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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Muscoli circolari
post pubblicato in diario, il 24 marzo 2012


Dallo sfintere di un gallo spuntano alle bisogna anche i suoi organi genitali, da quello di una gallina fuoriescono anche delle uova, da quello di un cappone esce solo sterco. La pollina derivante dagli allevamenti avicoli, in rapporto al suo impiego, può fertilizzare questo o quell’altro appezzamento di terreno, assecondare il fiorire di questa o di quell’altra pianta. Deiezioni abbondanti, quando non opportunamente trattate, inquinano le falde acquifere o bruciano i campi. I moniti ed i comunicati emanati da un arbitro legatosi mani e piedi alle direttive della Global Class stanno predeterminando gli esiti di partite mortali come quelle in corso tra "governanti" e "governati", tra finanza ed economia, tra capitale e lavoro. La riscrittura dell’art. 18 della legge 300/70 sembra ispirata da pura e semplice libido dominandi, rappresenta più un atto d’imperio che una risposta a delle oggettive necessità imprenditoriali. Non si vede proprio la ragione per la quale un investitore straniero dovrebbe aprire una fabbrica in Italia quando potrebbe farlo con gravami più leggeri in Slovacchia. La massima libertà di licenziare in cambio di una manciata di soldi, voluta dall'esecutivo Napolitano-Monti, aiuta solo quelle realtà aziendali consuetudinariamente saprofite, ma non può contenere i danni provocati dal capitalismo apolide, non può competere con i bassissimi costi del lavoro asiatico, non può supplire alle mancate innovazioni tecnologiche, non costituisce l’alternativa all’obsolescenza di determinate linee di produzione, non resuscita in alcuna maniera la ricerca scientifica, non aumenta le opportunità occupazionali, non rimuove le forche caudine del parassitismo di stampo mafioso. Qualunque imprenditore fuori dalla logica del mordi e fuggi sa di non poter tirare la corda all’infinito. I delocalizzatori di Benetton, Bialetti, Calzedonia, Dainese, Fiat, Geox, Omsa, Rossignol, Stefanel, Tod’s, etc. sono consapevoli che domani non potranno collocare le loro merci in un’Italia economicamente regredita e in un’Europa sempre di più depauperizzata. Sicuramente non credono di poter vendere i loro prodotti là dove si vive con un paio di ciotole di riso al giorno. Per adesso hanno subito o scelto il carpe diem dell'avventura imprenditoriale fuori dell'Italia, ma quando l'economia reale d’Europa sarà ridotta ad un deserto, dopo aver delocalizzato i loro stabilimenti, dovranno forzatamente delocalizzare anche le loro esistenze. La narrazione di una Ue a misura di cittadini è smentita dalla sua genesi nel segreto delle diplomazie, dalla primazia degli oligopoli e da quella burocrazia dittatoriale che ha prevaricato le sovranità nazionali. Il massimo profitto, il controllo delle fonti energetiche e l'egemonia su tutti gli Stati sono i capisaldi del Nwo. In nome della pace e dei diritti umani la classe cosiddetta dirigente del Paese ha spinto le Forze Armate in cinque guerre, ha sottoscritto sanzioni ed embarghi contro intere popolazioni la cui sola colpa è quella di avere governi “distonici”. Per contenere il debito pubblico ha consentito che aumentassero ingiustizie e disuguaglianze, ha fatto si che crescessero di pari passo le ricchezze di pochi e le povertà di tutti gli altri. L’Ue è funzionale e subalterna al disegno globalista. L’Europa è così malata che i suoi medici prosperano. La politica è latitante, la finanza gestisce a proprio piacimento la crisi, i banchieri riempiono i loro forzieri mentre la recessione attanaglia, dove più e dove meno, le economie di tutti i paesi. Ben pagati maestri di palazzo, con o senza aplomb, nel crescendo del caos sociale, tra conflitti e genocidi, stanno lavorando per la realizzazione di un “sud” europeo, dove la manodopera ingabbiata dai rigori imposti dai sacerdoti della moneta unica potrà essere meglio sfruttata. Dato che, con l’ausilio dei ciechi, dei sordi, dei muti, degli idioti, dei garzoni e dei cicisbei, sembra che i cinici vogliano trasformare tutti i popoli indistintamente in plebe acefala, senza diritti e senza pretese, è probabile che la configurazione di questo “sud” sia solo transitoria e/o propedeutica. Continuando di questo passo non sono da escludere delle esplosive rivolte sociali. Aumenta inoltre il rischio di un conflitto planetario, concepito da una parte della classe dominante come provvidenziale regolatore malthusiano e da un’altra parte della stessa come opportunità di un nuovo Eldorado.

Antonio Bertinelli 24/3/2012


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Guai ai vinti
post pubblicato in diario, il 12 marzo 2012


Si narra che le oche del Campidoglio avvertirono i Romani, assediati dai Galli capeggiati da Brenno, che i nemici stavano scalando le mura della rocca. Gli strepiti dei volatili consentirono al console Marco Manlio di organizzare la difesa e di respingere l’assalto in attesa dell’esercito di Marco Furio Camillo. Secondo un anonimo storico dell’epoca il generale romano, con il gladio sfoderato, si presentò davanti a Brenno, che esigeva mille libbre d’oro per porre fine all’assedio di Roma, urlando: “Non auro, sed ferro, recuperanda est patria”. I Galli vennero sconfitti e ricacciati verso nord. I barbari che oggi scorrazzano per l’Italia mettendola a ferro e fuoco non trovano resistenza. La gente rassegnata non ha più interesse a sapere se il tesoriere della Margherita ha approfittato di Pantalone come o meglio di altri, se un magistrato è ignorante, vile o corrotto, se un consigliere di Cassazione, occupandosi carnevalescamente del processo al fondatore di Forza Italia, ha titolo per dare lezioni di diritto, se il precedente premier gode di un salvacondotto giudiziario, se qualche ufficiale dei carabinieri è “punciutu”, se uno o più funzionari di polizia fanno il doppio gioco, se l’attuale governo sta facendo il lavoro più sporco per conto di Berlusconi, Bersani, Casini e affini. La gente assuefatta, quella parte che non intende conformarsi, si destreggia come può per riuscire a sopravvivere in un paese palesemente controllato, fin nelle viscere, da bucanieri, profittatori, ruffiani, bancarottieri, cialtroni, mafiosi, golpisti di ogni risma e grandezza. L’indignazione, che fa da contraltare alla rassegnazione e all’assuefazione, non basta per cambiare le sorti dell’Italia, né servono le oche che starnazzano per le malefatte di Tom, Dick & Harry. Non ci sono un Marco Manlio ad ascoltare ed un Marco Furio Camillo con delle legioni pronte a combattere. Sul colle c’è un cantore che tesse le lodi degli invasori. La sua naturale predisposizione al collaborazionismo lo spinge ad omettere che tutti i Brenno, domestici e non, hanno gettato su uno dei piatti della bilancia, per pesare l’oro che pretendono dagli Italiani, anche la spada dicendo: “Vae victis”. In fin dei conti, che siano o meno risentiti, con minore o maggiore onta, solo i “governati” sono sconfitti. Sono vinti quando è denegata ogni forma di giustizia, quando viene assassinato chi lotta fattivamente contro lo strapotere delle mafie, quando tutte le istituzioni sono al servizio di interessi privati, quando gli enormi costi della Sanità non si traducono in assistenza adeguata, quando i vecchi debbono sobbarcarsi il peso dei giovani senza lavoro, quando le banche, le multinazionali e la finanza internazionale decidono insindacabilmente le loro sorti. Debbono ritenersi vinti se hanno la percezione che sono stati deliberatamente spinti  verso una situazione socio-politica-economica da “si salvi chi può”. Quando ambizione, avidità e crimine s’incontrano per farsi Stato accade di tutto. Il popolo viene assimilato ad un banco di sardine su cui possono avventarsi tutti i predatori in movimento e vige dunque la legge del più forte. Siffatto Stato, comunque venga verniciato, è di tipo assoluto anche in quanto rinnega il ruolo sociale dell’impresa, lascia massima libertà d’azione al capitale anonimo, elabora un diritto societario ed un quadro sanzionatorio che favorisce evasione o elusione fiscale, coopta sindacalisti promuovendoli parlamentari o amministratori delegati di aziende strategiche, ripudia i diritti del lavoro, mette a punto un codice penale e di procedura penale a tutela del withe-collar crime. Siffatto Stato, che pretende di essere mantenuto attraverso tasse ed imposte, elargisce incerti e sporadici pagamenti ai suoi creditori, non fornisce servizi d’interesse generale, favorisce la confusione e il conflitto sociale, alimenta la competizione tra i ceti più deboli, incarcera nei Cie i senza lavoro nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, consentendo di lucrare a chi gestisce tali centri. Questo genere di Stato, dove ex ministri smemorati si rimpallano le responsabilità delle vecchie trattative sul “papello”, dove carabinieri, poliziotti, agenti dei servizi d’intelligence, magistrati e giornalisti scomodi finiscono regolarmente ammazzati; dove i berlusconi e i berluschini fanno proseliti mentre ricattano Mario Monti là dove pensa di dare una spruzzatina di equità all’azione di governo; dove i banchieri, che acquistano pacchi di derivati tossici a danno dei piccoli azionisti, vengono liquidati profumatamente per cambiare poltrona; dove i convertiti alla luciana tengono sermoni di democrazia sull’utilità di dannose opere faraoniche e le finte opposizioni parlamentari appoggiano i governi dei “tecnici” clonati overland, non si corregge con l’indignazione manifestata nelle piazze, nelle valli, sui tetti, sulle gru o sui ponteggi di “Servizio Pubblico”. La lotta, che sia individuale o collettiva, se lotta deve essere, richiede qualche cosa di più per riscattarsi.

Antonio Bertinelli 12/3/2012

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