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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Museruole nella storia
post pubblicato in diario, il 24 luglio 2010


Nel tourbillon delle dichiarazioni relative al Ddl sulle intercettazioni spiccano le posizioni di chi si attribuisce il merito di agire per contenere i danni dell'ennesima legge pro "casta". Contrariamente ai teorici dei compromessi, quasi sempre sfociati in inciuci realizzatisi fuori delle sedi istituzionali, così come dimostrano decine di leggi precedentemente varate e mai corrette o abolite dai governi subentrati, continuiamo a ribadire che determinate norme, e tra di esse quella in cantiere, sono semplicemente inemendabili. L'investitura elettorale, i meccanismi procedurali ed il patto che lega i nominati al loro signore garantiscono l'assolutismo della maggioranza, che non ha quindi alcuna necessità del soccorso degli "oppositori". C'è chi gongola, chi si sente "vincitore", chi si finge "sconfitto" e chi invece molto realisticamente ritiene che gli emendamenti approvati non abbiano privato il Ddl della sua carica venefica. Il numero delle leggi sibi et suis ha causato un'usura istituzionale fuori del tollerabile e riteniamo che il Governo debba continuare a segare da solo il ramo su cui è seduto. A quelli che si accreditano come trionfatori del braccio di ferro, in parte interno alla stessa maggioranza, va quanto meno rammentato che, nonostante le "migliorie" introdotte, il provvedimento spunta le armi investigative, abolisce l'articolo 13 della legge Falcone del 1991 ed uccide la vocazione libertaria del web imponendo l'obbligo delle rettifiche in 48 ore a tutti i gestori di siti informatici. Ab assuetis non fit passio. Al di là delle giustificazioni formali di qualche "vincitore" bisogna invece prendere atto che per la casta quod consuetum est, velut innatum est. Siamo talmente abituati al peggio della politica che solo l'imprevisto potrebbe suscitare la nostra meraviglia. Nel Regno Unito David Cameron e Nick Clegg coltivano l'idea di ridare voce al Popolo attraverso un sito internet a cui gli inglesi potranno scrivere per chiedere l'abolizione di norme ingiuste o che ritengono vessatorie. Mentre questo potrebbe essere solo un ballon d'essai della coalizione Lib-Con è invece certo che, con l'approvazione delle ultime leggi, in Italia sperimenteremo compiutamente il dispotismo democratico voluto dal nuovo uomo della Provvidenza e dai suoi sodali. Nel 1926 vennero istituiti i tribunali speciali con il potere di ammonire o condannare gli imputati politici ritenuti pericolosi per l'ordine pubblico e la sicurezza del regime. Oggi, in aggiunta ad un apparato normativo scritto a misura di white collar crime, esistono magistrati collusi con vari centri di potere che operano in nomine domini, eppure, malgrado ciò, si sta lavorando per tarpare definitivamente le ali a quelli immuni da contiguità politiche. Nel 1926 la stampa venne "fascistizzata" e i giornali di opposizione furono soppressi o cambiarono di proprietà, adeguandosi alle direttive mussoliniane. In pratica venne abolita qualunque libertà di critica al regime. Oggi dopo aver pressoché conquistato il monopolio mediatico, specialmente in campo televisivo, si vuole boicottare la libertà di espressione garantita dal citizen journalism. La situazione generale italiana è pesantemente condizionata da una fitta rete di ricatti che lega piccoli e grandi ras, amministratori pubblici e privati, affaristi, politici, mafie e massoneria. Se non interverranno nuove forze il destino del Paese si compirà velocemente nella maniera peggiore. I tentennamenti sindacali, il disfattismo socialista ed il settarismo comunista resero impossibile un'opposizione organizzata alle mire di B. Mussolini ed i diversi episodi di resistenza popolare non poterono unificarsi in una strategia adeguata al grave momento storico. Le sottovalutazioni dirigenziali di alcuni partiti tra il 1919 e il 1922 causarono circa cinquecento morti dovute alle spedizioni punitive squadriste. Il parroco di Argenta, don Giovanni Minzoni, fu ucciso nel 1923. L'anno successivo venne rapito e assassinato Giacomo Matteotti. Piero Gobetti, aggredito nel settembre 1924, minato dal pestaggio, morì due anni dopo. Giovanni Amendola fu ucciso nel 1925. Nel 1931 Michele Schirru fu fucilato solo per avere espresso l’intenzione di uccidere il Duce. Le "opposizioni" di oggi, tatticamente funzionali ai disegni del Governo, veleggiano su mari meno pericolosi e, risalendo di bolina il vento del cambiamento movimentista, pontificano sul protagonismo di N. Vendola. Il Fascismo, dopo aver sbaragliato eterogenee resistenze, e segnatamente quella di stampo anarchico, applicò con generosità il confino di polizia in zone disagiate della Penisola. Gli oppositori relegati furono oltre quindicimila, di cui centosettantasette morirono durante il soggiorno coatto. Dopo la soppressione delle libertà fondamentali e lo scioglimento di tutte le forze politiche ai dissidenti non restò che la via dell'abbandono del territorio nazionale, non soltanto per motivi di sopravvivenza fisica, ma anche per poter continuare una battaglia che in Italia era divenuta praticabile solo per vie sotterranee. Piccoli e grandi esuli, liberali, repubblicani, socialisti, comunisti, anarchici, democratici senza referenti organizzativi e senza affiliazioni operarono in vari contesti territoriali (Francia, Argentina, Brasile, Svizzera, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America, Tunisia, Egitto, etc), assegnando centralità alla parola scritta. Libri, opuscoli, riviste, fogli ciclostilati e giornali antifascisti esprimevano un desiderio di progettualità per il futuro, riflettendo i bisogni di salvaguardia della memoria storica e dell’identità politica. La lotta dei transfughi, spesso perseguitati e uccisi anche all'estero, si avvalse di centinaia di pubblicazioni e di manifesti. Il primo quotidiano antifascista in lingua italiana pubblicato in Europa, la cui diffusione venne proibita in Italia fin dal 1923, fu "Libera Stampa". Il 1° maggio del 1923 uscì a Parigi “La voce del profugo” e il 3 giugno il quindicinale “Il profugo”. Il 1° maggio del 1924 nacque “L’Iconoclasta”; inoltre sempre in quell’anno alcuni anarchici diedero vita ad un giornale clandestino intitolato “Compagno, ascolta!”. Durante il 1925 proseguì la pubblicazione di giornali e riviste come  “La tempra” e “Il monito”, vide inoltre la luce il giornale "Falce e Martello", organo dei comunisti ticinesi. Dopo il varo delle leggi fascistissime, l’Unità, stampato su carta sottile, di riso, con caratteri piccoli e quasi impercettibili, diventò sinonimo di giornale clandestino. Manca poco tempo all'epilogo parlamentare del Ddl sulle intercettazioni. Qualora l'esito fosse infausto, il blogger che non vorrà soggiacere ai rischi della legislazione liberticida dovrà ricorrere ad amici stranieri per acquistare un dominio all'estero. Nella probabile ipotesi che il sito venga oscurato dalle autorità italiane i suoi lettori potranno munirsi di un programma (proxy) per la navigazione "triangolata" ed accedere comunque ai contenuti del blog. Se alcuni possono impunemente legiferare nel proprio interesse perchè altri non dovrebbero aggirare la museruola imposta al web nazionale?

Antonio Bertinelli 24/7/2010    
Fatti quotidiani e poteri permanenti
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2010


Le lordure ed i fatti giudiziari che coinvolgono l’esecutivo in un continuo crescendo quotidiano stanno alimentando un nuovo tormentone. Vedremo presto la realizzazione di un “governo di salute pubblica”? Il 21 aprile del 1993 Giuliano Amato, dopo aver visto traballare il suo Governo sotto le indagini della Magistratura, si dimise passando il testimone a Carlo Azeglio Ciampi. La politica fece un passo indietro per lasciare spazio alla governance tecnocratica voluta dagli ideatori del ridisegnamento geopolitico e geoeconomico globale. La sinistra opera di adesione ai dettami sovranazionali ha portato ai noti sconquassi nel mondo del lavoro e in quello produttivo che ancora oggi persistono. Se facciamo un raffronto dobbiamo riconoscere che lo sprezzo per la legalità dei politici odierni ha raggiunto picchi ineguagliabili rispetto ai loro predecessori. I governi di centro-destra hanno assicurato una sostanziale depenalizzazione di due reati: il falso in bilancio e l’abuso di ufficio, inoltre hanno dato impulso a nuovi possibili equilibri corruttivi attraverso la creazione di una lambiccata architettura contrattuale e finanziaria (project-financing, general-contractor, global-service, facility-management, etc.) così da evitare le regole e i controlli tipici della contabilità pubblica. Contrariamente a quello che succedeva agli inizi degli anni novanta, quando i partiti abbandonavano al loro destino corrotti e corruttori, concussi e concussori, oggi la “casta” fa quadrato intorno agli inquisiti ed ai condannati. Mentre all’epoca di “mani pulite” la corruzione costava cinque miliardi annui attualmente ne costa cinquanta/sessanta. Sicuramente la televisione condiziona la visione del mondo e per suo tramite si esclude scientemente il cittadino dalla Polis evitando che l’indignazione monti proporzionalmente allo scempio amministrativo che subisce l’Italia. La fiaba del “nemico giudiziario” che vuole delegittimare il Governo, propinata dalla Tv in tutte le salse e senza lesinare gli effetti speciali, lascia il tempo che trova. In realtà l’ingordigia e la faccia tosta di questa classe dirigente hanno pochissimi riscontri nella storia della prima Repubblica. Sugli scranni del Parlamento siedono attualmente ventiquattro pregiudicati, novanta tra imputati, indagati, prescritti e condannati provvisori. La pressione fiscale è tra le più alte d’Europa eppure la qualità dei servizi pubblici è scadente ed il welfare si sta contraendo senza soste. I costi della politica raggiungono primati internazionali, ma si lascia credere che il dissesto dei conti pubblici dipenda dai trattamenti pensionistici riservati ai disabili. L’ultima manovra finanziaria prevede, tra l’altro, anche una stangata per le Forze dell’Ordine. Un giovane poliziotto percepisce milleduecento euro mensili, le scorte per la “casta”, incluse quelle accordate più per status symbol che per necessità, costano cento milioni all’anno. Non sono comunque questi i parametri con cui vengono valutati i governi nelle stanze dove essi vengono creati e sostenuti. Libertà, legalità e media indipendenti non sono temi che interessano particolarmente i maggiori centri di potere se non per costruire scenari in cui vi sono apparenti nemici e fittizie contrapposizioni, utili a mascherare il disegno sovversivo sempre di più proteso a negare gli strumenti della conoscenza necessari per le scelte autonome dei governati. Lo scorso aprile il Consiglio della Ue ha approvato il documento 8570/10 che consente alla polizia la facoltà di spiare qualsiasi individuo o gruppo sospettato di essere “radicalizzato”. Lo scorso giugno la Corte Suprema americana, nel procedimento “Humanitarian Law Project / Holder”, ha fissato una grave limitazione alla libertà di parola dei cittadini (garantita dal primo emendamento della Costituzione) subordinandola alle necessità della sicurezza nazionale e al dettato delle leggi federali in materia di anti-terrorismo Il tutto è passato nel silenzio mediatico senza che i giornalisti “liberi” esprimessero una sola critica e senza che si levasse una sola voce dal numeroso gruppo di politici, intellettuali e opinionisti che si abbuffano alla crapula offerta, suo malgrado, dal contribuente. Si potrebbe ricorrere a tanti altri esempi simili per sottolineare come funzionano le cose là dove la menzogna ed il raggiro sono gli unici riti dedicati alla dea Metis. Sul terreno mappato del capitalismo attuale S. Berlusconi non è poi così dissimile da tanti altri. Perché la questione morale, anche se aggravatasi nel corso degli anni, viene ripresa nelle piazzeforti delle collisioni e delle collusioni affaristiche? La politica e le leggi messe a punto da questo regime possono non piacere a molti Italiani, la corruzione ha prodotto metastasi inarginabili, l’ultima manovra finanziaria è profondamente iniqua, le norme “bavaglio” in itinere colmano la misura, ma che genere di vantaggio può portare oggi un governo tecnico alle élites dominanti? Nel 1993 esisteva un piano di sgretolamento dell’Italia predisposto in altro luogo, ma oggi cosa spinge i centri occulti di potere a voler cambiare cavallo? Berlusconi ha approfondito la polarizzazione delle ricchezze a vantaggio delle oligarchie economico-finanziarie e a danno dei lavoratori, non è stato mai un ostacolo per le banche, per la grande finanza, per le multinazionali del petrolio, delle armi e dei farmaci, per l’establishment bellico americano, per i centri affaristici e criminali che condizionano implacabilmente i destini del nostro Paese. Perché il disastro civico nazionale, lo sfascio dei diritti e delle garanzie costituzionali dovrebbero rappresentare una preoccupazione per i poteri forti che Berlusconi ha sempre tenuto nella debita considerazione? Anche per le “opposizioni”, quelle che non hanno mai disdegnato l’approvazione di leggi bipartisan a tutela della “casta”, i voleri del premier non dovrebbero costituire pregiudiziali insormontabili. Questo esecutivo ha svolto il lavoro sporco di cui hanno beneficiato in molti e, per quanto emerga una qualche forma di ostilità tra la borghesia padronale italiana, ci sembra più verosimile ipotizzare che il cambiamento dello scenario politico sia voluto oltreoceano. Sollevare la questione morale, peraltro sempre più assillante, è un modo semplice e sicuro per favorire in qualunque Paese satellite la transizione da una leadership sgradita ad una gradita. La mordacchia prossima ventura riservata al web, alla stampa e alla Magistratura, oggi massimamente desiderata da Berlusconi,  precluderebbe ai pupari sovranazionali di tenere sotto pressione i governi attraverso quell’informazione capace, quando serve, di suscitare il disgusto dei cittadini. E’ quindi lecito pensare che buona parte dei giochi si terranno intorno ai citati provvedimenti liberticidi. A prescindere dall’esito del loro iter parlamentare, va da se che il fido M. Draghi, di cui spesso la stampa estera tesse le lodi, offra maggiori garanzie all'apparato bancario anglo-americano di quanto ne possa fornire l’attuale primo ministro, ormai troppo scomodo ed ingombrante. Le recenti dichiarazioni di L. Gelli, sommate alle esternazioni di alcuni mafiosi e di altre associazioni occulte, non sembrano essere casuali o superfetatorie, ma sembrano prefigurare l’idea di una “terza” Repubblica post-berlusconiana. Se per certi versi sarebbe augurabile che Berlusconi si ritirasse alle Isole Cayman o, se lo predilige, in qualche dacia posta sulle rive del Lago Valdai, nei dintorni di San Pietroburgo, per altri si può considerare una vera iattura, così come la recente storia insegna, la nascita di un governo tecnico consacrato per lo più fuori dei confini nazionali. Che si ricorra nuovamente al “porcellum” per concedere la libertà di votare gli altrove prescelti o che si ricorra a convergenze trasversali per uscire dall’attuale fase di instabilità politico-economica, derivata sia da fattori endogeni che esogeni, il prezzo sarà sempre e comunque pagato dai soggetti sociali più deboli. Per adesso, e chissà per quanto tempo ancora, il sistema cooptativo totalizzante inibisce il sostanziale ricambio dell’intera classe dirigente, l’accesso dei giovani di valore in tutti i posti nevralgici della vita nazionale e il riordino integrale delle Istituzioni. Le profferte di M. D’Alema, i funambolismi di G. Fini e le capriole di P.F. Casini rientrano perfettamente nelle logiche del berlusconismo a cui hanno precedentemente spianato la strada. Lo status quo non è incoraggiante, ma non vorremmo cadere dalla padella per finire sulla brace.

 

Antonio Bertinelli 18/7/2010

Numquam est cum potente societas
post pubblicato in diario, il 10 luglio 2010


B. Obama garantisce che il trasferimento dei dati bancari europei alle autorità americane aiuterà tutti ad essere meglio protetti dalla minaccia terroristica a cui debbono far fronte sia l’Unione Europea che gli Stati Uniti. Noi invece riteniamo che i cittadini debbano difendersi con ogni mezzo dai burattinai della politica sovranazionale e segnatamente dai protagonisti di quella interna, che, a datare dal 1992, con la privatizzazione/svendita degli Istituti di Credito e degli Enti Pubblici, hanno ceduto sostanzialmente la sovranità nazionale. Per evitare che, prima o poi, la Magistratura potesse intervenire in base al codice penale (art. n. 241: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato, è punito con l’ergastolo”; art. n. 283: “Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni”) il Parlamento ha approvato la legge 85/2006. Con tale norma le figure di attentato allo Stato e alle forme di Governo diventano punibili solo se si ricorre ad atti violenti. In tutti gli altri casi, come quelli succedutisi negli anni, non si paga pena. Per la cronaca va detto che il Ddl S3538, da cui prende origine la legge citata, è stato presentato dalla leghista C. Lussana e varato dal Berlusconi III. Se si analizzano la genesi e la “mutazione” della Lega Nord, se si guarda alla storia e al club privé di cui è membro il primo ministro si comprende perché ad alcuni il dettato costituzionale faccia venire l’orticaria. Anche i governi del centro-sinistra, pur vedendo fallire il programma della commissione bicamerale per le riforme costituzionali presieduta da M. D’Alema, hanno compiuto i loro “misfatti”. Hanno impresso una svolta alla politica militare partecipando sistematicamente ad interventi in terra straniera, hanno realizzato il record mondiale delle privatizzazioni, ci hanno fatto pagare salatamene l’ingresso nell’euro, hanno fatto tornare in auge il manganello, come ai tempi di Mussolini, di Scelba e di Craxi, hanno inferto colpi allo Stato Sociale e alle pensioni, hanno restaurato il finanziamento pubblico ai partiti ed hanno dato vita alla “liberalizzazione” del mercato del lavoro. Per pudore difficilmente si cita M. Biagi e, quando si parla di lavoro precario, in genere si parla di legge 30/2003. Poi si imputa al Governo Berlusconi II la colpa di aver snaturato il progetto del giuslavorista assassinato. Ad onor del vero va detto che Biagi fu il tecnico prediletto dalla Confindustria, che durante i governi del centro-sinistra fu l’artefice dello smantellamento del collocamento pubblico e il grande suggeritore del “pacchetto Treu”, che ha introdotto la flessibilità, i contratti d'area, i contrattti territoriali, il lavoro interinale, insomma tutte quelle forme di lavoro supersfruttato, sottopagato e affatto tutelato. I decreti attuativi della legge Biagi sono stati approvati agli inizi del 2004 e dunque ricadono tra i provvedimenti presi dal centro-destra, ma gli attacchi alla stabilità e alla remunerazione del lavoro erano cominciati sotto il Governo Prodi con la legge 196/1997. Il Paese di oggi, quello che da ultimo fa registrare 3700 nuovi licenziamenti Telecom, porta le ferite inferte dall’intera “casta”, deve difendersi da chi gestisce gli affari propri: procedimenti giudiziari, incarichi plurimi nei consigli di amministrazione, ruoli di spicco, prebende e poteri; deve guardarsi dagli eurocrati, dall’imperialismo bancario, dal mercato globale e, in sovrappiù, dalle insane mire di un dispotismo sempre meno strisciante. Le finanze dello Stato traballano, l’ombra della P2 continua ad estendersi sull’Italia insulare e peninsulare, la pattuglia dei magistrati “imprudenti” si assottiglia sempre di più e la residuale informazione libera è prossima alla celebrazione di un requiem. Le manovre di riavvicinamento a Casini tranquillizzano tanto quanto possono tranquillizzare i rari sussulti del buon Bersani o le sacrosante rampogne della Perina. Se le qualità morali dei predecessori non erano eccelse, quelle che dimostrano i modern days kings sono conclamatamente infime. Siamo alla mercè di un regime basato sulle cialtronate assunte a presidio della propria attendibilità dove, da un lato, si esercita la “vendetta antiproletaria” e, dall’atro, si consente il facile arricchimento di evasori, faccendieri, finanzieri ed altre cricche sintoniche. L’attuale Governo, le cui politiche sono prive di qualsiasi presupposto liberista e liberale, dispone di una maggioranza parlamentare che risulta essere la più numerosa dell’intera storia repubblicana e non può prendersela ora con questo, ora con quello se non è riuscito a svolgere alcunchè di efficace per gli Italiani. Nello sciorinare patacche propagandistiche il premier dimostra il suo disinteresse nel fare riforme utili ai cittadini e manifesta la sua ossessione per ottenere il pieno comando in campo militare, civile, politico ed economico. Il tutto senza i controlli di poteri indipendenti e men che meno di quello esercitatile dalla Tv, dai giornali e dal web. Chi guarda con sconcerto al Pd e alla sua insipienza dovrebbe cominciare a chiedersi la ragione per cui un intero gruppo dirigente ha occhi solo per il proprio ombelico. Il vero problema non è tanto in quante greppie attingano i governanti e quanto mangino, ma è la loro capacità di amministrare nell’interesse comune, e questa ha difettato sia a sinistra che a destra. Alla vecchia e consueta situazione di vassallaggio nei confronti degli Usa, si è aggiunta quella “imposta” dal Trattato di Lisbona e quella voluta dai globalizzatori. La predazione della Cosa Pubblica e l’autoreferenzialità del sistema politico ha concluso l’opera di distruzione di un’Italia dalle tante e ormai dimenticate eccellenze. Il Paese “migliore” è senz’altro maggioranza, ma segue percorsi carsici e trova difficoltà ad emergere per esternare tutta la sua rabbia nei confronti di chi si arroga il diritto di rappresentarlo fuori e dentro i confini nazionali.

Antonio Bertinelli 10/7/2010    


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permalink | inviato da culex il 10/7/2010 alle 22:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Tra rovi e rovine
post pubblicato in diario, il 3 luglio 2010


La sentenza su M. Dell’Utri sta tenendo ancora banco. Era prevedibile che in appello ci sarebbe stata la “correzione” del giudizio di primo grado con il relativo giubilo dei fans di questo Governo e con il sollievo di tutti i membri della “casta”. Ad alcuni dei primi dobbiamo almeno riconoscere di aver rinunciato al travestimento. E’ eloquente che Dell’Utri preferisca nominare ministri anziché ricoprire un incarico politico. Anche il premier, quando è stato messo alle strette dai controcanti interni alla sua maggioranza, ha invitato i “solisti” a non fare gli ipocriti. Il punto è proprio questo. Se si eclude il web, dove è ancora possibile trovare chi rifugge dalle manfrine, la maggior parte della stampa evita di volare alto e quindi di inquadrare il vero volto del potere senza colori, se non quello dei soldi. Il Governo del fare non conosce soste. Sforna in continuazione leggi secondo i piani e i desideri di chi comanda, si avvale di parlamentari pregiudicati, vuole cambiare le norme sulle intercettazioni, vuole mandare in galera i giornalisti, vuole irreggimentare il blogging con le stesse regole della stampa e vuole cautelarsi ad libitum da occhi, orecchie e penne indiscrete. E’ risibile che per mettere il guinzaglio ai magistrati “imprudenti” venga invocato il diritto alla riservatezza dei cittadini. Con le numerose banche dati esistenti e con gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia odierna non c’è nulla di più facile che creare files su tutti coloro che potrebbero interessare un qualunque committente. Le intercettazioni della Telecom, i dati raccolti da Google nelle strade attraverso le reti wifi non protette, l’invio di Sms durante la campagna elettorale del 2008, la pubblicazione sul sito  WikiLeaks dei messaggi inviati dalle Twin Towers l’11/9/2001, le intrusioni da remoto (compreso l’hacking di Stato) nei Pc, sono solo alcuni dei casi che denotano le condizioni in cui versa la privacy di ciascun cittadino. Basti pensare che si viene schedati anche per fare un favore. Telefonando ad alcune società, su incarico di terzi, non è sufficiente trasmettere tutti i dati sensibili del diretto interessato, ma bisogna comunicare anche il proprio codice fiscale. In caso contrario non è possibile ottenere il servizio richiesto. Come siamo arrivati a questo punto? E’ vero che ormai esiste una gara sfrenata tra cortigiani per acquisire meriti presso il monarca, è vero che la corruzione dilaga ovunque ed oltre ogni possibile immaginazione, è vero che lo Stato si è liquefatto, ma non bisogna far finta di credere che il panorama parlamentare abbia offerto fino a ieri delle soluzioni alternative. Internet ha ricevuto attenzioni politiche bipartisan attraverso una miriade di decreti, disegni e proposte di legge, tutte tendenti a frenare la sua inclinazione libertaria. Il premier è stato favorito ad esempio dalla legge Meccanico del 1997, dall'autorizzazione ministeriale salva Rete 4 e dalla legge n. 234 del 1999, entrambe volute dal Governo presieduto da M. D’Alema. Per rivedere le norme relative alle intercettazioni della Magistratura si era già attivato C. Mastella durante l’ultimo Governo Prodi. Il provvedimento, poi arenatosi al Senato, fu approvato dalla Camera dei Deputati con soli 7 astenuti. Oltre che nell’Idv, possiamo senz’altro riconoscere che tra le fila del Pd esiste una diversa percezione della legalità per cui chi viene colto con le mani nel sacco viene esortato a dimettersi. Non si può dire lo stesso in relazione ad altre forze politiche. Per tutto il resto l’omologazione ha regnato e regna incontrastata. L’amministrazione della Giustizia è stata peggiorata con l’ausilio di maggioranze trasversali. Le privatizzazioni dei beni pubblici, sostenute dall’ortodossia del liberismo senza limiti, hanno ottenuto fin da subito l’approvazione entusiastica di quasi tutti i partiti. L’intero Parlamento, senza prima definire un quadro normativo di riferimento, ha delegato il Direttore Generale del Tesoro a mettere in saldo il patrimonio nazionale. Agli inizi degli anni novanta del XX secolo la politica promise la “democrazia economica”. In realtà, attraverso il gioco delle scatole cinesi, si ottenne una maggiore concentrazione della proprietà e, in certi casi, una maggiore concentrazione del controllo senza disporre di quote sociali adeguate. A titolo di esempio fa fede la storia di M. Tronchetti Provera, che ha guadagnato il controllo della Olivetti, conseguentemente della Telecom e della Tim, possedendo solo il 29% delle azioni. Alla fine del 2008 il quotidiano svedese Svenska Dagbladet titolava: “S. Berlusconi svende il patrimonio culturale italiano”. I timori degli svedesi si riferivano alla probabile “disneyficazione” dei tesori storici con conseguente perdita dei loro valori estetici e culturali. Quell’articolo perdeva di vista che le responsabilità di certe scelte ricadevano sull’intera “casta” italiana. In questi ultimi giorni l’Agenzia del Demanio ha pubblicato la lista provvisoria dei beni che potranno essere assegnati agli enti locali su loro stessa richiesta. Data la situazione finanziaria dei Comuni, delle Provincie e delle Regioni è facile prevedere la fine riservata a Porta Portese, al Museo di Villa Giulia, alle Dolomiti, agli isolotti vicini alla Maddalena e ad altri patrimoni pubblici simili. Il senso dello Stato è mancato per anni ai “sinistri”, come si può pretendere che ce l’abbia Berlusconi che nel Pd ha trovato la sua migliore sponda per portare alle estreme conseguenze i suoi programmi? Oggi ci si preoccupa per i colpi definitivi riservati alla Magistratura, al web e all’informazione in genere, ma lo Stato e diventato “Cosa Sua” perché il ceto politico, nella quasi totalità, ha consentito che lo Stato divenisse prima “Cosa Nostra”. Siamo all’ultima spiaggia e la Società Civile non può consentirsi il lusso di fare altre sottovalutazioni. Affidarsi alle chiacchiere e alle promesse degli oppositori da operetta potrebbe riservare ancora una volta delle cocenti delusioni. Si sono già accumulate tante norme che andrebbero semplicemente cancellate come quelle liberticide in dirittura d’arrivo. Esistono diritti indisponibili per cui pietire anche qualche blando emendamento costituisce già una colpa.

Antonio Bertinelli 3/7/2010          
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