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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
La crisi sulla pelle
post pubblicato in diario, il 28 dicembre 2010


Spesso osservando i volti di potenti banchieri, di noti finanzieri, di sfuggenti amministratori delegati e dei loro referenti politici il nostro pensiero corre a Cesare Lombroso. Ci piace credere che se fosse stato nostro contemporaneo avrebbe intrapreso sicuramente una ricerca sulla psiche e sulla fisiognomica di detti personaggi. Alcuni fenomeni odierni come le politiche bancarie e societarie, le palesi insofferenze per le sovranità statali, la polverizzazione del sociale, la perifericità dei cittadini, le grandi sacche di povertà, l’estrema mercificazione del lavoro e soprattutto gli artefici di queste “rivoluzioni” potrebbero interessare qualche studio criminologico pionieristico. Senza sbizzarrirsi nel fare ipotesi più o meno azzardate resta comunque il fatto che certe facce rassicurano meno delle loro idee guida. Sotto il dominio dell’economia e della finanza globalizzate, ovunque si guardi, non c’è motivo per stare tranquilli. Basta ripensare alla simpatica scatola di mentine con la pubblicità elettorale "Yes, we can" di Barack Obama. Al netto di qualunque possibile agiografia, la sua amministrazione ha salvato le megabanche con denaro pubblico e con una serie di misure straordinariamente generose. Ha sostenuto la General Motors acquistando le sue azioni a 45 $ per poi rivenderle, dopo la “rinascita” aziendale, a 33 $, con una perdita del 26,6 % a carico di Pantalone. Ha prorogato di due anni i tagli fiscali voluti da Gorge W. Bush, lasciandoli inalterati anche per i più ricchi. Sarà presto costretto a ridurre le coperture per Social Security e Medicare, i più importanti programmi sociali di un Paese con quindici milioni di disoccupati. Anche l’Ue, almeno dal punto di vista dei suoi cittadini, non gode affatto di buona salute. La divaricazione tra economia reale ed economia virtuale sta assumendo le forme di una rivendicazione sociale che travalica ogni frontiera. In quasi tutta Europa i giovani sono prigionieri nelle gabbie della precarietà, moltissimi studenti vivono in un limbo indefinito e le masse lavoratrici, specialmente là dove il sindacato si è trasformato in cinghia di trasmissione dei voleri padronali, pagano le conseguenze dei giochi finanziari praticati da una classe dirigente convertita al vangelo del neoliberismo. Non ha più senso parlare di governi “sinistri” o “destri”. Tutti operano per il perfezionamento dell’Impero. Quell’Impero caro agli europeisti come il compianto Tommaso Padoa Schioppa o l’ex consigliere di Tony Blair, Robert Cooper, attuale direttore generale degli affari esteri e politico-militari del Consiglio Europeo. Fuori della retorica, né l’uno né l’altro potrebbero essere celebrati come “patrioti”. Entrambi potrebbero essere definiti semplicemente come uomini di successo più sensibili agli interessi dell’establishment finanziario globale che a quelli dei loro rispettivi Paesi. Il “salvataggio” della Grecia, sottoscritto da Papandreou, doveva essere ripagato nel 2014 e nel 2015, ma, per la sua difficile sostenibilità, è stato prolungato al 2017. Il Parlamento ellenico, a maggioranza socialista, ha da poco approvato la finanziaria 2011, con tagli superiori ai quattordici miliardi di euro. La situazione irlandese, dove i “salvatori” hanno preteso come garanzia i soldi del fondo di riserva delle pensioni nazionali, è altrettanto grave e non c’è motivo di ritenere che questo Paese sarà mai in grado di uscire dalla morsa del debito pubblico. Grecia e Irlanda saranno schiave dei banchieri sine die. Ieri Standard & Poor's ha messo sotto osservazione, con implicazioni negative, il rating a lungo e breve termine del Portogallo. In Spagna la disoccupazione ha oltrepassato il 20% della popolazione attiva. Il socialista Zapatero, che, tra l’altro, ha trasferito novanta miliardi di euro alle banche responsabili della bolla immobiliare, non fa mistero delle sue politiche ad esclusivo favore degli investitori internazionali. L’Ungheria, con i titoli di Stato prossimi ad essere classificati come spazzatura, si sta avviando al controllo governativo dei media e alla limitazione del diritto di sciopero. In Italia, dopo l’approvazione della controriforma universitaria, il presidente Napolitano si è cimentato nella captatio benevolentiae dei giovani. Non siamo ancora arrivati alle code pubbliche con i bollini per un pasto caldo al giorno, come accade già oggi in Usa, ma siamo sulla buona strada. Follow the money. E’ sufficiente seguire il tragitto di chi tiene i cordoni dell’economia e della finanza per comprendere chi comanda davvero. La politica, argomentando sulle riforme necessarie, sulla valutazione dei mercati e dei vincoli europei, sulla concorrenza globale e sulla responsabilità operaia, sta imponendo ai cittadini il gioco di un potere non eletto ed ormai fuori controllo. Quello stesso potere che, speculando sulla lira per convincerci ad entrare nell’euro, ha preteso, fin dal 1992, la privatizzazione e la svendita di molte aziende strategiche italiane. In assenza di sovranità monetaria, con un debito pubblico potenzialmente inestinguibile, hanno buon gioco le agenzie internazionali di rating. Subire questo meccanismo, secondo il Financial Times, significa “cadere vittima di una spirale di bocciature che portano ad ancora meno fiducia dei mercati, che porta ad ulteriori bocciature, che portano a tassi sui titoli di Stato ancora più alti e così via fino al default”. Un tempo anche solo la proclamazione di uno sciopero generale spingeva i capi di governo a rassegnare le dimissioni. Attualmente nessun premier europeo, e Berlusconi ha qualche ragione in più degli altri per non farlo, ritiene opportuno dimettersi neanche dopo una lunga serie di contestazioni pubbliche. Chi governa (ed è un eufemismo) lo fa per se e per i suoi mandanti, obbedisce al primato dei numeri forniti dai banchieri e dai finanzieri, è del tutto impermeabile alle richieste dei Popoli. Filippo Turati era un pensatore estremamente pacifista eppure, nei suoi ultimi anni di vita, ripensando alla presa di potere del fascismo, ebbe a scrivere: "La forza si vince con la forza. Quando la forza è tutta materiale, la resistenza dovrà pur essere della stessa natura. La non resistenza al male, se può avere un valore quando è suscettibile di provocare una reazione morale, diviene al contrario una vera complicità quando le circostanze e il carattere degli avversari rendono impossibile ogni reazione morale. Mossi da una concezione superiore della vita, noi abbiamo forse troppo disarmato le masse". Le mobilitazioni e le lotte degli ultimi mesi hanno coinvolto persone con vissuti diversi, dai terremotati ai disoccupati, dagli studenti agli immigrati, dagli insegnanti agli operai. Da Nord a Sud, da Est a Ovest, tutti indistintamente parlano lo stesso linguaggio. Sono stufi di vivere nell’era e nei luoghi dell’incertezza. Non ci sembra utile vandalizzare i compattatori dell’immondizia come sta accadendo a Chiaiano, ma dobbiamo prendere atto che l’Italia, suo malgrado, si è trasformata in un vulcano che fuma e brontola. Potrebbe essere pericoloso continuare a metterci sopra sempre qualche nuovo tappo.

Antonio Bertinelli 28/12/2010
Bastone e seduzione
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2010


Per la seconda volta, nel volgere di poco tempo, il Capo della Polizia ha stigmatizzato che le forze dell’ordine sono lasciate sole davanti alle gravi tensioni sociali che scuotono l’Italia. Il questore di Roma ha disposto un'indagine per accertare l'identità degli agenti coinvolti nel pestaggio dello studente durante gli scontri di martedì scorso. Il sindaco Alemanno, dimenticando i suoi anni verdi, ha criticato la liberazione dei 23 ragazzi arrestati nel corso dei disordini. il ministro Alfano ha predisposto l’invio degli ispettori ministeriali nel tribunale responsabile di cotanta leggerezza. Intanto alcuni commentatori puntano il dito contro le “provocazioni” ed altri discettano sui modi con cui è lecito manifestare il proprio dissenso. Allo stato dei fatti, e fuori da confortevoli salotti, per le scellerate politiche governative si trovano sostanzialmente contrapposti dimostranti e tutori dell’ordine. Questi, fra l’altro, attraverso il Siulp, il Sap, il Coisp e l’Ugl, sono da tempo in stato di agitazione contro il governo del fare. Sfortunatamente, a causa delle “pecore nere” inclini all’abuso, è meno probabile che chi indossa una divisa possa contare sulla stessa solidarietà riservata a tanti altri lavoratori o agli studenti incazzati. Le discariche avvelenano i territori, i servizi d’interesse pubblico languono e le aziende chiudono. Secondo Confindustria, dal primo trimestre 2008 al terzo trimestre 2010, il numero di occupati in Italia ha registrato una diminuzione di 540mila unità, senza contare le ore di Cig, anche la riforma dell’Istruzione si è concretizzata in una serie di tagli, di licenziamenti e di disservizi. La precarietà si sta diffondendo e, con il passare del tempo, da condizione giovanile, si sta trasformando sempre di più in diffusa condizione transgenerazionale. Da tutto questo prende origine la rabbia. Oggi non è utile discutere sugli infiltrati in borghese, ma con il tesserino in tasca e solo chi sta in mala fede può disconoscere un profondo disagio sociale assimilandolo alle gesta di scriteriati da curva sud. Auto incendiate e teste rotte sono semplicemente i frutti di un clima esasperato. Gli estremismi sono facilmente ed unanimemente condannabili, ma ciò non toglie che le frustrazioni, le umiliazioni, gli stenti, le necessità di chi non riesce più ad avere una vita decorosa e a guardare serenamente al futuro siano diventati un miscela esplosiva. Nessuno si è preoccupato di togliere l’innesco, forse a qualcuno potrebbe persino tornare utile accelerarne la deflagrazione. Chi ritiene che gli eccessi di alcuni manifestanti possano portare ad una limitazione degli spazi di libertà forse non si è accorto di quanto essa si sia sempre più ristretta nel corso di questi ultimi anni. A colmare la misura delle randellate giungono anche le sanzioni amministrative da 2500 a 10300 euro, come quelle recapitate ad alcuni cassintegrati dell’Eurallumina di Portovesme, che lo scorso 11 ottobre hanno manifestato bloccando il traffico in alcune vie di Cagliari. E’ fin troppo facile predicare la moderazione quando si ha la pancia piena e, otturandosi le orecchie, ci si chiude nel Palazzo facendolo poi difendere dai blindati. In determinate circostanze sulla piazza ci finiscono anche i “dementi”, ma non si può ridurre il tutto alla distinzione tra dimostrazioni “buone” e dimostrazioni “cattive”. La realtà quotidiana degli Italiani non si riduce a qualche storia lacrimevole lasciata filtrare tra uno spot televisivo e l’altro, né il disgusto di circostanza dei soliti indignati può portare a cambiamenti sostanziali. Il Paese è ingessato, la politica è arroccata nei comitati d’affari e galleggia sul lerciume. Prima di bacchettare qualche “esaltato” o porsi domande sulle barbe finte e su loschi emissari (impiegati non solo sulle piazze, ma ovunque, da sempre e in certi casi con regole d’ingaggio “deviate”) bisognerebbe chiedersi chi ha destabilizzato il presente e distrutto il futuro tanto da costringere la gente a scendere nelle strade, ad arrampicarsi sulle gru e sui tetti o peggio a suicidarsi. Quello che sta accadendo non si può ridurre alle azioni di pochi facinorosi. Non ha senso rompere la vetrina di un negozio, imbrattare la facciata di uno stabile o danneggiare un’autovettura, ma quando i manifestanti contrastano fisicamente i poliziotti ed applaudono chi respinge i loro mezzi in procinto di entrare a Piazza dl Popolo forse si può cominciare a parlare di rabbiosa consapevolezza. La consapevolezza che si innerva sui mille disagi di un Paese in declino, subordinato al monetarismo dell’Ue, pervaso dal malaffare, indebolito dalle mafie, alla mercè dell’insipienza amministrativa ed in balia degli enormi poteri “seduttivi” di un monarca, divenuto tale non sicuramente per volontà popolare. Le proteste continue, inclusi i tumulti del 14 dicembre, indicano che la cosiddetta rappresentanza politica risponde agli interessi di pochi, e lo fa a detrimento di tutti gli altri. Non è più tempo di semplificazioni, di tifoserie o di condanne verbali. Quello che accade in Italia e in altre città europee ha urgente bisogno di un progetto politico alto. L’indifferenza e la sordità di chi occupa il Parlamento non possono essere ridotti a problemi di ordine pubblico. Ad Atene è stato picchiato un ministro, ma in genere, mentre i veri responsabili della crisi economica pontificano, glissano, raccontano bugie o si nascondono, sono i cittadini più deboli e le forze dell’ordine che si fronteggiano con bastoni, petardi, sassi, fumogeni e manganelli. Insomma sono solo gli stracci a volare per aria. In nome dell’euro e di un’Europa stabile c’è in atto un massacro sociale di dimensioni continentali. La solidarietà di cui parla la Merkel è quella che l’Ue fornisce ai banchieri e agli speculatori. La tranquillità che assicurano i governi è quella dei mercati e della finanza. In tale contesto l’anomalia italiana farebbe volentieri a meno del berlusconismo, delle opposizioni finte, dei voltagabbana e di chi catoneggia sguazzando nei privilegi. Non si può assumere la difesa d’ufficio di quelli che rivoltano i cassonetti e vi appiccano il fuoco. Sarebbe scriteriato fare da sponda alla guerriglia urbana, ma è ipocrita far finta di credere, come fanno i mezzibusti della politica e del giornalismo incollati sulle poltrone dei talk show, che le rimostranze pacifiche abbiano spostato seppur di poco la marcia del duce e dei suoi accoliti. Dall’isola dei cassintegrati al calvario dei tetti, dai lavoratori delle catene di montaggio ai disagi del mondo dell’istruzione, dalle azioni simboliche ai flash mob, dai presidi alle contestazioni, dalle macerie del terremoto abruzzese alle mobilitazioni di Boscoreale e Terzigno, fino alle impalcature della Regione Lazio, le uniche risposte sono state cloroformio televisivo, imperturbabilità e tortòre. Le processioni oranti, così come l’ultima mobilitazione del Pd, non riescono più a svolgere neanche una funzione “liberatoria”. Anziché soffermarsi sui “provocatori d’ordinanza”, prendersela con gli abusi degli sbirri, condannare gli imprendibili black block, infierire sui ragazzi caduti nelle retate postume agli scontri, il fenomeno della piazza fuori controllo dovrebbe costringere tutti a riflettere. I segnali che vengono dal basso dovrebbero essere raccolti e valorizzati. Da circa venti anni, complici i governi, peraltro subalterni ai supremi interessi europei, le nuove generazioni si sentono ripetere che devono dimenticarsi un’occupazione e uno stipendio dignitosi, devono rassegnarsi a vivere nella precarietà complessiva, devono scordarsi un trattamento pensionistico, devono rinunciare ad una casa con prezzi accessibili e alla possibilità di un’istruzione adeguata per tutti. A questo va aggiunta la progressiva cancellazione dei diritti acquisiti in sessanta anni di storia sindacale. La ribellione che cresce, tra l’altro in maniera spontaneamente coesa, non ha riferimenti politici credibili e codesto déjà vu, con buona pace dei similbagnasco, potrebbe rivelarsi come il peggiore dei mali.

Antonio Bertinelli 17/12/2010 



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Niente addosso
post pubblicato in diario, il 12 dicembre 2010


Dopo l’esposto di Antonio Di Pietro, a Piazzale Clodio si è aperto un secondo “modello 45”. In seguito al mercato parlamentare segnalato dalla stampa ne era stato avviato un altro analogo alcuni giorni fa. Nel gioco delle parti ognuno fa quello che può. C’è chi corrompe, chi si lascia corrompere, chi denuncia, chi è tenuto ad aprire un fascicolo in qualche Procura della Repubblica e magari lo fa anche stancamente. Nel caso di specie non esistono riferimenti giurisprudenziali e va inoltre rammentato che in base a quanto previsto dagli articoli 67 e 68 della Costituzione, i membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato, né possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. Il cambio di squadra nel corso della Legislatura è infatti un fenomeno frequente quasi come fu quello dei riciclaggi successivi a Tangentopoli. In questi ultimi giorni il consueto meretricio rappresenta l’ultima spiaggia del boss dall’illimitato potere corruttivo, ma sarà oltremodo difficile, proprio in questo frangente, placcarlo per via giudiziaria. Nel caso di specie la “casta” non ha mai ritenuto necessario legiferare per coprirsi le spalle. Per tutto il resto cediamo la parola a Tacito: "Corruptissima republica plurimae leges". Ce ne sono poche per riempire le galere di derelitti e ce ne sono a iosa per consentire alle peggiori canaglie di farla franca. In Italia è consentito il gioco delle matrioske societarie ed è estremamente facile arricchirsi velocemente con le frodi “carosello”. In certi casi è sufficiente avvalersi delle normativa comunitaria ed in altri basta costituire una “scatola vuota” off shore. Alcune leggi o le loro inappropriate funzioni deterrenti sono semplicemente criminogene, offrono tanti modi per mettere le grinfie su aziende ritenute interessanti, vampirizzarle e poi buttare il cadavere esangue sulle spalle di Pantalone. Se poi si hanno buone aderenze nel settore bancario certi giochi si possono condurre veramente alla grande. Lo spettacolo inverecondo che offre il Parlamento a ridosso del voto sulla mozione di sfiducia al Governo non merita la suspense che alimentano tanti giornalisti in proposito. Comunque vadano le cose, e meglio sarebbe se l'impero di Arcore trovasse una qualunque soluzione di continuità, dai tetti e dalle piazze arrivano segnali di progressiva insofferenza per la vecchia pantomima dei politici. Manca un centro di aggregazione idoneo a far catalizzare le rivendicazioni popolari e a tradurle in un programma operativo ideologicamente perimetrato. Si avverte la necessità di soggetti capaci d’inventare un’opposizione più incisiva delle rimostranze affidate in strada ad un megafono. Ci sono eventi morbosi, berlusconismo in primis, che interessano solo l’Italia, ma ce ne sono tanti ancora che interessano anche gli altri Stati europei. Ieri il Pd ha giocato la sua carta mimetica manifestando a Roma e, dal punto di vista dei suoi simpatizzanti, sicuramente fuori tempo massimo. Non sappiamo se, nel ritrovare la platea delle grandi occasioni, lo stato maggiore del partito si sia galvanizzato. Resta il fatto che una semplice "occupazione" di piazza, escludendo peraltro altri soggetti “antagonisti”, nella situazione a cui siamo giunti, non può che configurarsi come un rituale del tutto insufficiente a fronteggiare il “nemico”, diventato sempre più forte grazie ai ponti d’oro costruiti dagli impresentabili che hanno affossato Achille Occhetto. Le scorrerie dei vandali che hanno devastato il Paese hanno potuto contare su complicità trasversali e le sole indignazioni di un alter ego per caso non bastano più. Gli Italiani, storicamente angariati dalle tante mafie, sono finiti prima nei disegni dei croceristi del Britannia, del Fmi, del Wto, della Bce, poi sotto il tacco di Berlusconi e del suo revival di stampo imperiale. Adesso condividono, a volte in peggio, le grigie sorti di altri Popoli europei, accomunati da un sistema economico-finanziario minato dall’interno e travolti dai diktat del neoliberismo. L’Ue sta facendo pagare i conti della crisi alle fasce sociali più deboli. Anche se magari in extremis va scongiurato il rischio che l’Italia finisca definitivamente sotto un regime dinastico, ma chi riesce a sottrarsi alla sindrome dell’impecorimento deve comunque affrancarsi dai mandriani per guardare oltre. Presi dalla nuova campagna acquisti dell’imprenditore brianzolo, i media hanno tralasciato di commentare l’approvazione al Senato della legge eufemisticamente ribattezzata “di stabilità”, ovvero il colpo mortale assestato da questo Governo alle politiche sociali. Le esigenze di bilancio sono costati ai più bisognosi due miliardi di euro. Sono spariti i fondi per la non autosufficienza (erano quattrocento milioni nel 2009 e nel 2010; sono stati azzerati per il 2011). Il fondo affitti, destinato a chi ha perduto casa, passa dai 205 milioni del 2008 ai 33,9 milioni dell'anno prossimo. Nel 2010 c’è stato il boom dei pignoramenti e delle esecuzioni immobiliari che sono saliti del 31,8%. Attualmente ci sono almeno trecentocinquantamila famiglie a rischio di insolvenza bancaria. Per acquistare nuovi armamenti nei prossimi anni si spenderanno tre miliardi e mezzo in più di quelli spesi nel 2010. Lo stanziamento per il settore difesa nel 2011 è stato aumentato di centotrenta milioni rispetto a quello dell’anno corrente portandolo a 20,494 miliardi di euro. Chi governa esercita in effetti il diritto d’arbitrio mentre Marchionne pretende d’investire cancellando i diritti degli operai, trasformando Pomigliano e Torino in altrettante Detroit. Chi governa ha ridotto ai minimi termini i diritti dei lavoratori e degli studenti trasformandoli in mendicanti. I primi debbono mendicare uno stipendio, i secondi la possibilità di studiare in condizioni adeguate. Il preteso Robin Hood si è trasformato nello sceriffo di Nottingham e la legge n. 133/2008 è una di quelle che sta lì a dimostrarlo. E’ in atto un cambiamento epocale che non può essere accettato come ineluttabile, come una specie di tornado che travolge ogni confine. Lo stesso scenario europeo vede avanzare un modello di capitalismo autoritario che marcia di pari passo con la repressione politica. Ha preso forza un sistema universale di potere, una sorta di racket internazionale a cui soggiacciono i Popoli e per il quale i governanti fanno i cani da guardia. Il fronte parlamentare avverso al caudillo è per lo più contagiato dallo stesso virus che sta portando l’Italia e l’Europa alla terzomondizzazione. Anche se il Cavaliere verrà disarcionato, e le ultime “conversioni” parlamentari rendono meno probabile l’ipotesi, per chi dissente sui tetti e sulle piazze si pone il problema di come diventare massa critica in grado di cambiare il proprio destino senza fare affidamento sul trio “ribelle”, sull’attuale dirigenza del Pd, su qualche politico caro a Confindustria e, men che meno, su qualche personaggio ondivago già pronto a risaltare in cambio, se mai verranno, di altre fallaci promesse “liberali”.

Antonio Bertinelli 12/12/2010 

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Totochigi e terzo polo
post pubblicato in diario, il 5 dicembre 2010


Sembra che il conducator sia prossimo alla destituzione. Solo dopo gli Italiani potranno tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Va da se che tutti i problemi cresciuti e lasciati sul tappeto fino ad oggi non spariranno d'incanto insieme a lui. Ci vogliono ben altre tempeste per spazzare le mucillagini tossiche che da troppi anni soffocano la parte migliore dell'Italia. Nessuno dei "congiurati" ha i requisiti, le idee, l'autorevolezza, la forza ed ancor meno le intenzioni di togliere il Paese dal piano inclinato su cui sta scivolando. A ben guardare appartengono quasi tutti allo stesso vecchio milieu e ne rispettano i principi fondanti. Quella che una volta veniva definita sinistra, ormai priva di propri capisaldi valoriali, subisce per lo più l'agenda e la guida del gruppo Cir sensa rifuggire il lobbysmo di altri poteri più opachi. Il suo stato maggiore tende ad oscurare chiunque assuma posizioni non omologabili. La maggior parte delle leggi, in maniera più o meno esplicita, ha sempre l'imprimatur bipartisan e la semplice sfiducia di questo governo non garantisce, né fa intravedere la possibilità di una rivisitazione normativa "rivoluzionaria". La persistenza del "porcellum" elettorale sta lì a dimostrarlo. La deriva egocratica ha favorito la crescita esponenziale di camarille e comitati d'affari, ha incoraggiato le illiceità, ha moltiplicato le illegalità, ma Stato e Antistato vanno a braccetto da tempo immemorabile. Ignazio Cutrò e Valentina Grasso, due imprenditori che hanno denunciato alcuni mafiosi che chiedevano loro il pizzo, non avrebbero forse fatto meglio a tacere? Intorno a loro è stata fatta terra bruciata e così hanno finito per incatenarsi davanti al Viminale al fine di ottenere dallo Stato un aiuto tangibile per la situazione in cui versano. L'onestà non paga ed il rifiuto a farsi furbo può diventare una vera iattura. Fatte le debite eccezioni, destra, sinistra e centro sono accomunati da numerosi interessi trasversali. Basti ricordare che la proposta Idv di abolire il vitalizio parlamentare è stata bocciata in maniera compatta, esclusi cinque astenuti, da tutti gli altri deputati presenti in aula. I colossali conflitti d'interessi del premier non sono nati ex capite Jovis. Il recente ed odioso "Collegato Lavoro", che assicura nuove tutele per le imprese a detrimento dei lavoratori, non a caso è giunto dopo la doppietta del Pacchetto "Treu" e della legge "Biagi". Per la riforma universitaria gelminiana alcuni esponenti del Pd ritennero che l'idea ispiratrice avrebbe spiazzato la sinistra grazie ai criteri di concorrenzialità tra gli atenei. Esiste ancora il rischio che le Università diventino fondazioni, che ad esse vengano trasferiti i beni demaniali e, con il silenzio/assenso di tutte le cosche rappresentate in Parlamento, le cessioni si trasformino in ottime possibilità d'affari per i soliti noti. La parabola discendente delle FFSS parte da lontano e la legge finanziaria appena licenziata dalla Camera conferma i tagli per il traffico ferroviario regionale, a cui manca più di un miliardo. Dal prossimo anno si prevedono riduzioni del servizio per i pendolari tra 10 ed il 20%, con aumenti delle tariffe fino al 78%. Il depotenziamento dei trasporti pubblici potrebbe causare la messa in mobilità di circa ventimila addetti senza alcun ammortizzatore sociale. L’abolizione del contratto collettivo di lavoro e la sua sostituzione con contratti individuali sottoscritti dai dipendenti stanno rinnegando l’intera storia sindacale italiana. Se Berlusconi viene sfiduciato scompare il pericolo che l'Italia venga travolta da un regime dinastico, ma le ferite di un Paese oltremodo sfibrato dalle mafio-cricche rimangono aperte. Con esse avanza il rischio di un’incurabile setticemia. Il leggendario castello di Camelot non sta dietro l'angolo. Lungi dal propendere per qualche grembiulino meno sporco va sottolineato che chiunque assumerà l’incarico di governare non porterà "salvezza" sottoscrivendo scelte poste nel range stabilito dall'Unione europea, dal Wto, dal Fmi e dalla Bce. Un qualunque esecutivo d’armistizio, che accetti supinamente le coordinate imposte dagli organismi citati, non potrà fare altro che aumentare il volume di fuoco sui soggetti più deboli. In assenza di sovranità monetaria, con un'economia reale rattrappita, cercando di saldare il debito crescente verso i banchieri, schizzato alle stelle per acquistare euro, si allungherà solo l'agonia di un Paese svenduto alle logiche del monetarismo spinto. Grecia, Irlanda e Portogallo insegnano che le medicine somministrate d'imperio sotto il controllo di poteri sovranazionali uccidono chi si è ammalato seguendo proprio i "consigli" forniti dai loro think thanks. Gli economisti, ai quali spesso si guarda per presiedere governi tecnici, così come stanno facendo i "traditori" dell'ultima ora, sono indottrinati e addestrati per accreditare il pensiero economico prevalente, quello della sempreverde industria bancaria. L'attuale Ue è creatura di Jean Monnet, inventore e guida di organismi cooperativi europei sotto egemonia anglo-americana. Secondo Monnet le istituzioni sovranazionali sono più importanti di quelle dirette dai cittadini stessi. Come ogni personaggio funzionale a questo o a quel sistema dominante è salito alla gloria degli altari laici e la sua effige si trova persino sui francobolli. Per comprendere meglio i dogmi senza tempo delle oligarchie finanziarie vale la pena di riportare parte di un articolo scritto da Louis Even, lì dove cita una direttiva dei banchieri allegata ad un atto del Congresso Americano e connesso al "panico finanziario" del 1893: “Siamo ad autorizzare i nostri addetti ai prestiti degli Stati Occidentali ad erogare prestiti sulle proprietà e per somme di denaro ripagabili entro il 1° settembre 1894. Nessuna scadenza importante deve superare questa data. Il 1° settembre 1894 rifiuteremo categoricamente tutti i rinnovi di prestito. In quel giorno, richiederemo la restituzione di tutto il nostro denaro, pena il pignoramento dei collaterali. Le proprietà ipotecate diventeranno nostre. (...) Pertanto saremo in grado di acquisire, ad un prezzo a noi confacente, i due terzi delle fattorie ad ovest del Mississippi ed altre migliaia di fattorie ad est di questo grande fiume. Saremo addirittura in grado di possedere i tre quarti delle fattorie occidentali oltre a tutto il denaro del Paese. Gli agricoltori diventeranno dei meri affittuari, proprio come in Inghilterra” (http://www.michaeljournal.org/bankphilo.htm). Dopo l'era Berlusconi, l'Italia ha, ancor più di ieri, bisogno di trasparenza. Ciò vale sia per l'immarcescibile "casta" degli affari secretati che per l'Ue, anche questa cresciuta troppo nell’oscurità. La Bei (Banca europea per gli investimenti) senza neanche avere lo straccio di un mandato politico è il più grande erogatore pubblico mondiale di prestiti. Essa non disdegna di finanziarie società multinazionali e spesso i fondi dei contribuenti (italiani compresi) sono stati utilizzati in maniera fraudolenta al fine di riciclare denaro, di favorire l’arricchimento personale e l’evasione fiscale. Una parte dei suoi finanziamenti sparisce in banche africane e passa usualmente per le mani di negoziatori con sede nei paradisi fiscali quali le Mauritius e il Lussemburgo. Fini, Casini e Rutelli forse ci libereranno da Berlusconi, ma bisognerà fare attenzione a non finire mani e piedi nelle fauci dei draghi cari all'Ue, ai manovratori d'oltremanica e a quelli d’oltreoceano.

Antonio Bertinelli 5/12/2010
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