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il blog di Antonio Bertinelli su Il Cannocchiale
Giustizia 2020? un incubo (34 puntata)
post pubblicato in diario, il 24 dicembre 2020


Il nostro ricorrente/denunciante ci ha partecipato soltanto che ha scritto la seguente lettera alla sorella: “Cara xxxxx, il prossimo mese i Servizi Sociali si presenteranno a casa di nostra madre. A motivo del tuo attuale stato di salute rischi di essere internata in qualche clinica e di morire lì, come è già accaduto a xxxxxxx. In tal caso a te non rimarrebbero più neanche i soldi per acquistare le sigarette. Ti ricordi come trattavano gli ospiti di xxxxxxxxxx? Per evitare questo rischio devi andare via da quella casa. Se mi telefoni ti vengo a prendere e ti porto ad abitare altrove. Adesso, nell’emergenza dei prossimi giorni, posso fare soltanto questo”. ********* L’uomo non ha voluto anticiparci altro. Probabilmente deve avere avuto sentore di sgradevoli novità e non può concederci qualche confidenza in più. Questo ci spinge a ripercorrere mentalmente la storia che stiamo narrando, ovvero una lapalissiana circonvenzione d’incapace e la sparizione di alcuni suoi beni, il tutto con i crismi forniti da alcuni “custodi della legge”. La ricerca di aiuto da parte del figlio della vittima, estromesso dall’abitazione dai subentrati “aiutanti” della donna, gli ha procurato: un tentativo di denuncia per appropriazione indebita, un tentativo di denuncia per abbandono d’incapace ed una denuncia per simulazione di reato. Quanto è sparito da quell’abitazione per mesi e quanto ha speso il malcapitato, attingendo alle proprie risorse economiche, sono solo danni collaterali. Data la potenza di fuoco usata contro di lui, ultimo baluardo a difesa della fragilità delle due congiunte, riteniamo che il peggio debba ancora venire. ************************************************************************* Da bambini ci insegnavano che qualunque mafia, a prescindere dalla sua denominazione, era il male per eccellenza. Quando sentivamo parlare dei misfatti di certe associazioni criminali c’era sempre qualche nome di spicco che passava di bocca in bocca lasciandoci sgomenti ora per un crimine, ora per l’altro. Non avremmo mai pensato che in età adulta ci saremmo trovati ad assimilare alcuni ricordi con le azioni spregiudicate di certi magistrati. Nel nostro immaginario di ragazzi vedevamo i malavitosi, dediti a grassare le loro vittime, abbigliati in maniera pacchiana, incapaci di vestirsi in modo sobrio o rassicurante come appare un tailleur o un completo con cravatta. Solo da grandi abbiamo capito che l’abito non fa il monaco e la toga non è sempre garanzia di integrità morale o professionale. Da sempre la maggior parte dei lestofanti si nasconde, opera nell’ombra, non ostenta l’impunità che, quando è assicurata da qualche funzionario corrotto inserito nei gangli istituzionali, non è gratuita, ma è ben pagata. In ogni modo se il manigoldo fa sfoggia di un qualche rango questo non si presta ad equivoci. Non ci sono travestimenti. Gli abitanti del paese sanno che un determinato notabile è soltanto un capobastone, un altro è un camorrista ed un altro ancora un padrino. Tutti sono visibilmente personaggi non posti a presidio della legalità. Quelli che decretano un’estorsione o emettono una sentenza di morte civile nei confronti di una famiglia sanno che potrebbero essere chiamati a pagarne il fio. Chi decide di vivere al di fuori della legge sa e mette in conto che rischia una sanzione, la galera o la pelle. Chi oggi svolge il suo incarico indossando la toga, non di rado per cooptazione, non si trova quasi mai nelle condizioni di dover rendere conto a qualcuno per il suo operato, qualunque sia l’aggettivo, anche spregevole, che meritano le sue azioni. Il togato ha tante di quelle garanzie per cui, comunque decida di applicare la sua personalissima idea di giurisdizione, può considerarsi dentro ad una botte di ferro. In una situazione quasi analoga viene a trovarsi chi, coperto dall’omertà o da un provvedimento di un giudice, spadroneggia a danno dei malcapitati di turno. Le prassi adottate da certe categorie incaricate per il subentro nelle responsabilità familiari, esautorando chi praticamente lo ha sempre fatto o lo fa per legame di sangue, sono applicate impunemente alla luce del sole. Lo psichiatra che redige una relazione strumentale su un soggetto debole (minore, malato, vecchio, disabile, etc.) non rischia, come l’esattore recatosi a riscuotere il pizzo per conto del boss, che qualche banda avversaria gli spari addosso a pallettoni. La storia di fine anni Novanta del secolo scorso raccontata dall’avvocato Augusto Cortelloni, prudentemente solo dopo essere diventato senatore, è emblematica. Il suo essersi fatto precursore dei temi affrontati nell’occasione ha il merito di aver aperto un vaso di Pandora dal quale continuano ad uscire drammi attuali. Quando certe costumanze vengono a galla, e questo non avviene molto frequentemente, rimangono impantanate per anni nelle maglie della malagiustizia. Mentre ne accadono sempre di nuove (e quelle più fantasmagoriche guadagnano la ribalta televisiva) constatiamo con amarezza che gli esiti di quelle accadute oltre venti anni fa, ancora in itinere, sono attualmente in Corte di Cassazione. *************** 24/12/2020 Antonio Bertinelli************** https://antoniobertinelli.com/2020/12/24/giustizia-2020-un-incubo-34-puntata/
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Giustizia 2020? un incubo (33 puntata)
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2020


Questa è l’ultima frase che conclude il verbale d’udienza redatto dal G.T.” il 28 settembre 2020: “L’avvocato xxxxxxxxxxx dichiara di essere informato che i soldi della pensione vengono sempre portati alla signora. Insiste il sig. xxxxxxxxxx che la pensione secondo lui è bloccata, la madre è mantenuta dal figlio per mesi. Si precisa che esiste una pratica avviata”. Ad uso del lettore precisiamo che il postamat con il quale il figlio della vecchia poteva prelevare la pensione manca di adeguato aggiornamento dal marzo 2020. L’uomo ha provveduto alle esigenze della madre con i suoi soldi fino a tutto giugno 2020. Il “si precisa che esiste una pratica avviata” scritto dal G.T. è il compendio della mancata amministrazione dell’anziana donna (per ciò che riguarda tutto quello di cui si è sempre occupato il figlio) a causa dell’azione congiunta del suo avvocato, del P.M. che ha indagato il ricorrente e del Giudice Tutelare (costretto?) a bloccare l’iter della nomina. In questi giorni sono tornati a galla i problemi non ancora risolti, per i quali il ricorrente, dopo aver fornito tutti gli estremi necessari, ha provocatoriamente invitato chi lo sollecita per definire ora una pratica, ora l’altra, a rivolgersi al Tribunale. Lui non può firmare al posto della madre. L’uomo deve solo augurarsi che, quando sarà chiamato a raccogliere l’eredità della vecchia, trovi da riparare il minor danno possibile. Abbiamo precedentemente fermato il nostro racconto lasciando la parola al giurista Rosario Russo. Chi è vittima di malagiustizia, conscio della strada lunga ed impervia delle denunce, può solo rincuorarsi con le scorribande offerte saltuariamente da qualche trasmissione televisiva. Ma quando la sua storia manca di spettacolarità, come la maggior parte di storie simili, non avrà neanche modo di consolarsi illusoriamente così. Si dice che l’indipendenza dei magistrati è stato l’effetto di un processo lento e contrastato. Nel corso degli anni Ottanta del secolo scorso il Csm è diventato sempre più organo di tutela dell’autonomia della Magistratura che, secondo la vulgata, sarebbe riuscito a disinquinare i più importanti uffici giudiziari dalle influenze di gruppi di potere. Gli anni Novanta vedono avanzare quell’idea proterva ed autocratica di modernità che si è impadronita dell’Italia, sostituendosi al dialogo, all’equilibrio delle forze e delle istituzioni, un’idea di giustizia e dunque di giurisdizione, implicitamente violenta, che fa del processo un rimedio al male, uno strumento di vendetta sociale, una compensazione per le proprie manchevolezze personali. Da una parte vediamo Silvio Berlusconi pretendere il primato sulla giurisdizione in nome del mandato elettorale e dall’altra vediamo la Magistratura in posizione di assedio nei confronti dello stesso. Le prassi giurisdizionali distorsive di quegli anni hanno preparato il terreno per il radicarsi delle prassi odierne. Ritenendo che la cognizione sia uno degli strumenti di difesa contro l’insolenza del potere torniamo alla nostra narrazione. Le raccomandazioni di un avvocato, sommate a quelle di altri “benefattori” della stessa filiera, hanno trasformato la denuncia di fatti inoppugnabili in un’accusa di simulazione di reato per il ricorrente/denunciante. Ne dobbiamo dedurre che certi P.M. operano in rapporto al tipo di fonte alla quale scelgono di attingere. In attesa che la vicenda di cui ci occupiamo proceda nel modo da noi desiderato, divaghiamo ancora una volta e riportiamo copia di una denuncia relativa ad un’altra storia. Tale denuncia è stata fatta, producendo una corposa documentazione, ad una Procura della Repubblica situata in un tribunale diverso da quello in cui è ambientata quella che stiamo narrando. ******************************************************************************************************************************** Al xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Oggetto: denuncia-querela ***** Io sottoscritto xxxxxxxxxxxxx, nato a xxxxxxxxxxxxxxx , impunemente e pretestuosamente sequestrato dal personale della RSA xxxxxxxxxxxx dal xxxxxxxxx (forse a motivo di un debito di xxxxxxx euro contratto per ragioni di salute con la clinica citata e per il quale è pendente un giudizio presso il tribunale di xxxxxxxxxxxxx ?) DENUNCIO xxxxxxxxxxxx , responsabile della RSA xxxxxxxxx e xxxxxxxxxxx , dirigente delle professioni sanitarie per mobbing, calunnia e falso ideologico. DENUNCIO per averlo sottoscritto senza nulla eccepire i firmatari del verbale UOC del xxxxxxxxx in cui venivano sottoscritte le mie dimissioni dalla RSA. Tra di essi appare xxxxxxxxx che, in qualità di direttore del distretto xxxxx, il xxxxxxxx ha sottoscritto la diagnosi su di me: schizofrenia. Oggi, palesemente in conflitto d’interessi per il giudizio pendente già citato, che vede come parte convenuta la sua ASL di appartenenza, ha firmato per le mie dimissioni da xxxxxxxxx. DENUNCIO xxxxxxxxxxxx, psichiatra della Asl parte convenuta in giudizio, noto alle cronache a motivo del suicidio di xxxxxxxxxxx (nel 2007) e a motivo della controversa morte di xxxxxxx (nel 2009), per aver appoggiato le calunnie altrui e per falso ideologico. Lo stesso psichiatra, nel colloquio del xxxxxxxxxx, asseriva che le mie dimissioni dalla RSA erano state già decise dalla ASL e dunque lui non poteva fare altro che ratificarle. Durante l’incontro, nel quale, contro il mio desiderio, ha voluto la presenza della “suggeritrice” xxxxxx, regista insieme alla responsabile xxxxxxxxxxx di innumerevoli azioni persecutorie a mio danno, mi ha accusato di essere un mistificatore. Il xxxxxxxxxx ha poi redatto su di me una diagnosi in totale difformità da tutte le altre fattemi nel corso degli anni così come appare dai certificati medici che allego, al fine di rendere possibile la mia “cacciata” da xxxxxxxx. Ha scritto che, estromesso da xxxxxxx, posso essere curato a domicilio ignorando che (omiissis). La relazione sottoscritta dallo psichiatra, che tra l’altro sembra inficiata pure a causa delle premesse da lui stesso esternate, appare capace di alterare anche l’iter giudiziale di cui sopra. Le comunicazioni relative al mio allontanamento da xxxxxxx, già previsto da tempo xxxxxxx, non sono state fatte tempestivamente neanche al mio amministratore. Le relazioni che giustificano tale provvedimento mi sono state consegnate a mano il xxxxxxx. Omissis In fede xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx ******************************************************************************************************************************** Il denunciante, pesantemente maltrattato dietro suggerimenti coordinati dall’avvocato “amministratore” della RSA privata, dove era sgradito ospite, non ha mai ricevuto riscontro di una qualche azione giudiziaria condotta a sua tutela.****************** Gli agiografi di cotanta giurisdizione asseriscono che dai “non addetti” vengono messaggi semplificatori, banalizzanti, ingannevoli, che non fanno crescere nei cittadini quella consapevolezza della reale dimensione dei problemi, delle sfide da affrontare e delle soluzioni possibili. Noi, molto più semplicemente, pensiamo che se dei vecchi magistrati, con i loro ordinari tratti di passione, rigore, equilibrio, amore dello Stato, rispetto delle Istituzioni ed onestà intellettuale, tornassero per un po’ tra noi per curiosare nelle attuali procedure giurisdizionali, inorridirebbero. Malauguratamente i nostri magistrati “non vengono da Marte”.… ============== 17/12/2020 Antonio Bertinelli==========https://antoniobertinelli.com/2020/12/17/giustizia-2020-un-incubo-33-puntata/
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Giustizia 2020? un incubo (32 puntata)
post pubblicato in diario, il 12 dicembre 2020


Il 10 dicembre 2020 il ricorrente/denunciante, previo appuntamento fissato on line, si è recato nella cancelleria del G.T. per visionare il fascicolo xxx/2020 e, per la seconda volta, non lo ha trovato. E’ lecito supporre che l’accaduto dipenda dal braccio di ferro che ha intrapreso il P.M., su suggerimento dell’avvocato ingaggiato dalla vecchia, con il figlio della stessa, indagato per simulazione di reato. Quella che sembra una vera e propria manovra a tenaglia ha tramutato in un vaso di coccio il giudice tutelare che è finito, suo malgrado, in una situazione che di certo non aveva previsto. L’attuale stallo ci consente qualche divagazione. Vivere nel contesto attuale e fare parte di un Popolo tramutato in una sommatoria di monadi senza speranze, può rendere la consapevolezza uno dei mezzi giovevoli per contrastare la lenta dissoluzione a cui siamo condannati in quanto Italiani. La vicenda che narriamo ci ha spinto indietro negli anni, riportandoci alla mente i tanti tragici accadimenti collegati alle false accuse “costruite” nei tribunali. Ci sono stati magistrati che, sottoscrivendo addebiti strumentali, hanno distrutto irreversibilmente intere famiglie. E’ accaduto un po' ovunque, a Milano, come a Taranto, a Trieste o a Bologna. Ci sovviene il nome di un P.M. che ha compiuto forse i più gravi e ripetuti errori giudiziari che il tribunale di Milano abbia mai registrato. In ragione di “altri meriti” non ha mai pagato per i danni che ha prodotto. C’è un filo rosso che lega le vicende dei presunti affidamenti illegali dei bambini a Bibbiano ed una storia altrettanto raccapricciante verificatasi oltre vent’anni fa nella Bassa Modenese. E’ rappresentato dal centro studi Hansel e Gretel, la onlus che è stata coinvolta nelle vicende del Comune della Val d’Enza, ma che era anche stata tirata in ballo vent’anni fa. La difesa dei magistrati che si dicono sempre vittime di dichiarazioni false non si regge in piedi. Si è venuto a sapere dalla cronaca che esistono assistenti sociali, psicologi e consulenti “infedeli”. Si ricava dall’informazione meno allineata che esistono false accuse di maltrattamenti domestici, violenze, stalking e quanto altro ancora possa venire utile per raggiungere lo scopo prefisso. Si sa dai giornali che esistono avvocati come quelli che raggiravano anziani incapaci d’intendere e volere per saccheggiarli delle loro proprietà (Il Tempo 20 maggio 2020); oppure come quello che ha rubato al disabile 147000 euro per pagare le sue "spesucce" (Il Gazzettino 16 novembre 2020). Quando scoppia il caso in sede di giurisdizione non ci si può nascondere dietro un dito perché la firma su decreti e sentenze non la mette un consulente “infedele”, uno psichiatra “venduto” o un avvocato amministratore di RSA. Certe filiere hanno ragione di esistere nella misura in cui vengono legittimate da chi sottoscrive e rende operativi i provvedimenti. Quindi, in certi casi, o esiste approssimazione e negligenza o peggio ancora collusione. Il cambiamento della mappa demografica vede sempre meno soggetti minori nella veste di possibili clienti delle sezioni famiglia dei tribunali e dei giudici tutelari. Ecco dunque emergere un nuovo settore d’interesse, quello relativo ai vecchi, o meglio ai soldi che muovono o potrebbero far muovere. Destrutturata scientemente la famiglia, naturale presidio di solidarietà, fioriscono e si diffondono gli studi legali per anziani e soggetti deboli. Esiste la storia denunciata da “Le Iene” di nonna Maria, segregata in casa a 94 anni dalla figlia Franca e dal nipote Davide. Esiste la storia di Carlo, anche questa denunciata da “Le Iene”. Carlo è un uomo molto benestante di 90 anni, dalla sconfinata generosità nell’aiutare chi ha bisogno. Da parecchi giorni sarebbe stato portato, contro la sua volontà, in una RSA. L’uomo in un esposto di qualche mese fa puntava il dito sull’ex amministratrice di sostegno: “Vogliono farmi dichiarare incapace di intendere e di volere e gestire i miei soldi”. Per riassumere lo scottante tema ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, senza scaricare sulle spalle altrui errori e fiancheggiamenti, senza contare sulla compiacenza che in genere trovano i togati presso i loro organi giudicanti. Il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri riconosce che nella Magistratura ci sono problemi di collusioni e corruzioni per ingordigia e non già per bisogno economico, dunque ritiene che bisognerebbe essere feroci nei confronti di questi magistrati. Non abbiamo elementi per stabilire il confine tra superficialità professionale, menefreghismo, supponenza, disprezzo per la “clientela”, complicità e carrierismo. Abbiamo letto però: Magistrati, ogni anno vengono archiviati 1200 procedimenti disciplinari ma nessuno sa perché di Rosario Russo* (omissis) Per legge, il Pg ha l’obbligo di esercitare l’azione disciplinare, per prevenire che egli possa agire pro amico vel contra inimicum, mentre il ministro della Giustizia ne ha soltanto la facoltà, che esercita in base a valutazioni sostanzialmente politiche. Tuttavia, ricevuta una notizia disciplinare, con motivato provvedimento il Pg può discrezionalmente archiviare se il ministro non si oppone. Questo per effetto della riforma Mastella (2006) con cui è stata abrogata la disposizione che riservava al Csm la declaratoria di non luogo a procedere richiesta dal Pg al Csm, titolare del potere sanzionatorio nei confronti dei magistrati ordinari. Al Consiglio pervengono quindi soltanto le notizie disciplinari discrezionalmente non archiviate dal Pg. Non è l’unica grave anomalia del sevizio disciplinare: malis mala succedunt. Con sentenza 6 aprile 2020 n. 2309 – in netto contrasto con lo spirito dell’Adunanza Plenaria 2 aprile 2020, n. 10 – il C.D.S. ha statuito che l’archiviazione del Pg è accessibile soltanto al ministro della Giustizia, restando perciò interamente opaca per l’autore della segnalazione disciplinare e perfino per il magistrato indagato ed il Csm. Perché sono importanti questi rilievi? Perché nel periodo 2012-2018 (sette anni) risultano iscritte mediamente ogni anno 1380 notizie d’illecito disciplinare (segnalazioni con cui avvocati o cittadini denunciano abusi dei magistrati). Ogni anno il 91,6% di tali notizie (cioè 1264) è stato archiviato dal Pg e quindi soltanto per 116 di esse è stata esercitata l’azione disciplinare. Consegue che mediamente ogni anno oltre 1260 archiviazioni sono destinate al definitivo oblio, sebbene conoscerne la motivazione è tanto importante quanto apprendere le ragioni (a tutti accessibili) per cui le sanzioni vengono disposte dal Csm. La ‘casa’ della funzione disciplinare, pilastro e primo avamposto della legalità, è dunque velata senza alcuna concreta ragione. (OMISSIS)============================ 12/12/2020 Antonio Bertinelli==https://antoniobertinelli.com/2020/12/12/giustizia-2020-un-incubo-32-puntata/
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Giustizia 2020? un incubo (31 puntata)
post pubblicato in diario, il 6 dicembre 2020


La lettera scritta dal nostro amico alla propria sorella ha avuto una sua utilità. E’ una vera sorpresa. L’anziana invalida ha “ritrovato” il libretto postale sul quale viene accreditata la sua pensione, ma si rifiuta di darlo sia alla figlia che al figlio per il dovuto aggiornamento alle Poste, perché così le è stato consigliato dal proprio avvocato (una sua fantasia?). Se la vecchia ha detto il vero c’è la conferma che i suoi insani comportamenti sono indotti e sostenuti a suo danno e a quello dei figli. Le sue particolarità comportamentali hanno portato la figlia ad uno stato emotivo penoso. A motivo della sparizione del documento, in attesa che la donna firmasse la procura generale già citata nel corso della nostra narrazione, il figlio l’ha finanziata in tutto e per tutto fino a quando, incoraggiata dalla nipote, ha cacciato il notaio per consentire il subentro di un legale. In questa vicenda, se non si è in malafede, giuocano un ruolo importante anche le date, che sono sempre a sostegno di quanto ha dichiarato il ricorrente/denunciante. Non siamo in grado di riferire la quantità di preziosi effettivamente uscite nel corso del tempo dall’abitazione delle due donne. Ci dobbiamo limitare a quel poco o nulla offerto dalle indagini coordinate dal magistrato intervenuto nella vicenda, ovvero alle ricevute spontaneamente fornite ai Carabinieri dalla vecchia. La prima vendita (giustificata dalla disabile per mancanza di soldi) è datata 8 giugno 2020, OVVERO DUE GIORNI PRIMA CHE ARRIVASSE A CASA IL NOTAIO (il 10 giugno 2020) per perfezionare l’atto e consentire anche la soluzione del problema del libretto postale non aggiornato e “smarrito”. Ci sembra inequivocabile che nella casa delle due disabili le sparizioni di documenti contabili e la sparizione del libretto servono a mettere in difficoltà il figlio della matriarca ed a giustificare le alienazioni senza controllo disposte dalla novantunenne, ad un certo punto della storia, provvidenzialmente dichiarata “capace d’intendere e di volere”. °°°°°°°Se il 16 giugno 2020 il figlio della vecchia ha manifestato ai Carabinieri il sospetto di circonvenzione d’incapace a cura d’ignoti, noi ce ne dichiariamo certi.°°°°°°° Una persona perfettamente sana di mente non rinuncia a riscuotere per mesi la propria pensione, tra l’altro, data l’età avanzata, rischiando di creare problemi agli eredi in caso di suo decesso, neanche su consiglio di un avvocato. Gli stessi nostri elementi (e forse di più) deve avere avuto a disposizione il P.M. che ha spedito l’avviso di garanzia per simulazione di reato al nostro amico. Ed ecco ancora la cronologia che depone a favore dell’uomo. Lui, tra l’altro e non solo, ha depositato la richiesta di CTU per la madre il 21 ottobre 2020. In quella data riproduce anche una copia del memorandum relativo al prelievo fatto il 6 maggio 2019 per conto della sorella spillato al libretto postale n. xxxxxxxx a doppio nominativo da tempo “scomparso” (leggi 16 puntata). Il giorno successivo le varie carte sono a disposizione del P.M.. Il 23 ottobre del 2020, l’uomo riceve l’avviso di garanzia che lo “azzoppa” nel rapporto con il G.T. per la nomina dell’amministratore di sostegno per la novantunenne. Tornando all’analisi delle indagini effettuate possiamo documentatamente affermare che:************************************************** 1. Il notaio ed il suo collaboratore, “messi alla porta” il 10 giugno 2020 dalla vecchia e dalla di lei nipote, non sono mai stati ascoltati sul fatto strettamente connesso alla storia.*********************************************** 2. Al medico che ha “abilitato” la vecchia ad agire (in favore di chi?) non è mai stato chiesto perché, pochi giorni prima di farlo, aveva prescritto per l’anziana donna visite geriatrica e psichiatrica.******************************** 3. L’avvocato incontrato casualmente dal figlio a casa delle due donne disabili l’11 giugno 2020 non ha dovuto rispondere ad alcuna domanda.************ 4. Le indagini sono state indirizzate solo per trovare imbrogli sui libretti postali e c.c., mai sospettati/denunciati dal nostro uomo.*********************** 5. Qualcuno, non curandosi della fragilità (ampiamente documentata) della donna più giovane ha tentato di asservirla alle proprie tesi contro il fratello (suo procuratore generale dal 2013), per un prelievo del quale la stessa era a conoscenza. I soldi erano e continuano ad essere soldi suoi (non della madre).*** 6. Dichiarazioni non vere, presenti nell’escussioni delle persone informate dei fatti, sono assurte al rango di VERITA del P.M. con una leggerezza che, dati i tempi necessari, le contingenze e gli strumenti di cui può disporre attualmente il (cittadino?) italiano per difendersi da certi (errori?), nonché per chiedere riparazione, deve preoccupare chiunque ========== 6/12/2020 Antonio Bertinelli============ https://antoniobertinelli.com/2020/12/06/giustizia-2020-un-incubo-31-puntata/
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Giustizia 2020? un incubo (30 puntata)
post pubblicato in diario, il 3 dicembre 2020


Il ricorrente/denunciante ha deciso di scrivere alla sorella:************** “Cara xxxxxxxxx, se è stato ritrovato in casa il libretto dove viene accreditata la pensione di nostra madre, bisogna fare un piccolo versamento o un piccolo prelievo sul libretto all’ufficio postale. Lo puoi fare tu o, se vuoi, lo posso fare io. Solo in questa maniera si sblocca il postamat e la vecchia può riprendere la pensione allo sportello automatico vicino casa. I “benefattori”, ai quali nostra madre si è affidata da giugno scorso, non vogliono che lei ricominci a prendere la pensione perché hanno in programma di mettere le mani sui tuoi liquidi, cioè su quelli che io conservo per te. Vogliono costringermi a prelevare i tuoi soldi per portarli a lei (me lo hanno chiesto più volte) e pensano di riuscirci in questa maniera. E’ da marzo che la pensione di nostra madre viene accreditata sul libretto e nessuno la ritira. Ricorderai che ho provveduto personalmente alle sue necessità fino a tutto giugno. Non intendo nel modo più assoluto usare le tue disponibilità economiche per altre ragioni se non quelle collegate ai tuoi bisogni presenti e futuri. Non intendo versare i tuoi soldi nelle mani altrui. Telefonami per darmi una risposta. 3/12/2020 xxxxxxxxxxxxxxxxxx” ************************************************************************************************************************** L’uomo ha deciso di ricorrere a questo escamotage perché è finito in un cul de sac. A molti mesi dalla sua scomparsa deve contare sul possibile rinvenimento del libretto postale in casa delle due disabili e sulla rimasta capacità della sorella di capire le pressanti necessità del momento. A giugno scorso, alla luce dei sempre più frequenti trinceramenti della vecchia nell’abitazione, il ricorso alla Magistratura fu l’unico passo (legale) praticabile. Il ricorrente era talmente nel dubbio che le due donne conviventi fossero da qualche tempo circuite che nell’istanza al G.T. fece espressa richiesta del conferimento del potere di querela per meglio tutelare la madre (vedi 1 puntata). A tutt’oggi i fatti dimostrano che le defaillances dell’anziana donna sono state usate come cavallo di Troia, calunniando il figlio, per tentare di mettere sotto controllo (giudiziario?) le disponibilità economiche della figlia. Onore al merito per questa sfortunata donna che con grande intuito e lungimiranza ha dettagliatamente nominato il fratello suo procuratore generale. Se domani avrà necessità di altre cure (molto probabili), ci saranno ancora un po’ di soldi da impiegare all’uopo.************************************ Con il ricorso ai suoi presunti “benefattori” l’anziana donna invece ha perduto una quantità imprecisata di beni (regalati, venduti, svenduti?), ha perduto la riscossione mensile della pensione e la quotidiana presenza in casa del figlio che si occupava di lei e di tutti i suoi problemi dal marzo dell’anno 2006. Qualcuno, molto diligentemente, ha pure provato ad imputare al figlio (in pratica messo alla porta dai nuovi tutori della vecchia) la violazione dell’art. 591 c.p. (abbandono d’incapace).************** E’ il mito di Antigone che, dalla tragedia di Sofocle, si trasferisce ancora oggi nell’attività giurisdizionale. Il contrasto tra leggi e potere può farsi insanabile.***************************************** Per garantire che l’azione dei tribunali non fosse un mero esercizio di tracotanza, i Padri Costituenti hanno previsto rigide garanzie per l’esercizio della funzione giurisdizionale, assicurando che il magistrato sia soggetto soltanto alla legge (art. 101) e che la Magistratura costituisca un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere (art. 104) con governo autonomo (artt. 104 e 105), prevedendo che i singoli magistrati siano inamovibili, distinti solo per diversità di funzioni (art. 107) e limitando le prerogative del Ministro della Giustizia all’organizzazione ed al funzionamento dei servizi relativi alla Giustizia (art. 110). Tali prerogative sussistono nell’interesse non dei singoli magistrati, né della Magistratura intesa come corporazione, ma del Popolo Italiano, in nome del quale è resa giustizia con l’esercizio imparziale e sollecito della giurisdizione (art. 111), assicurando che venga rispettato il principio dell’eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge (art. 3). **************L’art. 1 del d.lgs. n. 109/2006 enumera i doveri del magistrato nell’esercizio delle sue funzioni, individuandoli in quelli di imparzialità, correttezza, diligenza, riserbo, equilibrio e rispetto della dignità della persona. Detti parametri normativi, nel profilare la postura professionale del magistrato, fungono anche quali denotazioni connotative per l’eventuale integrazione di uno degli illeciti disciplinari previsti dall’art. 2 del citato decreto. Le disposizioni sono messe a presidio del confine oltre il quale l’esercizio della giurisdizione non è più al riparo da possibili interventi sanzionatori del giudice disciplinare. Oltrepassati questi paletti, il magistrato non può difendersi dietro il paravento dei principi di autonomia e indipendenza. Gli illeciti disciplinari del magistrato nell’esercizio delle funzioni, tipizzati dal legislatore nella riforma del 2006, sono stati successivamente più volte integrati e modificati. Il CSM è posto a presidio della trasparenza dell’attività dei magistrati. **************L’epilogo della recente vicenda riguardante il presidente dell’ANM ha consentito al “defenestrato” di dire in TV che lui ha pagato per tutti in quanto il sistema di cooptazione era quello da sempre. Non si è dichiarato “innocente”, ma le sue dichiarazioni successive al verdetto appaiono credibili, come la paludata chiamata di correità. Da sottolineare che il “cacciato”, secondo le accuse, aveva dimostrato interesse alla nomina del nuovo procuratore capo di Perugia, ovvero nel distretto di Corte d’Appello competente per le indagini sui possibili reati commessi dai magistrati del distretto di Corte d’Appello di Roma, così come è stabilito dalla legge n.420/1998. Sic transit gloria mundi.**************** Non ci è dato di conoscere gli esiti dei procedimenti penali avviati sui magistrati al di fuori del distretto giudiziario di rispettiva appartenenza. Possiamo invece riportare quello che scriveva “Il Giornale” il 29 gennaio 2018: “Una pioggia di denunce contro i magistrati, ma sono sempre assolti. Più di mille esposti all’anno dai cittadini. Le toghe si auto-graziano: archiviati 9 casi su 10”. ====================================3/12/2020 Antonio Bertinelli====https://antoniobertinelli.com/2020/12/03/giustizia-2020-un-incubo-30-puntata/
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permalink | inviato da culex il 3/12/2020 alle 12:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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