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Repetita iuvant

Grazie ad un buon accordo con la Cftc, il colosso bancario JPMorgan Chase, tra i principali responsabili del crack di Lehman Brothers, evento che ha segnato l’accelerazione della crisi economica mondiale, sembra disposto a chiudere il contenzioso aperto dall’organismo di controllo citato pagando venti milioni di dollari. C’è da scommettere che anche la Royal Bank of Canada, accusata di aver condotto una serie di transazioni illecite sui contratti futures per centinaia di milioni di dollari, al solo fine di ottenere vantaggi fiscali, non verrà adeguatamente sanzionata. Dall’inizio del 2011, grazie alla riforma Dodd-Frank, la Commodity Futures Trading Commission ha la facoltà d’imporre un tetto alla quantità di petrolio che gli operatori possono controllare sul mercato dei futures. Il Presidente della Cftc Gary Gensler, ex dirigente di Goldman Sachs, continua ad ignorare il mandato del Congresso. In tal modo banche e fondi speculativi, che controllano quasi l’80% del mercato dei futures energetici, possono continuare a fare enormi profitti attraverso la bolla sul prezzo del petrolio. Pur essendo la domanda di greggio lontana dalla realtà, gli aumenti dovuti alla speculazione hanno finito per riversarsi sulle pompe e su tutti i generi di largo consumo. Secondo la britannica Financial Services Authority la maggior parte delle banche inglesi non ha ancora messo in atto i controlli anti-corruzione sul’investment banking previsti dal Bribery Act, approvato lo scorso anno. Il governo di David Cameron sta vagliando alcune proposte di acquisto per Lloyds e Royal Bank of Scotland. L’operazione in perdita scaricherebbe sulle spalle dei contribuenti trenta miliardi di sterline. Malgrado esistano ancora tre paesi (Corea del Nord, Cuba, Iran) le cui banche centrali non sono controllate dai Rothschild, l’omonimo gruppo bancario ha annunciato la prossima nascita di un organismo unico globale per la gestione del patrimonio e degli asset onde migliorare la produttività e risparmiare sui costi. Una ricerca dell’Università del Michigan ha rilevato che il numero di famiglie americane in stato di “povertà estrema” ossia che vivono con meno di due dollari ciascuno al giorno, per almeno un mese all’anno, è passato da 636.000 del 1996 a 1.460.000 del 2011. Nello stesso periodo 2006-2011 il welfare è stato progressivamente ridotto tanto che, nonostante la diffusione della miseria, il numero degli statunitensi con aiuti mensili governativi è passato da 12.300.000 a 4.400.000. Il numero dei poveri ammonta a 47.000.000, il numero dei detenuti a 6.000.000. Sono in corso iniziative per smantellare i fondi pensione dei dipendenti pubblici. Trovare un posto di lavoro è quanto mai difficile. L’Apple impiega 43.000 persone negli Usa e 700.000 persone in Cina. L’85% dei ragazzi laureati torna a casa dai genitori. La Gran Bretagna, dopo aver venduto il patrimonio ideale laburista al banco del thatcherismo, è del tutto plasmata dai vangeli della City londinese. Dalla primavera del 2009 ad oggi la Bank of England ha stampato trecentoventicinque miliardi di sterline. Si dice che il piano di quantitative easing sia stato messo a punto per sostenere l’economia nazionale. Eppure il Regno Unito, travolto dall’avidità delle grandi banche, vede avanzare la malnutrizione e la fame. Ad ogni settimana che passa la Kids Company registra settanta nuovi bimbi che si rivolgono all’associazione per ottenere un pasto. Diciotto istituti di credito, tra i quali Bank of America, Barclays, Citigroup, Deutsche Bank, e Ubs, sono finiti sotto inchiesta perché avrebbero mantenuto artificialmente basso il tasso del Libor per non sembrare vulnerabili o per gonfiare gli utili. Dovrebbe essere il maggiore scandalo finanziario della storia, ma sta passando quasi sotto silenzio. Negli ultimi mesi la Bce ha erogato alle banche un prestito di oltre mille miliardi di euro ad un tasso dell’1%. Questa immensa massa di denaro non è confluita nell’economia reale, ma è servita per finanziare/strangolare i paesi con i maggiori debiti pubblici. Dato che gli Stati, attraverso le loro istituzioni, aiutano i banksters a destabilizzarli la situazione economica degli europei appare destinata a peggiorare. In Italia il turbocapitalismo è finito in pole position a datare dal 1993, grazie ad “esecutivi tecnici” che in un decennio di “regalie” a favore, tra gli altri, di Merril Lynch, Goldman Sachs e Morgan Stanley, hanno contribuito a ridurre il Pil del 36%. Oggi, con Mario Draghi presidente della Bce e Mario Monti presidente del consiglio, ha ingranato la marcia più alta. La realtà dimostra che le scelte neoliberiste hanno portato tragedie sociali ovunque, ma le politiche feroci non cambiano, continuando a bersagliare pensionati, pensionandi, disabili, piccoli imprenditori e, con essi, l’intero mondo del lavoro subordinato. Le oligarchie si formano con la prevaricazione e si rafforzano nell’invisibilità. Ad ogni sconfitta della democrazia corrisponde sempre una svolta regressiva per i popoli. La golden age of american capitalism è finita da un pezzo. In tutti i paesi dell’Impero si è creato un abisso tra i bisogni dei cittadini e le scelte poste in essere dai governanti. Le forze politiche, lungi dall’essere alternative tra loro, si equivalgono per affarismo e rappresentano gli interessi delle classi dominanti. Che la sfida sia tra democratici e repubblicani, tra laburisti e conservatori, tra Pdl e Pd, non sarà una qualche tornata elettorale a cambiare l’ordine delle cose.

Antonio Bertinelli 6/4/2012     

Pubblicato il 6/4/2012 alle 23.28 nella rubrica diario.

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