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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
L'anno che verrà
post pubblicato in diario, il 31 dicembre 2011


Abitudine vuole che alla fine di dicembre si ripercorrano gli avvenimenti e si tracci un bilancio dell’anno appena trascorso. Tv e stampa non mancano all’appuntamento e riepilogano più o meno doviziosamente tutti quei fatti che ritengono degni di nota. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Pochi commentatori rimarcano che, con giochi finanziari o con il sangue, l’establishment globalista ha continuato a perfezionare il controllo di ogni angolo di mondo a detrimento dei popoli e delle sovranità nazionali. Sono ancora di meno quelli che spiegano a chiare lettere perché il 2012 non porterà niente di meglio dell’anno agli sgoccioli. Eppure, senza dimenticare la multiforme soggezione italiana alle politiche dell’Impero, esistono peculiarità domestiche che non spingono ad indulgere nei confronti del “pensiero positivo”, tra le quali la totale inesistenza di meccanismi idonei al ricambio delle classi dominanti e sub dominanti. Persino concorsi e colloqui, che garantivano l’accesso per meriti a carriere ambite, e non solo ai raccomandati, sono diventati rimembranze di un tempo che appare molto più lontano di quanto effettivamente non sia. Ci tornano alla memoria alcune figure scomparse: il direttore dell’ufficio imposte che, per risparmiare i soldi dell'Amministrazione, rinunciava spesso all’auto di servizio  e si spostava con i mezzi pubblici; il capostazione che non lesinava informazioni ed ospitava nel suo ufficio chi aveva perduto l’ultimo treno della notte; il maestro che rimaneva in classe dopo il suono della campana per aiutare qualche alunno duro di comprendonio; il fedele postino che in qualsiasi condizione metereologica faceva giornalmente le sue consegne; il guidatore che, dopo aver danneggiato involontariamente un’auto in sosta, si premurava di lasciare il proprio numero di telefono sotto il tergicristallo. Più che la nostalgia ci opprime la consapevolezza di un trend negativo socio-politico-economico inarrestabile. L’idolatria del denaro ha distrutto il Paese e lo Stato, entrambi nelle mani di lestofanti sciolti o associati con relativo salvacondotto garantito quando dalla legge, quando dalla consuetudine. Chi è fuori dello standard del “così fanno tutti”, chi rigetta l’abito mentale del pirata si trova davanti strade impervie e vicoli ciechi, senza eccezione alcuna. La produzione legislativa dalla fine degli anni 80 ad oggi, quando non apertamente criminogena, ha incoraggiato ogni genere di lesione alla vita collettiva e di strappi al tessuto democratico. Con l’ascensore sociale bloccato, con l’impossibilità di avere una rappresentanza politica che curi gli interessi generali, senza un apparato giuridico e sanzionatorio adeguato alle bisogna è ingenuo ritenere possibile qualunque miglioramento. Va da se che ogni consorteria segua regole specifiche, che ne crei di nuove per rafforzarsi e perpetuarsi. Il nocciolo della questione è estremamente semplice. Il sodalizio degli sfruttatori, che appartengano a questa o a quella casta, intende continuare a spogliare gli sfruttati e non lascia loro vie di fuga. Quando serve arruola e coopta. E’ naturale che galloni e prebende richiedano conformità ai desiderata del sodalizio. Il giornalista è libero quel tanto che consentono i finanziatori del giornale. Il presentatore televisivo è padrone di condurre un programma se non disturba i santuari del potere. Il politico è autonomo fino a quando non difende gli interessi di chi gli ha pagato la campagna elettorale. Il parlamentare è meglio gradito se ricattabile, indagato, pregiudicato e pronto a legalizzare qualunque comportamento illecito. L’ufficiale della finanza sale di grado fino a quando non va a frugare negli affari delle società che gestiscono catene di slot machines. Tizio diventa amministratore di banca se è disposto a concedere un finanziamento a perdere agli amici che lo hanno sostenuto. Più è opaco l’agire di un manager pubblico e più è luminosa la sua carriera. I controllori provengono dalle categorie dei potenziali controllati. Gli imprenditori mandano avanti le proprie aziende se dispongono delle maniglie giuste. Un premier diventa tale se rappresenta qualche potente oligarchia e con il tacito impegno di lasciare gli sfruttati alla mercè degli sfruttatori. Con quello che passa il convento si potrebbe anche pronosticare il ritorno al governo del Cavaliere o di un suo alter ego.

Antonio Bertinelli 31/12/2011

Nota:

“Si è verificato un errore durante l'elaborazione della pagina, si prega di riprovare più tardi”.
Questa è la scritta che compare da due  giorni a chiunque voglia lasciare un commento su questa piattaforma.



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La libertà e la legge
post pubblicato in diario, il 13 dicembre 2011


Nel “De l'esprit des lois”, Montesquieu scrisse: “La liberté est le droit de faire ce que les lois permettent” (la libertà è il diritto di fare ciò che le leggi consentono). Oggi l’apparato normativo si aggira e si piega in rapporto ad interessi particolari. Le cosiddette scatole cinesi sono strutture societarie che permettono di celare la proprietà delle imprese e di evadere il pagamento delle tasse. La materia è regolata dalla legge “Draghi” del 1998. Le società offshore, utili per proteggere capitali sfruttando le legislazioni favorevoli dei paradisi fiscali, hanno la possibilità di aprire una loro succursale in Italia sotto forma di Srl, con tutti gli obblighi che ne conseguono, ma rimangono soggette alla legislazione estera nei casi di fallimento. Esistono decine di leggi ad personam e ad aziendam. Come ha ribadito Mario Monti, la società Equitalia opera, e non pochi italiani hanno avuto modo di sperimentare come, all’interno di uno schema legislativo pensato e scritto ad hoc. Anche senza scomodare l’opera monumentale, frutto di quattordici anni di lavoro, del grande pensatore francese, non è poi così lontano il tempo in cui gli intellettuali indicavano una strada, un percorso, un fine alto della vita collettiva. Attualmente, nell’apoteosi dell’effimero e delle banalizzazioni, si avverte l’assenza di guide, la commistione dei poteri è diventata regola, la libertà dei cittadini è un ricordo del passato. C’è maggiore consapevolezza in certi discorsi ascoltati al bar e nel salone del barbiere di quanta ne fornisca la lettura di un pacco di quotidiani o di qualche bestseller. Nonostante il massiccio obnubilamento delle coscienze ci sono ancora tante persone che riescono a vedere oltre l’orizzonte, che setacciano le notizie, che rompono i silenzi, che non si lasciano fuorviare da cyber-mercenari e gatekeepers, che guardano al di là dei privilegi di questa o di quella “casta”, che non si lasciano irretire dai distrattori di professione. Berlusconi si è fatto da parte, ma il distacco, la disaffezione e il disincanto per la politica sembrano aumentare proprio per la sensazione d’impotenza che attanaglia un gran numero di cittadini. La democrazia non si recupera invocando il pagamento dell’Ici per gli edifici del Vaticano adibiti ad uso commerciale, non si recupera con le sempre verdi rivendicazioni femministe, non si recupera discettando sullo “zar” russo, non si recupera con tre ore di sciopero generale, non si recupera con un taglio, peraltro di là da venire, degli stipendi dei parlamentari. Il populismo mediatico, tentando di costruire una massa a misura di speaker, svilisce la passione civile così come accade quando la stessa massa parla, manifesta, dissente senza trovare ascolto e quindi constata la propria irrilevanza politica. L’Ue della Merkel, i diktat comunitari, le manovre finanziarie recessive, le sovranità nazionali limitate o revocate, le manipolazioni a mezzo stampa, le false benemerenze, lo smantellamento del welfare, l’annichilimento del lavoro, le rappresentanze istituzionali al servizio della finanza, Il fatto che siano rimasti nel mondo solo tre paesi senza una banca centrale controllata dai Rothschild, i banchieri calati nei governi sono realtà troppo grandi e complesse da affrontare. L’apatia o la modesta reattività di una popolazione non sono necessariamente figlie dell’ignoranza, ma possono essere meccanismi di difesa più o meno transitori. Se esistono moltitudini di utili idioti, è altrettanto vero che circa il 40% di italiani non partecipa alle tornate elettorali, annulla la scheda o la lascia bianca; nel referendum sull’acqua del giugno scorso è stato largamente superato il quorum e la schiacciante maggioranza dei votanti ha cercato di placcare le mire del legislatore. Non abbiamo strumenti scientifici per misurare il grado di consapevolezza generale, ma se prendiamo come punti di riferimento questi due dati emerge che la repulsione nei confronti della classe dirigente è più diffusa di quanto l’informazione embedded lasci intendere. Un deputato “talpa”, attraverso una telecamera nascosta, registrando le parole di un suo collega, ha permesso di cogliere lo stato in cui versa il Parlamento: “(…) Tanto questi sono tutti malviventi. A te non ti pensa nessuno. Te lo dico io, caro amico. Che questi, se ti possono inculare ti inculano senza vaselina nemmeno (…)”. I vizi del governo dimissionato hanno raggiunto l’apice, ma il tanto decantato salto di qualità si è concretizzato nel perfezionamento di un esecutivo al servizio delle oligarchie finanziarie, davanti al quale non ci sono ostacoli politicamente significanti. La libertà e le chances a disposizione del cittadini sono sempre più ridotte ope legis. Anche le possibilità di non rimanere totalmente succubi di uno Stato occupato dai privati, sottraendosi quanto più possibile al peso asfissiante del suo tacco con scelte antisistema e relativamente autarchiche, si vanno assottigliando con la velocità della luce. Basti pensare al prossimo obbligo, anche per chi non ha i mezzi necessari per sobbarcarsi gli oneri connessi, di aprire un conto corrente. In questo quadro di libertà compresse da poteri visibili ed invisibili, che criminalizzano o si fanno beffa del dissenso, che osteggiano in ogni modo l’esercizio di quei principi democratici con cui si riempiono la bocca quando rilasciano interviste, trova purtroppo linfa la rassegnazione di quella parte di popolo, pur cosciente di essere finito in trappola. Se non pilotati da qualche servizio d’intelligence e quindi anarchicamente “genuini”, gesti come l’invio di plichi esplosivi nelle sedi di enti particolarmente invisi ai popoli oppressi non possono avere la pretesa d’invertire l’ordine delle cose. Ammesso che la persistente arroganza del sistema possa giustificare una risposta violenta questa dovrebbe essere prolungata nel tempo e assistita da una strategia diligentemente mirata. Tralasciando volutamente ogni genere di valutazione in merito, va evidenziato che anche riuscendo ad eliminare fisicamente dieci o cento banchieri, colpendo dieci o cento complici di questo o di quel potere forte l’intero sistema rimarrebbe in piedi. Ci sembra più verosimile ritenere che il perfezionamento del Nwo in Italia, in Europa e fino alle lande più periferiche dell’Impero possa fallire grazie ad un’implosione della struttura piramidale che lo sostiene. L’auspicabile defezione di una parte rilevante dei suoi artefici sarebbe più efficace di qualunque altra azione, ma la Grecia insegna che non è comunque il caso di aspettare seduti a braccia conserte.

Antonio Bertinelli 13/12/2011 

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permalink | inviato da culex il 13/12/2011 alle 17:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
Riverenze a Mammona
post pubblicato in diario, il 7 dicembre 2011


In sostituzione del governo Berlusconi avevamo da tempo ventilato il peggio. Quando i media mainstream, con delle incredibili sviolinate, hanno decantato le virtù e la sobrietà del fiduciario incaricato da “Re Giorgio” abbiamo pensato alle parole di David Rockfeller, uno dei più autorevoli banchieri americani e fondatore della Commissione Trilaterale, che nel 1999 disse: “I governi devono essere sostituiti da qualcos’altro. Il business mi sembra il più adatto a prendere il loro posto”. La “Manovra Salva Italia” è in via di approvazione ma, come era prevedibile, l’equità promessa è rimasta nelle dichiarazioni d’intenti. Tutte le misure in cantiere, se rapportate agli interessi che si pagano annualmente sul debito pubblico, porteranno lo Stato ad incamerare una somma esigua, ma sono più che sufficienti ad inquadrare definitivamente le idee guida del nuovo esecutivo. L’85% dei titoli relativi al deficit nazionale è detenuto da banche italiane ed estere. Ne deriva che l’eventuale insolvenza dell’Italia causerebbe un disastro di proporzioni enormi per l’empireo bancario. Un default, se intelligentemente guidato, non sarebbe particolarmente punitivo per il 99% dei cittadini. Il terrore instillato nel gregge è solo un vecchio grimaldello che, facendo leva sul debito pubblico, artatamente gonfiato dalla speculazione finanziaria, predispone gli Stati a delle opportune aggiustatine nei vari settori dell’economia e a far transitare sempre più ricchezza dalle tasche dei poveri ai conti offshore dei ricchi. Non è accaduto solo nella Corea del Sud, dove la popolazione ha donato persino i propri gioielli per liberarsi dal capestro del Fmi. Non è accaduto solo nel “Terzo Mondo”, in Argentina o in Cile, ma anche negli Usa di Reagan e nell’Inghilterra della Thatcher. Il governo Monti è la longa manus delle tecnostrutture europee, le sue medicine sono quelle prescritte dai banksters e dalle multinazionali, ovvero il meglio di quanto suggerisce il mantra neoliberista. La posta in gioco non è di reperire trenta miliardi a spese dei meno abbienti con tagli, tasse ed imposte, ma è la ricerca di una legittimazione là dove si può ciò che si vuole, è la genuflessione alla dittatura finanziaria con tutti i suoi strumenti: credito, debito, moneta, assicurazioni e derivati tossici; è una dichiarazione d fede nell’efficienza e nell’onniscienza dei mercati senza regole, né barriere; è la sottomissione alle agenzie di rating che, quando lo ritengono comodo, consentono l’inveramento delle loro profezie, è la delega a poteri sovranazionali di incidere e disciplinare in ambiti vitali come contratti dl lavoro, salari e pensioni; è la progressiva cinesizzazione delle masse. La manovra è sostanzialmente recessiva ed è pesantemente classista. Di fatto decurta le pensioni “povere”, non prevede minore pressione fiscale per le persone fisiche assoggettate alle aliquote irpef iniziali, grava sulla prima casa senza tenere conto del reddito. Qualche lieve misura impositiva sulle liquidazioni dei grandi manager ed il miniprelievo sulle somme precedentemente “scudate” non riescono a nascondere l’ineludibile subordinazione ai poteri forti. Il professore ha tolto d’impaccio il vecchio illusionista che al prossimo giro elettorale si presenterà come vergine e martire. Con l’idea guida di uno “Stato minimo” le concessioni gratuite delle frequenze Tv non porteranno benefici all’erario e le banche saranno sostenute con la devozione che si addice al curriculum del premier elargitoci per risanare il Paese. La dittatura finanziaria nel cosiddetto Occidente si è presentata con il piano di salvataggio pubblico dei capitali privati ed è deflagrata in tutta la sua pericolosità con il management bancario posto direttamente alla guida delle nazioni. L’osmosi tra i santuari del turbocapitalismo ed i Parlamenti consente che i politici in uscita finiscano nei consigli d’amministrazione delle grandi imprese e che i tecnici delle stesse dirigano i governi. Buona parte della “manovra Monti” sembra cucita addosso agli istituti di credito che si avvantaggeranno dalla guerra alla circolazione del contante, condotta anche nei confronti dell’Amministrazione Pubblica, dai provvedimenti sulle partite Iva e dalla garanzia statale sui bond bancari. Tutti i cittadini saranno inevitabilmente costretti ad aprire un conto corrente sobbarcandosi spese che l’Abi non era riuscito ad imporre qualche anno fa con il “progetto Pattichiari”. La P.A. non potrà più fare ricorso al contante per movimenti di denaro oltre la soglia dei cinquecento euro. I titolari di partite Iva che vorranno ottenere una serie di agevolazioni sul fronte della semplificazione e nel rapporto con il fisco dovranno far transitare tutti i movimenti di denaro su un conto ad hoc. L’ombrello dello Stato sulle passività delle banche dimostra in via definitiva l’asse di ferro tra Monti ed il sistema finanziario. L’insieme delle misure adottate non consentirà l’impossibile restituzione del debito e neppure risolverà i gravi problemi dell'economia italiana. Frutto di una scelta ideologica, il ditirambo governativo, che si dispiega tra pianti e dichiarazioni d'ineluttabilità, è una purga per i ceti più deboli e una strenna natalizia per il grande capitale.

Antonio Bertinelli 7/12/2011
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