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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Talebani in toga
post pubblicato in diario, il 27 febbraio 2010


Ieri il Premier, in seguito al giudizio della Corte di Cassazione sul caso Milss, ha dato dei talebani ai Pubblici Ministeri. Qualche giorno fa, dopo lo scalpore suscitato dal sistema degli appalti connessi alla direzione della Protezione Civile, rivolgendosi ai P.M. di Firenze, li ha esortati a vergognarsi. Non abbiamo esitazione a ritenere che l´abito mentale del signore di successo porti a pensare che tutto sia lecito quando il fine è la massimizzazione del profitto e l´espansione sul mercato della propria azienda. Anche e soprattutto per questa convinzione diffusa in certi ambienti imprenditoriali, da un´infinità di tempo, ci dobbiamo confrontare quasi quotidianamente con le categorie della giustizia sommaria e/o del giustizialismo. Non abbiamo il privilegio di essere membri dell´Accademia della Crusca, ma ci sembra che i termini citati trovino un impiego linguistico quanto meno improprio. Il passaggio di alcune orde legislative, a motivo delle quali l´ordinamento giudiziario si trova nelle condizioni attuali, ci inducono a presumere che gli Italiani vedranno e si assueferanno all´instaurarsi progressivo di una giustizia "fai da te", ma è risibile affermare che la Magistratura sia consacrata a redigere sentenze arbitrarie e infondate. Esistono si dei giudici deprecabili o magari indegni di ricoprire la carica, però questo non significa che l´Istituzione abbia sposato i metodi spicci applicati nelle terre di frontiera. In rapporto al giustizialismo si evince dai dizionari che, in una delle sue accezioni, identifica la richiesta di una pena rapida e severa nei confronti di chi si è reso colpevole di particolari reati; è un agire che spoglia la giustizia medesima dei suoi pesi e contrappesi rendendola uno strumento che si abbatte sul cittadino come una mannaia, senza che questo abbia l´opportunità di difendersi. Ma nel nostro Paese mancano effettivamente le garanzie giuridiche individuali? Si può asserire che la Magistratura non abbia riferimenti deontologici e non abbia scrupoli nell´accertamento delle responsabilità? O più semplicemente si gioca con le parole per fare disinformazione e propaganda populista? Non si può forse obiettare che chi ha contribuito a creare il clima da far west nella politica, poi trasmesso alla società civile, possa avere tutto l´interesse a delegittimare chiunque invochi legalità e giustizia? Come è dissennato affermare la colpevolezza di qualcuno fuori delle aule giudiziarie è altrettanto dissennato pretendere di essere considerati "innocenti" sulla parola, confessare il proprio candore fuori dei luoghi canonici e, in sovrappiù, accusare i magistrati di mire golpiste. L´innocenza si può misurare in rapporto ad un quadro valoriale "altro" o in rapporto al diritto positivo, ma senza dubbio non si può proclamare di esserne portatore prescindendo da uno di questi due e nel fare riferimento al manuale dell´imprenditore italico rampante. Pur non indugiando sulla visione naturalistica del Diritto va riconosciuto che il rispetto delle norme in quanto avvertite come doverose e giuste, dunque collocate in una complessione metagiuridica, rientra a pieno titolo in un disegno giuridico positivista. L´esistenza di un apparato normativo stigmatizza la necessità di codificare i rapporti sociali dando a loro significato e tutele. La Costituzione è fonte di leggi e nel contempo garanzia che il Diritto non diventi subalterno ai meccanismi del potere. Come si può dedurre anche dalle vicende di questi ultimi giorni, una delle specificità nazionali è quella di fare affari corrompendo tutto e tutti. La Magistratura è di fatto chiamata per fare da diga agli abusi sistemici e alla disinvolta violazione del codice penale da parte di tutti quei soggetti che sono disposti a plasmare ogni resistenza pur di moltiplicare le proprie ricchezze. Purtroppo non esiste, come si vorrebbe far credere, un´estesa patologia che colpisce i magistrati tramutandoli in inquisitori della politica, che li trasforma in Torquemada ossessionati dall´idea di trovare e punire corrotti e corruttori esistenti solo nelle loro menti malate. Purtroppo non è una congiura delle toghe rosse quello che pone l´Italia, in termini di corruzione, ai vertici della classifica europea. Tranne un caso battiamo proprio tutti. Siamo il secondo Paese più abietto del Vecchio Continente. Di fronte all´incalzare degli eventi molti Italiani sembrano intontiti, sembrano pugili suonati da una gragnuola di colpi, più volte finiti al tappeto e in attesa del suono del gong per riprendere fiato e nitidezza. I "conversi" alla pratica dell´illegalità sono così numerosi e così ben capitanati che gli addetti stampa dell'establishment non fanno altro che parlare di persecuzioni giudiziarie. Prestigiatori, opportunisti e stregoni della parola si danno convegno ovunque ci sia la possibilità di trovare larghe fasce di pubblico per adempiere allo schema di una trita fiction che rischia a breve di volgere in tragicommedia.

Antonio Bertinelli 27/2/2010


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permalink | inviato da culex il 27/2/2010 alle 23:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
La prevalenza del sordo
post pubblicato in diario, il 23 febbraio 2010


Forse ci sono rimaste solo le rubriche dei settimanali dove, anche se non sempre, è possibile ottenere un qualche genere di replica. Altrove impera la sordità tipica di chi non vuole sentire. C’era un tempo in cui il reclamo trovava riscontro. C’era un tempo in cui la richiesta inoltrata tramite lettera raccomandata veniva evasa. C’era un tempo in cui i governi tenevano nella debita considerazione le indicazioni sindacali. Oggi, che la domanda sia irrilevante o che sia d'importanza vitale, che sia posta dal singolo o che sia posta dalla collettività, nessuno più si degna di rispondere. Si può desiderare di acquistare alcuni numeri arretrati di un quotidiano, si può avere necessità di assistenza tecnica per sintonizzarsi su alcuni palinsesti digitali, si può avere bisogno di chiarimenti da parte di Enti Pubblici, si può subire un mancato accredito dello stipendio, si può essere assoggettati a trattamenti pensionistici inferiori al dovuto, si può rimanere con il telefono isolato, si può venire sottoposti a ritenute fiscali improprie, si possono sopportare gli effetti del pendolarismo ferroviario passando buona parte della propria giornata lavorativa in stazione e in carrozze molto simili a carri bestiame, si può morire di malasanità, si può essere venduti con tutta l’azienda a società di comodo il cui fine è quello di fallire e di licenziare migliaia di dipendenti senza pagare pegno. Qualunque sia l’istanza ed ovunque essa sia diretta mai nessuno adempie. Non rispondono i numeri verdi, imperversano numeri e fax sempre occupati, la protervia, l’indifferenza e la trascuratezza accomunano una quantità impressionante di individui adeguatamente inculturati da una condotta politica sempre di più impermeabile alle ricorrenti accuse di scelleratezza. Insomma, nell’arco di un quindicennio, gli Italiani hanno visto distruggere ogni principio etico, hanno visto crescere l’egoismo, hanno assistito al degrado della cultura e dell’istruzione, hanno partecipato, più o meno consapevolmente, al giubileo dei millantatori. Il ributtante opportunismo autoassolutorio di chi calca la scena politica ha prodotto una mistura di cinismo, di ignavia, di acquiescenza e di destrezza, ha sostenuto la cultura del profitto senza limiti, dello sfruttamento e dell’individualismo più sfrenati. Nel quadro di una sostanziale uniformità tra le diverse formazioni politiche, il vento glaciale della globalizzazione ha precedentemente “normalizzato” la sinistra ed ha poi trovato il suo mitico Eolo nell’attuale destra. Grazie all’impiego dei media più potenti è stato promosso il solipsismo sociale, il dileggio delle regole e il disprezzo per il Bene Pubblico. Alla disgregazione del consesso civile e allo sconquasso economico-finanziario si è aggiunta l’inarrestabile opera di soppressione dei controlli di legalità da sempre invisi alla classe degli “eletti”. Attaccando la vecchia condizione di ordinamento e il potere giudiziario in tutte le sue espressioni è stata concessa un’implicita autorizzazione a favorire i propri scopi senza andare troppo per il sottile, ignorando la domanda di certezze minime da parte dei governati è stato lanciato un sottinteso invito ad adottare la “filosofia del fare” (per se). Nel magma della corruzione che pervade tutti i settori dello Stato, nell’illusoria percezione di essere gli unici padroni di se stessi, ormai pochi avvertono il dovere di rispondere e soprattutto non lo avvertono i governanti. Nel volgere di un quindicennio il popolo è stato così trasformato da una comunità di cittadini ad una massa di sudditi. Si sa che ai tributari si riservano solo elargizioni e, per il futuro, il monarca ha deciso che bastino pane e tv. Ma la funzione di scacciapensieri, la mistificazione dell’informazione e la calamitazione del consenso assegnati a quest’ultima quanto potranno reggere ancora? Ci sono centinaia di migliaia di trentenni e quarantenni (precari o disoccupati) che mangiano o mangeranno grazie ai loro padri, che non producono reddito ma che anzi erodono modeste economie familiari. La crisi economica, le delocalizzazioni industriali, le ristrutturazioni societarie e l’impiego strumentale della cosiddetta flessibilità continuano a flagellare il mercato del lavoro. Malgrado i messaggi falsamente rassicuranti degli imbonitori in Italia vivono 1800000 disoccupati e 2800000 persone in cerca di occupazione. Gli inattivi in età lavorativa, più o meno scoraggiati dalla mancanza di impieghi, sono 14000000. L’onerosa entità del debito pubblico conclude l’affresco del Paese. Se il direttore di un quotidiano non risponde ad una nostra lettera possiamo farcene una ragione, se l’Inpdap fa orecchie da mercante possiamo decidere di intraprendere un lungo slalom giudiziale, se il passaggio dai segnali analogici a quelli digitali ci preclude la visione di qualche canale possiamo fare a meno della televisione, se il “pronto soccorso” non è poi tanto “pronto” possiamo ricorrere ad un centro medico privato, ma cosa può accadere se la politica, già snaturata da una caparbia impudicizia affaristica, continua a persistere nelle sua sordità? Abbiamo motivo di ritenere che l’affabulazione esercitata tramite il teleschermo, le cariche diversive di alcuni giornalisti "juke box" per fuorviare ogni confronto di interesse generale, gli estesi silenzi dei telegiornali su realtà imbarazzanti, la marcatura stretta di chi tenta di fare informazione alternativa, la febbrile rincorsa alla cinesizzazione del web non bastano a sostenere per sempre un regime dietro qualunque emblema esso si nasconda, fosse pure quello della libertà. La storia ha presentato il conto anche alla potente macchina di propaganda Goebbels. Durante l’ultimo conflitto mondiale gli Italiani e i Tedeschi, tra le macerie dei bombardamenti, ascoltavano Radio Londra. Le trasmissioni in italiano si aprivano con le prime note della 5 Sinfonia di Beethoven che ricordavano il suono della lettera “v” con cui inizia la parola vittoria. Poi arrivò il suicidio collettivo nel bunker della Cancelleria hitleriana e si celebrò il ludibrio di Piazzale Loreto.

Antonio Bertinelli 23/10/2010


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permalink | inviato da culex il 23/2/2010 alle 22:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
L'insostenibile leggerezza del governismo
post pubblicato in diario, il 14 febbraio 2010


Per la crisi dell’editoria, si stima che entro la fine dell’anno, tra prepensionamenti, cassa integrazione straordinaria e contratti di solidarietà, lasceranno le redazioni almeno settecento giornalisti. La Padania, al termine dei due anni di cassa integrazione, ha scelto la strada dei licenziamenti collettivi. Il quotidiano della Lega Nord, ormai molto simile al bollettino di una qualche Onlus, scarica sui dipendenti in eccedenza il peso di una cinica scelta politica. Era prevedibile che il modo con cui l’editoria italiana, inclusa quella d’impronta leghista, ha guardato con strumentalità all’informazione, prima o poi avrebbe fatto pagare il conto ai giornalisti. Se la ristrutturazione della Mondadori rientra nell’ordine delle cose, è invece emblematica la scelta della Lega le cui fortune sono nate appellandosi agli interessi delle genti padane, dove il purismo, le denunce e le indignazioni dei capipopolo, nel passaggio da movimento d’opinione a partito di governo, sono evaporate come neve al sole. Anche in questo caso si tratta del solito tributo che il cittadino paga alla deteriore omologazione di chi si propone, e poi si impone con mille alchimie, nell’affermare di esserne il legittimo rappresentante politico. Gli scandali quotidiani e la completa trasformazione della cosa pubblica in affare privato strangolano persino le speranze dei più ottimisti. Passando attraverso veloci mutamenti culturali, spacciati per decorsi positivi, siamo giunti alla totale destrutturazione del Paese. Molti media, ispirandosi ad un laido laicismo (cosa ben diversa da una rispettabile laicità) fanno il tiro a segno sui vescovi, discettano sull’invadenza del Crocefisso, assimilano la Chiesa ad un’associazione di pedofili, esaltano le qualità di qualunque masnadiero, ci ragguagliano sugli sviluppi dei reality shows, promuovono le mignotte al rango di escorts, trasformano i ricattatori in uomini di successo, parlano con nonchalance di famiglie liquefatte, insomma portano argomenti a iosa per indurre al nichilismo e al monadismo. Mentre esprime ipocritamente solidarietà verbale in tutte le circostanze che lo richiedono, il  legislatore continua a rifinire l’opera sotterrando qualunque caposaldo morale residuo, rivendicando l’impunità assoluta per la casta politica, ostacolando il funzionamento della Giustizia, insultando la Magistratura, accelerando il definitivo sfaldamento sociale nello spogliare il lavoro altrui, nel precarizzarlo, nel facilitare una marea di licenziamenti più o meno leciti. Finalmente ci siamo americanizzati del tutto o quasi. Già perché negli Usa, malgrado le radicate ed incolmabili sperequazioni di classe, anche se la cultura dell’american dream mostra da tempo la corda, i politici disonesti ed i truffatori almeno finiscono in carcere per i loro misfatti. In gran parte del mondo le oligarchie del capitalismo globalizzato, con la loro sconfinata avidità, stanno ridisegnando gli stili di vita delle masse ed appare difficile fermare la ruota della storia. Forse, prendendone coscienza fino in fondo, si può solo dare una svolta alla propria. La tracotanza con cui i sacerdoti del dio profitto e i loro ministranti calpestano quotidianamente i diritti della collettività ci pone un interrogativo in più. Nell’Italia dalle tante mafie e dagli inestirpabili comitati d’affari, nell’Italia dove i confini tra canaglie e garanti delle Istituzioni sono estremamente labili, nell’Italia dove tra le stesse forze dell’ordine operano soggetti di cui non si capisce se e a chi sono devoti, nell’Italia dei dissenzienti da avanspettacolo o da operetta, dei leghisti, dei comunisti e degli aennini resisi funzionali alla governance del “sistema paese” vale sempre la pena di accordare fiducia al demagogo del momento o andare ancora a votare? Di sicuro l’ineluttabilità di una corruzione endemica che ci costa parecchie decine di miliardi annui, la crescente deindustrializzazione, la grave crisi economica, la mancata erogazione dei salari, l’affossamento del made in Italy, l’impennata dei messi in mobilità ed il rischio di default per l’entità del debito pubblico non si modificano mettendo la scheda nell’urna, né buttando la tessera elettorale nella pattumiera. Un branco di insaziabili sciacalli e di iene ridens, come quelle che si gettano sulle tragedie di un terremoto, dopo aver spolpato il corpo del Paese ne sta divorando anche le ossa. In attesa che si verifichino le condizioni per una tanto desiderata quanto improbabile incisività politica del cittadino, non prestandosi a seguire ciecamente l’agit-prop di turno, non facendo il gioco degli onnipresenti arrampicatori di partito e non andando a votare ci si sfila almeno dal sempre più perfezionato ingranaggio “acchiappa citrulli” di una democrazia già decomposta ed oggi finanche autocraticamente elargita. Non sarà gratificante ma, senza prestare il fianco ai magliari che, neanche tanto celatamente, sperano in una guerra civile, spargendo a piene mani i semi di un disagio sociale tipico di lontane epoche buie, da qualche parte si dovrà pure iniziare. In alcuni comuni molti giovani si accingono al cambiamento bypassando le formazioni partitiche e puntando al successo di liste civiche a “cinque stelle”. Chissà se riusciranno a non venire fagocitati dagli intraprendenti maggiordomi dei poteri forti.

Antonio Bertinelli 14/2/2010 


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A. Di Pietro, ovvero il principe di tutti i congiurati
post pubblicato in diario, il 3 febbraio 2010


Il turbinio del potente rotore non conosce soluzione di continuità. Davanti alle sue pale si avvicendano numerosi sherpa con il loro carico di fango. Il manovratore stabilisce di giorno in giorno dove direzionare il getto. Mentre si imbratta chiunque possa costituire un ostacolo al consolidarsi del regime, servi e cortigiani lavorano alacremente per dare l’ultima spallata allo Stato di Diritto. C’è chi ripete le consuete parole d’ordine, chi nasconde i veri problemi del Paese, chi distoglie l’attenzione dalla “vulnerabilità” di tutti quelli che tacciono o acconsentono e chi legifera secondo i dettami del committente. Ci rammarica anche quello che va dicendo il Papa: “Alcuni uomini di Chiesa lavorano per sé e non per la comunità. E' lo stesso male che affligge la società civile”. Gli eventi del passato testimoniano che, a volte, le gerarchie ecclesiastiche hanno conosciuto l’odore dello zolfo o sono state accecate dalle lusinghe della secolarizzazione, ma in quegli ambienti esistono da sempre anche gli anticorpi per contenere i danni che derivano dalle mire personali di qualche figlio degenere. Invece una società diffusamente corrotta ai suoi vertici come quella italiana non ha più gli strumenti minimi per difendersi da Belzebù. Mentre i parlamentari precettati vanno all’assalto degli ultimi residui di Democrazia a colpi di maggioranza, mentre, sia per salvaguardare gli interessi di Mediaset che per soddisfare le “necessità” censorie tipiche di ogni tirannide, si prepara l’affondo conclusivo da sferrare alla rete, mentre qualcuno più zelante di altri si rende disponibile per inficiare del tutto l’impiego giudiziale dei pentiti, gli schizzi di fango vengono orientati contro l’inviso “giustizialista”. Oggi una delle solite zucche piene di niente si è affacciato dal piccolo schermo per affermare che anche Antonio Di Pietro ha molte cose da nascondere. Non abbiamo mai pensato che l’ex magistrato, come peraltro chiunque, sia esente da limiti, ma di qui a lasciar intendere che sia stato e/o sia un agente di qualche potentato straniero ce ne corre. Grazie all’attività di questo Governo, seppur attraverso lo pseudo-liberismo, di cui sono maestri i soliti noti, specializzati fin dai tempi successivi alla Svolta della Bolognina, nel far pagare Pantalone, è stata conclusa la campagna di precarizzazione generale in modo da non suscitare gli strali della stegocrazia americana. Coltiviamo cordiali rapporti con diversi dittatori. Facciamo ottimi affari con la Russia ed abbiamo sostenuto la realizzazione del gasdotto South Stream. Annoveriamo celebri predoni di aziende pubbliche, temibili squali dell’economia reale e disinvolti finanzieri ben ammanicati con la politica, in aggiunta non abbiamo posto ostacoli di sorta ai signori delle multinazionali. Costituiamo un problema solo per l’Europa dei cittadini e per il business televisivo di Rupert Murdock. La prima, già un tempo contaminata dal dilagare del Fascismo, è troppo fragile rispetto a quella delle lobbies mercatiste e non ha i mezzi per “reindirizzare” l’Italia sui binari di una pur zoppa Democrazia. Il magnate australiano, a meno che non voglia ingaggiare un’assurda guerra di principio, può concedersi il lusso di non disturbare sua emittenza e di fare profitti su mercati davvero liberi. Basta poco per capire che Di Pietro non sia l’infiltrato di torbide trame internazionali. Il cosiddetto “zotico” è uno dei pochi che denuncia, specialmente nell’immediatezza del suo eloquio, i tanti mali che ci affliggono, e lo fa senza ricorrere a dei sofismi. Il punto è proprio questo. I pericoli che sta correndo il Paese non dipendono da chi l’ha data per mestiere, dagli inconsueti “rimbrotti” di qualche giornalista alla D. Boffo, dagli arresti di improbabili terroristi che vagano su Internet, dalle “rivolte” degli africani presi a fucilate o dalle presunte cospirazioni di A. Di Pietro e della sua fantomatica Spectre. Manipolando l’informazione, corrompendo fin dove è stato possibile, usando servizi di intelligence più o meno “deviati”, potenziando la centrale del ricatto l’eversione è già in opera da anni, e non ha alcuna necessità di supporti esterni. Sono già ridondanti le mafie e le formazioni politiche nostrane, figlie di un’“investitura popolare” rivendicata quotidianamente fino alla nausea, fino allo spappolamento mentale di tutti gli Italiani.

 

Antonio Bertinelli 3/2/2010


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