non avesse lavorato a lungo per la Business International Corporation, l’uomo apparentemente più potente della Terra non avrebbe sperimentato la propria “minuzia” scontrandosi con la durezza di un governo che deve rendere conto a gruppi di potere come quello ispirato da Zbigniew Brezinsky. Obama è stato l’artefice di una piccola e discussa riforma sanitaria ed è riuscito a modificare alcune regole del sistema finanziario a vantaggio dei consumatori. Il fronte dei suoi insuccessi è molto più ampio. Accusato dal Wall Street Journal di “resuscitare le lotte di classe”, il suo pragmatismo lo ha portato a più miti consigli. Gli Usa, costretti in un polmone d'acciaio finanziario, continuano ad avere il tasso di povertà più alto del mondo con oltre cinquanta milioni di indigenti. Negli States più di cinque milioni di famiglie hanno perduto le loro case, tra disoccupati e sottoccupati, si contano trenta milioni di cittadini, esistono circa due milioni e trecentomila reclusi, ogni settimana apre una nuova prigione ed il Presidente, ostaggio del vecchio establishement (quello della finanza, di alcuni settori dell'industria energetica e delle nuove tecnologie, di un pezzo della Cia, di chi orbita intorno all'Fbi) ha dismesso il drappo del messia. Obama sta subendo l'assalto dei petrolieri contro le avanzate leggi ambientali della California, è stato indotto a predisporre gli strumenti per schedare e riconoscere gli immigrati attraverso il controllo dell'iride, su input delle strutture d’intelligence, la sua amministrazione sta lavorando per imporre a tutti i servizi di comunicazione online, compresi Blackberry, Skype e Facebook, di collaborare con le autorità, creando un software in grado di intercettare l'utente e leggerne tutti i messaggi, anche quelli criptati. Il recente esodo dei consiglieri filoisraeliani dalla Casa Bianca non è poi un presagio da sottovalutare. Non ci è dato di conoscere se l’elezione di Obama sia stato un esperimento di laboratorio stile Bilderberg, insieme al dubbio, ottimo diserbante per estirpare la gramigna di qualunque pseudo-democrazia, resta il fatto che le sue capacità d’incidere realmente a favore di una popolazione da anni sotto il tacco delle banche e dei loro eserciti sono veramente modeste. Se l’Italia si liberasse oggi delle mafie e del berlusconismo chi potrebbe aggiustare i danni economici di un dollaro così svalutato da sbarrare il passo indefinitamente alle nostre industrie e alle nostre esportazioni? Chi potrebbe liberarci dagli usurai dell’enorme debito pubblico? All'inizio del Rinascimento le banche genovesi iniziarono a finanziare la Castilla, e così s'impadronirono a poco a poco di tutti gli affari più remunerativi, radicandosi poi solidamente in tutta la Spagna, con l’appoggio dei regnanti.

Antonio Bertinelli 10/10/2010
Le pentole del diavolo
post pubblicato in diario, il 6 ottobre 2010


Il termine democrazia è oggi tanto criptico quanto diffusamente impiegato. Se ad esso si associa la determinazione a ricognire il contesto per realizzare il bene comune, le operazioni dei governi, al di là dei panegirici, dovrebbero essere svolte alla luce del sole. L’odierna morfologia del potere sottolinea invece quanto la distanza tra governanti e governati sia irrecuperabile. Il potere è sempre più opaco, rifiuta confronti e critiche, non ammette verifiche, elargisce resoconti infedeli di azioni il cui scopo ultimo è quello di servire in prevalenza cause di stampo oligarchico. Al crogiolo dell’agorà si sono sostituiti gruppi di giro, alleanze e cordate che traggono forza dalle disparità sociali e dall’illegalità. Tante catene invisibili che pervadono le istituzioni ed agiscono nell’ombra, ridisegnando anche l’apparato normativo, quando serve, per soddisfare interessi di parte. Salus rei domini suprema lex est. Non occorre alcun controllo, dice il Conducator con paterna condiscendenza, perché il mio governare, con buona pace dei “magistrati rossi”, è del tutto irreprensibile. Infatti, senza che l’opinione pubblica ne abbia la giusta percezione, per esportare libertà all’americana siamo praticamente in guerra. Per legiferare nell’interesse generale (?) si ricorre ai colpi di mano. Questo governo, malgrado una larga maggioranza, ha superato abbondantemente la soglia delle trenta fiducie richieste in aula. Le norme più rilevanti sono contenute in decreti (quasi sempre omnibus) con materie estremamente eterogenee e reciprocamente slegate, tanto che sfuggono alla stessa conoscenza dei parlamentari. Il metodo può essere assimilato alla marcia di vere e proprie carovane in terra di frontiera che, ad ogni sosta, vedono aggiungersi un nuovo carro fino a diventare inarrestabili. La Democrazia dovrebbe avere tra le sue caratteristiche la pubblicità del potere e dovrebbe per questo assicurare anche la nascita di leggi monotematiche. I regimi sono al contrario portati a sovvertire, a disinformare e ad ammantare di silenzio persino la loro attività legislativa, usualmente e disinvoltamente commissionata da cangianti congreghe. La più potente è quella delle banche con le quali, priva di sovranità monetaria, l’Italia ha contratto un debito pubblico astronomico e sostanzialmente inestinguibile. Segue il cappio leviatano della Ue alle cui disposizioni, tra l’altro, sacrificheremo, entro il 2011, anche l’Arma dei Carabinieri. Chiude il cerchio il modus operandi di Silvio Berlusconi & Co, al quale tanti modesti comprimari della scena politica nazionale hanno consentito e consentono, in palese e plurimo conflitto d’interessi, di legiferare per se, per gli amici e per gli amici degli amici attraverso decreti milleproroghe o decreti omnibus. Per mezzo di tali strumenti, previsti dalla Costituzione solo in situazioni particolari, si sono “sistemate” furtivamente una miriade di faccende, tutte lontane dagli interessi dei cittadini e sovente in contrasto con essi. Si è varata una sanatoria per le affissioni abusive delle campagne elettorali. Gli immobili “cartolarizzati” prima a prezzo di favore e poi rimasti invenduti sono stati restituiti agli Enti Previdenziali facendo pagare loro il prezzo di mercato. Alla Società Autostrade è stato consentito di assegnare i lavori di costruzione e di manutenzione senza effettuare gare d'appalto. All’editoria “fasulla” è stato erogato un mucchio di denaro pubblico. Il bene acqua, non a caso ribattezzata “oro blù”, ha assunto interesse finanziario. Analoga sorte è toccata al settore dei rifiuti. Facendo leva sul “senso di responsabilità delle opposizioni”, con riferimento alle “missioni di pace”, è stata posta in essere l’ambiguità tra Isaf ed operazioni assimilabili all’Enduring Freedom. Fra un emendamento ed un codicillo, si è tentato di svuotare i grandi processi in corso per bancarotta, la Mondadori ha risparmiato oltre trecentoquaranta milioni con il fisco e, grazie alla Lega, costituire una “banda armata” non è più reato. A motivo di un ennesimo decreto omnibus, da poco convertito in legge, c’è da chiedersi se la Tirrenia farà la stessa fine dell’Alitalia. L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma quanto evidenziato, analizzando poi in ultimo il Ddl “Collegato Lavoro”, ancora in itinere, rende bene lo spirito con cui opera il legislatore. Primeggia chi riscrive la realtà, chi distrugge il linguaggio, chi riesce a mortificare i contenuti e le forme della comunicazione, chi nutre gli istinti più bassi, chi costringe i cittadini a giocare allo strip poker con carte truccate, giustificandosi poi nel raccontare loro che “There is no alternative”. Nel Paese, reso del tutto afasico, i corridoi che collegano tra loro le stanze degli intrighi indicibili sono numerosi ed oscenamente trafficati. Se oggi registriamo il sodalizio tra lo Stato e i Corallo’s, da troppi anni assistiamo al moltiplicarsi delle maschere e subiamo il peso di un’autorità tanto priva di autorevolezza quanto di limiti. Sotto l'egida di improbabili cavalieri e di presunti gentiluomini pontifici, l’Italia è finita nelle grinfie di un gruppo di canaglie e le ferite inferte al corpo sociale sono numerose. Il motto della Massoneria è “Ordo ab chao”. E’ lecito pensare che il caos deliberatamente coltivato da questo esecutivo trasmetta inquietudine non soltanto alla massa ma anche a chi comanda. Il capo della ‘ndrina sa di poter finire all’ergastolo, il sepolcro imbiancato colluso con la mafia è consapevole di obbedire con il rischio di finire sotto i colpi della lupara, l’avido non sa mai quando le sue vittime passeranno dal ricordo all’azione ed il despota, proprio perché approfitta di un circuito perverso di consensi, sa bene che coloro ai quali ha reso la vita impossibile non dimenticano. Lo sputtanamento della “casta” è condizione necessaria ma non sufficiente per risalire la china. Anche se è molto difficile, andrebbe individuata un’altra arena per promuovere un maggiore impegno collettivo e così facilitare la nascita di una Democrazia lontana dalla sterile retorica e dai connessi tripudi che scendono cacofonicamente dall’alto.                            

Antonio Bertinelli 6/10/2010                                                                                                                                              
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