eta name="robots" content="all" /> eta name="robots" content="all" /> culex | antonio bertinelli | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Non se ne sono mai andati
post pubblicato in diario, il 22 giugno 2011


Di tanto in tanto viene fuori un’indagine sulle trame di vecchi e nuovi faccendieri, poi tutto torna ad immergersi nella palude inquinata delle interconnessioni tra politica, affari e istituzioni. In questi ultimi giorni si parla di Luigi Bisignani e delle sue molteplici liaisons, ieri si parlava di Flavio Carboni, l'altro ieri si parlava di Licio Gelli. La polisemia lessicale dei giornalisti, anche blasonati, che sia dovuta a pigrizia o a manipolazione, induce a ritenere che certe storie si ripresentino solo in maniera episodica e tra di loro disconnesse. Parlare di P3, di P4, di trame illecite, di questo o di quel personaggio finisce per nascondere il filo rosso della continuità che attraverso cupole più o meno informali fa da sempre pressione su organi istituzionali e quanto altro serve per assoggettarli ad interessi personali o di bottega, scopi ed affari delittuosi. Tina Anselmi finì nel dimenticatoio con benedizioni politiche trasversali, il club della P2 non fu mai messo fuori gioco. Fatte le debite eccezioni, ci sono molti piduisti ancora in auge e soprattutto esiste un modus operandi che non è stato mai scalfito. Lo Stato continua ad essere considerato al servizio di poteri eversivi e comunque come un’entità da rendere funzionale all’upper class che si ritiene intoccabile. Il vecchio e mai dimenticato maestro venerabile fu a suo tempo lapidario: “Berlusconi mi deve i diritti d’autore. Quello che sta realizzando è il mio piano di rinascita democratica”. I fatti odierni non indicano che a volte ritornano, ma che determinate figure e abitudini disinvolte non sono mai trapassate. Anche a distanza di molto tempo dalle vicende connesse alla P2 è ancora lecito chiedersi come mai quasi tutti i notabili dello Stato erano iscritti a quella loggia segreta. Le altre cricche che ricorsivamente finiscono sotto indagine appaiono più banali e meno strutturate di quanto apparisse la confraternita coordinata da Gelli, ma i metodi non si discostano da quelli consolidati nel corso degli anni se non per la sfacciataggine dei protagonisti. Il ruolo ombra di Bisignani nella Rai, il suo essere “uomo di relazione” per eccellenza, non deve distogliere l’attenzione dall’ampia rete di complicità costituita dai servizi d’intelligence, corrotti e corruttori, traffichini e trafficoni, parlamentari e ministri, finanzieri e banchieri, pennivendoli e tanti altri maggiordomi impegnati a spiare, condizionare, ottenere appalti, pilotare, nascondere, inquinare, infangare, ricattare, decretare, ordinare, spostare capitali, chiudere aziende, cooptare, disinformare e così via declinando. Più che fingere stupore per ogni velo che si alza lasciando intravedere qualche lembo di pelle bisognerebbe denudare l’intero corpo dello Stato per vedere il numero complessivo delle pustole che lo affliggono. Non c’è necessità di scomodare il ginepraio delle indagini che avvia periodicamente la Magistratura specialmente quando, come è già precedentemente avvenuto con la P2, è difficile provare in un’aula di giustizia l’interferenza di un sodalizio “sulle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici, anche economici”. Per vedere la degenerazione è sufficiente soffermarsi sui rapporti che intercorrono tra Stato e cittadini, non molto dissimile da quelli che si instaurano tra una prepotente gang di quartiere ed i suoi abitanti. Lo Stato non paga e si nasconde dietro i muri di gomma alzati dalla burocrazia, dal ventre molle dell’apparato giurisdizionale, dalla resistenza processuale e da leggi dedicate alle bisogna. Non vi è più certezza negli stipendi, nelle pensioni, nei rimborsi e nei pagamenti che dovrebbero essere erogati. Manca un censimento per gli emolumenti percepiti tardivamente o definitivamente perduti, per le pensioni erroneamente calcolate, non accordate, sospese per un codice sbagliato o revocate per un cavillo formale. Guai ad essere creditore di una Asl, di un Comune, di una Regione, di un Ministero, dell’Inps o dell’Inpdap. Nei giorni di udienza i tribunali competenti sono regolarmente affollati, ma non è possibile conoscere il numero dei contenziosi aperti. L’unico dato certo proviene da Confindustria e riguarda tutte quelle aziende senza idonee entrature: il debito della P.A. nei loro confronti ammonta a settanta miliardi, un vero sasso al collo per piccole e medie imprese. Quando il cittadino, dopo defatiganti e costose peripezie giudiziali, trova il giudice “terzo” ed arriva magari anche a sentenza esecutiva favorevole rischia di impattare nell’armatura giuridica dell’impignorabilità, un vero e proprio sbarramento ai processi di esecuzione forzata. Anche quando perde la causa lo Stato spesso non paga, si dichiara “nullatenente”. La tutela costituzionale del credito non vale per il dipendente, il pensionato, il danneggiato e l’imprenditore che fallisce a causa di pagamenti non ricevuti. Pur tenendo nella debita considerazione che l’evasione fiscale ammonta a centoventi miliardi annui, tutti gravanti sulla collettività, non si può ignorare l’altra faccia dello Stato, l'accanimento ed i metodi vessatori di Equitalia: ipoteche, espropri, sequestri conservativi e ganasce fiscali. Le attività di recupero della società riguardano multe stradali non pagate ed entrate a ruolo, contributi Inps non versati, comuni cittadini, commercianti, artigiani e partite Iva in difficoltà. Chi non ottempera o lo fa in ritardo finisce in un gorgo di disperazione per colpa degli esborsi che crescono in maniera esponenziale. Errori e manchevolezze inimputabili al contestato non fermano la macchina esattrice. In tali circostanze vale il principio del solve et repete, cioè prima paghi e poi reclami. Con quale criterio si è stabilito che una persona probabilmente in difficoltà nel pagare una determinata somma, a fronte di minacce e sequestri, possa trovare i soldi per pagare il doppio, il triplo o dieci volte di più del dovuto? In questo Paese sembrano esistere procedure speciali. La grande impresa non ha difficoltà a farsi pagare le fatture dallo Stato, una pensione d'invalidità, unica fonte di reddito, può essere sospesa di punto in bianco. Le cartelle esattoriali di vip, biscazzieri, grandi aziende e politici godono di attenzioni più graduate tanto che dei circa nove miliardi riscossi solo un quinto proviene dai grandi evasori, la casa di una povera vecchia si può mandare all’asta, e senza comunicarglielo, per il mancato saldo di una rata della tassa sull’immondizia.

Antonio Bertinelli 22/6/2011

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. p2 equitalia tina anselmi p3 p4

permalink | inviato da culex il 22/6/2011 alle 1:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
Secche a prua, avanti tutta
post pubblicato in diario, il 9 giugno 2011


Mentre in questi giorni l'utenza è finita nel girone infernale prodotto dal flop del sistema informatico ai correntisti postali è stato notificato che da settembre gli interessi sui depositi passeranno dallo 0,15% allo 0%. Per il nono anno consecutivo Poste Italiane Spa ha chiuso il bilancio in positivo con oltre un milardo di utili. Le azioni del gruppo sono per il 65% possedute dal Ministero dello Sviluppo Economico e per il restante 35% dalla Cassa Depositi e Prestiti, controllata, a sua volta, per il 70% dal Ministero dell’Economia. Non è certo un delitto conseguire dei profitti, ma va sottolineato che il fiume di denaro è andato nelle tasche dei soliti amici degli amici aggirando come di consuetudine le regole del mercato e le dinamiche della concorrenza. La  "razionalizzazione" organizzativa, con cui si spiegano i brillanti risultati della Società, si evidenzia nelle file chilometriche agli sportelli, nella trasformazione degli uffici in bazar dove si può acquistare di tutto, nell'impiego di personale precario e nella scarsa attenzione per l'efficienza del servizio postale. Di certo costituivano un peso anche i settecentomila conti "dormienti" estinti d'autorità. A distanza di tre anni dalla "confisca" dei risparrmi, malgrado la richiesta di recupero formalmente documentata, tanti malcapitati stanno ancora aspettando la restituzione dei propri soldi. Le dichiarazioni alla Robin Hood si sono sono rivelate un grande bluff ed il peso del debito pubblico grava solo sui "fuori-casta". Spesso ondivago nelle esternazioni pubbliche, a volte equilibrista e contraddittorio nei suoi scritti, il Ministro del Tesoro è sempre coerente nell'infilare di soppiatto le mani nelle tasche di chi non può difendersi. I recenti disservizi postali sono una faccenda da avvocati, riguarderanno le associazioni dei consumatori, peraltro politicamente ammanicate e generosamente foraggiate con denaro pubblico. Un conto corrente si può chiudere o, se proprio non se ne può fare a meno, lo si può tenere attivo con il minimo indispensabile. Si può rinunciare all'impiego di carte di credito ed evitare di chiedere finanziamenti per acquistare inutili beni di consumo. Con un minimo di diligenza è possibile non sottoscrivere contratti per adesione. Si può cinicamente prendere atto che la Costituzione,  nell'ultimo ventennio, anche per quanto riguarda l'art. 47 "La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. (...)", si è tramutata nel libro dei sogni. Giulio Tremonti, in uno dei suoi soliti refrains,  ha dichiarato di aver garantito il risparmio delle famiglie e la coesione sociale. Di fronte a certi suadenti politici è difficile difendersi dalle innumerevoli azioni dei lestofanti che hanno occupato lo Stato. Molte volte sembra che siano in contrapposizione tra loro, alcune volte lo sono davvero, generalmente sono affratellati da un mieloso girotondo, mano nella mano, certi di far pagare, come avviene di solito, Pantalone. Il capro espiatorio da dare in pasto all'opinione pubblica si trova sempre. Ci sono i fannulloni della P.A., gli insegnanti "comunisti", i falsi invalidi, i lavoratori in nero, i metalmeccanici della Fiom, insomma secondo Tremonti & Co il ramo secco del Paese è un esercito di scrocconi che vive approfittando del welfare e che rifiuta ogni innovazione imprenditoriale. Da Nord a Sud, isole comprese, ci sono opere pubbliche mai finite che hanno bruciato miliardi di euro e che continuano ad ingoiare finanziamenti. Cattedrali nel deserto, carceri nuove e mai ultimate, celle abbandonate e ormai in rovina. Per i tre giorni del G8, tra la Maddalena e L’Aquila, sono stati buttati al vento oltre cinquecento milioni, con appalti affidati ai soliti noti. Consulenze, incarichi politici plurimi e progetti mai realizzati pagati a peso d'oro. Onerose privatizzazioni di servizi sanitari. Affitti che vengono pagati dagli enti pubblici per sedi che potrebbero essere costruite con minore spesa. Censimenti milionari per inventariare beni regionali. Appalti truccati, corruzione diffusa, beni pubblici svenduti per un piatto di minestra, enorme parassitismo ed incapacità del ceto dirigente, guerre umanitarie a rimorchio dell'Impero. Senza dimenticare i trecentocinquanta milioni buttati per posticipare i quattro referendum in programma domenica e lunedi prossimi, l'elenco degli sprechi non trova fine. E' di questi giorni la notizia sui dispositivi duplex (carta d'identità e tessera sanitaria insieme) la cui realizzazione non sarà effettuata dal Poligrafico dello Stato. Un affaruccio privato che solo per l'avvio, non tenendo affatto conto dei milioni spesi precedentemente per le tessere a banda ottica, costerà agli Italiani un miliardo e mezzo. Gli interessi di chi governa o di chi si propone come futura alternativa, strizzando l'occhio a vecchi e nuovi padroni, non collimano assolutamente con quelli della gente comune. La prossima occupazione della Val di Susa da parte di un migliaio di poliziotti per consentire l'inizio della linea ferroviaria Torino - Lione, dispendiosa, inutile e quasi sicuramente destinata a rimanere incompiuta, conferma la regola. Lo zelo ed il rigore di Tremonti colpiscono chi sta su una sedia a rotelle, fustigano la precarietà lavorativa, la disoccupazione, le pensioni modeste, sono accompagnati dal coraggio quando sparano nel mucchio. Calano di tono davanti alle cricche, quando l'Italia è obbligata a sganciare bombe in Libia o i suoi compagni di partito pretendono di spostare alcuni Ministeri in "Padania". Il nodo scorsoio del debito pubblico ha gelato l'economia e l'occupazione in Grecia, Irlanda e Portogallo. Nel tentativo di realizzare la quadratura del cerchio voluta dalle maggiori banche, altri paesi seguiranno a ruota. I tagli orizzontali alla spesa e l'inesistenza di investimenti lungimiranti, alla luce di quanto stabilito dal Nuovo Patto di Stabilità targato Ue, magari pur svendendo qualche ridente vallata alpina o qualche piccolo arcipelago, non faranno altro che portare un italiano su quattro in zona povertà.

Antonio Bertinelli 9/6/2011
Sfoglia maggio        luglio
il mio profilo
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv