eta name="robots" content="all" /> eta name="robots" content="all" /> culex | antonio bertinelli | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Dritto e rovescio
post pubblicato in diario, il 27 giugno 2010


Si rimane un po’ perplessi se un giudice ci telefona per verificare gli eventuali legami con un nostro omonimo, del cui caso si sta occupando. Anche apprezzando il gesto, viene spontaneo riflettere sul fatto che certe apprensioni possono radicarsi solo nel nostro hinterland culturale. Chi indossa la toga, e lo fa in scienza e coscienza, sperimenta giornalmente i mali dell’apparato giudiziario. Sa che i “clienti” dei tribunali si trovano, spesso loro malgrado, inseriti in una sorta di gioco dell’oca disseminato di trabocchetti così da rendere incerti i tempi e gli esiti della causa. Sa che per gli imputati e per gli attori eccellenti sono state costruite delle corsie preferenziali per giungere alla definizione di un giudizio conforme ai loro desiderata. Quanto deve sorprendere se un magistrato, dopo aver preso atto che l’intero sistema è disfunzionale ad un’equa amministrazione della Giustizia, ritiene consono aiutare un amico? Le battaglie contro il Diritto sono ormai datate ma, in questi ultimi anni, le catapulte degli assedianti vengono usate soprattutto per lanciare pietre contro la Costituzione. Proprio in questi giorni si è accesa la polemica relativa alla creazione di un Dicastero la cui finalità precipua è quella di garantire al neo ministro la possibilità di avvalersi del “legittimo impedimento” per non presentarsi alle udienze come imputato di ricettazione ed appropriazione indebita. All’estero si chiedono come possiamo sopportare tutto ciò. La domanda è ancor più giustificata dal distacco che la politica esprime nei confronti delle emergenze economiche e finanziarie del Paese. A fronte di una legislazione divenuta ipertrofica al solo fine di garantire l’impunità alla classe dirigenziale, assistiamo ai delitti quotidiani consumati contro le piccole imprese e i lavoratori dipendenti. Si è da poco conclusa la manifestazione della Cgil, che ha visto scendere nelle strade cittadine un milione di persone. Prossimamente, dalla Federazione della Stampa, sarà coordinata una piazza dei diritti e delle libertà, che cercherà di superare gli steccati dell’”appartenenza”, contro i tagli iniqui e i bavagli di varia natura elargiti dai governanti. Forse i rituali di un tempo che fu non sono più adeguati alla gravità delle circostanze. Sulle nostre teste si è addensato un immenso strato di nuvole minacciose, dovuto sia alla crisi dell’intera Ue che alle ossessioni legislative della “casta”, incurante dei problemi reali dell’Italia. La cruciale situazione europea vede la stessa Svizzera in guerra contro i quarantamila frontalieri italiani che accettano paghe troppo basse tanto che, in Ticino, persino i socialisti e il sindacato stanno infrangendo il fronte della solidarietà tra lavoratori. Il turbocapitalismo della globalizzazione sta producendo danni ovunque e, in Eurolandia, sta vedendo l’affermazione di una destra inconsuetamente propensa alla politica delle tasse da far pagare prevalentemente ai più poveri Sembra che l’imperativo dei governanti, tralasciando gli stimoli alle economie e abbandonando i sostegni al Welfare State, sia solo quello di riportare i conti pubblici sotto controllo. Viene spontaneo dedurre che se i disagi sociali crescono i consumi calano. In presenza di tale fenomeno come si potrà evitare una recessione lunga e profonda? Mentre il premier discetta sulle “assolute necessità” degli Italiani, di cui egli stesso è propugnatore ante litteram, il ministro del tesoro stringe i cordoni della borsa e spreme le meningi per non intaccare rendite e privilegi. Quando ci regaleranno la prossima manovra finanziaria a spese di chi sta sempre peggio? Non è lecito supporre che G. Tremonti, pur di non mettere le mani nelle tasche dei suoi amici, potrebbe deprimere ulteriormente il potere d’acquisto degli Italiani incrementando le aliquote Iva?. La marcia congiunta dell’inossidabile duo, per usare la frase di un ex maestro venerabile, ci ha portato oltre i margini della rivolta e alle soglie della Bastiglia. Non tutto è da prendere per oro colato, ma quando aumenta il livello di sofferenza di un Popolo è probabile che si inneschino dinamiche complesse dagli epiloghi imprevedibili. Gli ultrà del liberismo alla Friedman hanno rafforzato lo Stato delle mafie, dei privilegi e degli abusi, hanno aumentato i patrimoni dei ricchi ed hanno portato tutti gli altri al regresso socio-economico. Le scelte del Governo hanno rafforzato un blocco di potere con interessi del tutto antitetici a quelli dei cittadini. Lo stupro delle leggi ad uso e consumo dei lestofanti procede all’unisono con le loro prepotenze e favorisce unicamente le loro razzie. Il livello di abiezione istituzionale si misura anche dal modo con cui ci si pone di fronte alle direttive e alle regole internazionali, che si accettano e si applicano solo se gradite a corte. E’ particolarmente significativo come il Governo abbia ultimamente rifiutato di introdurre nel codice penale un’esplicita definizione di “tortura” così come raccomandato dal Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu. Di male in peggio, a fronte di una disoccupazione in aumento e di un attacco inopinato al mondo del lavoro, lascia davvero esterrefatti la baldanza della Confindustria il cui centro studi assicura che siamo fuori della crisi. Continuando di questo passo il convoglio Paese finirà per intero fuori dei binari e i nostri incubi peggiori diventeranno quanto mai tangibili. La storia della politica italiana, “porcellum” compreso, e gli effetti devastanti dovuti all’accentramento dell’informazione televisiva, non permettono di coltivare speranze su una soluzione di tipo elettorale. Abbiamo visto cosa hanno partorito il “consociativismo” legislativo dell’opposizione “sinistra” e il radicamento capillare del sistema cooptativo. Abbiamo assistito al cambio di rotta della Lega che, da partito di lotta, si è trasformata in bizantino partito di Governo ed oggi riesce a tenere insieme, più che altro, ignoranti, individualisti e xenofobi. D’altronde il passato insegna che le rivoluzioni nascono dalle minoranze. La Società Civile annovera tante forze antagoniste e queste dovrebbero trovare il modo per coagularsi intorno ad un programma comune, finalizzato a correggere tutti quegli squilibri che appaiono sempre di più insostenibili. Quello che stiamo subendo non dipende da un imprevisto cataclisma naturale, ma è frutto di azioni criminose preparate a tavolino, che vanno contrastate con assiduità e risolutezza.

Antonio Bertinelli 27/6/2010

Il gioco dei quattro cantoni
post pubblicato in diario, il 21 giugno 2010


Gli ultimi anni del XIX secolo segnarono il fallimento dei tentativi riformistici per risanare il bilancio dello Stato, particolarmente caldeggiati dal ministro delle finanze Sidney Sonnino. Il Parlamento, rifiutando una maggiore equità fiscale da realizzare attraverso alcune imposte sulle rendite, decise di ricorrere alla tassazione indiretta gravando così sui consumi di massa, quali sale, alcool, zucchero, fiammiferi, gas, elettricità, etc. Tali scelte, dopo un insostenibile rincaro del pane, portarono alla nascita di proteste popolari in Romagna, in Toscana, nelle Marche, in Puglia e in Lombardia. Nel 1898, in occasione dei tumulti di Milano, il generale Fiorenzo Bava Beccaris fece prendere a cannonate la folla provocando una strage. Come segno di riconoscimento per la brillante operazione il prode ufficiale fu decorato con la Gran Croce dell'Ordine Militare di Savoia ed ottenne un seggio al Senato. Nel 1900 Gaetano Bresci, per vendicare i morti milanesi e per lavare l’offesa della decorazione assegnata a Bava Beccaris, sparò ed uccise il re Umberto I. Per celebrare Bresci, a Carrara è stato eretto un monumento; a Prato, suo luogo natale, l’anarchico è stato fatto salire agli onori della toponomastica cittadina. A volte gli eroi erano “creati” dagli storici, a volte era lo storiografo che correggeva le versioni ufficiali, a volte era il Popolo che sceglieva i propri campioni. I tempi che corrono sono avari di eroi e la modificata percezione collettiva scambia per tali quelli che salgono alla ribalta della Tv. L’orda furiosa che sta travolgendo il mondo del lavoro predilige i coatti e tende ad illuderli con il miraggio di un miglioramento che, alla luce dei fatti, non sembra realizzabile. L’Italia sgangherata, corrotta e graveolente non è più in grado di esprimere figure carismatiche capaci di opporsi alla vittoria di Thanatos. Il cuore di ferro e le visceri di bronzo del potere politico-economico-finanziario sostengono la ragnatela dell’inganno, ovvero le teorie del profitto infinito sia personale che aziendale. Per la nostra classe dirigente, solidarietà e cooperazione sono parole vuote di cui empirsi la bocca solo davanti ai microfoni. I media allineati e coperti del monarca ignorano il darwinismo sociale in atto, con la demonizzazione di tutte le idee che non rientrano nei suoi canoni, tacciono sulla sua pretesa di stabilire chi deve vivere e chi deve morire, non spiegano come esso si intrecci indissolubilmente con il modus operandi delle iene calate sul terremoto dell’Aquila, con le vicende dell’Omsa, della Vinyls, della Merloni, dell’Eutelia, di tante altre crude realtà aziendali, inclusa la stessa Fiat. Le continue mortificazioni dell’impianto normativo, della stessa Costituzione sono parti integranti di un piano organico che ha sostenuto degli attacchi senza precedenti contro lo Stato sociale, contro i dipendenti pubblici, contro la scuola, la quale ha subito un taglio occupazionale di centotrentamila unità, ed ora sostiene l’amministratore delegato del gruppo Fiat che impone i suoi dictat a Pomigliano d’Arco. E’ rivelatore quello che scrivono oggi gli operai polacchi prossimi ad essere abbandonati come inutili bestie da soma: “(…) Per noi non c’è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi (italiani nda) di resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso (...)”. In quel di Pomigliano non c’è in gioco solo il futuro occupazionale di quindicimila persone, indotto compreso, ma si sta ipotecando il domani di tutti i lavoratori. Lì, prendendo la gente per fame, si sta creando il precedente storico per poi avere gioco facile ovunque. Se è comprensibile che nessuno voglia prendersi la responsabilità di spingere gli operai della Fiat a rifiutare la minestra è altrettanto comprensibile che l’esito del prossimo referendum condizionerà inevitabilmente il destino lavorativo di tutti gli italiani. Lasciamo volentieri ai tribuni della Confindustria la possibilità di suggerire che è meglio un qualunque lavoro che la disoccupazione o che è meglio lavorare alla catena di montaggio invece di rimanere precario a vita. Vorremmo invece ricordare, in particolar modo ai “compagni” del Pd, che Frederick Winslow Taylor mise a punto la sua organizzazione scientifica del lavoro nella seconda metà del XIX secolo e che questa, pur avendo ritrovato lustro, nelle sue peggiori espressioni, in Cina, non merita di essere ancora esaltata. Ridurre i movimenti inutili, fare solo quelli necessari e in un tempo esiguo, vivere in uno spazio geograficamente determinato e dimensionalmente predefinito per tante ore è, oltre che pericoloso, semplicemente alienante. D’altra parte bisogna riconoscere che il modello di sviluppo subito in forza di leggi e trattati internazionali porta a svendere la propria forza lavoro e chi non lo fa è considerato un fallito destinato all’apartheid sociale. Il gioco dei quattro cantoni è stato già sperimentato con successo nei paesi anglofoni e l’Italia, tramite i suoi governanti, sta cercando di guadagnare in fretta le posizioni perdute per collocarsi adeguatamente nel sistema. Così la mano invisibile del mercato rifinirà l’opera già intrapresa dalle mani sporche che si sono appropriate totalmente della Res Publica. Non è accidentale che si parli oggi di modifiche all’art. 41 della Costituzione. Il dettato non è affatto obsoleto e se lo si vuole modificare è solo perché si vorrebbe erigere a valore indiscusso non la libertà, del resto già prevista, ma la tracotanza d’impresa. Per rendere più difficile la possibilità di accedere alla Giustizia, con la finanziaria 2010, è stato abolito l’esonero dal contributo unificato per le cause relative a controversie di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego, nonché per le liti di previdenza e assistenza obbligatorie. Come è noto, oltre ai magistrati senza aggettivi ci sono, tra gli altri, anche i soliti “prudenti” e accade sempre più spesso che qualcuno di questi si appelli ad un cavillo espositivo per ignorare la palese violazione di un diritto, dichiarare l’attore soccombente e condannarlo pure alle spese processuali. In tal modo l’ardito che ha osato chiedere semplicemente il dovuto, così come stabilito inequivocabilmente dalla legge, impara a non disturbare più il padrone. Parlavamo di eroi e della loro attuale scarsità ma forse, senza evocare gesta impavide, per contenere gli effetti di questo capitalismo si potrebbe iniziare a fuggire dal culto dei suoi feticci e dai ronzii delle sue mosche cocchiere.

 

Antonio Bertinelli 21/6/2010


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pd fiat costituzione pomigliano

permalink | inviato da culex il 21/6/2010 alle 0:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
Dios Balanos
post pubblicato in diario, il 16 giugno 2010


Circa tre anni fa Giulio Tremonti scriveva:”Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla mondializzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale”. Oggi, a proposito della vicenda relativa allo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, con annesso stravolgimento delle norme sul lavoro, Tremonti plaude all’accordo sindacale quale positivo cambiamento per il Paese. In questi ultimi anni il custode del “tesoro italiano”, già fautore di inusitate critiche contro lo strapotere delle banche, ha detto di tutto ed il suo esatto contrario. Se per certi versi sembra che anche le aziende, volenti o nolenti, debbano accettare la logica imposta dai mercati globali, non si può escludere che il modello di sviluppo abbracciato dall’Europa possa essere foriero di prossime guerre tra poveri. Quanti accetteranno di produrre in cambio di salari insufficienti per vivere e di continuare ad indebitarsi per consumare? E fino a quando? Siamo ormai abituati ai dondolii verbali di Tremonti, come lo siamo ai proclami di chi vuole mettere il bavaglio all’editoria, alla stampa, al web, vuole inoltre modificare la Costituzione e “riformare” la Giustizia. L’Italia è notoriamente terra di magliari e il “ravvedimento” finale di un qualche Antonio La Trippa può trovare collocazione solo in un film. Le dichiarazioni degli “eletti” vanno sempre prese con riserva, chi vuole limitare le intercettazioni della Magistratura è consapevole che altri continueranno a spiare, ad intercettare, ad introdursi nei computers altrui, al solo fine di soddisfare interessi specifici e senza alcuna garanzia per il cittadino indebitamente controllato. Dunque, più che alle dichiarazioni dei politici, bisogna attenersi ai fatti, sia a quelli attuali che a quelli trascorsi. La scuola è stata sventrata, i dipendenti statali sono stati criminalizzati, i trattamenti ed i limiti pensionistici sono stati riveduti, i rapporti di lavoro sono stati oltremodo precarizzati, i licenziamenti sono all’ordine del giorno, i giovani lavoratori sono stati trasformati in tante “partite iva”, la libera concorrenza è rimasta un sogno, il welfare è stato privato di idonei finanziamenti, i disabili sono stati abbandonati a loro stessi, l’assistenza sanitaria si è deteriorata, la Rai, un tempo lottizzata secondo le regole del manuale Cencelli, è diventata la voce più possente del regime. Le promesse sui benefici dell’Europa allargata ad Est e sulle proprietà miracolistiche del mercato globale si sono rivelate false, l’Italia vede per di più giungere a compimento i propositi di un potere mafio-massonico penetrato nei gangli dello Stato, omogeneo come non mai. L’autocrate allergico alla Costituzione sta superando le aspettative del maestro e sta riuscendo dove, per il noto epilogo di un’oscura guerra intestina, aveva fallito nel 1981 il club guidato da Licio Gelli. Per il fallimento di quel golpe, il quarto in ordine di tempo dopo quelli del 1964, del 1970 e del 1973/74, si possono fare solo delle congetture. Vale la pena di rinverdire quanto documentato in proposito. Dei duemila iscritti alla famosa fratellanza ne sono stati identificati meno della metà, tra gli affiliati risultavano un segretario di partito, parlamentari, ministri, generali dei Carabinieri, generali della Guardia di Finanza, generali dell'Esercito, generali dell'Aeronautica Militare, ammiragli, magistrati, grand commis, direttori e funzionari dei servizi segreti, prefetti, questori, ambasciatori, giornalisti ed imprenditori. La Commissione d’Inchiesta Parlamentare, presieduta da Tina Anselmi, scrisse che la Propaganda 2  fu impiegata per i peggiori crimini di questo Paese, che fu usata come camera di compensazione tra interessi diversi, come punto d’incontro per una mediazione politica, per influenzarla, per condizionarla tramite ricatti, soldi ed altre peggiori azioni. Non sono mai emersi elementi per individuare quella che l’Anselmi definì una "doppia piramide rovesciata". Alla direzione della prima c'era Gelli, ma lo stesso, secondo la Presidente della Commissione, era anche il punto d'inizio della seconda, ai cui vertici si trovavano dei burattinai internazionali. Comunque più che le metafore sono gli eventi e le morti che aiutano a comprendere. L’unico a subire una condanna definitiva, e solo per il crac del Banco Ambrosiano, fu il maestro venerabile della citata loggia massonica che, contrariamente alle conclusioni ufficiali, non era certamente avulsa dalle formazioni partitiche, ma anzi era perfettamente organica alla classe dirigente di ieri, così come potrebbe essere un tutt’uno con quella di oggi. Si allibisce frequentemente per le politiche adottate da Muammar Gheddafi o per quelle messe in atto da Vladimir Putin. Al primo si rimprovera di non aderire ad alcun trattato per la tutela internazionale dei migranti, al secondo si imputa la sbrigativa efficienza nel disfarsi dei giornalisti che lo infastidiscono. Non merita forse altrettanta attenzione la storia non scritta della P2?. Di indagini “pericolose” destinate a finire in un nulla di fatto ce ne saranno ancora, ma non bisogna sottovalutare che, nello spazio di un quinquennio, all’interno della trama in cui ha operato quella loggia massonica si sono verificate almeno venticinque morti “misteriose”. Non è particolarmente rilevante stabilire sotto quale etichetta associativa si mettono in atto dei rapporti affaristici illeciti o si compiono azioni eversive. La loggia di Gelli fu sciolta con la legge n. 17 del 25 gennaio 1982, il Grande Oriente d’Italia ne prese le distanze, eppure alcuni magistrati continuano ancora oggi ad imbattersi nell’intreccio di poteri oscuri che controllano lo Stato nella sua interezza. Mentre il gotha economico-finanziario, pur in presenza di un enorme debito pubblico, macina profitti e guadagni stellari, il ceto medio viene sempre più schiacciato verso il basso e le masse popolari sono condotte progressivamente alla schiavitù. I nominativi di molti iscritti alla P2 ritornano con martellante puntualità in tutte le inchieste sugli arcani d’Italia. Alcuni di loro hanno fatto carriera ed il piano di rinascita democratica stilato da Gelli fa da base programmatica all’attuale Governo. La crisi economica e le fragilità europee si fanno sentire in tutta la loro pesantezza, marciano inoltre di pari passo con la svolta liberticida dell’establishment politico. Abbiamo scampato altri disegni eversivi e c’è da augurarsi che anche questa volta fuoriesca dal consueto buio, in cui s’incontrano e si scontrano i rappresentanti di interessi colossali, la soluzione per sfuggire ai progetti dell’irriducibile caudillo.

 

Antonio Bertinelli 16/6/2010       


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. crisi intercettazioni p2

permalink | inviato da culex il 16/6/2010 alle 23:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
Pensieri a vanvera
post pubblicato in diario, il 11 giugno 2010


Da anni si fronteggiano due mondi, la narrazione epica di Silvio Berlusconi ed il linguaggio privo di fronzoli di Antonio Di Pietro. Il primo sta scrivendo la sua saga finanziaria, il secondo si propone come ultimo baluardo a difesa della Costituzione. Il Pd è appiattito da tempo immemorabile sull’inevitabilità del berlusconismo, mentre il suo massimo pianificatore continua a dispensare ricette per tattiche politiche perdenti. Gianfranco Fini ha raggiunto l'apice della sua parabola evolutiva di statista con le esternazioni fatte all’ultimo congresso pubblico del suo partito. Solo il segretario dell’Idv è rimasto ad urlare e ieri ha manifestato ancora una volta la sua indignazione contro il nuovo disposto sulle intercettazioni della Magistratura, auspicando persino una ribellione popolare. La mandria, se opportunamente indirizzata, potrebbe anche scendere in piazza con maggiore determinazione di quanta ne abbia dimostrata in altri frangenti, ma ci corre l’obbligo di fare alcune precisazioni. In primis va detto che lo scontro frontale è un’ipotesi già presa in considerazione, se non addirittura desiderata, dagli illusionisti che occupano il proscenio politico. E’ del resto verosimile pensare che questo Governo goda di un beneplacito sovranazionale. Senza avere la pretesa di fare un elenco esaustivo di fatti, vale la pena di riflettere su alcuni eventi che hanno caratterizzato l’ultimo ventennio guardando anche fuori dei nostri confini. Nel 1989 viene fatto saltare in aria Alfred Herrhausen, Presidente della Deutsche Bank e stratega di un’Eurolandia indipendente dagli Usa. Nel 1990 l’antieuropeista Margaret Thatcher viene sostituita alla guida del Regno Unito da John Mayor. Nel 1991 Mario Draghi, ex dirigente della Banca Mondiale, assume la carica di Direttore Generale del Tesoro Italiano. Nello stesso anno viene assassinato Detlev Rohwedder, Presidente della Treuhandanstalt, la società incaricata delle privatizzazioni dell' industria tedesco-orientale. Anche lui, come Herrhausen, aspirava ad un’Europa libera da condizionamenti esterni. Nel 1992 scoppiano gli scandali di Tangentopoli; la lira subisce un attacco speculativo tale da causarne la svalutazione del 30%; Giuliano Amato inizia la trasformazione in società per azioni dei grandi enti pubblici, Enel, Eni ed Ina; il procuratore Agostino Cordova apre una mastodontica inchiesta (finita nel nulla) sui rapporti tra massoneria, ’ndrangheta e politica; nello stesso anno muoiono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel 1993 Mario Draghi presiede il Comitato per le Privatizzazioni che segna l’addio alla prima grande banca pubblica, il Credito Italiano. La finanza, inclusa quella anglo-americana inizia a gongolare per il ricco bottino offerto dall’Italia convertitasi al verbo del laissez-faire. Mentre l’happening delle privatizzazioni si protrae negli anni, di pari passo, si modificano le leggi che investono l’ordinamento giudiziario e assicurano la preminenza degli interessi dei singoli su quelli di carattere collettivo. Tralasciando la riforma processuale del 1989, su cui comunque ci sarebbero da muovere non poche obiezioni, dal 1992 si comincia ad intaccare sensibimente il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Chi delinque in giacca e cravatta, quelli che comandano, contrattano, acquistano ed investono diventano sempre di più giuridicamente imperseguibili. Da quel periodo inizia un processo di perfezionamento legislativo che riguarda la classe dirigente al fine di garantirne l’impunità e/o la sua supremazia sulle norme e sui codici. E’ sintomatico rilevare come grazie a Massimo D’Alema e a Romano Prodi il decreto presidenziale n. 361/1957 (non sono eleggibili coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private, risultino vincolati con lo Stato per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica) sia stato “interpretato” per favorire la carriera politica di Silvio Berlusconi. E’ significativo che nel 1997, con il tripudio di quasi tutto il Parlamento, venga varata una riforma per abolire il reato di abuso di ufficio non patrimoniale e per punire solo virtualmente quello patrimoniale. Mentre i beni pubblici passavano di mano e la corruzione saliva ai fasti della II Repubblica, la lista delle leggi fatte su commissione di tutta la “casta”, o solo per favorire qualcuno dei suoi esponenti, si allungava nel corso del tempo. Ci limitiamo a ricordare il “porcellum” elettorale del 2005 e la norma sul “legittimo impedimento” del 2010. Dunque, per colpa di chi ci ha governato, non solo abbiamo pagato pegno ai potentati nazionali, a quelli internazionali e all’Europa delle oligarchie economico-finanziarie ma, di pari passo, abbiamo pagato e paghiamo pegno alle “riforme” che hanno costruito una Giustizia debole per i forti e forte con i deboli. La maggior parte dei media è ormai asservita. Ad esempio non ha riferito che la Giunta per le Autorizzazioni del Senato ha rigettato la richiesta d’arresto per il senatore Vincenzo Nespoli, indagato per bancarotta fraudolenta, voto di scambio e riciclaggio. Ieri, come da disposizioni di corte, è passata al Senato la nuova legge sulle intercettazioni. E’ molto probabile che, continuando di questo passo, tra scudi fiscali e scudi legali, l’Italia potrà diventare un’ottima “lavanderia” per capitali esteri di provenienza illecita, potrà diventare il paradiso di tutte quelle attività che altrove sono ancora considerate fuori legge. Possiamo capire lo sdegno, includendo anche chi si indigna a compartimenti stagni, e comprendiamo l’indomabile Di Pietro che arriva a chiamare a raccolta le folle. Il nostro breve excursus vuole solo sottolineare la diffidenza e l’abulia di un Popolo che, là dove non sono giunti gli effetti dell’anestesia mediatica, può solo prendere atto di essere stato più volte raggirato. I signori della Lega, quelli che inneggiavano alla “distruzione” di Roma ladrona, sono ormai entrati nel Pantheon dei falsi profeti, gli odierni grilli parlanti censurano e si autocensurano, gli arbitri previsti dall’Ordinamento non garantiscono alcuna obiettività. La strada per risalire la china liberticida, per affrancarsi dal nuovo Medioevo è irta di spine e non passa neanche da Bruxelles. E’ difficile prevedere se, come e quando si strapperà la corda, ma è realistico pensare che a dirigere la ribellione di piazza o ad orientarla non ci saranno personaggi sensibili alle sorti di chi è stato fino ad oggi vessato. Riuscirà l’ex magistrato a compattare il dissenso che accomuna tutti nel desiderio di un domani a misura d’uomo? Riuscirà a superare i limiti posti dai vessilli colorati forniti di volta in volta alle “rivoluzioni” popolari?

 

Antonio Bertinelli 11/6/2010


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. governo pd intercettazioni di pietro bavaglio

permalink | inviato da culex il 11/6/2010 alle 15:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
L'albero della cuccagna
post pubblicato in diario, il 5 giugno 2010


E’ un elenco infinito quello degli amministratori (dal ministro al consigliere comunale) che utilizzano la carica dissipando ricchezze comuni e per fare i propri interessi. Quando era Governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi il debito pubblico era pari a circa il 13% del Pil, oggi si aggira verosimilmente intorno al 117%. Viene detto che la dilatazione della spesa si è verificata per sostenere le politiche sociali e per pagare le pensioni ai falsi invalidi. In realtà il debito è cresciuto insieme alla piovra del malaffare alimentata dai tenutari delle Istituzioni centrali e periferiche, con l’eccessiva remunerazione del capitale finanziario a discapito di qualunque sostegno alla crescita economica, con l’incoraggiamento dell’evasione fiscale e, in ultimo, con la rinuncia al governo della moneta, La Francia e la Germania hanno avuto sempre un eccellente Stato sociale eppure hanno un rapporto debito Pil del 78% e del 77%, dunque ben distante da quello italiano. Proprio quelli che per dissolutezza ci hanno portato in questa situazione si ergono a tutori dell’austerità, fanno finta di ignorare che anche la totale autonomia delle banche centrali configge con gli interessi della collettività e scaricano sulle spalle dei più deboli tutti i sacrifici derivanti dalle loro scelte. Gli Stati soccombono di fronte all’imperialismo economico-finanziario e i Popoli finiscono per pagarne il prezzo più alto. Si parla tanto di terrorismo internazionale, eppure in questa galassia diversamente cresciuta e spesso strumentalmente alimentata ci sono realtà nate solo dall’imposizione di un modello di sviluppo antropofago. Ci sono i pirati somali, ex pescatori malnutriti che hanno visto morire le barriere coralline, scomparire i tonni e le aragoste a causa dello scarico di rifiuti tossici da parte delle nazioni industrializzate. I “terroristi” che si aggirano nei villaggi e nelle grotte andine sono stati cacciati dalle società petrolifere, dalla costruzione di dighe e di centrali elettriche. Molti guerriglieri e narcotrafficanti messicani possedevano fattorie, coltivavano mais prima che il North American Free Trade Agreement facesse scendere il prezzo pagato agli agricoltori del 70%. Il libero commercio, nel rincorrere il profitto immediato, sta fagocitando Paesi, risorse e culture, sta portando alla rottura del patto sotteso al Welfare State. Le grandi città dell’Occidente cominciano a somigliare a quelle dell’America latina, la miseria crescente arriva persino a due isolati dalla White House. Anche l’Europa ha le sue baraccopoli, si trovano a Lisbona, a Napoli, ad Atene, etc. L’Italia, come altre nazioni occidentali, non è più industrialmente competitiva e la globalizzazione sta creando un tipo di disoccupazione strutturale. Al fenomeno si aggiungono poi gli effetti della scelte politiche che ci stanno trascinando nel circolo vizioso della povertà e dell’ignoranza. Basta guardare al generale sottodimensionamento degli organici aziendali, all’Isola dei Cassintegrati, alla cura subita dal settore dell’Istruzione e al bando di concorso per fare didattica universitaria a titolo gratuito o a rimborso simbolico di un euro. C’è da aggiungere che, nonostante la propaganda dei telegenici, i loro mandanti, per evitare che si arrivi al “prosciutto”, spalmano continuamente di grasso l’albero della cuccagna. Non sarà mai possibile ripianare un debito pubblico auto-rigenerante. Il signoraggio bancario implica il depauperamento degli Stati e l’arricchimento imperituro di quelle élites internazionali che indirizzano le dinamiche economiche e politiche su scala mondiale. Qualunque manovra finanziaria, e segnatamente in Italia, dove la democrazia parlamentare è commissariata dalle mafie, per quanto stringa il cappio intorno al collo dei cittadini, non sarà mai sufficiente per liberarsi dal debito. Mario Draghi preme per la sua riduzione e si dice preoccupato per le problematiche occupazionali. Il Governatore sa bene che, nonostante le massicce alienazioni delle aziende e dei beni pubblici ceduti in cambio di carta stampata dalle oligarchie tipografiche, la perdita della sovranità monetaria è servita e serve a perpetuare la vecchia ma sempre più avida bancocrazia anglo-americana, di cui la Bce è una degna emanazione. Sa che questo genere di mercato libero, anche nel caso di una ripresa economica, continuerà a produrre disoccupazione nei Paesi sviluppati e sfruttamento in tanti altri. Negli Usa le tutele dei lavoratori sono quasi nulle e l’indebitamento, sia quello statale che quello familiare, raggiunge livelli astronomici. Grazie a zelanti e ben remunerati maggiordomi il sistema economico-finanziario americano è stato trasposto in Europa, ma come non constatare che la crisi dell’euro sia oggi particolarmente utile alla rivalutazione del dollaro? Non è forse un problema che i cinesi stiano riducendo l’acquisto dei Treasury bonds? Come mai le agenzie di rating americane si attivano nel fare annunci tanto ingiustificati quanto tempestivi? Chi sta scommettendo contro Eurolandia? Come mai il gatto e la volpe, che si affannavano a rassicurarci sulle condizioni dell’Italia, in questi giorni si sono affrettati a varare una manovra finanziaria correttiva? Il nostro disgraziato Paese, già immolato sull’altare della globalizzazione, deprivato della sovranità monetaria, è anche affetto dal parassitismo dei soliti noti per i quali ogni mezzo è buono al fine di fare affari a detrimento dell’interesse generale. Mentre negli States, pur gravati da un debito che tra pubblico e privato raggiunge il 300% del Pil, esiste un codice penale in grado di colpire velocemente e duramente i reati finanziari, qui da noi è stata emanata una pleiade di norme per assicurare l’impunità ai colletti bianchi, per non disturbare gli intrecci esistenti tra crimine organizzato e crimine economico. Finanche gli ex compagni ci hanno raccontato che bisognava liberarsi dello Stato oppressivo ed inefficiente, così sono stati svenduti tutti i settori strategici dell’economia. Oggi ci raccontano che bisogna mettere un freno alla Procure che si ostinano ad indagare e a perseguitare gli Italiani onesti abusando della legge, così il Parlamento si accinge a “riformare” la normativa sulle intercettazioni. Anche il web, gli editori e la stampa suscitano l’anomalo interesse del legislatore, peraltro in contrasto con le direttive europee. Nel mondo anglofono esiste una consuetudine di etica pubblica che si ispira ai principi dell’honesty is the best policy e dell’accountability. In altri paesi europei è considerato disonorevole violare le regole. In Italia il sigillo del potere proviene sempre dalla solita oscura matrice, quella delle stragi, degli omicidi eccellenti, dei depistaggi, dei servizi segreti deviati (?), delle confraternite, delle cupole mafiose, ed oggi chi governa mira pure ad eliminare qualunque forma e qualunque possibilità di controllo democratico.

 

Antonio Bertinelli 5/6/2010

Sfoglia maggio        luglio
il mio profilo
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv