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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Poi arriva il dessert
post pubblicato in diario, il 30 gennaio 2012


Il sistema onorifico e premiale è vecchio di secoli, si è consolidato con le monarchie
assolute fino ad arrivare ai nostri giorni. Il titolo britannico di Lord Warden of the Cinque Ports risale al XII secolo. Quando il potere non celebra se stesso, nel gioco delle élites, delle apparenze, degli intrighi, riconosce sempre la fedeltà dei suoi cocchieri e dei suoi vassalli. Lo jus honorarium tratta di onorificenze rilasciate da Enti Pubblici, Ordini Cavallereschi, Stati Esteri, Ordini Dinastici, Ordini Sovrani e Ordini Statuali. Ronald Reagan, il cui mandato ha segnato la definitiva regressione sul cammino verso una società più equa e più giusta, durante la presidenza è stato insignito con cinque medaglie, delle quali tre appuntategli fuori dagli Usa. Già affetto dal morbo di Alzheimer non ha potuto assistere al varo della super-portaerei battezzata con il suo nome. Margaret Thatcher, altro pilastro del neoliberismo, a cui ha immolato se stessa, la sua vita privata e soprattutto i cittadini del Regno Unito, si è guadagnata quattro medaglie, tre in patria ed una in Croazia. Prima di trovarsi anche lei affetta da demenza senile, l’odiata “Dama di Ferro”, il mese successivo al suo dimissionamento per conclamato antieuropeismo, è stata nominata Baronessa di Kesteven. Degno di nota è anche il palmarès di Giorgio Napolitano con sette medaglie nazionali e tre straniere, tra cui il “Dan David Prize”. Lo scorso giugno, ad Oxford, ha ricevuto il "Degree of Doctor of Civil Law by Diploma". Oggi l’Università di Bologna gli ha consegnato la laurea honoris causa in “Relazioni Internazionali”. In quella stessa sede, nel 1995, accompagnato da Romano Prodi, ottenne analogo riconoscimento per l’economia George Soros, l’alfiere di un capitalismo senza scrupoli e senza patrie. In quel frangente alcuni militanti di Alleanza Nazionale, prima di essere accompagnati all’esterno dalle forze dell’ordine, riuscirono ad issare uno striscione sugli spalti: "Niente laurea agli speculatori". Oggi, per conferire la laurea a King George, che in merito ai rapporti con gli anglo-americani non è secondo a nessuno, Bologna è stata blindata ed i contestatori sono stati manganellati dalla Polizia. Il medagliere di Mario Monti non è nutrito come quello del capo dello Stato. Il premier è soltanto “Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana” e “Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana”. In compenso il sostegno massmediatico nazionale ed internazionale che ne esalta le qualità, volto a creare la quasi impossibilità di dissenso popolare, è davvero impressionante. I giornalisti dei media mainstream lo approvano, lo acclamano, lo lodano, lo decantano, lo esaltano, lo magnificano, lo celebrano, lo omaggiano come un eroe. Va da se che il mito si modelli sul genius loci. Ma l’uomo, figlio di un direttore di banca e nipote di un banchiere, plasmatosi nel rigore dei numeri, cresciuto all’ombra di banche e multinazionali accumulando ruoli da tecnocrate, messo infine a capo del governo, sembra più portatore di molteplici incompatibilità che personaggio epico. Mutuando il linguaggio dell’analisi matematica diremmo che, sulla vecchia scia ed insieme ad altri “nuovi incompatibili”, si è messo all’opera applicando al Paese delle “derivate negative” per ottenerne così funzioni decrescenti. Le penitenze di massa forzose, in primis quelle dei pensionati, comminate con la complice voluttuosità di parlamentari “destri” e “sinistri”, sono l’aspetto più eclatante del suo meccanico inchino davanti alla bibbia della grande finanza. La granitica fede di Monti, chiamato per stringere la rete tesa dagli oligopoli transnazionali, non sarà di certo scalfita da politiche e scelte che producono modelli deliberatamente discriminanti, dai limiti di un sistema monetario imperiale di stampo britannico, dai danni che ha prodotto l’abrogazione della legge Glass-Steagall sull’economia reale, da un’Ue che assimila John Maynard Keynes ad un pericoloso sovversivo, dall’infausta e ampiamente documentabile storia della globalizzazione. Quando l’Italia, destatalizzata, capillarmente liberalizzata e privatizzata, sarà esclusivamente un’espressione geografica chissà quanti premi e lauree honoris causa arriveranno per i suoi affossatori?

Antonio Bertinelli 30/1/2012    

In nome della legge
post pubblicato in diario, il 21 gennaio 2012


Schiere di pensatori hanno discettato per secoli sul bene etico, sul potere e sulla valenza delle leggi. Nel 1830 il presidente Andrew Jackson convinse il Congresso americano ad approvare il cosiddetto "Indian Removal Act". Migliaia di indiani residenti ad est del Mississippi furono in tal modo costretti, sotto scorta militare, a migrare verso ovest. I Cherokee, che nel 1838 non avevano ancora ceduto al trasferimento, furono estromessi dalle loro terre con i fucili delle “giacche azzurre”. Gli Apaches, insieme alle tribù dei Sioux, dei Cheyenne e degli Arapaho, opposero una fiera resistenza all'esercito statunitense. I Chiricahua di Geronimo furono l'ultimo grande gruppo combattente di pellerossa. La loro lotta si concluse il 4 settembre 1886, quando il capo, rimasto con trentacinque guerrieri, decise di arrendersi. Geronimo dovette accettare e subire la carcerazione in Florida, con la promessa dei generali americani di poter fare presto ritorno in Arizona. Nel 1909 morì nella riserva dell’Oklahoma, praticamente prigioniero, senza poter più rivedere la sua terra. Tra il 1880 ed il 1890, come reazione al degrado delle condizioni di vita, tra le tribù occidentali nacque un’ondata di movimenti religiosi che invocavano l’aiuto divino. Gli agenti federali vietarono la danza degli spettri nelle riserve. Nel novembre del 1890 il commissario per gli affari indiani ordinò ai soldati di arrestare Toro Seduto, Grande Piede ed altri capi. Nei tafferugli che seguirono Toro Seduto venne ucciso. Duecento Sioux, guidati da Grande Piede, scapparono. I cinquecento cavalleggeri che partirono al loro inseguimento costrinsero i fuggitivi a rientrare nella riserva. Mentre venivano perquisiti in cerca di armi alcuni Sioux opposero resistenza. I soldati cominciarono a sparare e gli indiani cercarono di fuggire ancora una volta. Le “giacche azzurre” li inseguirono uccidendone centocinquanta, senza risparmiare donne e bambini. L’ultimo massacro della nazione indiana si consumò vicino al fiume Wounded Knee. Qualunque concezione etica prevede la nozione del bene e del male, idee correlate ora ad una visione religiosa, ora ad una visione laica. Come dimostrano l’eccidio dei nativi americani, quello recente del popolo libico, la primazia delle banche e delle multinazionali, la libera circolazione dei capitali, l'esistenza dei paradisi ficali, l'ingannevole maschera dell'Unione Europea, la trappola della moneta unica, il sistematico stupro dello Stato, lo smantellamento delle politiche sociali, le manovre finanziarie recessive, la devastazione dell'economia greca, il bombardamento finanziario dell’Italia, l’insediamento come primo ministro di uno dei maggiori vati del libero mercato, la bocciatura del referendum anti-porcellum da parte della Corte Costituzionale, non tutto quello che si definisce legittimo o conforme al diritto internazionale è in sintonia con l'insieme dei principi-guida del comportamento umano ritenuto prevalentemente equo e giusto. Max Weber individuò tre tipi di legittimità: quella tradizionale dell’Ancien Régime, quella carismatica basata sulla forza eroica di un leader e quella legale-razionale che poggia su ordinamenti statuiti. Le prime due sono state superate dalle vicende storiche, la terza mostra tutti i suoi vizi in quanto mera categoria giuridica, plasmabile dall’onnipotenza legislativa delle élites dominanti in perenne osmosi con marmaglie parlamentari, governi coatti e capi di Stato farlocchi. Il nostro apparato normativo è stato continuamente rivisto e corretto fino a renderlo socialmente esiziale e, nel migliore dei casi, inefficace sotto il profilo sanzionatorio del grande crimine. Se gli esecutivi del Cavaliere hano oltrepassato ogni limite, quelli precedenti e quelli successivi non si sono mai preoccupati di correre ai ripari. L'attuale ammucchiata parlamentare capitanata da Alfano-Berlusconi, Bersani e Casini sostiene Mario Monti, non ha nulla da eccepire sui conflitti d'interesse di questo governo. Chi mai ha fatto notare o si è opposto pubblicamente alle fulgide carriere, fatte a danno degli interessi nazionali, di tutti gli uomini targati Goldman Sachs? Dopo l'orgia neoliberista degli anni 90 rieccoci a subire provvedimenti analoghi a quelli che hanno contribuito a spingere il Paese verso il declino economico. Non esistono riscontri, sia in Italia che nel resto del mondo, sui vantaggi delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni ottenuti da ceti popolari o medi. In realtà queste politiche, prese pari pari dal "Business & Economics Program" del Consiglio Atlantico, hanno soddisfatto, raramente e temporaneamente, l'esigenza di fare cassa per pagare qualche quota d'interessi sul debito pubblico. Nella generalità dei casi si sono rivelate vantaggiose solo per i detentori di grandi capitali. E' difficile credere che il giovane laureato privo di idonei mezzi finanziari potrà aprire la sua farmacia con il viatico del premier o che l'aumento del loro numero porterà alla diminuzione del prezzo dei farmaci. E' altrettanto improbabile ritenere che le banche e le assicurazioni possano entrare in concorrenza. E' fantascientifico pensare che i servizi forniti dai comuni o i trasporti ferroviari garantiti dalle regioni possano migliorare in seguito alle privatizzazioni. E' significativo che per l'assegnazione delle frequenze televisive attraverso il "beauty contest" si continui a prendere tempo. Nel “De Civitate Dei” Agostino d’Ippona già s’interrogava sulla legittimità del potere. Quando le leggi non rispondono al requisito dell'equità è lecito, in rapporto alle circostanze, desistere, resistere e combattere con ogni mezzo.

Antonio Bertinelli 20/1/2012     

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Quando il carnefice si traveste da cerusico
post pubblicato in diario, il 9 gennaio 2012


Dopo il blitz antievasori di Cortina sia l’apparato fiscale che Il governo Monti hanno tentato di rifarsi il maquillage. Con la legislazione societaria vigente Il fisco può perseguire inesorabilmente solo i piccoli contribuenti, Equitalia può continuare ad avvalersi di strumenti da usura legalizzata, l’esecutivo può lasciare intendere che le scelte per “mettere in sicurezza” i conti pubblici non siano profondamente classiste. I paradisi fiscali portano i capitali lontano dai governi e dalle relative tassazioni. Equitalia, sfruttando i dati personali di chiunque, può rilevare il conflitto d’interessi di un giudice sotto procedura ipotecaria ed impugnare una sua sentenza sfavorevole alla società. I suoi accertamenti sono esecutivi dopo sessanta giorni dalla notifica e riducono a zero le possibilità di difendersi per chi non può contare su grandi studi legali. Con la manovra finanziaria Mario Monti ha ritenuto “salvifico” colpire pensionati, pensionandi e contratti di lavoro; ha pensato bene di abrogare persino gli istituti dell'accertamento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell'equo indennizzo e della pensione privilegiata.  Ora, mentre plaude agli accertamenti fiscali sui ricchi in vacanza, che non andranno mai oltre la mera operazione di facciata, dopo aver spinto il Paese consapevolmente e scientemente sulla strada della recessione, sta passando alla cosiddetta fase due. Off course le parole d’ordine che ricorrono quando si dichiara di voler ridare fiato all’economia sono sempre le stesse: cartolarizzazioni, liberalizzazioni e privatizzazioni. In sostanza il cartolarizzare si traduce nel vendere agli amici ambiti patrimoni pubblici molto al di sotto del loro valore di mercato. Liberalizzazioni e privatizzazioni non sono sinonimi, ma gli argomenti a sostegno delle prime vengono usati anche per realizzare le seconde ed entrambe a danno degli interessi dei cittadini. La favola raccontata da “destra” e da “sinistra”, che vede in queste scelte la possibilità di avere prodotti o servizi migliori e meno costosi, le opportunità nazionali di competere e primeggiare sui mercati globali, sta preparando quel brodo di cottura in cui Monti finirà di cucinare l’Italia. Vale la pena di ricordare che Berlusconi ha ceduto il passo all’uomo delle banche quando i titoli Mediaset, sotto l’attacco speculativo capitanato da due fondi d’investimento statunitensi, sono crollati del 12% in un solo giorno. Gli integralisti come Monti non parlano mai di liberalizzazioni del settore bancario o di quello petrolifero, dimenticano che il sistema infrastrutturale (aeroporti, stazioni ferroviarie, autostrade, ecc) è controllato da pochissimi operatori. La pubblicità ingannevole di cui gode il libero mercato è stata ripetutamente smentita dai fatti. Le dismissioni dei beni pubblici operate dai sicari dell’economia ingaggiati negli anni precedenti e posti nei governi hanno causato la diminuzione progressiva delle entrate statali, l’aumento dei prezzi, il peggioramento dei servizi, le opacità gestionali, il degrado delle condizioni di lavoro e l’aumento della disoccupazione, senza migliorare la capacità produttiva nazionale. In nessun paese dove sono state applicate le ricette neoliberiste miranti a smantellare soprattutto il monopolio pubblico è subentrata, se non in via transitoria, la concorrenza. In tutti i settori privatizzati o liberalizzati si sono succeduti momenti di concorrenza, velocemente seguiti dall'eliminazione dei soggetti più deboli, da un'ondata di fusioni, dalla costituzione di monopoli e cartelli privati, dalla riduzione della capacità di intervento pubblico, dalla cancellazione della mission di utilità collettiva, dall'estensione del campo del profitto. Non servono voli pindarici per rendersi conto che la liberalizzazione del commercio, illo tempore firmata da Pier Luigi Bersani, ha prodotto risultati diametralmente opposti a quelli dichiarati. “La rendita di posizione del negozietto a prezzi stratosferici non può essere difesa a scapito della pensionata sociale, dell'operaio che deve fare i conti col salario” fu uno dei tanti slogans adottati dagli apologeti del neoliberismo. Al dunque la capacità finanziaria dei grossi gruppi ha sbaragliato i piccoli esercenti fino a realizzare una distribuzione controllata da un ristretto oligopolio, senza vantaggi durevoli sul fronte dei prezzi e spesso con scadimento della qualità delle merci poste in vendita nei grandi centri commerciali. E’ veramente suggestivo affermare che la salvezza dell’economia italiana sarà garantita da un’ulteriore liberalizzazione della rete commerciale e dalla deregulation del servizio dei tassisti. Nei prossimi tre anni, secondo la Confesercenti, sommando la crisi alle nuove liberalizzazioni, chiuderanno ottantamila esercizi commerciali e si perderanno duecentoquarantamila posti di lavoro. Nel settore dei taxi è prevedibile l’ingresso di società in grado di fare concorrenza agli altri schiavizzando dei dipendenti senza tutele, falsare il mercato e poi sfruttare la propria posizione dominante. Mentre l’Italia, zerbino dell'Ue, a sua volta entità cuscinetto degli Usa, viene impallinata dai mercati l’aristocrazia del denaro e gli assidui della crapula a spese dell’interesse generale marciano allineati e coperti dietro il governatore che avrebbe dovuto far calare lo spread Btp-Bund.

Antonio Bertinelli 9/1/2012  

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